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Dante unforgiven. Ermeneutica del film

b843a20479e567e3c5e9c9bf46d525961cc18cbb85589f06898554821fb46f43di Francesco Azzarello

Introduzione 

Una chitarra sussurra qualche nota di un tema semplice e dolce e l’immagine si apre su un tramonto: a sinistra una casa, a destra un albero. A destra dell’albero un uomo sta scavando una buca: mentre il tema si sviluppa sentiamo i colpi di piccone, lenti, faticosi. Una scritta in sovraimpressione ci informa, ma in modo indiretto, come se leggessimo le pagine di un romanzo, che siamo nel 1878. La persona che andrà nella fossa è una donna, morta di vaiolo. A scavare è il marito, William Munny (tr. mia, or. in nota [1]) «[…] un noto ladro e assassino, […] un uomo d’indole malvagia e intemperante», tanto che la madre della defunta proprio non si aspettava che la figlia, «[…] una giovane donna di bell‘aspetto e non senza prospettive […] [2]» scegliesse per marito un soggetto del genere.

Questo l’inizio del film Unforgiven (in Italia Gli spietati), diretto e interpretato da Clint Eastwood e uscito nel 1992. Perché farne oggetto di un articolo? Perché Unforgiven (che in inglese vuol dire irredento), fra tantissime altre cose che non potrò discutere in dettaglio [3], è anche una profonda riflessione sulla violenza, costruita, per così dire, in controcanto alla Commedia dantesca: nel poema il personaggio Dante, per rivedere Beatrice e salvarsi, deve scendere all’inferno, risalire la montagna del purgatorio e quindi, trasumanando, indiarsi nel paradiso; Unforgiven fa fare al suo protagonista, William Munny, il viaggio opposto: dal paradiso di un’improbabile salvezza, promessagli e permessagli dalla moglie ormai defunta, all’inferno della ricaduta nella violenza estrema della propria gioventù.

Questo articolo cerca di seguire analiticamente questa intuizione, non sforzandosi di dimostrare che gli autori del film abbiano usato la Commedia come traccia d’invenzione o ricorso estetico (anche se non mi sentirei di escluderlo) ma, rovesciata la prospettiva, seguendola come una vena ermeneutica. Se infatti non c’è alcun dubbio sul fatto che entrambe le opere raccontino la storia di un eroe, è chiaro che più che di intertestualità, al riguardo, si potrebbe parlare al massimo di coappartenenza a un macrogenere. Troppo poco perché la cosa risulti interessante per la scienza della letteratura ma abbastanza, a livello di ricezione, per riflettere in profondità sui temi proposti dal film, a cominciare dal rapporto fra violenza e redenzione, fra pratica sociale e proposte spirituali. 

In effetti il film, una volta assunti come principi ermeneutici tanto la parentela che la specularità dei due testi, offre oltre alle similarità evidenti e riconducibili alla coappartenenza al macrogenere delle narrazioni eroiche (rifiuto iniziale, richiesta di aiuto, viaggio, trasformazione…), anche altre e numerose “somiglianze di famiglia”, meno immediate delle prime ma altrettanto innegabili. A scanso di equivoci chiarisco subito che, a lavoro finito, l’ipotesi di un rapporto intertestuale fra le due opere resta, a mio modo di vedere, indimostrabile (giudichi pure al riguardo chi legge, se la questione lo o la intriga) ma alcuni interrogativi (alcuni vicini al film, altri di respiro più ampio) ricevono qualche abbozzo di risposta, p.e: perché, ammettendo che Dante sia redento, William Munny non lo è? Se quel che funzionava col primo non va più bene per il secondo, cosa è andato storto? Unforgiven nega gli assunti ideologici della Commedia o si limita a portarli avanti, elaborandoli in senso moderno fino ad annullarli? Cosa propone il film ai Dante e ai Munny di ogni epoca rispetto alla (questione) pratica della violenza? 

Senz’altra pretesa che quella di vederci un po’ più chiaro nella realtà, questo articolo fa dunque ermeneutica di Unforgiven, limitandosi ad analizzarlo alla luce della Commediafingendo cioè che due autori statunitensi di fine ventesimo secolo (David Webb Peoples e Clint Eastwood) abbiano tenuto l’opera di un poeta tardomedievale fiorentino se non costantemente sott’occhio almeno al di qua della soglia dell’oblio. Il senso di questa operazione, ovviamente, non è nelle mie intenzioni una migliore comprensione dell’opera stessa (e infatti non la analizza tutta ma soltanto le moltissime parti che presentano delle analogie con la Commedia), ma del nodo filosofico fondamentale che questa propone: che rapporto sussiste fra la violenza, la giustizia e la libertà (intesa anche come ricerca di autonomia e di prosperità) nel nostro modo di abitare il mondo? E a quali condizioni i sistemi spirituali che abbiamo elaborato possono gestirlo efficacemente? 

da  Unforgiven  di Clint Eastwod

da Unforgiven di Clint Eastwod

1. Lasciare il paradiso 

Recuperato alla società, cambiato dalla moglie-angelo Claudia Feathers [4]  passata a miglior vita, proprio come Beatrice) l’ex criminale (stragista) [5] William Munny vive in un paradiso molto relativo: vedovo da due anni, due figli a carico e un allevamento di maiali che va di male in peggio. All’inizio del film Munny, un uomo maturo e dall’aspetto inoffensivo, accetta la proposta criminale di un ragazzo, nipote di un suo ex-sodale di imprese criminali: andare in Wyoming a uccidere due uomini, colpevoli di aver sfigurato una prostituta, e dividere la ricompensa che le colleghe della vittima – non soddisfatte dalla parvenza di giustizia ottenuta dallo sceriffo della loro cittadina e non paghe delle proposte di risarcimento alla vittima fatte da uno dei due responsabili – hanno deciso di dare a chi ucciderà i due uomini. Quando il ragazzo, che si fa chiamare The schofield Kid dal nome del modello di pistola che usa, conoscendone la reputazione di killer spietato ed essendo affetto da forte miopia [6], gli propone di unirsi a lui, proprio come Dante esita prima iniziare il viaggio (Ma io, perché venirvi? o chi’l concede?/ Io non Enëa, io non Paulo sono;/ me degno a ciò né io né altri crede) [7], Munny – che, per paura di vendette, non risponde neanche al proprio nome di fronte ai propri figli – inizialmente, rifiuta la proposta: non sono più quell’uomo, mia moglie mi ha curato, era colpa  dell’alcol… ma poi ci ripensa e decide di estendere l’invito a partecipare anche all’unico amico che ha, un altro redento dei tempi della gioventù, Ned Logan.

Ned è ancora bravo a sparare, mentre lui, avendo fatto la prova, sa di non esserlo più. Con Ned il viaggio in Wyoming non avrebbe rischiato di andare a vuoto. Ned, riluttante sulle prime, accetta alla fine anche lui. Prima di farlo però giustifica i propri dubbi così: «Accidenti, Will, non siamo più dei tipi loschi. Che diamine, siamo dei coltivatori!» [8]. E poi perché ucciderli? Cosa avrebbero fatto di male? Sentito per la seconda volta il racconto, maggiorato in crudeltà, dell’aggressione alla prostituta (aggressione che il pubblico ha visto senza troppi sconti e sa benissimo essere più contenuta rispetto ai racconti che ne ha sentito fare ai personaggi del film), avendo concluso che forse i due meritavano di morire, Ned aggiunge: «Del resto, lo sai bene Will, se Claudia fosse viva, non lo faresti». Munny lo guarda inquieto. Restando in silenzio posa la tazza di caffè che sta bevendo sul tavolo e fa per andar via. È solo a questo punto che Ned cede e Munny accenna un sorriso di complicità. 

Il tragitto dalla fattoria di Ned (un posto realmente paradisiaco, molto più bello del luogo dove vive Munny) all’incontro con il ragazzo sulla via del Wyoming è punteggiato da conversazioni fatte di ricordi angoscianti per William e di prospettive edonistiche per Ned. Questi dialoghi si concludono tutti attestando l’avvenuta redenzione di William “per grazia” della moglie e affermando che il fatto di stare per commettere omicidi per denaro, non significa tornare ad essere un poco di buono: bisogna pur mettere qualcosa da parte per i figli… È lo stesso William la prima notte di viaggio a dirlo all’amico (che annuisce senza troppa convinzione): «[…] Non sono più lo stesso [di prima], Ned. Claudia mi ha rimesso a posto, mi ha tolto il vizio del whiskey e tutto il resto» [9]. 

Anche il resto del viaggio dei tre personaggi verso Big Whiskey – la cittadina in Wyoming dove sono diretti e il cui nome non sarà certo sfuggito a Munny– si sviluppa, fino all’inizio di una tempesta, per autentici paradisi naturali. Escluse le conversazioni notturne e dimenticando, con l’aiuto delle bellissime immagini, che il suo viaggio di lavoro si concluderà con due omicidi, Munny comportandosi in modo pacifico, ragionevole e solidale, dà al pubblico del film tutta l’impressione di essere il padre preoccupato del futuro dei figli nonché il vedovo fedele, triste, incapace di sparare e bisognoso di aiuto, che ha visto finora. Perché non credergli quando dice di non essere più quello di prima? 

Ma fra le parole e i fatti c’è uno scarto evidente, difficile (per non dire impossibile) da ignorare. Giunti a destinazione, i tre aspiranti assassini vengono intercettati dallo sceriffo Little Bill Dagget: Ned e il ragazzo (complici le prostitute) riescono a mettersi al sicuro ma William no. Sapendo della taglia lo sceriffo ha infatti imposto a tutti i nuovi arrivati di consegnare le armi di fuoco nel proprio ufficio, rendendo noto il provvedimento attraverso cartelli affissi sulle vie di accesso alla città. Prima dell’arrivo dei tre un altro assassino professionale, English Bob – accompagnato dal proprio biografo: lo scrittore Beauchamp—, ha ignorato l’avviso, incorrendo così nell’ira funesta di Little Bill [10]. Preda della febbre e di visioni oscure, legate a vittime del suo passato, lottando con sé stesso per non trangugiare il bicchiere di whiskey lasciato sul tavolo da Ned, Munny non riesce a essere molto credibile quando nega allo sceriffo di avere con sé un’arma da fuoco. Questi lo perquisisce, lo disarma e quindi – come ha già fatto con English Bob – lo picchia in modo veramente selvaggio. Little Bill ė un essere violentissimo, convinto come tutti nel film (incluse le prostitute) di avere la giustizia dalla propria parte ogni volta che vuole usare violenza a qualcuno. E se sussiste oggettivamente qualche dubbio al riguardo, è molto bravo a convincersene e a convincerne gli altri. 

da Unforgiven di Clint Eastwod

da Unforgiven di Clint Eastwod

2. Scene dal purgatorio 

È a questo punto del film che la relazione fra Unforgiven e la Commedia comincia ad affiorare sempre più e ad assumere una forma più articolata di quella in cui è apparsa finora [11]. 

2.1 La parete di fuoco e la visione di Claudia 

In Purgatorio 27, 7 l’angelo posto a guardia dell’ultimo girone (lussuriosi) prima del Paradiso terrestre intona Beati mundo corde (beati i puri di cuore) omettendo di completare il versetto evangelico (quoniam ipsi Deum videbunt cioè perché vedranno Dio) ma intimando al personaggio Dante e ai suoi compagni (10 s.): Più non si va, se pria non morde, / anime sante, il fuoco: intrate in esso. Quando sente dall’Angelo di Dio che dovrà passare per il fuoco purificatore, il personaggio Dante afferma (14 s.):  per ch’io divenni tal, quando lo ‘intesi / qual è colui che ne la fossa è messo. E che non si tratti di metafore lo si capisce dai versi 49-51, dove i personaggi devono superare fisicamente una parete di fuoco talmente calda che il narratore afferma: Sì com’ fui dentro, in un bollente vetro / gittato mi sarei per rinfrescarmi, / tant’era ivi lo’ncendio sanza metro. 

Come il personaggio Dante in Purgatorio 27, anche Munny esce dall’incontro con lo sceriffo, letteralmente, quasi morto. A partire da questo dato di fatto le somiglianze fra i due testi cominciano un valzer di congruenze e specularità ermeneuticamente fecondo da seguire. Accudito nella sua agonia dall’amico Ned il protagonista dice, in un momento di lucidità, di aver visto non Dio (come prometteva la beatitudine) ma l’angelo della morte e che quest’angelo ha occhi di serpente. Aggiunge di aver visto anche la moglie, Claudia. Bene! [12] Gli risponde dunque Ned per incoraggiarlo, un po’ come Virgilio per confortare Dante durante il passaggio della parete di fuoco gli diceva di intravedere già Beatrice [13], ma William gli spiega che la faccia della moglie era ricoperta di vermi. Sarà pure una promessa di vita eterna, ma per Munny la visione significa soltanto che sta per morire e di morire (dell’eternità) ha una gran paura. Venite, benedicti Patris mei (venite, o benedetti dal Padre mio) cantava una voce che guidava oltre la parete di fuoco Dante e compagni. Sono queste le parole che secondo Matteo 25, 34 Gesù pronuncerà nel giorno del Giudizio. Confortanti per molti indubbiamente ma non per Munny, che ha buone ragioni di credere, che, passando per il Giudizio, lui non verrà salvato, anzi è sicurissimo di finire male. Cosciente di non avere scampo, Munny supplica Ned di tacere al mondo, specialmente ai propri figli, la verità sul suo passato. 

da Unforgiven di Clint Eastwod

da Unforgiven di Clint Eastwod

2.2 Espiazione: la colpa di un uomo fedele 

A livello intertestuale in senso lato la visione di Claudia corrisponde naturalmente all’incontro faccia a faccia di Dante con Beatrice (Purgatorio 30, 31-33/61-145). L’ incontro è amaro anche nella Commedia ma l’esito felice [14], giacché porta, sì, Dante alle lacrime e al pentimento ma, bevute le acque dei due fiumi, il personaggio Dante salirà in paradiso, mentre per Munny la direzione sarà inversa, pur se la caduta non sarà immediata. Del resto, anche per Munny l’incontro con Claudia ha carattere d’espiazione. In Purgatorio 30, 108, Beatrice (mentre sta tenendo un’autentica ramanzina a Dante) giustifica la propria durezza così: perché sia colpa e duol d’una misura. Il dolore fisico provato da Munny, la visione della propria morte e della propria dannazione, sono dunque commisurati alla sua stessa colpa. 

Se di espiazione si tratta, tuttavia, val qui la pena di fare qualche altra riflessione. Dopo il pestaggio di Munny, Alice Strawberry, leader delle prostitute offese, rinfaccia a Little Bill di aver appena ammazzato di botte un uomo innocente (innocent). In effetti Munny non ha ancora ucciso nessuno dei due aggressori. Allora: qual è la colpa che Munny sta espiando in questo momento? Nel faccia a faccia di cui sopra Beatrice accusa Dante di esserle stato infedele dopo la sua dipartita (30, 124-145): 

«Sì tosto come in su la soglia fui / di mia seconda etade e mutai vita, / questi si tolse a me, e diessi altrui./ Quando di carne a spirto era salita, / e bellezza e virtù cresciuta m’era, / fu’io a lui men cara e men gradita; / e volse i suoi passi per via non vera, imagini di ben seguendo false, / che nulla promession rendono intera. / […] Né l’impetrare ispirazion mi valse, / con le quali e in sogno e altrimenti / lo rivocai: sì poco a lui ne calse! / Tanto giù cadde, che tutti argomenti / a la salute sua eran già corti, / fuor che mostrarli le perdute genti./ Per questo visitai l’uscio d’i morti / e a colui che l’ha qua sù condotto, / li preghi miei, piangendo, furono porti. / Alto fato di Dio sarebbe rotto, / se […] tal vivanda / fosse gustata sanza alcuno scotto / di pentimento che lagrime spanda». 

Claudia, da quando Munny ha deciso di accettare la proposta criminale, gli avrebbe insomma mandato visioni, sogni, percosse e (quasi) la morte per farlo pentire di esserle stato infedele. Ma come sa chi ha visto il film, fino a quel momento, Munny, almeno dal punto di vista fisico, non è stato infedele alla moglie, né in vita né in morte. E a breve avrà occasione di dimostrarlo ancora una volta. Si potrebbe certo dire che la via non vera verso la quale Munny avrebbe fatalmente volto i propri passi sarebbe quella che va dalla sua casa a Big Whiskey e, certo, da un punto di vista (per dirla con Hegel) generale non ci son dubbi che l’ipotesi regge: tornare al crimine e alla violenza è un errore. Ma, per riprendere l’obiezione di Kierkegaard a Hegel, non è anche (e soprattutto) a livello individuale che si gioca la vita di ognuno di noi? E allora: quali false immagini di ben ha seguito Munny per arrivare all’esperienza di quasi morte ed espiazione che ha vissuto? Ad angosciarlo nelle sue visioni non sono gli omicidi che non ha ancora compiuto ma quelli commessi in gioventù. Eppure, narrativamente, da questi “peccati” dovrebbe averlo già redento la moglie in vita.

Cosa è rimasto, allora, a Munny di questa redenzione? Soltanto un’effige: la foto della moglie che all’inizio del film lo vediamo riporre in un baule (per poi tirarne fuori la pistola) o il silenzio in cui, poco dopo, deposita dei fiori sulla sua tomba [15]. Immagini di ben certo, ma quanto ancora vere? In Purgatorio 2 il personaggio Dante chiede all’amico Casella di cantargli la propria canzone Amor che ne la mente mi ragiona che tanto lo confortava in vita. L’amico prende a cantare, riporta Dante narratore (113 s.), sì dolcemente che la dolcezza ancor dentro mi suona. Il tema musicale che ha aperto il film e che ricorre ogni volta che Munny pensa alla moglie, indica, probabilmente, che anche per Munny la dolcezza del ricordo ancora sussista. Ma questa dolcezza non riesce a dare un timbro positivo alla sua vita. Anzi: sembra paralizzarla e avvelenarla. Beatrice osserva in Paradiso 5, 19-24: Lo maggior don che Dio per sua larghezza / fesse creando, e a la sua bontate / più conformato, e quel che più apprezza, / fu de la volontà la libertate; / di che le creature intelligenti, / e tutte e sole, fuoro e son dotate. In Paradiso 31, 79-90  (è la famosa preghiera-ringraziamento-congedo a Beatrice, che sta per lasciar il posto a San Bernardo prima dell’ultima visione, e che la donna accoglierà col noto ultimo sorriso) il personaggio Dante dice: 

O donna in cui la mia speranza vige, / e che soffristi per la mia salute / in inferno lasciar le tue vestige, / di tante cose quant’i ho vedute, / dal tuo podere e da la tua bontate / riconosco la grazia e la virtute. / Tu m’hai di servo tratto a libertate / per tutte quelle vie, per tutt’i modi / che di ciò fare avei la potestate. / La tua magnificenza in me custodi, / sì che l’anima mia, che fatt’hai sana, piacente a te dal corpo si disnodi. 

Munny non spera più nella moglie. Evidentemente fatica a credere veramente (in modo cioè che quel che crede dia forma a quel che fa) che il suo potere e la sua bontà sussistano ancora. Azzarderei che la sua anima non è intera (sana) perché non è stata veramente tratta a libertate. Che ne è, infatti, della libera volontà di Munny? Sulla strada per Big Whiskey, Ned (che ha molta nostalgia fisica della propria moglie, Sally two trees, ancora viva e vegeta) gli chiede se va mai in città per cercare, adesso che è vedovo, compagnia femminile. Irrigidito, Munny, gli risponde di no, in città ci va solo per ragioni pratiche (far la spesa, vendere un animale) ma mai per quello (for that). E continua [16]: 

«Uno come me… la sola donna che accetterebbe di stare con uno come me sarebbe una a pagamento e non è giusto comprare corpi umani. Claudia, Dio l’abbia in gloria, non approverebbe, adesso che sono un padre e tutto il resto». 

In senso speculare rispetto a Dante Munny è talmente represso dalla fedeltà alla moglie scomparsa da non riuscire neanche a nominare i propri bisogni naturali. In altri termini: il protagonista del film è unforgiven (e dunque bisognoso di espiazione) nella misura in cui non crede a se stesso ma all’immagine di uomo che crede di dover essere (senza poterlo), ovvero quella impostagli dalla prima redenzione da parte della moglie in vita. Una volta rimasto vedovo, quell’immagine di uomo diventa inattuale e inattuabile in quanto eccessivamente ascetica e punitiva [17]. La sua “colpa da espiare” è quella di continuare a voler vivere come un marito e un prospero allevatore di maiali (quando è vedovo da più di due anni e i suoi animali – lo si vede all’inizio del film– sono quasi tutti malati) oltre il suo stesso desiderio. Il film esprime questa forma di ostinazione in rovinose cadute fisiche nel fango (all’inizio del film), repressione sessuale (ne dà prova e testimonianza per almeno due terzi del film[18]), manie di persecuzione e un registro linguistico talmente libresco da risultare falso, vera e propria falsa immagine di ben. Per esempio all’inizio del film quando il cavallo, disabituato alla sella, lo disarciona, lui spiega ai figli che lo guardano preoccupati: «Questo vecchio cavallo mi sta facendo pagare i peccati di gioventù. Quand’ero giovane, prima di incontrare la vostra cara e defunta madre ero debole e dedito a maltrattare gli animali. […] Questo cavallo e quei maiali mi stanno facendo pagare le crudeltà che ero solito infliggere. Ero capace di insultare e di frustare un cavallo così [recalcitrante] ma vostra madre, Dio l’abbia in gloria, mi ha fatto capire di non essere sulla retta via» [19]. A mio modo di vedere, l’esperienza di punizione, confessione ed espiazione vissuta da Munny, è diretta a questa sua incapacità di credere (dopo la morte della moglie sicuramente, prima non è possibile saperlo) che, nonostante tutto, in lui e nel mondo ci sia qualcosa di migliore dei suoi stessi peccati, qualcosa di buono in sé, che ha diritto di vita e deve essere liberato. 

da Unforgiven di Clint Eastwod

da Unforgiven di Clint Eastwod

2.3 Nel paradiso terrestre 

La cura draconiana dell’esperienza di quasi morte e di visione dell’angelo della morte e del cadavere decomposto di Claudia sembra, in parte, funzionare. Quando, dopo tre giorni fra la vita e la morte, Munny si sveglia del tutto e vede il viso di Delilah, la prostituta sfigurata intenta ad assisterlo, dopo la sorpresa e la paura iniziali, le dice di aver creduto di aver visto un angelo. Non sei morto, gli risponde la donna accennando un sorriso (colui non par corpo fittizio le fanno eco le anime penitenti per lussuria, in Purgatorio 26,12, riferendosi al personaggio Dante prima di passare la parete) [20]. Beati quorum tecta sunt peccata (Beati coloro le cui colpe sono state perdonate!) recita il Salmo 31,1. Il versetto è citato in Purgatorio 29,3 e sembra perfettamente applicabile al Munny della scena successiva. Infatti, qualche giorno dopo, rientrato sempre più in forze Munny, mangiando e contemplando il paesaggio – mattina soleggiata su un altipiano bianco di neve, qualche albero e le montagne candide in fondo a decorare l’orizzonte – comunica a Delilah la sua felicità di essere vivo. È l’unica volta, in tutto il film, che questo personaggio esprime sentimenti del genere [21]: «Pensavo di morire. Di norma non presterei attenzione a un panorama come questo… agli alberi… ma ad esso li vedo eccome. Credevo veramente di non farcela.». In Purgatorio 28, 76-81 Matelda, il personaggio femminile che Dante incontra nel Paradiso terrestre prima di Beatrice, spiega il proprio riso ai tre viandanti (Dante, Virgilio e Stazio sono tre, proprio come Munny, Ned e il ragazzo) attraverso il Salmo 91/92, rinviando al verso Delectasti, che pur non essendo il primo versetto del Salmo (come è uso indicarli) doveva suonare immediatamente riconoscibile ai lettori/ascoltatori del poema dantesco, tanto che Matelda omette il resto del versetto cui allude (5): Quia delectasti me, Domine, in factura tua / et in operibus manuum tuarum exsultabo cioè Perché tu mi rallegri, Signore, nel tuo agire, / esulto per le opere delle tue mani. Munny, rinato, è chiaramente in stato di grazia, ma la cura non è ancora completa e l’incanto dura poco. 

Delilah gli ha riportato il cappello che aveva perso durante il pestaggio subito. Avvicinandosi a Munny per restituirglielo gli chiede se ha ancora intenzione di uccidere i due cowboys. Quando l’uomo risponde di sì, sempre che la storia della taglia sia ancora valida, Delilah, annuendo, lo informa che Ned e il ragazzo hanno già avuto qualche anticipo sul pagamento: due sue colleghe avevano infatti messo loro a disposizione i propri corpi, scontando il pagamento della prestazione dalla taglia promessa. Sedendosi accanto all’uomo e raccogliendo il coraggio a due mani Delilah gli chiede se anche a lui andrebbe di prendere un anticipo. Dopo qualche secondo di silenzio (e forse anche di valutazione della proposta) Munny rifiuta. Piena di imbarazzo la donna, alzandosi e inginocchiandosi, dando le spalle all’uomo, si affretta ad avvertire che non intendeva certo dire che l’anticipo glielo avrebbe dato lei, due sue colleghe sarebbero state ben felici di farlo. Munny capisce e chiarisce che non è che il problema sia il fatto che lei sia sfigurata. Sì, l’altro giorno le aveva detto di assomigliarle ma si sbagliava: «Tu non sei brutta, come me. È solo che entrambi abbiamo delle cicatrici. Ma tu sei una bella donna e se volessi un anticipo lo vorrei da te, penso, piuttosto che dalle altre due. È che… non posso, per rispetto a mia moglie» [22]. Munny, riscuotendo l’ammirazione di Delilah resta, dunque, fedele alla moglie. Che questo non sia un buon segno, lo si vede dalle sue decisioni ulteriori. 

3. I due omicidi 

Recita Matelda nel Paradiso terrestre (Purgatorio 28, 91-96): 

Lo sommo Ben, che solo a sé piace, / fé l’uom buono e a bene, e questo loco / diede per arr’ a lui d’etterna pace. / Per sua difalta qui dimorò poco; / per sua difalta in pianto e in affanno / cambiò onesto riso e dolce gioco. 

9783518587126-itSull’altipiano innevato Munny (disarmato dallo sceriffo) – il suo arbitrio, per dirla come Virgilio a Dante (Purgatorio 27, 140), ormai libero, dritto e sano (e, continua il verso successivo, fallo fora non fare a suo senno) – sarebbe a questo punto del film libero di tornarsene a casa, contento di non esser morto e capace finalmente di sentire il mondo come un possibile paradiso [23]. Ma la sua storia non sarà questa e la “missione” riprenderà il proprio corso omicida. Trovata, infatti, la prima delle due vittime, i tre si accingono ad assassinarla. L’unico modo di farlo, però, è appostarsi lontano e sparargli con un fucile. Il ragazzo è evidentemente fuori gioco; dovrà pensarci Ned. Il primo colpo uccide il cavallo su cui si trova la vittima. L’animale stramazza al suolo bloccando l’uomo per terra e gli rompe una gamba, lasciandolo immobile e ben visibile ai suoi assalitori. Sarebbe facile colpirlo ma Ned non riesce a portare a termine l’operazione: umanamente è incapace di premere il grilletto. Anche stavolta Munny capisce. Prende il fucile dalle mani di Ned e, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, con l’ultima cartuccia a disposizione, miracolosamente vista la sua imperizia col fucile [24], colpisce l’uomo allo stomaco, mentre questi, liberatosi dal cavallo e strisciando con fatica, stava disperatamente cercando rifugio fra le rocce. L’uomo capisce di essere agli sgoccioli e prende a lamentarsi. Il ragazzo, incapace di vedere alcunché da così lontano, ha avuto e ha bisogno di farsi raccontare quanto avviene, ma sentendo perfettamente i lamenti dell’uomo, gli grida che avrebbe dovuto pensarci prima di sfigurare una donna. Il moribondo, ignorando le accuse, implora i propri amici di dargli un sorso d’acqua. Questi, timorosi di essere colpiti, restano immobili. A questo punto neppure Munny ce la fa a sopportare la situazione e urla di dare dell’acqua all’uomo, promettendo di non sparare. 

Assistere alla morte dell’uomo e la consapevolezza di averla provocata calano su Munny e su Ned come una condanna: dei due soltanto Munny sembra poter resistere a questo peso. A metà dell’opera Ned ha capito che né può né vuole portarla a termine e decide di andar via. Munny, comprendendo ancora una volta perfettamente cosa sta vivendo l’amico, gli promette che, contrariamente a quanto pretende il ragazzo, a cose fatte gli porterà comunque il compenso che gli spetta. Sulla via del ritorno Ned viene però intercettato dallo sceriffo, arrestato e torturato a morte [25]. Adesso Little Bill conosce i nomi degli altri due assassini. Questi, intanto, ignari della sorte di Ned, riescono a uccidere anche la seconda vittima. Questa volta a farlo materialmente è il ragazzo. Munny, ben contento di non doverci pensare lui, si limita a indicarglielo e a sparare qualche colpo di copertura. Il ragazzo, vincendo con fatica tutti i propri freni interiori, uccide l’uomo sorprendendolo mentre questi, disarmato, sta defecando in una latrina: il contrasto con i duelli eroici, tipici del western, non potrebbe essere più evidente [26]. 

La conversazione che segue al secondo omicidio fra il ragazzo e Munny è un altro momento chiave del film. Ha luogo in un tempo in cui l’azione vera e propria, come durante il secondo colloquio fra Munny e Delilah, è sospesa. È uno di quei momenti di calma in cui il respiro rallenta e si è onesti con se stessi e un po’ più lucidi sul mondo. È un tardo pomeriggio nuvoloso, una tempesta è vicina. I due personaggi si trovano in una sorta di prateria molto ondulata, la monotonia dell’erba è interrotta soltanto da un albero, contro il quale è appoggiato, di schiena e seduto – l’aria affranta – il ragazzo. Munny è in piedi, a qualche metro dal ragazzo, gli dà le spalle e sta lì, ritto, al di fuori dell’ombrello disegnato dall’albero, a scrutare l’orizzonte [27]. Ovvio che l’albero d questa scena rimandi a quello della scena iniziale del film (casa, albero, tomba). Ovvia anche l’interpretazione: Munny ha riguadagnato la sua piena autonomia e capacità di giudizio. Questa nuova condizione gli conferisce sia una grande profondità di sguardo su di sé e sul mondo che la serenità di esprimere apertamente le verità (anche spiacevoli) cui giunge. 

KID: (con tono falsamente euforico) Ho colpito quello stronzo tre volte.  (Raccontando la scena a gesti) Lui sta cagando… ha provato (sic) a prendere la sua pistola e io l’ho fulminato. Il primo colpo… lo prendo proprio in mezzo al petto… (col tono di chi si confessa) Eh Will, è stata la mia prima volta. 
MUNNY: La prima volta di che cosa? 
KID: La prima volta che ho ucciso qualcuno. Ti ricordi che ho detto che avevo sparato a cinque persone? Non è vero. […] 
MUNNY: Beh, oggi, quel tipo, l’hai proprio fatto secco. 
KID: (euforico) Certo che sì. L’ho fatto secco, no? Tre colpi mentre cagava (la voce gli si rompe). 
MUNNY: (voltandosi a metà verso il ragazzo) Bevi un sorso, Kid. 
KID: O mio Dio (piangendo). Non sembra vero che non respirerà mai più, mai più. Che è morto. E l’altro pure. E tutto quel che ci vuole è premere un grilletto. 
MUNNY: È una cosa pazzesca uccidere un uomo. Gli porti via tutto quel che ha e tutto quel che avrà. 
KID: Sì. Beh, immagino che se lo siano meritato (beve un altro sorso dalla bottiglia). 
MUNNY: Tutti ce lo meritiamo, Kid. 

Mentre i due parlano, sia Munny che il pubblico vedono avvicinarsi lentamente una persona a cavallo. È una delle prostitute; sta portando loro la ricompensa. Ci mette tutto il tempo della conversazione per arrivare fino a loro. È soltanto mentre sta per andar via, dopo aver consegnato la ricompensa, che la giovane si rende conto che i due non sanno nulla della morte di Ned. Appresa la notizia Munny riprende in mano la bottiglia che aveva dato al ragazzo e ne prende un sorso. Quando Dante beve l’acqua del Lete e dell’Eunoe – cosa che gli permette di dimenticare il male commesso e di ricordare tutto il bene compiuto– vive la trasformazione che lo porta in paradiso. Anche in Munny, bevendo, si opera una trasformazione ma è quella necessaria a entrare nell’inferno più oscuro. Da meditativo che era, duro e deciso intima al ragazzo di dargli la pistola. Kid, disposto ormai a rinunciare persino alla propria parte di ricompensa pur di non uccidere più nessuno, (meglio cieco e povero che morto) [28], gliela cede e gli dice:«Io non sono come te, Will». Munny, che sa esattamente ciò che il ragazzo intende dire, annuisce. Lo manda quindi a casa, affidandogli la propria parte, rassicurandolo: «Non preoccuparti Kid, non ti ucciderò. Tu sei l’unico amico che mi è rimasto […] ». 

71swmohxstl-_ac_uf8941000_ql80_4. La libertà e l’inferno 

È inutile cercare scuse: ammazzare è un atto di una gravità spaventosa. Nessuna ragione al mondo – riparare a un’ingiustizia, passata o futura, o procurarsi delle risorse – potrà mai giustificarlo perché nessuno di noi è migliore degli altri. Che cosa intende, allora, il ragazzo quando dice a Munny di non essere come lui? Munny non è un mostro diverso dagli altri esseri umani ma [29], a differenza di altri, appartiene a quel gruppo di persone che sa mantenere la propria umanità sotto controllo quando ha bisogno di farlo, fino a sospenderla del tutto. Questo fa di lui uno specialista della violenza. Il ragazzo, nel primo colloquio che hanno, quando gli chiede di unirsi a lui nell’impresa, glielo aveva detto chiaramente: secondo suo zio (ex-sodale di Munny in gioventù) Munny sarebbe freddo come la neve, qualcuno capace di non perdere la testa e non avere paura in nessun tipo di situazione [30]. È forse quest’osservazione, più dei motivi economici, a spingere Munny ad accettare la proposta, a fargli intuire che è proprio di quella sua particolare qualità che avrà bisogno per rimettere la propria vita in carreggiata. L’amicizia che sente per Ned e poi anche per il ragazzo si basa probabilmente sulla capacità di questi ultimi di avere coscienza di questa sua terribile peculiarità e, tuttavia, continuare ad avere una relazione umana con lui, senza chiedergli di nascondersi o snaturarsi: Ned e Kid lo riconoscono come pericolosamente diverso da loro ma non lo ripudiano per questo; lo considerano cioè ancora umano [31]. Che sia capace di atti di violenza che farebbero tremar le vene e i polsi a chiunque altro significa forse che provi piacere nel farlo e non sappia essere altro che un killer? Kid e Ned (e anche chi guarda il film) sanno che non è così: Munny sa essere anche un marito devoto, un padre e un amico ragionevole e responsabile, un essere umano capace di pietà, delicatezza e compassione. 

Ma se tutto questo è vero, perché allora scatena l’inferno che sta per scatenare? Avendo incassato la ricompensa, non sussiste più alcuna ragione economica per tornare a Big Whiskey e fare una carneficina. Né si tratta (come la trama suggerisce e come Munny stesso, di lì a poco, fingerà) di vendicare Ned. Per quanto mi riguarda, penso che Munny decida di compiere la strage come forma di difesa preventiva. Quando la prostituta, consegnandogli la ricompensa, gli racconta di Ned, Munny, tenendo sotto controllo la rabbia e il dolore, prende infatti le misure di Little Bill. Che razza di uomo è capace di ucciderne un altro mentre lo ha totalmente sotto il proprio controllo? Un uomo che non teme nulla e nessuno, che pensa di potersi difendere da qualunque cosa e da chiunque. La ragazza riferisce che Ned ha detto allo sceriffo che William Munny, criminale stragista senza alcuno scrupolo, lo avrebbe vendicato. Bevendo lentamente dalla bottiglia (come se i pensieri e il liquore venissero giù contemporaneamente) Munny fa una domanda che è più che altro una constatazione: «ma questo non ha fatto paura a Little Bill? [32]». Quando la ragazza risponde di no, Munny, perfettamente lucido e con infinita tristezza, chiude la bottiglia e decide di non avere altra scelta. Quando affida i soldi al ragazzo gli dice: «sta alla larga dalla gente che incontri. Ce ne saranno un sacco che vogliono impiccarti» [33] . E infatti Little Bill sta già organizzando la gente per la caccia all’uomo. 

Se la prospettiva è questa (perdere la vita e con lei la libertà), sembra dirsi Munny, tanto vale gettare il cuore oltre l’ostacolo e giocarsi il tutto per tutto. Vuotata la bottiglia (difficile fare questo genere di cose da sobri), armato di pistola e di fucile, a sera inoltrata Munny entra nel saloon-postribolo dove la prostituta è stata sfigurata e dove sa di trovare Little Bill e i suoi uomini. Fuori dalla porta, segnalata da due torce, la bara di Ned, aperta e in posizione verticale, presenta un cartiglio [34]: «Così finiscono gli assassini da queste parti». Voleva essere un avvertimento; sarà una profezia. 

Munny, fucile in mano, chiede chi sia il padrone del locale. Nel silenzio generale (la scena ricorda un film di Bergmann) Skinny fa due passi avanti e dice esitante: «ehm, questo negozio è mio. L’ho comprato da Greely per mille dollari» [35]. Munny chiede agli astanti di allontanarsi da Skinny e quindi, superando le ingiunzioni ad attendere di Little Bill, lo uccide. Lo sceriffo lo riconosce [36]: «Tu saresti William Munny, assassino di donne e bambini […]». La risposta di Munny è inequivocabile [37]: «così. Ho ucciso donne e bambini. Ho ucciso praticamente qualunque cosa cammini o strisci per terra […] e sono qui per ucciderti, Little Bill, per quel che hai fatto a Ned […]». Iniziata la sparatoria (che fa almeno cinque morti e svuota il locale), Munny si ritroverà, alla fine, in piedi, un piede sulla mano dello sceriffo, ferito e steso per terra. Con il fucile puntato contro la propria faccia, lo sceriffo inizia un breve ma denso dialogo con Munny. È un altro momento di verità [38]: 

LITTLE BILL: Non merito di morire così. Stavo costruendo una casa [39]. 
MUNNY: Il merito non ha niente a che vedere con questo. 
LITTLE BILL: Ci vedremo all’inferno, William Munny. 
MUNNY: (prima di sparargli al volto, prendendo lentamente e deliberatamente la mira, evidentemente libero o indifferente a quella paura) Sì. 

91ksudpxlml-_uf10001000_ql80_In pieno temporale, Munny esce dal saloon. Minaccia ecatombi contro chiunque osi opporglisi, passa davanti alla bara aperta di Ned e ne pretende la giusta sepoltura; che poi a nessuno venga in mente di sfigurare o maltrattare in altri modi (otherwise) le prostitute, altrimenti Munny sarebbe tornato a uccidere non solo il colpevole ma tutti quanti: sembra un copione già scritto, la lingua e il tono suonano falsi e di circostanza. È  evidente che Munny dice qualcosa a cui non crede neanche lui ma chi, fra la gente normale, si assumerebbe il rischio di verificarne la tenuta? Nella pioggia e nell’oscurità interrotta solo dalle torce accese vicino alla bara di Ned, le prostitute escono fuori a vederlo allontanarsi. Alice Strawberry sembra impaurita, atterrita dalle conseguenze dei suoi stessi desideri. A Delilah, invece, scappa quasi un sorriso che ha pochissimo di angelico. Il sorriso di Delilah ricorda quello di Munny a Ned all’inizio della storia. Entrambi i sorrisi hanno poco a che vedere con quello di Beatrice in Paradiso 31 che preannuncia la salvezza, salutando vuoi una vendetta vuoi la disponibilità a prendervi parte [40]. 

Il film si chiude con la scena iniziale della casa, dell’albero e dell’uomo vicino alla tomba. Attraverso un’altra sovraimpressione veniamo informati che alcuni anni più tardi la madre di Claudia si recò a visitare la tomba della figlia. William Munny, intanto, era sparito  insieme ai propri figli [41]. Qualcuno diceva che era andato a San Francisco dove, pare, avesse fatto fortuna nel commercio. E la signora Feathers, di fronte alla tomba della figlia, avara di segni e indicazioni, non riuscì mai a spiegarsi perché la figlia avesse voluto per marito proprio William Munny «[…] un noto ladro e assassino, […] un uomo d’indole malvagia e intemperante». 

da Unforgiven di Clint Eastwod

da Unforgiven di Clint Eastwod

Conclusione 

Come osserva John Freccero (1986), nel suo classico su Dante e la poetica della conversione, dietro alla finzione letteraria culminante con l’ultima visione l’opera dantesca ci dice chiaramente che la conversione non è uno stato acquisito definitivamente ma un processo continuo e dall’esito mai scontato. Se traduciamo “conversione” con “redenzione” Unforgiven e la Commedia sembrano convergere sulla stessa tesi, anche se da prospettive (e forse anche con speranze) diverse. Secondo Kierkegaard (Timore e tremore), notoriamente, il paradosso della fede è che l’individuo determina il suo rapporto al generale (p.e. le norme sociali) mediante il suo rapporto con l’Assoluto, non il suo rapporto con l’Assoluto mediante il generale. Perché scomodo il filosofo danese? Perché tanto Munny che Dante vivono la loro avventura non solo moralmente ma anche e soprattutto religiosamente: quel che li angoscia e li salva non è il rispetto delle convenzioni umane (il generale) ma il senso fondamentale della loro vita (l’Assoluto): se per Dante si trattava, in fin dei conti e nonostante tutto, di entrare in risonanza con l’amor che move il sole e l’altre stelle, per Munny – questo Assoluto prendendo, credo, piuttosto l’aspetto di una forza misteriosa che in fin dei conti e nonostante tutto non lo ha ancora dannato come meriterebbe – di capire (e gestire) il terribile potere di questa risonanza. Ancora più profondamente: per Dante il rapporto con l’Assoluto è mediato (anche provvidenzialmente) da Beatrice; per Munny, se mai lo è stato, non è più mediato né da Claudia né da nessun altro ente, riguardando essenzialmente ed esclusivamente Munny stesso e il suo destino. Fra la prima sparatoria nel saloon-postribolo e l’esecuzione a sangue freddo di Little Bill, Munny ha un breve dialogo con un altro personaggio che illustra molto bene quel che sto cercando di esprimere. Il locale è vuoto: ci sono solo cadaveri per terra. Munny si dirige alla barra: ha bisogno di altro whiskey per ultimare l’opera. Da sotto un corpo senza vita improvvisamente emerge una voce, un uomo che si lamenta: è Beauchamp, lo scrittore che dalla biografia di English Bob è passato a scrivere quella di Little Bill. Beauchamp crede di essere ferito ma Munny lo rassicura: il sangue che ha addosso non è il suo. A questo punto lo scrittore – in un mix veramente sgradevole di timore, ammirazione, attrazione e voyeurismo che non lo rende per niente simpatico – comincia a chiedergli come abbia fatto, da solo, a uccidere così tante persone armate senza ricevere neanche un graffio. Ci deve essere un metodo per fare queste cose, un sistema, e lui vuole assolutamente conoscerlo. Non ci riuscirà, il breve dialogo si chiuderà con la sua fuga a gambe levate dal saloon.

BEAUCHAMP: (avvicinandosi a Munny) Chi hai ucciso per primo? Eh… (recitando come da una cattedra) se fronteggiato da forze superiori, l’esperto pistolero sparerà sempre, per primo, sul tiratore migliore. 
MUNNY: (con tono sincero) Davvero? 
BEAUCHAMP: Sì. Me lo ha detto Little Bill. È probabile che tu abbia ucciso lui per primo, no? 
MUNNY: Devo aver avuto fortuna. Ma io ho sempre avuto fortuna quando si è trattato di uccidere [42]. 

61gbp76a4vl-_ac_uf10001000_ql80_Il perdono di cui Munny ha fatto esperienza nel corso della sua vita è, insomma, quello di Caino, la cui colpa, racconta Genesi 9-16, è troppo grande per esser sopportata, così che il Nome lo marca perché chiunque lo incontri non lo uccida. Questa è la base della sua fede, della sua visione del mondo e del suo modo personale di agirvi. Munny vive il proprio talento di uccidere, la propria libertà, sia come condanna all’impossibilità di ogni mediazione che come segno intollerabile e incomprensibile di una misericordia inspiegabile, assurdamente ingiusta e ai suoi occhi, molto probabilmente, persino inumana (in quanto lo condanna o a fare o a mantenere un deserto intorno a se stesso). La proposta spirituale mediatagli dalla moglie ha smesso di parlargli perché non solo non ha sostenuto la prova della crisi (come ho cercato di chiarire nell’analisi, anche il rapporto con la moglie stessa, dopo la morte di quest’ultima, diventa per Munny patologico e insostenibile), ma soprattutto perché non regge al confronto di quel che Munny, per esperienza individuale e al di là di ogni paura o rimorso, profondamente sa: la violenza, se fatta bene, nonostante tutto, paga. 

La posizione di Munny vanifica radicalmente quella di Dante? Direi di no. Se si guarda al mondo con realismo, in giro ci sono ancora tanti Munny quanti Dante: la scelta se usare o meno violenza per cavarsi d’impiccio o prosperare è in tantissime situazioni, almeno in linea di principio, ancora possibile. Piuttosto: indipendentemente dal fatto che ci si riconosca di più nell’umanità costruttiva di Dante o in quella radicalmente triste, individualista e distruttiva di Munny, l’analisi svolta in questo articolo suggerisce che nessuna proposta spirituale seria può ignorare o sminuire l’esigenza di giustizia, verità, libertà, autonomia e prosperità, che pervade gli individui, le società e il mondo che abitiamo, in qualche modo (temporalmente, metafisicamente o poeticamente) rimandandola a quell’altro [43]. Né (e soprattutto) può ignorare il fatto che gli esseri umani per soddisfare quelle esigenze si sentono in diritto di ricorrere, prima o poi, alla violenza [44]. Con questo non voglio dire che il film redima la violenza come mezzo per il raggiungimento di quei fini. Semplicemente non arriva, in ultima analisi, a presentarla come un tabù, limitandosi piuttosto a rilevarla come un fatto, una condizione strutturale, deplorevole quanto si vuole ma fondamentalmente perenne.

Lungi dall’idolatrarla (come spesso ha fatto il cinema) Unforgiven, dissacrando il più possibile il rapporto che abbiamo con la violenza, avverte quanto sia pericoloso farne uso. In particolare il film mostra p.e. che a voler stabilire la verità per mezzo della violenza (come fa Little Bill torturando Ned) quest’ultima tende a prendere il sopravvento su tutti gli altri fattori in gioco, fino ad avere la meglio persino su chi crede di usarla. Anche attraverso la generazione progressiva di informazioni false la violenza ha la meglio sulla verità: ogni racconto dell’aggressione alla prostituta viene maggiorato in crudeltà (false) al fine di produrre altri atti violenti (punizione degli aggressori). Il linguaggio permette così di redimere preventivamente comportamenti violenti, fino a negare l’evidenza – come nel caso di Munny che, andando a commettere due omicidi, nega di essere un poco di buono o di essere armato – ovvero di giustificarli quando, da un punto di vista storico o puramente epistemico, sono già avvenuti (i vari se lo meritano o meritavano che risuonano per tutto il film, vuoi prima vuoi dopo i due omicidi). Il rapporto fra verità e violenza viene così mostrato in tutta la sua incompatibilità. Lo stesso per quanto riguarda la giustizia: le prostitute, che per stabilire una norma di civiltà (chiunque faccia parte della società, quindi anche una prostituta, ha diritto alla giustizia) commissionano due omicidi, finiscono per scatenare una vera e propria carneficina che sicuramente non avevano previsto e che di certo – in un prosieguo ideale della storia– non può che essere vissuta dal resto dell’umanità come sproporzionata,  eccessiva, ovvero ingiusta. Cosa dire poi rispetto alla libertà e alla ricerca di autonomia e di prosperità? Lì bisogna ammettere, che se alla fine Delilah accenna un sorriso e Munny sopravvive e prospera, il film offre molto poco per dissuadere dall’usare la violenza come mezzo di risanamento psicologico dopo un torto subito o come metodo di ascesa sociale[45]. Una ragione in più, quest’ultima, direi, per sottolineare l’urgenza di rivedere le proposte spirituali (da  quelle religiose a quelle politiche) che nel bene e nel male ci hanno portato fino a qui, non distruggendole o dimenticandole ma rinnovandole. Comunque si faccia quest’operazione e quali che ne siano i risultati, un criterio di giudizio fondamentale per orientarsi fra le loro proposte mi sembra quello di valutare il ruolo che la violenza gioca al loro interno. Se la negano o la minimizzano, probabilmente queste proposte spirituali alla lunga non saranno né utili né efficienti, giacché finiranno per stimolarla. Se invece la prendono sul serio (ne riconoscono cioè tutte le dinamiche e le funzionalità), proprio perché la prendono sul serio, devono essere non solo ferme nel rifiutarla ma anche capaci di portare chi ne sia tentato o tentata a ripudiarla. Altrimenti: si continui a cercare.

Dialoghi Mediterranei, n.74, luglio 2025
Note
[1] «[…] a known thief and murderer, a man of […] vicious and intemperate disposition». Procederò allo stesso modo per tutte le altre citazioni.
[2] «[…] a comely young woman and not without perspectives […]».
[3] V. Buscombe (2004) che presenta moltissime tematiche toccate dal film: dalla revisione del genere western alla mascolinità violenta, dalla storia degli Stati Uniti al loro capitalismo e molto altro ancora. Per un’analisi più tecnica del film v. Pescatore (2020), per una presentazione critica del film all’interno dell’intera produzione western di Eastwood v. Kitsen (2004).
[4] Per banale che suoni, il cognome della moglie defunta vuol dire piume, come a indicare le ali di un angelo.
[5] Scopriremo più avanti che in gioventù, per commettere una rapina, non ha esitato a far saltare in aria un treno, uccidendo donne e bambini.
[6] Condizione che lo obbliga ad assumere il rischio di avvicinarsi troppo alle sue vittime.
[7] Inferno 2, 31-33. Pro memoria: quest’esitazione di entrambi i personaggi delle due opere costituisce certamente un tratto comune ma, come ho osservato nell’introduzione, non è qualificabile di intertestualità, riferendosi essenzialmente a un momento tipico delle narrazioni eroiche (v. il celebre Campbell, 1949/1968/2008/2020); più che di intertestualità (nel senso di un rapporto/rimando esplicito o implicito fra testi) si tratta qui di coappartenenza dei due testi al macrogenere delle narrazioni eroiche. Anche ammettendo un rapporto fra i due testi questo sarebbe probabilmente mediato dal genere, giacché nell’area culturale cui afferiscono i due testi ve ne sono (dall’Iliade e dall’Esodo in poi) numerosissimi altri che appartengono allo stesso genere.
[8] «Hell , Will, we ain’t bad men no more. Shit: we’re farmers!».
[9] «[…] I’ ain’t like that [like I was] no more, Ned. Claudia, she straightened me up, cleared me of drinking whiskey and all».
[10] Non ho lo spazio per affrontare l’interessante sequenza narrativa che riguarda English Bob e Beauchamp, interessante per almeno 4 ragioni: rapporto fra virilità e violenza — in particolare riguardo al trattamento ingiusto della prostituta sfigurata da parte di Little Bill — , distanza fra il racconto e la realtà della violenza, criteri fondamentali per porvi un limite, funzione sociale distintiva e dominante di chi è violento o di chi gli è associato (o associata). Al riguardo v. Buscombe (2004). Dei tre killer di cui il film parla (gli altri due sono Munny e Little Bill) English Bob è certamente quello verso il quale è più difficile per il pubblico provare empatia, essendo fra i tre l’unico che uccide senza motivo e apparentemente anche con leggerezza ed evidente soddisfazione.
[11] V. n. 7.
[12] «That’s good you saw Claudia, Will, aint’it? ».
[13] Purgatorio 27, 52-54: Lo dolce padre mio, per confortarmi, / pur di Beatrice ragionando andava, / dicendo li occhi suoi già vedere parmi.
[14] La seconda visione del volto rivelato di Beatrice in Purgatorio 31 (133-145) non ha per Dante personaggio più nulla di amaro o vergognoso, tanto che in 32 (1-18), distogliendo lo sguardo scopre di essere temporaneamente cieco (per poi vederci ancora meglio), tanto era luminosa lei e lui desideroso di rivederla dopo la decenne sete. All’inizio del film Munny prende la foto della moglie e la guarda con un’espressione di vergogna più che di nostalgia: sta per prendere la pistola e vedere, se dopo tanto tempo, sa ancora sparare.
[15] V. n. 14.
[16] «A man like me… only woman a man like me could get, is one he’d have to pay for and that ain’t right buying flesh. Claudia, God rest her soul, would never want me doing that, me being a father and all».
[17] Cf. Marks (2009: 126 s.) e il suo concetto di “difetto fatale” (fatal flaw) di un personaggio come ricorso narrativo (di cui Munny è solo un esempio) nonché l’ampia parafrasi che ne fa Sanchez-Escalonilla (2021) — e la sua amplia bibliografia— nel quadro delle riflessioni sulla colpa come motivo nella produzione filmica di Eastwood.
[18] V. n. 16.
[19] «This old horse is getting even with me for the sins of my youth. In my youth before I met your dear, departed ma, I used to be weak and given to mistreating animals. […] This horse ant hogs over there are getting even with me for the cruelty that I inflicted. I used to be able to cuss and whip a horse like this, but your ma, rest her soul, showed me the error of my ways.»
[20] M: «I thought you was an angel.» D: «You ain’t dead».
[21] «I thought I was gone. I wouldn’t normally pay no notice to high country like this… trees… But I’m sure noticing them now. Thought I was dying for sure. […] ». Il mezzo sorriso diretto a Ned, all’inizio del film, sembra più un’espressione di compiacimento per l’assenso dell’amico che di risonanza vitale, se così si può dire, “spontanea”. Qualche altra considerazione su questo sorriso si trova nelle conclusioni.
[22] «You ain’t not ugly like me. It’s just that we both got scars. But you’re a beautiful woman, and if I was to want a… free one, I’d want it with you I guess, more than them other two. It’s just that I… I can’t on account of my wife».
[23] Sul concetto di risonanza in senso sociologico v. Rosa (2016 e 2018).
[24] Con raccapricciante ironia compositiva gli autori mettono in bocca a Munny, mentre prende il fucile dalle mani di Ned:«I ain’t very good with one of these» ovvero « Non sono proprio bravissimo con un affare del genere».
[25] Ned (sposato con una nativa americana) è nero. La tortura inflittagli da Little Bill è la frusta. Buscombe (2004) sottolinea giustamente le evidenti connotazioni politiche della scena. Ennesima questione che non ho lo spazio di affrontare.
[26] Il ragazzo rimanda chiaramente al ragazzino del celeberrimo Shane (western del 1953). Buscombe (2004) sottolinea non solo questa parentela fra i due testi ma anche l’influenza del classico nella filmografia di Eastwood (in particolare per quanto riguarda Pale rider, western precedente Unforgiven di 7 anni).
[27] K: «I shot that fucker, three times. He’s taking a shit… he went for his pistol and I blazed away. First shot… I got him right in the chest…Say Will, that was the first one.» M: «First one of what.» K «First one I ever killed. You know how I said I shot five men. It weren’t true. […] » M: «Well, You sure killed the hell out of that fella today.» K «Hell, yeah. I killed the hell out of him, didn’t I? Three shots, and he was taking a shit.» M: «Take a drink, Kid.» K: «Jesus Christ. It don’t seem real. How he can never breath again, ever. How he’s dead. And the other one, too. All on account of pulling a trigger.» M «It’s a hell of thing, killing a man. You take away all he’s got and all he’s ever going to have.» K: « Yeah. Well, I guess they had it coming.» M «We all have it coming Kid».
[28]« […] better blind and ragged than dead […]».
[29] Sulla figura del mostro e sul suo valore nel complesso paradigma del male v. Baggini (2018).
[30] «You’re as cold as snow. You don’t have no weak nerve nor fear».
[31] Nelle prime conversazioni notturne con Ned verso Big Whiskey, Munny si lamenta con Ned del fatto che la moglie di Ned, Sally, non lo abbia in simpatia. Gli altri elementi della banda criminale, ricordano entrambi, neanche loro lo amavano particolarmente. Qualcuno lo temeva, qualcun altro addirittura lo odiava. 
[32] «That didn’t scare Little Bill, did it?».
[33] «You stay clear from the folks you see. There are lot of ‘em out to hang you».
[34] «This is what happens to assassins around here».
[35] «Ehm, I own this establishment. Bought it from Greely for 1.000 $.». Sánchez-Escalonilla e Buscombe ipotizzano che il film vada inteso anche come critica al capitalismo americano. Almeno relativamente al modo in cui Skinny tratta le prostitute che lavorano per lui e anche per quanto riguarda l’indifferenza di Little Bill per la loro richiesta di giustizia, mi sembra che l’ipotesi sia corretta.
[36] «You’d be William Munny […] killer of women and children […]».
[37] «That’s right. I’ve killed women and children. I’ve killed just about everything that walks or crawls […] and I’m here to kill you, Little Bill for what you did to Ned […]».
[38] LB: «I don’t deserve this, to die like this. I was building a house.» M: «Deserve’s got nothing to do with this.» LB: «I’ll see you in Hell, William Munny» M: «Yeah».
[39] Buscombe (2004) sottolinea giustamente il ruolo simbolico della casa nelle vite di Munny (cui resta una casa ma non una moglie) e di Little Bill (che non ha una moglie e stenta a costruire il tetto della propria casa).
[40] V. n. 21.
[41] William Munny sparisce anche fisicamente dall’ultima immagine del film.
[42] B: «Who did you kill first? Eh…when confronted by superior numbers an experienced gunfighter will always fire on the best shot first.» M: «Is that so?» B: «Yeah. Little Bill told me that. You probably killed him first. Didn’t you?»M «I was lucky in the order. But I’ve been always lucky when it comes to killing folks.» Sul ruolo di Beauchamp e sulla resa linguistico-discorsiva della violenza, oltre Unforgiven, v. McMahon (2010).
[43] Sia detto a onor del vero: neanche nella Commedia le esigenze di verità, libertà, giustizia e autonomia su questa terra sono rimandate all’altro mondo da un punto di vista temporale. Fa eccezione l’esigenza di prosperità, il cui aspetto materiale viene sostanzialmente tradotto in termini di prosperità spirituale.
[44] V. Azzarello (2025a e 2025b).
[45] V. Buck-Morss (2009) e, in particolare sulla Frontier Thesis e la cosiddetta “violenza rigenerativa” Slotkin (1973), Sánchez-Escalonilla (2021) e Kitsen (2004). 
Riferimenti bibliografici
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BUSCOMBE, Edward. 2004. Unforgiven (British Film Institute: London).
FRECCERO, John. (1986). Dante. The Poetics of Conversion (Harvard University Press: Cambridge MA).
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McMAHON, Jennifer L. / B. Steve Csaki. 2010. “The Philosophy of Western” in American Popular Culture 11. 
PESCATORE, Guglielmo (2020, 2. Ed.) Gli spietati in Clint Eastwood a cura di Giulia Carluccio (Marsilio: Venezia).
ROSA, Hartmut. 2016. Resonanz. Eine Soziologie der Weltbeziehung. Suhrkamp: Berlin.
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SÁNCHEZ-ESCALONILLA, Antonio. 2021. “Absolving American Guilt: forgiveness and purification in Clint Easwood’s cinema” in Church, Communication and Culture (vol. 6, 2).
SLOTKIN, Richard. 1973. Regeneration Through Violence. The Mythology of the American Frontier, 1600-1860 (Wesleyan University Press: Middletown).

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Francesco Azzarello, è stato segretario della Scuola di formazione etico-politica “Giovanni Falcone”, ha partecipato a varie attività antimafia collaborando con diverse associazioni palermitane. In Germania dal 1997, ha studiato Filologia romanza e Filosofia a Colonia. Dal 2003 insegna Filologia romanza a Friburgo. Oltre alle pubblicazioni accademiche in linguistica, letteratura e storia della cultura ha scritto di mafia, filosofia, teologia interreligiosa e altro. Dal 2015, con alcuni amici, accompagna diverse famiglie di profughi nel percorso di integrazione in Germania.

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