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Il racconto di un palazzo, il destino di una città

da Ampio appartamento in pregiato palazzo, di Locci, Puglielli

da Ampio appartamento in palazzo di pregio, di Locci, Puglielli

di Tiziano Locci, Tito Puglielli 

Ci siamo trasferiti, ancora studenti, da Roma a Palermo, nel 2019. Con la sua incontrollabile vitalità, la città ci appariva sin da subito come uno sconfinamento, un altrove in cui perdersi e cercarsi. E il palazzo, il suo mistero, le sue stratificazioni di storie, rappresentavano il simbolo di questo altrove. 

Palermo e i suoi palazzi decadenti sembravano infatti ancora animati, come opportunamente ha evidenziato Zicari, da valori di convivenza. Anche Salerno insiste su questo paradigma di città-sociale: «un intreccio di relazioni, pratiche quotidiane, memorie condivise e significati che le comunità sedimentano nel tempo». I vicoli, le piazze, gli androni degli edifici, sembravano meno regolati da logiche di mercato rigide, garantendo la sopravvivenza di un capitale umano, sociale e culturale più spontaneo. 

L’urgenza di iniziare il film è scaturita dalla consapevolezza del rischio di impoverimento antropologico che stava vivendo il modello città a livello mondiale. E il Palazzo in cui abitavamo rappresentava sia un avamposto su tale cambiamento, che un teatro umano in cui andava in scena il dramma di chi, sulla propria pelle, pagava il prezzo di una trasformazione urbana e sociale.

Rispetto alla questione del mutamento del paesaggio antropologico del centro storico, ci stiamo tutt’ora interrogando sul nostro ruolo. Anche noi, con il nostro capitale culturale, certamente siamo stati una categoria che vi ha partecipato.

Zicari parla di gentrificazione che si innesta a partire dall’ingresso degli studenti, «degli esploratori urbani». Tozzi, nel suo saggio L’invenzione di Milano, individua nei giovani, artisti, “turisti lenti”, nomadi digitali, gli apripista della gentrificazione; “categorie sociali” che aiutano a rendere più “cool” i quartieri, la città, «la rendono vibrante, creativa, trendy [...] Dal momento che il valore della rendita urbana rappresenta una delle metriche in assoluto più importanti agli occhi degli investitori finanziari internazionali, chiunque contribuisca a innalzarla è autorizzato a sentirsi un benefattore»  [1]. 

da Ampio appartamento in pregiato palazzo, di Locci, Puglielli

da Ampio appartamento in palazzo di pregio, di Locci, Puglielli

Ci è capitato di intrufolarci nel Palazzo dopo la sua trasformazione. Un atto autodistruttivo volere attraversare i luoghi da cui si è stati esclusi. Salivamo le scale sapendo di essere nel torto: non c’è più nessun diritto a tutelarci, stiamo violando una proprietà che non ci appartiene. Salivamo le scale anticipando un probabile incontro con lo sguardo indagatore di un nuovo proprietario, con l’amministratore, legittimando la nostra presenza in base a un diritto tutto nostro: conserviamo memoria e quindi quel luogo ci appartiene, non ci potete cacciare. 

Seguivamo la memoria che attraversa il tempo, come dice Salerno parlando delle rondini che fanno ritorno negli stessi luoghi. A distanza di tre anni dalla vendita, e ad eccezione di un appartamento al piano terra che si è affrettato a diventare casa vacanze, il palazzo è ancora un cantiere. Ad oggi, gli unici residenti stagionali sono proprio le rondini, che continuano ad abitare lo stesso angolo sotto il ballatoio di Salvo e da cui hanno monitorato, per anni, il viavài degli inquilini. 

Nel ragionare sul punto di vista da adottare per il racconto della trasformazione del Palazzo, è stato felice l’incontro con Perec. «Gli abitanti di uno stesso edificio vivono a pochi centimetri di distanza, separati da un semplice tramezzo, e condividono gli stessi spazi ripetuti di piani in piano, fanno gli stessi gesti nello stesso tempo, aprire il rubinetto, tirare la catena dello sciacquone, accendere la luce, preparare la tavola, qualche decina di esistenze simultanee che si ripetono da un piano all’altro (…)» [2]. Nonostante ogni appartamento racchiudesse potenzialità narrative tali da concentrare su di sé il racconto, escludendo gli altri, col passare del tempo ci era parso naturale che a dominare fosse lo sguardo immobile del Palazzo, di questa enorme creatura – perché per noi tale era, creatura viva, rumorosa, in costante scambio organico con le altre forme di vita che la attraversavano. 

da Ampio appartamento in pregiato palazzo, di Locci, Puglielli

da Ampio appartamento in palazzo di pregio, di Locci, Puglielli

La forma osservativa è effettivamente la cifra linguistica prevalente. Ed è vero, come sottolinea Fancello, che ci sono precise occasioni in cui le immagini hanno il sapore di un appostamento – per esempio quando volgiamo la camera verso le incursioni degli agenti immobiliari. Allo stesso tempo, ci preme specificare che il film è il risultato di una costante negoziazione con i testimoni sulla loro rappresentazione, sulla costruzione di una soglia tra quanto è raccontabile e quanto non lo è.

Il film è stato dunque realizzato grazie all’instaurarsi, lento, di un rapporto di fiducia reciproca con gli abitanti, come sarebbe deontologicamente proprio di chi si occupa di regia del cinema documentario. E se è vero che la camera è osservatrice, è altrettanto vero che le immagini rappresentano una specie di intromissione – diversamente da quanto sembra sostenere Fancello. Un’intromissione negoziata, appunto. 

Fare questo film è stata l’occasione per rendere omaggio a un luogo che abbiamo abitato e amato, ma anche per riflettere sul valore politico della casa, come ha osservato Salanitro. Negli anni Ottanta, quando la città era attraversata dalla Seconda guerra di mafia, la casa di Nizar era un ritrovo per la comunità queer di Palermo; negli anni Settanta trovò rifugio in uno dei suoi appartamenti una famiglia di cileni in fuga dalla dittatura di Pinochet. La porosità del Palazzo, nel corso degli anni, ha permesso a un’umanità stratificata e plurale di trovarvi rifugio, per quarant’anni o per una notte soltanto. 

La trasformazione che sta vivendo il palazzo, specchio del cambiamento di un’intera porzione di città, renderà le sue mura meno permeabili. Sull’ingresso del cantiere vigilano già gli sguardi incrociati di due telecamere, a preventiva difesa di uno spazio che, nonostante sia sempre stato privato, fino a qualche anno fa lo era in maniera imperfetta, e quella imperfezione, quel piccolo portone scheggiato sempre semiaperto, garantiva un continuo scambio tra il palazzo e la città. 

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
Note
[1] Tozzi Lucia, L’invenzione di Milano, Cronopio, 2025: 60-61. 
[2] Perec Georges, La vita istruzioni per l’uso, Rizzoli, 2020

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Tiziano Locci, nato a Roma il 19/02/1995, è laureato in Antropologia culturale all’Università di Roma La Sapienza (2017) e in Regia del Documentario al Centro sperimentale di Cinematografia (CSC) – Sede Sicilia (2021). Dal 2018 lavora come regista realizzando documentari e reportage per cinema. Nel 2022 firma il suo primo lungometraggio The way daddy rides, é vincitore del premio alla miglior opera prima al Festival Biografilm International celebration of lives. Dal 2023 è presidente di CORRENTE, un’associazione di giovani registi che promuovono, organizzando rassegne di cinema d’autore a Palermo.  Il suo ultimo lavoro, Ampio appartamento in palazzo di pregio, co-diretto con Tito Puglielli, presentato alla 57esima edizione del festival Visions du Reel, ha vinto il premio Special Youth Jury Award.
Tito Puglielli, è nato a Roma nel 1994. Vive e lavora a Palermo, dove si occupa di cinema documentario e laboratori di cinema per la scuola. Nel 2023 si diploma in regia del documentario presso il Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia. Il suo film di diploma, Che ore sono, co-diretto con Marta Basso, viene premiato come miglior opera prima alla ventesima edizione del Biografilm Festival. Il suo ultimo lavoro, Ampio appartamento in palazzo di pregio, co-diretto con Tiziano Locci, viene presentato in prima mondiale in concorso durante la 57ma edizione di Visions du Réel, dove riceve lo Special Youth Jury Award come miglior mediometraggio internazionale. Nel 2023 co-fonda insieme a un collettivo di registe e registi l’associazione culturale CORRENTE, per riaprire un ex cinema in disuso e organizzare rassegne cinematografiche indipendenti nel quartiere dell’Albergheria a Palermo.

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