di Khouloud Kharrat
La storia condivisa tra l’Italia e la Tunisia ha evidenziato legami profondi, storici, culturali e sociali, mentre la storia tra Malta e la Tunisia rivela una fitta trama di somiglianze, influenze, storie e tracce reciproche. Considerate insieme, queste connessioni delineano uno spazio storico plurale, in cui le tre sponde si intrecciano in un sistema di relazioni stratificate e interdipendenti per cui alcune pagine di queste storie non possono dunque essere lette come dinamiche isolate o puramente bilaterali, ma contribuiscono a costruire una narrazione comune tra i tre Paesi, rivelando il Mediterraneo come un vero mare-laboratorio di scambi, commistioni e convivenze culturali.
In questo articolo, ci proponiamo di esplorare e approfondire le questioni fondamentali legate a questa storia plurale: quali sono le pagine storiche comuni attraverso cui possiamo parlare di una vera e propria “memoria condivisa”? Quali tracce di queste influenze storiche sono ancora visibili nel quotidiano di ciascuno di questi Paesi e altro? Infine, qual è l’attualità di questa storia nel contesto moderno? Oggi, in un mondo sempre più globalizzato e frammentato esiste un rinnovato interesse per quel passato che lega indissolubilmente le tre sponde del Mediterraneo?
Alle radici del triangolo: dall’antichità alle migrazioni moderne
Sin dall’antichità, le coste del Mediterraneo centrale furono teatro di intensa interazione e di competizione tra le grandi potenze dell’epoca. Nel Mediterraneo occidentale, tra il III e il II secolo a.C., Cartagine potenza commerciale nordafricana e Roma ancora repubblica in espansione, si contendevano il controllo delle rotte marittime e dei territori costieri.
Tra i territori contesi, l’arcipelago di Malta rivestiva un ruolo strategico di primo piano. Situato nel cuore del Mediterraneo, a breve distanza dalle coste africane sotto il dominio cartaginese con capitale l’attuale Tunisia e dalla Sicilia fulcro dell’espansione romana. Malta fu fin dall’antichità un nodo cruciale per il controllo delle rotte marittime e al contempo una terra contesa, teatro della rivalità tra i due grandi imperi del Mediterraneo occidentale: Cartagine e Roma.
Nel 400 a.C., l’isola passò sotto la dominazione cartaginese, entrando nella rete commerciale e militare di Cartagine. Le successive Guerre Puniche (264–146 a.C.) portarono alla definitiva distruzione di Cartagine e alla sconfitta dei Cartaginesi, segnando l’inizio dell’egemonia romana sul Mediterraneo, destinata a durare fino al III secolo d.C.
Nel 218 a.C., Malta fu conquistata dai romani e annessa alla provincia di Sicilia, integrandosi pienamente nel mondo imperiale e consolidando così la sua centralità nel triangolo strategico tra Africa settentrionale e penisola italiana.
Il passaggio da un dominio all’altro non è mai un evento semplice e lineare, dietro ogni conquista si cela una storia complessa di contaminazioni, influenze e intrecci culturali. Le popolazioni locali non venivano completamente sostituite, ma assorbivano elementi delle nuove culture, che a loro volta si mescolavano con le pratiche e le conoscenze già presenti. Ogni conquista si stratifica su quella precedente, creando un tessuto culturale in continuo movimento, dove ciò che è antico e ciò che è nuovo si intrecciano indissolubilmente, dando vita ad un sostrato di identità ibride e a una memoria collettiva ricca e stratificata.
Per questo motivo, già dall’antichità è possibile osservare un dialogo profondo tra le tre sponde del Mediterraneo centrale: la Tunisia con la sua capitale Cartagine e l’Italia cuore pulsante dell’espansione romana che si contendevano il controllo di Malta, crocevia strategico e punto d’incontro di culture. Questi incontri hanno dato vita a scambi incessanti di idee, simboli e pratiche, le cui tracce sono ancora oggi visibili in molteplici forme, rappresentando un campo ricco e fecondo per ulteriori ricerche.
Tre nazionalità, un territorio: convivenza e scambi in Tunisia
A partire dall’Ottocento, i maltesi si trovarono a vivere condizioni economiche estremamente difficili: povertà diffusa, epidemie ricorrenti e scarsità di cibo, aggravate da una crescita demografica costante. La conquista britannica del 1814 portò ulteriori cambiamenti, ma non risolse i problemi strutturali dell’isola.
Non lontano, anche in Italia la situazione era difficile, soprattutto nel Sud dove grandi squilibri tra il Nord industriale e il Sud agricolo rendevano la vita assai dura: povertà, crescita demografica e scarse condizioni di vita spingevano le popolazioni a cercare altrove opportunità migliori. Queste difficoltà divennero la molla che spinse molti maltesi e italiani a lasciare le loro terre natali per migrare verso nuove destinazioni. In particolare, molti si diressero verso la Tunisia, attratti dalla vicinanza geografica e da condizioni economiche più favorevoli, in cerca di lavoro e di una vita migliore.
I maltesi furono i primi a stabilirsi in Tunisia, seguiti poco dopo dagli italiani. Si insediarono nelle principali città tunisine, in particolare a Tunisi, Sfax, Susa, Ghar el-Melh (l’antica Porto Farina) e sull’isola di Djerba. In tutte queste città le comunità si concentrarono nei quartieri più modesti come La Goulette, Bab El Khadra, Bab Souika, Rue Abdellaghesh, e nelle aree successivamente note come Piccola Sicilia o Piccola Calabria e Ghabadji.
Si trattava di zone popolari, caratterizzate da affitti molto bassi, abitate prevalentemente dalle fasce più povere della popolazione. In questi quartieri, tunisini meno abbienti, ebrei tunisini (Twensa), italiani, maltesi, spagnoli e altri gruppi convivevano in un vero e proprio mosaico multiculturale, accomunati dalle difficili condizioni di vita e dalla povertà.
Prima dell’instaurazione del protettorato francese, la convivenza tra tunisini, maltesi e italiani era caratterizzata da una notevole armonia. Le comunità lavoravano insieme, condividevano i pasti e partecipavano reciprocamente alle festività religiose. Italiani e tunisini convivevano nel rispetto reciproco, così come i maltesi, che impararono molto dalla vita quotidiana tunisina, fino al punto che spesso era difficile distinguere un maltese da un tunisino. Louis Bartholon, visitando la città di Susa nel 1882, osservò:
«I maltesi si mescolano con gli arabi, lavorano con loro, parlano la loro stessa lingua, e le loro donne si coprono la testa con un grande velo o un pezzo di stoffa».
Accanto alla convivenza pacifica tra italiani, tunisini e maltesi sulle terre tunisine, i maltesi e gli italiani instaurarono, soprattutto prima dell’istituzione del Protettorato francese in Tunisia, rapporti molto stretti. Queste due comunità erano profondamente vicine e convissero fianco a fianco, accomunate dalle difficili condizioni di vita, dall’esperienza della migrazione e da una forte affinità culturale. Le loro lingue presentavano parole simili, segno di una storia intrecciata nel Mediterraneo e soprattutto condividevano la religione cristiana di dottrina cattolica. Si racconta, infatti, che all’epoca maltesi e siciliani fossero molto praticanti: frequentavano insieme le chiese cattoliche in Tunisia e la preghiera veniva recitata in lingua italiana, lingua che rappresentava per entrambe le comunità un importante punto di riferimento religioso e culturale.
In Tunisia, italiani e maltesi lavoravano insieme, fianco a fianco. Oltre alle attività lecite, si dedicavano talvolta anche al contrabbando, che rappresentava una pratica piuttosto diffusa, soprattutto tra maltesi e siciliani, con la partecipazione in alcuni casi anche di tunisini. Secondo alcuni documenti storici, le autorità marittime riuscirono a intercettare nel porto di Sousse gruppi di contrabbandieri siciliani insieme ad alcuni membri della comunità maltese. Essi trasportavano clandestinamente generi alimentari e olio, spesso durante la notte, talvolta facendo uso di armi per difendersi, quando però la sorveglianza si faceva più intensa e i controlli aumentavano, queste attività erano svolte nel pomeriggio.
I Maltesi e gli Italiani erano così vicini da istituire stretti legami sociali e familiari. In Tunisia, all’epoca, si registravano numerosi matrimoni tra membri delle due comunità: molti italiani sposavano donne maltesi. Un documento rinvenuto nella chiesa di Sousse dimostra che tra il 1850 e il 1880, la percentuale di matrimoni tra italiani e maltesi superava il 41% del totale dei matrimoni registrati. Questo dato testimonia il forte intreccio culturale e sociale che legava le due comunità prima dell’arrivo del protettorato francese in Tunisia.
Letteratura e identità italo-maltese in Tunisia: Mario Scalesi come esempio
La presenza italo‑maltese in Tunisia e il loro stretto contatto con i tunisini ha lasciato tracce non solo astratte ma anche concrete nelle persone e nella cultura. Oltre ai numerosi matrimoni tra italiani e maltesi, in Tunisia sono nate figure di origine italo‑maltese che incarnano l’incontro di tre identità: italiana, maltese e tunisina. Tra queste spicca la figura del poeta Mario Scalesi, attraverso la quale si può cogliere come queste civiltà si siano effettivamente intrecciate.
Mario Scalesi nacque a Tunisi il 16 febbraio 1892 nel quartiere popolare di Bab Souika da padre siciliano e madre di origini maltesi e italiani. La sua esistenza fu segnata da difficoltà personali: da bambino subì un grave incidente domestico che lo rese invalido, trascorse la sua vita in condizioni di estrema povertà e soffrì di malattie che peggiorarono la sua salute. Frequentò la scuola primaria francese, ma dovette lasciare gli studi precocemente per aiutare economicamente la famiglia, lavorando come ragioniere e collaborando con riviste letterarie locali come Soleil e La Tunisie Illustrée.
Scalesi trovò rifugio nella letteratura e nella poesia e attraverso la scrittura espresse in modo intenso le sue sofferenze e la sua visione del mondo. La sua unica raccolta poetica, Les poèmes d’un maudit, fu pubblicata postuma a Parigi nel 1923 ed è considerata un’opera fondamentale, che lo pone tra i precursori della poesia nord‑africana di espressione francese e tra i più significativi poeti della sua epoca. La sua triplice appartenenza italiana e maltese per origini familiari, tunisina per nascita, gli conferisce un’identità culturale complessa e originale, riflesso profondo dell’incontro di queste tre civiltà insieme, fa di Scalesi un esempio emblematico di identità culturale ibrida, risultato della convivenza tra comunità diverse nel contesto del protettorato francese in Tunisia. Il problema dell’identità, come miscelazione di civiltà e lingue, emerge così al centro della sua produzione poetica, rendendo la sua voce unica nel panorama letterario mediterraneo.
Lessici intrecciati tra italiano, tunisino e maltese
Un altro ambito della vita che riflette queste influenze, frutto della storia condivisa e dei numerosi contatti tra i tre Paesi è la lingua. Essa costituisce uno dei segni più concreti e tangibili dell’intreccio culturale tra Tunisia, Malta e Italia. Ancora oggi, il lessico quotidiano tunisino, maltese e italiano conserva parole comuni o sorprendentemente simili, utilizzate in tutte e tre le realtà linguistiche. Tra gli esempi più significativi di questa continuità lessicale si possono citare numerosi termini di uso quotidiano che con lievi adattamenti fonetici, ricorrono nelle tre lingue.
Parole come motore, che diventa muturi in siciliano, mutur in maltese e mutur in tunisino, o ventilatore, che diventa ventilaturi in siciliano, ventilatur in maltese e ventilatur in tunisino, mostrano chiaramente una matrice comune. Lo stesso vale per sapone (sapuni, sapun, sapun), giornata (jurnata, ġurnata, jurnat) e tavolo che in siciliano e in maltese assume la forma mèjda / mejda e viene utilizzata quasi nello stesso modo anche in Tunisia, in particolare nella città di Sfax, dove diventa Meyda.
Altri termini mantengono una somiglianza ancora più evidente, come antica (antica, antika, antika). La parola sigaretta diventa sigarett in maltese e sigarou o garou in tunisino; veranda e festa, quest’ultima in Tunisia pronunciata fichta; figura, razza e fortuna, a volte in tunisino pronunciata fartouna, presentano variazioni minime tra le tre lingue.
Anche nel lessico alimentare emergono affinità significative: maccheroni diventa maccarruna in siciliano, imqarrun in maltese e maccarruna in tunisino, soprattutto nella regione di Sfax; ricotta si ritrova quasi invariata; zucchero si trasforma in zùccaru e zokkor; gelato diventa gilatu in siciliano, ġelat in maltese e gelat in tunisino, broccolo (italiano), brokkoli (maltese) e broccolo (tunisino), così come nei nomi di pesce, come triglia, insieme a numerose altre parole che testimoniano la comune eredità linguistica.
Non mancano esempi di vocaboli legati alla vita quotidiana e popolare, come miseria (miseria, miżerja, misieria), meschino (miskenu, miskin, miskin), gebbia (ġiebja, gebbia, soprattutto nella regione di Sfax in Tunisia) e tazza che in tunisino diventa tasa, dimostrando come il vocabolario attraversi le sponde mantenendo una riconoscibile unità semantica.
Un crescente interesse per una storia plurale tuniso-italo-maltese: nuove ricerche e collaborazioni accademiche
Negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse per questa pagina di storia mediterranea condivisa tra Italia, Tunisia e Malta. Docenti e ricercatori delle tre sponde hanno avviato collaborazioni accademiche, pubblicazioni congiunte e momenti di confronto internazionale per approfondire le dinamiche culturali, linguistiche e migratorie che, nei secoli, hanno legato questi territori.
Un esempio significativo è il convegno internazionale svoltosi il 22 aprile 2025 presso l’Accademia delle scienze, delle lettere e delle arti, Beit el Hekma di Cartagine, dal titolo “Gli scrittori siciliani di Tunisia di espressione francese”. L’incontro ha posto l’attenzione sulla produzione letteraria degli autori tunisini di origine siciliana emigrati dopo l’indipendenza, soffermandosi anche sulla figura del poeta siciliano-maltese Mario Scalesi, emblema delle stratificazioni identitarie e linguistiche del Mediterraneo centrale.
Ѐ stato inoltre rafforzato il progetto Scalesi, iniziativa transdisciplinare e intersettoriale ospitata dall’Istituto di Studi Mediterranei dell’Università di Malta in collaborazione con l’Università della Manouba (Tunisia) e l’Università di Montpellier Paul-Valéry. Il progetto si configura come una piattaforma di lungo periodo dedicata allo studio delle migrazioni nel Mediterraneo centrale, delle comunità diasporiche e delle influenze interculturali che hanno segnato la regione.
In questo quadro si inserisce anche la visita ufficiale, il 3 dicembre, di una delegazione di alto livello dell’Università di La Manouba presso l’Università di Malta. L’incontro rappresenta una tappa significativa nel rafforzamento degli scambi accademici e culturali tra le due realtà mediterranee. La riunione si concentra in particolare sulla cooperazione tra la “Cattedra Sicilia per il Dialogo delle Culture e delle Civiltà”, il Dipartimento di Italiano della Facoltà di Lettere, Arti e Scienze Umane della Manouba e l’Istituto di Studi Mediterranei dell’Università di Malta.
Il triangolo formato da Italia, Tunisia e Malta rappresenta un esempio straordinario di intreccio culturale, sociale e linguistico nel Mediterraneo centrale. Le storie condivise, le migrazioni, le convivenze e le contaminazioni tra queste tre sponde tracciano uno spazio storico plurale, ancora oggi visibile nei tessuti urbani, nel lessico quotidiano, nelle pratiche culturali e nelle identità ibride delle comunità. Questa pagina della storia mediterranea, pur essendo significativa, resta in gran parte poco conosciuta e merita ulteriori approfondimenti. Le tracce lasciate da italiani, maltesi e tunisini offrono infatti un fertile campo di indagine per nuove ricerche, che possano esplorare non solo le connessioni linguistiche e culturali, ma anche le esperienze di migrazione umana, convivenza etnica e dialogo interculturale.
Dialoghi Mediterranei, n. 79, maggio 2026
Riferimenti bibliografici
GANIAGE Jean, La population européenne de Sousse au XIXe siècle, 1968.
SAMMUT Carmel, Ma mère, cette maltaise de Tunisie, Paris, L’Harmattan, 2020.
SOUMILLE Pierre, Européens de Tunisie et questions religieuses (1892- 1901), Étude d’une opinion publique, Paris, CNRS Éditions. 25, 1975
VADALA Ramiro, Les Maltais hors de Malte, Paris, Éditions A. Rousseau, 1911
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Khouloud Kharrat è una studiosa tunisina specializzata in storia contemporanea. È attualmente dottoranda in Lingua e Civiltà italiane presso la Facoltà di Lettere, Arti e Scienze Umane dell’Università della Manouba, dove ha anche conseguito una laurea magistrale di ricerca. Presso lo stesso ateneo, svolge attività didattica come docente di Civiltà italiana per stranieri. Parallelamente, opera come traduttrice giurata, riconosciuta ufficialmente dai tribunali tunisini e dall’Ambasciata d’Italia.
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