di Sandrino Luigi Marra
La presenza dell’acqua che caratterizza il massiccio del Matese è dettata dal suo carsismo che favorisce la crescita di un ricchissimo e variegato patrimonio floristico tra cui spicca per bellezza la “Gazzia” ovvero la Robinia Pseudoacacia. Conosciuta comunemente come Falsa Acacia e dialettalmente “Gazzìa” o “Gaggia” è un albero deciduo della famiglia delle Fabaceae; vigoroso, dalla immensa chioma verde chiaro formata da migliaia di piccole foglie. Praticamente indistruttibile, cresce spontaneamente e ricresce senza remore dopo tagli, sradicamenti, incendi ed ogni forma di screzio umano e non, si adatta in modo meraviglioso ai terreni collinari dell’area giungendo fino a 20 metri di altezza e il suo legno è sempre stato apprezzato per la sua durezza e lo si usa ancora oggi come palo da vigna.
A primavera in particolare a maggio grappoli infiniti e profumatissimi di fiori bianchi decorano i rami della pianta, attirando migliaia di api ed insetti impollinatori, e il profumo è così intenso che porta quasi alla nausea. A renderlo così vigoroso, verde e profumato è l’acqua [1], l’acqua di questi luoghi carsici che sorge spontaneamente un po’ ovunque e alle quote più disparate. Una ricchezza che sgorga dal sottosuolo, figlia delle nevi e in parte adattata dagli uomini all’economia agro pastorale delle genti che vi hanno vissuto e ci vivono. La stessa acqua che permise ai Sanniti di vivere tra queste montagne, in queste terre aspre e rudi che ne condizionarono ancorché il carattere, la forza militare e la difesa del Sannio stesso, che permetteva alle genti delle tribù federate di poter vivere in quote elevate costruendo piccole città e cinte megalitiche che erano il baluardo di difesa del territorio stesso [2].
Ed è in un luogo del Sannio Alifano, Gioia Sannitica e i suoi casali, che un progetto ha sviluppato un percorso di riscoperta etnoantropologica delle genti e dei luoghi attraverso l’elemento della natura che più accomuna gli umani; l’acqua. Usi, costumi, tradizioni, modi di vivere legati indissolubilmente all’acqua di un luogo caratterizzato dalla ruralità dell’ambiente e dalla particolare suddivisione degli agglomerati urbani definiti dallo studioso locale Antonio Mario Napoletano [3] come uno spaccato conservato delle Curtis longobarde, un disegno urbano quasi intatto e una tradizione agro pastorale conservatasi nei secoli grazie alla ruralità stessa dei luoghi.
Il progetto iniziato tre anni fa si è concluso il 31 gennaio con l’inaugurazione di una postazione temporanea di grande effetto ed impatto visivo dall’evocativo nome di “Lavatoio” ideata per rappresentare ed esaltare attraverso la luce il rapporto profondo ed antico tra acqua e comunità, una relazione che trova la sua espressione più tangibile nei diciannove lavatoi storici disseminati nei diversi casali del comune. Una installazione che offre una esperienza immersiva e una lettura del rapporto tra paesaggio, memoria e progetto. Lavoro di ricerca iniziato nel 2023 fortemente voluto dal compianto sindaco Giuseppe “Peppino” Gaetano, curato da Alfonso Morone docente di Design presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Una iniziativa che ha coinvolto in tre edizioni di una Summer School, studenti, docenti ed esperti provenienti da diversi Paesi ed iscritti al Corso di Laurea Magistrale internazionale in Design, la popolazione stessa soprattutto gli anziani e la memoria storica di questi.
Un’attività di ricerca e sperimentazione che attraverso un approccio multidisciplinare, intrecciando progettazione, cultura materiale e memoria collettiva ha individuato nell’acqua e nella diffusa presenza dei lavatoi storici l’elemento identitario più significativo del territorio di Gioia Sannitica [4]. Luoghi simbolici, legati alla vita quotidiana, al lavoro e alla socialità, in grado di raccontare la storia e le relazioni della comunità, del suo passato e anche del suo presente. Il mio contributo è stato di carattere storico ed etnografico, attraverso la ricerca delle fonti archivistiche e bibliografiche relative ai lavatoi, alle fontane, alle peschiere alimentate dai lavatoi stessi e che fungevano da riserva idrica per le “cannavine” ovvero gli orti; e un’indagine sull’acqua, sul suo uso, sulla sua gestione e delle normative che ne regolavano la distribuzione in epoca moderna e contemporanea in un tempo dove umani ed animali hanno avuto quale risorsa idrica disponibile quella di pozzi e fontane fino al 1974.
Il contesto storico della relazione della comunità con l’acqua giunge da un tempo molto lontano, a 30.000 anni dal presente quando un cacciatore abbandonò non lontano dall’alveo del Torrente Arvento presso il casale di Calvisi una punta a dorso ed un raschiatoio [5]. Quello stesso torrente un tempo perenne che ha da sempre caratterizzato la storia dei luoghi e del territorio. Prima confine tra le tribù federate Sannite dei Pentri e dei Caudini, poi tra le colonie romane di Allifae e Telesia, poi tra i Gastaldati longobardi di Telese ed Alife a cui seguì il confine dello stato Normanno di Rainulfo I Drengot ed infine confine delle Diocesi di Alife e Telese- Cerreto-Sant’Agata dei Goti [6]. E fu quell’acqua ad attirare quel cacciatore ed è forse proprio da quel momento di caccia che il territorio del comune come lo conosciamo oggi, è stato vissuto, antropomorfizzato e dove usi e costumi si sono nel tempo costruiti e legati indissolubilmente a quel bene vitale per umani ed animali. Lo stesso bene che permette alla natura di essere così rigogliosa, così verde e profumata, che ancora oggi incanta in un incredibile gioco di abbondante acqua e di flora dove spesso al calar della sera in estate si ode lo scorrere dell’acqua dai molteplici lavatoi e il fruscio del vento tra le fronde degli onnipresenti alberi di robinia.
I lavatoi sono stati manufatti che hanno avuto più funzioni nel tempo sviluppandosi architettonicamente in modi diversi e in tempi diversi, costruzioni che risalgono alla fine del XVIII secolo [7], funzionale all’igiene personale ovvero la possibilità di lavare la biancheria non più in contenitori ma presso una struttura ampia fornita di un continuo afflusso di acqua che permetteva di poter eseguire tutte le fasi del lavaggio in una unica soluzione. Ma i lavatoi acquisiscono anche una dimensione sociale divenendo luogo di aggregazione femminile, di emancipazione, permettendo per la prima volta di uscire anche se solo per qualche ora da quello che era il cappello familiare, il cappello della patriarcalità. Ma era anche un luogo di amorevoli incontri dove un giovane corteggiava e spesso dichiarava il suo amore per una ragazza. Ed era, come lo ha definito il sindaco Gaetano, il facebook del tempo, il luogo del gossip, dei pettegolezzi ma anche come detto da Concetta Cusano luogo di corteggiamento, di innamoramenti e di dichiarazioni di amore.
Ma tali strutture che al racconto appaiono lontane nel tempo sono state invece in uso fino alla fine degli anni novanta del Novecento, lasciando in eredità una memoria popolare recentissima e un ricordo vivo e vicino così come raccontato da Pietro Cassella. Il progetto dell’università di Napoli ha restituito un passato attraverso la tecnologia e la digitalizzazione creando una applicazione dove individuare i singoli lavatoi, creare un percorso di visita in una passeggiata nel territorio, scoprirne attraverso un QR code storia e immagini dei singoli lavatoi, ritrovarsi un giorno di primavera ad essere inebriati dallo scorrere dell’acqua, dalla sua freschezza, dal profumo intenso dei fiori di Robinia presente nei pressi di quasi tutti i lavatoi.
Riscoperta dunque del passato, della vita, degli usi e costumi di una comunità, della relazione antichissima di questa con l’acqua, ma anche con la contraddizione oggi della carenza idrica nelle abitazioni durante i periodi estivi, mentre le fonti dei lavatoi continuano costantemente a donare acqua come a voler dimostrare che anche se non più in uso, quell’antica arte del convogliamento delle acque sorgive in fontane, lavatoi e peschiere [8] riesce lì dove la modernità della raccolta e della distribuzione ha più limiti di quanto si possa pensare. E così l’acqua continua a scorrere, là dove i fiori di “gazzìa” profumano di intenso.
Dialoghi Mediterranei, n. 79, maggio 2026
Note
[1] Sandrino Luigi Marra, Uso dell’acqua e vita in una zona rurale del Meridione d’Italia, in www.archeomedia.net 1 dicembre 2014
[2] Salmon Edward Togo, Il Sannio e i Sanniti, Einaudi, Torino 1985.
[3] Sandrino Luigi Marra, Iconografie della grotta di San Michele Arcangelo a Curti di Gioia Sannitica, in www.archeomedia.net 8 luglio 2017
[4] Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Tomo III, Editore Vincenzo Manfredi, Napoli 1797.
[5] Sandrino Luigi Marra, Una punta a dorso dalla frazione Calvisi del comune di Gioia Sannitica (Ce) nella Media Valle del Volturno, in www.archeomedia.net 23 marzo 2024
[6] Angelo Gambella, Medioevo Alifano. Potere e popolo nello Stato Normanno di Alife, Ediz. Illustrata- Drengo, Roma 2007.
[7] Angelantonio Spagnoletti, Storia del Regno delle Due Sicilie, Il Mulino, Bologna 1997.
[8] Sandrino Luigi Marra, Regolamentazione dell’uso delle acque in un comune del Meridione di Italia 1809-1939, in www.archeomedia.net 24 dicembre 2018.
Riferimenti bibliografici
Archivio di Stato di Caserta. Cartella Gioia in Terra di Lavoro, Progetto per la costruzione della strada Piedimonte d’Alife-Gioia dell’Ingegnere Raffaele Abbate del Real Corpo di Ponti e Strade, Dipartimento di Terra di Lavoro, anno 1814.
Archivio di Stato di Caserta. Cartella Gioia in Terra di Lavoro, Progetto per la costruzione di una fontana in Gioia, località Taverna, dell’Ingegnere Raffaele Abbate del Real Corpo di Ponti e Strade, Dipartimento di Terra di Lavoro, anno 1814.
Archivio di Stato di Caserta, Posizione n°2217 sezione lavori pubblici- 1926-1942 voce: Gioia Sannitica.
Angelo Gambella, Medioevo Alifano. Potere e popolo nello Stato Normanno di Alife, Ediz. Illustrata- Drengo, Roma 2007.
Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, Tomo III, Editore Vincenzo Manfredi, Napoli 1797.
Sandrino Luigi Marra, Uso dell’acqua e vita in una zona rurale del Meridione d’Italia, in www.archeomedia.net, 1 dicembre 2014.
Sandrino Luigi Marra, Iconografie della grotta di San Michele Arcangelo a Curti di Gioia Sannitica, in www.archeomedia.net. 8 luglio 2017.
Sandrino Luigi Marra, Una punta a dorso dalla frazione Calvisi del comune di Gioia Sannitica (Ce) nella Media Valle del Volturno, in www.archeomedia.net, 23 marzo 2024.
Sandrino Luigi Marra, Regolamentazione dell’uso delle acque in un comune del Meridione di Italia 1809-1939, in www.archeomedia.net, 24 dicembre 2018.
Rossano Pazzagli, Luca Di Lello, Pierluigi Reveglia, Appaesati. Storie di ordinaria ruralità, Radici edizioni, Capistrello, (AQ) 2025.
Angelantonio Spagnoletti. Storia del Regno delle Due Sicilie, Il Mulino, Bologna 1997.
Salmon Edward Togo, Il Sannio e i Sanniti, Einaudi, Torino 1985.
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Sandrino Luigi Marra, laureato in Etnografia Preistorica dell’Africa a Roma “La Sapienza” (Vecchio Ordinamento), e docente di Demoetnoantropologia presso l’Università di Parma, si occupa di diversità culturali, migrazione e studia i fenomeni migratori all’interno delle comunità diasporiche, in particolar modo quella indiana di cultura Sikh. Coltiva la ricerca etnografica e storico- archeologica, in particolare rispetto ai territori di Gioia Sannitica in provincia di Caserta.
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