di Giuseppe Cultrera, Luigi Lombardo [*]
Il territorio canicattinese, come tutto il comprensorio ibleo, è ricco di una particolare pietra calcarea, di un bel bianco, assai tenera e al contempo resistente.
È la pietra del barocco ibleo, che gli specialisti scalpellini chiamano ntagghiu.
Si lascia lavorare facilmente dallo scalpello e dalle sgorbie, e una volta collocata sull’edificio col tempo si ricopre d’una patina (petra allannata, stagnata) che la rende impermeabile e resistentissima alle intemperie.
Varie specializzazioni sono nate attorno alla lavorazione di questa pietra: vi era il pirriaturi, che cavava la pietra in blocchi regolari, vi era l’intagliatore che la scorniciava e infine lo scultore (lo scalpellino) che la “ricamava”. Vi erano al contempo figure di non elevata specializzazione, ma in possesso di un mestiere consolidato nel tempo: come lo spaccapietre (scippapetri), che cavava le pietre informi da costruzione; vi era l’operaio che cavava la ghiaia da impasto (agghiara, a çiarera) di colore bianco, che poi era il colore agli intonaci; vi era il picconiere che apriva i cunicoli e allargava le grotte, oltre a scavare le tracce per cavare i blocchi di pietra.
Spesso sia l’intagliatore che lo scalpellino evolvevano verso la scultura, l’artigianato “artistico”, dando vita a quelle scuole di abili artigiani-scultori, che hanno fatto il vanto dei vari centri iblei: Canicattini e Palazzolo in testa. E in questi centri, con le loro varie stratificazioni storiche, si è sedimentato un patrimonio architettonico frutto delle capacità prodigiose di maestranze locali, che derivano direttamente dal cantiere della ricostruzione seguita al terremoto del 1693. Gli attrezzi dello scalpellino di oggi sono sempre (nella maggior parte) quelli dei secoli passati: u sirruni, i iuvu e a catina, u martieddu, a mazza, u mazzuolu, u chianozzu, u rialettu (raspino), i sgubbi, a martiddina, a bbuggiarda, u buggiardinu, u cumpassu, u criccu e u palu, e naturalmente scalpelli e mazzuola di legno. È appena il caso di precisare che oggi essi fanno ricorso alle nuove tecnologie che aiutano specie nel lavoro di taglio e prima sbozzatura.
Antonino Uccello, Canicattinese doc, non poteva non notare la particolarità delle abitazioni civili del suo paese. A questo proposito coniò l’espressione “Liberty degli emigranti”. Scrive il demologo siciliano:
«Dopo il noto movimento contadino dei fasci siciliani, intorno al 1894, si verifica quel flusso migratorio delle masse popolari verso gli Stati Uniti, che s’intensifica sempre più nel primo decennio del ‘900. Il primo conflitto mondiale provoca una pausa all’emigrazione che riprende ancora più intensa nell’immediato dopoguerra. Già nei primi decenni del ‘900 molte delle nuove costruzioni che sorgono nei paesi della Sicilia sono quelle degli emigrati, e vengono eseguite secondo i canoni del nuovo stile [il Liberty]. Il fenomeno acquista soprattutto rilievo ed una larga diffusione dal 1920 all’incirca ed ininterrottamente fino al 1935 (poco più poco meno)».
Ecco nascere allora un paese “nuovo”, lindo di pietra bianca e di fantasiosi decori, ripresi dalle riviste di architettura e artigianato che circolavano in quel periodo. Ecco nascere il paese degli scalpellini più bravi della provincia, tra cui spiccava senz’altro Salvatore Cultrera, di cui il figlio, Giuseppe ci offre qui un ritratto originale, scritto col cuore e con la mente, innamorato di un’arte che purtroppo non è più proseguita in famiglia. Ma già è tanto che il figlio ne perpetui il ricordo e ne conservi disegni e attrezzi: ad futuram rei memoriam.
Salvatore Cultrera, scalpellino
Salvatore Cultrera, scultore e pittore, nacque a Canicattini Bagni il 20 settembre 1921 da Giuseppe, mastro muratore e da Teresa Cianci detta a masciuvarina (soprannome che significa “figlia di Mastro Avarino”) la quale gestiva un piccolo negozio di articoli da regalo.
Finita la scuola elementare, i genitori decisero di ritirare il figlio dalla scuola per “mandarlo a bottega” ad imparare il mestiere di mastro muratore e scalpellino. Il suo maestro elementare ed il Direttore della Scuola, che ne avevano intuito le brillanti capacità, tentarono di convincere i genitori a fargli proseguire gli studi, addirittura offrendosi loro di mantenerglieli ma, forse per orgoglio dei suoi, il tentativo fallì.
Si ricorda un divertente aneddoto del periodo scolastico: mentre il maestro si era allontanato dalla classe per qualche minuto, il piccolo Salvatore disegnò rapidamente con matita e carboncino, sulla parete bianca dietro la cattedra, uno scorpione (suffiziu) che sembrava talmente reale, da ingannare l’insegnante che, al suo rientro, credendolo vero, tentò invano di cacciarlo via dal muro, sotto lo sguardo divertito degli alunni.
Iniziò il suo apprendistato sotto la guida del fratello maggiore Antonino, già apprezzato scalpellino. In quel periodo, ebbe modo di conoscere personaggi fondamentali per la sua formazione culturale ed artistica come i grandi scalpellini canicattinesi dell’epoca come Salvatore Romano, Nicola Cultrera, Mario e Sebastiano Bonaiuto, che gli trasmisero le nozioni di base di quell’Arte, e il Prof. Michele Carbone che lo aiutò nello studio del disegno architettonico. Contemporaneamente iniziò a studiare da autodidatta le opere e le tecniche di grandi artisti come Caravaggio, Canova, Michelangelo Buonarroti, ricerche che gli permisero di acquisire grande competenza nei vari campi dell’arte. Fu affascinato a tal punto dalla figura del Buonarroti che spesso nei suoi appunti riportava quanto affermò il grande Michelangelo: «La figura è presente nella mente dell’artista e nella materia, la scultura non è un fare ma un togliere materia. La figura non è visibile ma esiste, sta all’ottimo artista farla emergere».
Canicattini ed i comuni della Sicilia orientale furono i luoghi dove operò maggiormente. Legatissimo al suo paese e alla sua famiglia, rinunciò a numerose proposte che lo invitavano a trasferirsi in città come Firenze o Roma, oppure all’estero, dove avrebbe tratto sicuramente maggior profitto dalla sua arte.
Oltre alle sculture in pietra Salvatore Cultrera eseguì sculture anche in marmo, intagli in legno, per ornare finemente mobili (questi su richiesta di ebanisti locali). Sebbene abbia prediletto la scultura, il Cultrera fu anche autore di numerosi dipinti, come testimoniano le opere presenti in tante abitazioni private ed edifici ecclesiastici. Appena ventenne, il parroco Aliano gli commissionò la riproduzione del Cenacolo di Leonardo da Vinci sull’abside della navata sinistra della Chiesa Madre di Canicattini.
Oltre alla realizzazione di grandi lavori, produsse un’enorme quantità di schizzi di studio, disegni, caricature, utilizzando indifferentemente matita, inchiostro di china, acquarelli. Padroneggiava varie tecniche pittoriche quali la pittura ad olio, a tempera, pittura con gessetti ecc., utilizzando di volta in volta supporti quali, tela, carta, vetro, legno, realizzò quadri di paesaggi, ritratti, dipinti floreali. Dipinse anche un carrettino siciliano.
Neanche la Seconda guerra mondiale riuscì a fermare la sua vena artistica tanto che durante il servizio militare, prestato come aviere a Tirana in Albania, si teneva “allenato” collaborando come disegnatore di vignette per il Settimanale per le Forze Armate d’Albania “La Fiaccola” (Edito dall’Uff. “A” del Comando 9° Armata-Tipografia Militare d’Albania). All’indomani della firma dell’armistizio di Cassibile, la Germania prese rapidamente il controllo della base aerea di Tirana, disarmando e facendo prigionieri gli italiani.
Nel caos di quei drammatici giorni, la Provvidenza venne in soccorso di Cultrera. Un militare tedesco segnalò ai suoi superiori che, tra gli internati italiani (che erano in attesa di essere trasferiti in campi di prigionia), c’era un artista, figura che cercava il Comandante tedesco della base. L’Alto Ufficiale gli commissionò dei dipinti e Cultrera, nelle prime settimane, ne realizzò sul soffitto della sala mensa ufficiali, oltre a disegni a carboncino della moglie e dei figli del tedesco. Il Comandante, soddisfatto, gli rilasciò il lasciapassare per poter ritornare in Italia.
Attraversati i Balcani a bordo di un treno merci, spesso preso di mira dai caccia (inglesi o tedeschi), riuscì a rientrare in territorio nazionale, in Lombardia, dove rimase per un paio d’anni (non era ritenuto in servizio ma in licenza illimitata in attesa di congedo) tra Lonate Pozzolo (Varese) e Caravaggio (Bergamo) e dove eseguì vari dipinti.
Durante la sua vita, ha trovato il tempo d’impegnarsi, con successo, in altri campi: nel campo sportivo sia come giocatore (è stato un bravo attaccante del Canicattini e poi della Notinese in serie C, presieduta da Corrado Nicolaci Principe di Villadorata), sia come allenatore del Palazzolo, del Canicattini e della Canicattinese e infine nel campo politico (negli anni ottanta è stato consigliere ed un apprezzato assessore ai lavori pubblici del Comune di Canicattini Bagni).
L’attività artistica di Salvatore Cultrera è continuata ininterrottamente fino a pochi mesi prima di ammalarsi. Morì a Canicattini l’otto ottobre del 2000.
Tra le opere principali come scultore si segnalano:
- Prospetti di facciate liberty sia a Canicattini che nei paesi della provincia (Palazzolo, Francofonte ecc.), opere naturalmente non firmate;
- Le numerose statue in pietra da taglio realizzate sia per cappelle gentilizie del Cimitero di Canicattini e di altri centri della provincia, per abbellire ville, abitazioni private e locali pubblici in vari centri della Sicilia orientale;
- Mensoloni per il “castello” della Marchesa di Cassibile presso Cugno Mola (Avola);
- Capitelli interni ed esterni del Grand Hotel della Marina di Siracusa;
- Altorilievi sia in pietra da taglio che in marmo. L’ultimo raffigura il parroco Bombaci, nel sarcofago del sacerdote che si trova presso la Chiesa di Maria Ausiliatrice di Canicattini Bagni;
- Scultura Stemma sul prospetto del Municipio di Avola, eseguita nel 1989, copia del vecchio ormai logoro;
- Edicole votive a Canicattini e Siracusa, eseguite su committenza di devoti;
- La sopraelevazione della facciata della chiesa del “Santuzzo” a Canicattini Bagni;
- Un altare, nella navata di destra, presso la Chiesa Madre di Sortino dedicata alla Madonna di Fatima.
- Il mezzobusto in pietra da taglio di Dante Alighieri, realizzato in occasione di una mostra (che gli valse il primo premio) e che per decenni è stato esposto all’interno della biblioteca del locale Circolo di Cultura di via XX settembre;
- Un grande fercolo in legno in stile barocco che trovasi presso la Chiesa del Carmine di Siracusa;
- La sedia ed il tavolo del gabinetto del Sindaco di Siracusa a Palazzo Vermexio.
Le opere principali come pittore sono:
- Pittura ad encausto del catino absidale della Chiesa Madre, eseguita per volontà dell’Arcivescovo di Siracusa Bonfiglioli e del Parroco Pollicita (1965), la prima ed unica Chiesa al mondo dove sono raffigurati contemporaneamente Papa Giovanni XXIII e Paolo VI;
- Dipinti nella Chiesa di Maria Ausiliatrice (Pala dell’Altare Maggiore dove sono raffigurati Gesù con San Pietro e Paolo) più due pannelli laterali con angeli) e presso la fonte battesimale il quadro rappresentante il Battesimo di Gesù);
- Il quadro raffigurante S. Angela Merici, presso l’Istituto ad essa intitolato di via Dionisio il Grande a Siracusa;
- Il Cenacolo (libera riproduzione dell’opera di Leonardo) nella Chiesa Madre di Canicattini (eseguito la prima volta nel 1940, su incarico del Parroco Aliano) ed una seconda volta quasi sessanta anni dopo (1998) perché, causa tracce d’umidità, il dipinto era stato (senza interpellare Cultrera) sciaguratamente eliminato. Curiosamente sia l’originale di Leonardo da Vinci che la “prima copia” di Salvatore Cultrera hanno sofferto lo stesso problema: non hanno retto all’umidità.
Cultrera ridipinse il Cenacolo (gratuitamente) in centoventi giorni, questa volta su tela e in uno stile differente rispetto alla prima versione dipingendo anche le pareti laterali. È stata l’ultima opera realizzata prima di ammalarsi.
Un’attività minore è stata quella di decoratore e restauratore, svolta nei ritagli di tempo che gli lasciavano quelle principali (scultura e pittura). Ha decorato e restaurato anche a Palermo e nel Messinese. Negli anni cinquanta restaurò, salvandolo da sicura rovina, il simulacro del Santissimu Cristu, veneratissimo a Canicattini Bagni.
Il vescovo di Siracusa mons. Bonfiglioli gli fece dono, per i suoi meriti artistici (anche per il restauro, in varie occasioni, di oggetti sacri), del bellissimo simulacro di S. Sebastiano che lui, dopo averlo custodito per qualche anno presso il proprio laboratorio, ritenne giusto che venisse destinato ad un luogo adatto alla venerazione dei fedeli e per questo motivo lo volle donare alla Villa del Seminario di Canicattini Bagni dove tutt’ora è esposto all’interno della cappella.
L’unico progetto che non riuscì a realizzare fu quello di istituire una Scuola di Scalpellini/Scultori a Canicattini. Ostinatamente si rivolgeva a chiunque potesse aiutarlo (di qualsiasi colore politico) per concretizzare quel progetto perché lui voleva trasmettere il suo sapere ai giovani del paese, per non far disperdere quel patrimonio di esperienze maturate in quasi settanta anni di attività. Era convinto che l’istituzione della Scuola avrebbe sicuramente offerto grandi opportunità di lavoro ai giovani scalpellini/scultori perché negli ultimi tempi, aveva avvertito, un notevole ritorno d’interesse per quell’arte nel nostro territorio tanto ricco (vedi barocco di Noto, Siracusa, Ragusa e provincia) di edifici bisognosi di restauro. Il tempo gli darà ragione.
In occasione della parziale ricostruzione della cattedrale di Noto, danneggiata dal terremoto, in un’intervista televisiva (Rai3 Sicilia), il direttore dei lavori dichiarò che per la ricostruzione della cattedrale non era riuscito a trovare, nella zona, scalpellini qualificati tanto da essere stato costretto a farli arrivare dal Veneto! Si arriva anche a questo nella nostra amata Sicilia!
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
[*] Luigi Lombardo è autore della Premessa, Giuseppe Cultrera del testo “Salvatore Cultrera, scalpellino”.
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Giuseppe Cultrera è il figlio di Salvatore, scalpellino, e ne custodisce la memoria, oltre agli attrezzi di lavoro e alcune opere. Oggi è pensionato. Non ha proseguito l’arte del padre ma è stato impiegato pubblico.
Luigi Lombardo, già direttore della Biblioteca comunale di Buccheri (SR), ha insegnato nella Facoltà di Scienze della Formazione presso l’Università di Catania. Nel 1971 ha collaborato alla nascita della Casa Museo, dove, dopo la morte di A. Uccello, ha organizzato diverse mostre etnografiche. Alterna la ricerca storico-archivistica a quella etno-antropologica con particolare riferimento alle tradizioni popolari dell’area iblea. È autore di diverse pubblicazioni. Le sue ultime ricerche sono orientate verso lo studio delle culture alimentari mediterranee. Per i tipi Le Fate di recente ha pubblicato L’impresa della neve in Sicilia. Tra lusso e consumo di massa (2019); Taula matri. La cucina nelle terre di Verga (2020); Processo a Cassandra (2021); Taula matri. Il vino del Sudest Sicilia (2023); Taula matri. L’olio degli Iblei (2024).
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