di Rosa Salvia
Per secoli, la Sicilia ha avuto un ruolo importante nella produzione di zolfo, un’attività che ha lasciato un’impronta indelebile sul paesaggio e sulla storia della regione.
Oggi, ciò che rimane di questa epoca sono le imponenti strutture esterne delle miniere di Gessolungo-Tumminelli, Trabonella e Trabia-Tallarita, situate nella provincia di Caltanissetta.
Questi enormi resti, silenziosi e grandiosi, sono come dei fantasmi che si ergono nel tempo, affascinanti ma anche capaci di turbare profondamente chi li osserva. Sono testimoni di un mondo ormai scomparso, di un passato fatto di fatica estrema e di condizioni di lavoro durissime, che restituiscono un’immagine potente di un lavoro infernale.
Questi luoghi evocano anche ricordi dolorosi, come le voci di 19 giovani carusi che nel 1881 persero la vita nello scoppio di grisù, un gas altamente infiammabile, scatenato da una semplice lampada a olio.
Quel disastro avvenne nella solfatara di Gessolungo e rappresenta uno dei momenti più tragici della storia mineraria siciliana.
Nove di quei ragazzi sono rimasti anonimi, ma il loro sacrificio è diventato il simbolo di un sistema che sfruttava anche i più piccoli, venduti dalle loro famiglie ai padroni delle miniere di zolfo per far fronte alla povertà estrema.
Purtroppo, in quegli anni vigeva un sistema crudele chiamato il “soccorso morto”.
Se una famiglia povera e numerosa aveva bisogno di un prestito per sopravvivere, questa poteva ottenerlo a condizione di mettere come garanzia uno dei propri figli, tra i 5 e i 12 anni. Questi bambini venivano così sfruttati senza pietà, abbandonati a sé stessi dai loro parenti e costretti a lavorare in condizioni disumane.
Molti di loro non vedevano mai la luce del sole, erano costretti a camminare in ginocchio tra le miniere e venivano privati dell’infanzia e degli affetti più semplici. La loro vita era segnata da privazioni e pericoli costanti, e molti rimanevano intrappolati in quel mondo per tutta la vita.
Nel solo distretto minerario di Caltanissetta, nel 1882, si stimava che ben 6.732 bambini fossero sfruttati nei lavori interni alle miniere, mentre altri 2.049 lavoravano all’ esterno.
Questi numeri ci fanno capire quanto fosse diffuso e drammatico lo sfruttamento dei minori in quel periodo, un capitolo oscuro della storia industriale e sociale della Sicilia.
Le immagini di questi luoghi sono state realizzate con Pinhole Gazzarri 366 f130.
Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
______________________________________________________________
Rosa Salvia, laureata a Palermo nel 2004 in Scienze della Comunicazione ha sempre avuto una passione per le immagini, ma inizia ad interessarsi alla fotografia solo da pochi anni. Inizialmente predilige foto di paesaggio, ma dopo aver preso parte a dei workshop condotti da Carmelo Bongiorno, Letizia Battaglia e Antonio Manta il suo approccio con la fotografia ha subìto un profondo mutamento. Attualmente è in una fase di sperimentazione alla ricerca di un percorso più intimo che le consenta di esprimere se stessa utilizzando la fotografia quale mezzo di esplorazione del suo mondo emozionale. Con le sue fotografie ha collaborato alla realizzazione dei libri Simeto il luogo che non c’ è (2019), Sicilia, l’ isola plurale (2022), Mito e sicilitudine (2023). Nel corso degli anni ha partecipato a varie mostre collettive. Il suo progetto fotografico “la terza immagine” è stato selezionato per l’ edizione zero del Castiglion Fiorentino Photo Fest (2022), dal Fondo Malerba per la Fotografia per il FALL SHOW 2022 e per Scatti Mediterranei (2023).
______________________________________________________________





















