Biblioteche nei/dei musei, queste semi-sconosciute. Forse si sta utilizzando un’espressione eccessiva e non proprio esaustiva ma se si vuole ragionare dalla parte del “grande pubblico” potrebbe avere un suo senso logico. Il patrimonio librario custodito nei Musei siciliani gode di una sua certa vita propria, ha un alto valore storico e culturale ma dialoga poco con l’esterno. Ancor più meritevole è allora il primo passo per farlo uscire dal limbo del tempo moderno e renderlo conosciuto e conoscibile (e accessibile). E proprio da qui si avvia il proposito del lavoro dell’architetto Giuseppe Scuderi: Genii locorum. Le biblioteche dei/nei musei (Upi università press italiane, 2024), sondare un terreno ricco e fecondo ma poco esplorato, un rapporto stretto e inscindibile, in taluni casi, tra le istituzioni biblioteche e le “camere delle meraviglie” siciliane, così definite dallo studioso Ninni Giuffrida nella prefazione del libro.
Prima di ogni considerazione sul contenuto, salta agli occhi l’elegante copertina del volume pubblicato lo scorso anno nel quale viene rappresentata una libreria di viaggio del XVII secolo contenente quarantatrè libri in miniatura, probabilmente commissionata a William Hakewill, storico del diritto e deputato inglese.
Il perché di questa ricerca e conseguente riflessione analizzata da diverse prospettive è ben spiegata da Giuffrida nel suo contributo iniziale. Intanto prende avvio da una classe dirigente di “illuminati” del Settecento siciliano e palermitano e soprattutto dai Gesuiti che «creano strutture edilizie, culturali e metodologiche che, anche dopo la loro espulsione, mantengono la loro identità come supporto essenziale alla formazione della nuova classe dirigente cittadina siciliana». Esplorare questo contesto è quindi stato il compito che si è prefisso Scuderi che in tal modo ha colmato un vuoto sulla storia delle biblioteche connesse alle istituzioni museali in Sicilia.
L’autore da molti anni si dedica ad approfondire lo studio della storia delle istituzioni bibliotecarie, occupandosi per l’amministrazione regionale dei Beni culturali di censimenti e statistiche sulle biblioteche siciliane, con particolare attenzione alle condizioni edilizie e di manutenzione. Ha collaborato alla didattica nella Facoltà di Architettura, con il riconoscimento di “cultore della materia” per le cattedre di Storia dell’Architettura e Restauro dei Monumenti, e successivamente nella Facoltà di Ingegneria per workshop sulla analisi del territorio e progettazione di biblioteche. Dal 2015 è componente del Comitato scientifico de “La Via dei Librai”, e dal 2018 è delegato per l’Assessorato regionale dei beni culturali alle attività del “Patto per la lettura” della Città di Palermo. La sua formazione dunque ha un peso specifico nelle riflessioni che nel libro vengono avanzate su un tema che esigeva un approfondimento per arricchire così la storia delle istituzioni librarie in Sicilia, mettendo in relazione il ruolo dei musei con il patrimonio librario in essi contenuto. Vero è infatti che le biblioteche che vivono all’interno dei musei, e sono tante come vedremo, non sono “deposito” e “giacimento” per lo studio di eruditi e ricercatori ma sono e devono essere strumenti di supporto alle collezioni contenute nei musei, dialoganti con essi.
Punto di partenza del viaggio è la Biblioteca del primo Museo siciliano fondato dai Gesuiti (che prese il nome da padre Ignazio Salnitro). Questa Biblioteca non nasce contestualmente con il Museo nel 1730, era preesistente da quasi due secoli ma per la prima volta viene messa a servizio del Museo. «Un binomio innovativo – scrive Elisa Bonacini nella premessa – che non ha avuto finora adeguato risalto nella letteratura specialistica». E riconosce al testo un valore di approfondimento e di scoperta per far uscire le biblioteche nei/dei musei dal limbo in cui per anni si sono trovate, sembrano, scrive efficacemente parafrasando un noto film, “Figli di un libro minore”.
L’opera di Scuderi ricostruisce la storia delle istituzioni librarie con minuziosa attenzione a ciò che è stato riportato da studiosi, esperti, e viaggiatori che nel tempo le hanno visitate e hanno avuto a che fare con esse, riportando molte informazioni utili a capire anche la loro ’evoluzione nel tempo. Importante sottolineare che alla crescita del patrimonio delle biblioteche siciliane nei musei contribuì anche il “decreto del Parlamento Generale di Sicilia” dell’8 agosto 1848, che dispose che «gli editori ed autori di tutte le opere che si stamperanno in Sicilia sono tenuti a fornire gratuitamente una copia a ciascuna soltanto delle seguenti pubbliche Biblioteche», e cioè la Biblioteca del Comune di Palermo, la Biblioteca dell’ex Collegio nuovo Gesuitico, la Biblioteca dei Padri dell’Olivella, le Biblioteche delle Università degli Studi di Palermo, Messina e Catania, e infine la Lucchesiana di Agrigento e la Fardelliana di Trapani.
Scuderi, in autonomi capitoli, passa in rassegna alcune delle Biblioteche più note e importanti: la Biblioteca del Museo archeologico regionale “Antonino Salinas”, la Biblioteca della Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, Palazzo Mirto e le sue “Biblioteche”, la Biblioteca del Museo regionale di Palazzo d’Aumale a Terrasini, la Biblioteca della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo e dedica spazio comune alle altre Biblioteche siciliane.
Ogni istituzione libraria ha la sua storia e un suo posto nella società moderna, si potrebbe dire, che fa i conti con problematiche diffuse che hanno a che fare con le strutture edilizie, l’esiguità degli spazi, la consultazione, la catalogazione e la digitalizzazione. Il viaggio all’interno di queste biblioteche dà la dimensione del patrimonio librario, la sua fruibilità, gli sforzi ripetuti nel tempo per farle sopravvivere e arricchirle, spesso mancanti di supporto economico da parte delle istituzioni, frutto della buona volontà di chi lavora per rendere “vive” e vivaci testimonianze che non meritano di restare solo chiuse tra scaffali impolverati, ma dialogano con le collezioni di arte varia costudite nei pregevoli Musei siciliani. Su questo punto andrebbero avanzate ulteriori riflessioni che conducono anche ad amare considerazioni svolte dall’Autore nell’ultimo capitolo del libro intitolato non a caso “Nonostante tutto questo…”.
Riporta Scuderi che poco più di trenta anni fa nella presentazione dello Schedario Informatizzato delle Biblioteche Siciliane, Alberto Bombace, il primo direttore dell’allora Assessorato regionale dei Beni culturali, ambientali e dell’Educazione permanente vennero censite in tutta la Sicilia 978 biblioteche, tra queste 288 comunali, 87 di enti ecclesiastici, 112 di. Enti pubblici. 16 dipendenti dall’amministrazione di beni culturali per 5.714.926 unità bibliografiche; un patrimonio accresciuto con le biblioteche scolastiche e delle università che. era arrivato a raddoppiare con 11.5000.000, oltre 2,40. Libri “pro siculo”.
Nonostante tutto questo…, scrive Scuderi «siamo ben consapevoli che quanto abbiamo sin qui raccontato, rischi, ci si passi il termine, di essere “vanificato” dalla realtà quotidiana. Le annuali indagini Istat in materia di “Produzione e lettura di libri in Italia”, ormai da anni relegano la triade delle regioni meridionali (Calabria, Campania, Sicilia) agli ultimi posti delle statistiche. Nel 2019 l’indice di impatto delle biblioteche siciliane si attestava al valore di 6,2 (seguito soltanto da Calabria con 6 e Campania con 4,6) contro un valore medio nazionale di 15,2 e un picco di 33,7 nella provincia di Trento. Ancora peggio l’indice di prestito, in cui la Sicilia è ultima (insieme alla Puglia) con uno sconfortante 0,05 libri in prestito per abitante, a fronte di un valore medio nazionale di 0,96 e un massimo di 4,48 in provincia di Bolzano».
Di tutto ciò dovranno tenere conto le amministrazioni da cui dipendono le biblioteche, scrive Scuderi, che nella presentazione del libro avvenuta lo scorso mese al Museo Pepoli, alla presenza della direttrice Anna Maria Parrinello, non ha mancato di rammaricarsi per i pochi fondi assegnati alle biblioteche. Complice, diciamo noi, una politica indirizzata verso altri enti culturali e una non sufficiente attenzione alla fruizione di tutto questo patrimonio che andrebbe pubblicizzato e valorizzato per renderlo fruibile a un numero sempre maggiore di utenti.
Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025
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Mariza D’Anna, giornalista professionista, lavora al giornale “La Sicilia”. Per anni responsabile della redazione di Trapani, coordina le pagine di cronaca e si occupa di cultura e spettacoli. Ha collaborato con la Rai e altre testate nazionali. Ha vissuto a Tripoli fino al 1970, poi a Roma e Genova dove si è laureata in Giurisprudenza e ha esercitato la professione di avvocato e di insegnante. Ha scritto i romanzi Specchi (Nulla Die), Il ricordo che se ne ha (Margana) e La casa di Shara Band Ong. Tripoli (Margana 2021), memorie familiari ambientate in Libia.
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