di Muin Masri
Un giorno ero una lucertola. Mi mettevo al sole e aspettavo. Non sapevo esattamente cosa e, sinceramente, non me ne importava.
Stare fermo mi trasmetteva sicurezza, quasi pace; poi, ogni tanto, i soldati coprivano il sole con la loro ombra e io dovevo correre a cercare riparo. Non sapevo dove e non me ne importava.
Un giorno sono diventato un fiore, un papavero. Mi mettevo al sole e aspettavo che i ragazzi giovani come me scendessero dalla montagna. Stare lì, fermo ad ascoltare il loro canto mi riempiva di gioia. Un giorno, mentre aspettavo il dolce canto della primavera, all’improvviso la vita mi è arrivata addosso come una palla di cannone sparata all’impazzata. Sono diventato come il Visconte dimezzato di Calvino: diviso a metà, anzi, senza una metà. Alcuni in me vedono il male, altri la luce; io sogno solo di tornare a essere quella lucertola o quel papavero tra i vicoli di pietra di Nablus.
Lì, dove l’aria profuma di sapone d’oliva e di una promessa mai mantenuta, il cielo degli anni Sessanta sembrava un soffitto troppo basso per i sogni di un ragazzo. In quel labirinto di storia e ferite, il tempo non era scandito dalle stagioni, ma dall’attesa di un domani che somigliasse alla parola “pace”.
A ventidue anni, con il cuore stretto in una valigia e gli occhi pieni della polvere della sua terra, quel “ragazzo lucertola” scelse il mare. L’Italia lo accolse come un approdo insperato: un grembo di colline dolci e piazze dove il rumore di un motore non era mai l’annuncio di un pericolo. Qui, tra le pieghe di una lingua nuova diventata carne, ha trovato tutto: la dignità di un mestiere, il calore di un amore senza frontiere e quella pace quotidiana che è il lusso supremo di chi ha conosciuto il fumo.
Eppure, esiste un giorno in cui l’anima smette di essere un’unità e si spacca come un guscio di noce: il 25 aprile.
Mentre le bandiere sventolano e l’Italia celebra la sua Liberazione, lui cammina tra la folla come un funambolo. Da una parte c’è la gratitudine per il popolo che ha saputo dire “basta”, ricostruendo il mondo sulle macerie. Dall’altra, c’è il richiamo lancinante di casa. Pensa ai suoi cari in Cisgiordania, prigionieri di restrizioni che non invecchiano mai, e allo strazio di Gaza, dove negli ultimi tre anni il cielo è diventato un sudario di polvere, il futuro è stato ridotto in macerie e i soldati con i loro carri armati hanno sradicato il sole schiacciando i bambin lucertole.
Pensa agli amici d’infanzia che non hanno mai vissuto un giorno leggero. Ogni suo respiro di libertà diventa, paradossalmente, un tributo di malinconia per chi, oltre il Mediterraneo, non ha ancora visto l’alba del proprio 25 aprile. La sua giornata è un chiaroscuro politico e umano: la gioia di un uomo libero che piange per un popolo prigioniero. È la condizione dell’esule che ha trovato casa, ma sa che non può esserci vera festa finché il profumo della libertà non bagnerà anche le pietre calde della sua Nablus, e l’emozione di sentire “O bella, ciao!” smetterà di scorrere come una lacrima a metà viso.
Dialoghi Mediterranei, n. 79, maggio 2026
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Muin Masri, di Nablus (Palestina), in Italia dal 1985, ha studiato informatica al Ghiglieno di Salerano e si è laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Torino. Ha esordito nel 1994 con Racconti?, una raccolta bilingue (italiano – francese) pubblicata da Scriptorium. Ha pubblicato, tra l’altro, il miniracconto Le mutande nere (Goethe Institut, 1996), i romanzi Il sole d’inverno (Lupetti & Fabiani, 1999), Pronto ci sei ancora? (Portofranco, 2001 – Lochness libri, seconda edizione 2006) e Io sono di là (Michele di Salvo – Traccediverse, 2005). Nel 2001 ha realizzato Viaggio di sola andata, cinque episodi trasmessi da Radiotre nell’ambito del programma Centolire. Nel 2007 ha pubblicato due contributi nelle raccolte Cuori migranti (a cura di Lorenzo Dugulin – CACIT Editore) e Mondopentola (a cura di Laila Wadia – Cosmo Iannone Editore). Ha partecipato alla rassegna “Autori per Roma – la città e il mondo” con il testo teatrale “Mamma a Roma. Stop” (a cura del Teatro Eliseo e del Comune di Roma). Nel 2008 ha pubblicato il racconto “Estraneità” incluso nella raccolta Amori Bicolori (a cura di Flavia Capitani ed Emanuele Coen – Contromano, Editori Laterza). Dal 2007 al 2011 ha collaborato alla rubrica “Cronache italiane” per il settimanale Internazionale. Nel 2015 ha pubblicato con Streetlib e in formato ebook i racconti “Il fantasma, la vergine e lo spirito santo”. Nel 2024 ha pubblicato Vendesi croce con www.edizioninautilus.it di Torino.
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