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Ibridazione e smaterializzazione. La nuova via della fotografia

 

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

immagini

di Michele Di Donato

La fotografia contemporanea è un organismo in continua trasformazione. È un organismo vivo. Il suo corpo, letteralmente, sta cambiando.

Lo schema secondo cui cambia è quello della ibridazione; la fotografia si “combina” con qualcosa d’altro. Fa in modo che una serie di altri strumenti, linguaggi, pratiche, attività rientrino all’interno della sua struttura e, contemporaneamente, la fotografia stessa interviene all’interno di una serie di altri ambiti, di altri contesti.  

Questa ibridazione procura mutamenti su tre livelli. I primi ad ibridarsi sono proprio i generi della fotografia; ormai non possiamo più parlare di fotografia di architettura, di reportage, di fotografia di paesaggio e così via.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

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Nella maggior parte dei libri di storia della fotografia gli autori la codificano proprio in base ai generi; fanno cioè riferimento agli schemi e alla struttura della fotografia per formare dei gruppi discreti di autori.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

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Oggi non possiamo più farlo, proprio perché ogni genere, in qualche modo collassa e i codici di genere rientrano all’interno di un unico magma per cui la fotografia funziona come una sorta di esperanto che raduna, ingloba tutti questi codici di genere. Un linguaggio unico, sfaccettato, multiforme.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

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In secondo luogo si ibridano gli usi e le funzioni della fotografia, per cui la fotografia che, ad esempio, ci serve come supporto alla memoria o la fotografia scientifica, o quella di ricerca, ancora una volta non esistono più ma cominciano a plasmare un unico corpo.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

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Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Da ultimo si sta ibridando anche il mezzo con cui fotografiamo, lo strumento, il medium, cioè la macchina fotografica che rientra, come una sorta di virus all’interno del corpo di una nutrita serie di dispositivi (telefoni cellulari, tablet, consolle di videogiochi, laptop). Tutti dispositivi che siamo abituati ad utilizzare per altri scopi, oggi, ci servono anche per fotografare, in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Tutto questo sta accadendo alla fotografia, tanto che anche dal punto di vista artistico ormai si parla di post-fotografia; un “ambiente” nel quale i codici si rimescolano e diventano funzione della narrazione che rilancia questo linguaggio multiforme nel contesto del sistema dell’arte.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Il primo risultato, perpetrato da molti fotografi contemporanei, è il processo di decontestualizzazione; cioè la messa in scena dello scollamento tra l’estetica, che rimanda ad un genere fotografico, e la sua presentazione (Duchamp, Man Ray). Le immagini così prodotte hanno una struttura estetico-compositiva simile a quelle canoniche ma sono di lettura complessa perché poli-semantiche e costruite su più livelli di decodifica.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

La lettura che daremo, quindi, di queste immagini è radicalmente diversa rispetto a quella canonica guidata dal genere codificato, perché deve tenere conto del fatto che la fotografia, adesso come non mai, è un medium capace di registrare molte più informazioni rispetto a quelle che un singolo lettore è in grado di decodificare; una lettura che cambierà anche a seconda dei contesti all’interno dei quali una fotografia viene presentata.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Il secondo risultato è dovuto alla reazione degli autori alla società dell’eccesso in cui viviamo, che ha riverberi anche nella produzione di immagini e beni culturali.

Di fronte alla saturazione di immagini e alla massificazione asfissiante costruita e inoculata da milioni di single shots dall’effetto wow, all’artista contemporaneo non resta che abbandonare la ricerca della singolarità, dell’eccezionale, dell’incredibile, dell’inaudito.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

La post-fotografia sta cercando, infatti, di spazzare via la spinta ad accumulare e a storicizzare momenti, e mira a costituire un’eredità personale; questo implica atti di soggettività, di affermazione d’identità individuale e sociale.  

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

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Il processo di ibridazione non si ferma qui ma investe anche le modalità di costruzione di un “proprio” percorso fotografico, quelle di mediazione attraverso il dispositivo e come quest’ultimo lo piega e lo ridisegna e, ancora, i processi e i meccanismi di mediazione sia con l’artista che con lo spazio e con il pubblico. Ormai l’uso della fotografia nell’arte non si ferma più al medium fine a se stesso, ma è uno strumento espressivo con un meccanismo da analizzare rispetto ad altre arti e ad altri linguaggi.

Si reinventano, quindi, i principi di classificazione e ordinamento che dovrebbero governare la nostra esperienza, per dare un significato all’incommensurabile magma di dati e immagini attualmente disponibili. In questo modo si generano strutture significative, secondo una poetica del catalogo (Umberto Eco), che prevalgono sui valori dell’immagine singola e autonoma.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Questo gesto rivaluta il lavoro del fotografo che, nel determinare un criterio di raccolta mette in campo anche la sua esperienza e la sua creatività: in questo modo qualsiasi raccolta può essere considerata sotto questo punto di vista un’opera d’arte.

La post-fotografia è quindi caratterizzata dal concetto di smaterializzazione dell’immagine, dalla riformulazione della nozione di autore, ma soprattutto dalla costruzione di storie.

Quindi smaterializzazione, riconoscimento, de-contestualizzazione, riformulazione e successiva ricostruzione; questa è la nuova via.

Una via che ricalca è mette in pratica le teorie di David Herman, secondo il quale proprio la narrazione è lo strumento primario di comprensione della realtà.

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Il nostro cervello lo fa attraverso cinque momenti successivi: chunking (smaterializzazione), assegnazione di relazioni causali (riconoscimento), tipizzazione (decontestualizzazione), segmentazione- sequenziamento delle azioni e dei comportamenti (riformulazione), distribuzione dell’intelligenza (ricostruzione).

Questo modello, anch’esso integrato e permeabile a miglioramenti provenienti da altri media, ha un impatto potenzialmente rivoluzionario sia sotto l’aspetto metodologico che sociale, non solo perché permette di guardare con altri occhi alla narrazione come strumento di interpretazione della realtà, ma anche perché pone un freno alla valanga (anestetizzante) di immagini dalla quale siamo inondati ogni giorno.

Dialoghi Mediterranei, n. 52, novembre 2021

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Michele Di Donato, di origini pugliese, vive e lavora in Sicilia da circa vent’anni. Dopo gli studi di economia aziendale lavora come formatore PNL e Analisi Transazionale e come consulente di marketing e comunicazione per aziende vitivinicole.  Si occupa di fotografia sin da piccolo; è un autodidatta. Svolge regolarmente workshop, in diversi contesti formativi, sulla percezione visiva, sulla comunicazione e composizione fotografica e sulla lettura delle immagini. Dal 2018 entra a far parte del progetto ISP Italian Street Photography, per il quale svolge esperienze formative di Street Photography in qualità di master. Ha ricevuto premi e apprezzamenti a livello nazionale e internazionale. Le sue immagini sono state pubblicate su magazines come Reflex, Foto CULT, Click Magazine, Die Angst Munich, L’Oeil de la Photographie Paris, Gente di Fotografia, Spectrum, Edge of Humanity Magazine e fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private. Attualmente è rappresentato dalle seguenti gallerie d’arte: Singulart (Parigi), Saatchi Art (New York), Blank Wall Gallery (Atene).

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