Stampa Articolo

La memoria e il peso delle lacrime del consigliere Deleanu

romeni-e-criminalitadi Karim Metref

Il 14 aprile 2026, la città di Massa, in Toscana, si prepara a scendere in strada per una fiaccolata in memoria di Giacomo Bongiorni, un padre di famiglia pestato a morte in pieno centro da un gruppo di giovani. Robert Deleanu, consigliere comunale di Massa, sta registrando un messaggio per invitare i cittadini alla fiaccolata. Durante la registrazione si interrompe all’improvviso: la voce si incrina e scoppia in lacrime. L’intervistatore chiede: «Che cos’è che la fa soffrire?». Deleanu risponde con una sola parola: «La diffidenza». Si riferisce alla diffidenza verso la comunità romena [1]. 

I fatti 

A metà aprile 2026 l’Italia viene scossa dalla morte di Giacomo Bongiorni, 47 anni, deceduto a Massa nella notte tra l’11 e il 12 aprile in seguito a una violenta aggressione. Secondo le ricostruzioni della stampa, Bongiorni – padre di famiglia – viene pestato brutalmente in piazza Palma, nel centro cittadino, sotto gli occhi della compagna e del figlio undicenne. Nella stessa aggressione resta gravemente ferita anche un’altra persona [2]. 

deleanu-lacrimeIl gruppo responsabile dell’attacco sarebbe stato composto da una decina di giovani. Tra gli indagati figurano due maggiorenni: Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutașu, 19 anni. Gli altri componenti, tra cui un pugile professionista, non vengono identificati pubblicamente per via delle norme sulla tutela dei minori e della deontologia giornalistica. Pur in assenza di informazioni complete, dalle notizie disponibili emerge che una parte significativa del gruppo era costituita da cittadini romeni o di origine romena [3]. 

Poiché i fatti si sono svolti nel pieno centro cittadino, in una zona coperta da numerose telecamere e davanti a diversi testimoni, l’identificazione e l’arresto dei presunti responsabili avvengono molto rapidamente. L’emozione a Massa è profonda. Alla fiaccolata in memoria di Giacomo Bongiorni partecipano migliaia di persone, tra cui molti membri della comunità romena locale. 

espulsione-romeniIl contesto 

Robert Deleanu è un imprenditore nato a Costanza, in Romania, il 28 settembre 1973, e oggi residente a Marina di Massa. È giunto in Italia all’inizio degli anni Duemila. All’epoca la comunità romena era in continua crescita ed era oggetto di paure, diffidenza e, inevitabilmente, anche di stigmatizzazioni. Ma piano piano le cose sono rientrate nell’ordine. Il numero dei romeni residenti in Italia si è stabilizzato e la diffidenza e le paure hanno cambiato bersaglio. 

Secondo i dati Istat, sui 188.474 residenti in provincia di Massa-Carrara si contano circa 16.300 cittadini di origine straniera, dei quali i romeni rappresentano circa il 30%. Una comunità numerosa e laboriosa, che conta circa 343 titolari di imprese, importante per l’equilibrio demografico ed economico della provincia [4]. 

Il 14 maggio 2023, nella lista del sindaco di centro-destra Francesco Persiani, Deleanu ha preso 136 voti: troppo pochi per entrare in consiglio comunale. Ma subito dopo la consigliera Monica Bertoneri è stata nominata assessora, lasciando il suo posto in surroga proprio a Deleanu. 

Se oggi si può dire che i cittadini di origine romena vivono a Massa e in tutto il «Bel Paese» con una certa serenità, la loro presenza in Italia non è sempre stata percepita allo stesso modo. Deleanu lo sa bene. Ed è proprio il ricordo della vecchia «romenofobia» dei primi anni Duemila a generare l’emozione e le lacrime del consigliere. 

il-folle-scambioAnatomia di una fobia: la costruzione del «pericolo romeno» 

Nel 1990 i romeni in Italia erano circa 8.000; alla fine del decennio erano già 50.000. L’arrivo, iniziato con minoranze etniche di origine tedesca, ungherese e rom, si intensificò dopo la caduta di Ceaușescu. Nel 2001, in vista dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea, l’obbligo di visto fu abolito e i permessi di soggiorno rilasciati in quell’anno superarono le 69.000 unità. La sanatoria del 2002 (legge Bossi-Fini) fece aumentare ulteriormente i numeri: nel 2004 i soggiornanti salirono a quasi 178.000, con un incremento dell’87% rispetto all’anno precedente [5]. 

Nel 2007 l’ingresso della Romania nell’UE innescò una crescita vertiginosa, fino al picco di oltre 1.200.000 residenti registrato nel 2019 (Istat), pari al 23% della popolazione straniera totale in Italia. Negli anni successivi il numero è sceso, a causa di ritorni in patria e nuove migrazioni verso altre destinazioni, stabilizzandosi comunque intorno al milione [6]. 

Per tutti gli anni Novanta, le comunità immigrate più numerose erano state quella marocchina e quella albanese, seguite da cinesi, senegalesi e peruviani. Fino al 2000 la popolazione di origine romena era esigua e pressoché invisibile, composta in gran parte da donne impiegate come collaboratrici domestiche, assistenti familiari e baby-sitter. 

È evidente che un fenomeno di tale portata – l’arrivo di centinaia di migliaia di persone, diverse per aspetto, lingua e abitudini – non passò inosservato. Chi fino a pochi anni prima aveva alimentato la paura del meridionale, poi dell’albanese e del marocchino, cominciò a interessarsi a questa nuova «orda». È probabile che in quel momento, negli staff di comunicazione dei partiti della coalizione di centro-destra guidata da Forza Italia – con Silvio Berlusconi all’apice della sua parabola politica – qualcuno abbia intuito che la paura del romeno, con la prospettiva imminente dell’allargamento a est dell’Unione Europea, poteva diventare un eccellente strumento per una campagna elettorale di stampo populista: povera di contenuti su lavoro, scuola, casa e sanità, ma ricca di promesse di ordine e sicurezza. E, come sempre accade quando si intende criminalizzare un popolo composto in prevalenza da persone povere e precarie, la materia prima non mancava. 

Il primo fatto scatenante della fobia antiromena di quegli anni fu fornito, il 28 aprile 2007, da Doina Matei, una giovane romena che nella stazione Termini di Roma colpì la coetanea Vanessa Russo con la punta di un ombrello durante un diverbio. Colpita all’occhio, Vanessa Russo morì il giorno dopo in ospedale. Doina era il capro espiatorio perfetto: romena, giovane, donna e, secondo quanto emerse, prostituta [7]. I media impazzirono. In prima fila quelli di proprietà di Berlusconi, ma tutti seguirono a ruota. Notizie di crimini commessi da romeni rimbalzarono da ogni parte: furti, aggressioni, truffe. Verso la fine del 2007 l’agenda setting della stampa italiana era fortemente orientata sul tema «romeno = pericolo». 

9788896130445_0_0_0_0_0L’agenda setting e l’effetto cascata

Con «agenda setting» si intende l’influenza che i mezzi di comunicazione esercitano sull’importanza che il pubblico attribuisce ai diversi temi. I media non dicono necessariamente alle persone cosa pensare, ma contribuiscono a determinare a cosa pensare, attraverso la quantità e l’enfasi della copertura. Un argomento molto trattato tende così a essere percepito come più rilevante dall’opinione pubblica. E se è difficile controllare le opinioni su ogni argomento, poter imporre di cosa si parla è già uno straordinario strumento di potere. 

Noam Chomsky identifica dieci strategie mediali ed educative usate per manipolare l’opinione pubblica nelle società liberali. La prima è la «strategia della distrazione»: deviare l’attenzione dai problemi reali con un diluvio di informazioni insignificanti e intrattenimento (Chomsky, 2014). Mettere l’accento sui crimini commessi dai poveri, i crimini che creano «allarme sociale» secondo una certa stampa (quando in realtà è proprio la copertura mediatica a generare l’allarme), serve molto spesso a ridimensionare l’importanza dei disastri ambientali, delle guerre, della corruzione ad alto livello e dei grandi crimini economici. 

Ai primi di novembre del 2007, sempre a Roma, venne arrestato Romulus Nicolae Mailat, un muratore romeno di 24 anni, per lo stupro e l’omicidio di Giovanna Reggiani, aggredita la sera del 30 ottobre nei pressi della stazione di Tor di Quinto. Una tragedia autentica, che per la campagna di demonizzazione dei romeni rappresentò una vera manna. Mailat era romeno, ed era anche rom. Aveva un passato di povertà, marginalità e piccola criminalità: il colpevole perfetto [8]. 

Questo nuovo fatto innescò l’«effetto cascata». Il «problema della violenza dei romeni» passò da dominante a egemone. La stampa, in particolare quella di destra ma non solo, si scatenò, arrivando a disseppellire vecchi temi cari al razzismo «scientifico» del Novecento: le cause etniche e genetiche della criminalità. La coalizione di centro-destra annunciò forti provvedimenti per limitare l’arrivo di romeni e «rimandare i criminali a casa loro», mentre anche il centro-sinistra finì per seguirla sulla stessa strada. Il 15 aprile 2008 la coalizione guidata da Silvio Berlusconi ottenne una netta vittoria elettorale, con circa il 47% dei voti e un’ampia maggioranza parlamentare. 

Negli anni successivi i «romeni violenti» scomparvero gradualmente dalle prime pagine, e poi anche dalle pagine interne. Oggi pochi, anche tra i romeni, ricordano quell’anno in cui il romeno criminale dominava il discorso pubblico. Il consigliere Robert Deleanu, scoppiando in lacrime, ha dimostrato di appartenere a quella minoranza che non ha del tutto dimenticato. 

figura-2-1La percezione oltre i dati 

L’effetto della cascata informativa sulla percezione dell’opinione pubblica è stato ben documentato dall’Osservatorio Europeo per la Sicurezza in uno dei suoi rapporti annuali. Nella ricerca dedicata al 2007 si osserva con chiarezza come la valanga di notizie sull’insicurezza e la microcriminalità abbia modificato la percezione degli italiani, senza che vi fosse stata alcuna variazione significativa nel numero effettivo di reati [9]. 

Un grafico particolarmente eloquente è la figura 2.1 del rapporto, intitolata «Trend complessivo gennaio 2005 – dicembre 2009: Notizie, reati, percezione». La linea azzurra, che rappresenta il numero di reati, tra il primo semestre 2005 e lo stesso periodo del 2009 resta pressoché piatta, con una leggera impennata nel primo semestre 2007, seguita da una discesa contenuta. Nessuna variazione di rilievo. La linea rossa, che indica il numero di notizie su reati e insicurezza, mostra invece una salita vertiginosa proprio a partire dal primo semestre 2007, raggiungendo livelli mai visti prima. Mentre le strade italiane mantenevano più o meno lo stesso livello di sicurezza, sui mezzi d’informazione il Paese sembrava in stato di guerra. L’agenda setting funzionava a pieno regime: persino chi prendeva la parola per sostenere che i romeni non erano tutti criminali, e che non c’era alcun aumento reale della criminalità, finiva comunque per parlare di insicurezza e microcriminalità, associandole all’immigrato-capro espiatorio del momento.

fig-2-6È interessante anche osservare che la linea gialla, che misura il sentimento di insicurezza, sale seguendo la curva delle notizie, ma senza raggiungerne il livello né l’impennata. Un effetto ci fu, e si sarebbe visto nelle urne, ma restò comunque contenuto. La ragione di questa moderazione si comprende leggendo il resto del rapporto: i media italiani, in particolare quelli privati, sono tra i maggiori produttori di notizie di criminalità di tutta l’Europa occidentale. Mentre i telegiornali della sera di France Télévisions, BBC e ARD riservano poco o nessuno spazio alla cronaca nera, privilegiando politica, esteri e cultura, i notiziari italiani sono da sempre composti per quasi il 50% da reati, incidenti e processi. Sui due principali canali, pubblico e privato, interi pomeriggi sono occupati da trasmissioni che raccontano aggressioni, furti, violenze e omicidi in ogni angolo del paese. L’aumento della paura, notevole ma non clamoroso nonostante l’uso massiccio dello spauracchio mediatico, è probabilmente dovuto a una certa assuefazione, ma anche a una residua resistenza del pubblico italiano all’uso della cronaca nera come arma di distrazione di massa. 

razzistiMemoria e vittimismo 

Nella sua intervista Deleanu afferma una serie di cose: che ha paura del ritorno della diffidenza, che la ricorda bene, che l’ha vista diminuire nel tempo, che la comunità romena è composta in maggioranza da persone oneste e laboriose, che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. 

Le sue lacrime sono sincere. Non sembra esserci finzione: non recita un ruolo. Eppure, senza saperlo, Deleanu stava incarnando un ruolo preciso, un archetipo che abita il nostro inconscio dalla notte dei tempi: quello della vittima innocente (Girard, 1983). È sempre facile individuare le ingiustizie di cui siamo vittime: le sentiamo sulla nostra pelle e ne soffriamo. Molto più difficile è riconoscere le ingiustizie di cui soffrono altri, o magari quelle che noi stessi facciamo subire, o alle quali contribuiamo. La sofferenza degli altri, e le sue cause, sono assai meno visibili.

i__id1857_mw600__1xLa memoria non basta

«Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla», si dice. Ma per non ripetere gli errori del passato non basta ricordare: bisogna capire cosa è veramente accaduto. In questo, il consigliere romeno di Massa ha dimostrato buona memoria e una certa sensibilità. Molti suoi connazionali hanno rimosso allegramente quegli anni, negando di essere stati, a una certa epoca – come prima i meridionali, gli albanesi, i nordafricani e i subsahariani – i «cattivi» del momento. «Noi siamo europei», dicono, «non abbiamo nulla a che fare con quei poveracci venuti da non si sa dove». 

Lo stesso atteggiamento si riscontra tra gli immigrati meridionali nel Nord Italia, oggi spesso in prima fila nel fomentare ostilità verso gli stranieri. Ma lo stesso si osserva anche tra gli immigrati extraeuropei di prima generazione: persone arrivate negli anni Novanta che considerano i nuovi arrivati, anche se della stessa provenienza, come il vero problema del Paese. Non la malagestione, le mafie, la corruzione, l’evasione fiscale, lo smantellamento della scuola, della sanità e del welfare. No: la colpa di tutto è del povero migrante che dorme per strada.

Forse è proprio questo il punto. Non si tratta di stabilire se le lacrime di Deleanu fossero giuste o sbagliate – la commozione non ha bisogno di patenti di legittimità. Si tratta di capire se quella commozione, anziché fermarsi al ricordo della ferita subita, possa diventare l’inizio di uno sguardo più ampio. Perché la memoria, da sola, non basta. La memoria è un magazzino; la coscienza è una bussola. E senza bussola, anche i ricordi più vivi rischiano di condurci sempre nello stesso punto: quello in cui le vittime di ieri, dimenticando di esserlo state, cercano per sé un posticino accanto a chi, oggi, addita nuove vittime. 

Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026 
Note
[1] Vedere l’intervista sul sito della stampa
[2] https://www.ansa.it/toscana/notizie/2026/04/12/muore-dopo-aggressione-davanti-al-figlio-undicenne_3294be6e-b21a-4ad2-b772-ad6d6f5f148b.html
[3] https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/13/ucciso-davanti-al-figlio-tre-minori-indagati-per-omicidio-_58edc570-df8d-4d3f-8c6c-07de14b0a271.html
[4] https://www.tuttitalia.it/toscana/provincia-di-massa-carrara/
[5] https://www.comuni-italiani.it/statistiche/stranieri/ro.html
[6] https://www.cinformi.it/Comunicazione/Notizie/Gli-stranieri-in-Italia-ecco-i-dati-Istat-piu-aggiornati
[7] https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/04/12/doina-matei-condannata-a-16-anni_421276ca-34bb-47e9-a1bf-b40aec9e5670.html
[8] https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/giovanna_reggiani_omicidio_stazione_tor_di_quinto_mailat_2007-210739.html
[9] Quaderni Unipolis N.2, Maggio, 2010
[10]  Vedere l’intervista sul sito de La Stampa. 
Riferimenti bibliografici 
Chomsky N., 2014, Media e potere, Bepress.
Girard R., 1983, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, Adelphi.

 _____________________________________________________________

Karim Metref, nato in Cabilia (regione Amazigh del Nord dell’Algeria), è educatore, insegnante, giornalista indipendente, collabora con varie testate italiane e ha pubblicato vari libri. Ultimo in libreria: Algeria Tra Autunni e Primavere. Multimage, 2019. Molti dei suoi articoli si possono leggere sul suo blog/archivio personale: www.karimmetref.blog.

_____________________________________________________________

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Migrazioni, Società. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>