di Soumaya Bourougaaoui
Hammam Lif, situata a sud di Tunisi, occupa un posto particolare nella storia urbana del Paese. Nata dall’eredità beylicale e profondamente segnata dalle dinamiche della modernità coloniale, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si afferma come importante centro termale e balneare. In questo periodo diventa anche uno spazio di accoglienza e di passaggio, dove popolazioni diverse si incontrano e contribuiscono a un vivace intreccio culturale.
Conosciuta in epoca antica con il nome di Naro e di origine punica, la città si configura come un osservatorio privilegiato delle trasformazioni urbane tunisine, in cui modernità e apertura cosmopolita hanno lasciato un’impronta duratura.
Il suo paesaggio architettonico, ricco e stratificato, riflette questa pluralità di influenze storiche e culturali. In tale contesto, la comunità italiana svolse un ruolo significativo nella realizzazione di diversi edifici, alcune delle cui tracce sono ancora oggi leggibili nel tessuto urbano.
In questo quadro, l’articolo si propone di mettere in luce il contributo della presenza italiana allo sviluppo architettonico e urbanistico di Hammam Lif, evidenziandone l’incidenza nei processi di trasformazione e modernizzazione della città.
Gli italiani di Hammam-Lif: protagonisti dello sviluppo urbano e sociale
Nel corso della seconda metà del XIX secolo e nei primi decenni del XX secolo, Hammam-Lif conobbe una profonda trasformazione grazie all’arrivo di numerose famiglie provenienti dall’Italia, in particolare dalla Sicilia e dalla Sardegna. Attirate dalle opportunità offerte da questa rinomata località termale e balneare, esse contribuirono in modo significativo allo sviluppo economico, sociale e urbanistico della città, lasciando un’eredità che ancora oggi vive nella memoria collettiva del luogo.
Fino agli anni Trenta del Novecento, la comunità italiana rappresentava una delle componenti più numerose e dinamiche della popolazione di Hammam-Lif. La sua presenza era profondamente radicata nel tessuto urbano e si articolava secondo una geografia sociale che rifletteva le diverse condizioni economiche delle famiglie. I nuclei più benestanti si stabilivano nel centro cittadino, partecipando attivamente alla vita commerciale e culturale della località, mentre le famiglie più modeste si concentravano nei quartieri della Piccola Sicilia e della Piccola Sardegna, situati tra il centro urbano e la linea ferroviaria. Questi quartieri conservavano un forte spirito comunitario e mantenevano vive tradizioni, usanze e legami culturali con le terre d’origine.
Le fasce popolari della comunità trovarono invece alloggio nelle aree della seconda espansione urbana, sviluppatasi rapidamente sull’antica proprietà Mascaro. Nei pressi della fabbrica di sapone e lungo il boulevard de Salammbô sorsero case semplici, abitate soprattutto da operai e lavoratori che contribuirono con il loro impegno quotidiano alla crescita della città [1].
All’interno di questa vivace comunità si distinsero numerose famiglie che segnarono la storia locale. Tra queste figurava la famiglia Bono, una delle più conosciute di Hammam-Lif. Fino alla fine della Seconda Guerra mondiale gestì il chiosco Shell situato nell’attuale viale Habib Bourguiba, a pochi passi dal Palazzo Disca. La loro attività commerciale era parte integrante della vita cittadina e testimonia il ruolo svolto dagli italiani nel processo di ammodernamento della località.
Accanto ai Bono, la famiglia Dionisi occupava un posto di rilievo nella comunità italiana. Presente a Hammam-Lif sia prima sia dopo l’indipendenza della Tunisia, essa rappresenta una delle famiglie che meglio incarnano i legami storici tra la Sicilia e la Tunisia. Tra i suoi membri spicca la figura di Hélène Dionisi, vedova Larbi Mejri, considerata una delle ultime custodi della memoria di quelle famiglie siciliane che avevano trovato nella periferia sud di Tunisi una nuova patria.
Profondamente legata alla storia della città era anche la famiglia Lo Re, stabilitasi a Hammam-Lif fin dagli anni Settanta dell’Ottocento. Nel corso delle generazioni, i Lo Re si integrarono pienamente nel tessuto sociale locale senza mai perdere il ricordo delle proprie radici. Le testimonianze di membri della famiglia, come Rose Marie Lo Re, raccontano il forte attaccamento a questa città affacciata sul Golfo di Tunisi, divenuta parte integrante della loro identità.
Tra le figure che lasciarono un segno particolarmente evidente nel paesaggio urbano emerge infine Santo Giovanni Disca. Giunto dalla Sicilia nel 1890 come semplice muratore, grazie alla sua intraprendenza riuscì ad affermarsi nel settore edilizio. Il suo nome rimane indissolubilmente legato al celebre Palazzo Disca, costruito all’inizio degli anni Trenta del Novecento e divenuto uno dei simboli architettonici più rappresentativi di Hammam-Lif.
Mentre la comunità italiana contribuiva alla vita economica e sociale della città, la borghesia francese occupava gli spazi più prestigiosi. Eleganti ville si affacciavano sul litorale, mentre sontuose dimore signorili sorgevano lungo i principali viali cittadini e sulle prime pendici del monte Boukornine. I nomi di alcuni proprietari, come Doubourdieu, Curtelin, Dejeanne e Lambert, testimoniano ancora oggi la presenza di questa élite che contribuì a modellare il volto architettonico della località [2].
La Hammam-Lif di quell’epoca si presentava dunque come una città cosmopolita e multiculturale, in cui comunità diverse condividevano gli stessi spazi pur conservando le proprie peculiarità. Italiani, francesi, tunisini e altri gruppi contribuirono insieme a costruire un autentico crocevia mediterraneo, luogo d’incontro e di scambio tra popoli, culture e tradizioni che hanno segnato profondamente la storia della città.
Edifici e luoghi della memoria italiana a Hammam-Lif
Il Palazzo Disca, conosciuto anche come Balas Disca, costituisce uno degli edifici più emblematici e riconoscibili del tessuto urbano di Hammam-Lif. Realizzato per iniziativa dell’imprenditore Giovanni Disca, esso occupa una posizione eminente nel panorama architettonico della città.
La facciata, articolata in cinque campate regolari affacciate sul viale e scandita da un rigoroso ritmo di partiture e cornici verticali, è impreziosita dalle raffinate ringhiere in ferro battuto dei balconi. La torre che conclude l’angolo dell’edificio ne accentua ulteriormente la monumentalità, conferendogli una presenza forte e distintiva nello spazio urbano. Il linguaggio architettonico adottato si inserisce pienamente nella sensibilità moderna degli anni Trenta, richiamando con chiarezza i canoni dell’Art Déco. Tra il 1930 e il 1935, il Palazzo Disca si distingueva nettamente nel paesaggio dell’allora Avenue de la Gare, dominato prevalentemente da edifici residenziali di impianto tradizionale e da abitazioni a un solo livello.
Particolare attenzione è riservata ai dettagli decorativi e ai materiali: il legno corona i pannelli di rivestimento in maiolica murale e viene impiegato nella realizzazione delle persiane di gusto mediterraneo che caratterizzano l’insieme delle aperture. L’edificio rappresenta così una sintesi armoniosa tra funzionalità, eleganza e modernità.
Il Balas Disca costituisce infine l’espressione di un’operazione immobiliare di notevole successo, testimonianza della vitalità economica e delle trasformazioni urbane che interessarono Hammam-Lif nella prima metà del XX secolo [3].
L’apporto della comunità italiana alla storia della città non si limitò tuttavia alla sfera economica e urbanistica. Accanto alle iniziative imprenditoriali che contribuirono a modellare il volto di Hammam-Lif, essa promosse anche importanti istituzioni educative e culturali, destinate a lasciare un segno profondo nella memoria collettiva. Tra queste, di particolare importanza la Scuola Mista della Casa Taliana.
Costruita nel 1932, la Scuola Mista della Casa Taliana rappresenta una delle più interessanti testimonianze dell’architettura Art Déco a Hammam-Lif. Contraddistinto da un elegante frontone, l’edificio si distingue nel panorama urbano locale come una delle rare espressioni di questo stile architettonico presenti nella città. Per molti decenni, la Casa Taliana fu un importante luogo di formazione e di incontro, accogliendo alunni provenienti da diverse comunità e contribuendo alla crescita culturale e sociale di intere generazioni. Tra le sue aule si avvicendarono insegnanti e professori che lasciarono un ricordo duraturo nella memoria degli abitanti.
Oltre alla sua funzione educativa, l’istituto rappresentò uno spazio di socializzazione e di partecipazione alla vita cittadina, svolgendo un ruolo significativo nel tessuto sociale di Hammam-Lif. La sua attività proseguì anche dopo l’indipendenza della Tunisia, mantenendo viva la propria vocazione formativa per diversi decenni. La chiusura della scuola, avvenuta negli anni Novanta del Novecento [4], segnò la fine di una pagina importante della storia educativa della città, senza però cancellare il ricordo di un luogo che continua ancora oggi a occupare un posto speciale nella memoria di molti abitanti.
Il caso di Hammam-Lif rivela la complessità di una storia urbana tessuta dall’incontro di presenze molteplici e di apporti differenti, che nel tempo hanno segnato e stratificato il volto della città. In questo mosaico di esperienze, la comunità italiana, attraverso le sue attività economiche, sociali e culturali, ha contribuito in modo concreto ai processi di trasformazione urbana, lasciando segni ancora leggibili nel paesaggio architettonico e nella memoria collettiva.
Dalle architetture residenziali e commerciali alle istituzioni educative, le tracce di questa presenza raccontano una partecipazione viva e continuativa alla stagione della modernizzazione di Hammam-Lif tra la fine del XIX secolo e il XX secolo. Ma oltre la materia delle costruzioni, ciò che permane è una trama più sottile e persistente: quella dei ricordi, delle storie familiari, delle relazioni quotidiane e delle pratiche condivise, che ancora oggi abitano l’immaginario degli abitanti.
In questa prospettiva, Hammam-Lif si configura come un luogo profondamente cosmopolita, in cui la coesistenza di comunità diverse ha plasmato un’identità urbana plurale, in costante divenire. La città emerge così come uno spazio di incontro e di attraversamento nel più ampio orizzonte mediterraneo, dove architettura e memoria si intrecciano dando forma a una storia condivisa, sospesa tra permanenza e trasformazione.
Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026
Note
[1] Leila Ammar (a cura di), Hammam Lif : formation et mutations d’une ville balnéaire et thermale au sud de Tunis, Tunis, AC Éditions, 2026: 44-45
[2] Ibidem
[3] Le informazioni riportate sono tratte da: Leila Ammar (a cura di), Hammam Lif : formation et mutations d’une ville balnéaire et thermale au sud de Tunis, Tunis, AC Éditions, 2026: 61.
[4] Leila Ammar (a cura di), op.cit: 65.
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Soumaya Bourougaaoui, è docente universitaria di lingua e civiltà italiana presso l’Università di Cartagine – Istituto Superiore di Lingue di Nabeul. Ha conseguito il dottorato nel 2018 in lingua e letteratura italiana, con specializzazione in civiltà italiana, presso la Facoltà di Lettere e di Scienze Umane dell’Università della Manouba, discutendo una tesi intitolata “La comunità ebraica nell’Italia meridionale ai tempi di Federico II di Svevia”. È membro aderente del CERM (Centro di Ricerca sulle Minoranze) dell’Università degli Studi dell’Insubria. I suoi ambiti di ricerca comprendono la storia medievale e lo studio delle minoranze culturali, religiose e linguistiche in Italia e in Tunisia.
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