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Trapani tra le due guerre. Storia locale e storia nazionale

9788887778168di Salvatore Costanza [*] 

Ho pensato e scritto il saggio sulla Trapani fra le due guerre come ultimo capitolo della mia Storia di una città mediterranea, lavoro di lunga e approfondita ricerca inteso a ricostruire la vita sociale e culturale di una comunità che seppe sfruttare nel tempo con l’attivismo dei propri mercanti e uomini di mare la posizione geopolitica della città.

La duplice prospettiva da cui muoveva la Storia per il periodo medievale e moderno – le relazioni con l’Africa e le “nazioni” mediterranee, da un lato, e, dall’altro, le particolari identità di un patriziato compenetratosi con la borghesia mercantile nei circuiti della pirateria, dei banchi privati, dello sfruttamento di saline e tonnare, aveva evidenziato una realtà in gran parte avulsa dalle “parzialità” del contesto feudale siciliano e “porta” di transito per le spinte espansionistiche del potere regio.   

Nello stesso rapporto di Trapani con l’hinterland dei Comuni rurali e della costa meridionale si evidenziava il processo delle ricorrenti migrazioni nella città, accentuando così i fattori del ricambio delle classi sociali. Quando però la Trapani marinara dovette ridimensionare, per la crisi dei traffici, la propria antica vocazione, la terra spostò interessi e blasoni, rendite e afflizioni religiose di patrizi e borghesi “non privilegiati” in recessione economica.

Tra Sette e Ottocento, la politica identifica sul rapporto città/campagna un nuovo progetto di riforma della società, nel cui quadro “ideologico” prevale il moderatismo dell’aristocrazia fondiaria. Eppure, l’unificazione nazionale restituisce a Trapani la sua funzione marittima e mercantile, quando si apre il canale di Suez e il porto riconquista la sua centralità nei traffici mediterranei. È il periodo dell’euforia industrialista e commerciale di fine Ottocento e del primo quindicennio del secolo XX.

Fin qui le identità della storia locale si muovono su aspetti e direttrici di sviluppo ben definiti: la considerazione dell’importanza dei rapporti col vicino Maghreb; la natura propulsiva dell’economia marinara per la formazione e il ricambio dei ceti sociali (patriziato, borghesia mercantile, artigianato); le dinamiche territoriali sottoposte alle egemonie urbane; una cultura pragmatica, a servizio della società (medicina, nautica e astronomia, diritto). La Liegi del Sud, che i viaggiatori di un secolo fa rappresentavano nell’effluvio solare del paesaggio salinaro e nelle diffuse torri ciminiere delle industrie enologiche e molitorie, si poteva ben considerare come l’approdo del lungo percorso della Trapani operosa, “porta del Mediterraneo” con l’Italia, come l’aveva prefigurata Nunzio Nasi nella sua vigile e articolata prospettiva politica.     

Che cosa è avvenuto dopo la Prima guerra mondiale? Quale “continuità” o “rottura” il fascismo ha rappresentato nella storia della città e del suo territorio?

Trapani, Casa del Mutilato

Trapani, Casa del Mutilato

Il tipo di ricostruzione storica di Trapani fra le due guerre, nel contesto di una ricerca complessiva sulla storia locale, ne segna i limiti e il carattere. Considerato come il capitolo conclusivo di tale storia, il giudizio riflette la prospettiva orizzontale assunta per individuare il processo che ha portato alla transizione fascista e alla sostanziale “mutazione genetica” della classe dirigente. Se invece si vuole seguire il suggerimento di Salvatore Lupo di analizzare il fascismo nella struttura del suo impianto politico – il partito – e nelle sue vicende locali, allora il giudizio spinge verso la molteplicità dei “luoghi” del consenso. Non v’è dubbio, però, che anche questa chiave interpretativa deve tener conto di come si sia pervenuti al consenso totalitario e, soprattutto, alla massiva adesione al fascismo della vecchia classe dirigente, dapprima in posizioni egemoni, e poi via via inalveatasi nell’apparato normalizzatore e centralizzato del regime.

La crisi economica che, con la guerra e il dopoguerra, aveva gettato la città nel declino dei suoi traffici e nel tracollo delle sue industrie, lasciò ai soli rentiers gli spazi della rendita agraria e finanziaria. Qui fu pure determinante ai fini dell’adesione del notabilato locale al fascismo il duro confronto con la forza organizzata del movimento contadino, insediatosi fin dai primi anni del ’900 nelle campagne ericine attraverso una rete di leghe e cooperative considerate dal Partito socialista un modello di autogestione collettiva.

I recenti studi sul fascismo hanno centrato il loro interesse sull’azione tendente alla normalizzazione dall’alto, piuttosto che alla semplice cooptazione del “blocco agrario moderato” e alla restaurazione del vecchio ordine sociale. Nel saggio che ho scritto mi pare di aver potuto individuare le due fasi in cui si instaura il fascismo nella periferia trapanese.

La reazione della borghesia agraria ai movimenti per la terra si produce all’inizio sui due fronti, del sostegno armato della mafia e di quello politico al Fascio Popolare di Giuseppe Rubino, che spezza il fronte unitario dei consensi a Nasi, ma che apre pure il periodo dei conflitti interni con i fascisti ante-marcia e gli ex combattenti, specie quando si costituisce il ralliement fascista del ’24.                   

Trapani, Mussolini al balcone del Palazzo della Provincia, 16 agosto 1937

Trapani, Mussolini al balcone del Palazzo della Provincia, 16 agosto 1937

L’elezione al Parlamento nazionale dell’avv. Rubino e dei Gentile di Castelvetrano, attraverso il listone del ’24, sigla il successo della linea moderata del fascismo, sostenuta ancora da Cesare Mori, il quale viene richiamato in servizio a reggere la prefettura di Trapani subito dopo l’elezione di Rubino e Gentile. Episodio non marginale nella vicenda Mori, che al di là dell’agiografia fin qui prodotta sul “prefetto di ferro” si deve pensare debba essere considerata nel contesto della convulsa fase di cooptazione del blocco agrario moderato nel fascismo. Le alterne e contraddittorie vicende che lo riguardano – come anche l’episodio delle accuse di mafia e corruzione mosse ad Alfredo Cucco – debbono essere ricostruite tenendo conto delle scelte di campo attuate da Mori in quel periodo, fino al suo allontanamento dalla Sicilia, quando il fascismo tentò di spersonalizzare i poteri locali.           

La revisione, nel ’27, delle liste degli iscritti, e l’affidamento dei poteri locali a un nuovo organigramma di fedeli notabili e di un ceto di burocrati e professionisti, indicano la “svolta” attuata dal fascismo verso la “modernizzazione” del sistema in chiave corporativa, ma anche il tentativo di saldare centro e periferia mediante una pervasiva rete delle strutture del consenso. 

81aypwj2ipl-_ac_uf10001000_ql80_Gli effetti di tale operazione si produssero non soltanto a livello della organizzazione politica periferica, ma anche – e direi soprattutto – sulla formazione di quella “retorica” di regime, che mostrerà nel tempo di durare e resistere attraverso alcune idee/forza della cultura nazionale, come il ripiegamento umorale verso i valori della “civiltà contadina” – pur entro il recupero populista del gramscianesimo – e il ribaltamento, seguito alle imprese coloniali e imperialistiche, del concetto di cooperazione e mediazione col mondo africano.

Un discorso a parte meriterebbero le forme e le strutture attraverso cui il fascismo si assicurò il consenso. Né poté esercitarsi, su questo versante, la competizione della Chiesa locale, bloccata dalle misure autoritarie nei confronti delle istituzioni cattoliche. Nel Diario di Antonietta D’Alì Platamone c’è l’eco più o meno esplicito del dissenso che monta nel notabilato locale verso il regime. Che è poi il dissenso di una classe sociale che si è impegnata nella “restaurazione”, ma che ora deve fare i conti coi parvenus del regime (“i giovinastri in camicia nera” di cui parla Antonietta).

Nel consegnare al giudizio dei lettori questo mio ultimo lavoro su Trapani, non posso non ricordare che esso è stato concepito nell’intento di scriverlo sine ira et studio, cercando di mantenere il necessario equilibrio tra la revisione storiografica in atto e la fedeltà alle fonti, sia di quelle amministrative conservate negli archivi, e sia di quelle raccolte nel suo cospicuo fondo da Nunzio Nasi, il quale considerò il fascismo, dal suo punto di vista di liberal democratico, come l’epilogo eversivo di uno Stato che non era riuscito in mezzo secolo a riformare il corpo sociale degli Italiani e a renderli meno estranei al potere centrale. 

Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
[*] A distanza di quattro anni dalla morte, ricordiamo lo storico trapanese Salvatore Costanza con la pubblicazione di un inedito, forse destinato ad una nuova introduzione ad una probabile e mai realizzata ristampa del volume Trapani tra le due guerre.

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Salvatore Costanza, già docente di storia e di ecostoria negli istituti superiori e universitari, ha svolto attività di ricerca presso l’Istituto “G.G. Feltrinelli” di Milano, collaborando con la rivista “Movimento Operaio”. Ha dedicato alla Sicilia moderna e contemporanea il suo maggiore impegno di studioso con i libri sulla marginalità sociale (La Patria armata, 1989), sul Risorgimento (La libertà e la roba, 1998), sui Fasci siciliani e il movimento contadino (L’utopia militante, 1996). Ha ricostruito la storia urbanistica, sociale e culturale di Trapani in Tra Sicilia e Africa. Storia di una città mediterranea (2005). Nel 2000 ha ricevuto il Premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le ultime sue pubblicazioni: L’astuccio siculo (2001); Trapani fra le due guerre (2006), Giovanni Gentile gli anni giovanili (2011); La Sicilia nella mia vita (2012); Si agitano bandiere. Leonardo Sciascia e il Risorgimento (2016). L’Italia rovesciata. Nunzio Nasi, una biografia politica (2020). È morto il 24 giugno 2021.

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