
Persone in lutto e colleghi con cartelli “press” circondano il corpo del giornalista di Al Jazeera Arabic Ismail al-Ghoul, ucciso insieme al suo cameraman Rami al-Refee in un attacco israeliano durante la loro copertura del campo profughi di Al-Shati, a Gaza, il 31 luglio 2024. Omar Al-Qattaa – AFP / Getty Images.
di Masoud Hooshmandrazavi
Introduzione
Nel corso della storia – e in particolare negli ultimi decenni turbolenti – i giornalisti e gli operatori dell’informazione hanno sempre svolto un ruolo vitale in prima linea nei fronti di guerra e nelle situazioni di crisi, contribuendo in modo essenziale all’acquisizione della verità e alla rappresentazione della sofferenza umana. In tale impegno molti giornalisti hanno lasciato tracce tangibili del proprio sacrificio, affrontando la violenza, la censura e il rischio costante della propria vita.
Tuttavia, gli eventi sanguinosi della Striscia di Gaza, iniziati il 7 ottobre 2023, hanno segnato una nuova e terrificante fase nella storia della violenza contro gli operatori internazionali della comunicazione. I rapporti di autorevoli organizzazioni internazionali, come il Committee to Protect Journalists (CPJ), Reporters sans Frontières (RSF) e l’International Federation of Journalists (IFJ), hanno indicato che il numero dei giornalisti uccisi durante le recenti operazioni militari contro Hamas eguaglia – e persino supera – il totale delle vittime della professione giornalistica nei conflitti svoltisi in Iraq e in Afghanistan.
Questi dati mostrano chiaramente che, in questa guerra, i giornalisti non sono vittime collaterali, ma obiettivi intenzionali degli attacchi violenti. In altre parole, a Gaza non sono solo gli edifici e le vite umane ad essere colpiti: anche la verità e il diritto di conoscere sono sotto attacco. Questa stretta striscia di terra, intrisa di sangue, è così divenuta il più grande cimitero di giornalisti al mondo.
Di fronte a tale realtà il silenzio, il debole intervento o addirittura l’inazione di una parte significativa della comunità internazionale sollevano interrogativi profondi sul ruolo effettivo delle istituzioni globali e sull’etica politica dei Paesi forti. Come può un mondo che si proclama difensore dei valori dei diritti umani e della libertà di espressione restare così passivo e impotente di fronte all’annientamento degli operatori impegnati nella ricerca della verità?
Per comprendere appieno questa contraddizione è necessario distinguere tra le diverse reazioni, che vanno dall’opinione pubblica dei popoli alle posizioni degli studenti, delle associazioni di giornalisti, delle organizzazioni non governative, delle Chiese, dei governi e infine delle istituzioni internazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite. Analizzare tale gamma di atteggiamenti permette di delineare un quadro multilivello della condizione attuale della libertà di informazione e della giustizia globale.
Questo articolo, basandosi su dati documentati e su un’analisi interdisciplinare, intende esaminare il fenomeno delle uccisioni mirate dei giornalisti a Gaza da una prospettiva statistica, politica, etica e comunicativa. Adesso sulla base degli accordi recentemente firmati le azioni belliche sono cessate nel Medio Oriente, ma l’interrogativo da noi sollevato aiuta a capire cosa è capitato e ci prepara ad essere osservatori più attenti negli eventi che avverranno nel futuro.

Parenti e amici danno l’ultimo saluto al corpo del cameraman di Al Jazeera, Samer Abu Daqqa, ucciso in un attacco aereo mentre lavorava a Khan Yunis, Gaza, il 16 dicembre 2023. Ahmad Hasaballah / Getty Images.
Gaza: il piú grande cimitero di giornalisti dalla Seconda guerra mondiale ad oggi
Secondo le statistiche ufficiali di organismi internazionali autorevoli, dal 7 ottobre 2023 a oggi quasi duecento giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi dalle forze militari e di sicurezza israeliane.
L’espressione “quasi” è stata utilizzata poiché le cifre variano da 195 a 211 a seconda della definizione di giornalista e del tipo di classificazione adottati. Ad esempio, in alcune rilevazioni non vengono inclusi gli altri lavoratori dei media diversi da giornalisti caduti negli attacchi mirati di Israele. In questo contesto, il Committee to Protect Journalists (CPJ) riporta che dal 7 ottobre 2023 al 24 settembre 2025 il numero dei giornalisti e collaboratori dei media uccisi dalle operazioni militari israeliane a Gaza ammonta a 195 [1]. La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), in un rapporto pubblicato il 1º settembre 2025, indica invece 210 vittime, cifra confermata anche da Reporters Sans Frontières (RSF) nella sua relazione del 28 agosto 2025 [2,3]. Un ulteriore documento, diffuso dall’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), aveva attestato il 2 maggio 2025 un totale di 211 giornalisti uccisi; se si aggiungessero i dati relativi ai quattro mesi successivi, tale numero supererebbe le 220 unità [4].
Indipendentemente dall’accuratezza delle diverse rilevazioni, è certo che dal 7 ottobre 2023 in media otto giornalisti al mese sono stati uccisi in attacchi mirati da parte di Israele: ciò equivale a un giornalista ogni quattro giorni. Si tratta di una statistica scioccante, senza precedenti o quasi, nella storia dei conflitti armati mondiali.
Parallelamente, secondo l’ultimo rapporto ufficiale delle Nazioni Unite, pubblicato il 21 agosto 2025, oltre ai giornalisti risultano 62.122 morti e 156.758 feriti tra la popolazione di Gaza (sia civili che militari) [5]. Secondo The Guardian e altre riviste, che si basano sulle registrazioni contenute nella banca dati dell’esercito israeliano, l’83% delle vittime è costituito da civili: in altre parole, cinque persone su sei uccise a Gaza non erano combattenti [6].
È importante sottolineare che tali cifre non comprendono i decessi indiretti dovuti a carestia, malnutrizione e mancanza di medicinali, né includono le migliaia di corpi che giacciono ancora sotto le macerie. Sulla base di questi dati, si può affermare con certezza che in media ogni mese a Gaza sono state uccise circa 2.100 persone, ossia 70 al giorno.

Manifestanti si riuniscono in solidarietà con i giornalisti uccisi dai bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza, durante una protesta organizzata dal Sindacato dei Giornalisti di Gaza, nella città di Gaza il 26 agosto 2025. (Foto: AFP / Omar Al-Qattaa).
La portata della tragedia emerge chiaramente se si confrontano i dati relativi ai giornalisti uccisi a Gaza con quelli che hanno perso la vita in altri conflitti. Secondo il CPJ, dal 24 febbraio 2022 al 26 settembre 2025 – ossia in 43 mesi di guerra tra Russia e Ucraina – sono stati uccisi 17 giornalisti, pari a 0,4 al mese [7]. Durante la guerra in Iraq, durata 105 mesi tra il 2003 e la fine del 2011, le vittime furono 204 (150 giornalisti e 54 altri operatori dei media), pari a una media mensile di 1,94 [8]. In Siria, fino alla fine del 2019, si contarono 134 giornalisti uccisi, cioè 1,3 al mese [9].
Il numero dei giornalisti caduti a Gaza supera persino quello registrato durante la Seconda Guerra Mondiale. In un rapporto del 14 agosto 2025 la rivista Newsweek ha stimato che tra le file degli Alleati, nel corso dei sei anni di guerra, persero la vita 69 giornalisti (0,96 al mese). Secondo l’IFJ, tale numero varierebbe tra 60 e 80 [10]. La stessa rivista ha inoltre stimato in circa 60 il numero dei giornalisti uccisi durante la guerra del Vietnam [stessa fonte].
Alla luce di queste comparazioni, un’analisi anche superficiale dei tassi di mortalità mensile rivela che Gaza, con 8,3 giornalisti uccisi al mese, rappresenta oggi il più grande luogo di massacri e il più vasto cimitero di giornalisti al mondo.

Città di Gaza. I residenti la lasciano dopo il categorico ordine di evacuazione emesso da Israele, 9 settembre. Reuters, Dawoud Abu Alkas.
L’uccisione mirata dei giornalisti: la negazione dell’“innegabile”
I risultati di un sondaggio, pubblicato il 10 giugno 2025 dal quotidiano israeliano Haaretz, mostrano che il 64% della popolazione israeliana ritiene che a Gaza non esistano innocenti e che non vi sia alcuna necessità di ulteriori indagini o reportage sulla sofferenza della popolazione di Gaza [11]. Un altro sondaggio pubblicato dallo stesso giornale indica che la retorica genocida, un tempo utilizzata solo dai coloni estremisti israeliani, è ora diventato l’argomento principale sostenuto da un ampio consenso pubblico che insiste sulla pulizia etnica, sui massacri di massa e sulla vendetta biblica [12].
Secondo tale indagine, condotta nel marzo 2025 dall’Università della Pennsylvania, l’82% degli israeliani sostiene l’espulsione da Israele dei palestinesi che siano cittadini arabi [13]. Di conseguenza, dato l’ampio livello di sostegno degli israeliani al massacro di massa, non ci si può aspettare che sia imparziale e rispettoso l’atteggiamento dell’esercito israeliano nei confronti dei giornalisti che, instancabilmente e nonostante l’uccisione indiscriminata dei loro colleghi, continuano a trasmettere notizie e rapporti sulla situazione della popolazione di Gaza.
L’analisi delle dichiarazioni dei rappresentanti delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dimostra che l’uccisione dei giornalisti è sempre stata giustificata con formule quali: «non abbiamo mai e in nessun caso preso di mira deliberatamente i giornalisti», «gli attacchi sono rivolti esclusivamente a obiettivi e individui militari», «restare in una zona di combattimento è pericoloso», oppure «molte delle vittime erano agenti terroristici». I giornalisti operanti a Gaza sono inoltre stati oggetto di campagne di “etichettatura e diffamazione strutturale” [14–16].
Nel più recente attacco israeliano contro l’ospedale Nasser di Gaza, che ha causato la morte di diversi giornalisti appartenenti a media occidentali, tra cui Reuters e Associated Press, oltre ad aver colpito numerosi civili, l’esercito israeliano ha sostenuto di aver colpito «una telecamera di sorveglianza di Hamas». Tuttavia, le prove e i documenti disponibili hanno dimostrato che la telecamera in questione apparteneva all’agenzia Reuters e che l’esercito israeliano, pienamente consapevole di ciò, ha deliberatamente colpito l’ospedale, i civili e i giornalisti che vi si trovavano, non una ma due volte consecutive [17].

I soccorritori lavorano per recuperare il corpo di Masri, il giornalista della Reuters ucciso dal fuoco di un carro armato israeliano mentre filmava da questa tromba delle scale all’ospedale Nasser di Gaza, il 25 agosto. REUTERS / Hatem Khaled.
La velocità con cui i giornalisti sono stati uccisi a Gaza è tale che Reporters Sans Frontières (RSF) ha pubblicato questa preoccupante previsione: «Con la rapidità con cui i giornalisti vengono uccisi a Gaza dall’esercito israeliano, presto non resterà più nessuno per tenervi informati» [16].
Nonostante tutti gli avvertimenti e le preoccupazioni riguardanti le restrizioni alla libera circolazione delle informazioni su Gaza, e nonostante gli sforzi dell’esercito israeliano per creare un clima di terrore tra i giornalisti e impedire la diffusione di notizie sulle operazioni militari, le statistiche e i rapporti delle organizzazioni internazionali ufficiali mostrano che il lavoro e l’impegno dei giornalisti a Gaza non sono stati vani e hanno avuto un impatto innegabile sull’opinione pubblica mondiale.
Necessità di fare chiarezza sulla repressione
I risultati dei sondaggi condotti in diversi Paesi del mondo dimostrano che l’opinione pubblica internazionale tende sempre più a sostenere la popolazione di Gaza, e che sono stati efficaci gli sforzi dei giornalisti per informare il pubblico su quanto accade, nonostante i tentativi israeliani di bloccare la diffusione delle notizie.
Nel Regno Unito l’82% di coloro che si oppongono alla guerra a Gaza (pari al 55% del campione totale) considera l’azione dell’esercito israeliano a Gaza come un “genocidio” [18]. Anche in altri Paesi europei è consistente la quota di popolazione che ha sostenuto un atteggiamento simile: in Germania il 62%, in Polonia il 70%, in Spagna l’82%, in Italia il 50%, negli Stati Uniti il 43% e in Canada il 52% dei partecipanti ai sondaggi[19–24].
Inoltre, come risulta dal seguente elenco possono essere considerati il risultato degli sforzi dei giornalisti caduti che, instancabilmente hanno trasmesso al mondo immagini e notizie che documentavano i crimini di guerra a Gaza: le decisioni emesse dalla Corte Penale Internazionale (ICC) – tra cui il mandato di arresto nei confronti del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di Yoav Gallant [25] – così come le misure provvisorie e supplementari adottate dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) per l’esame dell’accusa di genocidio [26], e i rapporti delle commissioni d’inchiesta e dei relatori speciali delle Nazioni Unite, incluso quello della signora Francesca Albanese sul genocidio [27].

Il procuratore della CPI Karim A.A. Khan sulla richiesta di mandati di arresto riguardante la situazione nello Stato di Palestina
I giornalisti vittime delle nuove dinamiche di potere
Il diritto internazionale obbliga esplicitamente gli Stati a garantire la sicurezza dei giornalisti, in particolare nelle zone di guerra e di conflitto. Tra queste norme figurano le quattro Convenzioni di Ginevra (1949) e i Protocolli aggiuntivi (1977). L’articolo 79 del Primo Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di cui sopra stabilisce che «i giornalisti civili che svolgono missioni professionali in zone di conflitto armato devono essere considerati persone civili e non devono essere oggetto di attacchi». Tale articolo ribadisce e sottolinea che i giornalisti non devono essere presi di mira intenzionalmente o indiscriminatamente.
Inoltre, l’articolo 50 del Regolamento dell’Aia (1907), la Risoluzione 2222 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (2015) e le Risoluzioni 1738 (2006) e 2093 (2013), nonché la Dichiarazione dell’ONU e dell’UNESCO sulla sicurezza dei giornalisti e sulla loro impunità (2013), l’articolo 8 dello Statuto di Roma (ICC) e numerosi altri strumenti complementari e dichiarazioni, garantiscono ai giornalisti la piena protezione del diritto internazionale umanitario (IHL).
Tuttavia, poiché l’applicazione effettiva delle norme sulla protezione dei giornalisti – come di tutte le leggi internazionali – dipende dalla volontà e dal potere politico degli Stati, e dato il sostegno incondizionato di molti Paesi occidentali, in particolare degli Stati Uniti, nonostante le ripetute violazioni di tutte le leggi internazionali da parte dell’esercito israeliano, come documentato da prove e rapporti ufficiali, tra cui quello della relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese [28], fino ad oggi – e almeno fino all’attacco recente all’ospedale Nasser di Gaza – non è stata intrapresa alcuna azione concreta o vincolante per obbligare Israele a garantire la sicurezza dei giornalisti.
La formula ricorrente «Israele ha il diritto di difendersi» è divenuta il leitmotiv di tutti i discorsi, le dichiarazioni e le posizioni ufficiali dei governi occidentali. Spesso ci si è limitati a generiche condanne verbali o a espressioni di preoccupazione ad esempio per la chiusura dell’ufficio di Al Jazeera in Israele, senza giungere a una vera condanna delle uccisioni dei giornalisti né all’adozione di misure sanzionatorie.

Un fermo immagine tratto da un filmato diffuso da Al-Jazeera TV il 22 settembre 2024 mostra un soldato israeliano che parla con Walid Al-Omari, capo redattore di Al Jazeera a Gerusalemme e Ramallah, mentre entra nell’ufficio di Al Jazeera a Ramallah, in Cisgiordania, per consegnare un ordine di chiusura di 45 giorni il 21 settembre. AL JAZEERA / AFP / Getty Images
In questo contesto la richiesta avanzata da 60 organizzazioni giornalistiche e per i diritti umani all’Unione Europea (e non ai governi) di adottare azioni concrete contro Israele per fermare l’uccisione senza precedenti dei giornalisti, costituisce un documento importante che testimonia l’inazione dei governi europei di fronte a tali omicidi mirati [29–31]. Solo dopo l’attacco deliberato e ripetuto all’ospedale Nasser di Gaza e la morte dei giornalisti di Reuters e Associated Press, il tono di alcuni governi occidentali e dei loro alleati si è fatto leggermente più severo, portando in rari casi all’adozione di sanzioni limitate o alla sospensione di certi accordi militari con Israele [32–35]. Ciò contrasta fortemente con la rapidità e la severità della reazione dei governi occidentali di fronte all’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi – editorialista del The Washington Post – o alla morte di giornalisti durante la guerra tra Russia e Ucraina. Nel solo caso Khashoggi, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti impose nel 2018 sanzioni a diciassette cittadini sauditi accusati di essere coinvolti nell’assassinio.
Sebbene anche in quel caso, a causa delle relazioni diplomatiche e commerciali privilegiate tra Washington e il principe ereditario saudita, le misure punitive non andarono oltre le persone fisiche, Francia, Germania e Regno Unito applicarono comunque proprie sanzioni contro cittadini o istituzioni saudite [36–39].
Nel caso della Russia, oltre alle condanne verbali, le misure punitive furono immediate, estese e accompagnate da conseguenze penali. Anche le statistiche ufficiali delle organizzazioni internazionali venivano aggiornate in modo molto più regolare di quanto finora fatto per Gaza [40–42].
Le organizzazioni internazionali, e in particolare quelle specializzate nella tutela dei giornalisti, hanno mostrato un comportamento analogo: la loro reazione di fronte all’uccisione dei giornalisti a Gaza è stata molto più tiepida rispetto a quella per i giornalisti uccisi in Ucraina. Le loro dichiarazioni, in quest’ultimo caso, sono state più tempestive, frequenti e formulate in un linguaggio molto più diretto e severo [43–46].

Giornalisti si riuniscono davanti all’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa per commemorare il reporter di Al Jazeera Ismail al-Ghoul e il cameraman Rami al-Rifi, morti in un attacco israeliano contro un veicolo in movimento nel campo profughi di Al-Shati, a Deir al-Balah, Gaza, il 31 luglio 2024. Ashraf Amra — Anadolu / Getty Images.
Un esempio evidente è rappresentato dall’ultimo comunicato della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) del 3 ottobre 2025, in cui la morte del giornalista francese Anthony Lalikane, ucciso da un drone russo, è stata duramente condannata e definita esplicitamente un «crimine di guerra» [47]. Al contrario, nel comunicato aggiornato della stessa Federazione, pubblicato tre giorni prima (1 ottobre 2025) riguardante l’uccisione di 223 giornalisti e operatori dei media a Gaza da parte dell’esercito israeliano, si è evitato di usare tale espressione, limitandosi a una condanna e alla richiesta di un’indagine [48]. Reporters Sans Frontières (RSF) ha adottato un approccio simile: nel suo rapporto del 24 febbraio 2022 ha definito l’attacco russo alla sede dei giornalisti un «crimine di guerra» [45], mentre nel rapporto del 3 ottobre 2024 su Gaza ha evitato di usare lo stesso termine [49].
Un altro aspetto degno di nota è che nelle dichiarazioni delle organizzazioni internazionali di categoria sull’uccisione dei giornalisti a Gaza si evita quasi sempre una condanna indipendente, facendo spesso riferimento all’«attacco sanguinoso» del 7 ottobre da parte di Hamas [ibidem]. Anche organismi come le Nazioni Unite, l’UNESCO e l’Alto Commissariato per i Diritti Umani, a livello istituzionale (non tecnico), durante la guerra di Gaza si sono limitati a dichiarazioni di preoccupazione o a richieste di indagini indipendenti, e solo dopo l’attacco all’ospedale Nasser di Gaza il tono dei loro comunicati si è fatto leggermente più deciso [50–54].

Palestinesi osservano un’auto distrutta dopo che altri due giornalisti, identificati come Hamza Wael Al-Dahdouh, figlio del capo ufficio di Al Jazeera a Gaza Wael Al-Dahdouh, e Mustafa Thuraya, sono stati uccisi in un bombardamento israeliano sulla loro auto nella città di Khan Younis, Gaza, il 7 gennaio 2024. Abed Rahim Khatib — Anadolu / Getty Images
I giornalisti, difensori indifesi della libertà di espressione
I giornalisti si sono confermati nei fatti difensori della libertà di espressione e si sono trovati costantemente al centro degli eventi e dei conflitti. Essi hanno assicurato con sacrifici e a rischio della propria vita, come ampiamente è stato documentato, le notizie sugli avvenimenti del mondo, la guerra a Gaza e il massacro sistematico perpetrato in questa piccola area, essi inoltre hanno dimostrato che l’orientamento dei proprietari dei media mainstream e delle grandi potenze riguardo alla sicurezza professionale e personale dei giornalisti non si basa su una difesa assoluta della libertà di espressione e dei diritti umani, ma è condizionato e subordinato ad altri valori di loro interesse.
Per questo motivo, volontariamente o inconsapevolmente, le notizie relative alle vittime tra i giornalisti si perdono o vengono oscurate tra migliaia di altre informazioni trasmesse dagli stessi reporter sul genocidio di Gaza. Addirittura esse hanno perso la propria priorità anche all’interno dei movimenti progressisti, come quelli studenteschi, e vengono poste in secondo piano rispetto ad altre notizie di massacri e crimini di guerra. Ad esempio, sebbene ci si aspettasse che i movimenti studenteschi, impegnati nella difesa dei diritti del popolo di Gaza e nella creazione di uno Stato palestinese indipendente, reagissero al massacro dei giornalisti e lo considerassero un tema rilevante, alcuna presa di posizione chiara né alcuna dimostrazione pubblica in merito è stata assunta. Solo in rari casi si è espresso un dissenso generale nei confronti delle limitazioni alla libertà di espressione.
L’unico caso degno di nota è quello del sindacato dei lavoratori delle comunicazioni degli Stati Uniti (CWA), che ha condannato, con un comunicato ufficiale, l’attacco della polizia americana contro i giornalisti intenti a documentare le manifestazioni studentesche e sindacali a sostegno di Gaza [55].
Anche il silenzio assoluto delle istituzioni ecclesiastiche del mondo riguardo al massacro dei giornalisti a Gaza è significativo. In particolare, il Vaticano – la più grande e importante istituzione religiosa del pianeta – non ha finora assunto alcuna posizione ufficiale. Tale potente autorità religiosa ha semplicemente riportato sul sito d’informazione Vatican News, l’attacco israeliano contro l’ospedale Nasser e l’uccisione dei giornalisti della Reuters e dell’Associated Press (AP), senza tuttavia condannare l’accaduto [56]. (foto12)
Le posizioni di Papa Francesco, che ha definito i giornalisti «gli occhi del mondo», e il discorso del 9 ottobre 2025 di Papa Leone XIV, pronunciato poche ore dopo l’accordo di cessate il fuoco tra Hamas e Israele, nel quale si afferma che «se oggi sappiamo che cosa accade a Gaza, in Ucraina e in molti altri luoghi di sofferenza, lo dobbiamo in larga misura al coraggio, alla dedizione e al sacrificio di tanti giornalisti», costituiscono una forma di riconoscenza per l’impegno dei reporter a Gaza e in Ucraina; tuttavia – e non sono solo io ad auspicarlo – mi auguro che segua un forte intervento di riprovazione dell’uccisione dei giornalisti [57]. È tuttavia importante sottolineare che il Vaticano non è rimasto in silenzio riguardo all’uccisione dei civili a Gaza, condannandola più volte in termini e toni diversi.
Nonostante i gravi pericoli che i giornalisti affrontano a Gaza e in altre zone di conflitto, la loro sete di informare non si è ancora spenta: numerosi professionisti dei media attendono con impazienza di poter raggiungere queste aree, disposti a rischiare la propria vita. Tra questi figura Nagham Mohanna, che in passato ha già lavorato a Gaza. Lei afferma: «La nostra anima è ancora lì. Il pensiero di tornare a Gaza mi ossessiona ogni giorno e, non appena potrò, lo farò» [58].
Questo comportamento discriminatorio nei confronti dei giornalisti uccisi a Gaza, rivela un profondo divario tra il ruolo essenziale degli operatori dell’informazione – incaricati di offrire un quadro il più possibile oggettivo degli eventi – e i “grandi poteri” statali, sempre più distanti dai principi e dai valori che fondano il diritto internazionale. Se tale divario dovesse rivelarsi in crescita, ciò implicherebbe una trasformazione radicale del concetto di rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dalle convenzioni internazionali e del ruolo delle istituzioni globali nate dopo la Seconda guerra mondiale, per cui sarebbe necessaria un’urgente profonda riflessione di base dell’ordine giuridico internazionale.
In un tale scenario – simile al mondo pre-ONU – la situazione degli individui e degli Stati, basati sul diritto non sulla forza delle armi, tornerebbe a dipendere dal potere militare ed economico e dalla capacità di ciascun Paese di alterare gli equilibri internazionali. Questo cambiamento strutturale rappresenterebbe un serio avvertimento per tutta l’umanità, da richiamare alla necessità di agire a tutti i livelli per evitare che da una convivenza ordinata sul diritto si cada a una nuova e pericolosa “legge della giungla”. Difendere i giornalisti e gli operatori dell’informazione, che agiscono nei teatri di guerra, contribuirà a prevenire questa deriva pericolosa.
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
Note
[1] Committee to Protect Journalists (CPJ), Journalist casualties in the Israel-Gaza war. Aggiornata 26 settembre 2025. Disponibile su: https://cpj.org/2023/10/journalist-casualties-in-the-israel-gaza-conflict/
[2] International Federation of Journalists (IFJ),Palestine: Unprecedented global newsroom protest as 200 media outlets take action over killing of journalists in Gaza. Pubblicato 1 settembre 2025. Disponibile su: https://www.ifj.org/media-centre/news/detail/category/press-releases/article/palestine-global-newsroom-protest-200-media-outlets-take-action-killing-of-journalists-gaza?utm_source=chatgpt.com
[3] Reporters Sans Frontières (RSF), RSF and Avaaz launch international media operation: “At the rate journalists are being killed in Gaza by the Israeli army, there will soon be no one left to keep you informed”. Pubblicato 31 agusti 2025. Disponibile su: https://rsf.org/en/rsf-and-avaaz-launch-international-media-operation-rate-journalists-are-being-killed-gaza-israeli?utm_source=chatgpt.com
[4] L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), There can be no talk of a free press in the Occupied Palestinian Territory if journalists are being killed, and threatened for their work. Pubblicato 2 maggio 2025. Disponibile su:
https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/un-human-rights-office-opt-there-can-be-no-talk-free-press-occupied-palestinian-territory-if-journalists-are-being-killed-and-threatened-their-work?utm_source=chatgpt.com
[5] Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (UNOCHA), Humanitarian Situation Update #315 | Gaza Strip. Pubblicato 21 agosto 2025. Disponibile su:
https://www.unocha.org/publications/report/occupied-palestinian-territory/humanitarian-situation-update-315-gaza-strip?utm_source=chatgpt.com
[6] The Guardian, Revealed: Israeli military’s own data indicates civilian death rate of 83% in Gaza war. Pubblicato 21 agosto 2025. Disponibile su:
https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2025/aug/21/revealed-israeli-militarys-own-data-indicates-civilian-death-rate-of-83-in-gaza-war?utm_source=chatgpt.com
[7] Committee to Protect Journalists (CPJ), Russia-Ukraine War. Disponibile su: https://cpj.org/invasion-of-ukraine/
[8] Committee to Protect Journalists (CPJ), Iraq war and news media:
A look inside the death toll. Pubblicato 18 marzo 2013. Disponibile su:
https://cpj.org/2013/03/iraq-war-and-news-media-a-look-inside-the-death-to/?utm_source=chatgpt.com
[9] Committee to Protect Journalists (CPJ), Number of journalists killed falls sharply as reprisal murders hit record low. Pubblicato 17 dicembre 2019. Disponibile su:
https://cpj.org/reports/2019/12/journalists-killed-murdered-syria-mexico-impunity/?utm_source=chatgpt.com
[10] Newsweek, How Number of Journalists Killed in Gaza War Compares to WW2, Vietnam, Iraq. Pubblicato 14 agosto 2025. Disponibile su: https://www.newsweek.com/journalists-killed-major-conflicts-gaza-vietnam-afghanistan-iraq-world-war-2-2112427
[11] Haaretz, 64% of Israelis See No Need for More Reporting on Gazans’ Sufferings. Pubblicato 10 giugno 2025. Disponibile su: https://www.haaretz.com/israel-news/2025-06-10/ty-article/.premium/64-of-israelis-see-no-need-for-more-reporting-on-gazans-sufferings/00000197-59e8-deed-a9bf-5def9d770000?utm_source=chatgpt.com
[12] TRTWORLD, ‘Erase Amalek’: Poll reveals mass Israeli support for expulsion, genocide of Palestinians. Pubblicato 26 maggio 2025. Disponibile su: https://www.trtworld.com/article/8802bc2d5043?utm_source=chatgpt.com
[13] Haaretz, Sì al trasferimento: l’82% degli ebrei in Israele è a favore dell’espulsione dei residenti di Gaza. Pubblicato 22 maggio 2025. Disponibile su: https://www.haaretz.co.il/magazine/2025-05-22/ty-article-magazine/.highlight/00000196-f3a3-d6d3-ab9e-f3bbf6070000
[14] IDF, La risposta delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) al rapporto del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ). Pubblicato 12 febraio 2025. Disponibile su: https://www.idf.il/en/mini-sites/idf-response-to-cpjs-report-from-february-12th-2025/?utm_source=chatgpt.com
[15] TIME, How International Press Groups Are Reacting to Israel’s Labeling Six Gaza Journalists as ‘Terrorists’. Pubblicato 26 ottobre 2024. Disponibile su: https://time.com/7098857/israel-labels-six-gaza-journalists-terrorists-international-press-groups/?utm_source=chatgpt.com
[16] Reporters Sans Frontières (RSF), “Gazawood”: The deadly accusations against Gaza’s journalists. Pubblicato 11 agosto 2025. Disponibile su: https://rsf.org/en/gazawood-deadly-accusations-against-gaza-s-journalists?utm_source=chatgpt.com
[17] Reuters, Visual evidence upends Israel’s official story for deadly attack on Gaza hospital. Pubblicato 25 settembre 2025. Disponibile su: https://www.reuters.com/investigations/visual-evidence-upends-israels-official-story-deadly-attack-gaza-hospital-2025-09-26/?utm_source=chatgpt.com
[18] Al Jazeera, ‘Growing number’ of Britons view Israel’s actions in Gaza as genocide: Poll. Pubblicato 18 giugno 2025. Disponibile su: https://www.aljazeera.com/news/2025/6/18/growing-number-of-britons-view-israels-actions-in-gaza-as-genocide-poll
[19] YouGov, 44 Prozent der deutschen Wahlberechtigen sprechen sich für die Anerkennung Palästinas als eigenständiger Staat aus. Pubblicato 23 settembre 2025. Disponibile su: https://yougov.de/politics/articles/53032-44-prozent-der-deutschen-wahlberechtigen-sprechen-sich-fur-die-anerkennung-palastinas-als-eigenstandiger-staat-aus?utm_source=chatgpt.com
[20] Rzeczpospolita, Sondaż. Większość Polaków: Izrael dopuszcza się ludobójstwa w Gazie. Pubblicato 11 settembre 2025. Disponibile su: https://www.rp.pl/konflikty-zbrojne/art42989111-sondaz-wiekszosc-polakow-izrael-dopuszcza-sie-ludobojstwa-w-gazie?utm_source=chatgpt.com
[21] Real Instituto Elcano, Barómetro del Real Instituto Elcano, resultados mayo-junio de 2025, 45ª oleada. Pubblicato Maggio e giugno 2025. Disponibile su: https://media.realinstitutoelcano.org/wp-content/uploads/2025/07/45brie-informe-julio2025.pdf?utm_source=chatgpt.com
[22] TGCOM 24, Gaza: per il 50% degli italiani Israele sta compiendo un genocidio, un altro 23% condanna l’intervento. Pubblicato 12 giugno 2025. Disponibile su: https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/israele-per-il-50-degli-italiani-a-gaza-e-genocidio_99547536-202502k.shtml?utm_source=chatgpt.com
[23] YouGov, Unemployment concerns, Gaza, Epstein, trust and medicine, guns, and team names: August 1 – 4, 2025 Economist / YouGov Poll. Pubblicato 5 agosto 2025. Disponibile su: https://today.yougov.com/politics/articles/52716-unemployment-concerns-gaza-israelis-palestinians-jeffrey-epstein-investigation-trust-medicine-health-vaccines-guns-team-names-nfl-mlb-commanders-guardians-august-1-4-2025-economist-yougov-poll?utm_source=chatgpt.com
[24] Angus Reid Institute, Two-in-three Canadians call humanitarian situation in Gaza a ‘moral outrage’; most say Israel is deliberately blocking aid. Pubblicato7 agosto 2025. Disponibile su: https://angusreid.org/canadians-believe-israel-committing-genocide/
[25] International criminal court (ICC), Statement of ICC Prosecutor Karim A.A. Khan KC: Applications for arrest warrants in the situation in the State of Palestine. Pubblicato 20 maggio 2024. Disponibile su: https://www.icc-cpi.int/news/statement-icc-prosecutor-karim-aa-khan-kc-applications-arrest-warrants-situation-state?utm_source=chatgpt.com
[26] International court for justice (ICJ), Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide in the Gaza Strip (South Africa v. Israel) – Provisional measures. Pubblicato 26 gennaio e 28 maggio 2024. Disponibile su: https://www.icj-cij.org/case/192/provisional-measures?utm_source=chatgpt.com
[27] United Nations (UN), Genocide as colonial erasure – Report of Francesca Albanese, the UN Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967. Pubblicato 1 ottobre 2024. Disponibile su: https://www.un.org/unispal/document/genocide-as-colonial-erasure-report-francesca-albanese-01oct24/?utm_source=chatgpt.com
[28] UN Human Rights Council, Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories, Francesca Albanese. Pubblicato 26 febbraio – 5 aprile. Disponibile su: https://docs.un.org/en/A/HRC/55/73
[29] Media Freedom Coalition (MFC), Statement on the closure of Al Jazeera in Israel. Pubblicato 24 maggio 2024. Disponibile su: https://mediafreedomcoalition.org/joint-statement/2024/closure-al-jazeera-in-israel/?utm_source=chatgpt.com
[30] The Guardian, Al Jazeera faces ‘security threat’ ban as Israel passes new law. Pubblicato 2 aprile 2024. Disponibile su: https://www.theguardian.com/world/2024/apr/01/al-jazeera-faces-security-threat-ban-after-israel-passes-new-law-benjamin-netanyahu?utm_source=chatgpt.com
[31] Human Rights Watch, Joint Statement Requesting EU Action on Israel’s Unprecedented Killing of Journalists and Other Violations of Media Freedom in Gaza. Pubblicato 26 agosto 2024. Disponibile su: https://www.hrw.org/news/2024/08/26/joint-statement-requesting-eu-action-israels-unprecedented-killing-journalists-and?utm_source=chatgpt.com
[32] Al Jazeera, Germany to halt military exports to Israel for use in Gaza war. Pubblicato 8 agosto 2025. Disponible su: https://www.aljazeera.com/news/2025/8/8/germany-halts-military-exports-to-israel-for-use-in-gaza-offensive?utm_source=chatgpt.com
[33] Reuters, Germany’s halt to arms exports to Israel is response to Gaza expansion plans, chancellor says. Pubblicato 10 agosto 2025. Disponible su: Germany’s halt to arms exports to Israel is response to Gaza expansion plans, chancellor says | Reuters
[34] International Press Institute (IPI), IPI jointly calls on Member States to back EU action in response to killing of journalists in Gaza. Pubblicato 30 settembre 2025. Disponible su: https://ipi.media/ipi-jointly-calls-on-member-states-back-eu-action-in-response-to-killing-of-journalists-in-gaza/?utm_source=chatgpt.com
[35] The Guardian, Israel bombed Gaza hospital a second time, killing rescuers, say health officials. Pubblicato 25 agosto 2025. Disponible su: https://www.theguardian.com/world/2025/aug/25/journalists-among-people-killed-by-israeli-strike-on-gaza-hospital?utm_source=chatgpt.com
[36] U. S Department of the Treasury, Treasury Sanctions 17 Individuals for Their Roles in the Killing of Jamal Khashoggi. Pubblicato 15 novembre 2018. Disponible su: https://home.treasury.gov/news/press-releases/sm547?utm_source=chatgpt.com
[37] The Washington Post, Germany halts arms deals with Saudi Arabia, encourages allies to do the same. Pubblicato 22 ottobre 2018. Disponible su: https://www.washingtonpost.com/world/2018/10/22/germany-its-allies-well-halt-future-arms-sales-saudi-arabia-until-we-have-clarity-khashoggi-so-should-you/?utm_source=chatgpt.com
[38] Government of Canada, Canada imposes sanctions on individuals linked to murder of Jamal Khashoggi. Pubblicato 29 novembre 2018. Disponible su: https://www.canada.ca/en/global-affairs/news/2018/11/canada-imposes-sanctions-on-individuals-linked-to-murder-of-jamal-khashoggi.html?utm_source=chatgpt.com
[39] GOV.UK, UK announces first sanctions under new global human rights regime. Pubblicato 6 luglio 2020. Disponible su: https://www.gov.uk/government/news/uk-announces-first-sanctions-under-new-global-human-rights-regime?utm_source=chatgpt.com
[40] The Diplomatic Service of the European Union, North Macedonia: Remarks by High Representative/Vice-President Josep Borrell at the press conference with Prime Minister Kovačevski. Pubblicato 14 maggio 2022. Disponible su: https://www.eeas.europa.eu/eeas/north-macedonia-remarks-high-representativevice-president-josep-borrell-press-conference-prime_en?utm_source=chatgpt.com
[41] Delegation of the European Union to Ukraine, Statement by the Spokesperson on the death of Ukrainian journalist in Russian captivity. Pubblicato 11 ottobre 2024. Disponible su: https://www.eeas.europa.eu/delegations/ukraine/statement-spokesperson-death-ukrainian-journalist-russian-captivity_en?utm_source=chatgpt.com
[42] CBC News, Sullivan denounces Russia for “shocking and horrifying” killing of U.S. journalist in Ukraine. Pubblicato 13 mazo 2022. Disponible su: Sullivan denounces Russia for “shocking and horrifying” killing of U.S. journalist in Ukraine – CBS News
[43] International Federation of Journalists(IFJ), Ukraine: Killing of journalist Tetiana Kulyk by Russian drone must[ be investigated. Pubblicato 26 febraio 2025. Disponible su: https://www.ifj.org/media-centre/news/detail/category/press-releases/article/ukraine-killing-of-journalist-tetiana-kulyk-by-russian-drone-must-be-investigated?utm_source=chatgpt.com
[44] Eropean Public Service Union (EPSU), Call for an end to Russian war crimes against journalists in Ukraine. Pubblicato 7 settembre 2023. Disponibile su: https://www.epsu.org/article/call-end-russian-war-crimes-against-journalists-ukraine?utm_source=chatgpt.com
[45] Reporters Sans Frontières (RSF), In a new report, RSF and Truth Hounds reveal Russian strategy of bombing Ukrainian hotels to silence the press. Pubblicato 24 febraio 2022. Disponibile su: https://rsf.org/en/new-report-rsf-and-truth-hounds-reveal-russian-strategy-bombing-ukrainian-hotels-silence-press?utm_source=chatgpt.com
[46] Committee to Protect Journalists (CPJ), Russian drone kills French journalist Antoni Lallican in Ukraine. Pubblicato 3 ottobre 2025. Disponibile su: https://cpj.org/2025/10/russian-drone-kills-french-journalist-antoni-lallican-in-ukraines-donetsk-region/
[47] International Federation of Journalists (IFJ), Ukraine: French photojournalist Antoni Lallican killed by a drone in Donbas. Pubblicato 3 ottobre 2025. Disponibile su: Ukraine: French photojournalist Antoni Lallican killed by a drone in Donbas – IFJ
[48] International Federation of Journalists (IFJ), Palestine: At least 223 journalists and media workers killed in Gaza. Pubblicato 1 ottobre 2025. Disponibile su: https://www.ifj.org/media-centre/news/detail/category/press-releases/article/palestine-at-least-223-journalists-and-media-workers-killed-in-gaza?utm_source=chatgpt.com
[49] Reporters Sans Frontières (RSF), One year in Gaza: how Israel orchestrated a media blackout on a region at war. Pubblicato 3 ottobre 2024. Disponibile su: https://rsf.org/en/one-year-gaza-how-israel-orchestrated-media-blackout-region-war?utm_source=chatgpt.com
[50] United Nations (UN), Gaza: UN human rights experts condemn killing and silencing of journalists – OHCHR. Pubblicato 1 febraio 2024. Disponibile su: https://www.un.org/unispal/document/gaza-un-human-rights-experts-condemn-killing-and-silencing-of-journalists-ohchr/?utm_source=chatgpt.com
[51] United Nations (UN), OHCHR: There can be no talk of a free press in the Occupied Palestinian Territory if journalists are being killed, and threatened for their work. Pubblicato 2 maggio 2025. Disponibile su: https://www.un.org/unispal/document/ohchr-there-can-be-no-talk-of-a-free-press-in-the-occupied-palestinian-territory-if-journalists-are-being-killed-and-threatened-for-their-work/?utm_source=chatgpt.com
[52] United Nations (UN), UN Human Rights Office condemns targeting journalists and attacks on hospitals. Pubblicato 6 giugno 2025. Disponibile su: https://www.un.org/unispal/document/un-human-rights-office-condemns-targeting-journalists-and-attacks-on-hospitals/?utm_source=chatgpt.com
[53] UNESCO, UNESCO Director-General condemns the killing of journalists Anas Al-Sharif, Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal, Moamen Aliwa, and Mohammed Al-Khaldi in Palestine. Pubblicato 11 agosto 2025. Disponibile su: https://www.unesco.org/en/articles/unesco-director-general-condemns-killing-journalists-anas-al-sharif-mohammed-qreiqeh-ibrahim-zaher?utm_source=chatgpt.com
[54] United Nations Human Rights Office of the High Commissioner (OHCHR), States must stop Israel before all journalists in Gaza are silenced: UN experts. Pubblicato 4 settembre 2025. Disponibile su: https://www.ohchr.org/en/press-releases/2025/09/states-must-stop-israel-all-journalists-gaza-are-silenced-un-experts?utm_source=chatgpt.com
[55] Communications Workers of America (CWA), CWA Stands with Students, Journalists, and Workers and Condemns Attacks on Free Speech. Pubblicato 1 maggio 2024. Disponibile su: https://cwa-union.org/news/releases/cwa-stands-students-journalists-and-workers-and-condemns-attacks-free-speech?tm_source=chatgpt.com
[56] Vatican news, Twenty killed in Israeli strike on Gaza hospital. Pubblicato 25 agosto 2025. Disponibile su: https://www.vaticannews.va/en/world/news/2025-08/twenty-killed-in-israeli-strike-on-gaza-hospital.html?utm_source=chatgpt.com
[57] L’osservatore Romano, Leone XIV alla 39ª Conferenza dell’Associazione MINDS International: Fare il giornalista non può mai essere un crimine ma un diritto da proteggere. Pubblicato 9 ottobre 2025. Disponibile su: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2025-10/quo-232/fare-il-giornalista-non-puo-mai-essere-considerato-un-crimine-ma.html?utm_source=chatgpt.com
[58] Marina Adami, Reuters institute, University of Oxford, OSINT, aid flights and trusted contacts: how journalists are covering Gaza’s story from afar. Pubblicato 25 agosto 2025. Disponibile su: https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/news/osint-aid-flights-and-trusted-contacts-how-journalists-are-covering-gazas-story-afar?utm_source=chatgpt.com
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Masoud Hooshmandrazavi, master in scienze della comunicazione sociale presso la Facoltà di Scienze Sociali dell’Università Allameh Tabataba’(Teheran), laurea in giornalismo con specializzazione in scienze strategiche presso la Facoltà di Notizie dell’Università scientifica e applicata (Teheran). Dal 1992 ha lavorato come giornalista, reporter, editorialista e membro del consiglio di redazione di diverse testate iraniane, dedicandosi anche all’organizzazione e al rafforzamento delle ONG, delle organizzazioni giornalistiche e sindacali.
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