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Diego Carpitella, un maestro, un amico

Diego Carpitella

Diego Carpitella

di Alfredo Ancora  

Il 7 agosto di 35 anni fa moriva Diego Carpitella, uno dei pionieri In Italia dell’etnomusicologia (e non solo). Era conosciuto soprattutto per aver preso parte alla “spedizione” di De Martino negli anni sessanta nelle ricerche del tarantismo pugliese [1]. Rimando alla sua ricca produzione per avere un’idea del suo spessore scientifico. Egli infatti spaziò dalle ricerche in Sardegna, Calabria ed altre regioni italiane, in collaborazione anche con Alan Lomax, l’uomo che registrò il mondo. come veniva chiamato il noto etnomusicologo americano.

Carpitella introdusse in Italia, presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena, Béla Bartók, compositore ungherese e pioniere dello studio dei rapporti fra musica moderna e tradizioni popolari. Come non ricordare anche la sua infaticabile opera di divulgazione scientifica, svolta presso l ‘A.I. C. S. (Associazione Italiana Cinematografia Scientifica) in via Alfonso Borelli, a Roma, ormai scomparsa dopo la sua morte, dove contribuì a far conoscere il ricco archivio di documentari di antropologia visiva [2], non solo italiana? Infine, nell’ultimo periodo si era interessato della Cinesica che gli valse anche un premio a New York.

Accanto a questo excursus, breve, per necessità di scrittura, vorrei aggiungere altre note personali – e per me formative – attraverso un suo ricordo, non melanconico ma vivo, come se fosse ancora presente mentre scrivo! Il mio affetto va infatti oltre ogni tempo e ogni definizione! Pensarlo è anche ri-pensare il percorso dei nostri incontri intensi e “spezzettati,” apparentemente disordinato ma ben chiaro nella memoria.

Parlare di Diego Carpitella? Sarebbe meglio dire parlare con! E impresa non facile mettere insieme i “pezzi” dei nostri discorsi all’interno di un mosaico mai completamente terminato e in via di nuovi “aggiornamenti”! È infatti arduo riportare i livelli di discontinuità discorsiva che si rimandavano fra loro secondo un continuum dialogico, frequente nelle nostre conversazioni apparentemente “sgrammaticate” e senza un filo logico. In realtà, con Diego iniziavamo a parlare di un argomento che poi, per impegni reciproci, veniva sospeso, rimandandolo all’incontro successivo, non programmato. La straordinarietà consisteva nel riprendere da dove avevamo lasciato ricordandoci il punto interrotto. Nel frattempo avevamo avuto il tempo di ulteriori riflessioni maturate nel periodo in cui non ci eravamo visti o sentiti. Un modo di comunicare fuori dall’ordinario: lasciare ad un livello e ri-prendere a un altro, senza mai abbandonare il tema iniziato: un vero dia-logo nel senso di attraversamento di eventi e parole in un divenire più che in un divenuto! 

tranceRiporto un esempio per tentare di descrivere cosa avveniva nelle nostre conversazioni: l’uscita in italiano del libro di Georges Lapassade [2] Saggio sulla trance (1980). Il noto filosofo e sociologo francese sdoganò lo stato di transe dai ristretti esperimenti medianici e ipnotici, per dargli un respiro più ampio, aperto a una prassi trasformativa enfatizzandone creatività e processualità. Carpitella non era molto d‘accordo nella classificazione sic et simpliciter del tarantismo nel gruppo dei riti di possessione come il vodu, il sabba del Medioevo ed altri. Il quadro storico e le influenze culturali e soprattutto religiose ne venivano trascurate, se non proprio scarsamente rappresentate. In realtà, tale testo diede il la ad uno dei nostri discorsi “dis-ordinati”. Diego con una lunga esperienza di studio e partecipazione a riti “e-statici” (la Confraternita dei Sufi in Marocco, la danza delle spade a Torre Paduli, gli anastenares a Langadas (Grecia) [3] più che parlarne si interrogava sul significato della transe, della modificazione degli stati di coscienza, del loro significato in culture diverse. C’erano analogie? Differenze? Io aggiungevo alle sue domande anche le mie, aprendo ad altre riflessioni più che chiudendo con facili risposte. Il livello di complessità che l’argomento sollevava era mantenuto in pieno senza ricorso a semplificazioni.

gallinjiLa transe come trasformazione interna? Come transito da uno stato interno ad un esterno? Come azione/reazione con il contesto? Il dia-logo si arricchiva così sempre di nuove domande che risuonavano come “nuove menti o aggregazioni di idee”, per citare Gregory Bateson [4]. Riecheggia nella mia memoria anche un altro metalogo – una discussione su un tema problematico (Bateson, cit.) – a proposito del libro di Clara Gallini, una delle due “dame” dell’antropologia italiana come egli la chiamava (l’altra era Annabella Rossi). La nostra conversazione riguardava i Rituali dell’argia (1977, 1988) [5] che mostrava delle differenze (e anche analogie) con il tarantismo pugliese. Clara, non partecipò alle ricerche sul campo nel Salento, anche se collaborò molto con De Martino fino a succedergli alla cattedra di Storia delle religioni. Il “rituale dell’argia”, un antico rito meloterapico effettuato in Sardegna per curare chi veniva posseduto dal morso della taranta (“argia” o “arza” in sardo)

Diego sosteneva, sulla scia di De Martino, soprattutto la mediterraneità del fenomeno legato alle origini orfico–dionisiache greche. Accanto a questo Clara aggiungeva alcune caratteristiche tipiche della cultura sarda. Un esempio di “sardità” che, pur non distaccandosi dalle origini comuni, allo stesso tempo ne evidenziava l’originalità isolana (il canto e la stessa danza collettiva).

Io ascoltavo con molto interesse un testimone così prezioso, consapevole di avere avuto una così grande fortuna nell’incontrarlo. Inoltre la Sardegna appassionava tutti e due (avevo lavorato per tre anni partecipando all‘organizzazione dei servizi psichiatrici di Nuoro e provincia). Mi parlò anche per questo delle sue ricerche raccolte nel libro Musica Sarda, Canti e danze popolari [6]. Vengono riportate oltre a canti e musiche tradizionali descritte nel loro milieu socio-culturale, anche le ninne nanne con il loro rituale composto da gesti e movimenti dondolanti, adatti a stimolare dolcemente il sonno del bambino .Mi furono di molto aiuto per un mio lavoro successivo [7] ed allo stesso tempo feci tesoro del suo prezioso consiglio: ascoltare in silenzio, solo in compagnia della curiosità, percepire con tutti i cinque sensi e non solo con la mente la vicinanza affettiva con cui le ninne nanne venivano raccontate!

musicaI nostri incontri non erano solo “amicali” ma soprattutto, affettivi/formativi. Modesto come tutti i grandi, non mi faceva pesare il rapporto, sicuramente impari, tra un gigante è un nano! [8]. Una delle cose che mi che mi ha colpito di più, fra le tante, è stata la sua maniera straordinaria di entrare in contatto con la diversità, sia che fosse rappresentata da un evento musicale, da uno strumento, da una persona in trance. Agli studenti, nei seminari e durante lezioni, dava sempre “qualcosa di piu”, una riflessione oltre che piacevolmente lo accompagnava anche durante il break o una cena. Un fascino incredibile che invitava chi lo ascoltava a non dire mai “basta”! Il modo “leggero” di trasmettere la scienza insieme a un “senso di umanità e rispetto” era (ed è) postura molto rara nel mondo accademico.

Infine in questo viaggio della memoria, col cuore e con la mente, vorrei ricordarlo cosi: in maniera musicale e armonica senza passi falsi o fuori tempo, non potendo cancellare l ‘unica nota stonata, la sua scomparsa prematura! 

Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025 
Note
[1] D. Carpitella L’esorcismo coreutico-musicale del tarantismo in La terra del rimorso contributo a una storia religiosa del Sud di E. De Martino, ll Saggiatore Milano, 1961.In questa prima edizione di La terra del rimorso venne allegato anche un disco Lp 33 giri con un montaggio delle musiche del rito di guarigione dal morso della taranta. L a ricerca condotta nell’estate del 1959 a Galatina era effettuata da un’équipe pluridisciplinare guidata da Ernesto de Martino e composta dall’etnomusicologo Diego Carpitella, dallo psichiatra Giovanni Jervis, dalla psicologa Letizia Comba, dalle antropologhe Amalia Signorelli e Annabella Rossi, dal fotografo Franco Pinna e dall’assistente sociale Vittoria De Palma
[2* È bene ricordare a questo proposito l‘opera di Erminia Colucci, docente di Psicologia visiva a Londra, una delle poche prestigiose rappresentanti italiane nel mondo ad avere una cattedra universitaria in questa disciplina
 [3] Rispettivamente il Derbeba, danza rituale della confraternita Sufi in Marocco. Gli anastenares che camminano sui carboni ardenti durante la Festa di S. Costantino e S. Elena (la prima domenica di maggio) e il rituale delle spade al ritmo di pizzica-scherma o scherma-pizzica, durante la festa di S. Rocco (16 agosto) a Torre Paduli.
[4] G. Bateson Verso una ecologia della mente Adelphi, Milano, trad.it., 1977
 [5] C. Gallini I rituali dell’argia, Edizioni Cedam Padova,1977. La tematica del morso del ragno fu da lei ripresa poi nel La ballerina variopinta Liguori Napoli,1988
 [6] D. Carpitella, L Sole, P. Sassu, Musica Sarda, Canti e danze popolari Con 2 CD Audio, Mondadori Milano 1973. Cfr. anche D. Carpitella Conversazioni sulla musica (1955-1990): lezioni, conferenze, trasmissioni radiofoniche, Front Cover Ponte alle Grazie, Firenze 1992
[7]) A. Ancora La paura che attraversa l’ anima in Berceuse, la première danse (a cura di M Campani, A. Ancora Ancora, L  Harmattan, Paris, 2022.
[8] Nel corso del mio lavoro per l’edizione italiana (2025) di Contrappunto cubano del tabacco e dello zucchero, le origini del pensiero transculturale dell’antropologo ed etnomusicologo cubano Ferdinando Ortiz (a cui si deve il concetto di transculturacion) “mi è captato” casualmente questo suo articolo: D. Carpitella, T. Seppilli Note su un recente contributo di Ferdinando Ortiz alla musicologia, alla etnologia acculturativa e al folklore, in Lares, XXI/3-4, 1955: .74-85 Editrice Leo S. Olschki, Firenze. Mi piace pensare che Diego continui a seguirmi da lontano! 

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Alfredo Ancora, Psichiatra e Psicoterapeuta. È  stato docente di psichiatria e psicoterapia transculturale in varie Università. Direttore scientifico Université Populaire “E. De Martino-D. Carpitella” Paris. Coordina la Sezione Saperi Transculturali della FrancoAngeli. I suoi testi sono stati tradotti negli Stati Uniti, Francia, Spagna e Russia. Fra le ultime pubblicazione Verso una cultura dell’incontro FrancoAngeli,2017 e Berceuse la première danse (a cura di) l’Harmattan Paris, 2022 e la curatela di F. Ortiz Contrappunto cubano del tabacco e dello zucchero, le origini del pensiero transculturale Borla Roma, 2025. È codirettore della Collana Rituels de passage dell’Harmattan e direttore scientifico della Collana Attraversamenti Culturali di Borla. È codirettore della Rivista Transculturale.

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