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Parole d’ordine nuove: la guerra nel nome di Dio

91vg8yzuvyl-_uf10001000_ql80_di Enzo Pace 

Nel glossario degli orrori del nuovo disordine internazionale meritano attenzione due parole collegate: guerra dei guerrieri.

Sono state pronunciate con enfasi dal Sottosegretario della Guerra degli USA, Pete Hogseth, il 30 settembre 2025, a Quantico in Virginia davanti a una platea di generali e ufficiali dell’esercito.

Pubblicato integralmente in vari quotidiani italiani [1], ne riporto un brano: 

«Il presidente Donald Trump ne parla sempre. Si chiama “pace attraverso la forza”. E, come insegna la storia, le uniche persone che meritano davvero la pace sono quelle disposte a combattere per difenderla. Ecco perché il pacifismo è così ingenuo e pericoloso: ignora la natura umana e ignora la storia umana. O proteggi il tuo popolo e la tua sovranità, o sarai soggetto a qualcosa o a qualcuno. È una verità antica quanto il tempo. E poiché combattere una guerra costa sangue e denaro, dobbiamo alla nostra repubblica un esercito capace di vincere qualsiasi guerra che scegliamo o che ci venga imposta. Se i nostri nemici dovessero scioccamente sfidarci, saranno schiacciati dalla violenza, dalla precisione e dalla ferocia del Dipartimento della Guerra. In altre parole, ai nostri nemici, FAFO [2]. Un altro modo per dirlo è: pace attraverso la forza, legittimata dallo spirito guerriero. E noi stiamo restaurando entrambi». 

Era una delle sue prime uscite, fresco di nomina, anche se contrastata. Il 25 gennaio scorso, infatti, in Senato egli aveva ricevuto 50 voti a favore e 50 contrari. Decisivo è stato il voto del vicepresidente di Trump, James David Vance, che si è avvalso del diritto di votare in caso di parità come previsto dalla legge. In realtà, Hegseth era già noto non solo al mondo dell’esercito, ma anche alla grande platea televisiva di Fox News, dove è stato a lungo l’animatore di un programma Fox and Friends. Laureatosi in scienza politica all’università di Princeton, ha intrapreso la carriera militare. Le sue esperienze più significative nelle vesti di ufficiale lo vedono prima a Guantanamo, poi a in Iraq e, infine, in Afghanistan. La popolarità è cresciuta da quando ha pubblicato una raccolta dei suoi interventi al programma di Fox. L’ultimo suo libro, uscito l’anno scorso, s’intitola The War of Warriors, dove annuncia quella che egli chiama la crociata americana per restare liberi, dove nelle prime pagine si legge: 

«L’esercito è il luogo in cui il nostro Paese ha – disperatamente – bisogno di giovani americani, patrioti, pieni di fede e coraggio, che si facciano avanti e adottino una visione a lungo termine». 

71f9xhfyfl-_uy1000_Tradurrei: una maschia gioventù, animosamente cristiana, ripiena di spirito guerriero è il muovo modello antropologico per la nuova America MAGA (Make America Great Again), che vuole tornare a essere grande in casa e nel mondo. Hogseth lo ha ribadito a Quantico a fine settembre muovendosi come un consumato attore sul palco, dopo aver sostato per qualche minuto davanti al leggio, da dove solitamente si pronunciano i discorsi ufficiali. Non ha risparmiato battute taglienti rivolte agli ufficiali convenuti. Nell’ordine: non è più ammissibile vedere girare per i corridoi del Pentagono generali grassi, ufficiali con barbe e capelli lunghi, che – ed è questa la colpa più grave –  si siano adeguati alla cultura woke [3] nell’esercito. Che cosa intende Hegseth è presto detto: woke è un polpettone dove si tritura il codice di condotta ispirato ai DEI (diversity, equality and inclusion) assieme al genderism, alla globalizzazione e al secolarismo. Hegseth sta parlando dell’ e all’esercito americano e sta dicendo che tutta l’indigesta cultura della sinistra democratica sarà buttata via, poiché essa è l’antitesi dell’autentica mascolina etica del guerriero che il trumpismo vuole risvegliare. La battuta sui generali sovrappeso [4] non è un invito a essere più attenti alla linea, ma l’annuncio di una revisione dei test per valutare l’idoneità fisica, che saranno calibrati – come ha detto testualmente – su parametri maschili.  Insomma, restaurare l’etica guerriera per rimettere in ordine la società tutta. Hegseth è i primo a guidare l’ex-dipartimento della Difesa, oggi ribattezzato da Trump dipartimento della Guerra [5].

4Fin qui siamo di fronte a un programma di restaurazione sociale, che offre alle nuove generazioni un modello antropologico il cui profilo è racchiuso nella formula: Dio, patria, famiglia. Una formula non nuova, declinata anche in Europa da leader politici della nuova destra nazionalista [6]. La domanda che ci si può porre è: perché tanta insistenza su Dio? Perché un progetto politico conservatore ha bisogno di richiamarsi a Dio per rendersi credibile? La credibilità politica è più facile da ottenere, se è sostenuta dalla fede religiosa?

Pete Hegseth appartiene a un ampio movimento di risveglio politico-religioso che non è iniziato con Trump. Viene da lontano, almeno dalla fine degli anni Settanta, quando per le strade di Washington, sfilarono persone che si riconoscevano nell’appello lanciato dai suoi canali televisivi da un predicatore evangelico battista che si chiamava Jerry Falwell [7]. Nasceva la Moral Majority prima incubatrice dell’attuale articolata lobby evangelicale o nazional-cristiana, che ha fatto la fortuna elettorale già in passato di Presidenti come Reagan e Bush padre e figlio, per arrivare al cuore del potere oggi con Trump. Dunque, non sto parlando di un fenomeno recente e passeggero.

7L’aggettivo evangelicale non va confuso con evangelico. Quest’ultimo si riferisce alla storia delle Chiese della Riforma e ai vari rami che ha conosciuto dal Settecento ai giorni nostri. Evangelicale allude al fatto che i movimenti di cui parliamo si sono formati spesso fuori delle Chiese e denominazioni storiche, attraendo persone che ne sono uscite o hanno riscoperto il cristianesimo tramite le nuove formazioni post-denominazionali. Il loro successo è dovuto all’emergere di figure carismatiche, grazie all’aiuto di vecchi e nuovi mezzi di comunicazione, pastori in proprio e non più rappresentanti di consolidate tradizioni teologiche e spirituali del protestantesimo. Il punto di convergenza è stato il fondamentalismo biblico: la Bibbia ha sempre ragione, ciò che è scritto è indubitabile, perciò il fondamento della legittimità dello Stato è la Parola in essa rivelata da Dio. La sovranità dello Stato poggia sulla sovranità di Dio.

Di conseguenza, nella lunga marcia del movimento evangelicale, la fede ha lasciato immaginare possibile una rivoluzione politica che aggredisse il principio costituzionale della separazione tra Stato e Chiesa, la contestazione del darwinismo e l’apertura di migliaia di scuole confessionali, dove ancora oggi è bandito l’insegnamento della teoria evoluzionista (in alcuni Stati, è fatto obbligo ai docenti di scienze delle scuole pubblica di presentare la teoria del Disegno Intelligente ogni qualvolta si parla di Darwin), la battaglia contro l’aborto, l’unione fra persone dello stesso sesso e la teoria del gender. Infine, la Bibbia è stata riletta con le lenti del nazionalismo: la società americana è nata benedetta da Dio, faro di libertà per tutte le genti, con il mandato divino di difendere i valori del cristianesimo che il secolarismo vorrebbe cancellare.

9Per ragioni di spazio, non posso approfondire il tema del nazionalismo cristiano [8]. Posso limitarmi solo a ricordare che dietro i discorsi di Pete Hogseth ci sono teologi e pastori negli USA che argomentano in punta di Bibbia la tesi secondo cui Cristo non è venuto solo per salvare le anime di noi esseri mortali. La salvezza dei singoli è possibile solo se tutta la società cambia, si converte – anche nel funzionamento delle sue istituzioni – alla parola divina. Perciò, ogni cristiano deve combattere una battaglia spirituale con le forze del male per cooperare al disegno salvifico di Dio. La guerra, dunque, non è solo affare degli eserciti, è anche lotta per la supremazia del bene sul male nella società per mezzo dei poteri che la società ha istituito per essere governata come società virtuosa, sotto la protezione di Dio. Stiamo parlando del programma che costituisce l’atto istitutivo dell’ufficio per la Fede inaugurato da Trump nel febbraio 2025, diretto da una pastora freelance, Paula White. La sfera della politica, dunque, è concepita non come lo un’arena dove forze antagoniste competono per il potere, ma ben più di così: uno spazio escatologico dove si scontrano le forze del bene con quelle del male. L’avversario politico diviene, perciò, il nemico di Dio e della verità rivelata.

Alcuni osservatori vedono in tutto questo un vero e proprio progetto teocratico. Dio, dunque, non abita più solo nelle stanze del potere degli ayatollah a Teheran o in quelle della Knesset in Israele, ha preso ufficialmente dimora alla Casa Bianca. Teocrazia è parola grossa. Preferisco parlare di ideologie nazional-religiose che, in vario modo, contestano alla radice il moderno Stato di diritto, l’abito istituzionale che più si adatta alla forma democratica della vita sociale. Una parte cospicua degli iraniani che fecero la rivoluzione del 1978-79 sperava nell’avvento di una democrazia, non nell’imposizione di un modello fintamente repubblicano comandato in modo assoluto dal clero sciita, un regime della verità. Negli Stati Uniti d’America, mi sembra che il cristianesimo, così come inteso dal cartello evangelicale, venga piegato alle ragioni di una ideologia suprematista (bianca e cristiana) che non tollera più ciò che la società americana è diventata, nonostante il trumpismo: aperta, multirazziale, multiculturale e multireligiosa. Voler azzerare tutto questo mi pare difficile; è un azzardo che rischia di alterare le regole stesse della democrazia. 

Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025 
Note
[1] Si veda, per esempio, la versione integrale in Huffingtonpost
https://www.huffingtonpost.it/esteri/2025/09/30/news/discorso_integrale_pete_hegseth-20157450/
[2] La frase letteralmente suona così: fucking around, find out, che può essere tradotta: fai cazzate e impara la lezione.
[3] Letteralmente, stare svegli e vigilare, allude al movimento nato in ambiente afroamericano e condensa l’insieme di atteggiamenti critici nei confronti delle varie forme di discriminazione e ingiustizia che persiste nella società americana, non solo di tipo razziale, ma di genere, religiosa, sociale e così via. Il movimento è cresciuto all’indomani dell’omicidio di George Floyds, un nero sospettato di aver pagato con una banconota falsa un pacchetto di sigarette, bloccato a terra dalla polizia, morto per asfissia per la pressione sul collo, nel maggio del 2020 a Minneapolis. Da quel momento il movimento si è identificato nello slogan, gridato nelle manifestazioni di protesta, Black Lives Matter. Faccio notare che più volte la nostra premier ha affermato di essere in sintonia con il Presidente Trump per il rifiuto dell’ideologia woke.
[4] Fa sorridere ripensare alla frase con cui l’allora ministro Brunetta nel maggio del 2009 parlò di “carabinieri panzoni”, nel contesto di un discorso che suonava così: non possiamo garantire la sicurezza in strada ai cittadini, se abbiamo dei passacarte che se ne stanno in ufficio e ingrassano per poco moto. Cercò di scusarsi, spiegando che non ce l’aveva tanto con i carabinieri in sovrappeso, ma quanto piuttosto con la burocrazia che sottrae energie all’impegno quotidiano per la sicurezza. Della serie, se corri dietro ai ladri, devi essere in forma. Peggio il tacon del buso (peggio la toppa, del buco) si direbbe nella sua Venezia. Infine, ricordo che una componente ideologica del sionismo riguarda proprio l’ideale mascolino del nuovo ebreo che si forgerà in terra d’Israele: il sabra, robusto, combattente, patriota e così via. Si veda P. Hollander, From Schlemiel to Sabra. Zionist Masculinity and Palestinian Hebrew Literature, Princeton, Princeton University Press, 2019. Schlemiel in yiddish significa: inetto, tontolone, mentre sabra è sinonimo di robusto.
[5] Solo per questo, sarebbe troppo che ricevesse il premio Nobel per la pace. Ma non si sa mai, visti i tempi.
[6] Pete Hegseth parla spesso di sé come “husband, father, patriot and Christian”. Nella versione nostrana, è l’equivalente di “sono una donna, una madre, una cristiana”.
[7] Jerry Falwell (1933-2007) ha fondato una mega-chiesa (la prima di una lunga serie oggi esistenti)  nel 1958, The Thomas Road Baptist Church, a Lynchburg (Virginia). Il canale televiso (The Old-Time Gospel Hour), aperto due anni prima, diffonderà i suoi sermoni e sarà il primo esempio di televangelismo. Il successo soprattutto negli Stati della c.d. Bible Belt, assicurerà a Falwell una fortuna economica senza precedenti. La sua predicazione sin dall’inizio mescolava esegesi fondamentalista della Bibbia e una violenta avversione nei confronti del movimento dei diritti civili di Martin Luther King, campagne contro l’omosessualità, il femminismo e l’aborto. Sulla figura e la teologia ricostruzionista di Falwell si veda K.L. Ladner, End Time Politics. From Moral Majority to QAnon, Minneapolis, Fortress Press, 2024 (casa editrice della Chiesa Luterana in America).
[8] Più comprensibile dell’altra formula che usano in gergo gli studiosi del fenomeno evangelicale della destra religiosa. Per chi desidera saperne di più rinvio a Philippe Gonzalez, sociologo della religione all’università di Losanna, di cui si può leggere il libro Que ton regne vienne. Des évangeliques tentés par le pouvoir absolu, Genève, Labor et Fides, 2014. 
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Enzo Pace, è stato professore ordinario di sociologia e sociologia delle religioni all’Università di Padova. Directeur d’études invité all’EHESS (Parigi), è stato Presidente dell’International Society for the Sociology of Religion (ISSR). Ha istituito e diretto il Master sugli studi sull’islam europeo e ha tenuto il corso Islam and Human Rights all’European Master’s Programme in Human Rights and Democratisation.  Ha tenuto corsi nell’ambito del programma Erasmus Teaching Staff Mobility presso le Università di Eskishehir (Turchia) (2010 e 2012), Porto (2009), Complutense di Madrid (2008), Jagiellonia di Cracovia (2007). Collabora con le riviste Archives de Sciences Sociales des Religions, Social Compass, Socijalna Ekologija, Horizontes Antropologicos, Religiologiques e Religioni & Società. Co-editor della Annual review of the Socioklogy of Religion, edito dalla Brill, Leiden-Boston, è autore di numerosi studi. Tra le recenti pubblicazioni si segnalano: Cristianesimo extra-large (EDB, 2018) e Introduzione alla sociologia delle religioni (Carocci, 2021, nuova edizione); Religioni in guerra (Castelvecchi, 2024).

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