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Ferdinandea

Posted By Comitato di Redazione On 1 settembre 2026 @ 00:11 In Cultura,Immagini | No Comments

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

di Patrizia Galia

Giugno 1831, nel canale di Sicilia alcune scosse sismiche di forte intensità, precedettero l’eruzione potente di un vulcano sottomarino che diede origine ad un’isola, chiamata in seguito Ferdinandea.

Per la sua composizione venne presto erosa dalle maree, inabissandosi nel giugno del 1832 nelle profondità del mare, appena sei mesi dopo, mettendo fine alle dispute territoriali accese sulla sovranità. 

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea è un fragile scoglio emerso dal nulla, esplodendo di roccia vulcanica e gas. Surreale, nera, infuocata e allo stesso tempo effimera, è un corpo che affiora improvviso dal mare, tenta di affermarsi e poi scompare. Essa contiene in sé l’intero arco dell’esistenza.

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

La sua natura intermittente suggerisce un linguaggio di precarietà, di cicli in divenire, di continua trasformazione. Un’emersione temporanea che chiede di essere riconosciuta, pur essendo destinata a dissolversi.

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Attorno acqua, parte integrante della narrazione, confine instabile che accoglie e distrugge, che nasconde e rivela.

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea, simbolo potente di transitorietà e fragilità con la sua apparizione temporanea e instabile, è dunque metafora potente della vita stessa, un ciclo che inizia, cresce e, inevitabilmente, sfocia nell’inesorabile dissoluzione.

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

L’isola intesa come riflesso di un processo inesorabile, una proiezione visiva della nostra fugacità, della lotta per esistere, per lasciare un segno, mentre siamo consapevoli che la fine è solo un altro passo di un ciclo eterno. Eppure, in questa caducità, c’è una bellezza profonda.

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Come Ferdinandea, la vita è un gioco tra presenza e assenza, tra costruzione e distruzione. Ci insegna a celebrare l’attimo, ad accogliere il mistero e ad accettare l’impermanenza come parte integrante del nostro viaggio.

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia) 

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ho immaginato la luce zenitale, netta, quasi solida. Una luce che non basta. Troppo profondo il nero della lava, assoluto, infernale. L’ho immaginata all’alba, confusa fra gli effluvi, timida, incerta. Questa incertezza, questa continua mutazione, vive nella tensione di quei brevi giorni, fra apparizione e scomparsa.

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea è un archetipo: un frammento di terra che tenta di esistere, un corpo che testimonia la forza e la vulnerabilità del vivere. Racconta il valore del tempo, la fragilità della presenza, la straordinaria bellezza dell’impermanenza.

In questa consapevolezza risiede la fotografia che diventa il luogo in cui ciò che è fragile può essere accolto, riconosciuto, trasformato in memoria visiva. Pace, caos e ancora quiete, e poi il nulla.

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026 

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Patrizia Galia, si appassiona al disegno e alla pittura già da piccola, alimentando la sua necessità di replicare la realtà intorno, ma ciò che diverrà la sua passione più grande è la fotografia, di cui sperimenta le potenzialità attraverso la fotocamera del padre. È in quei momenti che comincia a ritagliare frammenti di quello che diventerà memoria, stratificazione, testimonianza. Non smette di fotografare una realtà che è quella a cui appartiene, trovando espressione nella quotidianità degli eventi, nei gesti ordinari, nei volti della gente comune, usando una narrazione cruda, essenziale, priva di orpelli. Da sempre si è dedicata a raccontare con particolare attenzione la cultura e le tradizioni della sua terra. Vanta pubblicazioni su libri e riviste specializzate, nonché premi e riconoscimenti. Sue fotografie sono state esposte in mostre personali a Trapani, Erice, Palermo, Agrigento, Catania, Caltagirone, Modica, Vercelli.

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