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Il Marocco. Oltre l’Atlante

Sulla strada per Marackec (ph. Nino Pillitteri)

Sulla strada per Marrakech (ph. Nino Pillitteri)

di Nino Pillitteri 

Da Marrakech alle porte del Sahara, un viaggio attraverso montagne, kasbah, oasi e deserti fossili, dove la geologia detta le regole della vita e l’antropologia ne custodisce la memoria. 

Marrakech non è solo una città: è una soglia. Qui il Marocco mediterraneo, urbano e commerciale, incontra il Marocco profondo, quello delle montagne e del deserto.

Marrakech (ph. Nino Pillitteri)

Marrakech (ph. Nino Pillitteri)

La città è costruita con la stessa terra che la circonda: l’argilla rossa, che le ha valso il soprannome di città ocra, è un sedimento geologico che racconta milioni di anni di erosione montana.

Piazza Jeema el Fna, venditore di amuleti (ph. Nino Pillitteri)

Piazza Jeema el Fna, venditore di amuleti (ph. Nino Pillitteri)

Nella piazza Jemaa el-Fna, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, la società marocchina si manifesta come teatro vivente: cantastorie, guaritori, incantatori di serpenti, venditori di succhi e di spezie. È qui che si coglie una delle chiavi antropologiche del Marocco: la continuità. La modernità non ha cancellato le strutture tradizionali, ma le ha inglobate.

Alto Atlante, passo Tizi Ntichka (ph. Nino Pillitteri)

Alto Atlante, passo Tizi Ntichka (ph. Nino Pillitteri)

Ait Ben Haddou (ph. Nino Pillitteri)

Ait Ben Haddou (ph. Nino Pillitteri)

La strada che conduce verso Ait Ben Haddou attraversa il passo del Tizi n’Tichka, a oltre 2.200 metri di altitudine. Qui la geografia diventa destino. Le montagne dell’Atlante non sono soltanto un rilievo fisico, ma una frontiera antropologica: per secoli hanno protetto le popolazioni berbere (Amazigh) dall’omologazione culturale.

Ait Atmane (ph.Nino Pillitteri)

Ait Atmane (ph.Nino Pillitteri)

Ait Ben Haddou (ph. Nino Pillitteri)

Ait Ben Haddou (ph. Nino Pillitteri)

L’erosione ha scolpito versanti aspri, dove l’agricoltura è possibile solo grazie a terrazzamenti e a un uso sapiente dell’acqua. I villaggi appaiono come estensioni della montagna stessa, costruiti in pisé, una miscela di terra cruda, paglia e acqua, perfettamente isolante in un clima dagli sbalzi termici estremi.

Ait ben.Haoddou, tessitrice di tappeti (ph. Nino Pillitteri)

Ait ben.Haoddou, tessitrice di tappeti (ph. Nino Pillitteri)

Ait Ben Haddou (ph. Nino Pillitteri)

Ait Ben Haddou (ph. Nino Pillitteri)

Ait Ben Haddou non è una rovina: è un organismo. Questo ksar fortificato, uno dei meglio conservati del Marocco, sorge lungo un antico asse carovaniero che collegava Marrakech al Sahara e, più a sud, all’Africa subsahariana.

Le sue torri merlate e le mura in terra battuta sono un esempio magistrale di architettura vernacolare adattata all’ambiente. 

Quarzazate (ph. Nino Pillitteri)

Quarzazate (ph. Nino Pillitteri)

Proseguendo verso sud si raggiunge Ouarzazate, Il paesaggio si fa più severo: la vegetazione diminuisce, le montagne si aprono in ampie distese di rocce sedimentarie.

La kasbah di Taourirt, nel cuore della città, è un esempio di architettura fortificata che unisce funzione difensiva e prestigio sociale. Le sue decorazioni interne in stucco e legno di palma testimoniano un’estetica raffinata, spesso ignorata quando si parla di architettura “di terra”. 

Oasi di Fint (ph. Nino Pillitteri)

Oasi di Fint (ph. Nino Pillitteri)

Oasi di Fint (ph. Nino Pillitteri)

Oasi di Fint (ph. Nino Pillitteri)

A est di Ouarzazate, la palmeraie di Skoura appare come un miraggio verde. Le oasi non sono semplicemente luoghi fertili nel deserto: sono sistemi ecologici complessi, creati e mantenuti dall’uomo. Qui l’acqua viene canalizzata attraverso khettara, antichi sistemi di gallerie sotterranee che sfruttano la pendenza naturale del terreno.

Oasi di Skoura (ph. Nino Pillitteri)

Oasi di Skoura (ph. Nino Pillitteri)

Dal punto di vista sociale, l’oasi è una comunità interdipendente. La gestione dell’acqua è collettiva, regolata da consuetudini antiche che stabiliscono tempi e quantità di irrigazione. Qui la geografia detta la legge, e la società si adatta.

Zagora, porta del Sahara (ph. Nino Pillitteri)

Zagora, porta del Sahara (ph. Nino Pillitteri)

Zagora è famosa per un cartello che recita: “Tombouctou 52 jours”. Era il tempo necessario alle carovane per attraversare il Sahara. Questo luogo segna l’inizio simbolico del deserto, anche se il vero Sahara, fatto di grandi erg sabbiosi, si trova più a est.

Qui la geologia cambia ancora: le sabbie lasciano spazio a hammada, altipiani rocciosi spazzati dal vento. Il deserto non è vuoto: è un archivio geologico e culturale, dove ogni pietra racconta una storia di erosione, ogni traccia una migrazione.

Valle del Draa (ph. Nino Pillitteri)

Valle del Draa (ph. Nino Pillitteri)

Oasi de Fint, sig. Hamza, proprietario do oliveto (ph. Nino Pillitteri)

Oasi de Fint, sig. Hamza, proprietario do oliveto (ph. Nino Pillitteri)

Alnif si trova in una regione celebre tra geologi e paleontologi. Le rocce devoniane che affiorano in quest’area contengono fossili marini perfettamente conservati, risalenti a oltre 350 milioni di anni fa.

L’economia locale si è adattata a questa ricchezza geologica: molte famiglie integrano l’agricoltura con la raccolta e la lavorazione dei fossili, venduti nei mercati locali o esportati. 

Rissani sorge vicino all’antica Sijilmassa, uno dei più importanti centri commerciali del Medioevo islamico. Da qui partivano le carovane cariche di sale, oro e schiavi dirette verso il Mediterraneo. La città è anche la culla della dinastia alawita, che ancora oggi regna sul Marocco. 

Valle del Draa, Aziz (ph. Nino Pillitteri)

Valle del Draa, Aziz (ph. Nino Pillitteri)

Merzemi, distretto di Rissani, famiglia berbera (ph. Nino Pillitteri)

Merzemi, distretto di Rissani, famiglia berbera (ph. Nino Pillitteri)

Risalendo verso nord si raggiunge Tinghir, città-oasi incastonata tra montagne calcaree. La valle del Todra è un corridoio verde che si insinua tra pareti rocciose alte fino a 300 metri. Le gole sono il risultato di un’erosione fluviale durata milioni di anni, amplificata dalla solubilità del calcare.

Erg Chebbi (ph. Nino Pillitteri)

Erg Chebbi (ph. Nino Pillitteri)

Tiinghir (ph. Nino Pillitteri)

Tiinghir (ph. Nino Pillitteri)

Dal punto di vista antropologico, Tinghir è un crocevia di culture amazigh, arabe ed ebraiche, testimonianza di una convivenza storica spesso dimenticata. 

Tinghir, Kasbah Omari, sig. Hassan (ph. Nino Pillitteri)

Tinghir, Kasbah Omari, sig. Hassan (ph. Nino Pillitteri)

Più a ovest, le gole del Dades offrono uno dei paesaggi più sorprendenti del Marocco. Qui la geologia diventa arte: strati di roccia sedimentaria sono stati piegati, fratturati e scolpiti dall’acqua e dal vento in forme sinuose.

Tamezmoute (ph. Nino Pillitteri)

Tamezmoute (ph. Nino Pillitteri)

Tamezmoute (ph. Nino Pillitteri)

Tamezmoute (ph. Nino Pillitteri)

Merzouga (ph. Nino Pillitteri)

Merzouga (ph. Nino Pillitteri)

Il viaggio attraverso il Marocco meridionale rivela un equilibrio delicato tra uomo e ambiente. Il cambiamento climatico, la desertificazione e l’abbandono delle campagne minacciano sistemi sociali e ecologici millenari. Le khettara si prosciugano, le oasi si restringono, le tradizioni orali rischiano di scomparire. Eppure, la resilienza è una costante. Le comunità locali continuano ad adattarsi, a reinventare il proprio rapporto con la terra. Il Marocco non è un museo a cielo aperto, ma un organismo vivo, in continua trasformazione. 

Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026

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Nino Pillitteri, svolge la sua attività di fotografo a Palermo. laureato in Matematica, si dedica alla fotografia già prima di iniziare l’Università nel 1983. Dal 2001 se ne occupa professionalmente. Ha avuto come maestri Cecilia Alqvist, Giacomo D’Aguanno, Salvo Fundarotto e delle grandi fonti di ispirazione sia in Italia che all’estero, tra Svezia e Danimarca, dove ha vissuto per circa undici anni. É CEO Administrator e creatore di photo.webzoom.it, si occupa di Street Photos, Social, Reportages e Viaggi. Ha collaborato con fotoup.net, quattrocanti.it, photojournale.com, Azsalute.it. Agenzia Demotix-Corbis, PacificPressAgency, Citizenside France, Blasting News Italia. Oltre la matematica e la fotografia coltiva lentamente un uliveto.

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