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Porto Farina: storia di un porto strategico nel Mediterraneo

Porto Farina, oggi Ghar El Melh

Porto Farina, oggi Ghar El Melh

di Samia Debbabi 

Porto Farina, oggi chiamato Ghar El Melh, è uno dei più importanti porti storici della costa settentrionale della Tunisia. Questo porto, sito in fondo al Golfo di Tunisi, vicino a Capo Farina, ha avuto per secoli una posizione geostrategica di primo piano nel Mediterraneo. Protetto tra laguna, montagna e mare Porto Farina, nel corso dei secoli, è stato emporio fenicio, base navale romana, rifugio dei corsari ottomani e arsenale militare della Reggenza di Tunisi. 

La storia di Porto Farina riflette quindi le grandi trasformazioni politiche, economiche e marittime del Mediterraneo. Con i suoi scambi commerciali, i conflitti militari e i movimenti di popolazioni, questo porto è davvero un crocevia fra Europa, Nord Africa e Oriente. Come sosteneva lo scrittore Djelloul: 

«Ce village attesté par la plupart des cartes européennes du XVIème siècle, fut la victime du long duel que se livrèrent les Turcs et les Espagnoles sur le sol tunisien entre 1535 et 1574. Selon une reconnaissance maltaise de 1587: on peut entrer librement à Ghar El Melh parce qu’il n’y a aucune défense, hormis une tour sur la montagne, sans artillerie, ni plateforme apte à en recevoir» [1]. 

3Contesto geografico e nome storico

Nel corso dei secoli, Porto Farina ha conosciuto diverse denominazioni assecondando le trasformazioni storiche, culturali e politiche che hanno interessato questa regione, così costituendo un avamposto dipendente da Utica specializzato negli scambi commerciali e nel transito delle merci, a testimonianza di una lunga tradizione di traffico portuale. 

Nell’epoca punica, il sito era conosciuto con il nome di Rass Esmon, denominazione associata al significato di “Promontorio d’Apolline”, a conferma dell’importanza geografica e simbolica del luogo nel cuore del Mediterraneo antico. Già serviva da porto secondario per la città di Utica, dove con il lento insabbiamento dell’antico porto, l’accesso dal mare divenne sempre più difficile e Porto Farina acquisì sempre più il ruolo di rilevante snodo commerciale. 

Successivamente, con la dominazione romana, la località assunse il nome di Rusucmona, iniziando così una nuova fase di integrazione nell’organizzazione amministrativa e commerciale dell’Impero romano. Durante questo periodo, il porto conservò la sua notevole funzione militare e commerciale. Data la sua vicinanza a Cartagine e al Golfo di Tunisi, rivestiva un’importanza strategica per il controllo navale dell’Africa romana. I Romani sfruttarono soprattutto la posizione del sito per garantire la sicurezza delle rotte marittime e controllare i movimenti militari nel Mediterraneo occidentale. 

A partire dal XVII secolo, comparve la denominazione Porto Farina, probabilmente derivato dal nome di un ingegnere o comandante militare italiano, associato alla costruzione delle fortificazioni e delle infrastrutture portuali, o da una deformazione della parola «farina» (grano), a motivo del commercio di questo prodotto verso l’interno, come evidenza lo scrittore Jabeau: «il n’est pas facile de savoir pourquoi on l’appelle Porto Farina: on croit que ce sont les italiens qui lui ont donné ce non» [2]. 

Fu nel periodo ottomano che Porto Farina raggiunse il suo apogeo, diventando uno dei principali arsenali della Reggenza di Tunisi. Il corsaro e dey ottomano Usta Mourad trasformò radicalmente il sito, ampliando il vecchio porto e potenziando le fortificazioni. Nelle parole dello scrittore Djelloul: 

«La première moitié du XVIIeme siècle fut l’âge d’or de la marine tunisienne à l’époque ottomane. L’habilité que déploya le grand amiral Usta Mourad Ibn Abdallah (1604-1640) fit de Tunis une des principales puissances maritimes de la Méditerranée» [3]. 

Sotto Murad III Bey fu eretto un arsenale militare formato da gallerie a volta destinate alle navi da guerra ed officine per la costruzione navale. Porto Farina fu perciò un centro strategico dei corsari tunisini e ottomani che dominavano una parte del Mediterraneo.

Dal periodo ottomano ai giorni nostri la città è conosciuta come Ghar el Melh, che letteralmente in arabo significa “grotta del sale” o “antro del sale”, in virtù delle grandi distese salanti che si trovano nei dintorni. Il nome arabo tradizionale di Ghar el Melh è riapparso nel 1956 con l’indipendenza della Tunisia nell’ambito dell’arabizzazione dei toponimi.

Questa variazione di nomi dimostra chiaramente la varietà e la ricchezza storica e multiculturale del porto strategico nel Mediterraneo. 

La fortificazione del Porto

La fortificazione del Porto

Ruolo e influenza negli scambi commerciali nel Mediterraneo

Il porto, che si trovava in una laguna naturalmente riparata, aveva un accesso al mare relativamente nascosto e forniva allo stesso tempo un rifugio sicuro per le navi. Questa struttura consentì al sito di divenire in poco tempo un centro marittimo di grande rilievo. 

Fin dal XIV secolo la città di Porto Farina occupava una posizione strategica negli scambi commerciali del Mediterraneo, grazie alla collocazione geografica privilegiata e alla conformazione naturale del suo lago, chiuso da uno stretto passaggio largo circa cinquanta metri. Il sito era a quel tempo un rifugio per i corsari che attaccavano le flotte cristiane e catturavano prigionieri per il riscatto o la schiavitù. 

Nel XVII secolo, la costruzione di un modesto porto e di una fortezza trasformò a poco a poco Porto Farina in un notevole centro marittimo, fino a diventare il primo porto di Tunisi per tutto il secolo XVIII, centralizzando buona parte del commercio tunisino. Come sottolinea lo scrittore Jabeau:

«Mais c’est aux XVIe et XVII siècles qu’elle connait son apogée. Avec, l’installation d’une communauté andalouse chassée d’Espagne par l’inquisition d’une part, et sous l’occupation ottomane lorsque les Turcs, principalement, le Dey Osta Mourad (1637–1640) transforment et aménagent ce site en port de la Régence pour abriter la flotte d’autre part; il deviendra rapidement un port de commerce» [4]. 

Sotto il regno di Ahmed I Bey (1837-1855), questa base corsara fu riorganizzata come porto militare e commerciale, segnando una nuova tappa nella sua evoluzione economica e politica. Tra Tunisi e Biserta, la città controllava le rotte marittime del nord della Tunisia e svolgeva quindi un ruolo essenziale nelle dinamiche commerciali e strategiche del Mediterraneo. 

Testimoninaze delle fortificazioni del Porto

Testimonianze delle fortificazioni del Porto

Porto Farina: ruoli militari e navali 

Questa città portuale ha avuto un fondamentale ruolo strategico nella storia marittima e militare della Tunisia, specialmente tra il XVI e il XIX secolo. La posizione geografica favorevole nel nord del Paese e la laguna naturale protetta fecero di Porto Farina uno dei principali centri navali della Reggenza di Tunisi sotto la dominazione ottomana. 

Durante la dominazione ottomana, il porto giocò un ruolo fondamentale nella difesa marittima della costa tunisina. Il suo porto naturale era un rifugio sicuro per le navi da guerra e per le galere dei corsari del Mediterraneo. Questa conformazione geografica consentiva di proteggere le flotte dagli attacchi nemici e dalle intemperie, ma anche di controllare le rotte commerciali e marittime che collegavano il Nord Africa ai porti europei. 

Nel XVII secolo, i bey di Tunisi ordinarono la costruzione, a Porto Farina, di uno dei più importanti arsenali navali. Tale arsenale era un’importante infrastruttura per le attività militari della reggenza. Fu utilizzato per la costruzione e la riparazione delle navi da guerra, per il deposito di armi e munizioni, e anche come rifugio per le galee militari. Le gallerie a volta dell’arsenale, ancora visibili, raccontano lo sviluppo architettonico e militare del sito e rivelano la rilevanza strategica che questo porto ebbe nell’organizzazione navale ottomana. 

Porto Farina era uno dei principali rifugi della pirateria nel Mediterraneo. I corsari tunisini ed ottomani vi trovavano un ricovero per le loro scorrerie contro le navi europee, prima e dopo le incursioni. L’accessibilità problematica al porto aumentava la sua utilità difensiva e lo rendeva adatto a fungere da base di ripiego militare. Questa pirateria ebbe un ruolo decisivo per l’affermazione della potenza marittima tunisina nell’età moderna. 

Alla fine, la città fu provvista di varie fortificazioni, costruite per difendere il porto e le sue strutture militari dagli attacchi provenienti dall’esterno. Queste fortificazioni sono la testimonianza dell’influenza geopolitica di Porto Farina nelle competizioni mediterranee tra le potenze europee e quelle ottomane. Porto Farina appare dunque come un esempio notevole dell’organizzazione militare e marittima dei porti maghrebini sotto il dominio ottomano, svolgendo un ruolo essenziale nella difesa, nel commercio e nella strategia navale nel Mediterraneo. 

Per proteggere la rada e il porto, furono erette varie fortificazioni, fra cui il Borj El Loutani, il Borj El Wustani e il Borj Lazarit, che presidiavano l’accesso marittimo e fungevano da batterie di artiglieria costiera. Grazie a questa infrastruttura difensiva, il porto ebbe un ruolo chiave nel controllo delle rotte marittime del Mediterraneo [5]. fungendo da scalo intermedio tra i grandi centri commerciali italiani, Genova e Livorno in particolare e i circuiti economici del Maghreb centrale.   

Borj El Lutani

Borj El Lutani

Porto Farina ai tempi dei mercanti italiani

A partire dal XIX secolo, i mercanti italiani in maggioranza siciliani venivano sulla costa settentrionale a pescare sardine ed acciughe. Questa comunità, nata dall’immigrazione di operai che fuggivano dalla miseria e dalla mafia, ha portato con sé competenze che ancora oggi segnano il panorama locale [6]. I siciliani di Porto Farina erano soprattutto operai, pescatori e orticoltori [7]. Esercitavano la pesca artigianale con tecniche tradizionali mediterranee. Praticavano l’agricoltura «Ramli», spesso lavorando fianco a fianco con i maltesi, così da contribuire allo sviluppo delle coltivazioni su sabbia nella laguna, tecnica unica in cui le piante vengono irrigate dal movimento delle maree. Molti erano gestori di bar, fornai o cocchieri.

La vita sociale ruotava attorno alla famiglia, alla religione e alla lingua: l’italiano era la lingua prestigiosa della stampa, ma i coloni parlavano soprattutto in siciliano, lingua che ha segnato profondamente il dialetto locale di Ghar el Milh (accento cantilenante, vocabolario prevalentemente marittimo). La comunità festeggiava i suoi santi patroni, come sant’Agata, con processioni e riti religiosi che si mescolavano a volte con le tradizioni locali, in una forma di devozione popolare condivisa. La cucina quotidiana era un sorprendente mix. Si nutrivano di pane cunzato e di pasta con spezie e prodotti del luogo. È in quel periodo che sono nati piatti ibridi come il «couscous alla siciliana» o l’uso massiccio del pomodoro essiccato [8].

Borj El Wustani

Borj El Wustani

Le famiglie più povere a volte trascorrevano l’estate in precarie abitazioni, come capanne di canne, innalzate sui loro appezzamenti costieri, per stare il più vicino possibile ai campi coltivati. A Porto Farina si stava all’ombra di enormi forti ottomani che, a quei tempi, servivano da caserme o da luoghi di quarantena. 

Le reti mercantili italiane si dimostrarono dunque essenziali per sostenere l’espansione commerciale e per favorire lo sviluppo di un sistema portuale dinamico e articolato, di cui Porto Farina rappresentava – come si è detto – un nodo cruciale, grazie alla sua posizione strategica e alla capacità di inserirsi in una rete di scambi ancora più ampia. 

In epoca moderna, la presenza italiana aumentò gli scambi e diede vita a un’economia portuale orientata verso l’esportazione. Questa attività commerciale, però, rimaneva legata agli equilibri politici locali e alle relazioni diplomatiche tra le reggenze nordafricane e le potenze europee, e conferiva a Porto Farina nello stesso tempo uno status prospero e pure fragile nel sistema mediterraneo. 

Porto Farina, oggi Ghar El Melh

Porto Farina, oggi Ghar El Melh

Patrimonio culturale e storico

Oggi Ghar El Melh è uno dei siti storici più importanti della costa tunisina. Nell’angolo nord-orientale della Tunisia, questa antica città portuale porta i segni di un patrimonio culturale e storico attraversato dalle civiltà mediterranee che vi si sono succedute nel corso dei secoli. Grazie alla sua collocazione strategica tra il lago e il mare, Ghar El Milh ha a lungo rappresentato un crocevia commerciale, militare e culturale tra il Maghreb, l’Europa e il Mediterraneo. Come afferma lo scrittore Djelloul: «La petite ville de Ghar El Melh, la Porto Farina des portulans européens est nichée dans un nid de verdure baigné par le soleil» [9]. 

L’importanza patrimoniale di Ghar El Milh è data in primo luogo dalla ricchezza del suo paesaggio storico. Il sito conserva ancora numerose tracce architettoniche dell’epoca ottomana, in particolare le fortezze difensive, gli arsenali e le antiche infrastrutture portuali che illustrano il ruolo militare e marittimo della città tra il XVI e il XIX secolo. Questi monumenti riflettono l’influenza delle tradizioni architettoniche ottomane, integrando al contempo elementi locali adattati all’ambiente lagunare tunisino. 

Oltre al suo patrimonio materiale, Ghar El Milh possiede anche beni immateriali profondamente radicati nella memoria collettiva della regione. Le comunità del Mediterraneo hanno modellato la loro identità locale unica grazie alle tradizioni di pesca, alle pratiche artigianali, ai racconti marittimi e agli scambi culturali. Questa dimensione culturale si manifesta anche negli stili di vita, nelle feste popolari e nel lessico marittimo tramandato di generazione in generazione.

Anche il patrimonio naturale di Ghar El Milh contribuisce al valore eccezionale del sito. Le lagune, le zone umide e i paesaggi costieri costituiscono un ambiente ecologico straordinario che ha favorito lo sviluppo delle attività umane fin dall’antichità. L’interazione tra risorse naturali e testimonianze storiche rende Ghar El Milh un esempio rappresentativo delle città portuali del Mediterraneo, dove natura e cultura rimangono strettamente legate e fortemente intrecciate. 

Oggi, la conservazione di questo patrimonio rappresenta una sfida fondamentale per la valorizzazione culturale e turistica della regione. La salvaguardia dei monumenti storici, la protezione degli ecosistemi lagunari e la trasmissione delle tradizioni locali appaiono essenziali per preservare la memoria storica di Ghar El Milh e rafforzare il suo ruolo nel patrimonio mediterraneo contemporaneo.

Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026
Note
[1] DJELLOUL Neij, Ghar Al Melh, Une base navale tunisienne du XVIIème siècle, Publication du Ministère de la Défense Nationale, Direction du Patrimoine de l’Information et de la Culture, Imprimerie e l !’Armée Nationale, Tunis, Juin 2012: 9
[2] JABEAU Salah, Il était une fois…Ghar el Melh, Préf. Bertrand Delanoè), Tunis, Simpact Editions, Janvier 2003: 8
[3] DJELLOUL Neij, Ghar Al Melh, Une base navale tunisienne du XVIIème siècle, Publication du Ministère de la Défense Nationale, Direction du Patrimoine de l’Information et de la Culture, Imprimerie e l !’Armée Nationale, Tunis, Juin 2012: 9
[4] JABEAU Salah, Il était une fois…Ghar el Melh, Préf. Bertrand Delanoè, Tunis, Simpact Editions, Janvier 2003: 8
[5]http://milguerres.unblog.fr/notice-sur-porto-farina-tunisie-port-corsaire-et-arsenal-des-beys-son-passe-lesclavage-par-paul-cezilly/
[6] https://www.storiamediterranea.it/wp-content/uploads/2025/01/6Toso.pdf
[7] https://irmcmaghreb.org/
[8]https://premioconti.org/wp-content/uploads/securepdfs/2019/03/Come-i-siciliani-raggiungono-Tunisi-CORR.pdf
[9] DJELLOUL Neij, Ghar Al Melh, Une base navale tunisienne du XVIIème siècle, Publication du Ministère de la Défense Nationale, Direction du Patrimoine de l’Information et de la Culture, Imprimerie e l !’Armée Nationale, Tunis, Juin 2012: 3.
Riferimenti bibliografici
DJELLOUL Neij, Ghar Al Melh, Une base navale tunisienne du XVIIème siècle, Publication du Ministère de la Défense Nationale, Direction du Patrimoine de l’Information et de la Culture, Imprimerie e l !’Armée Nationale, Tunis, Juin 2012.
JABEAU Salah, Il était une fois…Ghar el Melh, Préf. Bertrand Delanoè, Tunis, Simpact Editions, Janvier 2003.

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Samia Debbabi, laureata magistrale in Italianistica presso l’università di Roma tre, ha conseguito nel 2025, presso la Facoltà di Lettere, Arti e Scienze Umanistiche di Manouba, il dottorato in Lingua, Letteratura e Civiltà Italiana con tesi discussa dal titolo «Più che estetica, la Bellezza è una convivenza civile». Attualmente è insegnante di lingua italiana nel settore privato. I suoi ambiti di interesse riguardano il patrimonio culturale sia materiale che immateriale tunisino con un’attenzione specifica alle dinamiche di valorizzazione dei beni storici e artistici in un contesto interculturale.

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