Stampa Articolo

Gli spassi di Posillipo o Posillicheate

Posilicheate, Pietro Fabris, Napoli, Museo di San Martino

Posilicheate, Pietro Fabris, Napoli, Museo di San Martino

di Maria Sirago [*] 

Dalla metà del Cinquecento cominciò a diffondersi la moda degli “spassi di Posillipo”, una delle feste marine più importanti (Sirago, 2022), che duravano per tutto il periodo estivo, dalla festa di San Giovanni, 24 giugno, a quella di Piedigrotta, 8 settembre, e talvolta, se il tempo lo consentiva, anche in altri periodi dell’anno, il giovedì e la domenica, dal tramonto a mezzanotte.

Si svolgevano nel tratto di mare tra Mergellina e le pendici della collina di Posillipo, un teatro naturale con una splendida scenografia, dove i romani avevano costruito superbe ville. Veniva allestito un vero e proprio festival musicale acquatico a cui partecipava il viceré con la sua corte su imbarcazioni allestite in modo superbo, che suscitavano l’ammirazione della popolazione festante, un modo concreto per rafforzava l’immagine del potere spagnolo (Fernàndez Cortés, 2016: 273).

Tommaso Costo nella raccolta di novelle Il fuggilozio scriveva: «quel mare empiendosi di barche tutte a gara ornate di varie e diverse bandiere, e piene di gentiluomini e gentildonne, è cosa invero degna da vedersi».

Le novelle erano ambientate nella Villa della Sirena, costruita su uno scoglio prospiciente il mare, del priore di San Nicola di Bari, il genovese Giovan Francesco Ravaschieri, acquistata per 8000 ducati da Luigi Carafa della Stadera senior, principe di Stigliano, che vi aveva fatto allestire uno scenografico teatro prospiciente il mare (Russo, 1976: 2). Il palazzo, ereditato da Isabella Gonzaga, duchessa di Sabbioneta e principessa di Stigliano, moglie del principe Luigi Carafa junior, morto da poco, nel 1630 fu utilizzato per allestire commedie con ambientazione marina in onore della regina d’Ungheria, Maria Anna d’Asburgo, sorella del re Filippo IV, durante il suo soggiorno napoletano (Fellecchia,1630). La regina, in viaggio per raggiungere il marito, re Ferdinando d’Ungheria, da Genova aveva raggiunto via mare Napoli dove sostò alcuni mesi. La presenza di un personaggio di alto lignaggio doveva essere scandita da un severo cerimoniale in cui le feste e gli intrattenimenti erano organizzati con la massima cura.

Fig. 3 Domenico Gargiulo (detto Micco Spadaro), Disembarco dell’Infanta María d’Austria a Napoli. 1649 circa, Madrid, Banco Hispano Americano

Domenico Gargiulo (detto Micco Spadaro), Disembarco dell’Infanta María d’Austria a Napoli. 1649 circa, Madrid, Banco Hispano Americano

Così per la solenne entrata dell’8 agosto nella capitale partenopea, coordinata dal duca d’Alba che aveva concluso il suo mandato vicereale e dal nuovo viceré, il duca d’Alcalà, Fernando Afan de Ribera, fu allestito un “puente” riprodotto nella pianta di Alessandro Baratta ornato con drappi dei colori della città su cui la accolsero il duca d’Alba e il viceré duca d’Alcalà e i più importanti rappresentanti cittadini (Fiorelli, 2013).

Anche Ramiro Nuñez Felipe de Guzmàn, duca di Medina de la Torres, venuto a Napoli nel 1636 per sposare Anna Carafa, abitò per qualche tempo nel “Palazzo della Sirena” in attesa che il duca di Monterrey, Manuel de Zuñiga y Fonseca, viceré uscente, partisse da Napoli (Sanchez Garcia, 2017).  Poi sul terreno dell’antica Villa fece costruire per la moglie Anna Carafa il palazzo Donn’Anna, rimasto incompiuto (Visone, 2017).

Posillipo, Palazzo Donn’Anna

Posillipo, Palazzo Donn’Anna

Per gli “Spassi di Posillipo” dei viceré erano stati costruiti nell’arsenale napoletano un “bucintoretto” o gondola, su modello veneziano insieme ad alcune feluche. Le gondole erano costruite nell’arsenale napoletano, dove vi era una antica tradizione costruttiva, insieme a quelle inviate in Spagna per l’estanque (stagno) del Buen Reiro a Madrid [1].

Il viceré Juan Alonso Pimentel Herrera conte di Benavente fin al suo arrivo aveva continuato la tradizione degli “Spassi”. Egli era arrivato a Gaeta e da qui, secondo un antico cerimoniale, si era recato a Pozzuoli dove si era fermato in attesa della partenza di Francisco de Castro, reggente in luogo del padre Fernando, conte di Lemos, morto all’improvviso. Fin dal suo arrivo in Napoli insieme alla moglie andava «per … diletto a Posillipo con la gondola reale», sulla quale vi erano alcuni musici; ed altri ve ne erano su un brigantino e due feluche; poi seguivano altre due feluche con alimenti e bevande, La gondola del viceré era scortata da tutte le galere in porto che sparavano a salve sia all’imbarco al molo di Santa Lucia che al ritorno. Tutto il corteo era accompagnato «a volte da più di 200 [feluche] tanto da sembrare un’armata reale schierata» (Antonelli, 2015: 347-348)

Fig. 5 Gondola Reale, Napoli, Museo di San Martino

Gondola Reale, Napoli, Museo di San Martino

Il viceré quando andava a Posillipo con i cavalieri in pubblico doveva andare con nove lance, che dovevano scortare la gondola del viceré, quella per la corte e la feluca della Camera in cui andavano il cameriere maggiore e gli altri servitori del viceré. Poi vi erano tre feluche per i musici, una per i paggi, una per il maestro di cerimonie, due per i soldati di guardia, una per le trombe e l’altra per i “i rinfreschi” da distribuire anche ai musici e ai servitori (Antonelli, 2012: 225-227).

Nel 1688 (ma 1687), il primo giugno, lo stesso Medinacoeli, allora generale della flotta napoletana (Sirago, 2018: 321ss.) aveva seguito il viceré marchese del Carpio, Gaspar de Haro, su una feluca riccamente adornata, migliore di quella del Santisteben che si era alterato ed aveva deciso di rimandare la passeggiata, adducendo il contrattempo ad un malore; poi aveva fatto fare indagine sul cerimoniale della passeggiata da cui si era evinto  che per rispetto del viceré nessun generale delle galere napoletane era mai uscito con una imbarcazione decorata in modo più elegante della sua (Antonelli, 2012: 225-227).

Le imbarcazioni dei viceré erano utilizzate anche per rendere omaggio ai personaggi illustri in visita. Il 29 aprile 1603 il Benavente aveva inviato il “bucintoretto” a Pozzuoli, dove soggiornava il duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, per scortarlo in città a Palazzo reale dove il viceré aveva organizzato una festa in suo onore. Il duca alle 20 era montato sull’imbarcazione «dove vi erano musici che continuamente facevano concerti di diversi instrumenti» ed era accompagnato da altri cavalieri che lo seguivano su alcune feluche. Arrivato nel porto fu ricevuto nel cortile dell’arsenale accolto festosamente dagli spari provenienti dai cannoni delle fortezze (Antonelli, 2012: 302-306), una scenografia simile a quella utilizzata per gli “spassi di Posillipo”.

Fig. 6 Emanuele Filiberto, principe di Onegli, ritratto di Antoon van Dyck, 1624, Galleria Fotografica di Dulwich (Londra)

Emanuele Filiberto, principe di Onegli, ritratto di Antoon van Dyck, 1624, Galleria Fotografica di Dulwich (Londra)

Anche per il “principe del mare” Emanuele Filiberto, figlio del duca di Savoia Carlo Emanuele I, il viceré Benavente fece preparare la gondola e il brigantino «con corrimani e guarnizioni sontuose per lo sbarco» messi in ordine in modo da essere pronti per il generale, se avesse manifestato il desiderio di andare a Posillipo (Antonelli, 2015: 384-385).  

La bellissima collina di Posillipo era un dolce rifugio dalla calura estiva, con la sua ricca vegetazione, per cui erano state costruite alcune ville. In essa, scriveva Giuseppe Mormile «si veggono magnifici palazzi con vaghi et dilettevoli giardini … per tutta la riviera, edificati da Napolitani per li molti comodi, et piaceri dell’estate, et per la buona, et salutifera temperie dell’aria» (Mormile, 1612). Giulio Cesare Cortese in una strofa del poema La vaiasseide (1621) ricordava

Posilleco che quanta songo state/Songo e saranno cose de piacire/
… dove vanno a migliara le barcate/co musice e co’ buono da ‘ngorfire…
La collina di Posillipo, gouache, inizi Ottocento

La collina di Posillipo, gouache, inizi Ottocento

Nel 1616 il viceré don Pedro Téllez Giron III duca de Osuna, al suo arrivo in Napoli fece l’ingresso “via mare” con il “puente”. Egli era un valente uomo di mare e durante il suo viceregno in Sicilia (1610-1616) si era costruito una propria flotta di vascelli per andare “in corsa” contro turchi e barbareschi (Sirago, 2018: 243ss.). Perciò amava molto la scenografica cornice marina, ancor più quella del golfo partenopeo. Aveva deciso di non sbarcare a Pozzuoli, come si faceva di solito, ma di arrivare con la flotta fin nelle acque di Posillipo, in attesa della partenza del precedente viceré. Poi da qui, con un corteo di galere e vascelli pavesati a festa, era arrivato nel porto di Napoli dove era stato allestito un arco trionfale ligneo sul tipo di quelli creati per le altre festività, in primis quelli per Carlo V.

Fig. 8 Il viceré don Pedro Téllez Giron III duca de Osuna,ritratto attibuito aBartolomé Gonzàles, Madrid, 1607, collezione privata

Il viceré don Pedro Téllez Giron III duca de Osuna,ritratto attibuito aBartolomé Gonzàles, Madrid, 1607, collezione privata

Il viceré aveva voluto riprendere e ampliare gli spazi scenografici di Posillipo, dove i viceré solevano recarsi con le loro “gondole” nelle sere estive accompagnati dalla flotta. Nel 1620 per festeggiare l’avvenuta guarigione di Filippo III, ai primi di marzo il viceré aveva allestito nel nuovo Palazzo reale ancora in costruzione, voluto dalla viceregina contessa di Lemos (Sirago, 2020: 64), una “festa a ballo” con una rappresentazione, le Delizie di Posillipo boscarecce e marittime, una disputa favolosa tra le forze silvestri capeggiate da Pan e quelle marine guidate da Venere per la conquista della collina di Posillipo (de Mendoza, Giramo, Lambardi, Trabaci, Anzalone, 1620; De Miranda, 2000: 174, n. 276). Durante questa rappresentazione sembrò che il teatro marino entrasse in modo barocco nel teatro di terra. Fu progettato un palco rilevato, sul quale si vedevano in prospettiva il profilo di Posillipo e il Palazzo della Goletta, residenza di Alvaro di Mendoza, il castellano regio che aveva promosso la festa. Lo scenario era completato da scogli e grotte marine, simili a quelli del palazzo Sirena, e con un passaggio i ballerini potevano scendere fino al pubblico (Megale, 2017: 132-133). 

Anche Scipione Guerra nei Diurnali racconta con meraviglia l’uso scenografico del mare: il  30 luglio 1623 il viceré duca d’Alba 

«fè un gran festino alla costiera di Posillipo nel luogo del duca di Traetto ove fé fare dentro mare un tavolato sopra una gran quantità di barche, che lo mantenevano immobile, come fusse stato in terra, ed ivi si recitò una commedia spagnuola, concorrendovi un’infinità di dame e cavalieri, essendovi ancora molti altri spassi di balli e musica, che durarono sino a mezza notte» [2]. 
Napoli, Palazzo Reale, 1771, Etienne Giraud

Napoli, Palazzo Reale, 1771, Etienne Giraud

Nel 1629 Cristobal Suarez de Figueroa, ricordando la festa organizzata dall’Osuna, evocava le delizie sensoriali delle feste marine allestite a Posillipo, “tratto de delicias”, in cui si poteva ascoltare un ricco repertorio di canzonette e villanelle (Fernàndez Cortés, 2017: 273).

L’anno dopo il viceré duca d’Alcalà, organizzò sontuosi festeggiamenti per Maria Anna d’Asburgo, che si era fermata a Napoli durante il viaggio per raggiungere il marito Ferdinando, re di Ungheria e Boemia (Fiorelli, 2013). 

Alessandro Fellecchia (1630: 13-17) ha stilato una cronaca puntuale della sua permanenza napoletana e degli omaggi ricevuti dalle più illustri dame dell’aristocrazia napoletana, in primis la duchessa di Sabbioneta, Isabella Gonzaga, e la nipote Anna Carafa, considerate Grandi di Spagna, tra le cinque dame napoletane autorizzate a sedere in sua presenza sopra un “piumaccio”, concedendo alle altre solo un tappeto. Egli ha stilato anche una “Descrittione di Pausilipo” e della villa Sirena, dove furono allestite numerose feste. Nel promontorio di Posillipo 

«in modo di Riviera …arricchita et ornata, dal tempo e dagli habitanti di vaghissimi Giardini, di altri edifici, di superbe logge e di cristallini fonti» vi era «uno scoglio dalla natura prodotto, e dal Duca mio signore [l’Alcalà] fatto accomodare per uso de’ passeggieri, e commodo ricetto ad innumerabili carrozze, nelle quali si veggon tal’hora infinite e bellissime Dame, in guisa che paiono tante Nereide e Sirene, passano per ordine lungo all’incontro le dette sponde del mare cento, et mille barchette con poppe dorate coperte, altre con serico drappo, ed altre con altro più ricco intessuto d’oro, con mille dorate statue, e tremolanti bandiere, sopra le quali vanno diversi Cavalieri e Dame».

La regina fu condotta a Palazzo scortata da un lungo corteo di cavalieri il cui disegno è accluso al libro del Fellecchia. Poi raggiunse Posillipo con una imbarcazione fatta costruire per lei dal viceré «in termine di hore 13», «una gondoletta tutta dorata all’intorno con coperta, coscini, stendardi e bandiere d‘armesì cremesino tutta guarnita di ricchissime frangie, e ciappe de oro». La regina fu alloggiata nel “Palazzo della Sirena”, della famiglia Carafa, dove poi sarebbe stato costruito il Palazzo donn’Anna (Visone, 2017). In esso vi era 

«una bellissima Galleria, et appresso una larga, et longa loggia, a cui faceva teatro et ombra in padiglione di ritorte viti, … vedevansi all’intorno le mura ornate di varie pitture, … sporgevansi in fuori dalla parte del mare alcuni balconi, dalli quali assai agiatamente tutta questa sponda con la villa goder si potevano». 
Fig. 10 Maria Anna d’Asburgo, regina d’Ungheria, Diego Velàzquez, Madrid, Museo del Prado, 1630

Maria Anna d’Asburgo, regina d’Ungheria, Diego Velàzquez, Madrid, Museo del Prado, 1630

La sera dell’arrivo Fabrizio Carafa della Spina (Russo, 1976: 1), che aveva accolto la regina nella prima sosta a Gaeta (Fiorelli, 2013: 8), offrì «una sontuosa colatione di cose di zuccaro, con artificiosa materia in varie forme cesellate, accompagnate da infinite sorti di acque agghiacciate», rinfreschi ripetuti per tutto il suo soggiorno insieme a “ridicolissime Comedie” allestite in suo onore, a cui assistevano anche molte dame e cavalieri; e molti si accalcano sotto le sue finestre per omaggiarla con canzoni scritte in suo onore.. Poi quando ripartì fu fatta avvicinare la Galera Reale «ornata da diverse statue dorate, e freggiate da superbi, e rilevanti lavori… tutta coperta di broccato cremesino … e fino alla prora coperta di serico e listato drappo con attorno innumerevoli bandiere dorate». Anche la sua partenza fu organizzata secondo la solita scenografia barocca, con il golfo partenopeo come sfondo (Fellecchia, 1630: 17ss.).

Una delle descrizioni più accurate del “Passeggio di Posillipo” è quella del francese Jean Jaques Bouchard, forse venuto a Napoli come spia, rimasto in città per circa otto mesi (Sirago, 2017). Nel suo Journal parlava diffusamente di questo «passeggio ou Posilippo qu’ils appellent, … le cours ou promenade … de Naples à Posilipo par mer et par terre … la chose la plus magnifique de Naples», proprio singolare, visto che solo le dame di Messina facevano qualcosa di simile. Nei mesi estivi questa passeggiata del giovedì e della domenica poteva essere effettuata solo dal viceré e dalla sua corte, nessuno si poteva bagnare in quel tratto di mare e nessuno poteva sistemare “la sua feluca in gondola” (sic), cioè mettere la tenda o “imperiale” sulla poppa come quella del viceré. Verso le 21 tutte le dame invitate arrivavano a Mergellina, vicino alla marina, in carrozza mentre i cavalieri arrivavano col viceré sulle feluche allestite per la cerimonia o in carrozza fino al convento di San Leonardo (non più esistente, odierna rotonda Diaz) dove si imbarcavano. Quelli che avevano feluche proprie se invitati potevano seguire il corteo. Ma la feluca del viceré era molto più lunga, “in forma di gondola” (sic) coperta di drappi d’oro su fondo verde e dalla parte posteriore ve ne era una simile sostenuta da una infrastruttura dorata in modo che si formava una camera.

La piacevolezza del “cours” consisteva nell’andare e venire lungo la marina dov’erano le carrozze delle dame per salutarle al passaggio mentre le gondole venivano inclinate a mo’ di inchino. In queste passeggiate era importante il cibo portato in grossi panieri nelle feluche e nelle carrozze mentre i contadini della vicina collina preparavano in bell’ordine cestini di frutta detti “quadretti” (sic). E questi spassi venivano allietati da dolci villanelle (Bouchard, 1979: 419ss).

Fig. 11 Il corteo di barche, anonimo

Il corteo di barche, anonimo

Uno dei luoghi più frequentati era il palazzo Donn’Anna fatto ricostruire dal duca di Medina de las Torres Ramiro Felipe Núñez de Guzmán nel luogo dove vi era la “Villa Sirena” (Viceconte, 2012). Il duca, un potente ministro spagnolo, vedovo dal 1626 della figlia del conte duca Olivares, Gaspar de Guzmán y Pimentel Ribera y Velasco de Tovar, venne a Napoli a fine maggio del 1636 a Napoli per sposare la ricca principessa di Stigliano, Anna Carafa di Gonzaga Colonna Aldobrandini (Fiorelli, 2008). Il matrimonio era frutto della volontà politica di Filippo IV che aveva fatto un accordo segreto con la famiglia della sposa, concedendo allo sposo la nomina di viceré in luogo del conte di Monterey Manuel de Acevedo de y Zúñiga, nomina divenuta effettiva solo nell’autunno del 1637 (Sánchez García, 2017a). Il Medina, un raffinato intellettuale e collezionista, portò con sé una piccola corte di poeti, musici, artisti, ecc., con cui continuò a promuovere il suo mecenatismo artistico, facendo allestire con gran fasto apparati e celebrazioni effimere, in modo da manifestare la sua grandezza.

Nella villa di Posillipo fece allestire molte commedie con scenografia marittima nel teatro dove erano state recitate quelle per la regina d’Ungheria. Poi decise di costruire un nuovo palazzo nello stesso luogo della antica villa che prese il nome della moglie, donn’Anna, edificato per consacrare all’otium una dimensione essenziale della politica, integrando il buen retiro nella scena del potere, come aveva già fatto il viceré don Pedro di Toledo (Sánchez García, 2017: 363ss.). Il Medina dopo il matrimonio era vissuto tra la villa Sirena e il palazzo Carafa di Chiaia, costruito in epoca toledana, in modo appartato in attesa della partenza del Monterey. Ma l’otium posillipino gli era molto congeniale per cui dopo la sua ufficiale presa di potere aveva deciso di riorganizzare il luogo della antica villa dove doveva essere eretto un nuovo sontuoso palazzo. Egli affidò il compito, alquanto arduo per la difficile ubicazione nei pressi del mare, agli ingegneri regi diretti dall’Ingegnere Maggiore Bartolomeo Picchiatti (che si occupavano delle costruzioni navali), ordinando di creare un passaggio col quale dalla scala coperta si sarebbe potuti passare in barca.

Fig. 12 Anna Carafa della Stadera, viceregina

Anna Carafa della Stadera, viceregina

Il fulcro del palazzo, disegnato da Cosimo Fanzago nel 1642, doveva essere il teatro, come lo era stato per la villa Sirena, in cui di volta in volta si dovevano montare gli apparati effimeri, anche se le decorazioni del palazzo erano state affidate allo stesso Fanzago e a Viviano Codazzi (Viceconte, 2012). Nel nuovo “palazzo di delizie” il viceré rinnovò gli “spassi di Posillipo” facendo allestire scenografie per commedie di argomento marino, con Ninfe e Nereidi, visto che il teatro costruito nel palazzo poteva ospitare un numeroso pubblico. Egli, per sottolineare la potenza della sua casata e di quella della moglie aveva voluto imitare la sistemazione degli spazi organizzati a Madrid nel Buen Retiro, costruito alcuni anni prima, dove vi era un estanque (stagno) che ben si prestava agli allestimenti acquatici. Il palazzo non fu però completato perché il Medina nel 1644 tornò a Madrid, sostituito dall’almirante di Castiglia Juan Alfonso Enriquez, e la moglie, che non volle seguilo perché incinta, rimase nella villa di Portici dove morì per un aborto (Fiorelli, 2008: 461-462). Il figlio Nicola Maria, che lo ereditò nel 1666, alla morte del padre, lo completò almeno in parte e lo trasformò nuovamente in un luogo di feste. Ma dopo il terremoto del 1688 non poté ricostruirlo perché morì l’anno seguente senza eredi e i suoi beni furono reincorporati alla Corona. Il palazzo, pur incompleto, ancora si erge maestoso e viene indicato tra quelli infestati dagli spiriti per l’infelice destino della sua proprietaria (Sánchez García , 2017b); ma il teatro è ancora in uso.    

Il duca di Medina, che amava molto Posillipo e si dilettava molto durante le passeggiate estive, nel 1638, poco dopo il suo arrivo, aveva incominciato ad interessarsi alle imbarcazioni più adeguate per il “corso”. Perciò aveva chiesto al residente veneto Girolamo Agostini informazioni sul bucintoro perché, conoscendone la fama, dovendo «far qui fabricar otto barche per metterle dentro ad uso di proprio passatempo …[voleva] farne fare uno piccolo» (Denunzio, 2012).

Per il “passeggio a Posillipo” i viceré “con cavalieri in pubblico” dovevano seguire un rigido cerimoniale. Le passeggiate furono interrotte nel 1647, durante i moti masanelliani, ma vennero riprese l’anno seguente. Ma il viceré duca d’Arcos Rodrigo Ponce de Leon per paura di assalti della folla popolare in ottobre decise di far costruire una scala segreta nelle sale del palazzo reale da usare per imbarcarsi in segreto da dove «era solito … imbarcarsi nel tempo delle ricreazioni marittime di Posilipo» (Fuidoro, 1932: 118).

Anche il viceré conte d’Oñate, Inigo Velez de Guevara, aveva mantenuto questa abitudine. Ma per sancire la pacificazione e la restaurazione, aveva deciso di fare delle migliorie in tutta la città per ripristinarla al meglio dopo i tumulti, facendo eseguire molti lavori urbanistici. La marina di Chiaia tra il 1652 e il 1653 venne abbellita con fontane e “fabbriche deliziose”, e con la piantagione di “due ali di alberi”, olmi e salici, dalla “Torricella” (Torretta) al palazzo Carafa incompiuto, per 

«dar comodità alle dame che all’estate [andavano] a diporto a Mergellina, e per quella riviera, a vedere il corteggio delli viceré nel passeggio …acciò l’incendio del sole non avesse forza di travagliarle e con più comodità fussero accudite dalla …servitù» che portava “collazioni di diverse sorti” (Fuidoro, 1932: 177-178 e 197). 
Fig. 13 La Torretta e il borgo di Mergellina, gouache, anonimo, inizi Ottocento

La Torretta e il borgo di Mergellina, gouache, anonimo, inizi Ottocento

Egli però a volte si ritirava a Posillipo in segreto, senza tutto l’apparato, «sotto colore di ricrearsi in quella deliziosa riviera, godendo quelle amenissime sponde del suo tranquillo mare», come accadde nel giugno del 1652 (Fuidoro, 1932: 157) quando fu scoperta una congiura a cui parteciparono il priore della Roccella Gregorio Carafa e il principe di Montesarchio Andrea d’Avalos (Sirago, 2018: 286).

Gli “spassi” di Posillipo venivano organizzati anche nei momenti di crisi, come la “guerra di Messina” (1674-1678) quasi a voler dimostrare che la situazione era sotto controllo per cui ci si poteva dedicare ai soliti passatempi. Così in piena “guerra” il viceré marchese di los Velez Ferdinando Fajado fece organizzare il “solito divertimento «colle sue Gondole e con gran corteggio di Felluche di Nobiltà, e spalleggiato dalle solite Barche, e Bergantini da corso che [stavano] per sortire» in difesa dai francesi che avevano occupato Messina (Sirago, 2018: 307ss.).

Il “passeggio” era ormai entrato nelle consuete abitudini festive dei partenopei, nobili e plebei. Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie (Leone, 2017), nella Guida de’ forestieri descriveva la collina di Posillipo, in cui erano stati costruiti «palagi con vaghi e dilettevoli giardini … per tutta la riviera … edificati da’ napoletani per amenissimo divertimento nell’estate, essendo l’estate eziandio di una temperia salutifera» (Sarnelli, 2015). In questo “luogo dell’anima”, dove era andato a fare una scampagnata a casa di un amico, che gli aveva imbandito un lauto pranzo, aveva ambientato la Posilicheata, una raccolta di cinque fiabe in napoletano stampate a Napoli nel 1684 con lo pseudonimo anagrammatico di Masilio Reppone di Gnanapoli: il testo era una prima parte di una silloge che avrebbe dovuto comprendere 115 racconti come raccontava l’autore nell’Avvertenza: «A li vertoluse lejeture». Egli poi ricordava che era necessario pigliare una boccata d’aria di tanto in tanto, cosa necessaria anche per quelli che si dedicavano agli studi:

Na longa vita senza na recreazione, a lo munno, è ghiusto comme à no longo viaggio senza na taverna pe defrisco, senza n’alloggiamiento pe repuoso. Pe la quale cosa li stisse uommene d’azzò, e che camminano co lo chiummo e lo compasso, de quanno n’quanno fanno qualsche ‘sciuta quarche sferrata fore de lo cafuerchio, pe pegliare àjero e non fetire de ‘nchiuso e de peruto. 

fig-14-posilicheataQuesta splendida cornice scenografica fu utilizzata da Gaspar Méndez de Haro y Guzmán settimo marchese del Carpio, vicerè di Napoli dal 1682 al 1687, un rinomato collezionista, per organizzare delle fantasmagoriche feste marine, tra le più belle dell’epoca vicereale. Il marchese in Spagna aveva ricoperto la carica di Alcaìde, cioè sovrintendente alla organizzazione degli spettacoli, tra cui quelli teatrali, per il sovrano. Nominato ambasciatore di Spagna a Roma nel 1677 vi rimase fino al 1683, quando fu nominato viceré di Napoli. Durante il suo soggiorno romano incrementò le iniziative festive e spettacolari servendosi di abili architetti e scenografi come Filippo Schor, che poi chiamò a Napoli al suo servizio (Fernàndez – Santos Ortiz – Iribas, 2012: 663ss.). Il viceré era amante della musica per cui entrò in contatto con Alessandro Scarlatti che lo raggiunse nella capitale partenopea: qui fin dal suo arrivo si dette ad organizzare splendide feste, tra cui quelle marine, per rappresentare un ideale cortigiano e cavalleresco e far dimenticare un “incidente” occorso nella sua carriera politica, l’accusa di aver partecipato ad una congiura che lo aveva fatto allontanare dalla corte. Dopo un periodo di esilio era stato perdonato e nominato ambasciatore romano, una carica prestigiosa, a mo’ di riabilitazione (Anselmi, 2007). 

Probabilmente l’organizzazione delle spettacolari feste a Posillipo il 26 luglio 1684, ripetuta nel 1685, e il 25 agosto 1685 in onore della regina madre Marianna e della regina Maria Luisa di Borbone – Orléans, moglie di Carlo II, rientrava in questo “programma” di pacificazione.

Fin dal suo arrivo a Napoli, in gennaio, «invaghito delle amene spiagge di Posillipo, … [vi andò] spesso in incognito», poi la prima domenica dopo la festa di San Giovanni rinnovò l’abitudine degli “spassi” «avendo fatto convito di cavalieri e dame… con la gondola solita… servito da quattordici galere, cioè otto di Napoli e sei del duca di Tursi» (Sirago. 2018: 69ss.), i quali si posero in ringhiera sotto il palazzo di Medina» (palazzo donn’Anna). Egli fece «apparecchiare a quel lido diece riposti (dispense) sontuosi d’argentaria, fe’ servire detti cavalieri e dame, mentre durò il passeggio» fino alle quattro di notte «di grandissima quantità di canditi, sorbetti e acque concie». Fattasi notte le galere si illuminarono e fecero i fuochi artificiali visibili in tutta la spiaggia. Lo stesso apparato fu ricreato il 26 luglio, festa di Sant’Anna, in onore della regina madre Marianna, quando vennero allestite «ogni sorte di barche piccole e grandi» e tutta la strada era piena di carrozze (Confuorto, 1930-1931: 103 e 105).

L’anno seguente fece allestire feste ancor più sontuose in onore delle due dame commissionando al regio architetto e ingegnere romano Filippo Schor, elaborate “scenografiche marine” (Cappelieri, 1997: 75; Fusconi, 2010).

La festa del 26 luglio 1684 è descritta da Pompeo Sarnelli nella Posillicheata (ivi: 84-85):

«… co l’accasione … della bella festa, che se faceva a maro vierzo Mergoglino (Mergellina) [andammo] dinto a la falluca (feluca), pe gaudere de chille spasse. … E bèccote lo mare quagliato (pieno) de tante falluche … non sulo chelle de Napole, ma de l’isole e de li paise vecine … vecino a lo palazzo de Medina [palazzo donn’Anna] nc’era no carro trionfante … tutto ‘nnaurato (dorato), co’ quattro rote rosse, terato da duje cavalle marine che parevano vive: ‘ncoppa ‘ncoppa a lo carro nc’era na quaquiglia (gabbiano) granne d’argiento, che serveva pe trono a Nettuno et a la mogliere: tutto lo carro era attorniato da personaggi che rappresentavano Tretune e Nereide, ed aute Ninfe e Dee marine, le quale co baie sorte de stromiente sonavano e cantavano de museca che a l’àjero (arria) sereno de la sera facevano n’armonia de stopore… Cchiù ‘nnanze … a Mergoglino nc’era na machena granne ‘n forma de teatro che stava ‘mmiezo mare tutt’attorniata de frunne verde».
Fig. 15 “Festa del 25 agosto 1685, Napoli, Maestoso teatro del mare”, Filippo Schor incisore (Mansi, 1997: 80).

“Festa del 25 agosto 1685, Napoli, Maestoso teatro del mare”, Filippo Schor incisore (Mansi, 1997: 80).

La macchina era circondata da barche, gozzi, tartane, su cui era assiepato il popolo. Poco dopo apparve la gondola del viceré attorniata dalle imbarcazioni dei cortigiani mentre altro popolo si assiepava sui balconi delle abitazioni, poste a mo’ di “bellissimo teatro”. Poi fu dato “fuoco a la machena” e le scintille parevano stelle, una luminaria di fuochi d’artificio che durò un’ora (Sarnelli, 1984: 84-85). La tavola in cui è raffigurato il “tablato” (tavolato) su cui era stata organizzata la “gara dei tori” (una vera e propria corrida), conservata in un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Napoli (ms. XV G 23), è stata descritta da Maria Gabriella Mansi (1997: 119-123).

L’anno seguente Domenico Confuorto descriveva la sontuosa festa di Sant’Anna del 26 luglio organizzata dal viceré 

«col solito corteggio di tutte le galere …23, che si ritrovavano in Napoli, di più squadre”. [Per l’occasione il viceré aveva] fatto fare un capace steccato, che dallo scoglio di Mergoglino (Mergellina) si sporgeva in mare un tiro di pietra, con molti palchetti, ivi dentro fe’ fare il gioco de’ tori, con concorso d’infinito popolo, quale per vedere, non solo con felluche e barchette in mare, ma in terra e per le colline ivi introno s’erano posti, oltre dei palchetti fatti attorno quali erano pieni tutti di dame. Finito il giuoco s’illuminarono tutte le galere, facendo di loro bellissima vista, sparando ognuna diversi fuochi artificiali e all’ultimo ne fecero una salva di cannonate. Qual festa durò sino alle tre ore di notte» (Confuorto, 1930-1931, I: 129).

Il rigido cerimoniale del “passeggio” prevedeva che il solo viceré potesse avere una imbarcazione, cioè una gondola, riccamente addobbata, segno del suo potere. Invece il primo giugno del 1687, il duca di Medinacoeli, generale della flotta napoletana (Sirago, 2018: 321ss.), aveva ritenuto di poter emulare il viceré: difatti lo aveva seguito su una feluca riccamente adornata.

Anche il viceré Luigi de la Cerda, duca di Medinacoeli era un amante delle feste e della musica e spesso faceva preparare pantagrueliche parate di generi alimentari e fontane da cui sgorgava vino (Galasso, 1976: 111, 137), una usanza già ben radicata ma reiterata in un momento di profonda crisi, quando si profilava una difficile successione. Era stato a Roma come ambasciatore di Spagna e qui aveva conosciuto l’architetto Cristoforo Schorr, fratello di Filippo, a cui aveva commissionato la costruzione di macchine scenografiche per le numerose feste che aveva fatto organizzare (Cappellieri, 1997: 78ss.). Una delle più importanti era quella del 26 luglio, organizzata in onore della regina madre Marianna a cui si era aggiunta anche Maria Anna del Palatinato Neuburg sposata da Carlo II in seconde nozze nel 1689. Organizzare la festa era di vitale importanza perché nel maggio del 1696 era morta la regina madre Marianna ed il viceré doveva festeggiare la nuora con la stessa pompa «in riguardo del medesimo nome che [aveva] la … Regina» per non essere accusato di negligenza, come sottolineava Domenico Confuorto (1930-1931: 237, 26/7/1698). Arrivato a Napoli a fine marzo 1696 aveva ordinato di preparare una “macchina” scenica illuminata da 700 torce e 200 lampioncini (Confuorto, 1930-1931, II: 229, 26/7/1996).

L’anno seguente aveva ripristinato i lavori fatti eseguire dal viceré Oñate alla spiaggia di Chiaia, facendo ripiantare gli alberi e sistemare le fontane (Coniglio, 1967: 346). Poi nel 1698 aveva fatto costruire «un grottone nella strada di Chiaia … dal palazzo di Satriano sino all’ultima fontana vicino Piedigrottta» con fontane da cui scaturiva vino (Confuorto, 1930-1931, II:.37, 26/7/1698).  L’anno seguente aveva realizzato una festa simile a quelle del marchese del Carpio, facendo costruire una palizzata in mare per il gioco dei tori (Anonimo, 1699). Il lavoro fu affidato all’architetto Cristoforo Schorr, chiamato a corte dal viceré, per il quale costruì splendidi apparati scenografici (Cappellieri, 1997: 78ss. Ma dopo la morte di Carlo II, nel 1700, non se ne organizzarono più di così fastose, viste le urgenze di guerra, anche se rimase l’uso degli “spassi di Posillipo” [3].

Fig. 16 Gaspar van Wittel, Veduta da Posillipo da Palazzo Donn’Anna, particolare, 1700 circa, Warwickshire (Antonelli, 2014: 174-175).

Gaspar van Wittel, Veduta da Posillipo da Palazzo Donn’Anna, particolare, 1700 circa, Warwickshire (Antonelli, 2014: 174-175)

Il paseo de Posilipo, è raffigurato in un dipinto di Gaspar van Wittel eseguito durante il soggiorno napoletano del pittore, tra il 1699 ed il 1701 per conto del viceré duca di Medinacoeli. In primo piano si vede la gondola riccamente decorata d’oro e velluto rosso su cui si intravede lo stesso viceré vestito con un abito di gala d’oro; attorno alla gondola vi sono altre ricche imbarcazioni con i dignitari di corte. Si scorgono anche i musicisti vestiti di nero. La gondola del viceré è riccamente adornata e gli altri aristocratici possono allestirne di proprie ma meno sfarzose (Antonelli, 2014: 174-175). 

L’arrivo degli Austriaci, nel 1707, dette l’avvio ad una serie di celebrazioni, feste, cuccagne sormontate dall’aquila imperiale, costruite da famosi architetti. Gli “spassi di Posillipo” erano celebrati con il solito sfarzo, come se la situazione politica non fosse mutata. I viceré austriaci continuarono a praticare l’antica usanza per celebrare la potenza dell’imperatore lontano e rallegrare la plebe, che si dilettava a vedere il corteo delle barche e delle carrozze, dimenticandosi della situazione miserabile in cui versava. Il popolo partecipava a questa allegria generale con canti e balli, cibandosi di cibi prelibati offerti munificamente dai sovrani su cuccagne immense (Guarino, 2014). Nel 1733, un anno prima dell’arrivo di Carlo di Borbone, domenica 5 luglio, il viceré Giulio Borromeo Visconti fece allestire la gondola e le altre imbarcazioni, dando precisi ordini per la disposizione delle galere di Malta che si trovavano in porto: la capitana di Napoli doveva navigare lungo la costa e la padrona di Malta doveva andare alla sua sinistra, e allo stesso modo si dovevano posizionare le altre napoletane e maltesi per organizzare «lo sparo de’ cannoni dal corno destro … terminando dal corno sinistro …per buona corrispondenza e cortesia» nei riguardi dei cavalieri gerosolimitani a cui fu mandato «il solito rinfresco di cose commestibili» (Antonelli, 2014: 180, 380).

Anche in questa circostanza si voleva sottolineare la potenza della flotta austriaca, rapidamente ricostruita dopo il 1707, composta da 4 galere e altrettanti vascelli, secondo le ordinanze emanate dall’imperatore Carlo d’Asburgo nel 1715. Ma l’anno seguente il viceré dové cedere il passo a Carlo di Borbone, dando ordine prima di partire di incendiare la galera in costruzione nel porto (Sirago, 2016). 

La musica e il cibo 

Le feste marine più importanti erano allestite sulla spiaggia di Mergellina, dove era vissuto ed era stato sepolto il Sannazaro, che poi avrebbero dato vita alla festa di Piedigrotta. Gli spassi di Posillipo, già in voga a fine Cinquecento, erano rigidamente codificati nei cerimoniali sia per la musica che per le cibarie da elargire ai musici e ai soldati di guardia: 

«… alli musici una spasa di dolci con due sorbettiere di sorbetto; alla filuca della camera quello che avanza dalla gondola di Sua Eccellenza, al maestro di cerimonie dieci libre di dolci ed una sottocoppa di rinfresco; alle due filuche di soldati di guardia se li dà un rinfresco di pane e vino» (Antonelli, 2012: 225).
17. la chitarra spagnola barocca

La chitarra spagnola barocca

Durante le “feste marine” anche il cibo diventava parte della scenografia con cuccagne per il popolo o pranzi allestiti per gli aristocratici, di solito a base di prodotti ittici, pescati nel golfo partenopeo; poi dagli inizi del Seicento si aggiunse anche il baccalà o stoccafisso (stockfish), pesce salato importato dagli inglesi dal Mare del Nord e dal Baltico, usato nei giorni «di magro» prescritti dal calendario liturgico. I napoletani hanno sempre avuto una passione speciale per i frutti di mare, in particolare le ostriche, e per le produzioni ittiche, cantate ai primi del ‘500 da Jacopo Sannazaro nelle Ecloghe piscatorie, un ricordo della mitica sirena Partenope, morta sulla spiaggia di Megaride (Castel dell’Ovo). In tutte le feste “marine” erano allestite delle tavolate e delle cuccagne con costruzioni scenografiche di prodotti ittici, adagiati su stoffe azzurre, per richiamare il colore del mare, soggetto dei dipinti barocchi napoletani (Sirago, 2022).

Nel corso delle “passeggiate venivano cantate le canzonette e villanelle, una produzione che raggiunse l’apice nel 1616, quando vennero stampate numerose edizioni, per poi diradare a partire dal 1620. Questo nutrito repertorio continuò ad essere usato nelle numerose feste barocche allestite durante tutto il secolo, cantato con l’accompagnamento della chitarra spagnola, che ebbe molta fortuna a Napoli (Corsi, 2020). Altro strumento popolare era il calascione, o taccone, suonato con la tiorba (plettro), descritto dal musicista Filippo Sgruttendio da Scafati vissuto a metà Seicento (1783).

Fig. 18 Il calascione

Il calascione

La produzione musicale ha uno stretto rapporto con le attività spettacolari fiorite in età spagnola. Dall’inizio del Seicento si sviluppò una vita di corte allietata dalle numerose feste, scandite da un corposo calendario, codificate secondo un rigido cerimoniale, per intrattenere e controllare la nobiltà, che a volte si mostrava riottosa. A queste festività organizzate a Palazzo Reale si aggiungevano le “allegrezze”, i festeggiamenti pubblici, organizzati in occasioni speciali, per nascite reali o visite di importanti personaggi, che avevano il suo culmine nei mesi estivi con gli “spassi” di Posillipo, il passeggio e le corse di barche durante i mesi di luglio e agosto allietati da musici e dolci melodie canore, con distribuzione di cibi e dolciumi. Le prime notizie di cortei di barche con musica si hanno nella raccolta di novelle Fuggilozio di Tommaso Costo ambientate verso il 1571 a Posillipo nella villa Sirena del priore Giovan Francesco Ravaschieri. Il Costo raccontava che nel mare brulicante di barche tutte ornate di stendardi piene di gentiluomini e gentildonne 

«soglion venire raunanza di musici eccellenti, i quali con diversi strumenti sonando e cantando riempiono l’aria, il mare e la terra di più armonie; ed il simile facendo altri musici dentro di Sirena [Il Palazzo della Sirena del Ravaschieri condottivi qui da que’ signori convitanti, per appunto che e le Driadi e le Napee, con tutte le ninfe così terrestri come marine, si siano qui a cantar adunate» (Costo, 1989: 16). 

Costo faceva riferimento a numerosi intrattenimenti musicali eseguiti nella villa o sulle barche in mare. Nel 1571 davanti alla “villa del Prior Ravaschiero”, sede di passatempi aristocratici, una volta passò un brigantino «tutto ornato a banderuole di più colori, nel quale diversi strumenti da musica sonando empievano l’aria di soave armonia» era giunto nei pressi dello “Scoglio delle sirene” per deliziare il Ravaschieri e festeggiare la vittoria della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) (Costo, 1989: 265-266). In un altro passo si faceva menzione alle villanelle cantate: una volta si vide «una bellissima filuca, nella quale fra molti gentiluomini erano alcuni musici che andavano cantando una villanella … che incomincia “Sono tanto vaghi e tanto leggiadri, Donna gentil, ssi vostri chianelletti” (pianelle, scarpette» Costo, 1989). 

La cantante più famosa dei primi del Seicento era Adriana Basile, detta la “sirena di Posillipo”, sorella dello scrittore Giovan Battista (Pannella, 1970), a cui fu dedicato un poemetto (Anonimo, 1621). Era ricordata con nostalgia dal romano Pietro Della Valle (1903), che aveva udito il suo dolce canto ed ammirato la sua bellezza giovanile. Ricordava infatti che durante i cortei di barche la bella Adriana era solita esibirsi su una feluca modulando la voce come un’autentica sirena, e da provetta musicista si accompagnava con la sua arpa dorata, insieme alle sue figlie. Talvolta usava anche la lira o la chitarra spagnola (Corsi, 2020: 1469ss.), gli strumenti musicali più diffusi a Napoli (Nocerino, 2020).

Fig. 19 Andreana (Adriana) Basile, incisione di Nicolaus Perrey, 1628,  Folger Skakespeare Library

Andreana (Adriana) Basile, incisione di Nicolaus Perrey, 1628, Folger Skakespeare Library

Il palazzo Donn’Anna col suo teatro prospiciente il mare ben si adattava all’allestimento di spettacoli teatrali e balli scenografici allietati dalle villanelle. Dai primi del Seicento gli “spassi” di Posillipo divennero una delle attrazioni più note della città Partenopea poiché Posillipo, celebrata nelle egloghe piscatorie di Sannazaro e dei suoi emuli, era divenuta famosa come luogo di delizie. Durante lo svolgimento degli “spassi” la musica e le canzoni o villanelle svolgevano un ruolo dominante, ricordate dallo stesso Costo. Giovan Battista del Tufo (1588) descriveva gli “spassi” come un divertimento universale comune ad ogni ceto sociale, ricordando le dolci melodie.

Il viceré conte di Benavente fin al suo arrivo aveva continuato la tradizione degli “Spassi”: andava con la moglie «per … diletto a Posillipo con la gondola e il brigantino reale». Sulla gondola vi erano tre musici, due soprani castrati e un musicista che doveva suonare la chitarra, l’arpa e altri strumenti cantando dolcemente. Sul brigantino vi erano altri musici con strumenti a fiato e numerosi servitori. Infine, su due feluche vi erano i musici della Cappella Reale e su un’altra gondola le cibarie (Antonelli, 2015: 233ss.). Nel 1630 durante la permanenza a Posillipo della regina d’Ungheria Maria Anna d’Austria molti napoletani, di ogni ceto sociale, «si accalca[va]no sotto le sue finestre per omaggiarla con canzoni scritte in suo onore», come si faceva di solito per personaggi di alto rango (Fellecchia, 1630). Giovan Battista Basile aveva contribuito anche alla rappresentazione della mascherata Monte Parnaso, con musica di Giacinto Lombardo, al Palazzo Reale il 17 ottobre (Barassi, 1967).

Durante il suo viceregno, tra il 1631 e il 1632, il conte di Monterey dette il permesso ai soli aristocratici che lo accompagnavano negli “spassi” di assumere musicisti per fare musica sull’acqua, di solito eseguita dai musici della Cappella Reale. Ma se al passaggio della gondola vicereale i musici stavano suonando, i musicisti delle altre barche dovevano fermarsi. Spesso i musici delle altre imbarcazioni si sfidavano a gara per superarsi a vicenda, una cacofonia ricordata ancora dagli anziani napoletani quando per sottolineare qualcosa di estremamente rumoroso dicono «se fa mmuina mmiez’o mar».

Le gare di canto che nascevano tra le feluche sono menzionate anche da Jean Jaques Bouchard (1979, II: 416ss.): egli descriveva lo splendido corteo delle feluche riccamente addobbate che attorniavano la gondola del viceré, accompagnato da una feluca appositamente allestita per i musici: Il francese descriveva il rigido cerimoniale in cui per la musica si stabiliva che solo i titolati, principi, duchi, conti e marchesi potevano portare musici a bordo come faceva il viceré.

Tra le raccolte a stampa di canzonette solo due fanno riferimento a Posillipo ai suoi divertimenti, Della Ricreatione di Posilipo pubblicata da Giuseppe Biffi nel 1606 e La Sirena di Crescenzio Salzilli del 1616. Nel testo del Salzilli si menziona la villa Sirena dove venivano cantate canzonette «per fuggir la noia de’ calori estivi». La stessa Partenope invitava i partecipanti a raggiungere i “lidi amati” della riviera dove Posillipo si offriva come luogo di “concerti canori”. La villa citata dove si radunavano gli invitati, villa Sirena, era di Luigi Carafa, uomo di raffinata cultura come il nonno, dai molteplici interessi, autore di alcuni componimenti poetici, tra i fondatori dell’Accademia degli Oziosi, amava circondarsi di letterati e artisti che ospitava nelle sue residenze dove era solito organizzare celebri raffinati svaghi musicali, lasciando la gestione del cospicuo patrimonio alla moglie, Isabella Gonzaga (Denunzio, 2012: 189).

Il principe, protettore di Adriana Basile e dei suoi fratelli, aveva fatto sposare la bella cantante con Muzio Baroni, un gentiluomo calabrese alle sue dipendenze con cui poi si trasferì a seguì a Mantova da Vincenzo Gonzaga e Roma alla corte papale, dove la portavano gli impegni della sua carriera artistica (Pannella, 1970). Al Carafa, uno tra i più importanti committenti dell’epoca, vennero dedicati quattro libri di canzonette, un genere molto praticato nella sua corte, e una raccolta di madrigali. Le villanelle e canzonette sull’acqua, citate anche in altri autori, crearono l’immagine sonora di Posillipo (Corsi, 2020: 1473-75), ancora presente tra Settecento e Ottocento, quasi fino ai nostri giorni, specie durante le festività di Piedigrotta, che nell’Ottocento assunsero il carattere di festival musicale (Del Prete, 2022).

Il viceré che più amava Posillipo era il Medina, che aveva abitato a lungo nel palazzo della Sirena insieme alla moglie, Anna Carafa, con cui spesso si recava nella “delitiosa riviera”. Il 21 luglio 1643 essi sul far della sera «furono in Gondola al Passeggio di Pusilipo con recreazione di musiche, e vi fu grandissimo il numero di filuche de cavalieri e Dame» (Denunzio, 2012: 62).

Anche il vicerè Oñate un anno dopo la fine dei moti masanelliani, nell’ambito di una più generale pacificazione, aveva ripreso la consuetudine degli “spassi”, riorganizzando le imbarcazioni: il 10 agosto 1649 si era imbarcato al Molo “nella sua nuova gondola”; ed il 7 settembre, durante una delle sue frequenti passeggiate, andando in gondola con Monsignor Nunzio e altri aristocratici, venne intrattenuto da “tre chori di musica” ed assistette anche ad «alcuni giuochi; che si fecero a Mergoglino da marinari di Chiaia con barche» (Mauro, 2020: 358).

Nel 1661, pur essendo un anno terribile perché la città era in fermento per un ennesimo tentativo di introdurre l’inquisizione “all’uso di Spagna” (Amabile, 1892), il viceré Peñaranda si dilettava con gli spassi posillipini. In una “gita” con feluche e galere era andato a Posillipo «con tre concerti di musica». Nella prima domenica di agosto dell’anno seguente vi era andato con «quattro concerti di musica e la faceva godere anche alle dame, ch’erano in carrozza a Mergoglino … Fra questa musica viera un concerto di donne forestiere cantatrici». Poi nel 1663 era stato ricreato per lo stesso viceré un vero e proprio spettacolo di “musica sull’acqua” mentre per le dame che si recavano in carrozza a Mergellina «si faceva cantare le canzoni» (Fuidoro, 1932, I:.86, 135, 192; Cafiero Turano, 1992). In quel periodo la costruzione del palazzo Donn’Anna, interrotta dopo la partenza del Medina e la morte della moglie, venne ripresa dal figlio Nicola Maria, che lo aveva ereditato nel 1666, alla morte del padre. Il principe completò il palazzo almeno in parte e lo trasformò nuovamente in un luogo di feste e rappresentazioni musicali, soprattutto l’opera in musica di corte, che aveva trovato nel teatro sull’acqua la sua stabile sede estiva. Una delle ultime feste estive che vide protagonista il teatro marittimo furono le feste a mare organizzate dal viceré del Carpio per l’onomastico della regina di Spagna il 26 luglio 1685, quando fu costruito un teatro sull’acqua su cui si esibivano provetti musicisti e cantanti, ricordati da Pompeo Sarnelli nella Posillicheata. Ma dopo il terremoto del 1688 e la morte del principe Nicola Maria il teatro si avviò ad un inesorabile declino (Visone, 2017).

Il marchese d’Astorga, successo nel 1672 al viceré Pietro d’Aragona, mostrò subito il suo stile gioviale ed esuberante impresso alla vita di corte nonostante si temesse una carestia tra 1672 e 1673. In estate si dedicava alacremente alle passeggiate posillipine durante le quali amava dilettarsi con la musica plebea suonata da guitti che cantavano per le taverne, dicendo apertamente che la musica del Regio Palazzo era buona per la chiesa. Il 17 luglio 1672 fece «recitare in mare una commedia con la scena fatta sopra due barconi a vista delle dame» portando con sé i suoi “camerati” sulla gondola; il 24 luglio «fe’ fare un carro trionfale marittimo con choro di musici e guernito nobilmente, … condotto per quella riviera fino a Mergellina, dove fu il teatro delle dame, e da sedici filuche fe’ combattere un castello  portatile sopra due barconi, e facendo buttar citrola e magra et artifici di fuoco» che causarono la morte di due marinai (D’Alessandro, 2020: 453).

Le feste più spettacolari si ebbero all’epoca del marchese del Carpio, viceré dal 1683 al 1687, anno della sua morte. Egli nel 1677, prima di arrivare a Roma dove doveva ricoprire l’incarico di ambasciatore per la Spagna, aveva fatto un lungo viaggio nell’Italia settentrionale, visitando Torino, Milano e Venezia dove ascoltò l’opera italiana. Poi nel 1680, durante il suo soggiorno romano, aveva conosciuto il giovane musicista palermitano Alessandro Scarlatti (Stein, 2013: 417ss. Il musicista era già famoso, ricopriva prestigiosi incarichi come maestro di cappella in varie istituzioni religiose. Era sotto la protezione di diversi mecenati, tra cui la regina Cristina di Svezia, madrina dei figli Alessandro Raimondo, nato nel 1681 e Cristina Leonora Maddalena, nata nel 1684, rappresentata dal conte Giacomo d’Alibert (Dominguez, 2018). Il marchese del Carpio aveva assistito ai primi trionfi del musicista e ne aveva apprezzato le sue qualità. Perciò nel 1684 lo aveva fatto venire a Napoli dove lo aveva nominato maestro di cappella, ufficio riconfermato dai suoi successori, i viceré conte di Santisteban e duca di Medinacoeli, affidandogli anche le esecuzioni musicali per le passeggiate posillipine (Griffin, 1981). 

Durante dli “spassi” di Posillipo fu cantata per la prima volta una “serenata” di Alessandro Scarlatti. Il termine usato in quegli anni, sottolinea Dinko Fabris, era riferibile non solo al concetto di sereno notturno ma anche a Sirena, dallo scoglio su cui era stato costruito il Palazzo donn’Anna dove si svolgevano le feste a mare e gli “spassi”. Esisteva infatti una lunga tradizione autoctona legata al mito della fondazione della città di serenate cantate presso lo scoglio della Sirena, che cantava dolci melodie (Fabris, 2016: 153ss.).

Il viceré durante il suo soggiorno a Roma aveva organizzato delle feste spettacolari il 26 luglio, giorno di Sant’Anna, in onore della regina madre Marianna d’Austria. Perciò decise di riproporre tali spettacoli in Napoli. La prima festa organizzata nel 1683 fu tanto sontuosa, a detta del Confuorto, da oscurare quasi le feste solenni celebrate per san Giovanni Battista. Per far assistere anche la popolazione fu costruito «un tavolato e si pagava un tarì a testa per salirvi. Qui, dopo il passeggio con musiche e altri trattenimenti, la sera poi si ferono molte apparenze di mostri marini con musica e si finì con molti fuochi artificiali alle tre di notte». Simili festeggiamenti furono celebrati in agosto per l’onomastico della regina Maria Luisa (Confuorto, 1930-31, I: 105).

La descrizione della festa fantasmagorica dell’anno seguente è nella Posillicheata di Pompeo Sarnelli. Vicino al Palazzo Donn’Anna vi era un carro dorato su cui erano seduti Nettuno e sua moglie e attorno al carro vi erano «Tretune e Nereide, ed aute Ninfe e Dee marine, le quale co barie sorte de stromiente sonavano e cantavano de museca che a l’àjero sereno de la sera facevano n’armonia de stopore».

Intorno al carro vi erano feluche, gozzi e barche in cui il popolo assisteva lo spettacolo ascoltando la musica. Poi a Mergellina era stata costruita «na machena granne ‘n forma de teatro, che stava ‘mmiezo maro tutt’attorniata de frunne verde», dove si facevano corride e si recitavano commedie a cui assisteva tutta la gente assiepata, tanto numerosa «ca parevano sardelle» (Sarnelli, 1986: 84-85).

Anche nel luglio del 1685 fu organizzata una simile festa su un “teatro” eretto nello specchio d’acqua di Mergellina su alcuni pilastri dove gli spettacoli potevano essere osservati da quelli che vi arrivavano in barca: e qui fu organizzata anche una corrida (Confuorto, 1930-1931: 129).  Lo spettacolo fu ripetuto il 26 agosto per celebrare l’onomastico della regina Maria Luisa: lo stesso “teatro” fu decorato con due piramidi sulla cui cima vi era la corona imperiale con motti latini e descrizioni allegoriche ed un arco trionfale sostenuto da una doppia fila di colonne corinzie con sembianze degli imperatori romani, e qui furono organizzati tre giorni di corrida. In questo spazio confluirono 24 nobili cavalieri delle migliori famiglie vestiti splendidamente accompagnati da altrettanti paggi con sontuose livree che eseguirono un carosello (una sorta di torneo). Al tramonto furono illuminate le galere al largo e un carro si avvicinò a Palazzo Medina in cui vi era il viceré. Quando arrivò sotto il balcone diciotto musicisti, strumentisti e cantanti, eseguirono sul carro una serenata in onore del viceré. Alla fine della serenata otto ballerini apparvero sul ponte che univa il teatro alla terraferma e ballarono con le torce in mano suscitando ammirazione in tutti, nobiltà e popolo [4].  

L’anno seguente ai primi di giugno cominciarono i preparativi per le due feste estive. In quel periodo arrivò da Nettuno su due galere napoletane la duchessa di Bracciano, Anna Maria di Trémouilles – Noirmentiers, con le sue dame, nipote del principe di Condé, imparentata coi reali di Francia. L’illustre ospite il 16 giugno venne condotta a Posillipo nel casino del viceré, lussuosamente arredato, dove poté ascoltare «la melodia di soavissime voci e suono di un coro di eccellenti musici», forse serenate di Alessandro Scarlatti (Confuorto, 1930-1931, I: 150; Griffin, 1981: 220-221).

Anche per il compleanno della viceregina Teresa Enriquez de Cabrera, figlia dell’Almirante di Castiglia (Anselmi, 2007) due settimane dopo, fu organizzata una festa a Posillipo dove fu cantata una «bellissima serenata in musica» [5]. Altra musica si sentì il 25 agosto a Posillipo per la festa di San Bartolomeo. Invece quella per la regina Maria Luisa fu celebrata a Palazzo il giorno dopo con le stesse musiche ascoltate a Posillipo (Confuorto, 1930-1931, I: 157, 160).

Fig. 20 Alessandro Scarlatti, Francesco Solimena, circa 1700, collezione del duca d’Alba, Madrid, Palazzo de Liria.

Alessandro Scarlatti, Francesco Solimena, circa 1700, collezione del duca d’Alba, Madrid, Palazzo de Liria

Un’altra importante festa fu celebrata a Palazzo per i festeggiamenti dopo la caduta di Buda, 12-25 settembre: in questa occasione fu cantata una delle prime serenate di Alessandro Scarlatti, con novanta strumenti e venti voci, probabilmente l’Olimpo in Mergellina, di cui però non si conservano la musica e il libretto (Griffin, 1981:223-224).

Dopo la morte del marchese del Carpio, nel novembre 1687, non furono più allestite feste così pompose fino all’arrivo del nipote, il viceré duca di Medinacoeli, Egli, seguendo l’esempio dello zio, affidò le esecuzioni musicali ad Alessandro Scarlatti, già famoso in Spagna (Dominguez, 2009), che aveva conosciuto nel 1686 a Napoli (Dominguez, 2018), quando era generale delle galere napoletane (Sirago, 2018). Il Medinacoeli era stato il primo spagnolo ad essere ammesso nell’Arcadia per acclamazione per cui si presentava come il difensore dell’opera in musica (Dominguez, 2013a). Egli decise di riprendere il sistema di mecenatismo musicale già sperimentato dal marchese del Carpio, proponendosi come un devoto ammiratore dello zio, giunto a un livello ineguagliabile nell’organizzazione delle feste scenografiche barocche, specie quelle marine (Dominguez, 2013b).

Nel 1699 organizzò una spettacolare festa in onore della regina Marianna, seconda moglie di Carlo II facendo costruire dal Regio Architetto Cristofaro Schor una “palizzata” proiettata in mare con pilastri e cornicioni e sulla spiaggia fece allestire numerose cuccagne. Poi sul far della sera due galere con due tartane armate in corso» ingaggiarono una finta battaglia navale con fuochi artificiali.

Infine la festa si chiuse con una serenata offerta dal duca d’Airola Caracciolo «posta in musica dal rinomato Manciniň (Romagnoli, 2007), una scelta appropriata in quanto Francesco Mancini era un eccellente organista. Egli aveva studiato nel conservatorio della Pietà dei Turchini ed era inserito nell’organico della Real Cappella, dove sostituiva lo Scarlatti quando questi veniva chiamato a Roma dai suoi antichi mecenati. Dal 1702, quando il Medinacoeli rientrò in Spagna, data l’incertezza politica Alessandro Scarlatti visse a Roma per cui il Mancini prese il posto di primo maestro. Ma nel 1708, un anno dopo l’arrivo degli Austriaci il cardinale Vincenzo Grimani, nominato viceré, lo reintegrò nella funzione di primo maestro della Real Cappella per cui il Mancini riprese l’antico ruolo di secondo maestro (Romagnoli, 2007).  

Alessandro Scarlatti instaurò ottimi rapporti con il viceré Carlo Borromeo Arese, successo al Grimani nel 1710. La prima Cappella Reale fu diretta dal musicista il giorno di San Carlo: iniziava così la sacralizzazione del potere vicereale, secondo i canoni costituiti in epoca spagnola (Guarino, 2014). Ma come per il passato organizzava cerimonie pubbliche per eventi speciali utilizzando i musici della Cappella Reale (Ricuperati, 1971).  Per riorganizzare il commercio il viceré Borromeo fece ricostruire la flotta, necessaria per scortare i convogli delle navi mercantili (Sirago, 2016). Allo stesso tempo riattivò l’uso delle passeggiate posillipine facendo ripristinare le imbarcazioni e sistemare le livree dei marinai: nelle carte di famiglia conservate nell’Archivio Borromeo Isola Bella vi sono i documenti della gestione vicereale napoletana da cui si ricavano utili informazioni. Per le passeggiate si usava un «bel vago brigantino con 24 marinai tutti vestiti di damasco trinato d’oro con berrettoni con l’arme del viceré», posto in avanguardia. Seguivano il Borromeo con la viceregina su una feluca «tutta parata di broccato d’oro» con il capitano, affiancata da due galere con soldati. Poi vi erano le altre feluche in cui vi erano i vari dignitari ed una con «i necessari dolci e liquori». All’arrivo alla spiaggia di Posillipo si avvicinavano due feluche, la prima col maestro di cappella col coro e la seconda col secondo maestro con gli strumenti. Nella passeggiata di domenica 6 settembre 1711 le feluche per la cappella reale furono tre: una per i musici, una per i violini, una per gli oboi. In quella occasione il corteo andò a Santa Lucia per vedere i fuochi artificiali preparati dai pescatori luciani (Monferrini, 2014: 75ss.)

fig-1-sirago-mare-in-festaLe feluche si disponevano da un lato e dall’altro di quella del viceré e facevano «le loro cantate e sinfonie», una armonia che giungeva fino ai nobili che ammiravano lo spettacolo dalla riva (Cremonini, 2004: 213). Il viceré Borromeo fin dalla giovinezza era amante della musica ed aveva conosciuto ancor prima di venire a Napoli le opere di Alessandro Scarlatti messe in scena nel “Teatro dell’Isola”. Perciò era stato ben felice di ritrovarlo a Napoli con l’incarico di Maestro di Cappella che egli svolgeva con impegno, continuando a comporre serenate da cantare nelle “posillicheate” per “dare spasso”. La Cappella in quel periodo era una delle più importanti cappelle musicali di Europa in cui confluivano i migliori alunni dei conservatori di Napoli, scelti dallo Scarlatti, che ebbe anche molti donativi per gli impegni straordinari di servizio e “sue fatighe” in diverse occasioni (Monferrini, 2014: 67ss; 73ss).

Le feste barocche, soprattutto quelle marine, erano allestite con gran sfarzo per mostrare la potenza spagnola, divenendo sempre più scenografiche soprattutto alla fine del Seicento, quando la monarchia spagnola era ormai in crisi per la difficile situazione dinastica che si profilava e che portò alle guerre di successione. Gli Austriaci vollero riprendere questo uso per dare una continuità di governo. Ma con l’arrivo di Carlo di Borbone, nel 1734, il Regno ritrovò la sua indipendenza, per cui le passeggiate a Posillipo assunsero una diversa valenza mentre la tipologia dei festeggiamenti subiva un mutamento sostanziale (Del Prete, 2022).

Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025 
[*] Il lavoro è stato presentato al Convegno Internazionale Soundscapes of histories entwined: food and music 1400-1850, Sant’Ilario d’Ensa (RE), Centro Culturale Mavarta, 27-28 settembre 2024. 
Note
[1] Archivio General, Simancas, Estado Nàpoles, 3311/141, 7/4/1683, il re al viceré
[2] Biblioteca Nazionale, Napoli, ms. IX C 66, Diurnali di Scipione Guerra, f.77r. 
[3] Biblioteca Nazionale, Napoli, Rari, SQ XXIII L 48(3, Gazzette, n. 33, 14/8/1703.
[4] Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, Napoli, ms. Confuorto XXC20, ff. 209-210Breve relazione Degl’pplausi festosi tributati all’Augustissimo nome di Maria Luisa di Borbone Regina delle Spagne dall’Eccellentissimo Signore Marchese del Carpio Viceré e Capitan Generale di Napoli, ecc., Nel giorno del 26 Agosto 1685, Appresso Domenico Antonio Parrino, Napoli, 1685.
[5] Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, Gazzette, 18/6/1686. 
Riferimenti bibliografici 
Amabile L. (1892), Il Santo Officio dell’Inquisizione a Napoli, S. Lapi Tipografo editore, Città di castello.
Amonimo (1628), Teatro delle glorie della Signora Adriana Basile alla virtù di lei dalle cetre de gli Anfioni di questo secolo fabricato, s.e., Napoli, 1628.
(Anonimo, 1699), Relazione della famosissima festa nel giorno della Gloriosa Sant’Anna 26 di luglio 1699 per solennizzare il Nome che porta la Maestà della regina Nostra Signora m. Anna di Neoburgo Fatta celebrare nella Riviera di Chiaia e nello Scoglio di Mergellina da’’Ecccellentissimo Signore D.Luigi dela Cerda, e dAragona Duca di Medina Celi, d’Alcalà, e Viceré, e capitan Generale in questo regno, appresso Domenico Antonio Parrino a Toledo, e per Cavallo, Michele Luigi Mutio, Napoli.
Anselmi A. (2007), Gaspar de Haro y Guzmán VII marchese del Carpio «Confiso que debo al arte la magestad con que hoy triumpho», «Roma moderna e contemporanea», 1-3: 187-253.
Antonelli A. (2012), a cura di, Cerimoniale del viceregno spagnolo di Napoli 1650-1717, Rubbettino ed., Soveria Mannelli (Catanzaro), (Cerimoniale 3).
Antonelli A. (2014), a cura di, Cerimoniale del viceregno spagnolo di Napoli 1707-1734, arte’m, Napoli, (Cerimoniale 4).
Antonelli A. (2015), a cura di, Cerimoniale del viceregno spagnolo di Napoli 1503. 1622, arte’m, Napoli, (Cerimoniale 1).
Antonelli A. (2019), a cura di, Cerimoniale del viceregno spagnolo di Napoli 1535. 1637, arte’m, Napoli, (Cerimoniale 2).
Barassi E. (1967), Costume e pratica musicale a Napoli al tempo di Giambattista Basile, Olschki ed.
Biffi G. (1606), Della Ricreatione di Posilipo a Tre o Quattro e a Cinque voci con un Madrigale a sei nel fine artificioso di Gioseppe Biffi da Cesena, Libro Primo, per Gio. Battista Sottile, Napoli.
Bouchard J.J. (1976), Voyage dans le Royaume de Naples, “Journal”, a cura di Kanceff  E. 2 voll., Einaudi, Torino.
Cafiero R. Turano F. (1992), Ancora sugli “spassi” di Posillipo nella prima metà del Seicento, in Cantone G., a cura di, Centro e periferia del Barocco. Barocco Napoletano, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, Roma: 517-527.
Cappellieri A. (1997), Filippo e Cristoforo Schor “Regi Architetti e Ingegneri, in Capolavori in festa Effimero barocco a Largo di Palazzo (1683- 1759), Catalogo della mostra, ELECTA, Napoli: 75-90.
Confuorto D. (1930-31), Giornali di Napoli: dal MDCLXXIX al MDCIC, a cura di Nicolini N., L Lubrano ed., 2 voll.
Coniglio G. (1967), I viceré spagnoli di Napoli, F. Fiorentino, Napoli.
Corsi C., (2019), Villanelle, arie, canzonette. Il repertorio delle canzonette e le sue funzioni sociali, in Cotticelli F. Maione P., a cura di, Storia della musica e dello spettacolo a Napoli Il Seicento, Turchini edizioni, Napoli, 2 voll., II: 1457-1463.
Cortese G.C. (1612), La Vaiasseide, poema, nella Stamperia di Tarquinio Longo, Napoli.
Costo T. (1601), Il fuggilozio, Mattia Collosini e Barezzo Barezzi, Venezia.
Cremonini C. (2004), Ritratto politico e cerimoniale con figure: Carlo Borromeo Arese e Giovanni Tapia, servitore e gentiluomo, Bulzoni, Roma.
D’Alessandro D.A. (2020), Mecenati e mecenatismo nella vita musicale napoletana del Seicento e condizione sociale del musicista. Il caso di Giovanni Maria Trabaci e Francesco Provenzale, in Cotticelli F. Maione P., a cura di, Storia della musica e dello spettacolo a Napoli Il Seicento, Turchini edizioni, Napoli, 2 voll., I: 71-603.
Della Valle P., Della musica dell’età nostra che non è punto inferiore, anzi è migliore di quella dell’età passata, 1640, edito in Solerti A., Le origini del melodramma, Torino 1903: 3.
Del Prete R. (2022), Le forme sonore di un’economia creativa. Il mercato musicale a Napoli in età moderna (secc. XVII-XIX), Kinttès ed., Benevento
del Tufo G. (2007), Ritratto o modello delle grandezze, delizie e meraviglie della nobilissima città di Napoli, 1588, a cura di Casale O.S. Colotti M., Salerno Editrice, Roma.
de Mendoza A., Giramo P. A.; Lambardi F., Trabaci G.M., Anzalone A. (1620), Breve racconto della festa a ballo Fattasi in Napoli per l’allegzza della salute acquistata dalla Maestà Cattolica di Filippo III d’Austria alla presenza dell’Illustriss. & Eccellentiss. sig. duca d’Ossuna vicerè del regno, nella real sala di palazzo al 1. di marzo 1620., per Costantino Vitale. Napoli.
De Miranda G. (2000), Una quiete oziosa. Forma e pratiche dell’Accademia napoletana degli Oziosi (1611- 1645), Napoli.
Denunzio A.E. (2012), Anna Carafa, in Mafrici M., a cura di, Alla corte napoletana Donne e potere dall’età aragonese al viceregno austriaco (1442-1734), Fridericiana Editrice Universitaria, Napoli:189-211.
Dominguez J. M. (1981), Alessandro Scarlatti, voce a cura di, Dizionario Biografico degli Italiani, 91, 2018, www.treccani.it.
Dominguez J.M. (2009), ‘Comedias armónicas a la usanza de Italia’: Alessandro Scarlatti’s music and the Spanish nobility, «Early Music», XXXVII, n.2: 201-215.
Dominguez J.M. (2013a), Óperas y fiestas musicales en Madrid y Nàpoles durante el virreinatode Medinaceli in Galasso G., Quirante J.V., Colomer GL., a cura di, Fiesta y ceremonia en la corte virreinal de Napoles (siglos XVI y XVII, CEEH, Madrid:447-470.
Dominguez J.M. (2013b), Roma, Nàpoles, Madrid. Mercenazgo musical del Duque de Medinaceli, 1687-1710, Edition Reichenberger, Kassel.
Fabris D. (2016), Partenope da Sirena a Regina. Il mito musicale di Napoli, Cafagna ed., Napoli.
Favarò V.(2016), Gobernar  con prudencia. Los Lemos, estrategias familiares y servicio al Rey (siglo XVII), Universidad de Murcia, Murcia, 2016.
Fellecchia A. (1630), Viaggio della Maestà di Bohemia e d’Ungheria da Madrid fino a Napoli colla descrizione di Pausilipo e di molte Dame Napolitane, Secondino Roncagliolo, Napoli, con pianta acclusa di Alessandro Baratta.
Fernàndez Cortés J.P. (2016), Musica y paisaje sonoro en la cultura festiva napolitana durante el vireinnato del duque de Osuna,in Sanchez Garcia E., a cura di, Cultura della guerra e della pace Il III Duca di Osuna in Sicilia e Napoli (1611- 1620), Tullio Pironti ed., Napoli: 267- 285.
Fernàndez –Santos Ortiz – Iribas J. (2012) Da Roma a Madrid, passando per Napoli: aggiunte su Philipp Schor, architetto e scenografo al servizio della monarchia spagnola, in Anselmi A., a cura di, I rapporti tra Roma e Madrid nei secoli XVI e XVII, Gangemi ed., Roma: 656-679.
Fiorelli V. (2008), Una viceregina napoletana della Napoli spagnola: Anna Carafa, in Arcangeli L. e Peyronel S., a cura di, Donne di potere nel Rinascimento, Roma, Viella ed.: 445-462.
Fiorelli V. (2013), “non cala la testa di niuna manera…”: il soggiorno napoletano di Marianna d’Austria nel 1630, in Galasso G., Quirante J.V., Colomer J.L., a cura di, Fiesta y ceremonia en la corte vireinal de Napoles (siglos XVI y XVII), CEEH, Madrid, pp.333-353.
Fuidoro I. (1932), Successi del governo del conte d’Onatte (1648-1653), a cura di Alfredo Parente, Società Napoletana di Storia Patria, Napoli.
Fuidoro I. (1934-1943), Giornali dal MDCLX al MDCLXXX, 4 voll., I a cura di Schlitzer F., II a cura di Padula A., III e IV a cura di -Omodeo V., Società Napoletana di Storia Patria, Napoli.
Fusconi G. (2010), Il “buen gusto romano” dei Viceré (I). La ricezione dell’effimero barocco a Napoli negli anni del Marchese del Carpio (1683-1687) e del conte di Santisteben (1688-1696), in Solinas F. Schütze S., a cura di, Le Dessin Napolitain, atti del convegno, École Normale Supérieure, Parigi, 6-8 marzo 2008, De Luca, Roma: 209-220.
Galasso G. (1976), Napoli nel viceregno spagnolo 1696- 1707, in AA.VV., Storia di Napoli, ESI, Napoli, 1976, IV vol.: 7-348.
Griffin T. (1981), Nuove fonti per la storia della musica a Napoli durante il regno del marchese del Carpio (1683-1687), «Rivista Italiana di Musicologia», XVI, n.2:207-228.
Guarino G. (2014), Cerimoniale e feste durante il viceregno austriaco a Napoli, in Antonelli A., a cura di, Cerimoniale del viceregno austriaco di Napoli 1707 -1734, artem, Napoli, 2014: 69-82.
Leone M. (2017), Sarnelli Pompeo, voce a cura di, Dizionario Biografico degli Italiani, 90, www.treccani.it.
Mansi M.G. (1997), “Vi si vidde inalzata una gran Machina. La festa barocca in alcune cronache manoscritte della Biblioteca Nazionale di Napoli, in Capolavori in festa Effimero barocco a Largo di Palazzo (1683- 1759), Catalogo della mostra, ELECTA, Napoli: 119-12, 236, 4.6 (scheda).
Mauro I. (2020), Spazio urbano e rappresentazione del potere. Le cerimonie della città di Napoli dopo la rivolta di Masaniello (1648-1672), Federico University press, Napoli.
Megale T (2017), Tra mare e terra. Commedia dell’arte nella Napoli spagnola (1575-1656), Bulzoni, Roma
Monferrini S. (2014), Carlo IV Borromeo Arese, Alessandro Scarlatti e la Cappella Reale, in Della Libera L. e Maione P., Devozione e passione: Alessandro Scarlatti nella Napoli e Roma barocca, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Napoli – Roma, 15-16 dicembre 2010, Turchini Edizioni, Napoli: 67-90.
Mormile G. (1617), Descrittione dell’amenissimo distretto della città di Napoli e del suo amenissimo distretto et dell’antichità della città di Pozzolo, nella Stamperia di Tarquinio Longo, Napoli.
Nocerino F. (2020), Gli strumenti musicali a Napoli, in Cotticelli F. Maione P., Storia della musica e dello spettacolo a Napoli, Il Seicento, Turchini Edizioni, Napoli, 2 voll., II: 1767-1814.
Pannella L. (1970), voce a cura di, Basile Andreana detta la bella Adriana, Dizionario Biografico degli Italiani, 7, www.treccani.it.
Ricuperati G. (1971), Borromeo Arese Carlo, voce a cura di, Dizionario Biografico degli Italiani, 13,www.treccani.it.
Romagnoli A. (2007), Mancini Francesco, voce a cura di, Dizionario Biografico degli Italiani, 68, www.treccani.it.,
Russo C. (1976,1), Carafa Fabrizio, voce a cura di, Dizionario Biografico degli Italiani, 19, www.treccani.it.
Russo C. (1976,2), Carafa Luigi, voce a cura di, Dizionario Biografico degli Italiani, 19, 1976, www.treccani.it.
Sánchez García E. (2017a)“Aplicossi a render inmortale la sua memoria nel Regno” El virrey Medina de las Torres en Nápoles (1636-1644), in Carrasco Martínez, A. a cura di, La nobleza y los reinos, Anatomia del poder en la monarquía de España (siglos XVI -XII), Iberoamericana Vervuert, Frankfurt am Main – Madrid: 361-394..
Sánchez García E. (2017b), Il viceré Medina de las Torres a Napoli. Decoro del lignaggio e avanguardia culturale, in Belli P., a cura di, Palazzo Donn’Anna Storia, arte e natura, Allemandi, Torino: 39-69.
Salzilli C. (1616), La Sirena libro secondo delle canzonette a tre voci di Crescentio Salzilli, nella Stampa di Gio. Battista Gargano & di Lucretio Nucci, Napoli.
Sarnelli P. (1986), Posillicheata, a cura di Malato E., G. M. Benincasa, Roma.
Sarnelli P. (2015), La vera guida de’ forestieri curiosi di vedere e d’intendere le cose più notabili della regal città di Napoli e del suo amenissimo distretto, ritrovata colla lettura de’ buoni scrittori e colla propria diligenza da monsignor l’abate Pompeo Sarnelli, oggi vescovo di Bisceglia, Napoli, 1708-1713, on line in www.memofonte.it Fondazione Memofonte, a cura di Lucio Oriani e Mariano Saggiomo, Napoli.
Sgruttendio F. (1783), La tiorba a taccone, Presso Giuseppe Maria Porcelli, Napoli.
Sirago M. (2016). La ricostruzione della flotta napoletana e il suo apporto alla difesa dei mari nel viceregno austriaco (1707 – 1734), «Archivio Storico per le Province Napoletane»: 71 – 98.
Sirago M. (2017), Un   letterato   parigino    nella    Napoli   del   primo   Seicento: Jean   Jaques   Bouchard, in   Gemma Belli, Francesca Capano, Maria Ines Pascariello, a cura di, La città, il viaggio, il turismo. Percezione, produzione e trasformazione, The City, the Travel, the Tourism, Perception, Production and Processing, Atti Convegno Internazionale AISU (Associazione Italiana di Storia Urbana) 2017, Napoli, 7 -9 settembre 2017, Napoli, CIRICE: 2293– 2324,
www.iconografiacittaeuropea.unina.it/…/2291_Lo%20straniero%20e%20le%20città.p. (ultima consultazione 2025).
Sirago M. (2018), La flotta napoletana nel contesto mediterraneo (1503- 1707), Licosia, Ogliastro Cilento (Salerno).
Sirago M., Donna Catalina Zuňiga y Sandoval de la Cerda V contessa di Lemos una viceregina napoletana “intraprendente” (circa 1550 -1628), «Archivio Storico per le Province Napoletane», CXXXVIII, 2020: 61-74.
Sirago M. (2022), Il mare in festa. Musica, balli e cibi nella Napoli vicereale (1503-1734), Kinetès ed., Benevento.
Stein L.K (2013), «Para restaurar el nombre que han perdido estas Comedias»: The Marquis del Carpio, Alessandro Scarlatti, and Opera Revision in Naples, in Galasso G., Quirante J.V., Colomer J.L., a cura di, Fiesta y ceremonia en la corte vireinal de Napoles (siglos XVI y XVII), CEEH, Madrid: 415-446.
Viceconte F. (2012), Il duca de Medina de las Torres (1600-1668) tra Napoli e Madrid: mecenatismo artistico e decadenza della monarchia, tesi di dottorato, a.a. 2011-2012, Università degli Studi di Napoli Federico II, Universitat de Barcelona, tesi dottorale, www.tdx.cat/handle/10803/131102.
Visone M. (2017), Palazzo donn’Anna: equivoco modello per i pensionnaires, in Belli G., Capano F., Pascariello M.I., a cura di, La città, il viaggio, il turismo Percezione, produzione e trasformazione, The City, the Travel, the Tourism Perception, Production and Processing, CIRICE, Napoli: 811- 817.

 _____________________________________________________________

Maria Sirago, dal 1988 è stata insegnante di italiano e latino presso il Liceo Classico Jacopo Sannazaro di Napoli. Dal primo settembre 2017 è in pensione. Affiliazione: Nav Lab (Laboratorio di Storia Marittima e Navale), Genova. Membro della Società Italiana degli Storici dell’Economia, della Società Italiana degli Storici, della Società Napoletana di Storia Patria, Napoli, della Società Italiana di Storia Militare. Ha scritto alcuni saggi e numerosi lavori sulla storia marittima del regno meridionale in età moderna. Tra gli ultimi suoi studi si segnalano: La scoperta del mare. La nascita e lo sviluppo della balneazione a Napoli e nel suo golfo tra ‘800 e ‘900, edizioni Intra Moenia, Napoli, 2013; Gente di mare Storia della pesca sulle coste campane, edizioni Intra Moenia, Napoli, 2014; Il mare in festa Musica balli e cibi nella Napoli viceregnale (1503-1734), Kinetés edizioni, Benevento, 2022.

______________________________________________________________

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Società. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>