di Pietro Clemente, Francesco Del Casino
Antonio Gramsci, familiarmente Nino, viaggia per il mondo in compagnia di una capretta di nome Murripinta (dal muso dipinto). La capretta è la sua compagna di viaggio in giro per il mondo contemporaneo. Murripinta, con le sue domande ingenue spinge Nino a riflettere e a esprimere il proprio parere su ciò che incontra.
Così ci troviamo un Gramsci che, attraversando il mondo attuale, manifesta lo stupore e la curiosità di chi manca da più di ottant’anni, trovando un ambiente caotico e pieno di assurdità.
Durante il suo percorso, Nino incontra Emilio Lussu, illustre conterraneo e collega nell’ultimo parlamento prima del fascismo, con cui dialoga. Ma si imbatte anche in guerre, disuguaglianze, pale eoliche e altro ancora.
Si tratta di un piccolo ciclo di racconti, tra striscia, fumetto e graphic novel (di cui pubblicheremo sul prossimo numero qualche esempio), interpretato in modo personale da Francesco Del Casino. L’ispirazione deriva da “Uccellacci e uccellini”, dove la capretta ha sostituito il corvo. Tuttavia, a mio parere, vi è anche un richiamo a Don Chisciotte e Sancho Panza e persino alle peregrinazioni di Gesù e San Pietro in giro per il mondo. Questa coppia di “diversi” costruisce uno sguardo sul mondo ricco di prospettive differenti e complementari.
I nuovi disegni di Francesco hanno riscosso grande apprezzamento per il loro design, i colori, la pittura e la narrazione.
Da muralista qual è, ha scelto di collocare le parole sul fondo della immagine anziché in alto, come nel fumetto classico.
Queste tavole sono il risultato di una lunga familiarità con l’immagine di Gramsci, ma anche con le caprette della vita (da sempre da lui dipinte e anche prodotte in ceramica) e della tradizione iconografica sarda (famose le caprette di Maria Lai). Questo nuovo lavoro artistico gli consente una pittura narrativa sequenziale eloquente, piena di echi della pittura del Novecento.
Gramsci è ancora accanto a noi, e ci aiuta a capire il mondo scherzosamente attraverso i discorsi con la capretta, animale da molti ingiustamente considerato poco acuto, anche se i sardi e gli zoologi ne hanno sempre apprezzato l’intelligenza.
Ho fatto una breve intervista a Francesco del Casino per far conoscere ai lettori la nascita e lo sviluppo di questo suo nuovo progetto narrativo.
Mi racconti come è nata questa strana coppia di Nino e la capretta Murripinta”?
In questi ultimi dieci anni ho lavorato molto sulla figura iconica di Gramsci e a forza di dipingerlo, da solo o in compagnia, in tutte le posizioni compositive ho preso confidenza con lui al punto tale che mi è venuto spontaneo inserirlo in qualche breve fumetto o in singole tavole. L’ho fatto con molta impertinenza e con una certa nostalgia perché nella realtà che viviamo non abbiamo uomini con la sua capacità di ragionamento e profondità critica. La capretta che lo accompagna e con cui dialoga è recente. Risale a circa un anno fa. Ricordo che mentre stavo dipingendo alcune tele ispirate alle capre dí Baunei – in cui mi ero imbattuto l’estate precedente – mi venne spontaneo dipingere due tele in cui Nino (come Gramsci veniva familiarmente chiamato) camminava in un paesaggio deserto e, quasi per gioco, gli misi a fianco una capra. All’epoca stavo inoltre lavorando ad un ciclo di opere con gruppi familiari che avevano a fianco la capra mannalitta, quella che dava il latte alla famiglia e che viveva in un rapporto di familiarità con i bambini e le donne sarde. Questo uso è attestato fino agli anni 60 del Novecento.
Cosa ti ha ispirato questo duetto e quale è stata la prima volta?
La prima volta che ho svolto una vera e propria “striscia” fatta di 4 o 5 tavole è stato ad Ustica. Gli amici di lì mi informarono che avevano vinto la battaglia, durata due anni, per riuscire ad intestare la scuola elementare ad Antonio Gramsci. La sera prima dell’inaugurazione buttai giù una breve riflessione e la capra diventò l’interlocutore privilegiato di Nino
Da questa prima piccolissima esperienza è nata per me l’abitudine di intervenire sui problemi attuali attraverso i dialoghi di questi due soggetti e di spedire poi le tavole via Facebook agli amici. L’estate scorsa, quando in Sardegna infuriava il dibattito sulle pale eoliche, tentai di intervenire con una storia di circa 40 tavole dove Nino e Murripinta discutevano e riflettevano sul tema. Mandai queste tavole ai compagni del comitato orgolese “Ventu Hontrariu” che ne fecero una mostra e un piccolo libretto.
Successivamente, nei vari trasferimenti in pullman durante una vacanza a Cipro, mi venne in mente di trasformare queste prime 40 tavole in un racconto più lungo strutturato come un viaggio fantastico e un po’ surreale di questa strana coppia che vagava per l‘Italia e nel tempo parlando e discutendo su ciò che vedevano succedere attorno a loro. E col passare dei giorni crescevano le situazioni dove i due si trovavano invischiati. Tutto è stato alquanto casuale ma ad un certo punto mi è venuto alla mente il bellissimo film Uccellacci e uccellini dove Totò, Ninetto e il corvo girovagavano per la periferia romana. In qualche caso ho pensato anche alle mucche volanti e ai violinisti ebrei in volo nei quadri di Chagall. Come vedi non ho ritegno e sparo alto
Certo, questa strana coppia l’hai fatta scorazzare in giro per il mondo e l’hai fatta dialogare sia con personaggi storici che Gramsci ha incontrato veramente, come Lussu, sia con altri di fantasia come il pastore del Supramonte, che dice di essere stato il suo attendente.
Si… ma anche la figura del capraro del Supramonte ha un fondo di verità. Assomiglia molto ad uno zio di mia moglie Francesca. Questo capraro ha vissuto per tutta la vita in montagna. E poi, diciamo la verità, di attendenti di Lussu ne era davvero piena la Sardegna!
Ma dove finisce questo viaggio immaginario?
In un primo momento, quando avevo in mente di farne una pubblicazione cartacea, avevo pensato che tutto sarebbe finito a Turi …. o meglio sui tetti di Turi, dove lo aspettava Tania, la paziente Tania. Ma poi mi sono reso conto che la storia non poteva finire in modo così banale pensando alla necessità che il viaggio deve essere lungo come nella poesia “Itaca” di Kavafis. Ora i protagonisti sono diventati quattro: accanto a Nino, Murripinta e Tatiana c’è anche una colomba malconcia arrivata dalla Palestina in fiamme. Il viaggio dunque continua dove c’è bisogno di umanità.
Il tuo lavoro è stato fatto con l’aiuto di qualche programma telematico?
No, io non sono capace di usare i programmi grafici che offre il computer. Tutte le tavole sono realizzate a mano su carta con una tecnica mista. Ho usata la penna ad inchiostro di china, l’acquerello, i pastelli e le matite colorate, tecniche antichissime ma in parte nuove per me che per quasi 60 anni mi sono lavato tutti i giorni nell’acquaragia e usato colori ad olio. Ho scoperto un sacco di nuove possibilità espressive, ma penso che ormai sia troppo tardi per cambiare musica.
Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
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Pietro Clemente, già professore ordinario di discipline demoetnoantropologiche in pensione. Ha insegnato Antropologia Culturale presso l’Università di Firenze e in quella di Roma, e prima ancora Storia delle tradizioni popolari a Siena. È presidente onorario della Società Italiana per la Museografia e i Beni DemoEtnoAntropologici (SIMBDEA); membro della redazione di LARES, e della redazione di Antropologia Museale. Tra le pubblicazioni recenti si segnalano: Antropologi tra museo e patrimonio in I. Maffi, a cura di, Il patrimonio culturale, numero unico di “Antropologia” (2006); L’antropologia del patrimonio culturale in L. Faldini, E. Pili, a cura di, Saperi antropologici, media e società civile nell’Italia contemporanea (2011); Le parole degli altri. Gli antropologi e le storie della vita (2013); Le culture popolari e l’impatto con le regioni, in M. Salvati, L. Sciolla, a cura di, “L’Italia e le sue regioni”, Istituto della Enciclopedia italiana (2014); Raccontami una storia. Fiabe, fiabisti, narratori (con A. M. Cirese, Edizioni Museo Pasqualino, Palermo 2021); Tra musei e patrimonio. Prospettive demoetnoantropologiche del nuovo millennio (a cura di Emanuela Rossi, Edizioni Museo Pasqualino, Palermo 2021); I Musei della Dea, Patron edizioni Bologna 2023). Nel 2018 ha ricevuto il Premio Cocchiara e nel 2022 il Premio Nigra alla carriera.
Francesco Del Casino, nato a Siena nel 1944, formatosi all’Istituto d’Arte “Duccio di Buoninsegna” e a Firenze da Renzo Grazzini, è stato tra i pionieri del muralismo italiano. Fin dagli anni 60 diviene il principale autore dei dipinti famosi in tutta la Sardegna, e a Orgosolo, dove si trasferisce per insegnare educazione artistica nelle scuole, inizia la sua attività realizzando nel 1975 i primi murales per celebrare i trent’anni della Liberazione dal nazifascismo. Il suo legame con la Sardegna è sempre forte e, insignito della cittadinanza onoraria di Orgosolo, vi ritorna in varie occasioni. Suoi famosi murales sono a Nuoro e a Pau dove dipinge opere per i 130 anni della nascita di Gramsci e i 700 di Dante.
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