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Repertorio lessicale e antropico delle Madonie. L’universo linguistico-dialettale di Roberto Sottile

9788896312490di Vincenzo Pinello [*] 

Tra l’autunno del ‘95 e la primavera del ‘96 il giovane dialettologo Roberto Sottile è impegnato nella campagna di raccolta di dati linguistici e antropici sui pastori dell’area delle Madonie. Sottile si muove con disinvoltura in quei luoghi: perché vi è nato e soprattutto perché ci vive intensamente, fin da ragazzo impegnato in associazioni culturali e comitati civici [1], promotore di convegni, mostre, spettacoli teatrali, concerti e rassegne: gruppi di iniziativa spontanea nei quali ha avuto sempre un ruolo di protagonista insieme ad un gruppo di amiche e amici dei comuni circostanti. Allora, il giovane dialettologo operava già da un po’ nelle cure del cantiere dell’ALS, seguito in particolare da Giovanni Ruffino suo maestro predestinato e con cui firmerà, oltre ad alcuni importanti testi di manualistica e divulgazione, studi scientifici destinati a rimanere nella storia della letteratura di settore.

In quel torno di tempo distante un niente dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, nel pieno del movimentismo antimafia che ne seguì, dopo gli anni del riflusso, le condizioni di contesto per una ricerca di questo tipo, erano ideali per uno come Roberto Sottile.  Anche perché tutte quelle realtà e quelle esperienze, in un modo o nell’altro, in forme e modalità diverse, recavano un quantum del suo impegno e della sua solidarizzazione.

Questa breve premessa dal carattere così biografico non avrebbe avuto qui diritto di coerenza testuale se non fosse indispensabile al profilo di Roberto Sottile studioso e docente, dato che militanza e ricerca in lui hanno abitato un unico processo, l’una esistenzialmente convissuta all’altra.

Da tale formazione, allusivamente bohémien e però scrupolosa, discendono ad esempio la cura del particolare per la visione d’insieme, del dato linguistico per l’elaborazione del modello, del fatto quantitativo per la scalata del caos qualitativo, con il corrispettivo della cura epistemologica e quasi maniacale dei territori. Leggiamolo in un brano del 1997: 

«L’antropizzazione della montagna è infatti ancora poco concentrata per apparire immediatamente visibile. I segni dell’uomo sono sparsi in uno spazio troppo vasto e in un arco di tempo troppo esteso per colpire l’occhio del veloce osservatore. Quei segni, insomma, non si impongono per la loro evidenza, ma si celano, e si lasciano scoprire solo a seguito di lenti sopralluoghi e minuziose osservazioni» (Giacomarra/Sottile 1997: 5) [2]. 

L’elogio della lentezza e del discernimento analitico è lo stadio di estasi del ricercatore, materializzato nella successione anaforica di episodi applicativi. Lo stadio estatico, chi fa ricerca lo sa, lo puoi proprio toccare: nella compulsazione immersiva della fonte, nella ossessione per la variante, nel disorientamento che prelude a un sentiero, una traccia. Ricordiamoci sempre che Sottile veniva dalla straordinaria esperienza sul campo della sua tesi di dottorato, quando inviato nella Etiopia sud-occidentale per studiare una varietà di lingua parlata da poco più di 60 mila individui [3], dovette vivere (lo sentivi nei suoi racconti) questo speciale stadio dell’estasi: della lentezza, della disposizione analitica.

La ricerca, quindi, del 1995-96. Un primo e sintetico resoconto, un volumetto preparatorio, esce nel 1997 (v. nota 2). L’opera completa sarà data alle stampe cinque anni dopo con il titolo Lessico dei pastori delle Madonie e nella collana a lui cara Materiali e Ricerche dell’Atlante Linguistico della Sicilia [4]. 

alsst_cover_01Persone, luoghi, pratiche, lingua

In quella pioneristica inchiesta, Sottile somministra a sei informatori [5] il questionario ALS di prova sulla pastorizia strutturato in 200 domande a risposta chiusa (in prevalenza semasiologiche) e aperte, quindi raccogliendo sia elenchi di lessemi che discorsi estesi di parlato spontaneo e semi spontaneo. È da questi corpora che Sottile estrae gli oltre tremila lemmi che comporranno il suo Lessico. Ciascuna voce contiene le varianti di aree in trascrizione fonetica e ortografica; il punto o i punti dove il dato è stato raccolto espresso con sigla alfabetica [6]; trascrizione dell’etnotesto con traslitterazione in italiano; categoria grammaticale di ciascuna variante; rimandi a varianti lemmatizzate in altri punti del lessico. 

Fig. 1 Repertorio italiano- dialetto

Fig. 1 Repertorio italiano- dialetto

Capire la lingua, leggere il territorio 

“Complicate trasformazioni fonetiche”: così in Ruffino (2001) [7] è rubricato il fenomeno della “metafonesi”. In un quadro di obiettiva complessità così segnalato, quando esce il Lessico linguisti e dialettologi avevano dato una descrizione approfondita del cambio condizionato che in Sicilia riguarda gli esiti di Ĕ o Ŏ toniche in parole terminanti con esiti di Ī o Ū (beḍḍu > bieḍḍu, bieḍḍi; biḍḍu, biḍḍi, ma beḍḍa). Il fenomeno si riscontra in due grandi aree dell’Isola: la sezione orientale delle province di Palermo e Agrigento e nel nisseno-ennese dove appunto ricade l’area madonita e dove sono presenti entrambi gli esiti, il dittongo e, in quantità minore, in soli tre comuni, il monottongo. Il tema della distribuzione in diatopia del fenomeno e quello dell’alternanza dei due esiti è stato parecchio discusso. Ad esempio, secondo alcune interpretazioni, la metafonesi un tempo sarebbe stata presente in tutta l’Isola, tesi contestata da Piccitto secondo il quale il vocalismo non metafonetico in area occidentale, tutt’ora persistente, sarebbe ancora più antico. Quanto al doppio esito, tra le ipotesi più laboriose, contestata ad esempio dallo stesso Ruffino, v’è quella che associa il processo di monottongazione metafonetico e l’apertura condizionata di i e u toniche [8]

Fig. 2 Aree semantiche campi semantici

Fig. 2 Aree semantiche campi semantici

In Sottile (2002) la questione è riproposta, da un lato nella dimensione microscopica dell’area, dall’altro nella prospettiva geo-gravitazionale del contatto inter-areale. Il ragionamento, che in sostanza introduce con forza l’elemento territorio, riprende alcuni importanti fili di senso sul rapporto tra fattori linguistici ed extra-linguistici per il quale va accertata o esclusa di volta in volta la correlazione funzionale (D’Agostino 1995 [9]: 159-196; Ruffino 2001 [10]  220-228). È una procedura di dialettologia pura, molto in uso ad esempio presso i dialettologi percettivi, che vi ricorrono quando non riescono a capire perché un tratto linguistico molto saliente non venga notato da una comunità vicina alla sede del fenomeno, la quale invece risulta ben disposta a ‘sentire’ un fenomeno in un centro distale e di ben minore salienza linguistica.

Sottile introduce tre argomenti che qui ci pare utile ribattezzare nei termini di prova delle aree di contatto, controprova linguistica, prova antropico-territoriale: 

a) Prova delle aree di contatto.  Il monottongo è arrivato nell’area est delle Madonie attraverso l’azione irradiante del compatto versante di confine:

«Il dittongo mostra una particolare evoluzione in alcuni punti della zona meridionale in quella, cioè a più stretto contatto con i territori di Enna e Caltanissetta. [Infatti] a Geraci, Gangi e Polizzi è possibile constatare la presenza del dittongo ridotto [monottongo] analogamente a quanto avviene in molti centri dell’area nisseno-ennese» (Sottile 2002: 27). 

b) Controprova linguistica. Il riscontro della prova delle aree di contatto in almeno un’altra situazione nel medesimo contesto areale, è la conferma della prova.

«[…] Problema riguardante gli esiti del nesso latino FL. Esistono sulle Madonie due differenti realizzazioni: postalveolare [ʃ] e palatale [ç]. La pronuncia di tipo postalveolare investe tutta l’area centro-settentrionale con esclusione di Geraci Siculo e San Mauro Castelverde che, assieme a Gangi, Petralia Soprana, Castellana Sicula, Blufi, Bompietro e Alimena, presenta la fricativa palatale di chiara influenza nissena” (ibidem). Tale assunto è posto come “riprova della sostanziale influenza nissena nell’area meridionale» (ibidem). 

Prova antropico-territoriale. I centri e i loro parlanti che condividono flussi di mobilità, sotto certi rispetti tenderanno a condividere anche tratti di lingua, di pratiche, di cultura connessi a quegli itinerari.

«Strettamente legati ai pascoli sono gli itinerari di trasferimento (muta ‘transumanza’) […] se ne possono individuare fondamentalmente di tre tipi: i primi si dispongono lungo il versante settentrionale i cui pastori svernano scalando su distese pascolative che si approssimano gradualmente al mare; i secondi sono quelli dei pastori che si muovono lungo le medie e basse colline limitrofe alla provincia di Caltanissetta entro cui penetrano per raggiungere anche i territori dell’agrigentino; gli ultimi riguardano i pastori di Sclafani e di Caltavuturo che scendono verso le vallate disposte a occidente, con i centri di Scillato, Cerda, Montemaggiore» (Giacomarra/Sottile 1997: 30-31). 

Sono questi «i tre più importanti itinerari della “transumanza» madonita [ed] «è possibile notare come l’universo pastorale di ciascuna delle tre sub-aree ad essi riconducibili condivida alcuni tratti relativi alle tecniche, ai concetti, al lessico» (Sottile 2002: 18). 

Carta 1: 262 Caltavuturo; 269 Isnello; 271 Castellan Sicula; 272 Blufi; 273 Alimena; 274 Bompietro; 275 Petralia Soprana; 277 Gangi; 278 Geraci Siculo; 279 Castelbuono; 280 San Mauro Castelverde; 281 Pollina

Carta 1: 262 Caltavuturo; 269 Isnello; 271 Castellan Sicula; 272 Blufi; 273 Alimena; 274 Bompietro; 275 Petralia Soprana; 277 Gangi; 278 Geraci Siculo; 279 Castelbuono; 280 San Mauro Castelverde; 281 Pollina

L’idea che gli spostamenti legati alla transumanza costruiscano potenti addensamenti identitari o, detto in altri termini, esprimano reti dense eccitate dal rinforzo, trova riscontro nel dato linguistico. La carta 1 (Sottile 2002: 20) rappresenta la distribuzione diatopica in area madonita delle varianti dialettali del referente-concetto «Pietra piatta su cui la pecora o la capra poggia le zampe durante la mungitura». Il tipo valata nelle due varianti fonetiche è attestato nei centri partecipi del secondo itinerario descritto sopra con meta il nisseno-ennese. Invece, nei comuni che mutano verso la costa (primo itinerario), il ricercatore registra il tipo trischiaturi e varianti, condiviso, a loro volta, dai centri del terzo itinerario e che occupano il versante occidentale dell’area. 

Roberto Sottile

Roberto Sottile

Architettura del lessico e dei concetti 

Con il “repertorio italiano-dialettale” accluso al volume Sottile propone il compendio dell’intero corpus trasfuso negli esponenti e nelle glosse del lessico. Strutturato in contesti semantici che ricalcano le sezioni del questionario, «non funge da vero e proprio indice, bensì ha il solo scopo di rimandare all’esponente della voce del Lessico all’interno della quale potranno poi essere trovate le diverse varianti diatopiche in trascrizione fonetica» (ivi: 40). La sintesi che ne proponiamo in Fig. 1, con tre esponenti exempla estratti dal corpus, dovrebbe dare un’idea della completezza dell’universo antropico riportato e del dettaglio fonetico del reperto linguistico. Qui l’ordine dei contesti segue quello del questionario; da esso ricaviamo lo schema nel quale i contesti sono aggregati per somiglianze semantiche (Fig. 2).

Sottile, con la consapevolezza di chi è parte di un gruppo e di una storia, sa che il suo lavoro si colloca in una tradizione fertile e prestigiosa, il Centro di studi filologici e linguistici siciliani, al quale ha da subito aderito fino a svolgervi ruoli di responsabilità; inoltre intuisce che il lavoro sul lessico, grazie alle condizioni costruite dal Centro in cinquantacinque anni di storia, potrà continuare a restituire studi e ricognizioni di importanza fondamentale e non rinviabile. Nel 1988 era uscito il  Lessico del dialetto di Pantelleria di Giovanni Tropea; nel 2000 Gioacchino Cannizzaro e Massimo Genchi ultimavano il Lessico del dialetto di Castelbuono e nel 2012 di Marina Castiglione vedrà la luce Parole e strumenti dei gessai in Sicilia Lessico di un mestiere scomparso (della stessa, nel 1999, era apparso Parole del sottosuolo. Lingua e cultura delle zolfare nissene)Poi, nel 2010, lo stesso Sottile e Massimo Genchi inizieranno la pubblicazione dei due volumi del Lessico della cultura dialettale delle Madonie per giungere infine (saltando a piè pari anni e opere altrettanto meritevoli) alle pubblicazioni dell’Atlante Linguistico del Mare (come Lessico del mare di Elena D’Avenia, 2018) e La Sicilia nei soprannomi (2020) di Giovanni Ruffino

Sottile, come si sa, ha potuto vivere solo una parte del futuro della storia. Ma così sarà per tutti noi. E Roberto conosceva già come sarebbe continuata e che non sarebbe mai finita. 

Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025
[*] Il 7 agosto del 2021 è venuto a mancare Roberto Sottile, professore associato di Linguistica Italiana presso l’Università di Palermo, collaboratore e amico di “Dialoghi Mediterranei”. A distanza di quattro anni lo ricordiamo con questo scritto del suo collega Vincenzo Pinello. 
Note
[1] Sottile ha fatto parte della redazione di Espero, mensile del comprensorio Cefalù-Termini-Madonie, e del gruppo teatrale Adelphi promosso da Padre Lorenzo Marzullo allora parroco a Caltavuturo. Con Mirella Mascellino e Vincenzo Pinello ha collaborato all’antologia I poeti del Parco delle Madonie curata da Pietro Attinasi per le edizioni Arianna di Geraci Siculo. Ha preso parte alle attività della Pro Loco di Caltavuturo, comune dove per un periodo è stato assessore alla cultura. Negli anni successivi il suo impegno sociale è continuato su più versanti, ad esempio, ha fondato un gruppo musicale che ha condotto una interessante ricerca linguistica sul versante dei rapporti tra lingua e dialetto ed è stato tra i promotori del comitato civico per la trazzera di Prestanfuso, per un lungo periodo unica via di accesso a Caltavuturo. L’impegno nel sociale di Roberto Sottile, mai separato dai suoi interessi di ricerca, merita d’essere ricostruito e consegnato alle presenti e future generazioni.
[2] Mario Giacomarra/Roberto Sottile, Madonie. I pastori e le ragioni dell’ambiente, Ispe Archimede Editrice, 1997.
[3] Roberto Sottile, Schizzo grammaticale del Basketo (Etiopia sud-occidentale), Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” dissertation, 2002.
[4] Roberto Sottile, Lessico dei pastori delle Madonie, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Università di Palermo, 2002
[5] Giuseppe Alaimo di Gangi; Benedetto Maggio di Geraci Siculo; Pietro Macaluso di Petralia Soprana; Giuseppe Cuccia di Caltavuturo; Nicola e Giuseppe Onorato di Isnello; Giuseppe Musotto di Pòllina.
[6] Gangi (GA), Geraci S. (GE), Petralia Soprana (PS), Caltavuturo (CA), Isnello (IS), Pòllina (PO). A questi Sottile aggiungerà alcuni dati su altri centri madoniti attingendo tra le altre fonti a Massimo Genchi/Gioacchino, Cannizzaro, Lessico del dialetto di Castelbuono, Materiali e Ricerche dell’ALS, 2000, e alla tesi di laurea di Sabrina Bernocchio discussa all’Università di Palermo nell’anno accademico 1994/95.
[7] Giovanni Ruffino, Sicilia. Profili linguistici delle regioni, Editori Laterza, 2001.
[8] I dubbi di Ruffino sono originati dalla mancata coincidenza territoriale rilevata nelle sue carte tra l’area della monottongazione e quella dell’apertura di u. Restando alle Madonie, solamente a Petralia Soprana e Gangi sono presenti entrambi i fenomeni, mentre a Pòllina, Castelbuono, Geraci S., Castellana S., Bompietro e Alimena, l’apertura condizionati delle due vocali è presente malgrado l’assenza del monottongo. Per la discussione completa cfr. Giovanni Ruffino, Variazione diatopica in Sicilia. Cartografia elementare, 2018: 10-13 e Carta 2).
[9] Mari D’Agostino, Luoghi del vivere e luoghi del comunicare nella Sicilia degli Anni Novanta, in Percorsi di Geografia linguistica. Idee per un atlante siciliano della cultura dialettale e dell’italiano regionale, Materiali e Ricerche dell’ALS, Palermo, 1995.
[10] Giovanni Ruffino, Dialetto e dialetti di Sicilia, CUSL Palermo, 2001.

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Vincenzo Pinello, nato a Gangi. È professore associato di Linguistica italiana all’Università di Palermo dove insegna anche Lingua e testualità italiana e di Didattica dell’Italiano L1/L2. È stato docente in altre università italiane e straniere e visiting professor alla Sichuan International Studies University (SISU) di Chongqing (Cina) e relatore invitato alla Nankai University di Tianjin. Fa parte del comitato scientifico dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS) e del collegio dei docenti del dottorato in Studi umanistici. I suoi interessi di ricerca riguardano anche la sociolinguistica, la dialettologia percettiva, la testualità, l’analisi del testo letterario la didattica della grammatica. È coordinatore didattico e responsabile dei rapporti con la Cina della Scuola di Lingua italiana per stranieri. Ha al suo attivo numerosi articoli scientifici e la monografia Raccontare e rappresentare le lingue e lo spazio. L’esperienza dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS) (Stoccarda, Franz Steiner Verlag). Ha collaborato per l’analisi del testo fonte e la struttura dell’opera all’edizione cinese delle poesie di Milo De Angelis nella traduzione di Chen Ying.

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