di Maurizio Crispi
È sempre più comune, camminando per le vie della città, vedere squadre di operai armati di motoseghe e dotati di carrelli elevatori, intenti a smantellare alberi di alto fusto, che – un tempo, nella mia gioventù – io guardavo con riverenza e che consideravo delle creature – esseri viventi ed anche senzienti alla luce delle più recenti ricerche di Suzanne Simard sulle interconnessioni tra piante – che sarebbero state ben più longeve di me.
Sembra che si tratti di operazioni – allo sguardo e nel pensiero del comune cittadino che si ponga degli interrogativi – azioni del tutto dissennate, condotte arbitrariamente.
Alberi che vengono capitozzati sino a sottrarre loro – in un’azione certosina – tutta la chioma verde che rappresenta l’apparato di respirazione e di organicazione dell’azoto della pianta stessa, oppure alberi integri (a giudicare dallo stato del durame di ciò che rimane del tronco) in condizioni di perfetta salute e che vengono prima privati di tutta la chioma e poi segati radicalmente alla base.
Azioni, queste, condotte come dei veri propri blitz, quasi si trattasse di guerre contro il Verde, in totale controtendenza rispetto a quanto sostiene Stefano Mancuso in un saggio del 2023, Fitopolis. La città vivente che si presenta come un vero e proprio manifesto, un appello per salvare i grandi agglomerati metropolitani, e il mondo intero, dagli effetti del surriscaldamento e, in definitiva, da una catastrofe ecologica.
Purtroppo, molti comuni sono oggi nemici degli alberi, ma anche molti cittadini argomentano asserzioni di questo tipo: «gli alberi sporcano, danno alloggio agli uccelli che poi sporcano di guano le auto parcheggiate, producono rami che mettono in ombra balconi e finestre e danno facile transito a topi e ad altri insetti sin dentro le case, gli alberi uccidono gli umani quando all’improvviso crollano per una raffica di vento più violenta…».
Palermo, per quel che ho avuto modo di vedere, quotidianamente, segue la dissennata tendenza ad abbattere gli alberi di alto fusto di cui restano soltanto le spoglie malinconiche, mozziconi, triste monito della folle mutilazione.
Negli ultimi mesi sono state sollevate forti proteste da associazioni e forze politiche.
Ad esempio, è stata presentata una diffida contro l’abbattimento delle centinaia di esemplari di Ficus Magnoloides lungo via Basile o lungo Viale Regina Elena, l’arteria che connette Palermo con Mondello, proteste esitate nell’arresto temporaneo di un cittadino che denunciava i tagli indiscriminati.
La LIPU ha criticato il calendario degli interventi, segnalando che abbattimenti e potature pesanti in questo periodo interferiscono con la nidificazione degli uccelli.

Palermo, via Principe di Paternò, Filare di Ficus Magnolydes privati di tutto l’apparato foliare (ph. Maurizio Crispi)
Sebbene il Regolamento Comunale preveda tutele specifiche per gli esemplari di particolare pregio, la gestione attuale è spesso al centro di un dibattito tra la necessità di sicurezza urbana (nel caso di radici che distruggono i marciapiedi) e la conservazione del patrimonio storico-ambientale.
Per ignoranza, arroganza o semplicemente per bieco interesse si va in controtendenza rispetto a quanto affermano eminenti studiosi sulla base di amplissima documentazione scientifica.
Ci vorrebbero un Tribunale ad hoc e delle figure (avvocati o altro), nominata dalla cittadinanza, che facciano da difensore civico dei nostri alberi per fermarne la scellerata distruzione.
Siamo ben lontani dal tempo in cui un Sindaco di Palermo degli anni passati inviò una lettera di apprezzamento ad un cittadino volenteroso che, di sua iniziativa, piantumò degli esemplari di Ficus in alcune aiuole del marciapiede di Via Principe di Paternò rimaste sguarnite dei loro alberetti.
Ma quelli erano altri tempi.
Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026
_____________________________________________________________
Maurizio Crispi, palermitano del 1949, figlio del giornalista Francesco Crispi e discendente dello statista Francesco Crispi, possiede tre diverse anime. È medico con specializzazione in Psichiatria e con una pratica in psicoterapia. È stato sportivo praticante in diverse discipline sportive tra le quali l’atletica leggera, il canottaggio e, in tempi più recenti, la corsa sulle lunghe e lunghissime distanze. Dal 2006 è giornalista pubblicista e questa è la sua terza anima: la passione per la scrittura lo ha portato a seguire le orme del padre Francesco, che fu giornalista professionista e la cui carriera fu interrotta prematuramente e bruscamente dalla morte, occorsa nel disastro aereo di Montagna Longa, nel maggio del 1972. Ha fondato una testata giornalistica online che si occupa di sport di endurance (in particolare, la corsa), “Ultramaratone Maratone e Dintorni”. Ha creato diversi blog i cui contenuti spaziano dalle recensioni letterarie e cinematografiche, alle note di costume, alle considerazioni e approfondimenti in campo socio-psicologico. Il blog attualmente attivo è Frammenti e Pensieri Sparsi. Una pagina di cinema, letteratura, note diaristiche e pensieri vari, che – momento presente (giugno 2026), registra circa 2800 articoli pubblicati e corredati di foto spesso personali. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi scientifici, riflettenti i suoi interessi professionali e un volume dal titolo Ricordando A Hard Rain’s A-Gonna Fall che è sostanzialmente un album fotografico corredato di testi personali. Più di recente con Edizioni Ex Libris ha pubblicato due volumi: Ai tristi tempi del Coronavirus. Dove siamo, dove andiamo. Il mio diario quotidiano (2021) e Di panchina in panchina. Vagabondaggi oziosi e fotografie di pensieri (2022).
_____________________________________________________________






















