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L’Italianistica in Tunisia e il Corriere di Tunisi

dalla Mostra documentaria del Convegno

dalla Mostra documentaria per i 70 anni del Corriere di Tunisi

di Ahmed Somai

In occasione delle celebrazioni per il Settantesimo anniversario del Corriere di Tunisi, mi è stato chiesto di parlare della nascita e dello sviluppo degli studi italiani all’Università di Tunisi, e dei rapporti intercorsi tra l’Università e il Corriere di Tunisi.

Nel precedente anniversario del Corriere (1986), italianisti, storici, giornalisti e membri della collettività italiana a Tunisi, hanno lavorato insieme nei periodici e nell’archivio nazionale per reperire tutte le testate di giornali italiani pubblicati a Tunisi, dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla seconda metà del Novecento.

È stata per me l’occasione di scoprire un numero sorprendente di giornali pubblicati in Tunisia e le loro variegate tendenze espresse nelle intenzioni delle redazioni, dal politico, al sociale, dall’economia al lavoro, le pagine culturali e sportive, i giornali umoristici e dialettali, che testimoniano nel loro insieme la vitalità della collettività italiana e la varietà delle sue tendenze. La mostra negli spazi della Società Dante Alighieri di Tunisi, ha sorpreso il mondo giornalistico, politico e culturale per il numero sorprendente delle testate e per la ricchezza dei suoi contenuti.

1Frugando nei periodici della Biblioteca nazionale di Tunisi, mi sono imbattuto nel giornale umoristico dialettale, “Simpaticuni” e leggendo qua e là ho scoperto le cronache nella lingua mista che gli italiani di allora usavano per comunicare sia con i tunisini che con i francesi. Le cronache di Simpaticuni sono l’unica testimonianza scritta di quella lingua che ricorda l’ormai scomparsa “lingua franca” diffusa nel Mediterraneo ai tempi della pirateria. Ma nei fatti non ha nessun rapporto con essa: le cronache di “Simpaticuni” illustrano la realtà della collettività italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, presa in una morsa tra la popolazione arabo-berbera della Tunisia e gli occupanti francesi. Nell’obbligo di comunicare quotidianamente con tutte e due gli italiani, in maggioranza siciliani, si inventarono o nacque loro spontaneo questo modo di parlare, di cui l’unica traccia si trova nelle pagine del giornale umoristico “Simpaticuni”.

Bonaviri, Il sarto della strada lunga

Bonaviri, Il sarto della strada lunga

Queste ultime celebrazioni per il Settantesimo anniversario del Corriere di Tunisi hanno concentrato l’attenzione dei partecipanti sul solo “Corriere”, nel suo rapporto con il giornalismo locale, l’ambiente intellettuale dell’Università di Tunisi e di altre istituzioni come la Società Dante Alighieri di Tunisi, l’Istituto italiano di Cultura, l’Archivio della Memoria, con interventi distribuiti su tre giorni, che hanno spaziato dal giornalismo alla lingua, alla Radio tunisina ecc. Il mio contributo ha riguardato gli studi italiani in Tunisia e il loro rapporto con il Corriere di Tunisi come spazio di pubblicazione e come esercizio di lettura destinato agli studenti, in mancanza di giornali e libri in lingua italiana a Tunisi.

Gli inizi dell’italianistica in Tunisia sono stati alquanto travagliati. Il dipartimento di Lingue ha visto la luce nel 1976, presso la facoltà di lettere e scienze umane 9 Avril, vicino alla Kasba, l’attuale Facoltà di scienze umane e sociali. Raggruppava le cosiddette lingue minori: italiano, tedesco e spagnolo più il russo come lingua opzionale senza corso di Laurea.

Ammanniti, Io non ho paura

Ammaniti, Io non ho paura

Iniziai l’insegnamento come assistente titolare il 1° ottobre 1980. Eravamo ancora a 9 Avril, e ritrovai i miei compagni di Censier della Sorbonne Nouvelle, Paris III, e al Grand Palais, Paris IV. La prima delusione che ebbi riguardava il numero molto basso degli iscritti al corso di laurea: non superavano 15 persone, mentre l’anfiteatro dove insegnavo ai principianti era pieno. Si profilava già la crisi che annunciava la chiusura dei corsi di laurea dell’italiano, lo spagnolo e il tedesco. In quegli ultimi anni del governo Bourguiba regnava una sfiducia che toccava tutti i settori: il vecchio presidente non governava di fatto, si affidava a un entourage fatto di inetti e di adulatori che non prendevano nessuna iniziativa per risolvere i problemi del Paese. Le classi di italiano, spagnolo, tedesco e russo nei pochi licei della Tunisia erano scomparse, e di conseguenza non c’erano più “bacheliers” formati in queste lingue. D’anno in anno gli iscritti al corso d’italiano erano diminuiti, fino ad arrivare a zero iscritti al primo anno.

Cominciò una battaglia condotta dal corpo docente di queste lingue presso il ministero, i doyens, il presidente dell’università di Tunisi. Senza risultato. Abbiamo organizzato due giornate di studio in due anni consecutivi per sensibilizzare l’opinione pubblica e attirare l’attenzione sulle conseguenze negative a lungo termine, se non si fossero trovate le soluzioni per la ripresa dell’insegnamento di queste lingue. Per capire lo stato di indifferenza e di menefreghismo al qual sono giunti i detentori del potere, basterebbe la risposta che ebbi da uno di loro quando gli chiesi di intervenire per salvare l’insegnamento nei licei e all’università di queste lingue. Questa fu la sua risposta: “posso anche capire ciò per il tedesco e lo spagnolo, ma l’italiano a che serve?”. Sono rimasto di stucco. Non ho trovato nulla da dire. Ho salutato e sono uscito. Quando ormai la nostra sorte era decisa chiesi durante un incontro con un alto responsabile del ministero che cosa sarebbe stato di noi una volta chiuse le sezioni d’italiano, spagnolo e tedesco. Mi rispose che avremmo lavorato negli uffici del ministero o in altre amministrazioni. Uscii depresso. Già mi vedevo dietro una scrivania dalla mattina alla sera a firmare carte.

Dopo la destituzione di Bourguiba e l’inizio del regime di Ben Ali, la nostra situazione si è ribaltata a nostro favore. Nuove riforme hanno toccato il settore dell’istruzione pubblica, dalla scuola elementare a quella secondaria fino ad inglobare l’insegnamento superiore. Nella nuova riforma del secondario sono state reintrodotte le lingue straniere a fianco del francese e dell’inglese, come materia opzionale valida per l’esame di maturità. Ormai gli allievi dei licei non erano più costretti a rinunciare all’inglese, come era stato nel mio caso. Potevano scegliere fra le lingue proposte, tra italiano, spagnolo e tedesco. La nostra fortuna era che molti tunisini erano attratti dalla conoscenza della lingua italiana per seguire i programmi della Rai. I ragazzini, come i miei nipoti, guardavano il pomeriggio i cartoni animati e i documentari e imparavano dalla televisione la lingua italiana.

6Dopo un anno o due il numero degli iscritti al primo anno di laurea era salito, e continuò a salire seguendo la crescita del numero dei licei tunisini dove si insegnava la lingua italiana. Ormai il ciclo era restaurato: più aumentava il numero degli allievi italofoni nei licei più gli iscritti nel superiore aumentavano. Questa nuova realtà ha creato però nuovi bisogni. Il primo era quello dei manuali. Inizialmente, grazie alla cooperazione culturale tra Italia e Tunisia, un certo numero di manuali vennero forniti agli insegnanti al liceo. Ma quando il numero degli allievi raggiunse 10 mila e ben presto 50 mila in tutto il Paese, era diventato necessario avere manuali locali, adatti alle condizioni pedagogiche interne. Un gruppo costituito da due ispettori del secondario e un docente del superiore ha elaborato in tre o quattro anni 3 manuali: principianti, intermedio, e avanzato. La collaborazione tra insegnamento superiore e secondario ha riguardato anche i cicli di formazione continua dei professori recentemente assunti. Manuali e formazione continua hanno garantito la buona qualità dell’apprendimento, necessaria per accedere all’insegnamento superiore.

9Tranquillizzati ormai sulla sorte della nostra disciplina e della nostra sezione, abbiamo iniziato una fondamentale revisione dei programmi, aggiornando le varie materie dalla lingua alla letteratura, alla civiltà coprendo i periodi essenziali dal medioevo fino all’età contemporanea. Nei primi tempi, visto il numero esiguo dei docenti ognuno di noi doveva insegnare materie che non facevano necessariamente parte della propria specialità, ma in seguito, con la collaborazione dei lettori e dei colleghi appartenenti ad altri istituti, siamo riusciti a far sì che ognuno di noi insegnasse le materie che rientravano nelle sue varie competenze ed esperienze. C’era però il problema dei manuali e dei libri: nella biblioteca della Manouba c’erano pochi libri, vecchi e non più adeguati alle esigenze di una formazione in linea con i tempi. In Tunisia non c’era un punto vendita del libro italiano, e alla fiera del libro l’Italia era spesso assente. Ci è venuto in soccorso l’Istituto Italiano di Cultura che accettò di fornire i libri di cui avevamo bisogno. Per un certo tempo abbiamo stilato annualmente una lista di titoli che i docenti preparavano secondo le loro esigenze di formazione. È nato così lo spazio “Sala Italia” fornito di libri, dizionari, di alcuni pc, una fotocopiatrice, delle cassette video con un proiettore ecc. I nostri studenti potevano servirsi liberamente dei libri necessari per le loro ricerche e gestivano la sala sorvegliando a turni il corretto uso delle apparecchiature e dei libri.

Ovviamente, la disponibilità dell’Italia per la fornitura dei libri aveva i suoi limiti e dopo un po’ è cessata. Ma presto è arrivata l’alternativa: stampare in loco titoli di opere italiane diventate ormai dei classici che dovevano far parte dell’enciclopedia di ogni italianista, curate dai docenti dei due istituti di Tunisi e da collaboratori italiani. Così sono nati “I classici”, frutto di una collaborazione tra l’Università Manouba, Istituto Italiano di Cultura e Editore Finzi. Ogni opera è corredata da un’introduzione critica, una biografia dell’autore e una bibliografia minima: vi troviamo i grandi autori italiani, da Dante a Boccaccio, da Verga a Calvino, da Manzoni a Pirandello ecc… La Facoltà della Manouba poteva contare su 500 copie da distribuire gratuitamente agli studenti e ai docenti.

8Sul versante della ricerca e dopo l’abilitazione del dipartimento per il Master e in seguito per il dottorato, un largo scambio di studenti e docenti ha aperto le porte a una serie di contatti con le università italiane: insigni scrittori e critici sono stati invitati a fare conferenze e lezioni: cito come esempio Romano Luperini, grande specialista di Verga e del Verismo, e fra gli scrittori Giuseppe Bonaviri, Niccolò Ammaniti e altri. Non sono mancate annualmente giornate di studio e convegni con l’invito di ricercatori e autori italiani. Accordi di collaborazione per la formazione di masterini e dottorandi e per l’organizzazione di convegni sono stati conclusi con Università e Centri di Studio, come Pavia che aveva ospitato i nostri primi masterini e dottorandi, il Centro di Studi Pirandelliani di Agrigento con il quale abbiamo organizzato incontri a Tunisi e a Agrigento, e molti altri come Napoli, Roma ecc. I nostri italianisti e i nostri dottorandi collaborano oggi con lavori di ricerca e articoli pubblicati su riviste elettroniche, e pubblicazioni di gruppo e testimoniano della buona salute dell’italianistica tunisina.

Infine, mi sembra doveroso accennare alla nascita e allo sviluppo della traduzione del libro italiano in arabo. In Tunisia come in altri Paesi arabi, tale attività si è sviluppata con la nascita delle università arabe dopo la fine dell’età coloniale. In Egitto e nel Medio Oriente, verso la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni settanta, sono stati tradotti opere come la Divina Commedia, Il Gattopardo, Fontamara… Inoltre la traduzione faceva parte degli insegnamenti nel corso di laurea durante i tre anni di formazione, insieme alle teorie della traduzione nell’ultimo anno. Esercitazioni di traduzione italiano-francese-arabo hanno consentito ai nostri laureati di presentarsi ai concorsi per esercitare come traduttori giurati.

Cerimonia di consegna dei Premi Sheikh Zayed Book Award (SZBA)

Cerimonia di consegna dei Premi Sheikh Zayed Book Award (SZBA)

La traduzione del libro italiano in arabo ha presentato altre difficoltà di tipo finanziario e di distribuzione. Bisognava trovare qualcuno per promuovere la traduzione di un libro e un editore per stamparlo e distribuirlo. La presenza di istituzioni come l’Istituto di Cultura, la Tipografia Finzi, e più tardi il Centro Nazionale di Traduzione, hanno consentito la pubblicazione delle prime traduzioni: quella delle Fiabe italiane di Calvino fu promossa dall’Istituto di Cultura, e stampata da Finzi editore, quella del Sarto della strada lunga, di Giuseppe Bonaviri, finanziata dall’autore, fu stampata da Finzi. La traduzione araba di Io non ho paura di Niccolò Ammaniti, con i diritti ceduti dall’autore stesso, è stata pubblicata dal Centro Nazionale di Traduzione di Tunisi.

Da allora e fino ad oggi sono stati tradotti molti libri diffusi in tutto il mondo arabo: autori come Pirandello, Calvino, Moravia, Eco, Vico… sono stati tradotti in arabo e diffusi in tutto il mondo arabo. La scuola di Tunisi è ormai conosciuta e apprezzata per la qualità e la fedeltà delle sue traduzioni. Ne testimonia la recente attribuzione del prestigioso Premio di Scheikh Zaid degli Emirati (2024) per la traduzione dell’opera di Giambattista Vico La scienza Nuova.

In ultimo, devo sottolineare che il Corriere di Tunisi, unico giornale italiano in Tunisia e nel mondo arabo, è stato fin dall’inizio al nostro fianco. Era ed è ancora la nostra cassa di risonanza, lo spazio dove pubblichiamo il resoconto delle nostre giornate di studio, dove presentiamo i nostri convegni e tutte le piccole e le grandi manifestazioni. In una parola era ed è sempre il nostro portavoce. Non ho avuto il tempo e non ho forse la costanza e la perseveranza di un giovane ricercatore per reperire testi e testimonianze di tutte le vicissitudini dell’italianistica tunisina a partire dagli anni Settanta del secolo scorso fino ad oggi. Lascio ad altri il compito di cercare nelle pagine del Corriere di Tunisi le tracce di quel lavorìo durato più di 40 anni. 

Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026
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Ahmed Somai, italianista e traduttore tunisino. Co-autore dei tre primi manuali per l’insegnamento della lingua italiana in Tunisia (1995-1997). Autore di una Bibliografia italiana sulla Tunisia (ed. Finzi), ha curato per la collana “I Classici” i volumi: G. Verga, Vita dei campi; L. Capuana, Il marchese di Roccaverdina. Dalla metà degli anni ’80 è impegnato in una costante attività di traduzione in arabo di opere e autori italiani: I. Calvino, Fiabe italiane, vol.1, Finzi Ed. Tunisi, 1988; G. Bonaviri, Il sarto della stradalunga, Finzi, Tunisi, 1998; N. Ammaniti, Io non ho paura, Cenatra, Tunisi, 2008; di U. Eco ha tradotto in arabo i romanzi: Il nome della rosa (1991); L’isola del giorno prima (2000); Il cimitero di Praga (2014); Numero zero (2017) e i saggi Semiotica e filosofia del linguaggio (2005); Dire quasi la stessa cosa (2012). Co-traduttore e curatore dell’Antologia di Poeti Tunisini tradotti in italiano, Roma-Tunisi, 2018. Ha tradotto ultimamente per l’editore Madar al Islam, Beirut, 2019, La colonia saracena di Lucera di Pietro Egidi: Giambattista Vico, La scienza nuova (Premio Cheikh Zeid per la traduzione 2024). Feniello Amedeo, Sotto il segno del leone: storia dell’Italia musulmana, Doha 2025.

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