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La Cultura e la Lingua, patrimoni inalienabili delle Comunità

Posted By Comitato di Redazione On 1 maggio 2021 @ 01:51 In Cultura,Società | No Comments

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Vatolla (Cilento), Omaggio al filosofo Gian Battista Vico (1668-1744)

di Olimpia Niglio [*]

[…] Questa generazione delle lingue è conforme a’ principi così dell’universale natura, per gli quali gli elementi delle cose tutte sono indivisibili, de’ quali esse cose si compongono e ne’ quali vanno a risolversi, come a quelli della natura particolare umana, per quella della degnità e della Cultura […] G. B. Vico, La Scienza Nuova, Milano, 2008: 323.

Nel 2019 nella Facoltà di Lettere dell’Università di Napoli “Federico II”, con il coordinamento del professore Riccardo De Biase, filosofo, si è volto un interessante seminario dal titolo “Filosofia della Cultura e Culture del digitale” che ha messo a confronto studiosi di differenti provenienze culturali e formative sui temi inerenti i nuovi linguaggi che interagiscono con l’umanità.

Nell’introduzione alle giornate di studio il professore De Biase, rivolgendosi ad un’ampia platea di studiosi, ha affermato:

«[…] io sono convinto che noi “umanisti” abbiamo capito ben poco delle incredibili trasformazioni che il nostro presente ci sta mettendo di fronte quotidianamente […]. I segni che ci attorniano, oggi, ci confondono; anzi, per lo più ci lasciano esterrefatti e indecisi sulla loro interpretazione, sulla loro genesi, sul loro profilo, sulla loro destinazione» (De Biase, 2019: 5-6).

Difronte a questa chiara incertezza che ben si manifesta in tutti i settori che investono la nostra quotidianità non c’è alcun dubbio che il dovere di ogni uomo di cultura consista non solo nel “capire” i segni del presente, ma trovare anche il modo di diffondere e disseminare il più possibile conoscenze nonché di testimoniare alle nuove generazioni un sistema di trasmissione del sapere agile, elastico, dinamico ma non per questo effimero né fragile, senza anima. Un modello di comprensione del reale, collegato alla cultura locale, polidimensionale e multicentrica, utile ad evitare di imporre metodi di conoscenza e di apprendimento segnati soltanto da una frenetica ed esorbitante quantità di “dati” che condizionano quotidianamente le nostre scelte, le nostre vite. Una vera e propria “patologia del web” che ha conquistato ogni cosa di noi e ci rende spesso amorfi e lontani dai valori concreti delle nostre differenti culture.

1-locandina-napoliIntanto il lavoro accademico quotidianamente mi invita a viaggiare tra differenti geografie culturali, in un continuo e attivo dialogo tra l’Estremo Oriente (Giappone e Corea) e l’Estremo Occidente (America Latina). Queste differenti poli geografici mi hanno fornito importanti occasioni di riflessione che hanno sempre più indirizzato i miei programmi accademici a valorizzare il fattore “cultura locale” nell’approcciare e strutturare metodi di formazione in dialogo con i Paesi di cui sono ovviamente ospite ma allo stesso tempo residente all’interno di un sistema che si rivolge ai giovani e alla loro formazione. Per questo motivo la componente culturale è sempre alla base dei programmi che quotidianamente sono invitata ad affrontare.

E proprio su questo concetto di Cultura che dobbiamo interrogarci per comprenderne la sua complessità all’interno di un mondo sempre più interconnesso ma in cui è fondamentale far prevalere il valore dell’universalità e non certo quello della globalizzazione. È quanto avviene anche nell’uso “anglocentrico” delle lingue, la cui straordinaria diversità è sempre più minacciata da una volontà omologante di un idioma egemone che mai potrà sostituire proprio la grande complessità della cultura a cui ogni lingua è strettamente correlata. E quindi è proprio dalla cultura dei singoli territori che dobbiamo ripartire per rigenerare l’importanza anche della lingua e del linguaggio.

Questa forma di colonialismo linguistico è quanto emerge se osserviamo attentamente il mondo ad esempio proprio in relazione alla parola “Cultura”; infatti, non è difficile riscontrare che il pianeta è esattamente diviso in due parti: quello di stampo occidentale in cui la parola Cultura si presenta sotto una unica radice che ha annullato tutte le lingue indigene e quella invece mediorientale e orientale in cui le diversità linguistiche trovano una loro ragione nel rispetto proprio delle differenze locali, seppure l’anglo-centrismo sia sempre il fattore dominante. Questa specifica realtà ci consente di analizzare concretamente il rapporto indissolubile che esiste tra lingua, cultura e pensiero.

Nel mondo ogni persona possiede uno strumento linguistico contestualizzato con il luogo nativo e quindi con la cultura. Quando pensiamo ad una lingua, pensiamo ad uno strumento usato da un popolo per rappresentare se stesso, quindi dietro c’è sempre una cultura che fa da supporto a tale strumento. Infatti, non esiste o non si può parlare di cultura senza analizzare lo strumento linguistico di riferimento. Una cultura nasce, si sviluppa e viene descritta attraverso la lingua di appartenenza. Non è difficile riscontrare che esiste un binomio “lingua-cultura” secondo il quale vi sono forti relazioni che regolano questi due fattori che si influenzano vicendevolmente e sono legati tra loro in modo inscindibile. Ecco perché non è possibile globalizzare la cultura né sarebbe corretto farlo attraverso una omologazione linguistica.

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La parola “Cultura” nelle lingue del mondo (Elaborazione dell’autrice, 2020)

Tuttavia, se soffermiamo la nostra attenzione sulla parte “occidentale” del mondo la parola Cultura trova le sue origini nella lingua greca. La sua radice la troviamo nel termine Παιδεία ossia educazione, formazione etica e morale dei giovani e dei cittadini. La cultura, infatti partendo proprio dagli antichi greci, costituisce il “patrimonio conoscitivo” che, acquisito attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborato in modo soggettivo, critico e autonomo, diventa un elemento costitutivo della personalità. La cultura contribuisce ad arricchire lo spirito, a sviluppare e migliorare le caratteristiche individuali, in particolare la capacità del saper giudicare.

Quindi la Cultura rappresenta l’insieme delle conoscenze intellettuali che ogni individuo acquisisce durante la vita attraverso studio ed esperienze. Questa conoscenza deve essere rielaborata attraverso il pensiero personale e convertita in utili azioni morali ed etiche per la comunità. Ogni azione ha una componente spirituale ed estetica che è fondamentale per poter apprezzare e valorizzare il mondo in cui viviamo. La Cultura è pertanto una componente fondamentale per costruire importanti progetti basati su una “concezione umanistica” del mondo (Lee, Niglio, 2019: 15-18).

In particolare, Ernst Cassirer ha affermato che la cultura non è un tema speculativo. Spesso si pensa che sia un sistema complesso e astratto di teorie; differentemente la Cultura esige solo un sistema semplice di azioni.

«[…] Cultura significa un insieme organico di attività verbali e morali: attività che non siano concepite in termini puramente astratti ma mostrino la costante tendenza alla realizzazione. Questa realizzazione – questa costruzione e ricostruzione del mondo empirico – è parte integrante del concetto stesso di Cultura e ne costituisce uno dei tratti essenziali e più caratteristici» (Cassirer, 1981: 73).

Quindi, quando parliamo di Cultura non possiamo far riferimento ad una generica definizione o a qualche raccomandazione o norma internazionale che tenta di “globalizzare” un concetto che ha tutto tranne che la caratteristica di “universalità”. Seppure nel mondo occidentale questo concetto lo esprimiamo facilmente con termini come Cultura (sia in italiano, spagnolo e portoghese) oppure Culture (con differenti declinazioni fonetiche tra inglese e francese) o ancora Kultur nelle lingue germaniche, queste somiglianze si perdono completamente nel momento in cui rivolgiamo la nostra attenzione al mondo non occidentale e quindi si entra improvvisamente in una articolata e frastagliata realtà terminologica che immediatamente ci fa intuire la “non universalità” della parola Cultura che trova al suo interno infinite declinazioni (Niglio, 2021: 9-14). Declinazioni che ci rimandano alla dinamicità delle lingue e allo sviluppo delle stesse, oggi sempre più in stretta correlazione con le innovazioni informatiche.

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Cultures and Silk Road, National Museum of Korea (Olimpia Niglio, 2019)

Tullio De Mauro sosteneva che alla parola va restituita sempre la sua vitalità e non va chiusa in una contestualizzazione astratta perché, proprio mutando, consente la comunicazione nel corso della storia (De Mauro, 2019: 47-51). E questa vitalità delle parole e quindi del testo deve tornare ad animare le nostre azioni quotidiane, spesso sempre più inaridite da un uso improprio anche delle tecnologie. Differentemente un uso sapiente e consapevole di queste tecnologie informatiche può contribuire a comprendere proprio la mobilità e la versatilità delle lingue e pertanto delle culture locali e quindi del nostro modo di esprimerci, di comunicare e di incontrare altre culture.

Il concetto dell’incontro è quanto viene elaborato nell’Enciclica “Fratelli Tutti” dal Papa Francesco che ci viene in soccorso nell’affrontare sapientemente il dialogo tra cultura e comunità, introducendo il concetto di Cultura con riferimento all’incontro con l’altro. In questo orizzonte di senso Cultura significa sapere incontrare, saper mettersi nei panni dell’altro.

«[…] La parola “Cultura” indica qualcosa che è penetrato nel popolo, nelle sue convinzioni più profonde e nel suo stile di vita. Se parliamo di una “Cultura” nel popolo, ciò è più di un’idea o di un’astrazione. Comprende i desideri, l’entusiasmo e in definitiva un modo di vivere che caratterizza quel gruppo umano. Dunque, parlare di “Cultura dell’incontro” significa che come popolo ci appassiona il volerci incontrare, il cercare punti di contatto, gettare ponti, progettare qualcosa che coinvolga tutti. Questo è diventato un’aspirazione e uno stile di vita. Il soggetto di tale Cultura è il popolo, non un settore della società che mira a tenere in pace il resto con mezzi professionali e mediatici» (Enciclica, 2020).

Il riferimento poi ai mezzi professionali e mediatici ci invita a riflettere sull’uso delle tecnologie, degli strumenti di comunicazione e condivisione che oggi rendono possibile questo “incontro” anche a distanza: ma a costo di quale rinuncia? In che modo realmente queste tecnologie stanno rendendo più agile e interattiva la nostra vita culturale? Tutto dipende dalla conoscenza delle altre culture e dalla consapevolezza antropologica con cui ci avviciniamo e utilizziamo sapientemente queste tecnologie.

Infatti, è proprio la dimensione antropologica su cui restano ancora utili le tesi di Jerome Bruner (1915-2016), psicologo americano, secondo cui la cultura si interiorizza nella mente dell’uomo sotto forma di regole mentali destinate a svolgere un ruolo di guida nell’interazione uomo-ambiente. Queste regole mentali sono a loro volta condivise e seguite dai membri della società con cui si interagisce. La cultura, quindi, come la lingua, plasma la nostra mente e influenza, in modo inconsapevole, il nostro modo di comportarci, influenzato dal modo in cui siamo stati educati sin dai primi anni di vita (Bruner, 1996: 67-72).

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Indonesia, Culture (Fira Kwan 2020)

Tutto questo ci aiuta a comprendere che la Cultura è un fattore in continua evoluzione e di conseguenza lo è il linguaggio. La cultura muta, soprattutto nella società contemporanea, in cui, in parte per l’apporto delle tecnologie e in parte per i princìpi che regolano i mercati dell’economia, persone provenienti da tutto il mondo si trovano ora a vivere nello stesso territorio e a dover trovare sistemi di convivenza e interazione adeguati alle rispettive esigenze.

Pertanto, da un lato assistiamo a un processo di “inculturazione” in cui l’individuo è impegnato ad apprendere regole sociali, linguistiche e culturali ai fini di una sopravvivenza in contesti socioculturali diversi da quelli nativi, a volte in condizioni di colonizzazione culturale, come oggi avviene principalmente attraverso un uso improprio e inconsapevole anche delle tecnologie.

Dall’altro si osserva il processo di “acculturazione” attraverso il quale invece l’individuo, senza rinunciare alla propria cultura, si arricchisce anche di altri paradigmi culturali e linguistici diversi da quelli nativi. Questo secondo processo implica un graduale adattamento dell’individuo ad altre culture in cui però la “diversità” o anche la “distanza sociale” rappresentano fattori determinanti nella fase di apprendimento e di avvicinamento autonomo e critico ad altri patrimoni conoscitivi senza rinunciare ai propri, ma piuttosto arricchendosi di nuovi elementi in grado di far dialogare l’individuo in modo consapevole con l’altro (Acton Walker de Felix, 1996: 45-47).

Alla base di tutto questo però è necessario approntare una forte base educativa e in cui la famiglia e le istituzioni scolastiche svolgono un ruolo determinante e decisivo per il futuro dell’individuo. È quanto affermava, nel 1988, Otto Morales Benítez (1920-2015), giurista colombiano, professore universitario, Ministro del lavoro e accademico dell’Academia Colombiana de Historia, durante una conferenza in occasione della “Laurea Honoris Causa” rilasciata dall’Universidad Central.

«Le Università (le istituzioni destinate all’istruzione) hanno una grande responsabilità. Senza dimenticare il fondamentale contributo delle scienze e delle tecnologie proprio per le nuove prospettive che queste contribuiscono ad aprire, non c’è dubbio che queste da sole non potranno generare una adeguata risposta senza tenere ben presente la base culturale di riferimento» (Morales, Bénitez, 1988, manoscritto).
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Otto Morales Bénitez, giurista e politico liberale colombiano (1920-2015)

Otto Morales Benítez in molti suoi scritti ha sempre evidenziato l’importanza del dialogo con le culture locali e con l’antropologia al fine di promuovere un corretto e sostenibile sviluppo globale. Forse per troppo tempo questo dialogo transdisciplinare, soprattutto in alcuni Paesi del vecchio continente, non è stato adeguatamente valorizzato con conseguenze che hanno indotto ritardi e assenze di molte istituzioni nell’ambito del panorama scientifico internazionale.

Probabilmente è proprio guardando “oltre”, con una visione olistica basata sull’acculturazione, che possiamo far tesoro di esperienze che hanno sostenuto e che stanno continuando ad affrontare costruttivamente il dialogo tra le diverse culture. Su questi temi d’ora in avanti dobbiamo confrontarci per imparare ad apprezzare anche ciò che è oltre noi stessi e a ritrovare nelle zone di tangenza, e quindi nei punti di “incontro tra culture” e nelle diverse competenze, tutti quei riferimenti necessari che ci aiuteranno a percorrere consapevolmente la strada dell’innovazione – come affermava il premio Nobel della Fisica (1932) Werner Heisenberg – e quindi a costruire la trasversalità conoscitiva.

Anche Bertrand Russell (1872-1970), Premio Nobel per la Letteratura (1950) e filosofo inglese, che ha sempre sostenuto lo sposalizio tra sapere tecnico e sapere umanistico e pertanto tra scienza e filosofia, rivolgendosi ai propri allievi e lettori, nel saggio How to Grow Old (Come invecchiare, 1953), affermava:

«Amplia sempre più i tuoi interessi, finché a poco a poco i muri dell’ego si sgretoleranno e la tua vita si fonderà sempre più in quella universale dove la cultura è la base per costruire bene il tuo futuro e soprattutto per meglio delineare la tua “universalità”» (Russell, 1953).

Questa “universalità”, infine, è fattore determinante affinché ogni individuo possa avvicinarsi con maggiore consapevolezza alla propria cultura, spesso sconosciuta o non apprezzata. Infatti, in moltissimi casi, di questa cultura percepiamo solo alcune manifestazioni, ma in generale siamo del tutto estranei al ruolo fondamentale che essa svolge in ogni fase della nostra vita e di come contribuisca a delineare il nostro comportamento, le nostre azioni e le nostre scelte presenti e future. Per questo motivo, solo nel rispetto dei differenti patrimoni conoscitivi possiamo concorrere a costruire un mondo sostenibile e senza disuguaglianze.

Dialoghi Mediterranei, n. 49, maggio 2021
 [*] Queste brevi considerazioni traggono spunto da una serie di seminari che la scrivente sta svolgendo in molti Paesi del mondo, principalmente quelli latinoamericani e africani, nell’ambito del progetto internazionale “Reconnecting with your culture” [http://esempidiarchitettura.it/sito/edakids-reconnecting-with-your-culture/] di cui è direttrice. Un progetto transculturale che sta favorendo il riavvicinamento dei bambini di tutto il mondo alla propria cultura al fine poi di condividerla con gli altri nell’ambito di un incontro dialogico e costruttivo.
Riferimenti bibliografici
Acton W.R., Walker de Felix J. (1996), AcCulturation and mind in: J.M. Valdes (a cura di), Culture Bound, New York: 20-32.
Bruner J. (1996), The Culture of Education, Harvard University Press, Cambridge
Cassirer E. (1981), Simbolo, mito e Cultura, a cura di Donald Phillip Verene, Laterza, Bari-Roma.
De Biase R. (2019), “Editoriale”, in Esempi di Architettura, Vol. 6, Special Issue. Atti del convegno internazionale “Filosofia della Cultura e culture del digitale”, Università degli studi di Napoli “Federico II”, 28 febbraio – 1 marzo, 2019.
De Mauro T. (2019), Il valore delle parole, Treccani, Roma.
Enciclica “Fratelli tutti” (2020), Punto 216 Incontro fatto Cultura.
http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html (Consultata il 2 marzo 2021).
Lee E.Y. J., Niglio O., 2019, Cultural Diplomacy & Heritage, Tab edizioni, Roma.
Morales Benítez O. (1988), Discorso presentato presso la Academia de la Lengua il 18 novembre 1988 a seguito del titolo di “Laurea Honoris Causa” rilasciato all’Universidad Central. Manoscritto, Archivio Gildo Zuccarini (Colombia).
Niglio O. (2021), La contemporaneidad del patrimonio Cultural latinoamericano en el siglo XXI. Pasado y presente: un dialogo complejo, in “Cultural Heritage. New Perspectives”, Tab Edizioni, Roma: 91-117.
Russell B. (1953), How to Grow Old, https://sites.google.com/site/gobenyan/essay (consultato il 3 marzo 2021)

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Olimpia Niglio, architetto, PhD e Post PhD in Conservazione dei Beni Architettonici, è docente di Storia dell’Architettura comparata. È professore presso la Hokkaido University, Faculty of Humanities and Human Sciences e Follower researcher presso la Kyoto University, Graduate School of Human and Environmental Studies in Giappone. È stata full professor presso l’Universidad de Bogotá Jorge Tadeo Lozano (Colombia) e Visiting Professor in numerose università sia americane che asiatiche. Dal 2016 al 2019 è stata docente incaricato svolge i corsi di Architettura sacra e valorizzazione presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum ISSR, con sede in Vicenza, Italia. È membro ICOMOS – International Council on Monuments and Sites – e ACLA – Asian Cultural Landscape Association. È Vice Presidente dell’ISC PRERICO, Places of Religion and Ritual, ICOMOS – International Council on Monuments and Sites – e Vice Presidente ACLA – Asian Cultural Landscape Association. https://orcid.org/0000-0002-5451-0239.

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