di Veronica Merlo
«Attraverso i suoi edifici e gli spazi pubblici, una città riflette le condizioni politiche, sociali ed economiche del suo tempo» (El-Kholei, 2023: 217, trad. mia) [1].
Nel cuore del Cairo, questa riflessione si estende oltre il presente. Gli edifici rispecchiano il contemporaneo in dialogo con il passato, raccontando storie stratificate, con strutture architettoniche, dettagli ornamentali, nomi, riferimenti a luoghi e tracce di chi li ha progettati e abitati.
In particolare, le scritte che permeano lo spazio pubblico del centro città del Cairo rendono visibili questi diversi livelli spazio-temporali. Il Downtown si presenta come un archivio vivente, in cui tempi e significati si sovrappongono. Il paesaggio urbano diventa così uno spazio dialogico da leggere e interpretare, dove lingue differenti si intrecciano e rivelano incontri, influenze, relazioni, rapporti di potere, migrazioni e scambi.
Osservando insegne in una varietà di lingue, dall’arabo e le sue diverse varianti, a lingue straniere come inglese, francese, armeno fino ad arrivare, più recentemente, anche al cinese, è possibile cogliere la presenza di relazioni tra epoche e culture diverse.
Tra questi segni, molti rimandano a connessioni mediterranee, estendendosi anche a greco fino a includere latino: alcune ci riportano a periodi di intensa mobilità e scambio, altre riflettono dinamiche più recenti, legate al commercio e alle migrazioni contemporanee. In questo contesto, il paesaggio linguistico offre una chiave di lettura particolarmente interessante per indagare tali relazioni.
Questo articolo si propone dunque di osservare il Downtown del Cairo da questa prospettiva, con particolare attenzione alla presenza della lingua italiana.
Non solo attraverso la nota presenza di edifici che esibiscono stili progettati da architetti italiani, di cui è un esempio l’iconico edificio Immobilia, ma anche e soprattutto tramite insegne, nomi commerciali, iscrizioni architettoniche e pratiche discorsive, l’italiano emerge come traccia di connessioni mediterranee che mostrano legami tra il nostro Paese e l’Egitto lungo una intensa e ininterrotta continuità storica.
Il paesaggio linguistico come lente di analisi
Il paesaggio linguistico rappresenta la lente di analisi alla base delle riflessioni qui presentate: ma che cosa si intende, nello specifico, con questo termine? Il concetto di paesaggio linguistico si afferma come ambito di studio a partire dalla definizione classica di Rodney Landry e Richard Bourhis (1997) [2], per poi ampliarsi progressivamente includendo nuovi tipi di segnaletica, dai graffiti e segni mobili fino ai formati digitali contemporanei, riflettendo l’evoluzione del concetto in relazione ai cambiamenti tecnologici (Gorter & Cenoz, 2015) [3].
Come sottolineano Elana Shohamy e Durk Gorter (2009), e successivamente Jan Blommaert (2013), la segnaletica pubblica non è mai neutrale: essa rappresenta una risorsa semiotica che indicizza identità, gerarchie linguistiche, ideologie e rapporti di potere da leggere nei diversi contesti socio-culturali, storici e politici in cui sono situati.
Nel contesto cairota, il paesaggio linguistico si configura come uno spazio altamente stratificato, in cui lingue locali e globali si sovrappongono. I pochi ma significativi studi dedicati a questo ambito evidenziano il carattere multilingue del paesaggio linguistico della città (Plumlee, 2017), mettendo in luce anche le dinamiche di interazione e tensione tra l’arabo e le lingue straniere, in particolare l’inglese, alla luce del contesto contemporaneo, con nuove configurazioni politiche e egemoni forze globali (Saad, 2023; Sarhan, 2023).
L’italiano, in questo quadro, occupa una posizione particolare: non dominante, ma persistente; non ufficiale, ma simbolicamente carico. Per cogliere la complessità di queste presenze linguistiche, l’analisi qui proposta si ispira a un approccio interdisciplinare ed etnografico, basato su osservazione ripetuta dello spazio urbano organizzato secondo il framework Noticing–Collecting–Thinking (El-Kholei, 2023), a cui segue descrizione, analisi, interpretazione e revisione di risorse pertinenti.
L’idea alla base di questo articolo è emersa durante l’esperienza di ricerca sull’uso del paesaggio linguistico come risorsa pedagogica per l’insegnamento dell’arabo, che si sta svolgendo nell’ambito del master Teaching Arabic as a Foreign Language (TAFL) all’Università Americana del Cairo (AUC).
La scelta della zona geografica e l’approccio adottato nascono da una familiarità con il centro del Cairo sviluppata a partire dal 2017, affiancata da visite mirate condotte negli ultimi mesi (da ottobre 2025) e accompagnate da una raccolta sistematica di dati visivi. I segni linguistici sono stati fotografati secondo la metodologia consolidata negli studi sul paesaggio linguistico (Cenoz & Gorter, 2008; Shohamy & Gorter, 2009); in questo articolo si propone una selezione dei segni in italiano più rilevanti, individuati in base alla loro salienza e rappresentatività.
A livello interpretativo, il riferimento al modello Speaking di Hymes (1972) e al concetto di indessicalità/indexicality (Silverstein, 2003; Blommaert, 2013) consente di leggere le scelte linguistiche come indizi di significati sociali più profondi, abbracciando la visione secondo cui il linguaggio costituisce un’attività spaziale e sociale (Pennycook, 2010). La prospettiva multimodale (Machin, 2007; Kress, 2010), inoltre, permette di analizzare l’interazione tra lingua, immagini e spazio, integrando la dimensione visiva e quella situata del significato con riferimento agli ambiti di visual semiotics and place semiotics (Kress & van Leeuwen, 2006; Scollon & Scollon, 2003).
In quest’ottica, risulta fondamentale considerare il contesto storico in cui i segni sono inscritti. Come sottolinea Blommaert, «il valore e la funzione di specifici aspetti di un sistema sociolinguistico sono il risultato di processi storici di formazione» (2013: 16) [4].
Camminare tra i segni: una geografia dell’italiano a Downtown
Con questo sfondo teorico, iniziamo ora la nostra passeggiata a Downtown, in cui i segni incontrati lungo il percorso guidano osservazioni e riflessioni attraverso spazi e tempi intrecciati.
Il Fornaio: storie di migrazioni e quotidianità
La nostra camminata parte da Mohamed Mahmoud Street, a pochi passi dalla American University in Cairo.
Qui, il paesaggio si presenta subito come variegato e densamente stratificato: tra catene americane come Pizza Hut e McDonald’s e marchi globali come Coca-Cola, si inseriscono insegne con riferimento a posti egiziani, come al-Domiati, che nel loro insieme intrecciano segni locali e globali e riflettono una tensione continua e, al tempo stesso, un dialogo, tra forze differenti, tipica dei paesaggi urbani diversi e multilingui.
Ricordando l’importanza della place semiotics (Scollon & Scollon, 2003), il significato dei segni emerge dalla loro collocazione nello spazio e dalle relazioni che istituiscono tra loro (emplacement). Tra questa fitta rete di segni, una scritta emerge e cattura lo sguardo: Il Fornaio.
Il nome, in grandi caratteri latini e accompagnato dalla traduzione in arabo (makhbaz), richiama immediatamente un immaginario quotidiano italiano. Entro incuriosita. Il cassiere, un uomo anziano, accoglie con piacere le mie domande: il negozio, racconta, apparteneva a un italiano all’inizio del Novecento. “Era un’altra epoca”, aggiunge. Un’epoca in cui italiani e greci facevano parte del tessuto urbano della città, spiega.
Questa breve conversazione apre uno squarcio su una storia meno raccontata: non solo quella del Cairo cosmopolita delle élite, ma anche quella di comunità di lavoratori, artigiani e commercianti [5]. Una storia che si intreccia con le migrazioni del periodo nasseriano e con le trasformazioni politiche del Paese. In questo senso, i segni linguistici diventano accesso a narrazioni alternative, che riportano alla luce le esperienze quotidiane di chi abitava e attraversava queste strade, al di là delle rappresentazioni più consolidate legate agli spazi istituzionali o ai palazzi del potere[6].
La rivista ‘Oggi’: il ruolo degli italiani nella stampa
Continuando la passeggiata, in uno degli innumerevoli chioschetti del Downtown Cairo, con libri e riviste esibiti lungo la strada, scorgo tra alcune riviste in diverse lingue una copertina famigliare. Mi avvicino e leggo il titolo della nota rivista italiana: Oggi.
L’osservazione di questo elemento apparentemente marginale permette di aprire ulteriori riflessioni sulle connessioni tra le due sponde mediterranee sotto la prospettiva di uno dei ruoli più influenti della presenza italiana in Egitto: la stampa e la tipografia. A partire dal XIX secolo, infatti, gli italiani ebbero un ruolo pionieristico nello sviluppo della stampa in Egitto: non solo contribuirono all’introduzione dell’arte tipografica – basti pensare alla presenza di tipografi italiani già durante la spedizione napoleonica e alla formazione in Italia degli allievi inviati da Muḥammad ʿAlī –, ma dominarono a lungo il settore, con tipografie tra le più rinomate nelle principali città del Paese. Parallelamente, diedero vita a una fitta rete di giornali e riviste, a partire dallo Spettatore Egiziano (1845), fino a testate come il Messaggero Egiziano o L’Imparziale, che fungevano da veri e propri portavoce della comunità italiana e da spazi di mediazione culturale.
Una lettura di Dori (1959) ci aiuta a comprendere più a fondo questa dimensione, mostrando come la stampa italiana in Egitto non fosse solo un fenomeno quantitativo ma anche qualitativo, profondamente intrecciato con la vita politica, culturale e identitaria della comunità. Da un semplice dettaglio del paesaggio linguistico, uno sgurado etnografico permette di aprire porte di ricerca che, accompagnate da riflessioni più ampie, possono rivelare ulteriori livelli di connessioni storiche e culturali tra i due Paesi.
Marco Maldini fashion: italiano come risorsa simbolica nel commercio
Proseguendo la passeggiata lungo Mohamed Mahmoud Street, l’italiano riemerge nei nomi di insegne commerciali moderne, come Marco Maldini.
Questa insegna rimanda a un pattern riconoscibile in numerose strade del Downtown, dove targhe di negozi commerciali come Sultana si alternano a nomi italiani: Bella Donna, Sorella, Carina, La Casa, Pronto Shoes, tra i tanti.
In questi casi, l’italiano non rimanda necessariamente a una presenza storica diretta, ma funziona come risorsa simbolica. Esso evoca un immaginario associato alla moda, all’eleganza e alla rinomata qualità artigianale. La lingua diventa quindi un dispositivo semiotico che costruisce valore e identità.
Questa tendenza si estende oltre Downtown: in numerosi quartieri della città è frequente incontrare insegne, in particolare con riferimenti geografici all’Italia, come negozi e caffè chiamati Milano o Napoli.
L’italiano si inserisce così in un sistema di significati condivisi, che collegano il Mediterraneo attraverso segni di vicinanza geografica che traspaiono nella visualità della vita quotidiana.
“Tenda”: tracce di contatti linguistici
A poca distanza, camminando lungo la strada perpendicolare a Mohammed Mahmoud Street, un’insegna recita Tenda.
Chiedendo ad amici egiziani, scopro che tenda fa parte del vocabolario del dialetto egiziano per indicare le coperture da balcone, distinta invece dal nome per la tenda da campeggio (khayma). Questo semplice segno apre a una riflessione più profonda: le connessioni tra il popolo italiano e egiziano sono numerose e ben radicate, estendendosi al piano linguistico.
Durante un soggiorno ad Alessandria, ho avuto l’opportunità di confrontarmi con i registi del documentario L’Alessandria degli Italiani [7], uno dei quali da anni raccoglie sistematicamente esempi di parole italiane condivise nel dialetto egiziano, che spaziano da termini di uso quotidiano come fattura fino a espressioni popolari che ancora risuonano per le strade, come roba bekkia.
Il paesaggio linguistico diventa così testimonianza di un’integrazione che va oltre la superficie visiva, inscritta nella lingua stessa, aprendo ragionamenti sulle manifestazioni di interazioni prolungate tra comunità.
Trieste Assicurazioni Generali: segni italiani a Downtown dall’architettura ai servizi
Camminando tra le vie del centro, emergono ulteriori iscrizioni sugli edifici che catturano immediatamente l’attenzione.
In particolare, nomi come Trieste e Assicurazioni Generali, incisi con caratteri ornamentali sulle facciate, riconnettono l’architettura a storie e testimonianze illustri del passato.
Consultando la pagina online del Cairo Urban Initiatives Platform [8], scopro non solo che l’architetto dell’edificio era italiano, il celebre Antonio Lasciac, ma vengo anche a conoscenza di preziose informazioni sul suo utilizzo: l’edificio ospitava Assicurazioni Generali S.p.A., la più grande compagnia assicurativa in Italia e una delle principali in Europa, con sede a Trieste. Fondata il 26 dicembre 1831 come Imperial Regia Privilegiata Compagnia di Assicurazioni Generali Austro-Italiche, quando Trieste era il principale porto dell’Impero Austro-Ungarico, nel tempo, Generali è cresciuta fino a diventare uno dei maggiori operatori assicurativi in Italia e in Europa centrale, fino a diventare nel 2010 il secondo gruppo assicurativo al mondo per fatturato, dopo AXA.
Sorprendentemente, l’influenza italiana si manifesta con particolare forza nel settore delle assicurazioni: in un altro angolo in Downtown, uno storico edificio conserva l’insegna Assicurazione Adriatica, mentre poco più avanti si incontra Granzia, accompagnata dalla traslitterazione in arabo (w enta mutammen) e dalla frase in inglese “Trusted for Life”.
Chiedendo ai miei amici egiziani, apprendo che garanzia non è un termine del dialetto locale, ma il nome di una compagnia assicurativa molto nota. Ancora una volta, dunque, il paesaggio urbano rivela sostrati di storia che si sovrappongono e dialogano tra loro, mostrando come incontri, influenze e interazioni si manifestino in ambiti diversi, aprendo sconfinati campi di riflessione sulla città e sulle sue memorie mediterranee.
Religiose Francescane Missionarie d’Egitto: segni di una presenza educativa e missionaria al Cairo
La passeggiata non può prescindere da una visita a Piazza Tahrir, cuore pulsante del Cairo e luogo di stratificazione storica e simbolica per eccellenza. Qui, su un antico edificio color mattone, spicca un’insegna che cattura subito lo sguardo: “Religiose Francescane Missionarie d’Egitto”.
Segno questo edificio su Google Maps, dove è indicato come Franciscan Nuns, Madrasa al-Rāhibāt al-Fransiskāniyāt (traslitterato). Attraverso una rapida ricerca online apprendo come le suore francescane siano state presenti in Egitto in numerose località, offrendo una varietà di servizi educativi e assistenziali.
Dopo aver osservato le tracce italiane nella vita quotidiana, nell’uso commerciale, ragionando sulle migrazioni linguistiche fino all’influenza italiana nei servizi come le assicurazioni, questa scritta contribuisce a spostare l’attenzione sul piano religioso ed educativo, sui legami culturali e sulle istituzioni italiane presenti in Egitto. La presenza di questa scuola richiama altre istituzioni importanti, dal celebre Istituto Tecnico Industriale Salesiano Don Bosco a Shubra, all’Ospedale Italiano ad Abbasseya, fino all’Istituto Italiano Dante Alighieri sito nella strada Hoda Shaara wi di Downtown.
Questi segni testimoniano una rete culturale e religiosa che ha contribuito in modo significativo alla formazione del tessuto urbano e sociale del Cairo.
Hotel Italia: tracce contemporanee di movimenti tra le due sponde del Mediterraneo
Le sorprese non si fermano alle grandi scritte visibili e ogni camminata aggiunge nuovi spunti. Un giorno, dirigendomi verso la stazione della metropolitana Nasser e rientrando nella parte più interna di Downtown, attraverso un paesaggio urbano ricco di scritte visibilmente segnate dal tempo su facciate come il Cinema Rivoli, il rooftop Carlton, La Genovoise e la Nile Company, scorgo, quasi per caso, in un vicolo laterale, l’insegna di un albergo: Italia Hotel. Decido di salire. Mi presento, spiegando di essere italiana e di essere sorpresa nel vedere un nome così familiare nel cuore del Cairo.
Il receptionist racconta che il proprietario non è italiano, ma un egiziano che ha vissuto a Milano per circa sei anni. Tornato al Cairo, ha deciso di aprire l’hotel circa quattro anni fa e di dedicarlo all’Italia, Paese a cui è rimasto profondamente legato.
A differenza di altri esempi incontrati lungo il percorso, qui l’italiano non è traccia del passato, ma espressione di una connessione contemporanea: le relazioni tra Italia ed Egitto continuano a evolversi attraverso nuove forme di mobilità e scambio. Le migrazioni attuali con inedite forme di circolazione tra popoli (nonostante le sfide che il contesto contemporaneo presenta) alimentano nuove presenze linguistiche che si affiancano, si sovrappongono, si mescolano a quelle storiche.
Questa storia chiude idealmente la passeggiata: dalle migrazioni del passato a quelle contemporanee. Come al Cairo è attestata nella insegna di una bottega la presenza di Milano, la città lombarda ospita oggi importanti comunità egiziane.
Ancora oggi, la distanza che separa le due sponde del Mediterraneo continua a essere attraversata, e le storie di migrazione, incontro e scambio si rinnovano, nonostante prendano traiettorie differenti, confrontandosi con le sfide dei contesti contemporanei pur ostacolate delle crescenti narrative anti-immigrazione, mantenendo tuttavia ancora vivo un legame che si riflette anche nello spazio urbano.
Conclusione
«Il Downtown del Cairo è molte cose per molte persone» (Ryzova, 2015: 1, traduzione mia). Come sottolinea Ryzova nella sua analisi dello spazio urbano come liminale ed eterotopico, quest’area si configura come un luogo denso di significati stratificati e in continua negoziazione. Similmente, la lettura del paesaggio linguistico proposta in questo articolo mette in luce questa dimensione di stratificazione, multilinguismo e coesistenza di temporalità e spazialità intrecciate.
Osservato attraverso i suoi segni, il Downtown del Cairo può emergere come uno spazio di incontro tra lingue e culture, in particolare quelle del Mediterraneo. In questo contesto, l’italiano, pur non occupando una posizione dominante, si rivela come un filo conduttore capace di attraversare diversi livelli temporali: dalle migrazioni del primo Novecento alle dinamiche commerciali contemporanee, dalle tracce materiali nei servizi e nelle insegne fino alle influenze integrate nel dialetto e alle più recenti traiettorie migratorie tra le due sponde.
Leggere il Cairo attraverso il suo paesaggio linguistico offre dunque una chiave originale per entrare in dialogo con il Mediterraneo, riconoscendo nelle tracce delle parole pubbliche scritte, incise o scolpite, non semplici residui del passato ma elementi attivi di una memoria condivisa e in continua trasformazione.
Dialoghi Mediterranei, n. 79, maggio 2026
Note
[1] Testo originale in inglese: delle Nazioni Unite «Through its buildings and public spaces, a city reflects the political, social and economic conditions of its time»
[2] Landry e Bourhis (1997) definizione originale in inglese: «The language of public road signs, advertising billboards, street names, place names, commercial shop signs, and public signs on government buildings combines to form the linguistic landscape of a given territory, region or urban agglomeration» (ivi: 25)
[3] Per chi desidera approfondire il tema del paesaggio linguistico, ambito in crescente espansione, si segnala una ricca bibliografia accessibile online: www.zotero.org/groups/linguistic_landscape_bibliography (Gorter & Cenoz, 2015: 238).
[4] Traduzione dall’originale in inglese: «the value and function of particular aspects of a sociolinguistic system are the outcome of historical processes of becoming».
[5] Per approfondire narrazioni alternative sulle comunità italiane al Cairo e sul periodo di incontro e cosmopolitismo, si consiglia di consultare il progetto di ricerca Vernacosm: https://site.unibo.it/vernacosm/it/il-progetto
[6] Numerose risorse documentano questo Cairo cosmopolita legato alle élite, spesso attraverso la storia degli edifici che ne riflettono la prospettiva, come nel caso di Cortese, A. (s.d.), Il Cairo: edifici italiani e patrimonio architettonico.
[7] Cf. In Magazine Alexandria Center. (Gennaio 2020). L’Alessandria degli Italiani – Intro مقدمة الفيلم الوثائقى إسكندرية الطليان [Video]. YouTube. https://www.youtube.com/watch?v=BbnDWpXFS6k
[8] Cairo Urban Initiatives Platform (CUIP). (s.d.). Assicurazioni Generali di Trieste Building. https://www.cuipcairo.org/en/heritage/assicurazioni-generali-di-trieste-building-formerly
Riferimenti bibliografici
Blommaert, J. (2013). Ethnography, superdiversity and linguistic landscapes: Chronicles of complexity. Multilingual Matters.
Cairo Urban Initiatives Platform (CUIP). (n.d.). Assicurazioni Generali di Trieste Building. https://www.cuipcairo.org/en/heritage/assicurazioni-generali-di-trieste-building-formerly
Cenoz, J., & Gorter, D. (2008). The linguistic landscape as an additional source of input in second language acquisition. International Review of Applied Linguistics in Language Teaching, 46(3): 267–287. https://doi.org/10.1515/IRAL.2008.012
Cortese, A. (n.d.). Il Cairo: Edifici italiani e patrimonio architettonico.
Dori, L. (1959). Tipografi e giornalisti italiani in Egitto. Africa: Rivista trimestrale di studi e documentazione dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente, 14(3): 146–148. https://www.jstor.org/stable/40757067
El-Kholei, A. O. (2023). Sayings and songs: On the intangible culture of Cairo. In N. AlSayyad (Ed.), Routledge handbook on Cairo: Histories, representations and discourses: 217–231. Routledge.
Gorter, D., & Cenoz, J. (2015). Linguistic landscape and multilingualism. In J. Cenoz, D. Gorter, & S. May (Eds.), Language awareness and multilingualism. Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-319-02325-0_27-1
Hymes, D. (1972). Models of the interaction of language and social life. In J. J. Gumperz & D. Hymes (Eds.), Directions in sociolinguistics: The ethnography of communication. Holt, Rinehart and Winston: 35-71.
Kress, G. (2010). Multimodality: A social semiotic approach to contemporary communication. Routledge.
Kress, G., & van Leeuwen, T. (2006). Reading images: The grammar of visual design (2nd ed.). Routledge.
Landry, R., & Bourhis, R. Y. (1997). Linguistic landscape and ethnolinguistic vitality. Journal of Language and Social Psychology, 16: 23–49.
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Università di Bologna. (n.d.). Vernacosm: Il progetto. https://site.unibo.it/vernacosm/it/il-progetto, in Magazine Alexandria Center. (2020, January). L’Alessandria degli Italiani – Intro مقدمة الفيلم الوثائقى إسكندرية الطليان [Video]. YouTube. https://www.youtube.com/watch?v=BbnDWpXFS6k
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Veronica Merlo, laureatasi a Sciences Po Parigi in Relazioni internazionali con specializzazione Medio Oriente, Veronica arriva in Egitto nel 2017 per un anno di studi di lingua araba e dialetto egiziano all’Università di Alessandria d’Egitto. Dopo il master presso The Paris School of International Affairs, il diploma al TAFL Center per insegnare l’arabo e varie esperienze nell’ambito di giornalismo, comunicazione e cooperazione internazionale, tra Parigi, Beirut, Cairo e sud del Sinai, Veronica ritorna al Cairo con una borsa di studio per il programma CASA@AUC all’Università Americana del Cairo, desiderosa di continuare a dedicarsi alla promozione della conoscenza reciproca tra i popoli a nord e sud del Mediterraneo attraverso la scrittura, l’insegnamento e la traduzione letteraria. “Sorprendersi in Egitto” è il suo romanzo d’esordio pubblicato con Bookabook il 25 maggio 2023. https://bookabook.it/libro/sorprendersi-in-egitto/
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