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	<title>Commenti a: &#8220;Il pericolo è alle nostre porte&#8221;: l’invasione siciliana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo</title>
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	<description>Periodico bimestrale dell&#039;Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 22 May 2020 14:33:03 +0200</lastBuildDate>
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		<title>Di: Franco</title>
		<link>https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-pericolo-e-alle-nostre-porte-linvasione-siciliana-in-tunisia-tra-il-xix-e-il-xx-secolo/#comment-4864</link>
		<dc:creator>Franco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Oct 2018 22:23:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Leggo nel libro di 2 tomi del professore Charles-André Julien, &quot;L&#039;Afrique du Nord en marche&quot; , pag. 87, che tra il 1897 e 1932 furono sottratti ai contadini tunisini, circa 500&#039;000 ettari di terre fertili, un quarto erano di proprietà di tre società anonime francesi.
Cosi ieri come oggi, per conoscere le vicende dei siciliani del nord Africa bisogna affidarsi, purtroppo, a testi non italiani.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo nel libro di 2 tomi del professore Charles-André Julien, &#8220;L&#8217;Afrique du Nord en marche&#8221; , pag. 87, che tra il 1897 e 1932 furono sottratti ai contadini tunisini, circa 500&#8217;000 ettari di terre fertili, un quarto erano di proprietà di tre società anonime francesi.<br />
Cosi ieri come oggi, per conoscere le vicende dei siciliani del nord Africa bisogna affidarsi, purtroppo, a testi non italiani.</p>
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		<title>Di: Antonio Bernardo</title>
		<link>https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-pericolo-e-alle-nostre-porte-linvasione-siciliana-in-tunisia-tra-il-xix-e-il-xx-secolo/#comment-4844</link>
		<dc:creator>Antonio Bernardo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2018 08:49:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gentile Signor Taricani, 

la ringrazio per le parole. Confermo quanto da lei scritto riprendendo due passaggi di scritti sull&#039;argomento che dannouna versione diametralmente diversa da quantosostenutodal Professor Campisi. 
La prima proviene dal libro !Migrando a Sud,coloni italiani in Tunisia ( 1881-1938 ) della Dottoressa Daniela Melfa docente di storia e istituzioni dell&#039;Africa presso università di Catania. 
cito testualmente:
il contadino siciliano che, per usare le parole delconsole Carletti, &quot;è economo emassaio, e non spende un quattrino neanche a levargli l&#039;occhio&quot; riesce in genere a mettere da parte il denaro necessario all&#039;impresa: &quot;dalla sudata mercede detraendo a risparmio, ogni giorno,una parte, molti di loro riuscirono a formarsi una piccola proprietà ed acquistare così indipendenza e relativa agiatezza&quot;. E&#039; interessante notare che l&#039;agricoltore italiano non sempre  si accontenta di un appezzamento di terra, ma, continuando a lavorare tenacemente, tenta di risparmiare altro denaro per ampliare i suoi possedimenti. La formazione della proprietyà individuale si realizza cos&#039; di frequente in maniera progressiva e dilatata nel tempo e gli italiani si ritrovano col passare degli anni titolari di più lotti sparsi nel territorio: &quot;pian piano -racconta D.R.- nonno é arrivato ad avere 70 ettari. Però dieci da una parte, dieci dall&#039;altra. Non sono mai  stati dei terreni uno accanto all&#039;altro, una grossa proprietà&quot;.
[...].
L&#039;origine dei capitali con cui gli italiani fanno i loro acquisti non sembra dunque avere niente di misterioso. Nondimeno da oarte francese vengono avanzati sospetti che i fondi abbiano un&#039;altra provenienza,e, più esattamente che sia coinvolto, seppure indirettamente, il governo italiano. E&#039; soprattutto Jules Saurin, le cui affermazioni trovano ampio credito presso l&#039;opinione pubblica francese, che denuncia la presenza di potenti influenze dietro l&#039;aumento progressivo delle proprietà terriere in mano italiana e accusa in particollare la Compagnia Florio-Rubattino di avere fornito, con il consenso del governo, ke somme necessarie per gli acquisti. Con argomentazioni puntali e convincenti Gaston Loth mette in luce l&#039;infondatezza delle denunce di Saurin, ribadendo l&#039;estraneità del governo italiano alla colonizzazione agricola della reggenza e la totale spontaneità dell&#039;iniziativa di individui e società&quot;. 
Daniela Melfa, op.cit, pag 139-149. 

La seconda obiezione a quanto scritto dal dottor Campisi é contenuta in un articolo di &quot;italianiditunisia&quot; che riporto integralmente:
&quot; La chiusura delle scuole italiane e la dispersione dell&#039;élite intellettuale, alla fine della seconda guerra mondiale, tagliano in modo drammatico i legami fra la comunità e le proprie origini. La generazione nata dopo il 1940 sarà totalmente francesizzata. Ma ancora più grave appare il fatto che questa forzata francesizzazione avvia la comunità italiana ad una sorta di amnesia culturale. Nell&#039;arco diouna decina d&#039;anni, la question italienne può dirsi risolta: alla fine dell&#039;epoca coloniale,i govani italiani ignorano tutto del paese d&#039;origine. Non esistono più occasioni di far uso della lingua nazionale e quindi di mantenere viva la memoria se non con l&#039;ascolto della radio. Il siculo-tunisino rimane ad un ruolo  di sub-linguaggio di cui vergognarsi. La lingua e la cultura francese  diventano l&#039;unico sistema egemonico possibible&quot;    ( da: italianidi tunisia.com) 

Aggiungo: dispongo di tutta la documentazione dei miei nonni relativa all&#039;acquisto di piccolo lotti di terreni, presi prima in prestito  ( da metatiere) e successivamente acquistati nel territorio di El Kef nel nord della Tunisia. Piccoli lotti sparsi un pò dovunque e non grandi lotti di terra.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Signor Taricani, </p>
<p>la ringrazio per le parole. Confermo quanto da lei scritto riprendendo due passaggi di scritti sull&#8217;argomento che dannouna versione diametralmente diversa da quantosostenutodal Professor Campisi.<br />
La prima proviene dal libro !Migrando a Sud,coloni italiani in Tunisia ( 1881-1938 ) della Dottoressa Daniela Melfa docente di storia e istituzioni dell&#8217;Africa presso università di Catania.<br />
cito testualmente:<br />
il contadino siciliano che, per usare le parole delconsole Carletti, &#8220;è economo emassaio, e non spende un quattrino neanche a levargli l&#8217;occhio&#8221; riesce in genere a mettere da parte il denaro necessario all&#8217;impresa: &#8220;dalla sudata mercede detraendo a risparmio, ogni giorno,una parte, molti di loro riuscirono a formarsi una piccola proprietà ed acquistare così indipendenza e relativa agiatezza&#8221;. E&#8217; interessante notare che l&#8217;agricoltore italiano non sempre  si accontenta di un appezzamento di terra, ma, continuando a lavorare tenacemente, tenta di risparmiare altro denaro per ampliare i suoi possedimenti. La formazione della proprietyà individuale si realizza cos&#8217; di frequente in maniera progressiva e dilatata nel tempo e gli italiani si ritrovano col passare degli anni titolari di più lotti sparsi nel territorio: &#8220;pian piano -racconta D.R.- nonno é arrivato ad avere 70 ettari. Però dieci da una parte, dieci dall&#8217;altra. Non sono mai  stati dei terreni uno accanto all&#8217;altro, una grossa proprietà&#8221;.<br />
[...].<br />
L&#8217;origine dei capitali con cui gli italiani fanno i loro acquisti non sembra dunque avere niente di misterioso. Nondimeno da oarte francese vengono avanzati sospetti che i fondi abbiano un&#8217;altra provenienza,e, più esattamente che sia coinvolto, seppure indirettamente, il governo italiano. E&#8217; soprattutto Jules Saurin, le cui affermazioni trovano ampio credito presso l&#8217;opinione pubblica francese, che denuncia la presenza di potenti influenze dietro l&#8217;aumento progressivo delle proprietà terriere in mano italiana e accusa in particollare la Compagnia Florio-Rubattino di avere fornito, con il consenso del governo, ke somme necessarie per gli acquisti. Con argomentazioni puntali e convincenti Gaston Loth mette in luce l&#8217;infondatezza delle denunce di Saurin, ribadendo l&#8217;estraneità del governo italiano alla colonizzazione agricola della reggenza e la totale spontaneità dell&#8217;iniziativa di individui e società&#8221;.<br />
Daniela Melfa, op.cit, pag 139-149. </p>
<p>La seconda obiezione a quanto scritto dal dottor Campisi é contenuta in un articolo di &#8220;italianiditunisia&#8221; che riporto integralmente:<br />
&#8221; La chiusura delle scuole italiane e la dispersione dell&#8217;élite intellettuale, alla fine della seconda guerra mondiale, tagliano in modo drammatico i legami fra la comunità e le proprie origini. La generazione nata dopo il 1940 sarà totalmente francesizzata. Ma ancora più grave appare il fatto che questa forzata francesizzazione avvia la comunità italiana ad una sorta di amnesia culturale. Nell&#8217;arco diouna decina d&#8217;anni, la question italienne può dirsi risolta: alla fine dell&#8217;epoca coloniale,i govani italiani ignorano tutto del paese d&#8217;origine. Non esistono più occasioni di far uso della lingua nazionale e quindi di mantenere viva la memoria se non con l&#8217;ascolto della radio. Il siculo-tunisino rimane ad un ruolo  di sub-linguaggio di cui vergognarsi. La lingua e la cultura francese  diventano l&#8217;unico sistema egemonico possibible&#8221;    ( da: italianidi tunisia.com) </p>
<p>Aggiungo: dispongo di tutta la documentazione dei miei nonni relativa all&#8217;acquisto di piccolo lotti di terreni, presi prima in prestito  ( da metatiere) e successivamente acquistati nel territorio di El Kef nel nord della Tunisia. Piccoli lotti sparsi un pò dovunque e non grandi lotti di terra.</p>
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		<title>Di: Enzo Taricani</title>
		<link>https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-pericolo-e-alle-nostre-porte-linvasione-siciliana-in-tunisia-tra-il-xix-e-il-xx-secolo/#comment-4828</link>
		<dc:creator>Enzo Taricani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Sep 2018 02:53:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&quot;... E soprattutto d’imporre il 20 dicembre 1923 la naturalizzazione francese a tutti gli italiani nati in Tunisia&quot;. E&#039; possibile documentarsi anche sul web (http://www.italianiditunisia.com) per rendersi conto dell&#039;imprecisione di tale affermazione, dato che tra il &#039;24 e il &#039;33 vi furono a malapena 15.000 naturalizzazioni francesi di Italiani, a fronte di una presenza assai più cospicua. In seguito agli accordi Mussolini-Lavall assistiamo addirittura ad una drastica diminuzione del numero dei naturalizzati, almeno fino alla vigilia della Guerra Mondiale. Tutta la mia solidarietà al Sig. Bernardo e a tutti gli Italiani che soffrirono durante quegli anni. Nessuna solidarietà e nessuna stima per i nuovi italiani di Tunisia (la minuscola è intenzionale) che da mezzo secolo spremono quattrini dai sassi pubblicando libercoli e articoli intrisi di pseudo-nazionalismo, copiandosi e ricopiandosi tra loro... Intellettuali che poi tra loro, nei salotti di Tunisi, si compiacciono di parlare solo Francese per sentirsi più &quot;IN&quot;... Buona continuazione!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230; E soprattutto d’imporre il 20 dicembre 1923 la naturalizzazione francese a tutti gli italiani nati in Tunisia&#8221;. E&#8217; possibile documentarsi anche sul web (<a href="http://www.italianiditunisia.com" rel="nofollow">http://www.italianiditunisia.com</a>) per rendersi conto dell&#8217;imprecisione di tale affermazione, dato che tra il &#8217;24 e il &#8217;33 vi furono a malapena 15.000 naturalizzazioni francesi di Italiani, a fronte di una presenza assai più cospicua. In seguito agli accordi Mussolini-Lavall assistiamo addirittura ad una drastica diminuzione del numero dei naturalizzati, almeno fino alla vigilia della Guerra Mondiale. Tutta la mia solidarietà al Sig. Bernardo e a tutti gli Italiani che soffrirono durante quegli anni. Nessuna solidarietà e nessuna stima per i nuovi italiani di Tunisia (la minuscola è intenzionale) che da mezzo secolo spremono quattrini dai sassi pubblicando libercoli e articoli intrisi di pseudo-nazionalismo, copiandosi e ricopiandosi tra loro&#8230; Intellettuali che poi tra loro, nei salotti di Tunisi, si compiacciono di parlare solo Francese per sentirsi più &#8220;IN&#8221;&#8230; Buona continuazione!</p>
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	<item>
		<title>Di: Antonio Bernardo</title>
		<link>https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-pericolo-e-alle-nostre-porte-linvasione-siciliana-in-tunisia-tra-il-xix-e-il-xx-secolo/#comment-4823</link>
		<dc:creator>Antonio Bernardo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 15:05:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gentile Signor Brunetti, ho letto con attenzione l&#039;articolo del Professor Campisi e la sua risposta. Io sono nato in Tunisia da una famiglia Siciliana, emigrata nel 1892. E ho studiato e continuo a farlo le vicende drammatiche dei migranti Siciliani in Tunisia. E dai testi, ricerche, studi, libri che ho consultato e studiato, viene fuori una realtà diversa da quella descritta. Dagli studi sull&#039;argomento che ho fatto, studi non di parte italiana, la realtà dell&#039;epoca é ben diversa. Certo i francesi arrivati nel 1881 erano preoccupati della massiccia presenza Siciliana, questo nessuno lo nega, ma il fenomeno dell&#039;acquisto delle terre e del ruolo dei Siciliani in Tunisia era di ben altro tipo da quello descritto. Basterebbe leggere documenti e libri, studi e ricerche per rendersene conto. Tra l&#039;altro il suo commento é concentrato principalmente sul ruolo avuto dal nostro paese al momento del rimpatrio dei Siciliani dalla Tunisa, che non c&#039;entra nulla con le vicende di cui all&#039;articolo del Professor Campisi. Lo so come ci chiamavano quando siamo arrivati in Italia, so dove vivevamo, so come ci hanno trattato, ma questo, con le vicende drammatiche dei migranti Siciliani in Tunisia e mi permetta ( lei non lo cita) da come i francesi ci hanno trattato, mi pare siano due argomenti diversi, due vicende separate. So anche come venivano chiamati i Siciliani ( e i miei parenti scelsero la Francia) quando misero piede in Francia. Cordialità]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Signor Brunetti, ho letto con attenzione l&#8217;articolo del Professor Campisi e la sua risposta. Io sono nato in Tunisia da una famiglia Siciliana, emigrata nel 1892. E ho studiato e continuo a farlo le vicende drammatiche dei migranti Siciliani in Tunisia. E dai testi, ricerche, studi, libri che ho consultato e studiato, viene fuori una realtà diversa da quella descritta. Dagli studi sull&#8217;argomento che ho fatto, studi non di parte italiana, la realtà dell&#8217;epoca é ben diversa. Certo i francesi arrivati nel 1881 erano preoccupati della massiccia presenza Siciliana, questo nessuno lo nega, ma il fenomeno dell&#8217;acquisto delle terre e del ruolo dei Siciliani in Tunisia era di ben altro tipo da quello descritto. Basterebbe leggere documenti e libri, studi e ricerche per rendersene conto. Tra l&#8217;altro il suo commento é concentrato principalmente sul ruolo avuto dal nostro paese al momento del rimpatrio dei Siciliani dalla Tunisa, che non c&#8217;entra nulla con le vicende di cui all&#8217;articolo del Professor Campisi. Lo so come ci chiamavano quando siamo arrivati in Italia, so dove vivevamo, so come ci hanno trattato, ma questo, con le vicende drammatiche dei migranti Siciliani in Tunisia e mi permetta ( lei non lo cita) da come i francesi ci hanno trattato, mi pare siano due argomenti diversi, due vicende separate. So anche come venivano chiamati i Siciliani ( e i miei parenti scelsero la Francia) quando misero piede in Francia. Cordialità</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Mario Btunetti</title>
		<link>https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-pericolo-e-alle-nostre-porte-linvasione-siciliana-in-tunisia-tra-il-xix-e-il-xx-secolo/#comment-4822</link>
		<dc:creator>Mario Btunetti</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2018 07:38:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La storia della comunità italiana in Tunisia è stata quasi totalmente ignorata in Italia. Dopo l&#039;avvento dell&#039;indipendenza tunisina, la maggioranza degli italiani che avevano messo le radici su quella sponda del Mediterraneo dovette &quot;rimpatriare&quot;. In realtà si trattava di un esodo verso una patria sconosciuta. L&#039;Italia repubblicana accolse quasi con fastidio questi profughi accogliendoli in strutture militari adattate per l&#039;occasione.  Non c&#039;era interesse alcuno a conservare la memoria degli italiani tunisini che dal canto loro si sentivano appena tollerati da una patria percepita come ingrata. La destra fascista ebbe buon gioco a trovare consenso tra di essi nonostante il fascismo li avesse svenduti alla Francia in vista della conquista dell&#039;Etiopia. La ricerca storica di valenti studiosi come il prof. Campisi dimostra invece che la storia degli italiani tunisini merita di essere valorizzata e conosciuta anche in funzione dell&#039;attualità purtroppo amara del Mare Mediterraneo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La storia della comunità italiana in Tunisia è stata quasi totalmente ignorata in Italia. Dopo l&#8217;avvento dell&#8217;indipendenza tunisina, la maggioranza degli italiani che avevano messo le radici su quella sponda del Mediterraneo dovette &#8220;rimpatriare&#8221;. In realtà si trattava di un esodo verso una patria sconosciuta. L&#8217;Italia repubblicana accolse quasi con fastidio questi profughi accogliendoli in strutture militari adattate per l&#8217;occasione.  Non c&#8217;era interesse alcuno a conservare la memoria degli italiani tunisini che dal canto loro si sentivano appena tollerati da una patria percepita come ingrata. La destra fascista ebbe buon gioco a trovare consenso tra di essi nonostante il fascismo li avesse svenduti alla Francia in vista della conquista dell&#8217;Etiopia. La ricerca storica di valenti studiosi come il prof. Campisi dimostra invece che la storia degli italiani tunisini merita di essere valorizzata e conosciuta anche in funzione dell&#8217;attualità purtroppo amara del Mare Mediterraneo.</p>
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