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Il viaggio in Tunisia di Paul Klee, artista versatile ed eclettico

P. Klee, Hammamet con la sua moschea, 1914 (Fonte: Wikimedia )Commons

P. Klee, Hammamet con la sua moschea, 1914 (Fonte: Wikimedia)

di Roberta Marin

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.

La Tunisia è senza alcun dubbio un Paese affascinante e dalle molte sfaccettature. Coloro che hanno avuto l’opportunità di visitarlo sono tornati a casa con i bagagli pieni di bei ricordi e con il desiderio di ritornarci. Forse non tutti sanno però che questo Paese nordafricano, diviso tra le dune del Sahara e il blu intenso del Mare Mediterraneo, ha giocato un ruolo determinante nella carriera di uno degli artisti modernisti più celebrati, e cioè Paul Klee (1879-1940).

Nato in Svizzera ma di nazionalità tedesca, ha passato la prima parte della sua vita spostandosi tra le maggiori capitali europee dell’arte moderna, incontrando i grandi nomi del tempo e sperimentando diversi linguaggi artistici. Fu tuttavia soltanto durante un viaggio in Tunisia insieme a due amici – gli artisti August Macke (1887-1914) and Louis Moilliet (1880 – 1962) –, che Klee entrando in contatto con il colore, la luce e le architetture tipiche dei Paesi arabi, riuscì a dare forma definitiva alla sua estetica e a trovare un suo vocabolario artistico, che lo identificò e lo rese immediatamente riconoscibile anche negli anni a venire.  

1 Paul Klee nel suo studio a Weimar, 1925 Fonte: artesvelata.it

Paul Klee nel suo studio a Weimar, 1925 (Fonte: artesvelata.it)

Una delle figure più interessanti e rivoluzionarie del panorama artistico dell’inizio del Ventesimo secolo fu Paul Klee. L’artista nacque da padre tedesco e madre svizzera a Munchenbuchsee, nei pressi di Berna il 18 dicembre 1879. La famiglia si trasferì presto a Berna, dove entrambi i genitori, legati al mondo della musica, trovarono lavoro, il padre come insegnante di musica e la madre come cantante (Gallo 2019).  Klee crebbe in un ambiente familiare dove la musica era, per ovvie ragioni, molto presente, tanto che iniziò a studiare il violino fin dall’infanzia. Manifestando un talento innato per questo strumento, all’età di 11 anni fu invitato a suonare come membro straordinario dell’Associazione Musicale di Berna. Dimostrò un attaccamento particolare verso i grandi maestri e compositori tedeschi, come Bach, Beethoven e Wagner, ma allo stesso tempo fin da giovanissimo mise in evidenza anche un’inclinazione verso la poesia e il disegno.

Ed è infatti nelle arti visive, che una volta raggiunta l’adolescenza, Klee decise di proseguire i suoi studi e non nella musica, deluso in parte dalla mancanza di stimoli, come egli affermò nei suoi Diari: “Non trovavo particolarmente attraente l’idea di dedicarmi alla musica in modo creativo, vista la decadenza nella storia dei successi musicali”. Fu così che, contro la volontà dei genitori, che avrebbero preferito una carriera nella musica per il figlio, il giovane Klee si trasferì a Monaco di Baviera nel 1898 per studiare all’Accademia di Belle Arti. Visse a Schwabing, divenuto famoso negli anni come il quartiere degli artisti per la presenza di un folto gruppo di pittori, scrittori e musicisti, che lo resero uno dei centri artistici mondiali nello sviluppo dell’arte modernista a cavallo tra la fine del Diciannovesimo e l’inizio del Ventesimo secolo.

Negli anni vissuti a Monaco l’aspirante artista entrò in contatto con la corrente artistica dello Jugendstil (Stile Giovane), che tra il 1895 e il 1910 fu l’equivalente in Germania e Austria dell’Art Nouveau. Lo Jugendstil, insieme ad altre correnti artistiche come il fin de siècle, il simbolismo, l’espressionismo ed altre, fu un movimento di reazione allo storicismo e all’accademismo nell’arte e il propulsore dello sviluppo di un nuovo linguaggio artistico, che trovò terreno fertile in particolare nelle arti grafiche e nel design di interni. Nel 1901 si diplomò e insieme all’amico scultore Hermann Haller (1880-1950), intraprese un viaggio in Italia, che portò i due giovani a visitare Roma, Firenze, Napoli e la Costiera Amalfitana, così come i musei in cui erano esposte le tele dei grandi maestri. Visse una nuova esperienza artisticamente formativa a Parigi, quando la visitò per la prima volta nel 1905. Qui poté vedere ed apprezzare le opere degli impressionisti e di altri importanti maestri, come Leonardo e Rembrandt. Dal 1910, Klee iniziò ad esporre i suoi disegni su carta in mostre monografiche e di gruppo.

Scalpellino nella cava di Ostermundigen, 1912 Fonte: artnet.com

P. Klee, Scalpellino nella cava di Ostermundigen, 1912 (Fonte: artnet.com)

Un incontro che segnò la sua vita e la sua esperienza professionale fu certamente quello che avvenne nell’autunno del 1911 con August Macke (1887-1914) e Wassily Kandinsky (1866-1944), entrambi esponenti del movimento espressionista tedesco Der Blaue Reiter (Il cavaliere blu). Klee prese parte nel 1912 alla seconda mostra collettiva organizzata dal movimento, intitolata Schwarz-Weiß (Nero- Bianco), dove ebbe modo di esporre 17 disegni su carta. La mostra si tenne alla galleria d’arte Neue Kunst (Nuova Arte) di Monaco, il cui proprietario, Hans Goltz (1873-1927), faceva parte di un gruppo di mercanti tedeschi che si concentravano sulla promozione dell’arte d’avanguardia (Jozefacka 2017). Nello stesso anno, Klee venne invitato ad unirsi al team editoriale dell’Almanacco pubblicato dagli artisti del movimento, e di cui portava lo stesso nome, Der Blaue Reiter. L’almanacco venne pubblicato nel maggio del 1912 ed includeva un disegno ad inchiostro di Klee dal titolo ‘Steinmetz in der Steinbruch von Ostermundigen’ (Scalpellino nella cava di Ostermundigen). Quest’ultima opera dimostrò in modo inequivocabile l’interesse dell’artista verso la rappresentazione stilizzata di elementi figurativi e architettonici che l’avrebbe poi portato ad abbracciare con sempre maggiore convinzione l’astrazione e il simbolismo, sebbene non si identificò mai completamente in essi.

In questo periodo era ancora evidente l’assenza del colore, elemento che si rivelerà preponderante nelle successive fasi della sua vita e della sua estetica. Nell’ambito di una nuova permanenza a Parigi nel 1912, l’artista entrò in contatto con il Cubismo, Robert Delaunay (1885-1941) e la cosiddetta ‘pittura pura’, termine che anticipava quello che era destinato a diventare ben più noto negli anni a venire con il nome di Astrattismo. Sebbene Klee ebbe l’opportunità di assimilare una nuova lezione grazie all’incontro con le figure di spicco della galassia astrattista, egli decise di elaborarla in modo personale, sperimentando con acquerelli dalle tonalità chiare, quasi diafane. Le opere che realizzò in questo periodo, come ad esempio Nella cava e Case vicino alla cava di ghiaia, entrambe del 1913, rappresentarono il punto di partenza nella sua ricerca di uno ‘stile che collega il disegno e il regno del colore’, come ebbe modo di scrivere in uno dei suoi Diari.

Il punto di svolta in questo suo sforzo per individuare un personale vocabolario artistico e uno stile che lo rappresentasse al meglio fu il viaggio in Tunisia, che Klee intraprese nel 1914 e che lo vide condividere quest’esperienza fondamentale nel proseguo della sua carriera di artista con il già citato August Macke, suo compagno di avventura nel progetto del Blaue Richter, e Louis Moilliet (1880-1962). Quest’ultimo fu l’artefice del viaggio, e fu lui a proporre agli amici di passare una breve vacanza in Tunisia, in quanto conosceva già il Paese, avendoci soggiornato in precedenza nel 1907 e nel 1909-10, ed aveva un amico, un medico svizzero di nome Ernst Jäggi, che avrebbe potuto ospitarli. (Balducci 2014)

P. Klee, Veduta di Saint-Germain, 1914 Fonte: Wikimedia Commons

P. Klee, Veduta di Saint-Germain, 1914 (Fonte: Wikimedia Commons)

Il 6 aprile del 1914 i tre artisti si imbarcarono sul piroscafo Carthage dal porto di Marsiglia e arrivarono a Tunisi il giorno successivo dopo una navigazione relativamente breve e senza disagi. Klee non era ancora sceso dalla nave che lo stava portando alla scoperta di un mondo a lui sconosciuto, che già ne intuì le potenzialità. La luce, i colori, le sonorità, i panorami e le architetture islamiche dei palazzi, lo convinsero che questa vacanza avrebbe contribuito sembra ombra di dubbio alla sua crescita sia personale che artistica. Le stesse sensazioni furono condivise dall’amico August Macke e confermate per entrambi non appena scesero a terra ed ebbero modo di camminare tra la gente del posto nel dedalo di viuzze strette del souk (Riverso 2012). Gli artisti trascorsero un paio di settimane nel Paese e il loro viaggio di scoperta iniziò proprio dalla capitale con escursioni alla vicina Cartagine, a Sidi Bou Said, Hammamet e Ezzahra, cittadina costiera nei pressi di Tunisi, fondata dai francesi nel 1909 con il nome di St Germain, e ribattezzata con l’attuale nome arabo dopo l’indipendenza della Tunisia nel 1956.

Klee restò affascinato dalla Tunisia, mentre il Paese si trovava sotto occupazione, in quanto dal 1881 era diventato a tutti gli effetti un protettorato francese. Sebbene la Tunisia conservasse in buona parte le sue tradizioni arabo-berbere, quasi la metà della popolazione era in realtà europea e Klee ebbe modo di sperimentare in prima persona questa dicotomia. Da un lato si trovò a passeggiare nella medina, la parte più antica della città, ammirando i prodotti artigianali esposti sulle bancarelle del souk, e ascoltando le conversazioni in arabo dei passanti; dall’altra non poté evitare di vedere elementi riconducibili alla presenza francese nel Paese, come l’introduzione, specialmente nella capitale, di un sistema di tram, di reti elettriche e di approvvigionamento idrico (Jones 2019).

Kairouan. Alla porta, 1914 Fonte: Wikimedia Commons

P. Klee, Kairouan. Alla porta, 1914 (Fonte: Wikimedia Commons)

Da subito Klee iniziò a produrre degli schizzi e alcuni acquerelli. Il suo primo acquarello risale infatti alla mattina successiva al suo arrivo, quando decise di tornare nella medina, scoperta la serata precedente durante una prima passeggiata esplorativa con il dottor Jäggi come accompagnatore. Nei giorni successivi il gruppo di artisti ebbe modo di familiarizzare con il Paese e le sue città più iconiche e Klee rimase colpito in modo particolare dall’architettura islamica delle moschee, dalle imponenti mura di cinta e dai numerosi giardini, motivi che continuò a ripetere nella sua produzione fino agli anni Trenta, declinandoli di volta in volta in maniera diversa (Pirani 1990: 21).

Ultima tappa di questo viaggio a suo modo epico fu la sosta a Kairouan, la quarta città santa per l’Islam, dopo Mecca, Medina e Gerusalemme, Il 15 aprile, in questa città avvolta da un alone di misticismo, Klee ebbe la sua rivelazione più importante e il suo punto di svolta più intimo, tanto da affidare all’inseparabile diario una delle sue frasi più note, e che viene ancora oggi spesso citata da autori e professionisti dell’arte: «Lascio ora il lavoro. Un senso di conforto penetra profondo in me, mi sento sicuro, non provo stanchezza. Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiederà per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono un pittore».

Monumenti a G., 1929 Fonte: Wikimedia Commons

P. Klee, Monumenti a G., 1929 (Fonte: Wikimedia Commons)

Questa nuova consapevolezza fu così prepotente ed invasiva che Klee decise di trascorrere il giorno successivo in completa solitudine. L’artista sentiva la necessità di doversi concentrare senza distrazioni esterne su questo nuovo ordine delle cose, così da dare senso ai pensieri che gli affollavano la mente, come emerge da un altro passaggio dal suo diario, in cui scrisse: «Il mio carretto era sovraccarico, dovevo mettermi al lavoro. La grande caccia era finita. Ora dovevo districare tutto». Klee rientrò da solo a Tunisi il 17 aprile, e ripartì dalla Tunisia il 19 aprile sul piroscafo Capitaine Pereire alla volta di Palermo. Proseguì poi in treno fino a Napoli e da là fino a Berna, dove il viaggio terminò il 22 aprile. Per Klee il viaggio, inteso come ricerca, era concluso, aveva trovato quello che stava cercando e non poteva aspettare oltre per mettere su tela le sue emozioni, ormai intrise non più solo di disegno, ma anche di colore.

La passione per i paesaggi non si era ancora esaurita, tanto che nel 1928 trascorse un altro periodo di vacanza e ricerca in Egitto e al Cairo, dove rimase nuovamente affascinato dall’architettura e dal mistero che ancora oggi avvolge le Piramidi di Giza e di cui se ne troverà traccia nelle opere della maturità, come in Monumenti a G, dove ‘G’ sta per Giza, ossia El-Giza, la spianata dove si ergono le tre famose piramidi di Cheope, Chefren e Micerino e la Sfinge. 

6 Cupole rosse e bianche, 1914 Fonte: Wikimedia Commons

P. Klee, Cupole rosse e bianche, 1914 (Fonte: Wikimedia Commons)

Nel corso dei giorni memorabili trascorsi in Tunisia, Klee produsse un certo numero di acquerelli, circa una trentina, e tredici disegni, che divennero gli archetipi delle sue opere future, così intimamente, e per certi aspetti ermeticamente, legate all’esperienza tunisina. In opere molto distanti tra loro, come Cupole rosse e bianche del 1914 e Giardino in Oriente del 1937, si possono cogliere gli stessi elementi decorativi, come, ad esempio, l’alternanza delle medesime linee rette e delle curve, che generano la disposizione dei piani, e l’uso delle superfici colorate e contigue. Alcune tele ‘tunisine’ di Klee vennero presentate alla galleria berlinese Der Sturm (‘La Tempesta’) nel 1917, mentre nel 1920 il mercante d’arte Hans Goltz, che conosceva Klee dai tempi dell’esperienza con il movimento Der Blaue Reiter, espose 362 suoi lavori, di cui un certo numero relativi al viaggio in Tunisia vennero venduti.

Negli anni successivi, essendo ormai un artista affermato ed apprezzato, fu invitato da Walter Gropius (1883-1969) ad unirsi alla Bauhaus di Weimar, dove insegnò fino gli anni Trenta (Nifosì 2022), mentre la sua produzione continuò ad essere esposta in mostre allestite in importanti musei in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1931 venne assunto come professore all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, ma con l’avvento al potere dei nazionalsocialisti, la sua carriera subì un brusco arresto. Venne infatti licenziato nel 1933 e le sue opere, insieme a quelle di molti altri artisti suoi contemporanei, incluse quelle dell’amico August Macke, vennero censurate ed inserite nella lista della cosiddetta ‘Arte Degenerata’ (Partsch 2000: 366). Vennero successivamente confiscate e presentate nella mostra dallo stesso titolo, organizzata a Monaco di Baviera nel 1937 (Sgarbi 2026).

Giardino in Oriente, 1937 Fonte: meisterdrucke.pt

P. Klee, Giardino in Oriente, 1937 (Fonte: meisterdrucke.pt)

Nel 1940, l’artista morì a causa di una malattia debilitante, successivamente diagnosticata come sclerodermia, i cui sintomi iniziali si erano già manifestati nel 1935. Di Klee, artista molto prolifico, oltre che geniale e versatile, rimangono un gran numero di disegni e di tele, conservati a Berna nel Zentrum Paul Klee e in celebri musei e collezioni private sparsi in tutto il mondo. Oltre che essere pittore, Klee fu anche teorico dell’arte e poeta e non sono pochi i libri e gli articoli che fanno parte della sua vasta bibliografia. Tra questi spiccano i volumi intitolati Schriften zur Form und Gestaltungslehre (pubblicati in Italia con il titolo Teoria della forma e della figurazione), in cui Klee raccolse le lezioni tenute alla Bauhaus di Weimar nei semestri estivi del 1922 e del 1923 e nel semestre invernale del 1923-24. In queste lezioni Klee presentava agli studenti, e successivamente ai lettori, le sue teorie sulla forma, sul colore e sui mezzi figurativi in relazione allo studio della natura. Oltre alla Teoria, i Diari furono e sono rilevanti per la conoscenza della sua biografia e della sua vita interiore, artistica ed accademica. Come accadde durante il viaggio in Tunisia, Klee non smise mai di annotare i momenti salienti della sua vita, i dettagli delle sue giornate e alcune sue riflessioni nei Diari, i quali, una volta rivisti e corretti, vennero pubblicati, offrendo così a chiunque fosse interessato al suo mondo un punto di osservazione privilegiato.

Il viaggio in Tunisia non ha contribuito soltanto all’evoluzione del pensiero e dell’estetica di Klee e degli artisti che condivisero con lui quell’esperienza, in particolare Macke, ma è stato spesso mitizzato da molti critici d’arte, che lo hanno considerato a tutti gli effetti se non il punto di partenza dell’arte moderna, certamente uno dei suoi momenti più significativi. Nonostante gli alti e bassi nella carriera, i quadri di Paul Klee sono ancora oggi tra i più ricercati da mercanti e collezionisti e i più ammirati dagli amanti dell’arte.

Klee non può essere classificato come appartenente ad una specifica corrente artistica, perché non fu soltanto cubista, post-cubista, surrealista, espressionista, astrattista, simbolista, ma fu un esponente di tutte queste correnti e allo stesso tempo di nessuna. Klee è stato un eclettico e uno sperimentatore, sia nell’ambito dell’arte, che della cultura, in quanto fu artista, ma anche professore, teorico, poeta, musicista. Riuscì ad eccellere in tutto quello che fece perché fu in grado di imbrigliare la sua furia creatrice grazie ad una profonda disciplina, quella che in parte è mancata ad alcuni amici e colleghi della sua generazione. Il viaggio in Tunisia fu un momento cruciale nella sua vita, in cui apprese e sviluppò un nuovo linguaggio, un linguaggio che gli aprì molti, forse inaspettati, orizzonti.  

Dialoghi Mediterranei, n. 79, maggio 2026 
Riferimenti bibliografici
S. Balducci, ‘Il viaggio in Tunisia di Klee, Macke e Moilliet che ha cambiato l’arte moderna’, RaiNews.it, 20 maggio 2014, http://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Cento-anni-fa-il-leggendario-viaggio-in-Tunisia-dei-tre-artisti-Klee-Macke-Moilliet-9fd956f7-41ed-44e9-b197-f3a350ef06d0.html?, (accesso 26 Marzo 2026).
F. Gallo, ‘Paul Klee, l’arte dell’inconscio’, Rome Art Week, 30 giugno 2019, https://romeartweek.com/it/paul-klee-larte-dellinconscio/ (Accesso 30 Marzo 2026).
C.P. Jones, ‘Paul Klee’s Trip to Tunisia. The travels of an artist discovering his technique’, 4 luglio 2019, https://christopherpjones.medium.com/paul-klees-tunisia-trip-bdadabf902e5 (accesso 26 Marzo 2026).
A. Jozefacka, ‘Hans Goltz’, The Modern Art Index Project, Luglio 2017, Leonard A. Lauder Research Center for Modern Art, The Metropolitan Museum of Art, https://doi.org/10.57011/RNEL4379 (accesso 24 Marzo 2026).
G. Nifosì, Paul Klee. Un pittore ‘astratto ma con qualche ricordo’, 15 marzo 2022 https://www.artesvelata.it/paul-klee/ (accesso 30 Marzo 2026).
S. Partsch, La casa dell’arte, Einaudi, 2000.
F. Pirani, Klee, Art Dossier, Giunti Editore, Firenze, 1990.
E. Riverso, ‘Paul Klee e la Tunisia: il Viaggio di un Artista’, paperblog.com, 3 luglio 2012 https://it.paperblog.com/paul-klee-e-la-tunisia-il-viaggio-di-un-artista-1260648/ (accesso 26 Marzo 2026).
V. Sgarbi, ‘Il viaggio tunisino di Klee cambiò la storia dell’arte’, Il Giornale, 8 marzo 2026 https://www.ilgiornale.it/news/arte-e-storia/viaggio-tunisino-klee-cambi-storia-dell-arte-2635593.html (accesso 26 Marzo 2026).

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Roberta Marin, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università di Trieste ed ha completato il suo corso di studi con un Master in Arte Islamica e Archeologia presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) dell’Università di Londra. Ha viaggiato a lungo nell’area mediterranea e il suo campo di interesse comprende l’arte e l’architettura mamelucca, la storia dei tappeti orientali e l’arte moderna e contemporanea del mondo arabo, iraniano e turco. Collabora con la Khalili Collection of Islamic Art e insegna arte e architettura islamica in istituzioni pubbliche e private nel Regno Unito e in Italia.

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