di Giuseppe Cacocciola
Avete mai pensato a quella sensazione di inquietudine lasciata dal sogno al risveglio? A quello stato di coscienza-incoscienza, tra realtà e immaginazione, in cui cercate di acchiappare le ambientazioni, i dettagli appena sognati, ma ciò che vi resta è solo il ricordo di uno spazio amorfo decontestualizzato in cui vaga insoddisfatto un senso di disorientamento? Questo stesso senso di disorientamento, in uno scenario in bilico tra finzione e realtà, è al centro dell’opera proposta.
A volte, può capitare di pensare a un evento del passato non ricordando tutti i particolari di quanto successo e magari sarà capitato almeno una volta di avere tante cose da dire, di avere le idee chiare, e poi, quando abbiamo provato a raccontarle, tutto ci è apparso confuso, sfumato, ovattato, stratificato da tante sovrapposizioni di vaghe reminiscenze.
Questo percorso fotografico vuole in un certo senso provare a tradurre queste sensazioni, simulando attraverso tanti scatti realizzati durante le brevi permanenze in alcune città visitate. Una narrazione grafica volutamente confusa, come cercare di descrivere un sogno appena svegliati, senza fare ordine della sequenza temporale dell’inconscio onirico attraversato.
Un racconto senza una logica descrittiva, dove una combinazione di emozioni contrastanti e una sensazione di disorientamento permeati da una mancanza di coerenza riflettono stati di stimolata euforia.
Si può iniziare descrivendo ciò che si ricorda, anche se frammentario, come un luogo o un personaggio, e poi annotare le sensazioni o le emozioni della nostra esperienza vissuta.
Far tornare nitidi i ricordi che si stanno un po’ dimenticando. Materializzare un viaggio mentale osservando alcuni ricordi e tornare a vivere le emozioni provate. Comporre un percorso a ritroso; raccogliere vari frammenti, in modo che sommati diano vita a una vera e propria narrazione. Riordinare un ricordo facendolo diventare racconto attraverso le immagini.
Una serie fotografica in cui si esplora la transizione tra la percezione e ciò che ci circonda, un’esperienza prima di tutto emotiva. Cercando di sfruttare le capacità della tecnica tradizionale e digitale, vengono reinventati paesaggi sospesi tra realtà e immaginario, esito di un lunghissimo processo di sovrapposizione di molteplici scatti fotografici e vecchie diapositive.
Le differenti città metropolitane, le panchine pubbliche occupate, il traffico incessante delle metropoli. L’unico elemento autentico, a riportare il pensiero alla realtà, sono le figure umane che interrompono i vari contesti urbani, danno movimento ai luoghi immobili, tracciano le ombre della loro presenza.
Una introspezione da condividere, un lavoro che non documenta il visibile quotidiano ma ambisce a visualizzare qualcosa di invisibile, un passo nell’incoscienza, un senso di disorientamento o disconnessione da ciò che ci circonda. Una provocazione che invita a osservare e a scoprire l’ordine in tutto ciò che appare confuso, l’unità in tutto ciò che appare frammentato. Forse la visione di un modo diverso di guardare la realtà e di intendere la vita.
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
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Giuseppe Cacocciola, agrigentino, ho completato gli studi laureandosi in Architettura presso l’Ateneo di Palermo. L’interesse per la fotografia è iniziato prestando attenzione a paesaggi urbani e naturali. Preferisce il Bianco e nero, specie se riccamente contrastato e in aperta conflittualità con la luce. Ama le scene in movimento.
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