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Tra le due rive: la voce poetica di Hanen Marouani

le-sourire-mouille-de-pleursdi Soumaya Bourougaaoui 

Il Mar Mediterraneo ha da sempre stimolato la creatività di scrittori, poeti e artisti; le sue acque hanno visto passare imbarcazioni e viaggi, conservando storie ed esperienze che si intrecciano fin dall’antichità. Le migrazioni, costanti nella storia della regione, hanno svolto un ruolo fondamentale nella diffusione di idee e conoscenze, così come nella narrazione delle vicende dei migranti. Numerosi testi poetici e letterari evocano le esperienze toccanti e spesso strazianti di uomini, donne e bambini che hanno lasciato le loro terre, fuggendo guerre, conflitti e persecuzioni in cerca di un futuro sicuro, di speranza e di serenità. In questo contesto, ogni verso poetico diventa un filo che lega la vita dei migranti all’esperienza umana, trasformando la poesia in uno strumento di testimonianza e riflessione.

Nella poesia di Hanen Marouani, l’immigrazione assume significati che vanno oltre il semplice spostamento fisico: diventa trasformazione dell’identità, incontro tra culture e memoria del corpo in movimento. Con radici in Tunisia e una vita divisa tra Italia e Francia, Marouani compie un percorso poetico che supera confini geografici, linguistici e simbolici.

Un quartiere a Sfax

Sfax, un quartiere, anni ’40

Tra Tunisia ed Europa: il percorso biografico e poetico di Hanen Marouani

Hanen Marouani è poetessa, traduttrice e studiosa italo-tunisina, attiva tra Italia, Francia e Tunisia. Dopo il dottorato in lingua e letteratura francesi presso l’Université de Sfax, ha ampliato la sua formazione studiando lingua italiana all’Università di Siena e pedagogia/didattica del FLE (français langue étrangère) all’Université de Rouen. I suoi interessi di ricerca comprendono la condizione femminile nella società e nella produzione letteraria, le pratiche discorsive, i fenomeni migratori e le disuguaglianze di genere.

Autrice di quattro raccolte poetiche e di numerosi articoli, ha partecipato a antologie e volumi collettivi in Francia, Canada, Romania e Italia, e ha condotto ricerche sulle donne e sulla poesia contemporanea delle due rive pubblicate in riviste internazionali. Tra le sue opere principali si ricordano: Le sourire mouillé de pleurs (2020), Le soleil de nuit (2020) e Les profondeurs de l’invisible (2019). La quarta raccolta, Tout ira bien… / Andrà tutto bene…, nasce dall’esperienza della pandemia e celebra la speranza, l’arte e le piccole gioie come strumenti di resilienza. Quest’opera ha ricevuto, l’8 marzo 2023, il Premio Internazionale di Poesia della rivista poé-femminista Orientales, assegnato dalla Società Internazionale di Studi sulle Donne e di Genere in Poesia (SIÉFÉGP).

La poesia di Marouani nasce dall’incontro con mondi diversi e dall’esperienza di transizione tra culture, linguaggi e sponde del Mediterraneo. Il mare, presente in molte immagini poetiche, separa e avvicina, trattiene e lascia andare, custodisce la memoria e apre nuovi cammini. Ogni onda, ogni soffio di vento, ogni riflesso sull’acqua diventa motivo poetico, intrecciando visibile e invisibile.

Sulla riva tunisina affiorano l’energia dei quartieri popolari, il brulichio delle strade, il calore delle voci, ma anche le assenze, le partenze e i sogni sospesi. Su quella italiana emergono la dolcezza delle città, la profondità delle storie e il silenzio dei vicoli, che insegnano a cogliere i dettagli e a trasformare l’energia dei luoghi in versi. Esperienze e paesaggi diversi alimentano opere come Le sourire mouillé de pleurs e Tout ira bien, dove speranza e resilienza trovano voce poetica.

In questo dialogo continuo tra le due sponde, la poesia costruisce immagini di luce e ombra, presenza e mancanza, fragilità e forza. Da questo intreccio nasce una lingua capace di far respirare le parole, dare voce agli invisibili e custodire la bellezza che persiste anche nei momenti di dolore.

tout-ira-bienTra storie, migrazioni e versi poetici

Il tema della migrazione ricorre con continuità nel percorso dell’autrice, diventando una sorta di trama che unisce luoghi lontani e destini interrotti. A Sfax, città portuale della Tunisia e rilevante centro economico, la mobilità verso l’Europa rappresenta da decenni una realtà quotidiana: dalle sue coste partono numerosi tentativi di attraversamento del Mediterraneo. In un ambiente simile, fin dall’adolescenza si entra in contatto con narrazioni di partenze irregolari, scelte o imposte, e con le tragedie che ne seguono.

Dopo il 2011, con l’aumento delle traversate, molti giovani dei quartieri popolari – volti familiari, conoscenti, a volte persino bambini – vengono inghiottiti dal mare, lasciando un dolore condiviso dalla comunità. Alcuni versi di Hanen Marouani trattano con intensità le tragedie del Mediterraneo e le difficoltà legate all’immigrazione. Nelle sue poesie emergono i volti di chi attraversa il mare in cerca di salvezza, le speranze infrante, le partenze e le perdite inevitabili: 

La jeunesse est le dernier souci de nos gouverneurs
La mort est le dernier souci de la mer,
Le corps d’un migrant est le dernier souci d’un cimetière
Même pour se reposer dans sa dernière demeure,
Ici ou ailleurs
Même loin de ses propres terres
Loin de ses frères et loin de tout ce qui semble meilleur
Venu de l’Afrique Noire dans un bateau de mort
Un bateau traversé par les doutes et par les peurs
Un bateau qui hésite son voyage et qui n’est pas sûr de son
affaire
Échoué sur les côtes de la Tunisie pour laisser une
douleur… (Marouani 2020: 17) [1] 
Sfac , il porto, oggi

Sfax , il porto

Questo vissuto ha dato linfa a due delle quattro raccolte poetiche pubblicate dall’autrice. Le sourire mouillé de pleurs (L’Harmattan, Parigi, 2020) concentra una larga parte dei testi sulle storie dei migranti africani che, passando per la Tunisia, tentano di raggiungere l’altra sponda del Mediterraneo. La prima raccolta, Les Profondeurs de l’invisible (Parigi, 2019), invece, mette in scena fragilità, sogni interrotti e vite sospese, rivelando ciò che resta nascosto nel fenomeno migratorio: silenzi, attese, assenze.

In questo orizzonte, la poesia si configura come uno strumento capace di dare forma a ciò che spesso rimane inespresso. Attraverso il linguaggio poetico, il dolore diventa racconto e le storie di passaggio, di incontro e di esilio ritrovano un volto umano. Il Mediterraneo – talvolta barriera fatale, talvolta via di accesso a nuove possibilità – emerge come uno spazio simbolico in cui si intrecciano memorie, speranze e perdite, permettendo alle voci dei dispersi e dei sopravvissuti di riaffiorare.

L’esperienza in Italia ha inoltre favorito la crescita artistica dell’autrice. Grazie al sostegno di personalità come Giovanni Dottoli e Mario Selvaggio, le è stato possibile entrare nel circuito poetico italo-francofono, partecipare al Marché de la poésie di Parigi a partire dal 2017 e presentare la propria produzione poetica in diversi contesti. Questi scambi hanno permesso di approfondire ulteriormente la riflessione sulla migrazione – volontaria o forzata – e sull’incontro tra culture.

Da questo percorso nasce una concezione della poesia come forma di testimonianza: uno spazio dove sopravvivono le storie di chi attraversa i confini, dove si preservano voci altrimenti destinate a scomparire e dove la speranza, nonostante tutto, trova modo di resistere. Un luogo in cui le esperienze individuali si trasformano in narrazioni universali e anche il dolore più duro riesce a illuminarsi di un nuovo senso.

La poetessa Marouani ha dedicato versi all’anima di Aylan e a tutti i bambini che, come lui, hanno perso la vita naufragando mentre cercavano di fuggire dalla guerra:

Viens mon petit AYLAN
Viens pour te serrer la main
Si tu restes avec moi, je te ferai des câlins
Je te chanterai l’amour loin de la guerre !
Loin de la faim
Ici et ailleurs,
Aujourd’hui et tous les autres lendemains
Nous sommes deux chaque nuit et même plus, tous les
matins
Nous sommes devenus voisins!
Nous sommes devenus orphelins!
Viens mon petit Aylan!
Pour t’apaiser l’âme! (Marouani 2020: 38) [2] 
Hanen Marouani

Hanen Marouani

Tra Italia, Francia e Tunisia: dialoghi in versi 

La poesia di Hanen Marouani nasce dall’intreccio delle sue esperienze tra Tunisia, Italia e Francia. La Tunisia costituisce la radice del suo respiro poetico: il Paese natale, i quartieri animati, le ferite e le rinascite, insieme all’esperienza della rivoluzione, rimangono un patrimonio di memoria e di emozioni che alimentano i suoi versi.

L’Italia entra nella sua vita con un impatto inatteso. Milano durante la pandemia diventa un osservatorio poetico: la città silenziosa, le sirene lontane, le finestre illuminate diventano simboli di resistenza e spunti per riflettere sul senso di appartenenza e di casa. In questo scenario prende forma il libro Tout ira bien, dove fragilità e speranza convivono, segnando un equilibrio tra incertezza e promessa di futuro.

La Francia rappresenta invece la lingua attraverso cui la poetessa dà forma al proprio mondo interiore. Il francese permette di raccontare luoghi, storie e confini invisibili – dalla Palestina al Mediterraneo, dai viaggi personali ai percorsi interiori – offrendo libertà e possibilità di costruire una voce poetica originale, capace di fondere radici arabe, esperienze europee e uno sguardo nomade sul mondo.

Il dialogo tra queste tre geografie dà origine a una poesia che esplora contrasti e armonie: luce e ombra, presenza e assenza, fragilità e forza. La lingua poetica di Marouani diventa così uno spazio dove le parole respirano, dove gli invisibili trovano voce e dove la bellezza si manifesta anche nei momenti di difficoltà e dolore.

La poesia di Hanen Marouani prende forma dall’incontro di tre geografie che ne segnano l’identità poetica: la Tunisia, con radici profonde e ardenti; l’Italia, dove la speranza persiste anche nel silenzio; e la Francia, che offre la lingua capace di aprire orizzonti nuovi. In questo intreccio, la voce poetica si sviluppa con respiro fragile e al tempo stesso tenace, sempre orientata verso la luce. Ogni elemento – memoria, attesa, lingua – contribuisce a costruire versi che dialogano con l’invisibile e rendono tangibile la bellezza anche nei contesti di fragilità. 

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
Note
[1] La giovinezza è l’ultimo pensiero dei nostri governanti
La morte è l’ultimo pensiero del mare
Il corpo di un migrante è l’ultimo pensiero di un cimitero
Anche per riposare nella sua ultima dimora,
Qui o altrove
Lontano dalle proprie terre
Lontano dai fratelli e da tutto ciò che sembra migliore
Venuto dall’Africa Nera su una nave di morte
Una nave attraversata dai dubbi e dalle paure
Una nave incerta nel suo viaggio, che non è sicura del suo destino
Spiaggiata sulle coste della Tunisia per lasciare un dolore. [traduzione mia] 
[2] Vieni, piccolo Aylan,
vieni a prenderti la mia mano.
Se resti con me, ti coccolerò,
ti canterò l’amore, lontano dalla guerra,
lontano dalla fame.
Qui e altrove,
oggi e in tutti i domani,
ogni notte siamo due,
e ogni mattina ancora di più.
Siamo diventati vicini,
siamo diventati orfani.
Vieni, piccolo Aylan,
per calmare la tua anima. [traduzione mia] 
Riferimenti bibliografici
Marouani, Hanen. 2020. Le sourire mouillé de pleurs (L’Harmattan: Parigi)
Marouani, Hanen. 2021. Tout ira bien (LE LYS BLEU EDITIONS SAS: Parigi)

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Soumaya Bourougaaoui, è docente universitaria di lingua e civiltà italiana presso l’Università di Cartagine – Istituto Superiore di Lingue di Nabeul. Ha conseguito il dottorato nel 2018 in lingua e letteratura italiana, con specializzazione in civiltà italiana, presso la Facoltà di Lettere e di Scienze Umane dell’Università della Manouba, discutendo una tesi intitolata “La comunità ebraica nell’Italia meridionale ai tempi di Federico II di Svevia”. È membro aderente del CERM (Centro di Ricerca sulle Minoranze) dell’Università degli Studi dell’Insubria. I suoi ambiti di ricerca comprendono la storia medievale e lo studio delle minoranze culturali, religiose e linguistiche in Italia e in Tunisia.

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