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25 anni di attività

Il Museo delle tradizioni agroalimentari della Sardegna

Il Museo delle tradizioni agroalimentari della Sardegna

di Anna Maria Steri 

Il Museo delle tradizioni agroalimentari della Sardegna ha sede a Siddi, un piccolo paese di 550 abitanti, nel cuore della Marmilla, in un edificio noto come “Casa Steri”. Si tratta di uno stabile seicentesco, appartenuto per secoli alla famiglia Steri. Parliamo di una casa a corte del Campidano, con una struttura architettonica caratterizzata da lolle, e da piccole stalle per il ricovero degli animali domestici. Col termine sardo campidanese lolla si indica il loggiato delle case campidanesi, uno spazio coperto che si affaccia sul cortile interno e da cui prendono luce ed aria le stanze della casa. Non è solo uno spazio architettonico, ma anche un luogo di socialità e lavoro, dove nel passato si svolgeva la vita quotidiana della famiglia, si ricevevano gli ospiti e si svolgevano attività domestiche. Sia le lolle che le stallette circondano il grande cortile acciottolato, al centro del quale ci sono gli abbeveratoi e il pozzo, da cui si attingeva l’acqua, e le mangiatoie per i buoi che, lentamente e dondolando, trainavano dentro l’ampia corte carri colmi dei prodotti della campagna. All’interno dell’edificio si trovano i locali (mulino, frantoio, caseificio) in cui si lavoravano, a seconda delle stagioni, le olive, il grano e il latte.

Casa Steri è assai diversa da un casolare campagnolo: all’interno della casa ci sono stanze affrescate con grande finezza ed eleganza, mentre in altre spiccano belle capriate in castagno e ginepro. Ormai è una casa in cui non esistono più né la faticosa attività lavorativa, né la vita familiare di un tempo, destinata ad essere abbattuta e magari sostituita da un edificio moderno qualsiasi. Così i proprietari, i fratelli Steri, Francesco, Italina e Antonio, con sensibilità hanno saputo intuire la portata di questa eredità, il suo potenziale e dar vita all’idea del Museo, offrendo alla collettività il loro bene familiare e le loro esperienze, per mantenere sempre viva la memoria di un passato, non molto lontano nel tempo, ma distante dai nuovi modi di vivere delle comunità. Insomma, parliamo di un patrimonio non solo di edifici, di oggetti, di cose materiali, ma di ricordi, di affetti, di modelli di vita famigliare che ora appartengono alla collettività e sono di interesse per il paese e per la zona.  

Inaugurazione del Museo con Alberto M. Cirese

Inaugurazione del Museo con Alberto M. Cirese, 2000

Il Museo delle tradizioni agroalimentari della Sardegna nasce nel 2000, grazie al contributo economico dei proprietari e al finanziamento della R.A.S. (Regione Autonoma della Sardegna), in base alla L.R. n°6 del 28/04/1992 e realizzato sulla base del progetto scientifico e di allestimento elaborato da antropologi e architetti. Parliamo di un piccolo museo etnografico che conserva ed espone testimonianze e memorie legate alla famiglia, al territorio e alla storia locale e che offre ai visitatori l’opportunità di rivivere e di conoscere l’antica attività contadina, ma anche le tradizioni, le tecniche di lavorazione e di trasformazione dei prodotti agricoli tipici della Marmilla e quindi, in parte, della Sardegna.  

Il nostro Museo è, come tantissimi piccoli musei, decentrato ed è il baluardo della valorizzazione della cultura, dell’educazione, della fruizione pubblica e della partecipazione collettiva; è un presidio di aggregazione dell’identità civile e condivisa. Sono piccole realtà che stentano ad avere visibilità ma che sono il fascino dei nostri paesi, in grado di raccontare un passato nel quale ci si può riconoscere e in cui le piccole comunità amano riunirsi per condividere momenti e usanze comuni. Questi piccoli luoghi sono in grado di esprimere la grandiosità e la bellezza del nostro inestimabile patrimonio, sia materiale che immateriale, e, soprattutto, sanno creare un rapporto, più diretto e meno mediato, con una dimensione più umana e partecipata di Museo.

La tipicità del Museo, a partire dalle memorie della casa, è una delle caratteristiche peculiari e costituisce un elemento significativo per la promozione e la valorizzazione culturale. Inoltre, l’organizzazione dei lavori agricoli dell’azienda, i cicli produttivi e la trasformazione in prodotti alimentari segnano lo stretto rapporto con il territorio e ne rappresentano un aspetto strategico da non sottovalutare. È un museo in cui si raccontano e sono documentati saperi, consuetudini, tecniche di produzione e modi di cucinare e consumare il cibo nel quotidiano e nei periodi festivi.

Il cibo e il suo consumo del resto rappresentano l’identità culturale di una comunità e diventano il mezzo di confronto e di scambio fra culture diverse. Inoltre, i piatti locali sono legati alle risorse del luogo quindi al territorio. La riscoperta e la valorizzazione dei prodotti tipici tiene viva l’identità culturale legata alla propria terra, alle proprie tradizioni e alle proprie tipicità. Il cibo quindi è paragonabile ad un libro della memoria, è un pezzo non solo della nostra infanzia, ma della nostra storia.  Quindi, il Museo non è stato pensato come un puro e semplice scrigno in cui si conservano gli oggetti esposti solo da guardare, né si tratta di una “operazione nostalgia”, ma è il tentativo di creare, soprattutto nei giovani, l’interesse per le cose passate, ancora vive e vitali e divulgarle nelle diverse forme possibili, creando il presupposto per una consapevolezza storica e identitaria.

Il Museo festeggia i 25 anni di attività

Il Museo festeggia i 25 anni di attività

Questi obiettivi e quelli legati ai compiti istituzionali di tutela, cura, catalogazione documentazione e valorizzazione dei beni del museo sono proposti e realizzati, con molte difficoltà, dall’Associazione Culturale “Museo casa Steri” che ne cura la gestione. Dal 2000 organizza attività, eventi e iniziative affinché non solo il museo diventi un centro importante per la conoscenza e la riflessione sulla vita e le usanze legate al mondo contadino e all’alimentazione dell’Isola, ma anche per essere un centro di aggregazione culturale, che propone iniziative che, con criteri scientifici, pongono le basi per comprendere tante tematiche legate al cibo, alla educazione alimentare e all’agricoltura. Parliamo di coltivazioni biologiche, alimenti transgenici, cibo e prevenzione delle malattie metaboliche, difesa delle biodiversità, processo di globalizzazione e salvaguardia dei piatti tipici, e tante altre questioni di cui si sente parlare ogni giorno, spesso anche a sproposito e senza una vera base scientifica. Quindi, nel Museo non si parla solo di argomenti astratti e teorici.

Facciamo un esempio pratico: oggi diamo per scontati alcuni cibi quotidiani e abbondanti, come il pane, e non gli diamo quella importanza e quel valore che un tempo avevano. Spesso, in passato, in una famiglia il pane era l’unico alimento, qualche volta non sempre disponibile e comunque frutto di tanta fatica. Dalla semina al raccolto del grano, attraverso le sue lavorazioni e trasformazioni fino alla sua presentazione sulla tavola come pane o come pietanza, era necessario percorrere una lunga strada. 

Per ricostruire questi passaggi il Museo ha istituito dei laboratori e le attività laboratoriali diventano per i partecipanti, soprattutto bambini e ragazzi, l’occasione per scoprire con meraviglia la possibilità di creare qualcosa con le proprie mani ed esprimere, anche con una sola forma di pane, la propria fantasia, i propri sentimenti, paure e aspirazioni.  

Il Museo, dunque, si pone l’obiettivo non solo di raccontare come nel passato si coltivava il grano, come si otteneva la farina e con quali modalità e strumenti si faceva il pane, ma insegna anche i vari significati che il pane, la pasta e i dolci hanno nella nostra società. Allo stesso modo i laboratori insegnano anche come si preparano il vino, il formaggio, l’olio, i salumi, le conserve e i vari modi e sistemi di conservazione dei cibi.

Il Museo racconta e indica come oggi sia importante utilizzare nuove tecniche per coltivare piante e allevare animali in modo sostenibile per la difesa del suolo, delle risorse idriche ed energetiche e delle biodiversità. Quindi, non solo tecniche antiche e saperi che ci sono stati tramandati, ma soprattutto una complessità di temi che evidenziano il lavoro del mondo contadino in tutte le sue sfaccettature. È la storia del lavoro faticoso di uomini e donne che creano e hanno proposto, in momenti storici diversi, tipologie differenti di prodotti e di cibo.  

Ma questo non sarebbe in sé sufficiente, occorre puntare sulla cura dell’accoglienza per instaurare relazioni con la comunità e con i visitatori. Infatti, se per i grandi musei il tema dell’accoglienza è un punto critico e al tempo stesso un limite (grandi spazi e numero elevato di visitatori impongono una gestione dell’accoglienza secondo procedure e standard rigidi, rendendo le relazioni con i visitatori asettiche), quella che caratterizza i Piccoli Musei è una gestione dell’accoglienza calda e relazionale che se ben gestita può comportare vantaggi di marketing e di fidelizzazione. 
La visita del museo è un percorso di emozioni che fin dall’ingresso deve riuscire ad offrire l’esperienza di una immersione nella cultura del luogo. Un museo della storia contadina, o più in generale un museo etnografico, infatti, più che uno spazio espositivo, è una dimensione magica della nostra memoria individuale e collettiva. La visita al nostro museo fa immergere i visitatori in una realtà in cui la curiosità si affianca alla necessità di apprendere e di entrare in una dimensione di appartenenza e di ricordi.

Questo è quello che è riuscito e riesce a fare il museo adattando le sue attività a criteri di efficacia ed efficienza, con una particolare attenzione alla qualità dei servizi per il pubblico e assicura il rispetto degli standard di qualità stabiliti e descritti all’interno della propria Carta dei servizi. 

Laboratorio con i bambini

Laboratorio con i bambini

Le attività del museo

L’Associazione Culturale Museo Casa Steri nello svolgimento dei propri compiti assicura la conservazione, la manutenzione, il restauro, l’ordinamento, l’esposizione, la conoscenza e la fruizione pubblica dei beni che costituiscono la collezione museale; ne cura l’inventariazione e catalogazione secondo le direttive ministeriali. Inoltre, prevede di realizzare un archivio e una biblioteca, e di dotarsi di strumenti multimediali. Il Museo si è arricchito della Collezione etnografica “Foiso Fois” donata dai figli del famoso artista del Novecento e comprendente differenti oggetti della tradizione agropastorale sarda. 

In questi primi 25 anni l’Associazione e in particolare il “Dipartimento educazione” ha svolto un servizio altamente qualificato di gestione con l’istituzione di visite guidate, laboratori e di percorsi didattici per bambini, ragazzi, adulti e famiglie riuscendo a far diventare il museo un punto di riferimento e centro di confronto e di sperimentazione culturale. In particolare, il Premio “Le mani in pasta”, concorso ideato per le scuole di tutti gli ordini e gradi di istruzione, istituito per realizzare proposte formative che rispondessero alle esigenze in continua evoluzione della scuola e della società ha riscosso notevole successo, purtroppo, fermato a suo tempo dal Covid.

Ad oggi, le attività del Museo stanno lentamente ma costantemente riprendendo spazio e vigore. Infatti, sono stati avviati nuovi progetti per la formazione culturale dei giovani e per la promozione turistica del territorio in cui opera il museo traendone benefici in termini di immagine.  

La rassegna musicale “Musica in domu” dedicata ai giovani musicisti delle scuole medie, offre ai ragazzi la possibilità di esprimersi e di manifestare le loro attitudini artistiche al fine di superare l’impatto col pubblico.  

Anche l’attività di studio e di ricerca scientifica, finalizzati alla ideazione e alla realizzazione di progetti per la valorizzazione dei beni culturali, turistici, dell’alimentazione e delle coltivazioni, ha permesso di allacciare relazioni e rapporti operativi di collaborazione con altre Istituzioni ed Enti pubblici (Soprintendenze locali, Regione Autonoma della Sardegna, Provincia, Comuni e Università degli Studi di Cagliari e Sassari).

In particolare, il Museo ha ospitato studenti dell’Università di Sassari per un periodo di formazione finalizzato ad acquisire competenze pratiche e in cui sono stati progettati itinerari turistico-enogastronomici rivolti alle comunità del territorio. Un progetto culturale e di comunicazione di eventi basati sul calendario agrario che il museo modula ogni anno e agisce da ponte tra persone e gruppi diversi.

Attività musicali

Rassegne musicali

Infatti, per attrarre e coinvolgere diversi gruppi di visitatori il museo ha adottato politiche di marketing mirate a soddisfare nuove esigenze e ha modificato e differenziato l’offerta museale. Così, per le persone interessate a immergersi nella storia e nella cultura locale, si abbina la visita a esperienze culinarie del territorio; per appassionati e per le famiglie, il museo organizza eventi e attività che promuovono il benessere e la socializzazione; per i turisti che cercano esperienze uniche e memorabili, si crea una partecipazione attiva con le persone del territorio. Riti e miti del calendario sardo (Capudanni, Treulas ecc.) e i riti di San Giovanni (salto del fuoco e dell’acqua) sono eventi, ormai, collaudati che uniscono attività ludico-educative, musica, arte e scienze.

Il museo, attraverso la conoscenza e l’ascolto del proprio pubblico, ha stabilito strategie di comunicazione più adeguate ad esplicitare le informazioni che vuole esprimere il discorso museale, attuando scelte rispondenti alle esigenze di gruppi sempre più ampi e differenziati. Il nuovo sito web (www.museocasasteri.it) offre la possibilità di visitare il museo col Tour virtuale. È un’esperienza digitale immersiva, interattiva e coinvolgente che stimola la curiosità e crea un collegamento emotivo con il visitatore che può interagire con l’ambiente digitale e personalizzare la propria visita. Il sito, i canali e i social network a disposizione del museo sono uno strumento innovativo che aiutano a promuovere e comunicare attività e progetti in modo rapido e coinvolgente. 

Quindi, ad oggi il museo è riuscito, nonostante mille difficoltà (economiche; perdita di pubblico amplificata dalla pandemia; scarsa abitudine di frequentazione da parte del pubblico) a favorire la partecipazione culturale ed essere riconosciuto come una istituzione al servizio della società che opera e comunica – come recita la Convenzione di Faro 2020 – «in modo etico e professionale e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze».

Di tutto questo sarebbero contenti i fratelli Steri. 

Dialoghi Mediterranei, n. 76, novembre 2025

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Anna Maria Steri, già docente di Scienze e direttrice di laboratorio in un Istituto Tecnico Sperimentale, nel 2000 ha trasformato la secentesca casa di famiglia di Siddi in Museo delle tradizioni agroalimentari della Sardegna, della cui gestione è responsabile. Promuove attività culturale con conferenze, mostre, eventi musicali e attività di laboratorio con le scuole. Ha ideato il concorso “Le mani in pasta” sulla confezione di paste e dolci tradizionali. Nel 2024 ha curato la pubblicazione del ricettario di dolci della nonna, scritto a mano in italiano: …e per profumo scorza di limone…Dolci ricette di nonna Maria, Associazione culturale “Museo Casa Steri”, Siddi (Ca).

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