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Luigi M. Lombardi Satriani e “Dialoghi Mediterranei”

lmpsmess-536x334di Antonino Cusumano [*]

Ho conosciuto Lombardi Satriani attraverso Antonino Buttitta in occasione dei numerosi convegni organizzati tra gli anni ‘80 e ‘90 a Palermo, a Gibellina, a Palazzolo Acreide, a Marsala. Non posso dire di essere entrato in confidenza con lui, di aver intrattenuto rapporti di consuetudine o di frequentazione, ci siamo sfiorati tra un intervento e l’altro, abbiamo scambiato qualche battuta durante le pause. Ne ho sempre percepito l’autorevolezza, la fascinazione nella comunicazione pubblica e privata e soprattutto la complice e feconda intesa con Buttitta, l’amicizia d’intelletto e d’affetto, la consonanza anche politica, il consolidato rapporto di vicinanza nelle esperienze accademiche che li legava e che portò Lombardi Satriani a partecipare con assiduità alle iniziative culturali promosse in Sicilia dalla cattedra di antropologia dell’Università di Palermo e a pronunciare l’orazione funebre in occasione dei funerali dell’amico Nino.

Ricordo i suoi interventi sempre assai generosi e aperti al dialogo e all’apprezzamento nei confronti degli allievi della scuola antropologica siciliana, e palermitana in particolare. Per quanto marginale sia stato il mio ruolo in questa vicenda, mi piace sottolineare l’umana e sempre elegante empatia che Lombardi Satriani ha stabilito con i colleghi dell’università palermitana, una privilegiata attenzione agli studi antropologici dell’Isola, un riconoscimento più volte manifestato del prezioso patrimonio rappresentato dall’eredità pitreana, un apprezzamento che ha confermato nell’ultima sua partecipazione al convegno internazionale a Palermo del novembre 2016, nell’anno del centenario della scomparsa di Giuseppe Pitrè e di Salvatore Salomone Marino.

In quella occasione, riandando con i ricordi alle sue prime esperienze di studioso e di docente che aveva appena ricevuto l’incarico di Storia delle tradizioni popolari all’università di Messina, riferì di quando partecipò al convegno del 1966 organizzato a Palermo per celebrare il cinquantenario della morte di Pitrè e Salomone Marino, e registrò una certa freddezza da parte dei colleghi palermitani  nei suoi confronti, ad eccezione di Antonino Buttitta che – con la sua usuale irruenza – lo prese sottobraccio e gli assicurò stima e rispetto avendo letto e apprezzato i suoi scritti. «Nacque così un’amicizia che si è snodata nei decenni per cui, personalmente – confidò Lombardi Satriani nell’intervento pubblico al convegno – oltre a celebrare il centenario della morte di Pitrè, intendo celebrare il cinquantenario della mia amicizia con Antonino Buttitta».

Antonino Buttitta e Lombardi Satriani in occasione del convegno su Pitrè e Salomone Marino, dicembre 2016

Antonino Buttitta e Lombardi Satriani a Palermo in occasione del convegno su Pitrè e Salomone Marino, dicembre 2016

Credo che l’affettuosa benevolenza che Lombardi Satriani ha mostrato nei miei confronti e la sua pronta disponibilità a collaborare, fin dal primo mio timido invito, con la rivista che dirigo, “Dialoghi Mediterranei”, può spiegarsi in ragione del suo intenso rapporto di amicizia con Buttitta e del mio ruolo di allievo di Buttitta che aveva, tra l’altro, intrattenuto con il suo maestro una lunga conversazione andata in stampa nel 2015. Mi piace pensare che probabilmente aveva letto quel libro e nel corrispondere al mio invito continuava in qualche modo il suo colloquio con l’amico Nino, rispettandone e rinnovandone la memoria.

Certo è che ricevetti il suo primo contributo pochi giorni dopo la morte di Antonino Buttitta e il testo Pietà l’è morta! La speranza e il rigetto, pubblicato nel numero di marzo 2017 della rivista, rispondeva alla mia richiesta di scrivere qualcosa su quanto stava accadendo – e purtroppo drammaticamente ancora accade – nelle acque del Mediterraneo tra naufragi e respingimenti. In quell’articolo non si limitò ad argomentare la denuncia dello scandalo dell’ecatombe, il naufragio della nostra capacità di indignarci ma riprese e sviluppò il convincimento che la convivenza tra popolazioni e culture diverse è possibile e compatibile se attingiamo al cuore delle questioni sociali e politiche che riguardano l’uomo e l’umano, oltre gli specialismi e i tecnicismi disciplinari, nel rispetto della vocazione umanistica del sapere che nella diversità delle risposte aspira a ritrovare il carattere universale delle domande. Invocò la formazione di commissioni scientifiche per cercare di individuare quel minimo comune etico che nella pluralità delle culture costitutivamente tutte le attraversa e le comprende e fa di un uomo un uomo, fino al demartiniano “elementarmente umano”.  Concludeva l’articolo con l’augurio che Dialoghi Mediterranei, «diretta con rigore critico e forte impegno etico-politico» (così generosamente si espresse), possa farsi interprete di questa sua «sommessa proposta». L’apprezzamento per la rivista si accompagnava al suo usuale modo di intendere e fare scienza, mai separato dalla pratica politica e dalla passione etica, dalla proposizione di idee e dalle indicazioni pratiche per realizzarle.

Non cessò di confermarmi l’attenzione per la rivista rinnovando la collaborazione senza che io ne avessi fatto esplicita richiesta. Mi mandò infatti una email l’8 dicembre del 2020, quando nel cuore del periodo del lockdown mi scrisse: 

Caro amico,
apprezzo sempre il suo impegno a rendere interessante, sempre più, la sua rivista.
Ho scritto un articolo su Maradona. Posso inviarlo per il prossimo numero ed eventualmente in quali tempi precisamente?
In attesa di una sua risposta, formulo i più affettuosi per le prossime Feste. 
Luigi M. Lombardi Satriani 

11Fui ovviamente sorpreso e lusingato della sua attestazione di stima e della volontà di mandarmi, come effettivamente fece, un testo a ricordo di Maradona che era morto da poche settimane. Da attento e sagace studioso della potenza e della permanenza dei simboli, della loro originale elaborazione nella dinamica delle culture popolari, Lombardi Satriani descrive in queste pagine ispirate alla cronaca le contraddizioni tra la grandezza del mito e la fragilità dell’uomo, proponendo una lettura della vita e della storia del Pibe de oro nell’ottica degli schemi interpretativi dell’antropologia religiosa, rientrando il caso del giocatore – scrisse – tra ambiguità, eroismi e trasgressioni nella «dimensione del numinoso, del sacro dove regnano il tremendum e il fascinans».

L’articolo su Maradona fu pubblicato il 1 gennaio 2021 e appena pochi giorni dopo, il 21 gennaio, rispose prontamente ad una mia email che lo informava del dibattito promosso dalla rivista sulla pervasività degli anglismi nella lingua italiana, soprattutto nelle ricerche accademiche e nelle comunicazioni mediatiche: 

Caro collega e amico 
Questo è un periodo per me di molti impegni, ma la tua cordialità è tale da indurmi a inserire tra gli impegni più urgenti da onorare, la breve nota sull’uso dell’inglese nel linguaggio accademico e non.
L’esterofilia è certamente segno di provincialismo, ma sembra che oggi non ci si renda conto di questo. 
Ti saluto cordialmente 
Luigi M. Lombardi Satriani  

E puntualmente mi inviò il suo contributo al dibattito confermandosi acuto osservatore dei processi sociali e culturali della “modernità” irretita nelle mode e nelle aberrazioni del mainstream. Il testo, pubblicato sul numero 48 di marzo 2021, ci consegna unitamente ad una ricca e ragguagliata rassegna degli anglismi che imperversano negli ambiti lessicali più diversi, una amara e divertita ironia sugli abusi e gli arbitri linguistici più stravaganti. E ancora per il numero 50 del luglio dello stesso anno dedicato al rapporto tra intellettuali, antropologia e politica anche nella prospettiva postpandemica, mi mandò un suo intervento intitolato Antropologia e politica con una email datata 20 giugno.

Avevo ricevuto alcuni giorni prima un messaggio firmato da Francesca, sua assistente collaboratrice, che mi anticipava che il prof. non faceva in tempo a rispettare la scadenza; e tuttavia poco dopo, avendo concesso una piccola proroga, lo stesso Lombardi Satriani mi allegava una breve riflessione nella quale recuperava la figura dell’“intellettuale periferico”, espressione che aveva coniato negli anni settanta del secolo scorso e che riteneva ancora attuale «in epoca di generiche fughe in avanti o di non meno generiche nostalgie di un passato più o meno inventato». E con lo sguardo lungimirante dell’antropologo che conosce l’uomo, le sue fragilità e le sue potenzialità, aggiungeva: «Il dopo pandemia non ci troverà migliori di come eravamo come se il lockdown avesse operato una sorta di palingenesi, saremo pronti a riprendere la vita, le relazioni sociali, la fitta rete di abitudini nella quale non può che irretirsi la nostra esistenza quotidiana, esattamente come prima, né peggio di prima». 

Alcuni mesi dopo, il 5 ottobre mi scrisse in risposta ad una mia email dello stesso giorno in cui lo invitavo a prendere la parola nella discussione che si era sviluppata sulle colonne della rivista sulla questione della riforma di legge sulla cittadinanza: 

Ti ringrazio per la continuità dell’ospitalità alle mie riflessioni.
Incomincerò a pensare alla “cittadinanza”, rispettando la scadenza da te indicata.
 Con cordiale amicizia
Luigi M. Lombardi Satriani  

Il contributo giunse puntuale come sempre e nella sua riflessione, pubblicata sul numero di novembre 2021 sul diritto alla cittadinanza da riconoscere ai giovani figli degli immigrati stranieri, Luigi Lombardi Satriani richiamò il concetto di persona, nel quadro dei valori elaborati attraverso una plasmazione culturale  plurisecolare, da cui in anni non lontani discendeva l’orgoglio di essere o di voler essere “cittadini del mondo”, auspicando alla fine il trascendimento della stessa nozione giuridica della cittadinanza in nome di «una comune umanità nella quale si esalta la supremazia dell’umano che erompe, nonostante tutto, per la vita». Non c’è chi non riconosca in queste parole la radice eminentemente umanistica e il respiro universalistico che ha sempre caratterizzato l’antropologia di Lombardi Satriani, la cifra del suo profilo di intellettuale. 

La sua collaborazione alla rivista continuò con un suo intervento al dibattito su scuola e università, che mi inviò l’11 febbraio 2022 allegato a questa email: 

Gentile Antonino,
ho trovato interessante la vostra iniziativa e le vostre premesse.
Ho scritto alcune considerazioni che ti invio, con la speranza di aver saputo accogliere adeguatamente il tuo invito.
Con viva amicizia
Luigi 

La brevità del testo che mi spedì, probabilmente dettato e non scritto di suo pugno, faceva intravedere le difficoltà e i disagi conseguenti ai problemi di salute che cominciarono ad affliggerlo più seriamente. E tuttavia, nonostante le criticità, lo studioso ha voluto testimoniare ancora una volta l’impegno a partecipare al confronto e alla riflessione collettiva su un tema che gli era caro.

«Sento spesso ripetere con aria sprezzante giudizi sui giovani d’oggi come totalmente irretiti dall’ideologia dell’apparire e da un edonismo perverso che li condanna, senza rimedio, ad un destino di superficialità. Per la familiarità che ho con diverse istituzioni accademiche italiane posso affermare che ho trovato giovani preparati e protesi in un progetto di auto formazione ed etero formazione, articolata e complessa. (…) Non mi sembra il caso di essere pessimisti, anzi è il caso di guardare con relativa fiducia al destino del pensiero critico nella nostra università e nel nostro Paese».
Bombe su Kiev

Bombe su Kiev

Il messaggio che ha voluto consegnarci, incoraggiante e rassicurante, è coerente al suo consueto approccio intellettuale alla conoscenza del mondo, al suo umano atteggiamento di apertura, di fiducia, di ascolto delle ragioni e delle intelligenze delle nuove generazioni, delle istanze culturali dei giovani studenti, di difesa e sostegno delle loro speranze. Nelle sue parole non si era spenta la passione dell’insegnamento, la ricerca del dialogo, l’inclinazione ostinata a interpretare fino in fondo il ruolo di maestro. 

L’ultimo suo contributo alla rivista mi giunse infine appena una settimana prima che ci lasciasse, esattamente il 23 maggio, rispondendo al mio ennesimo invito a scrivere una riflessione sulla guerra scoppiata in Ucraina: 

Caro Cusumano
ti ringrazio per le costanti prove di attenzione che hai nei miei riguardi.
Ho scritto proprio in questi giorni una poesia che esprime il mio pensiero riguardo…. guerra e pace. Spero che non ti sorprenda la formula poetica piuttosto che quella saggistica.
Con viva amicizia
Luigi M. Lombardi Satriani 

Nello stesso giorno alla mia email delle ore 19,25 che lo ringraziava per i suoi versi che definivo «preziosi come le pagine di saggistica entrate nella letteratura antropologica», volle rispondere appena dieci minuti dopo (alle ore 19.36): 

Grazie per le sue parole, che per me sono motivo di orgoglio
Con amicizia
Luigi 

Ricevo tuttavia cinque giorni dopo – il 27 maggio – appena tre giorni prima della morte, una nuova email, firmata questa volta da Francesca per conto di Luigi Lombardi Satriani: 

Le invio l’ultimissima versione della poesia, con l’aggiunta di una parola.
Un saluto
Francesca
per Luigi M. Lombardi Satriani 

La nuova versione della poesia in nulla si differenziava dalla precedente se non per un verso a cui aveva aggiunto la parola “sofferente”. Non so se quella piccola “aggiunta” rappresenti una sorta di messaggio in bottiglia, un estremo modo di testimoniare il dolore per la guerra che sillabava e incarnava nel suo corpo ‘sofferente’. Un corpo che non aveva più la forza fisica di scrivere e affidava alla collaboratrice il compito di trasmettere quest’ultimo desiderio, la volontà di precisare, di definire, di spiegare meglio il sentimento, la condizione, il pensiero. E il messaggio ribadiva fino all’ultimo la fede nell’uomo, la speranza mai smarrita in un futuro che attraverso la gioia dell’amore sconfigge la morte e rinnova la vita. 

Che la sua avventura umana e intellettuale si concludesse con la scrittura di una poesia ispirata alla pace che scioglie il male di un dolore estenuato e squarcia e illumina epifanicamente il cielo cupo della guerra è forse il segno più autentico dello stile dell’uomo e dell’identità profonda della sua antropologia, intesa quest’ultima sempre in dialogo con la letteratura, con la tensione conoscitiva e l’interrogazione sulle questioni esistenziali, con il linguaggio del patire e dell’amare, al centro della poesia come della sua produzione scientifica, del suo lessico, della sua incessante riflessione sull’uomo e sulle culture degli uomini, sui riti della morte e della memoria.

L’antropologia come esercizio di “un’ininterrotta autobiografia” come spesso diceva, estensione di vissuto, di rappresentato e di immaginato, crocevia ermeneutico dell’incontro, scienza e arte del dialogo, snodo e connessione di saperi diversi, oltre la frammentazione delle discipline. «Pensiamo – ha scritto Lombardi Satriani – che una scienza che parli solo a se stessa sia una “scienza incestuosa”, una scienza che pratichi veramente una sorta di chiusura asettica sarebbe troppo dominata dall’ansia di difendere privilegi accademici». Con questo spirito lo studioso ha collaborato ad una rivista in cui riconosceva in qualche modo la prospettiva dialogica di contaminazioni e di sconfinamenti disciplinari, la ricerca dei nessi, dei fili sottili e invisibili che tengono insieme gli orditi e le grammatiche delle culture dell’uomo. 

copertina_perluigi_exe-2-3Lombardi Satriani ha risposto agli inviti della rivista con la generosa disponibilità del maestro che non si sottrae al confronto, che ama prendere la parola e  partecipare al dibattito su questioni e temi diversi dell’attualità sociale e politica, avendo conservato fino all’ultimo la sensibilità, la curiosità, la passione per quanto accade nella vita e nel mondo, restando fino alla fine fedele al suo magistero di attenzione e di apertura a quanto di nuovo o di interessante si delinea nel panorama culturale del nostro Paese fuori dalle mura accademiche e in qualche modo in dissonanza rispetto a certe mode convenzionali. Non è senza significato che, in occasione della sua scomparsa, all’invito della rivista di testimoniarne il ricordo abbiano corrisposto prontamente, pur nella commozione del momento, numerosi colleghi, amici e allievi.

I loro scritti, unitamente a quelli di Lombardi Satriani, pubblicati on line sui numeri di luglio, settembre e novembre 2022, sono stati raccolti e stampati nel volume Per Luigi. Scritti in memoria di Luigi M. Lombardi Satriani, edito dal Museo Pasqualino in una nuova collana inaugurata con questo libro che si apre proprio con il testo della poesia di Lombardi Satriani. Con i suoi versi, ultimo suo lascito testamentario, desidero chiudere questa mia nota a ricordo del maestro che fino alla fine non ha cessato di dialogare con gli altri e di «tentare – per usare le sue stesse parole – in maniera inesausta quel colloquio che, come ci ha avvertito Hölderlin, costitutivamente siamo», di credere, cioè, nonostante tutto, nell’uomo, nel suo viatico e nel suo riscatto. 

Guerra e pace
di Luigi M. Lombardi Satriani
 
Nella chiesa deserta
un prete pallido e magro
è inginocchiato
sul freddo pavimento di marmo
e rannicchiato,
come avesse assunto il dolore del mondo,
tutto il male,
la guerra.
La guerra è vanitosa,
impone che si parli di sé,
perché nella paura,
nella devastazione
e nella morte
che essa evoca e arreca
si celebri il suo più vero trionfo.
Bisognerebbe avere il coraggio
di tacerla, di fare come se non sia
in realtà,
che sia meno dell’ombra di sé.
Bisognerebbe avere questo coraggio
ma il prete,
sempre più pallido e stanco
sa che questo è impossibile,
e perciò è ancora più accasciato,
come se il dolore del mondo
lo avesse investito
e lui debba farsi carico di ogni cosa,
del dolore, del lutto, della guerra.
La guerra fa paura
e la paura è vorace:
si mangia ogni altro sentimento.
C’è spazio solo per la disperazione e,
a tratti,
per la meschinità.
D’improvviso,
inatteso,
un raggio di sole
irrompe dalla vetrata su in alto;
un gioco di luce,
come se il crocifisso
– ma è forse papa Francesco? –
invocasse,
sofferente e sfinito
il termine pace:
ed è come se il male si sciogliesse,
e il dolore e la guerra.
E potesse, finalmente,
ritornare la gioia.
E l’amore.
  
Dialoghi Mediterranei, n. 67, maggio 2024
[*] A due anni dalla sua scomparsa (30 maggio 2022), si pubblica questo testo, in memoria di Luigi Lombardi Satriani, presentato in occasione del Convegno a lui dedicato e tenuto a Messina nei giorni 12 e 13 aprile 2023.

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Antonino Cusumano, ha insegnato nel corso di laurea in Beni Demoetnoantropologici presso l’Università degli Studi di Palermo. La sua pubblicazione, Il ritorno infelice, edita da Sellerio nel 1976, rappresenta la prima indagine condotta in Sicilia sull’immigrazione straniera. Sullo stesso argomento ha scritto un rapporto edito dal Cresm nel 2000, Cittadini senza cittadinanza, nonché numerosi altri saggi e articoli su riviste specializzate e volumi collettanei. Ha dedicato particolare attenzione anche ai temi dell’arte popolare, della cultura materiale e della museografia. È autore di diversi studi. Nel 2015 ha curato un libro-intervista ad Antonino Buttitta, Orizzonti della memoria (De Lorenzo editore)La sua ultima pubblicazione, Per fili e per segni. Un percorso di ricerca, è stata edita dal Museo Pasqualino di Palermo (2020). Per la stessa casa editrice ha curato il volume Per Luigi. Scritti in memoria di Luigi M. Lombardi Satriani (2022).

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