Questo pezzo l’ho ricominciato cento volte. Ogni volta succedeva qualcosa là fuori ed ero costretto a cambiare. I tempi del pensiero necessitano oggi un qualche riassestamento per stare al passo coi tempi del mondo. E già scrivere questo, dopo mille tentativi, mi sembra vada bene come inizio per una riflessione sulla crisi della Sinistra in Italia. Prima i risultati dell’ultimo referendum [1], poi i disordini a Los Angeles [2] e adesso la guerra in corso a suon di missili fra Israele e Iran, la Sinistra italiana sempre commenta ma raramente analizza.
Partiamo da questo allora. Partiamo da un dato di fatto che dovremmo dare per scontato ma che la stessa sinistra istituzionale e la classe dirigente che ha espresso negli ultimi trent’anni pare non aver mai compreso:
«Se la generazione nata nel secondo dopoguerra ha beneficiato di concrete opportunità di emancipazione, rese possibili anche dal ruolo attivo dello Stato, queste stesse opportunità non sono state altrettanto garantite invece alle generazioni nate dopo la svolta neoliberista degli anni ‘80-’90. Quella promessa di progresso e giustizia sociale, favorita dal compromesso social-democratico del dopoguerra, è stata bruscamente interrotta, segnando di fatto la fine di un orizzonte di possibilità che non si è mai pienamente realizzato. La discontinuità tra i due regimi di accumulazione ha generato asimmetrie intergenerazionali nell’accesso alle risorse e alle opportunità, configurando una frattura socio-economica, quando non una vera e propria involuzione nelle condizioni materiali della vita delle persone, le cui conseguenze permangono nell’attuale assetto distributivo e dunque anche nella dimensione simbolica degli individui».
Così scrivono Chesi e Mesina in un contributo pubblicato sull’ultimo numero qui su Dialoghi Mediterranei, intitolato Sinistre, popoli e istituzioni: una riconnessione possibile [3]. Le autrici iniziano così la loro riflessione tracciando un’analisi che dovremmo ormai dare per assodata. Un ritratto sociale e culturale che porta con sé tutto un sistema di narrazioni, ideologie, sogni e incubi, che abitano gli italiani da trent’anni almeno. Da questa analisi pertanto io mi aspetto che parta sempre qualsiasi discorso da parte della Sinistra. Invece, ciò che abbiamo ottenuto negli ultimi anni, in linea generale, è stata una progressiva collisione verso costumi, posture intellettuali e filosofie “liberal” di stampo statunitense che hanno condotto la Sinistra italiana a un progressivo scollamento dalla classe lavoratrice (mettiamo la parola “dipendente”, in generale, fra parentesi) e dalla la classe studentesca, le quali, fino a qualche decennio fa, erano sempre state, quanto meno dal dopoguerra in poi, le sue due principali anime.
Figure come Matteo Renzi incarnano perfettamente quanto detto, come osservato anche da Chesi e Mesina [4]. A tal proposito, l’ultimo referendum ha rappresentato forse l’esempio più tragico. Sindacati “di sinistra” che chiedono un referendum volto ad abrogare leggi promulgate dallo stesso Renzi durante il suo mandato da presidente del consiglio quando era leader proprio del maggior partito di centrosinistra del nostro Paese. E qui credo sta tutto l’imbarazzo di chi ancora continua, a malincuore e mestamente, ad autodefinirsi pubblicamente di sinistra. Imbarazzo e fallimento, epocale.
Alla luce di ciò quando ci si vuole interrogare sul destino della Sinistra, e si vuol ragionare sullo scollamento fra la Sinistra e il suo elettorato, bisogna partire dall’analisi sulla catena degli errori storici della Sinistra e dei leader che ha espresso negli ultimi decenni. Perché si sa, l’Italia e gli italiani sono sempre stati un po’, per non dire tanto, innamorati dei leader. La storia che studiamo è leaderistica, i dibattiti politici e politologici sono leaderistici – anche quelli sul calcio ormai. E a rigor di questa logica, Renzi appunto rappresenta il punto più alto e insieme quello più basso della sinistra italiana degli ultimi decenni. Dall’estrema popolarità e successo all’irrilevanza. Dal jobs act (quello cioè oggetto di 4 quesiti referendari su 5) alla riforma costituzionale tentata e fallita, all’epoca, proprio con un referendum. Approfondendo questi temi le autrici citate ci dicono:
«D’altra parte, sull’altro versante – quello della sinistra extra-istituzionale radicale – si può osservare come essa sia spesso composta da attori dotati di basso capitale economico ma elevato capitale culturale – intellettuali e militanti spesso afferenti, anche solo culturalmente, al ceto medio. Essi tendono a rivolgere il proprio impegno verso soggetti percepiti come radicalmente “altri”: il totalmente Altro da noi, in questo caso, non rappresenta una minaccia alla propria posizione sociale, bensì si concretizza come una figura su cui proiettare un ideale etico-politico».
E ciò che è accaduto, a mio avviso, nel momento in cui la Sinistra italiana, seguendo (per mancanza di idee, opportunismo, moda o altro) gli statunitensi movimenti liberal e woke, ha fatto del sostegno, sacrosanto, ripetiamolo, alle battaglie delle comunità lgbtq+ e all’inclusività delle comunità di immigrati, l’unico stendardo politico da presentare agli elettori e l’unico elemento di differenza dalle destre. Questo errore, fatto anche negli Stati Uniti, Paese in cui ho vissuto nell’ultimo anno, ha provocato le stesse conseguenze ossia la vittoria alle ultime elezioni di Trump e di tutta la destra estrema di cui si fa portavoce pur, molto spesso, non condividendone personalmente assolutamente nulla.
Demagogia, retorica, sfruttamento delle paure e dello stomaco di una fetta ampia della popolazione al fine di arrivare semplicemente a governare per poi perseguire spesso primariamente altri interessi come il sostegno alla classe più ricca, la detassazione dei magnati, tagli all’istruzione e alla sanità, e così via. L’errore è stato allora porsi come alternativa a tutto questo facendo leva durante le campagne elettorali solo sulle lotte per i diritti civili delle minoranze, di qualsiasi tipo, dimenticandosi completamente, salvo qualche accenno, i temi cari della sinistra (lavoro, diritti dei lavoratori, istruzione, sanità, welfare ecc.). Ripeto, a scanso di equivoci, sacrosante e fondamentali lotte per i diritti civili delle minoranze ma che, congiuntamente a derive talvolta eccessive come lo wokismo, hanno causato nell’elettorato tutto un allontanamento col risultato che nessuno si è più sentito rappresentato adeguatamente.
Chesi e Mesina continuano a tal proposito: «E in questo scenario si ripropone una dicotomia artificiosa ed essenzializzante: o si è a fianco della “povertà estrema» e delle minoranze (L’altro, “il totalmente Altro da noi”),
«oppure si viene associati alla classe media borghese, implicitamente considerata complice del sistema. Tuttavia, per paradosso, tale certa sinistra radicale – pur in opposizione alla sinistra istituzionale – finisce per cadere nella medesima trappola di ciò che critica: l’incapacità di tenere insieme le istanze delle classi maggiormente marginalizzate con quelle della classe media in via di impoverimento».
Perdendo il focus sulla classe media quindi si finisce per rendere fallimentari, poiché estremizzate o manipolate propagandisticamente, anche le battaglie sulle classi marginalizzate, economicamente e socialmente.
A mio avviso, la frattura antropologica tra la gente e la Sinistra è molto più grave di quanto si pensi perché anche vincendo le prossime elezioni, supponiamo, saremo punto e a capo dopo qualche anno. Infatti, ciò che ritengo manchevole più di tutto nella narrazione politica della Sinistra attuale è un’idea di mondo, un’idea di società ma soprattutto un’idea di futuro. Per esempio: il tema della cittadinanza agli stranieri in Italia. Sappiamo tutti che il nostro Paese è in pieno inverno demografico, sappiamo tutti che prima o poi il nostro Paese sarà costretto ad adottare uno Ius soli o qualcosa di simile. Ecco, la mia sensazione a tal proposito è che una proposta del genere, in Italia, prima o poi, verrà dalla destra (mentre scrivo qualche volto nuovo del PDL ne sta già parlando) proprio perché la Sinistra, e ce ne siamo accorti, di nuovo, durante l’ultimo referendum, non riesce più ad elaborare un’idea seria e coerente di Paese, giusta o sbagliata, condivisibile o meno, che sia – e lo vediamo in questi giorni anche sul tema della difesa poiché tutti i leader dei partiti di sinistra hanno un’opinione diversa sul tema, c’è chi dice no, chi dice sì ma, che dice non so.
Se avessi una soluzione per la Sinistra italiana probabilmente mi candiderei. Mi limito per tanto a raccontare la mia recentissima esperienza di scrutatore proprio all’ultimo, discusso già mille volte fin qui, referendum. Da perenne aspirante antropologo ho cercato sempre di tenere uno sguardo e l’orecchio attento. Immaginatevi intanto la scena: una scuola-magazzino di periferia, sotto i 30 gradi di inizio Giugno a Palermo. Gente sconosciuta che si ritrova a dover lavorare a ritmi serratissimi e condividere la stessa aula torrida, lo stesso corridoio afoso e lo stesso bagno per 30 ore in due giorni.
La delusione era tanta, perché la consapevolezza di star esprimendosi sull’abrogazione di qualcosa votata dalla parte politica che adesso ne chiedeva la cancellazione è qualcosa che getta ombre anche sul futuro stesso – appunto – di quella parte politica. L’idea che il referendum sia stato invece “solo un test” per vedere quanti elettori potrebbe raccogliere un eventuale “campo largo” di forze di centro-sinistra è forse ancora più mortificante. “Vedrete – disse un collega scrutatore mentre prendevamo tutti un po’ d’aria verso le dieci di sera della domenica per scampare dal caldo allucinante delle aule scolastiche adibite a seggio – che anche se non passeremo il quorum, anche se sarà un fallimento questo referendum, chi lo ha voluto, la Sinistra, comunque domani esulterà, troverà il modo per dire che è stato un successo”. Ed effettivamente qualche commento entusiasta l’ho anche letto, nei giorni successivi. Cito dalle dichiarazioni di una dei leader di Sinistra:
«La differenza tra noi e la destra di Meloni è che oggi noi siamo contenti che oltre 14 milioni di persone siano andate a votare, mentre loro esultano perché gli altri non ci sono andati. […] Per noi il vostro voto conta» [5].
E allora? Tocca dare ragione al collega. E credo che la postura dei partiti continui nei propri errori e continuerà, anche vincendo le prossime elezioni. Perché manca un’idea di Paese e di futuro e manca un’idea del proprio elettorato, non si sa più chi siano, chi dovrebbero essere e chi potrebbero essere. E manca un’anima che sappia anche affrontare certi temi scomodi con fermezza, a costo di perdere nell’immediato qualche voto di questi famosi 14 milioni, poiché se ne potrebbero guadagnare altri e dei nuovi, magari da chi, pur facendo parte del sottoproletariato, si è sentito costretto a votare per una destra che non farà mai, per statuto, i suoi interessi.
Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
Note
[1] https://roma.corriere.it/notizie/politica/25_giugno_10/referendum-risultati-affluenza-si-no-dd449d84-7251-4d3b-be08-f00fda6c8xlk.shtml; https://ilmanifesto.it/referendum-addio-compagno-quorum
[2]https://snyder.substack.com/p/trumps-civil-war?r=193a1u&utm_campaign=post&utm_medium=email&fbclid=IwY2xjawK342NleHRuA2FlbQIxMQABHiYuV0K20ia1i8gFaydx5yro-pShNnndGcBRhcTTS5JOp0We8joYDSWy4ZV4_aem_DLTWVqOF3ktMvbssn0jwyw&triedRedirect=true; https://www.avvenire.it/mondo/pagine/trump-manda-700-marine-a-los-angeles; https://www.limesonline.com/rubriche/fiamme-americane/los-angeles-manifestazioni-scontri-immigrazione-trump-19410669/
[3] https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/sinistre-popoli-e-istituzioni-una-riconnessione-possibile/
[4] Ivi.
[5] https://partitodemocratico.it/schlein-14-milioni-al-voto-ne-riparliamo-alle-politiche/
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Giuseppe Sorce, si laurea in Lettere moderne a Palermo con una tesi in antropologia culturale sul rapporto uomo-computer, linea di ricerca che seguirà con la tesi magistrale all’Università di Bologna sul cyberspazio e l’epistemologia della geografia sotto la guida del professor Farinelli. Si occupa di tecnologia, narratologia, Antropocene e immaginario geografico. Docente di lettere nelle scuole superiori, è attualmente lecturer di lingua italiana negli Stati Uniti.
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