Stampa Articolo

Le migrazioni qualificate degli italiani in Germania dal Medioevo agli anni ‘2000

italiani nella stazione di Monaco

Italiani nella stazione di Monaco

di Franco Pittau e Juergen Schleider [*] 

Introduzione 

La dimensione qualitativa, riscontrabile sempre più nei flussi migratori che negli anni ‘2000 si dirigono verso la Germania, non è una innovazione assoluta se non nella forma, perché è stata preceduta da flussi analoghi che nel Medioevo, nel Rinascimento, nei primi secoli dell’età moderna, durante il Risorgimento e infine, accanto ai flussi di massa si sono svolti anche nel secondo decennio del Novecento. Le attuali migrazioni qualificate, da una parte evidenziano la vocazione tedesca alla qualità nel suo sistema produttivo e, dall’altra, la capacità degli italiani di rispondere a tale esigenza.

Questo saggio confronta i flussi del passato con quelli attuali, analizzando le diverse caratteristiche e, in particolare, i diversi protagonisti. A nostro avviso l’alto tenore delle migrazioni qualificate deve rendersi palese non solo a livello professionale ma anche nel processo d’integrazione e perciò un’attenzione del tutto particolare è stata da noi dedicata al sacerdote Romano Guardini, che già nel secolo scorso diede in Germania un eccezionale esempio di qualificazione e di integrazione.

La Comunità italiana, superata la tendenza ad adattarsi superficialmente alla società tedesca nell’attesa del ritorno in patria, e rinforzata dal continuo arrivo di giovani ad alta scolarizzazione, ha dato l’avvio a un più impegnativo processo di integrazione, i cui effetti positivi sono visibili nei vari ambiti della vita socio-culturale. Come da noi evidenziato con l’ausilio di dati aggiornati.

A questo punto il presente saggio, anziché soffermarsi sui miglioramenti delle politiche rivolte ai lavoratori qualificati sia in Italia sia in Germania, ha preferito dedicare l’attenzione all’apporto che questi lavoratori d’élite, insieme alla comunità di cui fanno parte, possono fornire sul tema cruciale dell’integrazione. muovendo dall’acuta analisi che il sociologo Georg Simmel fece nel 1908 nel suo famoso saggio dedicato a “Lo straniero” ed elaborando delle conclusioni dopo esserci riferiti al grande Goethe e anche all’italiano-tedesco Romano Guardini, accomunati dalla volontà di superare i nazionalismi in Europa, un continente bisognoso di una maggiore unità: questa è una parola chiave che oggi contrasta con quelle più ricorrenti di armi, potenza, guerre.

Oltre al recupero di dettagli storici sulla versatilità dei migranti italiani, e a precisare i diversi atteggiamenti del tedesco di fronte agli immigrati nel corso delle diverse epoche, queste riflessioni inducono a concludere che i migranti qualificati sul piano socio-culturale evidenziano il messaggio sostanziale delle migrazioni, che consiste in una fruttuosa mediazione tra Paesi, popoli e culture. 

Cambiavalute

Cambiavalute

I flussi qualificati nel Medioevo, nel Rinascimento e nei primi secoli dell’età moderna

Nei secoli addietro, i flussi dei migranti dall’Italia furono poco numerosi, qualificati e non stanziali perché solitamente non diedero luogo alla costituzione di comunità italiane sul posto. Il proposito di stabilirsi all’estero per trovarvi un lavoro stabile e iniziare una vita economicamente più soddisfacente, insieme alla propria famiglia si sarebbe affermato solo nelle successive migrazioni di massa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Nel Medioevo, invece, si trattava di decisioni prese solitamente per una breve durata, a meno che i lavori da effettuare non richiedessero più tempo.

Come noto, nei primi secoli del Medioevo furono i missionari a spostarsi in tutta Europa per predicare il cristianesimo e farsi anche carico di opere di solidarietà sociale. Agli spostamenti per motivi spirituali si aggiunsero poi anche quelli per motivi economici. A operare per primi come banchieri e cambiavalute furono i lombardi, seguiti dai fiorentini e dai senesi. La loro attività fu particolarmente intensa durante il Rinascimento, ma sul loro ruolo in Germania è scarsa la documentazione rispetto a quella disponibile per le Fiandre (Bruges) e la Gran Bretagna (Londra).

Non mancano, invece, i documenti sui commercianti che si facevano carico di percorrere il lungo tragitto con i loro carri, impiegando diverse settimane. Comunque, nel Medioevo i tempi erano lenti e si era abituati ad esercitare la pazienza. I trasporti solitamente avvenivano di notte, o all’alba, per sfruttare la temperatura più favorevole, assicurata invece durante l’inverno. Nelle ceste, ben areate, la frutta veniva adagiata su della paglia o delle foglie di fico. La merce consisteva in tessuti, e prodotti alimentari (frutta non deteriorabile come mele, pere, melograni, da cogliere prima della loro maturazione, limoni e arance amare (per usi sanitari) frutta secca come fichi uva, carrube, castagne secche e spezie.

I commercianti erano ovviamente quelli delle zone di confine, come i comaschi, conosciuti come quelli delle arance amare. Queste prelibatezze, che arrivavano non freschissime ma comunque accettabili e gradite, venivano portate su ordinazione, erano costose e farne uso ero un segno di uno status sociale elevato. La loro esposizione avveniva anche nelle fiere, alcune delle quali, come quella di Francoforte, offrivano uno scenario soggiogante con carri, animali, tende, tavoli, cambiavalute, notai, faccendieri e tanta gente impegnata ad acquistare prodotti, frequentare i cambiavalute, scambiare notizie commerciali e politiche e concludere affari. Le fiere più importanti, come quella di Francoforte, potevano durare anche settimane e richiamavano persone dai paesi vicini, come i francesi e quelli dei Paesi dell’est Europa.

mercato-artigianoMercati nel Medioevo

Nei mercati si vendevano prodotti agricoli e cibi locali e la frutta “esotica” veniva esposta più raramente, trattandosi di prodotti per ricchi. Ricorrenti erano gli spostamenti di artisti e artigiani, specialmente a partire dal Rinascimento. Seppure non equiparabili ai grandi maestri, erano tecnicamente bravi e anche artisticamente dignitosi, essi si spostavano di loro autonoma iniziativa o perché invitati dalle corti, dalle amministrazioni cittadine, dalle istituzioni religiose. Oppure a invitarli erano le famiglie facoltose, sia nobili che borghesi, queste erano gradite opportunità per percepire consistenti remunerazioni anche per fare apprezzare le loro capacità tecniche e artistiche e diffondere lo stile italiano. Chi si spostava era quasi esclusivamente originario delle regioni del Nord Italia, erano molto bravi seppure non paragonabili ai grandi maestri.

Riportiamo due nomi tra i tanti che, seppure non così famosi, furono molto apprezzati: Enrico Zucalli (1462-1724) architettò ticinese di stile barocco, operante a Monaco; Friedrich (Francesco) Sutris, (1540-1600), pittore e architetto e decoratore ispirato al manierismo, attivo alla corte di Monaco di Baviera. Ma vi fu anche il caso in cui a spostarsi all’estero fu in artista molto famoso, e cioè il pittore veneziano Giovanni, noto come Canaletto (1697–1768), il massimo vedutista italiano del Settecento. Egli soggiornò a lungo a Londra e dipinse celebri vedute, come quella di Westminster o del Tamigi.

Ritratto di Canaletto

Ritratto di Canaletto

Quanto agli artigiani, è opportuno precisare che essi si spostavano come gruppo, spesso a carattere familiare. Si trattava di maestri comaschi in edilizia e scultori del Lago di Como, operanti nella Germania meridionale; scalpellini del Nord Italia impegnati a Norimberga e in Sassonia, stuccatori e decoratori cultori dello stile barocco invitati in Baviera e in Austria; orologiai lombardi e meccanici di precisione che lavorarono ad Augusta e a Norimberga, all’occorrenza oltre che nella Germania meridionale, essi si recavano anche in città più lontane.

Nel Seicento e nel Settecento le famiglie di artigiani stuccatori e pittori in stile barocco, che si tramandavano le competenze di generazione in generazione, furono il principale fattore di diffusione di questo stile oltre le Alpi, influenzando gli artigiani del posto, essi intervennero sempre più nelle residenze delle famiglie facoltose oltre che in progetti relativi a opere pubbliche. Per approfondire questi flussi si può consultare la ricerca di Federico Hermanin pubblicata a Roma dall’Istituto poligrafico dello Stato. 

Mercato artigiano 

Venendo agli spostamenti dei religiosi, va detto che dopo la Riforma protestante, l’interessamento della Chiesa cattolica a coloro che si spostavano era dettato dalla preoccupazione di tenerli lontani dalle insidie degli eretici, consigliando l’insediamento nelle zone cattoliche. Così fece papa Clemente VIII, che, con una bolla del 1596 indirizzata ai cattolici, residenti nelle zone abitate in prevalenza dai protestanti, li invitò a trasferirsi nelle città a maggioranza cattolica. Quindi, papa Gregorio XV, in una enciclica del 1622 promulgata contro gli eretici, chiese agli inquisitori di indagare su chi era andato a vivere in città dove prevalevano i protestanti, come ad esempio Francoforte e Norimberga. A Magonza, invece, ad esempio, nel XVII e XVIII secolo risultava insediata una comunità italiana abbastanza consistente e proprio per questo fu scelta come sede della sua attività dal padre di Romano Guardini.

A livello filosofico e teologico più alto gli spostamenti, anch’essi numericamente ridotti, riguardarono membri del clero e di congregazioni religiose e anche vescovi, Essi si recavano in terra tedesca come docenti, formatori o chiamati dal papa a svolgere speciali incarichi anche in diocesi lontane del Sacro Romano Impero. Un esempio famoso fu quello riferito al nolano Giordano Bruno (1548-1600 che, dopo essere stato in Francia e in Inghilterra, tra il 1586 e il 1580 fu docente a Wittemberg, Magonza, Hermstadt e Praga.

La tomba di Giordano Bruno

La tomba di Giordano Bruno

Ecco qualche altro nome in aggiunta a quella di Giordano Bruno: Pierpaolo Vergerio Veccio (1370-1444) Capodistria, umanista; Pier Paolo Vergerio Giovane (1498-1565) Capodistria, umanista e filosofo; Bonifacio Wilfrid (1675-1754) legato pontificio nella Germania centrale. Parimenti, vi furono gli spostamenti per motivi politico-militari. In particolare, come generali o consiglieri di corte presso gli Asburgo. In particolare vanno citati Raimondo Montecuccoli 1609-1680), Generale imperiale e tecnico militare e Ottavio Piccolomini (1599-1656), generale presso la Casa asburgica. 

Gli esuli risorgimentali in Germania nella prima metà dell’Ottocento 

Nell’Ottocento anche in Germania si registrò l’arrivo degli esuli risorgimentali, dei quali molti si ispiravano agli obiettivi della mazziniana “Giovane Italia”. Tre furono le ondate degli arrivi: dopo il Congresso di Vienna del 1815, quando la restaurazione postnapoleonica fu rigidamente applicata dagli austriaci; nel 1831, dopo gli eventi verificatisi a Modena, a Parma e nello Stato Pontificio; nel 1848-1849, a seguito delle fallite insurrezioni a Venezia, in Toscana e nello Stato pontificio.

risorgimentoRisorgimento italiano

Il periodo trascorso all’estero dai patrioti contribuì a internazionalizzare il problema dell’indipendenza italiana e a formare una classe dirigente in grado di portarla avanti con orizzonti più ampi. La presenza degli esuli si realizzò in misura ampia in Svizzera, ma in una certa misura anche in Germania, dove assunse caratteristiche particolari. In quel periodo la Germania era un territorio frazionato in tanti Stati e staterelli (l’unificazione nel secondo Reich avvenne solo nel 1871), prevaleva l’interesse a far rispettare rigidamente l’ordine, notoriamente nella Prussia, che era lo Stato più grande e potente.

Perciò la Germania non fu per gli esuli il rifugio più adatto per potere continuare a seguire le attività cospirative contro vecchi regimi, inoltre poteva intervenire il provvedimento di espulsione. Le autorità incoraggiavano, invece, i rifugiati a dedicarsi alle attività culturali (studio, insegnamento, traduzioni), approfondendo anche temi cruciali riguardanti il rapporto tra Stato, nazione, libertà e costituzionalismo. I patrioti erano, così, sollecitati a dedicare la loro attenzione alla riflessione piuttosto che alla cospirazione, alla determinazione degli obbiettivi ideali da raggiungere nel futuro piuttosto che alla immediata azione politica.

Questa severa impostazione portò alcuni esuli a tradurre in italiano diverse opere di autori tedeschi, mentre altri si trattennero in Germania per poco tempo. I nomi famosi rifugiatisi in terra tedesca non furono pochi, tra i quali Giuseppe Mazzini, Carlo Cattaneo, Francesco De Sanctis, Nicolò Tommaseo, Guglielmo Pepe, Giovanni Berchet). Negli anni 1834-1836 Giuseppe Mazzini (1805-1872), quel “pericoloso cospiratore” come lo definì il principe di Metternich, dopo essere stato condannato in contumacia a morte per cospirazione dal Regno di Sardegna, si rifugiò prima a Marsiglia e poi in Svizzera, una località al confine con la Germania. Egli qui fondò “La giovane Europa”, un’organizzazione che aveva come obiettivo la libertà dei popoli europei e includeva “La giovane Svizzera” e “La giovane Polonia” e anche, “La giovane Germania”, naturalmente dopo avere stretto i contatti con i patrioti del posto. I territori di lingua tedesca furono quindi fondamentali in quegli anni per Mazzini, perché gli consentirono di organizzare su vasta scala la sua azione patriottica e di approfondire la sua idea di indipendenza. Nel 1836 Mazzini fu arrestato ed espulso dalla Confederazione elvetica. Si trasferì stabilmente a Londra, la capitale europea dell’asilo politico, dove potrà sviluppare la sua azione con maggiore libertà.

Carlo Cattaneo (1801-1869) si caratterizzò invece. per gli stretti rapporti con il mondo germanico, di cui apprezzava il federalismo e l’economia politica. Francesco De Sanctis (1817-1883) approfittò della permanenza per approfondire diversi aspetti riguardanti la filologia e l’estetica. Nicolò Tommaseo (1802-1874) si interessò al confronto del nazionalismo italiano con quello tedesco. Il generale Guglielmo Pepe (1783-1855) dopo il 1821 ebbe contatti con ambienti militari e liberali tedeschi, mentre Aurelio Saffi concentrò la sua attenzione sulla nuova organizzazione politica e sociale riscontrabile in Germania e, infine, l’espiazione patriottica di Giovanni Berchet molto fu debitrice a quel Paese. 

Francesca Bertini

Francesca Bertini

Presenza a Berlino dei protagonisti del cinema muto italiano 

Nel corso del Novecento, caratterizzata dalla schiacciante prevalenza dell’emigrazione di massa non qualificata, vi fu un’eccezione di rilievo: per circa un decennio il cinema muto italiano si trasferì a intermittenza in Germania, con una particolare intensità nel secondo decennio del secolo: a provocarli fu la profonda crisi in cui versava l’industria cinematografica italiana. A Berlino era usuale trovare registi, dive e “fusti” del cinema italiano, sul posto per ragioni produttive. Seppure temporanee perché, ultimate le riprese, si ritornava in Italia.

Questi trasferimenti non incontravano difficoltà burocratiche, essendo stati invitati e sollecitati dalle case cinematografiche tedesche, e non sussistendo le usuali difficoltà linguistiche, trattandosi di “cinema muto”, non c’erano difficoltà di sorta (salvo quelle alimentari per lo scarso gradimento della cucina tedesca).

Alla kuerfuendamm una strada paragonabile alla romana Via Veneto, era usuale sentire parlare il romanesco, il genovese o il napoletano, come del resto altre lingue di diversi Paesi europei. Bisogna tenere presente che in quel periodo la cinematografia tedesca, grazie alle risorse pubbliche messe a disposizione e all’originalità della sua ispirazione, era l’unica in Europa in grado di competere con quella americana. Prima e durante la Seconda Guerra mondiale Berlino divenne la capitale del cinema europeo: nel 1870 la UFA (Universum Film AG), trasformò la città in un centro di produzione cinematografica di prim’ordine.

In Germania gli investimenti nel settore non mancarono neppure durante il periodo bellico, perché al cinema veniva riconosciuto un grande valore culturale e politico. Invece l’analoga industria italiana, che aveva raggiunto il culmine tra il 1910 e il 1914, conobbe, a causa della crisi economica del dopoguerra, un ridimensionamento così’ drastico che i protagonisti del settore furono costretti a spostarsi in Germania. Qui le attrici italiane furono apprezzate dal pubblico tedesco e alcune riuscirono anche a fondare una propria casa di produzione cinematografica e a conseguire in alcuni casi un certo successo. Tra le attrici famose si possono ricordare Francesca Bertini (1892-1985), una grandissima diva conosciuta a livello internazionale, che esercitò un grande influsso in ambito tedesco; Lyda Borelli (1884-9059), espressione significativa del “divismo” italiano; Maria Jacobini (1892-1944) che lavorò in Germania negli anni del dopoguerra nell’ambito di coproduzioni. Al contrario, Emil Jannings (1884-1950) fu un attore di lingua tedesca (nato in Svizzera), che si affermò nel cinema muto e anche in quello sonoro, vincitore di un Oscar, lavorò spesso in Italia a dimostrazione degli stretti contatti tra le due aree. 

Prevalenza nella seconda metà dell’800 della emigrazione di massa non qualificati 

Il passaggio dall’Ottocento al Novecento fu di assoluta importanza sia per la Germania che per l’Italia, dal punto di vista politico, perché ciascuna delle due nazioni diventò uno Stato unificato, ben presto con l’assoggettamento alle due guerre mondiali e alle dittature nazista e fascista. Inoltre andò pienamente affermandosi il processo di industrializzazione in Germania, che richiamò in misura crescente la venuta di lavoratori immigrati, dei quali gli italiani costituivano una buona parte.

Possiamo, quindi, affermare che quel periodo storico rappresentò una cesura rispetto alla tradizione consolidata di flussi di lavoratori qualificati in partenza dall’Italia verso la Germania fin dal Medioevo. A spostarsi furono i lavoratori e le lavoratrici a bassa qualificazione, funzionali comunque alle esigenze dell’economica tedesca e anche alla riduzione della disoccupazione endemicamente diffusa in Italia. Il periodo fu perciò molto importante per i due Paesi, ma lo è di meno nel disegno di questa riflessione imperniata sulle migrazioni qualificate, sulle quali ritorneremo passando agli anni ‘2000, che è stato fin dall’inizio e continua a essere un periodo di migrazioni qualificate.

Riassumiamo. innanzi tutto, l’andamento dei flussi con l’indicazione della presenza italiana in Germania, differenziata a seconda dei periodi:

  • nel 1870, tra i 30.000 e i 50.000;
  • nel 1897 150.000;
  • nel periodo 1910–1913, riconosciuto come il periodo dei massimi espatri, tra 180.000 e 200.000;
  • nel periodo 1925–1930: tra i 120.000 e i 140.000;
  • nel 1933: tra i 100.000 e i 120.000;
  • nel 1945: oltre 750.000 tra prigionieri di guerra e lavoratori;
  • tra gli anni ’60 e ’70 sulle 9.000 presenze, segnate però da una forte precarietà;
  • nel 2024: 849.000 presenze caratterizzate da una solida stabilità.
Goethe e Schiller

Goethe e Schiller

Guglielmo II 

Per facilitare una comprensione più esaustiva conviene riassumere gli eventi istituzionali più importanti verificatisi in Germania in questo lungo periodo:

  • prima metà dell’Ottocento: moti patriottici per unificare la Germania, elezione di un parlamento a Francoforte e offerta della guida della Germania unificata al re di Prussia Guglielmo II, rifiutata perché proveniente dai cittadini “sudditi”;
  • 1871: costituzione non più dal basso del Secondo Reich tedesco ad opera di Guglielmo II e del suo cancelliere Otto von Bismarck, con le armi e la diplomazia;
  • 1918: abdicazione di Guglielmo II dopo la sconfitta subita nella Prima Guerra mondiale e fine del Secondo Reich;
  • 1919-1933: costituzione della Repubblica di Weimar in un contesto di disfattismo e radicale contrapposizione;
  • 1933-1945: ascesa al potere di Hitler, dittatura nazista e Seconda Guerra mondiale;
  • 1949: costituzione della Repubblica Federale Tedesca /R.F.T;
  • 1990: unificazione con la Repubblica Federale Tedesca della Germania Orientale (Repubblica Democratica Tedesca).
Immigrati italiani nella stazione di Monaco

Immigrati italiani nella stazione di Monaco

Immigrati alla Stazione di Monaco 

I dati prima sinteticamente riportati attestano che la grande emigrazione italiana trovò sbocco anche nella Germania sotto il Secondo Reich, ma inizialmente in maniera attenuata. Infatti, in quel periodo la Germania restava ancora un Paese di emigrazione verso l’America, mentre i flussi dei tedeschi per l’estero diminuirono sia nel periodo della Repubblica di Weimar, sia nel periodo della dittatura di Hitler. Gli italiani risultarono indispensabili per sostenere l’agricoltura e raggiungere l’autosufficienza del settore. Nel 1938 la Germania strinse un accordo con l’Italia per l’invio di contingenti annuali di uomini e donne per il settore agricolo (fino a 50.000 ogni anno). Le condizioni praticate non dispiacevano agli italiani, che però spesso, più che essere sollecitati, furono costretti a trasferirsi in Germania, anche durante le operazioni belliche.

Nel mese di gennaio 1945, cessata la guerra, si trovavano in Germania oltre 750.000 italiani: 650.000 Internati Militari Italiani (IMI), 82.517 civili arrivati in Germania più o meno spontaneamente e 39.080 andati a lavorare spontaneamente in Germania dopo l’armistizio.

La Germania fu l’ultimo tra i Paesi europei con il quale l’Italia sottoscrisse un accordo per il collocamento dei suoi lavoratori. Gli spostamenti assunsero ben presto un ritmo intenso, arrivarono a spostarsi anche 100.000 persone in un anno. Secondo i dati di fonte tedesca nel cinquantennio 1950-1999 emigrarono in Germania 4,5 milioni di lavoratori italiani, mentre furono 3,1 milioni quelli che rimpatriarono: una vera e propria girandola migratoria.

Il periodo successivo alla Seconda Guerra mondiale si può ripartire in due fasi. L’avvio dall’accordo bilaterale di dicembre 1955 si caratterizzò per l’aumento dei flussi che raggiunsero l’apice negli anni ‘60, per poi ridiscendere gradatamente e, scoppiata la crisi petrolifera del 1974, seguì lo stop degli arruolamenti. La seconda fase va dal 1976 alla fine del secolo, continuò ad assegnare alla Germania il primo posto nel mondo come sbocco dell’emigrazione italiana e fu la vigilia del grande ritorno ai flussi qualificati degli anni ‘2000, nel cui merito entreremo nei paragrafi seguenti e nelle conclusioni. 

Italiani residenti all'estero

Italiani residenti all’estero

Una comunità profondamente cambiata, ormai italo-tedesca e saldamente insediata 

Ormai più dei due terzi degli italiani che si recano in Germania sono diplomati o laureati. Nel 2012 i laureati rappresentavano il 29% dei partenti e in seguito hanno progressivamente aumentato la loro incidenza. Circa 150.000 italiani hanno ottenuto la cittadinanza tedesca, nel periodo 2000-2024. Al 31 dicembre 2024 la Comunità italiana ha raggiunto le 849.000 unità, per i due terzi meridionali. Quelli di prima generazione sono poco più di mezzo milione e quelli di seconda e terza generazione circa 300.000. Questa notevole crescita è dovuta al fatto che negli anni ‘2000, come anche nel secolo scorso, la Germania è stata per gli italiani il primo sbocco migratorio.

Secondo l’anagrafe degli Italiani Residenti all’estero (AIRE) nel periodo 2000-2019 sono emigrate dall’Italia in Germania 263.400 persone e meno di 200.000 nel Regno Unito, che si colloca al secondo posto. Emerge che qui giungono dall’Italia persone caratterizzate da una formazione alta e che anche la Comunità italiana qui residente sta distinguendosi per un’integrazione più qualificata, sulle cui sfaccettature è opportuno soffermarsi.

Il tasso di socialità risulta più intenso e diversificato grazie al protagonismo delle nuove generazioni, che mostrano scarsa vicinanza all’associazionismo tradizionale (nazionale e regionale), sia di stampo laico che religioso: ciò niente toglie ai grandi meriti acquisiti da queste forme associative nelle fasi più difficili dell’integrazione. Sono quanto mai diversificati gli ambiti in cui risalta la disponibilità degli italiani, che solitamente si appoggiano su centri tedesco-italiani. Gli stessi sacerdoti, che prima svolgevano la loro funzione pastorale nelle Missioni Cattoliche Italiane, hanno iniziato a operare in parrocchie miste, che operano congiuntamente per i tedeschi e per gli altri immigrati.

La bilateralità nelle azioni di solidarietà sta diventando sempre più generalizzata e riguarda, ad    esempio, lo sport e il tempo libero, i progetti di solidarietà internazionale, le iniziative per la solidarietà di genere, il sostegno linguistico, l’aiuto ai bisogni, e così via. Del resto le stesse strutture governative italiane all’estero, come i consolati e gli Istituti Italiani di Cultura, perseguono una strategia operativa che coinvolge sistematicamente le strutture tedesche come evidenzia l’organizzazione della “Settimana della lingua italiana nel mondo”.

Ci si può chiedere cosa sia rimasto del recente passato, quale sia l’eredità lasciata dalle prime generazioni. Ricaviamo una messa a fuoco del carattere italiano, da una testimonianza sui sentimenti che provarono i tedeschi di fronte alla massa degli italiani arrivati nel dopoguerra dalla mia personale testimonianza (Juergen Schleider). Nominato nel mio comune di Wiesbaden membro di una commissione preposta all’accoglienza degli stranieri io stesso, come la maggior parte dei tedeschi, superate le difficoltà iniziali di fronte alla diversità dei nuovi arrivati, mi lasciai conquistare dai tratti della loro diversità tutta italiana: la naturalezza nella risata, il senso di tranquillità, la permanenza nei caffè non solo per bere questa piacevole bevanda ma anche per fare un po’ di conversazione, anche animata. La frequentazione delle pizzerie diventate un’abitudine per i tedeschi dopo la riluttanza iniziale, nei confronti di questi locali considerati esotici, la conciliazione tra il lavoro e la gioia di vivere, insomma una storia di successo nell’incontro tra due popoli, che hanno portato al cambiamento reciproco e a una nuova idea dell’Europa. Insomma, il lascito delle prime generazioni e delle loro associazioni è stato prezioso, anche se poi è stato necessario cambiare. Anche il sommo poeta Goethe sperimentò l’attrattiva dell’italianità durante la sua permanenza in Italia nella seconda metà dell’Ottocento e la considerò una sorgente per rinnovare la sua ispirazione artistica essenziale. 

Daniela Cavallo

Daniela Cavallo

Gli aspetti qualitativi dei flussi del ‘2000 riscontrabili nei livelli d’inserimento raggiunti 

L’emigrazione dell’immediato dopoguerra, di massa e dalle basse qualifiche, non aveva favorito un’integrazione qualitativamente apprezzabile e per diversi aspetti la Comunità italiana si trovava svantaggiata rispetto alle altre. Attualmente, invece, è possibile riscontrare gli obiettivi di eccellenza conseguiti grazie all’apporto dei nuovi flussi. È in atto un radicale miglioramento rispetto al passato, quando si viveva con la mente rivolta all’Italia, dove si riteneva che il ritorno fosse scontato.

Il tasso di imprenditorialità è alimentato dal dinamismo che gli italiani dimostrano in diversi settori lavorativi, di cui quello dell’alimentazione è quello più conosciuto, ormai gestito anche tramite apposite reti di ristornati, pizzerie e gelaterie: la produzione del gelato resta un’eccellenza assoluta e molti Eiscafe, per porre rimedio al loro carattere stagionale, sono diventati eleganti pasticcerie, nelle quali vengono serviti diversi prodotti dolciari. Purtroppo, le giovani generazioni molto spesso perseguono un inserimento professionale di nuovo tipo e non tendono a continuare queste attività.

L’imprenditoria si sviluppa anche in edilizia, con prestazioni specializzate, e in vari ambiti dei servizi, in diverse branche il tasso di imprenditorialità degli italiani è più elevato rispetto a quello riscontrabile tra le altre comunità di immigrati. Sono numerosi anche i liberi professionisti italiani (medici, avvocati, ingegneri, architetti e così via), sia perché i nuovi arrivati negli anni ‘2000 hanno un alto livello di istruzione scolastica, sia perché le seconde e le terze generazioni hanno iniziato a capire l’importanza di frequentare le scuole e le facoltà universitarie (gli studenti italiani iscritti alle università sono 18.000).

Nell’ambito della Chiesa cattolica il protagonismo si è visto anche dalla nomina di diversi italiani come direttori delle Caritas diocesani e di sacerdoti italiani nominati vicari episcopali per gli immigrati.

Il tasso di protagonismo sindacale è dato innanzi tutto dai numerosi rappresentanti sindacali operanti all’interno delle aziende e sul territorio, ma non mancano gli italiani nei posti dirigenziali, anche a livello di assoluto prestigio. Questo è il caso di Daniela Cavallo nel settore delle automobili, finora una produzione di eccellenza per la Germania. Nel dopoguerra Daniela seguì il padre, che dalla Calabria andava a lavorare nella Volkswagen e all’interno di questa azienda è riuscita ad affermarsi addirittura come primo presidente donna del consiglio di fabbrica, adoperandosi molto fattivamente in questi anni di crisi dell’auto.

Sul tasso di affermazione in ambito accademico culturale la disponibilità di dati recenti consente di tracciare un quadro più completo. Si tratta dei dati, relativi al 2023, che sono stati raccolti in una recente relazione curata dal Servizio tedesco di scambio accademico (DAAD). Questo dettagliato quadro evidenzia la notevole apertura internazionale della Germania e anche la notevole affermazione degli italiani

Nel corso del 2023:

  1. circa 65.500 persone con cittadinanza straniera hanno fatto parte del personale accademico e artistico, raggiungendo un’incidenza del 15% sul personale totale. Di essi il 29% è originario dell’Europa occidentale. La graduatoria per Paesi di provenienza è la seguente: (circa il 9 %), Cina e Italia (7% ciascuna), Austria e Iran (5% ciascuno);
  2. nelle 65.000 persone prima citate sono inclusi anche 4.100 professori internazionali con una incidenza dell’8% sul personale docente per quasi due terzi (62%) di europei occidentali con questa graduatoria: Austria (19 %), Italia (9%), Svizzera (8%), USA (7%) e Paesi Bassi (6%).
  3. la Francia, la Spagna e l’Italia sono stati i Paesi con il maggior numero di accordi di cooperazione, seguiti a distanza dal Regno Unito e dall’Austria;
  4. operano inoltre in Germania 84.000 ricercatori di origine straniera, sui quali però non è stata fornita la disaggregazione per Paesi di origine.

Gli italiani come docenti si distinguono nelle facoltà di italianistica e di discipline connesse, con nomi famosi nel settore presso le Università di Halle, Heidelberg, Monaco di Baviera, Amburgo, Augusta e così via (sarebbe complesso riportare un quadro completo con tutti i nomi). Naturalmente gli italiani sono presenti in diverse facoltà e non solo in quelle di italianistica, basti citare qualche nome: Stefania Centrone è docente di filosofia della scienza ed è collegata con l’Università tecnica di Monaco, a sua volta Stefania Esposito è una sociologa di fama internazionale molto seguita anche in Germania. In conclusione, è evidente l’ottima affermazione che la Comunità Italiana è riuscita a ottenere nel settore universitario e della ricerca.

Anche altri aspetti mostrano che la Germania non è chiusa all’apporto degli italiani, come attesta qualche significativo caso. Daniela Cavallo nel settore delle automobili, finora una produzione di eccellenza per la Germania autorevole rappresentante della musica d’avanguardia, oltre ad aver spesso lavorato in Germania, è stato considerato parte integrante della cultura tedesca e anche di coscienza della musica europea. Anche il filosofo Giorgio Agamben è diventato intrinseco alla cultura tedesca, che ha recepito i concetti da lui sviluppati. Molto amato è anche il “mitteleuropeo” Claudio Magris, profondo conoscitore della storia tedesca. Indiscusso è, infine l’apporto della comunità italiana per l’affermazione della letteratura dell’immigrazione. Gli italiani hanno aperto la via alla mediazione tra lo “specifico” del popolo tedesco e quello dei nuovi arrivati, ripensando la propria esperienza migratoria e scrivendo al riguardo.

9783852567013-it-300ll calabrese Gino Chiellino (1946-), arrivato in Germania nel 1980, è stato non solo poeta e scrittore ma anche, fino al 2011, docente presso l’Università di Augusta di letteratura comparata. Egli ha contribuito significativamente alla nascita della letteratura interculturale e si è adoperato per la nascita di una memoria condivisa tra Itala e Germania. Il forlivese Franco Biondi, emigrato nel 1965 insieme al padre, ha sperimentato inizialmente la vita in fabbrica per poi scrivere la sua esperienza di immigrato, soffermandosi sull’incontro-scontro con la cultura tedesca e sulla “familiarità estranea” della lingua tedesca. Insieme ad altri ha fondato un’associazione per promuovere la letteratura degli immigrati. Anche il calabrese Carmine Abate è uno scrittore molto conosciuto. Egli è autore di numerosi romanzi, racconti e saggi riguardanti l’immigrazione e l’intercultura.

Sono ormai numerosi i docenti italiani impegnati nel sistema scolastico tedesco, diventati così formatori della stessa gioventù tedesca: purtroppo di essi non sono stati resi noti i dati ufficiali. Sono conosciuti, invece, i dati (circa un centinaio) riguardanti gli insegnanti d’italiano pagati dal governo italiano, che insegnano la lingua di Dante nelle scuole tedesche (specialmente nelle secondarie superiori) sulla base di appositi accordi bilaterali. Riuniti in una dinamica associazione, molto fanno per contrastare il pericolo di disaffezione alla lingua dei loro ascendenti, impegno che richiederebbe anche un maggiore sostegno dei genitori italiani, non sempre orientati a consigliare i loro figli di scegliere l’italiano come seconda lingua straniera.

Non manca la presenza italiana nell’ambito dei giornalisti, che svolgono una funzione molto importante per la coesione della Comunità italiana e iniziano ad esserci i casi di notevole affermazione come quella di Giovanni De Lorenzo. Egli, di padre italiano (pugliese) e di madre tedesca, è diventato direttore del prestigioso settimanale Die Zeit. Anche in Italia egli si è fatto apprezzare, in occasione della sua partecipazione a dibattiti televisivi, per la sua lucida sistematicità delle argomentazioni.

Veniamo da ultimo al tasso di partecipazione a livello amministrativo-politico, in cui gli italiani sono sopravanzati da altre comunità, Si è anche parlato al riguardo di una impostazione politica della Comunità italiana a bassa caratterizzazione etnica, probabilmente per il fatto che gli italiani si identificano più pienamente con il Paese che li ha accolti. Si può ritenere soddisfacente la partecipazione degli italiani alla vita dei comuni di residenza, dove sono numerosi come consiglieri e anche come sindaci in comuni medio-piccoli, ad esempio nel Baden-Württemberg, nel Nord Rhein Westfale e nella Baviera, e cioè nei Laender dove gli italiani sono maggiormente concentrati, purtroppo non sono stati curati o non sono stati distribuiti dati ufficiali al riguardo. Questa carenza sussiste anche per quanto riguarda gli eletti con un passato migratorio nei parlamenti dei Laender, anche se ci è capitato di leggere (senza, però, che venisse precisata la fonte) che l’incidenza sul totale degli eletti con ascendenze migratorie nel 2014 sarebbe stata del 7,6%.

È, invece, più alta la partecipazione di deputati con background migratorio al parlamento federale (Bundestag) che, secondo la rilevazione federale, del 2025 risulta essere 73 (pari all’11,6%) rispetto alla totalità degli eletti (630). La preminenza nella rappresentanza spetta ai turchi, che nel passato hanno avuto anche un ministro nel governo federale (con l’incarico della ricerca). Gli italiani hanno avuto due eletti Stella Merendin (padre italiano e madre polacca) e Luigi Partisano (di origine pugliese), da non confondere con il fratello Alfonso Partisano, molto attivo politicamente a Berlino per i diritti delle persone LGTB. Nella legislatura 2017-2021, fu eletto parlamentare Bruno Masi (anch’esso con padre pugliese), che divenne poi parlamentare europeo.

Nel complesso i tedeschi con background migratorio sono riusciti a ottenere uno spazio tutt’altro che trascurabile. Questa loro affermazione diventa maggiormente comprensibile quando si considera che nella R.F.T. ben 25 milioni di residenti tedeschi hanno personalmente o tramite gli ascendenti un passato migratorio.

imagesIl futuro della Comunità italiana alla luce dei lusinghieri progressi qualitativi

La carrellata storica da noi presentata consente di affermare che, anche se le migrazioni di massa del Novecento hanno raggiunto valori altissimi, quelle qualificate hanno avuto un ruolo più decisivo nei processi di scambio culturale e di innovazione tra il Paese di partenza e quello di arrivo. Le migrazioni qualificate partite dall’Italia verso la Germania, iniziate dal Medioevo, si interruppero solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino al termine del Novecento per poi riprendere negli anni ‘2000, durante i quali si stanno ripercuotendo sul mercato occupazionale gli effetti dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, continuano a spostarsi anche i lavoratori non qualificati, ma sempre di meno perché le richieste delle industrie e dei servizi riguardano personale ad alta qualificazione.

Al termine di questo lungo excursus sui flussi degli italiani verso la Germania appare fondato ritenere che se migrazioni di massa sono state quelle quantitativamente elevate perché funzionali alla produzione di beni di largo consumo, non sono state l’espressione più significative della mobilità umana. Del resto, le stesse migrazioni di massa, fatte oggetto di una riflessione approfondita, esprimono l’esigenza di una compensazione tra le aree di partenza e quelle di arrivo, indispensabile per il superamento de citati squilibri.

Questi aspetti sono emersi nel corso dei secolari flussi partiti dall’Italia verso la Germania, che ci hanno portato a concentrare l’attenzione sui migranti qualificati. In queste conclusioni non ci soffermeremo ulteriormente sull’approfondimento delle politiche rivolte a questi migranti, sia n Italia che in Germania, bensì sull’apporto che essi sono chiamati a dare a livello d’integrazione nel Paese di accoglienza, un aspetto cruciale, rispetto al quale la Comunità italiana in Germania può svolgere un ruolo importante non solo come numero dei suoi membri ma anche per le posizioni raggiunte nei vari ambiti della vita socio-culturale.

Ci chiederemo, perciò, come in questo grande Paese di immigrazione la Comunità italiana possa concorrere a evidenziare il significato più autentico della presenza immigrata, aiutando a ridimensionarne l’atteggiamento ostile agli stranieri, da diversi anni in aumento, in un contesto di nazionalismo del tutto avulso dall’orizzonte del cosmopolitismo. Questo è stato, invece, l’auspicio espresso sia da Goethe, a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, sia nel Novecento da Romano Guardini, il primo su un piano artistico-letterario, il secondo, formulato da un italiano integrato in Germania, su un piano civico-morale. 

goethe-1Goethe

Secondo Goethe tutte le culture sono chiamate a dialogare (nel contesto di una Weltlit Literatur), in cui nessuna di esse deve ritenersi autosufficiente, con la conseguente importanza della traduzione nella propria lingua delle opere significative scritte in altre lingue. A confermare Goethe nella volontà di perseguire questa impostazione fu il suo viaggio in Italia (1786-1688). La sua visione di una comunità universale delle culture era basata sulla fiducia nell’equilibrio tra natura, ragione e forme artistiche, un insieme in grado di consentire il superamento dei nazionalismi. Come ben risaputo, l’impostazione di Goethe fu minoritaria rispetto a quella dei romantici e seguirono, pertanto, insieme alla costituzione degli stati-nazione anche i nazionalismi.

Romano Guardini

Romano Guardini

Romano Guardini

Guardini, un italiano arrivato da piccolo, diventato sacerdote integratosi perfettamente in Germania a livello accademico e formativo, per il fatto di essere stato profondamente segnato dai fatti tragici del Novecento (guerre, dittature, dissidio tra tecnica e spiritualità), si ispirò non solo alla tradizione greco-romana, ma anche al rivoluzionario messaggio cristiano, e propose il superamento dei nazionalismi facendo perno sulla parte più intima della persona, chiamata a scelte di coscienza responsabili, all’occorrenza non in linea con quelle prevalenti della comunità di appartenenza. Il futuro dell’Europa è stato da lui basato sul superamento dei nazionalismi e per questo è necessario lo sforzo delle volontà dei cittadini.

Come prima accennato, si vanno acuendo anche in Germania i problemi di convivenza in un contesto di crescente insofferenza nei confronti degli immigrati (seppure non nei confronti degli italiani). 

Georg Simmel

Georg Simmel

Georg Simmel

I termini della questione, dal punto di vista antropologico, rimangono quelli descritti da Georg Simmel sulla posizione dello straniero nel suo trattato di sociologia pubblicato nel 1908. La posizione dello straniero è ambivalente, di vicinanza e di lontananza rispetto ai cittadini autoctoni. Lo straniero è recepito come una realtà estrinseca in quanto viene da un altro Paese, è stato formato secondo un’altra cultura, parla un’altra lingua e segue altre abitudini. Ma lo straniero è anche una realtà intrinseca in quanto funzionale allo sviluppo del Paese dove lavora e anche ad esso legato da una serie di relazioni a partire da quelle lavorative.

Un importante compito di una comunità ben inserita come quella italiana consisté nel favorire nei tedeschi la riflessione sulla attenzione alla dimensione intrinseca, nella consapevolezza che le differenze gradatamente si stemperano, pur essendo anche nel futuro auspicabile una convivenza interculturale.

In effetti, quanto detto da Simmel, sul carattere di estraneità dello straniero è andato stemperandosi a seguito dell’evoluzione intervenuta. Gli italiani, come gli altri cittadini UE, sono assimilati ai tedeschi sulla base della normativa comunitaria, mentre godono di una condizione paritaria quelli che hanno assunto la cittadinanza tedesca. Anche gli stranieri non comunitari che hanno ottenuto il permesso di soggiorno di lunga durata fruiscono di una equiparazione e perfino dell’accesso ai posti della pubblica amministrazione. Effettivamente, quindi, gli immigrati sono più Mitnuierger che Auslaenderer, cioè più concittadini che stranieri e gli italiani, in quanto cittadini UE sono Europaische Buerger

italia-nl-mondoPuò capitare, però, che la diversità di cui lo straniero è portatore, anziché dipendere dall’ordinamento tedesco o dal comportamento, venga enfatizzata a dismisura dagli stessi immigrati e fatta valere come un cuneo di estraneità, nella società d’accoglienza, pregiudicando così l’esito positivo dell’integrazione. Deve essere capitato qualcosa di simile e ciò ha inasprito una consistente parte della popolazione tedesca, indebolendo la fiducia nelle virtualità positive nell’immigrazione e sull’esito positivo della mediazione tra Paesi, popoli, economie, culture e religioni. In questo compito devono sentirsi impegnati, accanto ai tedeschi, gli italiani e anche gli immigrati che, superate difficoltà iniziali, sono riusciti ad integrarsi armoniosamente.

Affinché questo realistico progetto si realizzi è necessaria un’Europa decisa a non cadere nella tentazione dei nazionalismi, i Paesi di accoglienza sono oggi chiamati a riflettere più seriamente sull’importanza della posta in gioco. Ma anche le comunità degli immigrati sono chiamate, a loro volta, a chiedersi se certi loro comportamenti non siano di pregiudizio a una loro maggiore accettazione da parte degli autoctoni, come si può vedere nella seguente sommaria esemplificazione: la contrapposizione dei propri tratti culturali a quelli del Paese d’accoglienza, l’indisponibilità interiore alla prospettiva dell’integrazione; l’acquisizione della cittadinanza come mera formalità giuridica. Questo sarebbe una sorta di nazionalismo importato rispetto a quello autoctono!

L’immigrato qualificato deve completare il suo elevato apporto a livello professionale con un altrettanto elevato apporto a livello socio-culturale. Un siffatto impegno è in grado di dare l’avvio a una stagione molto promettente a beneficio del Paese interessato (nel nostro caso la Germania e di riflesso anche l’Italia), ma più in generale ciò vale per tutti i Paesi di accoglienza e di origine. Ciò sarà funzionale a uno sviluppo più armonioso dell’Europa favorendo anche una più adeguata comprensione del significato del fenomeno migratorio a livello mondiale. 

Dialoghi Mediterranei, n.79, maggio 2026
[*] Gli autori ringraziano sentitamente la dottoressa Stefania Piantoni per la revisione dell’articolo. 
Riferimenti bibliografici 
Sui flussi durante il Medioevo
Prandel Rolf, Die oberdeutschen Kaufleute im spätmittelalterlichen Deutschland, St Franz Steiner Verlag. Stuttgart, 1979 [1] (Questa è un’opera classica sui mercanti dell’area alpina e padana attivi in Germania).          
Seneca Federico, Mercanti italiani in Germania nel tardo Medioevo, Venezia, Marsilio,1992.
Sui flussi durante il Rinascimento
Burke Peter, Il Rinascimento europeo. Centri e periferie, Roma-Bari, Laterza, 1999 (si riferisce a tutti i flussi di artisti e intellettuali e non solo a quelli diretti).
Sui flussi di diplomatici e militari nei secoli XVI–XVII
Fosi Irene, Roma e l’Impero. Diplomazia e politica nella prima età moderna, Roma, Carocci, 2001
(Si fa riferimento alle relazioni diplomatiche e funzionari italiani nel contesto imperiale).
Sui flussi degli esuli nella prima metà dell’Ottocento
Banti Alberto Mario, La nazione del Risorgimento, Torino, Einaudi, 2000 (Analisi dedicata al profilo culturale degli esuli risorgimentali).
Isabella Maurizio. Risorgimento in Exile, Oxford, Oxford University Press, 2009 (Studio sugli esuli risorgimentali in Europa).
Jansen Christian, Einheit, Macht und Freiheit, München, C.H. Beck, 2003 (Analisi dei rapporti tra liberali tedeschi e italiani).
Sulla presenza del cinema muto a Berlino all’inizio del Novecento
Brunetta Piero, Storia del cinema italiano. Vol. I: Il cinema muto 1895–1929, Roma, Editori Riuniti, 1993 (Si tratta di una messa a fuoco della grande crisi del cinema italiano e dei rapporti stretti con la Germania).
Quaresima Leonardo, Il cinema tedesco degli anni Venti, Venezia, Marsilio, 1979 (Analisi dell’industria cinematografica in vigore all’epoca a Berlino).
Sui flussi di migranti qualificati negli anni ‘2000  
Tirabassi M. (a cura di), Italians in Germany, Torino, Fondazione Giovanni Agnelli, 2005.
(Il libro è dedicato alle migrazioni qualificate, analizza le nuove migrazioni qualificate).
Bundesamt für Migration und Flüchtlinge, Migration aus Italien nach Deutschland, Nürnberg, BAMF, 2012) (Vengono presentati i dati di fonte tedesca sui flussi degli italiani in Germania).
 Sui flussi del Novecento e degli anni ‘2000 (alcune voci bibliografiche a titolo esemplificativo) 
Ambasciata di Germania in Italia, Caritas Italiana, a cura di Di Sciullo L., Pittau F., Schmitz K., Da emigrato a cittadino, Esperienze in Germania e in Italia, Edizioni, IDOS Roma, 2008 (anno europeo dell’intercultura).
Bea G., Pittau F., Ridolfi S., “La grande emigrazione degli italiani in Germania e il ruolo della collettività in un Paese leader, in Dialoghi Mediterranei, n. 53, gennaio 2022.
Corni G. Dipper C. (a cura), Italiani in Germania tra 800 e 900. Spostamenti, rapporti, immagini, influenze, Il Mulino, Bologna 2006.
Garavini L., “Germania, modello di amicizia tra i popoli”, in Dialoghi Mediterranei, n. 53, gennaio 2022.
Mazzi Lisa, Donne mobili. L’emigrazione femminile dall’Italia alla Germania (1890-2010), Editore Cosmo Iannone, Isernia, 2012 (Questo è da annoverare tra i pochi titoli dedicati alla dimensione femminile nelle migrazioni verso la Germania).
Niglia, Roano B, I. Valeri F., Italia e Germania. L’intesa necessaria per l’Europa, Bollati Boringhieri, 2021.
Pugliese Enrico, “La migrazione straniera in Germania”, in Dossier Statistico Immigrazione 2008, Edizioni Idos, Roma, 2007: 37-4. 
Sulle caratteristiche delle migrazioni qualificate negli anni ‘2000 
Idos, Istituto di Studi Politici “S. Pio V, Cocia B., Ricci A. (a cura di), Migrazioni qualificate dentro e fuori l’Unione Europea, Edizioni Idos, Roma, 201.,
Istituto di studi politici S. Pio V, Coccia B, e Pittau F, Le migrazioni qualificate in Italia: ricerche, statistiche e prospettive, Edizioni Idos, Roma, 2016.  
Pichler E., “La nuova legge sull’immigrazione       di manodopera qualificata in Germania. Dai Gastarbeiter ai nuovi migranti”, in La Rivista, il Mulino,2023;
https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:5023
Su Georg Simmel, Johann Wolfgang von Goethe e Romano Guardini
Simmel Georg, Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung . Leipzig, Duncker & Humblot, 1908 (Il trattato di Simmel Sociologia. Ricerche sulle forme di socializzazione ha conosciuto in Itala diverse edizioni, in particolare quella pubblicata nel 1988 dalle Edizioni di Comunità).
Gerl Falkovitz, Hanna Barbara, Romano Guardini 1885–1968. Leben und Werk, Mainz, Matthias Grünewald, Verlag, 1987 (Questa è considerata in Germania l’’opera più accreditata pubblicata su Romano Guardini. La sua vita e le sue opere. E la traduzione italiana è stata realizzata dalla casa editrice Morcelliana nel 1988).
Pittau F., Schleider J., “Dal rapporto di Goethe con l’Italia un invito al superamento dei nazionalismi”, in Dialoghi Mediterranei, n. 78, 1° marzo 2925, altri 39.080 sono andati a lavorare in Germania di loro volontà dopo l’armistizio.

______________________________________________________________

Franco Pittau, dottore in filosofia, è studioso del fenomeno migratorio fin dagli anni ’70 quando, per un quinquennio, condusse anche un’esperienza sul campo, in Belgio e in Germania. È stato ideatore del Dossier Statistico Immigrazione, il primo annuario del genere realizzato in Italia. Già responsabile del Centro studi e ricerche IDOS (acronimo di “Immigrazione Dossier Statistico”), attualmente ne è e presidente onorario. È membro del Comitato organizzatore del Master in Economia Diritto Intercultura (e anche docente) presso l’università di Roma Tor Vergata e scrive su riviste scientifiche sui temi dell’immigrazione, dell’emigrazione, della diffusione all’estero della lingua italiana nonché delle questioni connesse al fenomeno religioso.  
Jürgen Schleider, dirigente scolastico in pensione, laureato in ingegneria elettronica presso l’Università tecnica di Darmstadt, per la sua ulteriore formazione come insegnane della lingua e della letteratura tedesche ha seguito i corsi presso la citata università e quella di Magonza. Indagine sui problemi dei Gastarbeiter nella Repubblica Federale Tedesca è il titolo della tesi da lui elaborata sotto la guida dei professori Franz Hebel e Rudolf Loberg. Nella realizzazione di progetti a carattere linguistico e letterario ha collaborato anche con istituti scolastici italiani, segnatamente a Foggia. Fortemente impressionato dall’ammirazione nutrita da Goethe per la lingua, la cultura e il paesaggio italiani, è molto legato all’Italia, dove fin da giovane ha stretto rapporti di amicizia. Da ultimo ha collaborato con l’Istituto di Studi politici S. Pio V per una ricerca sulla diffusione delle lingue nel mondo.

_____________________________________________________________

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Migrazioni. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>