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La trasmissione del sapere religioso: l’islam tunisino in Sicilia
Posted By Comitato di Redazione On 1 settembre 2026 @ 02:07 In Migrazioni,Religioni | No Comments
di Alessandra Caragiuli [*]
Introduzione
L’educazione religiosa rappresenta oggi uno dei campi meno esplorati ma più significativi per comprendere i processi di istituzionalizzazione dell’islam in Italia. Se negli ultimi decenni la ricerca si è concentrata prevalentemente sui luoghi di culto, sulle leadership religiose e sui percorsi di integrazione delle comunità musulmane, minore attenzione è stata dedicata agli spazi extrafamiliari nei quali il sapere islamico viene trasmesso alle nuove generazioni.
Sebbene questo ambito di studi abbia finora ricevuto un’attenzione limitata nel panorama della ricerca italiana, il progressivo consolidamento delle istituzioni musulmane e l’emergere di percorsi di formazione superiore, come la costituzione dell’Istituto Italiano degli Studi Islamici e Umanistici Bayan, contribuiscono a delinearla come un settore di crescente interesse scientifico e culturale. L’alfabetizzazione religiosa nella fascia dell’infanzia, la qualificazione dei ministri di culto e degli insegnanti, e la riflessione sui modelli educativi sono riconosciute come questioni centrali nella gestione del pluralismo religioso all’interno della società di accoglienza.
È all’interno di questo quadro che si colloca la ricerca di dottorato Scuole e insegnanti dell’islam italiano. Uno studio sociologico su spazi, istituzioni e attori dell’educazione islamica [1]. Inserita nel più ampio dibattito europeo sull’Islamic Religious Education, lo studio ha analizzato uno degli aspetti meno conosciuti dell’islam in Italia: le istituzioni educative confessionali promosse dalle comunità musulmane, con particolare attenzione ai luoghi e agli attori della trasmissione religiosa. Attraverso una metodologia che integra approccio etnografico e biografico, la ricerca ha ricostruito una mappatura nazionale di trentacinque agenzie educative islamiche: scuole straniere, moschee, madaris, scuole di lingua araba, istituti coranici, academy, associazioni ed enti di formazione. L’obiettivo non è soltanto quello di censire le scuole religiose presenti sul territorio nazionale, ma analizzare come i modelli di insegnamento si sviluppino in stretta connessione con gli insediamenti delle diverse comunità musulmane, le loro appartenenze confessionali, le reti formative, la mobilità degli attori e la circolazione di modelli pedagogici che contribuiscono a delineare il caleidoscopio dell’islam italiano. L’analisi di queste istituzioni consente, inoltre, di osservare una dimensione del pluralismo educativo e religioso che si sviluppa al di fuori della scuola pubblica, attraverso reti formative confessionali connesse ai sistemi educativi dei Paesi d’origine.
Ospitando tre delle istituzioni educative islamiche censite nelle città costiere di Catania, Mazara del Vallo e Palermo, la Sicilia occupa una posizione peculiare. La lunga storia di relazioni con il Nord Africa e il radicamento della comunità tunisina, tra le più antiche presenze musulmane stabilmente insediate in Italia e oggi concentrata prevalentemente in Sicilia, prima regione italiana per presenza di cittadini tunisini, hanno favorito la formazione di un tessuto educativo alimentato dalla mobilità internazionale degli attori, dalle reti formative e religiose e dalla circolazione di saperi tra le due sponde del Mediterraneo.
Muovendo da queste considerazioni, il contributo approfondisce le esperienze educative riconducibili all’islam tunisino in Sicilia. Attraverso l’analisi della scuola straniera di Mazara del Vallo e della Moschea di Tunisia di Palermo, l’articolo esamina il rapporto tra comunità di fede, istituzioni e tradizioni formative, mettendo in luce il ruolo che tali esperienze assumono nel panorama dell’educazione islamica in Italia.
La Scuola tunisina di Mazara del Vallo: tra istruzione e migrazione
La storia delle scuole italo-tunisine si intreccia con quella delle migrazioni che, nel corso di oltre un secolo, hanno collegato le due sponde del Canale di Sicilia. Se tra XIX e XX secolo furono migliaia di siciliani a emigrare verso la Tunisia, dando vita a una delle più consistenti comunità italiane del Mediterraneo, all’interno della quale fu fondata, nel 1821, la prima scuola italiana destinata ai figli degli emigrati, dalla fine degli anni Sessanta il movimento migratorio si è progressivamente invertito. Sono i lavoratori tunisini a raggiungere la Sicilia occidentale, trovando a Mazara del Vallo uno dei principali luoghi di insediamento. La cooperazione educativa tra Italia e Tunisia si inserisce in una storia di reciprocità che accompagna, da entrambe le sponde, i percorsi migratori delle rispettive comunità. A partire dagli anni Ottanta, in un contesto nel quale l’immigrazione era ancora percepita come temporanea, l’Italia inizia a confrontarsi con i bisogni educativi delle comunità musulmane presenti sul territorio.
L’avvio dei programmi di insegnamento della religione islamica rivolti all’infanzia risale al 1980, con l’istituzione delle prime scuole straniere finanziate da governi di Paesi arabo-musulmani. Inizialmente destinate ai figli del personale diplomatico e dei dipendenti di imprese estere, queste scuole aprirono progressivamente le proprie attività anche alle famiglie immigrate, diventando tra i primi spazi educativi extrafamiliari nei quali l’insegnamento religioso trova una collocazione all’interno di un curriculum scolastico.
Riconosciute dallo Stato italiano, tali scuole rilasciano titoli di studio validi nei rispettivi Paesi e adottano i curricula ministeriali dello Stato di riferimento, all’interno dei quali la religione islamica costituisce una disciplina curricolare, insieme alla storia delle religioni. La lingua d’insegnamento è generalmente l’arabo, mentre le lingue europee legate ai rapporti storici con i Paesi di riferimento – come l’italiano negli istituti libici o il francese in quelli tunisini – sono insegnate come discipline linguistiche. Tra le esperienze ancora attive figurano le scuole arabo-libiche di Roma e Sesto San Giovanni e la scuola egiziana Nagib Mahfuz di Milano.
La ricostruzione delle scuole straniere presenti in Italia è tutt’altro che lineare. Nel corso degli anni molti istituti hanno cambiato sede e assetto organizzativo, trovando ospitalità in moschee, associazioni, appartamenti, imprese, plessi scolastici e, in alcuni casi, persino in oratori cattolici. Diversa è l’esperienza delle due scuole tunisine attive in Sicilia, rispettivamente a Mazara del Vallo e Palermo, istituite nell’ambito della cooperazione educativa tra Italia e Tunisia e tuttora operative. La scuola elementare di Mazara del Vallo, prima scuola tunisina d’Europa, inaugurata nel 1981, accompagna il consolidamento dell’immigrazione tunisina nella Sicilia occidentale, successivamente rafforzata dagli accordi bilaterali in materia scolastica tra i due Paesi.
La presenza tunisina a Mazara del Vallo prende avvio nel 1968. A differenza dei flussi diretti verso la Francia, prevalentemente urbani e qualificati, quello orientato verso la Sicilia risponde alla domanda di manodopera del comparto della pesca, che ancora oggi rappresenta il principale settore di inserimento occupazionale della comunità tunisina, assorbendo il 28,2% degli occupati (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2025), e coinvolge soprattutto lavoratori provenienti dai ceti popolari. I primi migranti trovano alloggio nelle stive dei motopescherecci o nei casolari delle campagne mazaresi; negli anni successivi, i ricongiungimenti familiari trasformano una migrazione prevalentemente maschile in un insediamento stabile, dando origine a una delle più antiche comunità musulmane d’Italia e alla seconda comunità nordafricana del Paese dopo quella marocchina.
L’aumento della popolazione scolastica rende necessario dotare la comunità di un’istituzione educativa capace di garantire continuità al percorso formativo dei figli degli emigrati, favorendo l’istituzione della scuola tunisina. Le attività didattiche si svolgono stabilmente presso i locali della scuola primaria Borsellino-Ajello, inserita in un contesto scolastico caratterizzato da un’elevata presenza di alunni con cittadinanza non italiana, molti dei quali residenti nel centro storico, dove sono ubicati due dei tre plessi dell’istituto. Da decenni il territorio è interessato da consistenti flussi migratori provenienti dal Maghreb e ospita una comunità tunisina giunta alla terza e quarta generazione, pari a circa i due terzi della popolazione straniera residente, accanto a gruppi più contenuti di origine balcanica e asiatica.
In questo contesto opera la scuola tunisina, inserita nel tessuto cittadino della casbah, dove si concentrano alcune delle principali istituzioni comunitarie. Tra queste, Casa Tunisia, che dal 2013 affianca la scuola con attività extracurricolari di alfabetizzazione linguistica realizzate in collaborazione con l’Istituto Bourguiba di Lingue Moderne di Tunisi, contribuendo alla formazione linguistica e culturale di donne e minori. La scuola è articolata in quattro classi, un numero sensibilmente ridotto rispetto alle tredici attive nel 2006. Secondo il direttore dell’istituto, una delle principali ragioni di questa contrazione è l’assenza della lingua italiana nel curriculum scolastico, elemento che induce molte famiglie a orientare i propri figli verso la scuola pubblica italiana.
Il corpo docente è composto da insegnanti inviati dal Ministero dell’Istruzione tunisino con incarichi quadriennali. Le intese tra i due Paesi ne favoriscono la mobilità e la continuità professionale, consentendo loro di svolgere attività pedagogiche e direttive anche presso altre istituzioni islamiche presenti sul territorio nazionale e di partecipare a programmi di aggiornamento presso Instituts Supérieurs de Formation des Maîtres (ISFM), istituti pubblici tunisini per la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti.
Più che una scuola destinata all’istruzione dei minori, l’istituto scolastico rappresenta un presidio attraverso il quale il sistema educativo tunisino continua a operare nel contesto italiano attraverso il Consolato, assicurando la continuità dei programmi ministeriali e della formazione del personale docente.
Da Zaytouna alla moschea di Palermo: la continuità dell’insegnamento tradizionale
L’esperienza di Mazara del Vallo mostra come la continuità dell’educazione islamica si realizzi attraverso la circolazione di insegnanti e modelli educativi tra Tunisia e Italia. Tale mobilità non coinvolge soltanto la scuola, ma investe anche la formazione religiosa, delineando una rete che collega moschee e istituzioni formative tra le due sponde del Mediterraneo. Se nel centro mazarese questo processo trova espressione nella collaborazione scolastica tra i due Stati, a Palermo si manifesta nella qualificazione delle leadership che guidano la comunità musulmana.
In Tunisia, la certificazione dei titoli degli imam e degli insegnanti di discipline islamiche è storicamente affidata all’Università Zaytouna, uno dei più antichi centri di insegnamento dell’islam sunnita [2]. L’inserimento dei suoi laureati nelle comunità tunisine all’estero assicura la presenza di guide religiose formate secondo la tradizione zitouniana nelle moschee, nelle rappresentanze consolari e nelle istituzioni culturali, contribuendo alla continuità dei riferimenti religiosi e dei percorsi educativi tra il Paese d’origine e le società di accoglienza.
Tra i contesti nei quali questa continuità può essere osservata rientra la Moschea di Tunisia di Palermo, situata nel centro storico nell’ex chiesa barocca di San Paolino, già destinata al culto cattolico e successivamente donata alla comunità tunisina, unico caso documentato in Italia di cessione di un edificio storico già adibito al culto cattolico a una comunità musulmana.
L’osservazione etnografica condotta presso la moschea mostra come questo modello educativo si esprima attraverso due dimensioni strettamente intrecciate: da un lato, le traiettorie formative delle guide religiose; dall’altro, la circolazione di testi e repertori didattici utilizzati nell’insegnamento delle scienze islamiche.
La prima emerge dalla biografia dell’imam Al Madani: laureato all’Università Zaytouna, il suo percorso riflette i principali orientamenti dell’islam tunisino, fondato sulla giurisprudenza malikita, sulla teologia ash’arita e su una consolidata tradizione spirituale di matrice sufi. Discendente dello shaykh Mohammad Al Madani, fondatore nel 1910 della confraternita sufi Madaniyya, eredita un patrimonio religioso che continua a orientare il suo insegnamento, nel quale convergono formazione universitaria, tradizione sufi e pratica educativa. L’esperienza palermitana non costituisce, tuttavia, un caso isolato. La ricerca ha documentato la presenza di altri imam formati secondo la tradizione zitouniana e attivi in Italia, in particolare a Lecce e Bolzano, a conferma della circolazione di una comune tradizione educativa tra la Tunisia e le comunità tunisine presenti nel Paese.
La seconda dimensione emerge dall’osservazione etnografica realizzata presso la Moschea di Tunisia di Palermo. Lungo una parete della sala di preghiera, sono raccolti testi religiosi e didattici utilizzati nelle attività spirituali e formative. La libreria non costituisce soltanto una raccolta di volumi, ma restituisce il repertorio bibliografico attraverso cui si struttura la formazione delle guide religiose e si trasmette il sapere tradizionale. Gli scaffali custodiscono commentari coranici, opere di fiqh malikita, testi di ʿakida, raccolte dedicate a sira, manuali di grammatica araba e volumi di spiritualità sufi. Tra questi figurano l’opera completa in trenta volumi di esegesi coranica (tafsir) in lingua araba del maestro zitouniano Taher Ben Ashur, tra i più autorevoli commentari coranici della tradizione islamica contemporanea, e la biografia di shaykh Mohammad Al Madani, curata dal nipote. I volumi custoditi in moschea accompagnano il passaggio degli imam da studenti a insegnanti: i testi sui quali si sono formati diventano gli strumenti attraverso cui trasmettono, a loro volta, il sapere religioso. La ricorrenza delle opere dei sapienti di Zaytouna in altre moschee, come Al Ghufran a Lecce, documenta la circolazione di un comune repertorio editoriale e didattico che collega la formazione religiosa in Tunisia alle pratiche educative delle comunità tunisine presenti in Italia.
I repertori editoriali e didattici nella Moschea di Tunisia mostrano come la trasmissione del sapere religioso si realizzi non soltanto attraverso la mobilità degli attori educativi, ma anche attraverso la circolazione dei testi e delle pratiche di insegnamento. In questa prospettiva, l’attenzione ai luoghi dell’educazione religiosa consente di cogliere dimensioni dell’islam italiano che rimangono spesso sullo sfondo delle ricerche dedicate agli spazi cultuali o ai processi di integrazione.
La scuola e la moschea rappresentano due istituzioni complementari della trasmissione del sapere religioso. Se la prima garantisce la continuità dell’istruzione tunisina attraverso il sistema educativo statale, la seconda assicura la formazione delle guide religiose e la continuità della tradizione zitouniana mediante percorsi formativi, repertori testuali e genealogie del sapere. Insieme, esse costituiscono luoghi nei quali si costruiscono appartenenze, si trasmettono tradizioni religiose e si rinnovano, nel contesto migratorio, legami educativi e culturali che attraversano il Mediterraneo.
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