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In memoria di Hermann Bausinger

Hermann Bausinger

Hermann Bausinger

di Fabio Dei, Luca Renzi 

Ripartire da Bausinger  

Nel 2026 Hermann Bausinger avrebbe compiuto 100 anni. Nato il 17 settembre 1926 ad Aalen, lo studioso tedesco è scomparso il 24 novembre del 2021, arrivando in perfetta lucidità ai 95. I suoi contatti con la cultura italiana sono stati piuttosto tardivi, e hanno riguardato parallelamente gli ambiti dell’antropologia e della germanistica. Pietro Clemente, negli anni del suo insegnamento alla Sapienza Università di Roma, aveva costruito stabili rapporti di scambio con la scuola di Tubinga, dove Bausinger ha da sempre insegnato e fatto ricerca, fondando l’indirizzo noto come Empirische Kulturwissenschaften, ovvero scienze empiriche della cultura, una sorta di versione tedesca dei Cultural Studies. Sempre Clemente aveva promosso la prime traduzioni in italiano: il saggio Per una critica alle critiche del folklorismo (in P. Clemente, F. Mugnaini, a cura di, Oltre il folklore. Tradizioni popolari e antropologia nella società contemporanea, Roma, Carocci, 2001: 145–165), e l’articolo Appunti sullo sviluppo della demologia nella Germania postbellica («Lares», 003: 135-46, con una nota di commento di Alessandro Simonicca). A seguire, era poi apparsa la traduzione del suo libro più importante, Cultura popolare e mondo tecnologico (Napoli, Guida, 2005; poi Pisa, ETS, 2020), a opera di Luca Renzi, germanista dell’Università di Urbino, e con un saggio di commento dello stesso Clemente. Dopo quella pubblicazione, erano usciti altri suoi libri in italiano: Tipico tedesco, a cura di Luca Renzi, Pisa, ETS, 2007; La cultura dello sport, Roma, Armando, 2008; Vicinanza estranea. La cultura popolare fra globalizzazione e patria, a cura di Pietro Clemente, Fabio Dei e Luca Renzi, traduzione di Vincenzo Martella, Pisa, Pacini, 2008; Quotidianità come esperienza culturale, a cura di Vincenzo Martella, Roma, Cisu, 2014 (una raccolta di saggi editata ad hoc per la pubblicazione in italiano); La società dei risultati. Sfaccettature della cultura del quotidiano, Pacini Editore, 2022, a cura di Luca Renzi, traduzione di Luca Renzi e Francesca Santini, con un saggio di Pietro Clemente.

Nel 2018, avevamo pensato di candidare Bausinger al prestigioso premio Balzan, dedicato per quell’anno, nel settore umanistico, all’antropologia culturale. Avevamo preparato accuratamente il dossier di candidatura, pur consapevoli che l’altissimo profilo culturale di Bausinger non fosse così noto in ambito internazionale, dal momento che si tratta di un autore non anglofono e poco tradotto in inglese (con l’eccezione di una pur importante edizione di Folk Culture in a World of Technology, tradotto da Elke Dettmer nel 1990 per l’Indiana University Press). La candidatura non ebbe successo, e il premio per quell’anno fu assegnato a Marilyn Strathern, grande nome di un’antropologia più mainstream. Peccato, perché il nome di Bausinger avrebbe significato il riconoscimento di una tradizione di studi plurisecolare come quella della folkloristica (o demologia, o Volkskunde), fondamentale per la costituzione politica e culturale dell’Europa di oggi, passata dalle strettoie del fascismo e del nazismo ma che lui aveva saputo ripensare criticamente e traghettare nel mondo contemporaneo e globalizzato.

6875Le sue riflessioni su nazionalismo, regionalismo e cultura popolare, sui rapporti fra globale e locale, nonché sull’evoluzione del concetto di patria culturale, non lontane per certi aspetti da quelle di Ernesto de Martino (e ugualmente in dialogo con le tradizioni dello storicismo e della fenomenologia), sono strumenti cruciali per la comprensione dei conflitti del mondo di oggi. Anzi, otto anni dopo quella candidatura ne avremmo bisogno ancora di più, di fronte alle fortissime tendenze identitarie che si manifestano in Europa, al ritorno dei nazionalismi e persino dei fascismi, ai chiari segnali di sgretolamento culturale del continente. In ogni caso, in occasione dei cento anni dalla nascita, ci sembra utile proporre il profilo sintetico di Bausinger che avevamo redatto in quell’occasione. Ben scarso contributo, visto che Dialoghi Mediterranei aveva già ospitato due ampi necrologi, in realtà saggi di rassegna e riflessione critica di Nicola Squicciarino (https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/hermann-bausinger-e-la-svolta-nella-volkskunde/) e dello stesso Renzi (https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/la-volkskunde-tedesca-postbellica-e-il-pensiero-di-gramsci-sul-folklore-in-ricordo-di-hermann-bausinger/).

Questo piccolo ulteriore contributo è un atto di affetto, diciamo, ma anche un invito a riaprire in Italia una discussione sulla sua opera, forse mai abbastanza assimilata, sia nella germanistica che nell’antropologia. Come detto, Bausinger ha saputo dare una continuità agli studi sulle culture popolari e locali a fronte della cosiddetta “crisi del folklore”, cioè la scomparsa delle sue forme tradizionali di fronte alla modernità: transizione che in Italia è avvenuta in modo molto più difficoltoso e tortuoso, con – di fatto – la scomparsa della demologia e della Storia delle tradizioni popolari sia come insegnamenti universitari sia come tradizioni di ricerca. Se vogliamo chiederci perché, è inevitabile ripartire da Bausinger.

csm_innenaufnahme_001_d8efb372d4Candidatura al Premio Balzan 2018 – Hermann Bausinger

Hermann Bausinger è un antropologo culturale e sociale, nato il 17 settembre 1926 ad Aalen (Germania, Baden-Württemberg). Dopo quasi tre anni di servizio militare e di prigionia, ha iniziato nel 1947 lo studio della germanistica, della anglistica, della storia e dell‘antropologia culturale, concludendolo nel 1952 con il dottorato presso la Eberhard-Karls-Universität di Tubinga. Presso questa Università è sempre stato docente, fondando e dirigendo fino alla sua emeritazione il Ludwig-Uhland-Institut für Empirische Kulturwissenschaft. Oltre all’insegnamento a Tubinga, ha tenuto corsi ed ha trascorso periodi da visiting professor in molte università europee e americane, fra le quali Basilea, Berna, Zurigo, Parigi, Strasburgo, Oxford, Varsavia, Poznan, Praga, Innsbruck, Vienna, Budapest, Zagabria, Belgrado, Bloomington, Philadelphia, Boston, Eugene. Ha ricevuto inoltre premi e riconoscimenti sia in Germania che in altri paesi europei, e i suoi libri sono oggi tradotti in sette lingue. 

La produzione scientifica di Hermann Bausinger ha toccato una grande varietà di oggetti e problemi, ma può essere forse riassunta in riferimento a due grandi focus tematici. Il primo riguarda la rielaborazione dell’antica tradizione tedesca degli studi di folkloristica (Volkskunde): una tradizione che risale al periodo romantico e ad autori come Herder e i fratelli Grimm, che conosce fra Ottocento e inizio Novecento una lunga fase di sviluppi positivistici, per venir poi strumentalizzata e piegata alle esigenze del regime nel periodo nazista. Nella seconda metà del Novecento, poi, la Volkskunde sembra entrare definitivamente in crisi di fronte alla “scomparsa del folklore”: cioè a una modernizzazione che sembrava cancellare il classico patrimonio della cultura orale del mondo contadino. Bausinger, a partire dagli anni ‘60, reinterpreta il senso di questa tradizione di studi e ne fa una moderna scienza sociale e antropologica (chiamandola appunto Empirische Kulturwissenschaft, denominazione che rappresenta un contraltare continentale a quella anglosassone di Cultural Studies).

Lo stacco epistemologico rispetto al passato è netto. Non si tratta più per Bausinger di inseguire una nozione essenzialista di folklore come inerte sopravvivenza di una cultura premoderna o arcaica: piuttosto, di studiare i processi sociali che costituiscono un’idea di tradizione e una patrimonializzazione del passato come risposta ai mutamenti prodotti dalla modernità e dalla globalizzazione. È questo il tema della sua opera forse più importante, Volkskultur in der technischen Welt, edito per la prima volta nel 1961 e successivamente, in edizione ampliata, nel 1986; trad. inglese Folk Culture in a World of Technology, Bloomington 1990; trad. it. Cultura popolare e mondo tecnologico, Napoli 2005); e che torna in numerosi successivi lavori, ponendo la riflessione di Bausinger sullo stesso piano di profondità di autori che hanno ripensato il tema del “popolare” come Stuart Hall, Raymond Williams, Pierre Bourdieu, Michel De Certeau. D’altra parte, questa impostazione teorica non è mai andata scissa nel lavoro di Bausinger da una ricerca empirica estremamente dettagliata (seppur metodologicamente lontana dal modello  classico del fieldwork etnografico): ricerca che lo ha portato ad affrontare svariati aspetti della cultura popolare nella società di massa contemporanea, dalla musica allo sport, dalle pratiche linguistiche alle contemporanee forme  di comunicazione elettronica (si vedano fra gli altri i recenti volumi Fremde Nähe, 2002 [trad. it.  Vicinanza estranea, Pisa, 2008]; Sportkultur, 2006 [trad. it. Cultura dello sport, Roma, 2008]; Ergebnisgesellschaft. Facetten der Alltagskultur, 2015 [trad. it. La società dei risultati. Sfacettature della cultura del quotidiano, Pisa, 2022].

Il secondo fil rouge della produzione bausingeriana è costituito dalla riflessione sulla dimensione locale in relazione ai processi di globalizzazione. Malgrado le ampie esperienze internazionali e la vasta circolazione delle sue opere, Bausinger è tutt’altro che uno studioso “cosmopolita”: è invece rimasto sempre assai legato alla sua patria culturale, la Svevia. La ricostruzione di un’antropologia storica della Svevia è tratto portante delle sue ricerche: così come, sul piano concettuale, lo è il tema del radicamento locale e regionale, che non scompare con i processi di omologazione della modernità ma viene semmai rimodellandosi sulla base della disponibilità di nuove risorse umane e culturali. Una tale valutazione del locale (sintetizzabile nella formula di Lokalvernunft) non potrebbe peraltro esser più lontana da quelle di carattere identitario e xenofobo che caratterizzano l’attuale orizzonte europeo: anzi, rappresenta un potente antidoto nei confronti dei movimenti nazionalisti e populisti, configurando un’Europa delle regioni (più che degli Stati-nazione) democraticamente aperta e cementata dal basso. 

hermann-bausingereine-schwabische-literaturgeschichteSu entrambi questi punti – la ricostruzione di un campo di studi sulla cultura popolare e il ripensamento della dimensione locale – la lezione di Bausinger va ben al di là del caso tedesco e svevo. Si configura piuttosto come un possibile modello per molte tradizioni di studi sociali e antropologici europee: soprattutto per le tradizioni “continentali” in cerca di alternative originali all’egemonia dell‘antropologia anglosassone. Il loro problema è rappresentare le diversità culturali all’interno delle proprie stesse società, in un modo che non è oggi più riducibile alla raccolta di repertori del folklore rurale. La teoria antropologica e le metodologie di ricerca proposte da Bausinger rappresentano un potente e ineludibile riferimento in questa direzione.

Di seguito alcune delle pubblicazioni principali:

-    Neue Siedlungen (con Markus Braun, Herbert Schwedt). Stuttgart 1959, 2. ed. 1961.

-  Volkskultur in der technischen Welt. 1961, nuova ed. Frankfurt a.M. 2005 (trad. inglese; Folk culture in a world of technology. Indiana University Press, Bloomington, 1990; trad. Ungherese: Népi kultúra a technika korszakában. Osiris-Századvég, Budapest 1995; trad. italiana: Cultura popolare e mondo tecnologico. Napoli, Guida, 2005; trad. giapponese: 科学技術世界のなかの民俗文化. 文楫堂, 新宮 2005; trad. greca: Ο λαϊκός πολιτισμός στον κόσμο της τεχνολογίας. Πατάκης, Αθήνα 2009; trad. cinese: 技术世界中的民间文化. 广西师范大学出版社, 廣西 2009. 

-    Formen der „Volkspoesie“. 1968, 2. ed. Berlin 1980. 

-   Volkskunde. Von der Altertumsforschung zur Kulturanalyse. 1971, 4. ed. 1999 (trad. francese Volkskunde ou l’ethnologie allemande. De la recherche sur l’Antiquité à l’analyse culturelle, Paris, Maison des Sciences de l’Homme, 1995).

-    Deutsch für Deutsche. 1972, 5. ed. Frankfurt a. M. 1984.

-   (a cura di) Ausländer – Inländer. Arbeitsmigration und kulturelle Identität. Tübingen 1986.

-    Märchen, Phantasie und Wirklichkeit. Frankfurt am Main 1987.

-    Bürgerlichkeit und Kultur. Göttingen 1989.

-    Der blinde Hund. Anmerkungen zur Alltagskultur. Tübingen 1991.

-     Baden-Württemberg. Landschaft und Kultur im Südwesten. Karlsruhe 1994.

-     Ein bisschen unsterblich. Schwäbische Profile. 1996, 2. ed. Gerlingen 1999.

-     Typisch deutsch. München 2000.

-     Die bessere Hälfte. Von Badenern und Württembergern. München 2002.

-     Fremde Nähe. Tübingen 2002 (trad. italiana Vicinanza estranea, Pisa, Pacini, 2008).

-   Sportkultur. Tübingen 2006 (trad. italiana Cultura dello sport, Roma, Armando, 2008).

-      Berühmte und Obskure, Schwäbisch-alemannische Profile. Tübingen 2007.

-      Seelsorger und Leibsorger. 2009, ed. ampliata Tübingen 2011.

 Der herbe Charme des Landes. Gedanken über Baden-Württemberg. Nuova ed. ampliata Tübingen 2011.

-     Wie ich Günther Jauch schaffte. Tübingen 2011.

-     Ergebnisgesellschaft. Facetten der Alltagskultur. Tübingen 2015

-     Eine Schwäbische Literaturgeschichte. Tübingen 2016.

-     Dwellings for dwindlings. In stampa.

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026

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Fabio Dei, insegna Antropologia Culturale presso l’Università di Pisa. Si occupa di antropologia della violenza e delle forme della cultura popolare e di massa in Italia. Dirige la rivista Lares e ha pubblicato fra l’altro Terrore suicida. Religione, politica e violenza nelle culture del martirio (Donzelli, 2016), Antropologia culturale (Il Mulino, 2016, 2.a ed.), Cultura popolare in Italia. Da Gramsci all’Unesco, Il Mulino, 2018), James G. Frazer e la cultura del Novecento. Antropologia, psicoanalisi, letteratura (Carocci 2021); Etica e politica nell’epoca del Pop (Edizioni Museo Pasqualino, 2025); Le ragioni della cultura. Saggi di teoria antropologica (Il Mulino, 2026). Dirige la Rivista di antropologia contemporanea e dal 2017 Lares. Quadrimestrale di studi demoetnoantropologici.
Luca Renzi, insegna Cultura e Letteratura tedesca presso l’Università di Urbino, ha conseguito nel 1998 il dottorato in germanistica presso l’università di Pavia. Dopo soggiorni presso le università di Tübingen e di Basilea, ha conseguito nel 1999 una borsa post-doc presso l’École normale supérieure di Parigi, Institut des Textes et Manuscrits Modernes. A partire dal 2005 ha tradotto e curato l’edizione italiana di diversi volumi dell’antropologo e studioso della cultura materiale Hermann Bausinger. Fa parte del comitato di redazione di Linguæ & – Rivista di lingue e culture moderne. È direttore della collana “InterCultura – studi culturali tedeschi” presso l’editore ETS (Pisa) e della collana “Cultura e arte del mondo di lingua tedesca” presso l’editore Campanotto (Udine). È guest editor della rivista “International Journal of Literature and Arts” (IJLA).

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