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Voci plurali per un Mediterraneo spazio elettivo di mobilità pluridirezionali e plurisecolari

un_mediterraneo_di_migrazionispezialedi Sofia Alberti

Introduzione 

Ci fu un tempo in cui le migrazioni non erano tema centrale nella storiografia ma piuttosto secondario o collaterale all’interno di studi monografici più generalmente attenti a quadri economici e sociali complessivi. Non è senza significato che nei manuali scolastici l’esperienza delle migrazioni interne e all’estero è rimasta a lungo marginale o irrilevante. Da qui forse si spiega il fatto che nella memoria collettiva degli italiani la storia familiare delle migrazioni non è diventata senso comune, patrimonio di coscienza civile condivisa. Tuttavia, nell’ambito della storiografia mediterranea la mobilità umana costituisce ormai da qualche decennio nodo ineludibile e strutturale per comprendere le dinamiche di contatto, di scambio e di interazione tra i popoli. 

Il volume Un Mediterraneo di migrazioni, Da Nord a Sud e da Sud a Nord tra passato e presente (XVI–XXI secolo), a cura di Salvatore Speziale (Città del Sole Edizioni, collana Mediterranei a confronto), si colloca come un’opera di prezioso riferimento negli studi contemporanei sul Mediterraneo e sulle migrazioni. L’approccio integrato e di lungo periodo, che abbraccia un arco temporale dal XVI al XXI secolo, non è casuale: esso permette di mostrare come la mobilità umana non sia un fenomeno esclusivamente contemporaneo o emergenziale, ma una costante strutturale che attraversa epoche, contesti politici e società differenti ¹.

Il titolo stesso del libro sottolinea la bidirezionalità dei flussi migratori e la necessità di una lettura comparativa che metta in relazione Nord e Sud del Mediterraneo. Nel saggio introduttivo, Speziale afferma che «la mobilità costituisce una costante storica del Mediterraneo, un tratto profondo che attraversa epoche e società ben oltre le contingenze politiche e le crisi del presente» ². Questo approccio consente di superare le categorie riduttive di “emigrazione” e “immigrazione”, ponendo l’accento sul Mediterraneo come laboratorio storico di interazioni culturali, economiche e politiche. 

La collocazione del volume nella collana “Mediterranei a confronto” evidenzia l’intento di leggere i fenomeni migratori non come eventi isolati, ma come nodi di un sistema di relazioni complesse. In questa prospettiva, il Mediterraneo non è solo uno spazio geografico, ma diventa una categoria interpretativa capace di rivelare dinamiche economiche, sociali e culturali che spesso sfuggono alle periodizzazioni nazionali convenzionali. L’integrazione tra analisi di lungo periodo e studi di caso puntuali permette di cogliere sia le strutture di lungo termine che le pratiche quotidiane dei migranti, offrendo una prospettiva multidimensionale rara nel panorama storiografico italiano ³.

L’introduzione del volume offre inoltre una panoramica critica della storiografia preesistente, collocando l’opera di Speziale come un contributo in grado di dialogare con studi fondamentali sul Mediterraneo, come quelli di Fernand Braudel, aggiornandoli però con una sensibilità moderna verso le migrazioni come fenomeno sociale e culturale complesso ⁴. 

4Impianto teorico e quadro storiografico 

L’impianto teorico di questo libro, si fonda sul concetto che le migrazioni mediterranee non possano essere comprese secondo modelli lineari o emergenziali. Speziale critica il cosiddetto “nazionalismo metodologico”, secondo cui le migrazioni vengono lette esclusivamente attraverso categorie nazionali o statuali, spesso inadatte per periodi pre-statuali o coloniali ⁵. Tale approccio permette di superare una visione riduttiva dei flussi, valorizzando invece la complessità intrinseca ai processi migratori, fatta di partenze, ritorni, rimpatri e percorsi multipli.

I saggi raccolti nel volume mostrano come la mobilità sia stata strutturale nel Mediterraneo: flussi di ritorno, migrazioni temporanee, scambi di competenze e migrazioni politiche contribuiscono a definire l’assetto sociale, economico e culturale della regione. L’analisi di lungo periodo consente inoltre di collegare le migrazioni pre-unitarie e coloniali con quelle contemporanee, suggerendo continuità e trasformazione tra flussi storici e attuali ⁶. 

Dal punto di vista storiografico, l’opera si inserisce in un dibattito consolidato che lega le ricerche sul Mediterraneo alla storia globale delle migrazioni in dialogo con i vari studi che considerano la mobilità come componente strutturale dei processi sociali, rifiutando letture centrate unicamente sul presente o sulle emergenze migratorie. La combinazione di analisi macro-storica e micro-storica permette di cogliere sia le vicende collettive che quelle individuali, ponendo attenzione alla pluralità delle motivazioni migratorie: economiche, politiche, professionali e culturali ⁷.

Un aspetto centrale dell’impianto teorico riguarda, poi, la decostruzione delle categorie di “migrante politico” e “migrante economico”. Speziale mostra come tali etichette siano spesso costruzioni amministrative o ideologiche, più che descrizioni dei reali percorsi migratori ⁸. Questo approccio consente di offrire una lettura più sfumata e realistica della mobilità umana, evidenziando la complessità dei contesti mediterranei e dei rapporti tra migranti e società di accoglienza. 

Il volume si articola in due parti principali, la prima: “Da Nord a Sud. Migrazioni e presenze tra età moderna e contemporanea”, analizza i flussi europei verso le sponde meridionali del Mediterraneo; E la seconda: “Da Sud a Nord. Percorsi intrecciati tra storia e storiografia”, è dedicata alle migrazioni contemporanee verso l’Italia e l’Europa. Questa divisione riflette una scelta metodologica consapevole: evidenziare la bidirezionalità dei flussi e la coesistenza di migrazioni contemporanee e differite ⁹. L’analisi delle due direzioni migratorie permette di mettere in luce continuità e discontinuità dei percorsi, evitando anacronismi e letture semplificate. Il concetto di mobilità “in contemporanea” e “in differita” introduce un criterio interpretativo di grande interesse, mostrando come anche in epoche dominate da flussi in una direzione esistessero movimenti opposti e paralleli ¹⁰. Questa chiave di lettura offre strumenti preziosi per comprendere le migrazioni contemporanee come parte di un processo storico più ampio, radicato nel tempo lungo del Mediterraneo. 

Italiani migranti a Nabeul

Italiani migranti a Nabeul

Le migrazioni da Nord a Sud: l’asse Italia – Tunisia 

Il dibattito contemporaneo sulle migrazioni mediterranee dal Nord Africa verso il Sud Europa stimola una rilettura delle antiche migrazioni in senso inverso: dal Sud Europa al Nord Africa. In questo gioco di specchi tra passato e presente, la storia dei flussi italiani verso la Tunisia emerge non solo come un fenomeno di lunga durata, ma come occasione per osservare le dinamiche sociali, culturali e religiose che hanno attraversato secoli di storia mediterranea. Il Mediterraneo, lungi dall’essere un confine invalicabile, si rivela uno spazio di intenso scambio, attraversato da uomini, merci, idee, lingue, simboli e credenze religiose, dove le “frontiere liquide” tra cristianesimo, ebraismo e islam si intersecano e si ridefiniscono continuamente. 

Speziale evidenzia come i flussi italiani verso la Tunisia non siano mai stati omogenei, ma diversificati per provenienza geografica, appartenenza religiosa, condizione economica, specializzazione lavorativa e convinzioni politiche. Si tratta di un mosaico complesso di migrazioni volontarie e forzate, legali e clandestine, stagionali e permanenti, alimentate da vicinanza geografica, somiglianza climatica e reti di relazioni consolidate. La scelta di trasferirsi in un territorio musulmano implicava un vero e proprio salto culturale: l’incontro con usi, codici linguistici, norme religiose e sociali diversi richiedeva strategie di adattamento, negoziazione e, in molti casi, la costruzione di forme originali di convivenza, inclusione o isolamento. 

L’autore solleva interrogativi di grande interesse: chi erano gli italiani che partivano verso la Tunisia e altre sponde nordafricane? Quali motivazioni li spingevano – economiche, politiche, religiose o di pura sopravvivenza? Come organizzavano i percorsi migratori e con quali strategie costruivano reti di protezione e solidarietà? Come si rapportavano con le comunità locali, sia musulmane che ebraiche, e quali forme di integrazione, convivenza o esclusione producevano? Analizzando le migrazioni in questa ottica, Speziale mostra come i flussi italiani costituiscano non solo una componente rilevante della storia mediterranea, ma anche un esempio di come l’incontro tra culture e religioni diverse possa produrre sviluppi complessi, talvolta conflittuali, talvolta creativi.

La storia delle migrazioni italiane in Tunisia diventa così una lente attraverso cui osservare il presente, interrogandosi su continuità e cambiamenti, sui legami tra passato e contemporaneità e sulla densità delle interazioni umane in un Mediterraneo che continua a essere crocevia di vite, culture e destini. 

Italiani in Tunisia (@Carthage magazine)

Italiani in Tunisia (@Carthage magazine)

Biografie di confine e mobilità delle élite 

Il saggio di Giorgio Toso su Giuseppe Raffo rappresenta un esempio paradigmatico di “biografia di confine”. Raffo, diplomatico e funzionario presso il palazzo del Bardo, incarna la fluidità delle appartenenze politiche nel Mediterraneo ottocentesco ¹¹. La sua esperienza dimostra come le identità fossero spesso negoziate e funzionali ai contesti di potere, e come la mobilità delle élite costituisse uno strumento strategico di partecipazione politica. Attraverso un’analisi accurata di fonti diplomatiche e archivistiche, Toso spiega che la dimensione microstorica può arricchire la comprensione dei fenomeni migratori, collegando le biografie individuali alle strutture storiche più ampie. 

Il capitolo dedicato a medici, farmacisti e levatrici italiani in Tunisia, invece, evidenzia come la mobilità professionale costituisca non solo un fenomeno economico, ma anche un fondamentale veicolo di trasferimento di competenze, saperi e pratiche culturali ¹². La presenza italiana nel settore sanitario, che si sviluppa dall’età moderna fino al XX secolo, si colloca all’interno di un più ampio quadro di flussi mediterranei, in cui uomini e conoscenze scientifiche si muovono lungo rotte storicamente consolidate, attraversando confini geografici, politici e culturali. Come osserva Speziale, infatti, «il sapere medico si configura come uno dei principali canali di integrazione e di riconoscimento sociale all’interno della società tunisina» ¹³, trasformandosi le competenze professionali in naturali strumenti di legittimazione sociale e mediazione culturale.

Il contributo di Pietro Di Pietro sull’attività dei militanti italiani nel Partito Comunista Tunisino restituisce un Mediterraneo transnazionale, attraversato da reti di solidarietà e scambi ideologici ¹⁴. La migrazione politica emerge qui come uno spazio di azione concreta e simbolica, in cui l’esilio diventa partecipazione attiva a reti di comunicazione e attivismo, contribuendo alla costruzione di una memoria collettiva di resistenza. Questo capitolo sottolinea come la mobilità non sia solo economica o professionale, ma anche un veicolo di idee, identità politiche e pratiche di cittadinanza transnazionale, palesando la pluralità dei modi in cui il Mediterraneo si è configurato come spazio di interazioni complesse e stratificate. 

Salvataggio di migranti nel Mediterraneo centrale

Salvataggio di migranti nel Mediterraneo centrale

Da Sud a Nord: l’Italia come Paese di immigrazione 

La seconda parte del volume si concentra sulle migrazioni contemporanee verso l’Italia e l’Europa. Nel saggio “La perenne emergenza migratoria”, Speziale critica la narrazione dominante che rappresenta l’immigrazione come fenomeno eccezionale e temporaneo ¹⁵. L’autore osserva che l’uso ricorrente del termine “emergenza” distorce la percezione della mobilità, facendo apparire i flussi migratori come eventi straordinari e isolati, mentre in realtà essi sono fenomeni strutturali e storicamente radicati. Speziale invita a considerare i flussi come parte di processi continui e ricorrenti nel lungo periodo del Mediterraneo, che da millenni vede interagire le sponde d’Africa, d’Asia e d’Europa attraverso commerci, traffici e relazioni sociali e spostamenti di popolazione.

Osservare le migrazioni in una prospettiva globale e di lungo periodo permette di comprendere come l’Italia, pur avendo una lunga storia di emigrazione verso l’estero, sia ormai anche un Paese d’immigrazione. Già dagli anni Settanta, il Sud d’Europa e il Sud Italia erano percepiti dai Paesi afroasiatici come mete di residenza e opportunità economica: i flussi migratori non erano quindi diretti solo verso il Nord del continente europeo, ma anche all’interno dello stesso Mediterraneo. In quegli anni, l’Italia si trovava in una condizione duplice: da un lato Paese che inviava cittadini all’estero, dall’altro Paese che iniziava ad accogliere lavoratori e rifugiati provenienti da Paesi africani e asiatici, spesso in condizioni di precarietà e illegalità. Gli immigrati, come gli harrâga – termine dialettale arabo per indicare chi “brucia” i documenti per entrare clandestinamente – vengono da allora posti al centro di un dibattito politico e mediatico intenso, polarizzato e spesso allarmistico, che contribuiva a consolidare la percezione dell’immigrazione come emergenza permanente ¹⁶. Nancy De Leo analizza, invece, i rimpatri degli italiani dall’Africa postcoloniale e le politiche di cooperazione euro-mediterranea negli anni Settanta. La fine del colonialismo italiano unitamente all’indipendenza di Paesi come Tunisia, Libia ed Egitto, comportò il rientro forzato di decine di migliaia di connazionali, con conseguenze economiche, sociali e politiche significative per l’Italia repubblicana. Questi rimpatri, spesso poco esplorati dalla storiografia, testimoniano l’intreccio tra decolonizzazione, migrazioni forzate e costruzione nazionale, confermando lo stretto legame che connette le vicende interne nazionali e quelle internazionali. Le comunità italiane nei Paesi africani subirono progressivamente espulsioni, pressioni sociali e politiche di nazionalizzazione che portarono a un ridimensionamento della presenza italiana e a una ridefinizione dei rapporti tra Roma e le ex-colonie ¹⁷. 

L’analisi di De Leo evidenzia come la gestione dei rimpatri non fosse solo un problema logistico o umanitario, ma anche politico: l’Italia doveva bilanciare le esigenze dei cittadini rimpatriati con i rapporti diplomatici con i nuovi Stati indipendenti, inserendosi al contempo nel più ampio contesto europeo dei flussi migratori post-bellici. Questi studi sottolineano la centralità dei rimpatri nella costruzione di una memoria collettiva transnazionale e nella definizione della politica migratoria italiana, così che l’esperienza italiana costituisce un caso significativo per comprendere le interazioni tra migrazione, post-colonialismo e geopolitica mediterranea. 

I contributi di Speziale e De Leo invitano, quindi, a leggere l’Italia non solo come Paese di immigrazione recente, ma come nodo storico di flussi globali e mediterranei, dove i processi migratori sono continui, bidirezionali e strettamente intrecciati alle evoluzioni politiche, economiche e culturali. Tale prospettiva consente di superare la narrazione dell’emergenza permanente e di collocare i fenomeni migratori italiani all’interno di una storia globale e di lunga durata, in cui passato e presente si riverberano in modo complesso e reciproco. 

le-rotte-dei-migranti-nel-mediterraneo-verso-leuropa-uno-studio-agiConclusioni 

La capacità di mettere in relazione passato e presente, in una cornice che combina macro-analisi e studi microstorici, è senz’altro uno dei meriti del volume. È evidente l’utilizzo di un’analisi metodica della decostruzione delle categorie semplificate di “emigrante” e “immigrante”, che sottolinea la fluidità e complessità dei percorsi migratori. La proposta di strumenti concettuali per la futura ricerca, si rivela essere indispensabile tanto più che il volume offre tre chiavi di riflessione per la ricerca futura: Integrare studi microstorici e macrostrutturali per comprendere la mobilità come processo complesso, riconsiderare categorie analitiche come “migrante politico” o “economico”, riconoscendo la molteplicità dei percorsi e allargare la prospettiva geografica per includere altre aree del Mediterraneo, favorendo comparazioni e approcci interdisciplinari. da qui l’importanza di questo contributo per la storia delle migrazioni mediterranee, la fenomenologia sociale e culturale e le politiche migratorie contemporanee. 

Uno degli elementi più significativi del volume è l’attenzione alla bidirezionalità dei flussi migratori, che sfida la narrativa convenzionale spesso incentrata esclusivamente sull’emigrazione dal Sud verso il Nord. La capacità dei migranti di interagire con comunità locali diverse per lingua, religione e norme sociali ribadisce l’importanza delle relazioni interpersonali e delle strategie di adattamento, sottolineando come il Mediterraneo, lungi dall’essere un confine rigido, abbia costituito uno spazio poroso, permeabile e fluido, capace di accogliere, modificare e plasmare identità e pratiche sociali. La pluralità dei percorsi, la complessità dei contesti e la multidimensionalità dei fenomeni migratori richiedono approcci interdisciplinari, capaci di unire storia, antropologia, sociologia, economia e scienze politiche, in modo da promuovere una conoscenza più solida e articolata del Mediterraneo come spazio di interazioni complesse. 

Un Mediterraneo di migrazioni è un’opera che riesce a coniugare rigore accademico e capacità narrativa, offrendo al lettore gli strumenti e preziose riflessioni teoriche. Il libro conferma che le migrazioni non sono eventi marginali o emergenziali, ma parte integrante della storia tout court. Esse modellano società, economie, culture e identità, e il Mediterraneo emerge come un laboratorio storico privilegiato per osservare e comprendere questi processi. La lettura di Speziale invita a ripensare lo spazio mediterraneo non come confine chiuso o linea di separazione, ma come luogo di scambio, contaminazione e costruzione di identità complesse, dove passato e presente dialogano costantemente e si influenzano reciprocamente. 

In definitiva, il volume si pone come indispensabile riferimento non solo per gli studiosi ma anche per chiunque desideri comprendere il Mediterraneo nella sua complessità sociale, culturale e politica. Nel dibattito pubblico il testo è un utile contributo alla costruzione di una memoria condivisa delle migrazioni, capace di stimolare ulteriori ricerche e nuove prospettive interpretative. 

Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026
Note
[1] S. Speziale, Sensi opposti, contesti diversi, storie comuni, in Un Mediterraneo di            migrazioni, cit.
[2] Ivi.
[3] Ivi.
[4] F. Braudel, Il Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II, Torino, Einaudi.
[5] S. Speziale, op. cit., critica al nazionalismo metodologico.
[6] Ivi.
[7] Ivi.
[8] Ivi, note su “migrante politico” e “migrante economico”.
[9] Ivi, struttura del volume.
[10] .Ivi, mobilità “in contemporanea” e “in differita”.
11.G. Toso, Suddito del bey e suddito del re. Giuseppe Raffo tra Tunisi e il Regno di Sardegna (1816–1855), in Un Mediterraneo di migrazioni: 51–68.
[12] S. Speziale, Una presenza italiana sui generis: medici, farmacisti e levatrici in Tunisia (XVII–XX secolo): 69–106.
[13] Ivi.
[14]  P. Di Pietro, Antifascismo e transnazionalismo nel Mediterraneo: 133–162.
[15]  S. Speziale, La perenne emergenza migratoria: l’Italia tra Africa, Asia ed Europa (1945–2025): 163–186.
[16] Ivi.
[17] N. De Leo, Rimpatri e cooperazione euro-mediterranea: 187–210.

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Sofia Alberti, laureata in Lingue e Comunicazione e successivamente in Produzione Multimediale presso l’Università degli studi di Cagliari, dedica la sua ricerca di tesi, sostenuta con i relatori: Raffaele Cattedra e Felice Tiragallo – Sotto la terra, sopra le nostre radici. Carbonia: esperienza mineraria e storia familiare di due generazioni – ai suoi nonni materni, Enea Maiorca e Maddalena Adamo, figure centrali di una storia familiare segnata da migrazioni, sacrificio e resilienza. La sua tesi, accompagnata da un prodotto multimediale, riflette sul ruolo della memoria – privata e pubblica – nel definire chi siamo oggi, sopra le nostre radici.

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