CIP
di Elena Bussolotti
Introduzione
Questo articolo nasce per salutare la figura di Papa Francesco e per mostrare quanto il suo contributo sia stato determinante anche per le arti: dalla poesia, al canto d’improvvisazione, alla musica, ha fatto del suo percorso, anche teologico un esempio straordinario di innovazione e lungimiranza, che ha donato ispirazione a tanti e tante e che non ha lasciato fuori nessuno/a; in una logica di inclusione senza confini, sempre più importante nel mondo contemporaneo.
Con la sua esortazione alla preservazione della bellezza del Creato e alla tenerezza ci ha invitato a prenderci cura di tutti gli aspetti dell’essere umano, dalla dignità di avere un tozzo di pane quotidiano, alle esigenze più spirituali della contemplazione e della militanza dell’ecologia integrale.
In particolare analizzerò il suo rapporto con la musica e i doni dell’Enciclica Laudato Si’, nell’anno del suo decimo anniversario. Il 2025 ricorre anche l’anniversario degli 800 anni del Cantico delle Creature di San Francesco, a cui tanto Bergoglio si è ispirato e cito alcuni lavori che sono usciti per celebrarlo, anche provenienti dal mondo laico.
Determinante per decidere questo tema è stata la dedica degli improvvisatori/trici di Ribolla al tema della dipartita di Papa Francesco, fatto scoperto grazie all’attenzione del Professore Pietro Clemente (che non ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che fa per la società e l’antropologia). Leggere le ottave mi ha ispirato tantissimo a puntare l’attenzione sui riferimenti musicali che da Etnomusicologa mi hanno colpito da quando decisi di seguirlo, forse spinta proprio da questa grande vicinanza al Francescanesimo e alla visione Ecologica di ciò che ci circonda.
Aggiungo poi una canzone nata dalle stesse parole di Papa Francesco e una piccola riflessione sulla decrescita che mi sembra doverosa all’interno di una rivista antropologica; sempre partendo da passi dell’Enciclica verde, che ha segnato un passaggio importante nella mia formazione, anche antropologica.
Papa Francesco se ne è andato il 21 Aprile di quest’anno e ha lasciato un grande vuoto nei cuori di chi lo seguiva, cattolici e non, per la sua simpatia, la sua sagacia e la sua forte umanità, che hanno coinvolto anche molti laici, riavvicinando persone sfiduciate e deluse e includendo gli emarginati della nostra società. Speriamo che Papa Leone XIV riesca a mantenere questo standard di solidarietà e apertura.
Io personalmente mi sono avvicinata alla sua figura in particolare nel 2017, dopo la sua splendida Enciclica verde, la Laudato Si’ (2015) e per approfondire la sua Ecologia Integrale ho svolto anche un Diploma Universitario all’Università Gregoriana, il Joint Diploma, che mi ha permesso di diventare anche Animatrice Laudato Si’ e da allora seguo questo percorso con grande coinvolgimento.
Cosa ha di particolare l’Enciclica Laudato Si’? Intanto è un ulteriore canto, in una prosa molto poetica, che inneggia alla Casa Comune e alla Conversione ecologica e inoltre individua nel Peccato Ecologico, un male altrettanto grave rispetto agli altri, a danno del Creato e dei nostri vicini, un’offesa vera e propria a Dio e al suo dono e questo la rende a mio parere “rivoluzionaria” ed estremamente interessante per tutti i cristiani e le cristiane, ma anche per l’Ecumene globale. Potremmo trovare un nuovo comandamento: “non inquinare” e chissà che non cambierebbero un po’ più incisivamente le cose.
Il paragrafo 33 è uno dei miei preferiti
«Ma non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali “risorse” sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in sé stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attività umana. Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto».
È uno dei miei preferiti perché lega ogni essere vivente alla Gloria del Creato e da amante dell’ornitologia, la perdita del canto di un uccellino che si estingue, mi tocca profondamente e mi porta in una dimensione di militanza per la sua difesa, per la preservazione della biodiversità del canto a Dio.
Mi coinvolge molto anche la vicinanza con San Francesco.
«Ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione. La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto» (LS 11).
Questo porta a comprendere la potenza del Cantico delle creature e ci riporta nuovamente all’importanza del canto in generale come forma di comunione con tutte le cose.
La conversione ecologica e comunitaria
«…comporta l’amorevole consapevolezza di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli esseri dell’universo una stupenda comunione universale. Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri» (LS 220).
Qui credo che in questa accezione tutti possiamo definirci “credenti” poiché immersi in questo mondo delle meraviglie che la Natura ci mostra e che ci avvolge, in linea con la più laica Biofilia e con l’ecocentrismo di matrice ecologica (anche se Bergoglio rifugge dal Biocentrismo).
Nell’Enciclica ci parla anche di Gesù e dice:
«Il Signore poteva invitare gli altri ad essere attenti alla bellezza che c’è nel mondo, perché Egli stesso era in contatto continuo con la natura e le prestava un’attenzione piena di affetto e di stupore. Quando percorreva ogni angolo della sua terra, si fermava a contemplare la bellezza seminata dal Padre suo, e invitava i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino» (LS 97);
e non è forse la stessa cosa che possiamo fare in una passeggiata nel verde accanto ad un etnobotanico o un naturalista? Ascoltiamo insieme il messaggio, ossia il canto di ogni essere, di ogni “compagno di mondo”.
Tutto ciò ci porta a considerare l’Universo come una trama di relazioni (LS 240) in cui tutto è connesso (LS 137) e sostiene che tutti abbiamo diritto ad una vita degna e felice (LS 43), rispettosa delle ricchezze culturali di ogni popolo (LS 63) e quindi arriviamo al fulcro, ossia all’adeguata
«…comprensione della spiritualità che consiste nell’allargare la nostra comprensione della Pace, che è molto più dell’assenza di guerra. La pace interiore delle persone è molto legata alla cura dell’ecologia e al bene comune, perché, autenticamente vissuta, si riflette in uno stile di vita equilibrato unito a una capacità di stupore che conduce alla profondità della vita…» (LS 225),
fino ad arrivare ad una nuova antropologia: «…Non si può prescindere dall’umanità. Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia…» (LS 118), facendo un forte richiamo alla responsabilità, alla tenerezza (LS 220) e alla gioia della speranza (LS 244).
La musica popolare: il canto a Ribolla
Con queste premesse e questa apertura mentale, è scontato che il nostro Papa Francesco abbia attirato l’interesse di artisti e musicisti e in questo testo analizzeremo alcune ottave degli improvvisatori di Ribolla (GR), aggiungeremo poi la conoscenza di due concept album: un nuovo cd nato dall’esperienza degli Artisti per la Creazione (8cento) ed uno proveniente dal mondo laico, a celebrare, entrambi, il Cantico delle Creature.
Ecco di seguito i contrasti degli improvvisatori e improvvisatrici di Ribolla, seguirà un mio commento alla luce della lettura dell’Enciclica Laudato Si’, che valorizza queste improvvisazioni e aggiunge loro uno sguardo un po’ più interno nella materia dottrinale religiosa legata in particolare all’Enciclica in oggetto.
1. Marco Betti
m’hanno detto che somiglio a un frate
Sarà la barba che un poco m’invecchia
Oppure saranno queste giornate
Nelle quali la guerra s’apparecchia
Non so se al Papa morto ci pensate
Non so cosa quell’uomo vi rispecchia
Ma quattro riflessioni ce l’ho fatte
Anche se a volte mi sembrano astratte
Un Vescovo che molto controbatte
Contro i ricchi i potenti ed i mangioni
E che alle volte ha dato dure tratte
Perfino ai cardinali più (ciorboni)
Un vuoto ha lasciato senza parte
Chissà cosa diranno le congregazioni
Ma sono certo il prossimo conclave
Farà una scelta e la farà assai grave
2. Marinella Marabissi
Non sono io cattolica fervente
Però a lui un pensiero non l’ometto
È stato per i poveri presente
Quindi gli devo in fondo dell’affetto
Ma trovo nulla poi di divertente
Perché ho visto un gesuita retto
Per Cristo ha lottato nel sistema
e verso il sistema un anatema
È molto importante questo tema
E ve lo dico che il mio cuore canta
Non amo il meccanismo di un sistema
Quell’oro che sovente troppo vanta
Insomma voglio dire che or mi prema
Dire davvero quel che più ci vanta
L’unione è quella che fa la gran forza
E lui qui ci ha lasciato la sua scorza
3. Pietro Benedetti
Dalla sua vita ho preso la forza
Seppur son ateo ma ancora credente
Che alla natura prendo la mia scorza
E la voglio offrire alla mia gente
Tutto questo l’animo mi rinforza
È vero dico questo immantinente
Spero che il suo ricordo sia perfetto
E dalla gente sempre benedetto
Ricordo le parole sue di getto
Quasi date sempre all’improvviso
Ci ha fatto capire ch’era letto
Che non dava le cose per inciso
Ma le allargava le diceva (in tetto)
E quel buona sera all’inizio e il suo sorriso
Spero che l’umanità che l’uomo ha perso
Farà con la sua morte un detto inverso
4. Angelo Rossetti
Un vecchio detto nel tempo risale
Che questi giorni mormora la gente
Se muore un papa in fondo cosa vale
Se ne fa un altro è più conveniente
Ma questo sai per tutti no non vale
Quando che l’uomo è forte e assai potente
Vedemmo il detto di saggezza spoglio
Quando a San Pietro s’affacciò Bergoglio
Tu lo volesti rimuover lo scoglio
E la tua Chiesa apristi a tutti quanti
E alle ortiche gettasti il tuo orgoglio
Facesti entrare prostitute gay e Santi
Che qui ce ne sia un altro io qui lo voglio
Ed il conclave adesso un po’ va avanti
E su con Dio nell’ultima dimora
Caro Francesco prega tu ancora
5. Michela Benedetti
Per tutte e tutti prima o poi arriva l’ora
Ma del Papa questa morte mi ha colpito
È raro che ne parli io ancora
Non son credente e di solito punto il dito
Ma di certo quando parlava in ogni ora
Alla pace tu sentivi sai l’invito
Sentivi una sincera coscienza
E un’apertura per la differenza
Insomma spero che chi viene abbia scienza
Perché io di questo mi vado a preoccupare
Dove c’è amore si sa che c’è semenza
Dove c’è potere nulla può germogliare
Spero che chi arriverà abbia quell’essenza
Di chi tutti e tutte poi sa amare
Per la diversità e per la pace
Allora può essere che anche quello poi mi piace
6. Emilio Meliani
Uomo lungimirante e assai capace
La morte su di lui ha steso un velo
Ma anche in Paradiso sarà audace
Seguendo quelle norme del Vangelo
Il detto suo pacato ma efficace
Facèa tremar la terra insieme al cielo
Amante ai peccatori ed ai peccati
Andava poi a trovare i carcerati
I piedi a loro un giorno li ha lavati
Con la modestia che gli ha fatto onore
Non guardava né vizi né peccati
Scrutava l’uomo sempre in fondo al cuore
Di certo è in Paradiso tra i Beati
Spero che a ognuno tolga il suo dolore
Con giuste e pacate le riforme
Ci sia un Papa poi che segue l’ orme
7. Letizia Papi
Mi chiamo Papi ma non c’entro niente
Bergoglio no non era un mio congiunto
Lo voglio ricordare sobriamente
Il Santo Padre che orami è defunto
Sapeva lui parlare con la gente
Da lui lo dobbiamo prende’ spunto
A lui nel dì della Liberazione
Gli ho pure dedicato una canzone
8. Niccolino Grassi
Non è che mi senta in confusione
Guarderò di tener bene il controllo
Coi preti ‘un è che c’ho troppa passione
Ma so’ credente sì fino al midollo
E se riesco piego la ragione
Perché il mondo lo osservo e lo controllo
Era un Papa di testa e di misura
E io a fa’ del male c’ho paura
Mi sto apprestando all’ultima avventura
Chi vuole i cardinali in ogni lato
Ognuno c’ha la sua misura
E di prendere il posto è entusiasmato
Bergoglio ha fatto una bella figura
Dei poveri è stato sempre al lato
Per me Bergoglio lo vedo sempre vivo
Abbi pazienza perché presto arrivo.
Commentiamo insieme le parole evocative dei nostri cantori. Marco Betti (1) mette bene in evidenza il pacifismo di Papa Bergoglio, che ha sempre avuto una parola di conforto verso chi è colpito dalle guerre ed è sempre intervenuto a favore della diplomazia, contro lo strapotere di governanti ciechi e sordi di fronte al popolo che chiede la Pace, cosa che il suo successore Papa Leone XIV sembra portare avanti fortunatamente con convinzione.
Marinella Marabissi (2) ci parla di dignità del povero e questo mi fa pensare alle parole di Papa Francesco in LS 94 che
«…il ricco e il povero hanno uguale dignità, perché il Signore ha creato l’uno e l’altro (Pr 22,2), egli ha creato il piccolo e il grande (Sap 6,7) e fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni (Mt 5,45). Questo ha conseguenze pratiche, come quelle (parole) enunciate dai Vescovi di Paraguay: ogni contadino ha diritto naturale a possedere un appezzamento ragionevole di terra, dove possa stabilire la sua casa, lavorare per il sostentamento della sua famiglia e avere sicurezza per la propria esistenza. Tale diritto deve essere garantito perché il suo esercizio non sia illusorio ma reale. Il che significa che, oltre al titolo di proprietà, il contadino deve contare su mezzi di formazione tecnica, prestiti, assicurazioni e accesso al mercato».
In LS 128 aggiunge anche un punto di vista sul ‘capitale sociale’ a proposito del lavoro e dice che «…si sta erodendo quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili per la convivenza civile… Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società», cosa che vediamo anche nella volontà di abbandono delle aree rurali che questo governo sta paventando ultimamente.
Pietro Benedetti (3) mette in luce come Papa Francesco ci abbia sempre mostrato molta umanità e calore umano. Dice che era spontaneo, ma nelle sue encicliche molto esaustivo ed incisivo allo stesso tempo. Con la Laudate Deum ad esempio, l’esortazione apostolica gemella della Laudato Si’, pubblicata il passato 4 ottobre (Festa di San Francesco d’Assisi), ha proceduto d’impulso, cercando di scuotere le coscienze; infatti molti la ritengono frettolosa, probabilmente uscita di getto, mostrando il carattere del Papa defunto, la sua ‘impulsività’, come qui si fa notare.
Con Angelo Rossetti (4) riflettiamo sulla perdita di Bergoglio, che è stata molto forte per tutti noi, in un periodo di politiche internazionali scellerate e di guerre diffuse (terza guerra mondiale a pezzetti che rischia di comporsi in uno scontro frontale tra potenze avverse). Per ora Papa Leone non ha mostrato la stessa apertura (anche se non portata avanti fino in fondo in tutte le sue dichiarazioni) verso il mondo Lgbtqi+; ma io spero che il nuovo pontefice si ammorbidisca perché siamo tutti uguali “Fratelli tutti” (cit Enciclica posteriore alla Laudato Si’), e Sorelle tutte. Il tema è molto importante e la giustizia sociale che Papa Francesco auspicava, non è prescindibile da questa parte dell’Umanità e quindi anche gli chiedo di pregare ancora per noi.
Michela Benedetti (5) ci invita a meditare sul tema dell’inclusione. Sulla Pace Leone si sta esponendo molto, speriamo che lo faccia anche per la diversità, perché sarebbe un passo indietro non accettare la diversità, in LS 220 si parla di cura, di tenerezza, di gratitudine e gratuità, un «riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall’amore del Padre, che provoca come conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi anche se nessuno li vede o li riconosce» e se siamo imago dei, nello spirito e nel corpo, capaci di relazione con Dio, lo siamo perché siamo amati, tutti e tutte.
Emilio Meliani (6) ci riporta un fatto emblematico delle decisioni significative prese da Papa Francesco: la lavanda dei piedi ai carcerati, è senz’altro uno dei passi più commuoventi dell’operato di Bergoglio, un inchinarsi difronte agli ultimi e rendere il momento della carità, speciale. È stato un gesto importante contro la cultura dello scarto che diceva ci pervade, in cui velocemente passiamo da un oggetto ad un altro, da una persona ad un’altra senza curarci della profondità e di quello che lasciamo alle nostre spalle. ‘Tutti siamo degni’, nessuno è uno scarto, questo ci ha insegnato. Nemmeno nei momenti più bui. Papa Francesco ha anche donato i suoi ultimi averi ad un progetto di reinserimento carcerario, a dimostrazione di quanto era importante per lui questo tema.
La Papi (7) parla di ricordo con sobrietà e voglio dire che Papa Francesco ha sempre voluto l’umiltà e la sobrietà, lo dimostrano anche i suoi funerali e le calzature con cui ha voluto essere sepolto. Aggiungo sul tema della sobrietà che Bergoglio non avrebbe gradito il protrarsi del lutto nazionale per ‘silenziare’ i festeggiamenti della Liberazione. Papa Francesco non avrebbe voluto senz’altro che questo avvenisse e in quei giorni mi sono imbattuta in una vignetta dell’artista Gianlo (che ringrazio molto per la disponibilità) che mi è piaciuta molto in merito. Sappiamo che la cantora il 25 Aprile ha dedicato al papa defunto El pueblo unido jamàs serà vencido.
Nelle ottave di Niccolino Grassi (8) vediamo come una figura come quella del Papa che ci ha lasciati possa muovere le coscienze e avvicinare anche le persone che non hanno simpatia per i preti, tanto da spingere talvolta ad astenersi dal peccato (magari da quello ambientale in particolare) e posso aggiungere che sicuramente tutti/e noi oggi abbiamo una persona in più in cielo da raggiungere con la nostra dipartita, dice infatti di avere pazienza che prima o poi arriveremo tutti/e [1].
Papa Bergoglio, la musica e la poesia
Papa Francesco considerava la musica uno strumento di pace, amicizia, armonia e incontro, capace di unire i cuori e risvegliare la speranza. Ha sottolineato diverse volte il potere della musica di aprire i cuori, di favorire la gioia dello stare insieme e di portare alla reciproca comprensione; promuovendo un mondo più giusto e fraterno. Egli stesso ha dichiarato di apprezzare compositori classici come Mozart, Bach e Beethoven, ai quali fu educato dalla madre, che gli spiegava le opere liriche, e ha sottolineato l’importanza del canto nella liturgia e nella vita della Chiesa; era appassionato di tango.
Papa Francesco vede la musica come un potente strumento per costruire ponti, avvicinare le persone e diffondere messaggi di amore e speranza; sostiene che può favorire la convivenza tra i popoli, poiché è un linguaggio universale, accessibile a tutti, che può superare le barriere linguistiche e culturali.
Bergoglio associava la musica alla bellezza e sottolineava il suo potere di elevare lo spirito e di portare conforto, diceva che è capace di dare voce al cuore e condividere emozioni. Ha più volte ricordato agli artisti la loro responsabilità nel diffondere messaggi positivi attraverso la musica, usandola come strumento per costruire un mondo migliore.
Importanti eventi in questo senso sono la sua partecipazione con un videomessaggio al Sanremo 2025, in cui ha spiegato l’importanza di condividere le emozioni attraverso la musica ed ha invitato i telespettatori a fare lo stesso; di grande rilievo è anche la sua partecipazione alla composizione di un brano, interpretato dalla cantante Maria Carfora, di cui ha curato addirittura il testo e che riprende la Preghiera cristiana per il creato con cui si conclude l’Enciclica Laudato Si’, con le musiche di Romano Musumarra, che riporto qui di seguito.
Laudato Si’, Laudato Si’ x 3
Laudato, Laudato Si’
Figlio di Dio Gesù
Hai preso forma nel seno di Maria
Ti sei fatto parte di questa nostra Terra
Oggi sei vivo in ogni creatura
Con la tua gloria di risorto
Laudato Si’, Laudato Si’ x3
Laudato, Laudato Si’
Spirito Santo che con la tua Luce orienti questo Mondo e l’amore del Padre accompagni i genitori e la Creazione
Procuri e vivi nei nostri cuori Per spingerci al Bene
Laudato Si’
Signore Dio uno e trino
Comunità stupenda di amore infinito
ti insegna a contemplare la bellezza e l’Universo dove tutti ci parla di te
Laudato Si’, Laudato Si’
Laudato, Laudato Si’
Osaci un posto in questo Mondo
Strumenti del tuo amore
Per tutti su questa Terra
Perché nessun di essi è dimenticato da te
Illumina i padroni del potere e del denaro
Non cadano nel peccato, l’incuria, l’indifferenza
I poveri fabbricando
Proteggi le nostre vite
Dacci un futuro migliore
Che venga il tuo regno di giustizia, di Pace e di Amore.
Laudato Si’, Laudato Si’ x3
Laudato, Laudato, Laudato Si’
Anche in questo caso Papa Francesco, dopo aver parlato di Gesù, dello Spirito Santo e la Trinità, torna sul tema sociale e chiede di illuminare i potenti perché agiscano con carità e amore verso i sottoposti e i poveri, augurando a tutti un futuro migliore, fatto di Bene e bellezza.
Nel leggere questo testo, possiamo comprendere l’importanza per Papa Francesco anche della poesia: c’è un bel testo, curato da Antonio Spadaro, che si intitola proprio Viva la poesia!, che raccoglie gli interventi del Papa su questo tema. A pag.43 si legge «La lettura è come la partitura musicale in fondo, cioè se non è eseguita non esiste e ogni esecuzione è diversa da un’altra», Scrivendo delle poesie di Luca Milanese (ivi: 73-74) dice:
«La poesia di Luca è appunto diversa, potremmo chiamarla ‘canzoni senza note’. Il suo è uno sguardo interiore di cui la parola ne rappresenta un po’ la musica, lo strumento che usa per scavare e donare a chi l’ascolta, non tanto un concetto ma un’esperienza. La Bellezza è un’esperienza…»,
continua poi dicendo che l’autore
«ci costringe a ricordare che la prima forma di tenerezza è l’ascolto. Non ci sarebbe poesia se non ci fosse qualcuno disposto ad ascoltarla… La poesia è un esercizio gratuito di ascolto. La poesia è una tenerezza in doppia direzione: per chi la scrive e per chi l’ascolta». Invita poi ad essere strumento di bellezza e tenerezza e di incoraggiare i più giovani a tirare fuori i propri talenti.
Papa Francesco inoltre, in un accorato videomessaggio in occasione del IV Incontro mondiale dei Movimenti popolari, del 16 Ottobre 2021, appella gli attivisti come ‘poeti sociali’ in quanto hanno «la capacità e il coraggio di creare speranza laddove appaiono solo scarto ed esclusione. Con le vostre mani sapete forgiare la dignità di ciascuno, quella delle famiglie e quella dell’intera società della terra, la casa e il lavoro, la cura e la comunità» (ivi: 117).
Per concludere Papa Francesco in una “Lettera ai poeti” dice che grazie ad essi si può lavorare sull’immaginazione spirituale, che apre le porte al mistero santo di Dio e di Gesù Cristo ivi: 182-83). Sostiene infine che nessun algoritmo potrà sostituire la poesia (ivi: 185) e profeticamente accenna alla necessità del contrasto al genocidio culturale, che è quando si ruba il futuro ai bambini (ivi: 195).
Importante è stata l’esperienza di Papa Bergoglio, agli inizi, come maestrillo al Liceo del Colegio de la Imaculada Concepciòn, un’antica scuola di gesuiti a Santa Fe, che gli ha permesso di insegnare creativamente la letteratura ai suoi studenti, anche attraverso il teatro (coadiuvando) e addirittura agevolando la costituzione di un gruppo musicale formato proprio dai suoi allievi, i The Shouters (gli urlatori).
Un gruppo di musicisti, in rete grazie al precedentemente citato Movimento Laudato Si’, ha fatto uscire in questo anno così tragico ma anche così ricco di ricorrenze (10 anni dalla Laudato Si’, 800 anni dal Cantico delle Creature), un bel cd molto interessante 8Cento che cercherò di presentarvi brevemente.
Il gruppo ‘Artisti per la Creazione’ è nato con il coinvolgimento di Luca Terrana e Matteo Manicardi fin dal 2020, sotto la guida del direttore artistico del progetto, Antonio Caschetto, ai tempi del Covid. La prima idea di un Concept Album è nata scrivendo testi per Luca Terrana, nel periodo in cui ha anche composto l’inno del Movimento Laudato Si’. Per cui Caschetto, ex Presidente del Movimento Laudato Si’ e ora Responsabile di Assisi, Terra Laudato Si’, ha iniziato a proporre un testo ispirato ad alcuni versi del Cantico: per un pezzo rock in inglese per “Altissimu onnipotente bon Signore”, uno in portoghese per una bossa nova ispirata a “nullu homo ene dignu te mentovare”, un pezzo in spagnolo per frate Sole, uno in italiano per sorella acqua, di fatto una Ave Maria in versione Laudato Si’. Poi il progetto si è arenato, perché sono emersi altri progetti, ingrandendo il gruppo degli Artisti: con don Mimmo Iervolino, Migueli, Marco Mammoli… Insieme hanno dato vita al Festival Laudato Si’ nel 2022.
Da quell’anno hanno iniziato a scrivere, come collettivo, gli inni di Tempo del Creato di ogni anno: “Roveto Ardente” per il 2022, “Fiume Possente” per il 2023, “Semi di Speranza” per il 2024, tradotti in varie lingue e cantati da vari artisti. Questo ha portato l’ingresso di Matteo Santini, Luca Lencioni, Agostino Sammarco, i Moma feat. Anna Silimbani, Diego Raiteri, Ooby Major; le canzoni di molti dei citati ogni anno fanno da colonna sonora per le dirette di Avvento e Quaresima da Assisi del Movimento Laudato Si’.
A settembre dell’anno scorso, valutando la canzone di Tempo del Creato, è nata l’idea di riesumare questo progetto sospeso del Concept Album, partendo dalle tracce già realizzate, e distribuendo tra gli Artisti i vari temi. Così ognuno ha scritto un brano a partire da una strofa del Cantico, in base al proprio stile e alla biodiversità culturale. Si sono dati dicembre come limite per scrivere i pezzi e registrarli, e poi i primi mesi del 2025 per armonizzare il progetto, in modo da celebrare gli 800 anni di questa poesia stupenda, che, ricordiamo, originariamente era accompagnata da musica.
Matteo Manicardi dice, in un’intervista a Interris, che grazie all’enciclica Laudato Si’, ha trovato la chiave per scrivere testi in italiano (prima scriveva in inglese); così cerca di spingere le persone «a farsi protagoniste della propria vita con i loro talenti», in piena sintonia con le parole di Bergoglio. Adesso affianca spettacoli sui temi ambientali e sulla pace e dice: «L’ecologia integrale è anche sociale. La musica, la scrittura e la composizione sono il mio modo di stimolare le domande. L’arte veicola un messaggio e le persone, soprattutto i giovani, sono spinte all’ azione».
Nasim (strumentale, aria nome arabo Matteo Santini), Most high (sguardo al cielo, inglese, rock, Luca Terrana), Seamless garment (richiamo alla semplicità, jazz, Matteo Manicardi), Algum è dignu (nessuno è degno di parlare di te bossanova, Luca Terrana), Tucte (la grandezza di tutte le creature, rap, Ooby Major), Como el Sol (sul Sole, pop, Luca Terrana), Tante stelle (per la Luna e le stelle, serenata, Don Mimmo Iervolino), Salsabil (strumentale, acqua, nome arabo, Matteo Santini), Vento della fantasia (sul Vento messaggero, pop, Luca Lencioni), Egua de funte (sull’acqua, sollievo, genovese, pop, Diego Raiteri), You’ll be fire (sul fuoco giocondo, rock, Moma feat. Anna Silimbani,), Radici (sora Terra, canto d’amore, Agostino Sammarco,), Naar (strumentale, fuoco, nome arabo, Matteo Santini), Beati quelli (agli uomini e alle donne, pop, Don Mimmo Iervolino), Sorella morte (la luce e la gioia di nostra sorella, pop rock, Marco Mammoli), Ardh (strumentale, terra, nome arabo Matteo Santini): queste sono le tracce che compongono questo album straordinario, che è un viaggio musicale tra le ispirazioni del Cantico delle Creature e le parole suggerite dalla Laudato Si’ [2].
Un artista pugliese, Massimo Donno, che viene dal mondo laico, ha dedicato agli 800 anni del Cantico un bel concept album, La spada e l’incanto (due forze che convivono in tensione, in equilibrio precario, come lo sguardo francescano, che abbraccia il lupo e ammonisce l’avidità dell’uomo moderno, nel quale hanno trovato voce anche la cantante Rachele Andrioli e l’organettista Riccardo Tesi, Maria Mazzotta, Cesare Dell’Anna, Mino De Santis, Alessio Lega, Redi Hasa, Vito De Lorenzi.
L’autore dice di aver avuto sempre fiducia in Papa Francesco, nel suo operato e nella sua visione sistemica della società e ritiene che l’Enciclica Laudato Si’ sia lo specchio di una società frammentata che cerca di unirsi nella tutela dell’ambiente. Rispondendo a qualche domanda che gli ho posto, dice che Bergoglio, con la sua figura, ha illuminato e messo in luce aspetti importanti legati al clima, allo spreco, alla Pace, in un’ottica sistemica e integrata, che lo ha portato ad essere una delle figure più importanti del nostro secolo, in ambito culturale e antropologico. Anche se l’album è precedente alla lettura dell’Enciclica, essa è diventata per l’autore un punto di riferimento, ne parla anche nei live come esempio straordinario dell’attualità del messaggio di San Francesco, reso rinnovato dall’analisi di Papa Francesco. Ammira come quest’ultimo non perde mai di vista «la bellezza come possibilità, come resistenza, come atto politico, … che rintraccia nelle crepe dell’esistente» [3].
Bergoglio e la decrescita
Mi sembra importante concludere con un tema caro agli antropologi che seguono il pensiero di Serge Latouche: la decrescita. Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’ parla spesso del consumismo da combattere e dei piccoli produttori da tutelare, addirittura nel LS 193 dice che
«In ogni modo, se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporterà nuove modalità per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi…Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti» e c’è un invito alla vera sobrietà e all’umiltà e ad aiutare gli Stati in crescita a dotarsi di tecnologie pulite e green».
Nei Quaderni della decrescita N5 Anno 2 (maggio 7 agosto 2025) si introducono alcune domande rivolte ad esponenti del mondo cattolico dal momento che il pensiero dell’Enciclica che unisce il grido della Terra a quello dei popoli e dei poveri è un caposaldo ormai ineludibile, che si sposa ad un messaggio radicalmente non violento contro le guerre e il riarmo.
Molti degli intervistati dicono che sì, è stata un punto di svolta, ma che nelle singole parrocchie c’è ancora tanto lavoro da fare, che le zone del Sud del mondo ne sono state più toccate. Padre Alex Zanotelli in particolare afferma che la prima Bibbia che abbiamo è il creato e dovremmo tutti tenerne conto, ma questo, un particolare ecocentrismo, deve essere accolto in primis dal Magistero, anche se ci sono molti autori, come Marco Belleri, che ne stanno parlando.
Concludo riportando la Preghiera per la nostra terra, con l’augurio che la bellezza, possa farci amare l’etica e l’etica, la nostra Terra e l’altro.
Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati della terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace.
Invito i musicisti e le musiciste a musicare anche questa splendida preghiera e i cantori e le cantrici di continuare ad improvvisare sul tema.
Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025
Note
[1] Il materiale presentato viene dalla fonte che segue, che ringrazio con il cuore: XXXIII Rassegna di poesia estemporanea, Ribolla, 27/04/2025; Ottave sulla morte di Papa Bergoglio; Dati Archivio personale Grazia Tiezzi, Trascrizioni Grazia Tiezzi
[2] L’album è disponibile su tutte le piattaforme streaming, su Youtube music e sul sito https://assisilaudatosi.org/
[3] Vediamo l’album: Terra. Un inno d’amore verso la terra, verso chi la vive. È la canzone più ecologista del concept nella quale si delinea, e si auspica per mezzo delle parole di Francesco, un senso di uguaglianza, di fratellanza. Si parla di terra deturpata, rovinata, uguale a se stessa nelle sventure e nella bellezza, al di là delle latitudini e della storia, dell’epoca e della geografia. Si parla di chi ha voce, di chi vive la storia e di chi si può concedere il lusso di raccontarla. Si fa riferimento alla regola, questa volta totalmente concepita come atto d’amore verso il creato, spogliata da postulati di natura religiosa. Lode all’Onnipotente Una lode agli elementi narrati nel cantico delle creature. È un’ode all’onnipotente, raccontato per il tramite delle sue creature. Rappresenta una sorta di prologo all’intera narrazione sviscerata nel corso dell’intero concept. FuocoFuoco racconta la speranza di una meta in fondo al viaggio. Il fuoco diventa metafora di purezza e di pulizia da un lato, di distruzione e rovina da un altro: si fa riferimento esplicito, oltre che metaforico, al padre ed alla madre. Il fuoco è un elemento che ha in sé il paradosso, la bellezza e la distruzione, la vita e la morte, le ferite e la cura, ma soprattutto la paura e la speranza: tutte le dicotomie che Francesco ha vissuto in relazione al padre e alla madre, riportate sui passi del suo camminare. Vento, aria, cieloUna canzone di speranza, immaginata come una sorta di preghiera in cammino. Francesco si rivolge al cielo, ringraziandolo per frate vento e sorella aria; chiede loro di soffiare forte sulle ingiustizie, sulle guerre, sull’opulenza e l’accumulo. Francesco prega affinché lui ed i suoi fratelli possano giungere al “sentiero di spine della verità” attraverso il totale abbandono di ogni forma di attaccamento materiale, per una vita “senza pane, denaro, bisaccia e bordone”. La luna e le stelle Francesco racconta ancora il viaggio, i momenti di isolamento, numerosi nel corso del suo peregrinare. La solitudine, sposa perfetta del buio della notte, favorisce la riflessione su quanto ha già fatto, su quante vite ha incrociato, sulla sana follia del suo aver abbandonato una prima vita, andando incontro all’ignoto. Si intravede, per la prima volta in questa narrazione, la serenità di andare incontro alla sorella morte, raccontando i passi, i volti, i silenzi. Si parla di fratelli e sorelle, del senso di Unità che contrapponeva alla parzialità, fratelli e sorelle legati da un comune destino:” siamo folle come campi per la mietitura …”. Fratello sole, la luce Francesco parla in prima persona del Sole, della luce. Attraverso questo espediente narrativo ricorda i viaggi, in particolare verso Oriente. Crea un parallelo tra i popoli, divisi per appartenenza geografica ma accomunati dalle difficoltà della vita nel Mediterraneo. Parla di genti che sognano un altrove che si somiglia, verso un futuro che non conoscono, che sia Egitto o che sia il monte della Verna: avranno in testa tutti lo stesso sole, come fosse una mano invisibile disposta a proteggere, a guidare. AcquaAcqua, insieme al brano Fuoco, è il brano in cui è maggiormente palesato il parallelismo con quanto accade nelle acque del Mediterraneo, quotidianamente. Si parla dei fratelli e delle sorelle che lasciano una spiaggia per cercarne un’altra, si parla del sogno che in mare si dissolve, delle vite spezzate in nome di un inganno, più che di una fede, in nome di una speranza chiamata vita. Racconta dei suoi fratelli, che potrebbero essere gli stessi che, a distanza di ottocento anni, cadono sotto la misera speranza e l’inganno di una mano protesa, “figli dello stesso dolore, dello stesso nessuno”. Il tutto diventa un’espediente per indagarsi dentro, per riconoscersi negli occhi del “nemico”: “Ho sorriso in faccia al mio nemico che allo specchio ero io”. Perdono e sopportazioneIn un misto tra la leggenda dell’incontro con una prostituta, al servizio del Sultano di Babilonia, ed un ipotetico dialogo con un’anima tentatrice, probabilmente risalita dai ricordi di gioventù, Francesco parla del suo resistere alle tentazioni carnali. Sorella morteL’ultima parte del cantico è un atto d’amore verso la sorella morte, naturale evoluzione del disegno di Dio per gli uomini. In questo brano Francesco immagina la madre a tenergli la mano sul letto di morte, ricorda le sete preziose, i sandali sgualciti, Bisanzio e Perugia, le musiche suonate con il suo liuto, gli uccelli in giardino. È anche questo un atto d’amore verso Dio, verso il suo disegno, verso la sua volontà: in questo Francesco ritrova la sua pace, lasciandoci con un dubbio circa la reale considerazione della madre nei suoi confronti.
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Elena Bussolotti, nasce in Toscana e vive in Umbria. Studia Antropologia a Roma e a Perugia, dove si laurea in Etnomusicologia. Nel 2010 cura un testo sulle lotte mezzadrili del dopoguerra a Cetona, collaborando con Rosario Villari, Ugo Fabietti, Giovanni Bechelloni e Giorgio Alberto Doricchi. Studia Consulenza Pedagogica, la cui tesina di master ha dato avvio ad altre pubblicazioni per Cesvol Umbria. Nel 2017 si avvicina al Movimento Laudato Si’ e consegue il Joint Diploma in Ecologia Integrale. Nel 2021 è tra le fondatrici di un Centro studi storico-antropologici del Monte Cetona, che si occupa dei 4 comuni dell’area con progetti e divulgazioni. Studia poi Psicologia delle Istituzioni e delle Organizzazioni e arricchisce il suo bagaglio collaborando con Pietro Clemente e Alessandro Parisi e approfondendo i temi dello Stereotipo e del Pregiudizio insieme a Fulvia Candeloro. Collabora alla gestione delle pagine social di Eurinome Asd- Scuola di DanzaMovimentoTerapia ad indirizzo simbolico- antropologico, di cui è presidente Alba Naccari.
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