Lungi dall’essere una frontiera, il Mediterraneo è stato nei secoli uno spazio relazionale, attraversato da continui processi di scambio, ibridazione e sedimentazione storica. La Tunisia ne rappresenta un esempio emblematico: oltre a una storia profonda e condivisa con l’Italia, visibile in diversi ambiti culturali e linguistici, ha intrecciato la sua vicenda con un altro Paese europeo nel cuore del Mediterraneo centrale, Malta.
Questi legami hanno lasciato tracce in entrambe le sponde, con Malta che conserva influenze tunisine e la Tunisia che a sua volta, ha assorbito elementi culturali maltesi. Le relazioni tra i due Paesi affondano le radici nell’antichità e continuano a manifestarsi nella vita contemporanea, dalla lingua ai paesaggi urbani, dalle dinamiche migratorie alle pratiche culturali. Non sorprende quindi che molti tunisini, visitando Malta, restino colpiti dalla forte somiglianza con la loro patria. Tali continuità storiche spiegano il crescente interesse dei tunisini, in particolare degli studenti, verso Malta, percepita non soltanto come uno spazio europeo di opportunità, ma anche come un contesto culturalmente familiare.
In questo articolo ci proponiamo di approfondire alcune questioni fondamentali legate a questa storia condivisa: qual è stata la relazione storica tra Malta e Tunisia? Quali somiglianze culturali, linguistiche e urbane emergono tra le due sponde? E quali tracce di queste influenze storiche sono ancora riconoscibili nella vita contemporanea di entrambi i Paesi?
La posizione geografica tra Tunisia e Malta
La posizione geografica di Tunisia e Malta ha avuto un ruolo cruciale nel plasmare i loro rapporti storici e culturali. Malta è un arcipelago situato nel cuore del Mar Mediterraneo, in posizione strategica tra la Sicilia, a circa 80 km a nord, e la costa nordafricana. La distanza minima tra la costa tunisina e l’arcipelago maltese si misura nell’area di Kelibia e lungo la penisola di Cap Bon, che distano circa 280-300 km da Malta. Oggi, questa vicinanza si traduce anche in collegamenti aerei diretti: un volo dalla Tunisia a Malta dura appena un’ora e dieci minuti, sottolineando quanto le due sponde siano facilmente raggiungibili e connesse.
Le radici storiche tra Tunisia e Malta: Malta sotto Cartagine, gli Aghlabidi ed i Fatimidi
In passato, Malta era sotto l’influenza di Cartagine, intorno al 400 a.C., prima delle guerre puniche (264-146 a.C.), che portarono alla conquista dell’isola da parte dell’Impero Romano, il quale sconfisse i Cartaginesi e assunse il controllo del territorio. Accanto alla storia documentata, esistono anche tradizioni leggendarie che testimoniano l’antichità dei legami simbolici tra le due sponde. Secondo il mito narrato nell’Eneide di Virgilio, la regina Didone (Elissa), fondatrice di Cartagine, si tolse la vita dopo l’abbandono da parte di Enea. Alcune tradizioni successive raccontano che sua sorella Anna trovò rifugio a Malta dopo la tragedia.
Nel IX secolo gli Aghlabidi, dinastia musulmana insediata in Tunisia, avviarono una decisa politica di espansione nel Mediterraneo centrale. La conquista della Sicilia rappresentò una tappa fondamentale di questo processo: nell’831 fu presa Palermo, destinata a diventare nel X secolo una delle più prospere capitali musulmane del Mediterraneo. Il controllo di Palermo consolidò la presenza islamica nell’area e facilitò l’estensione dell’influenza aghlabide verso l’arcipelago maltese.
La conquista di Malta è generalmente datata attorno all’870 ed è attribuita al capo aghlabide Abū al-Gharānīq Muḥammad ibn Aḥmad ibn Muḥammad ibn al-Aghlab. Grazie alla sua posizione strategica tra la Sicilia e l’Africa, l’isola costituiva un nodo cruciale per il controllo delle rotte marittime e per il rafforzamento della presenza islamica nel Mediterraneo centrale. L’isola passò sotto il dominio islamico nell’anno 256 dell’Egira (circa 870 d.C.). Il governatore in carica, succeduto a suo zio Ziyāda Allah, era Abū ʿAbd Allāh Muḥammad ibn Aḥmad ibn Muḥammad ibn al-Aghlab, soprannominato Abū al-Gharānīq (“padre delle gru”), l’ottavo sovrano della dinastia aghlabide. Appassionato di caccia alle gru, fece costruire un palazzo a al-Sahlayn per dedicarsi alla sua passione, guadagnandosi così il soprannome “Al-Rawd al-Miṭār fī Ḥubb al-Aqṭār”, attribuito da Muḥammad ibn ʿAbd al-Munʿim al-Ḥimyarī.
Dopo la fondazione dello Stato fatimide in Nordafrica (in Tunisia) nel 909, anche Malta passò sotto l’autorità dei Fatimidi, ufficialmente a partire dal 921. I governatori musulmani dell’isola dichiararono fedeltà al nuovo califfato, garantendo continuità amministrativa e stabilità politica.
Sotto il dominio arabo-islamico, Malta assunse rapidamente un ruolo strategico nel Mediterraneo centrale. L’isola divenne una base navale di primaria importanza, integrata nelle reti commerciali e militari che collegavano l’Africa alla Sicilia. Parallelamente, si svilupparono attività di guerra di corsa e di tratta degli schiavi, esercitate sia verso le coste cristiane europee sia verso quelle nordafricane, in un contesto in cui conflitto, commercio e mobilità convivevano in modo strutturale.
Lo storico Ibn Khaldun ricorda che «nel quadro dell’espansione musulmana, furono conquistate le principali città dell’Africa, le coste e numerose regioni del Mediterraneo, comprese isole come Creta, Malta, Sicilia e Maiorca». La dominazione aghlabide, seguita da quella fatimide, si protrasse per oltre due secoli, fino alla conquista normanna del 1090, e lasciò un’impronta profonda e duratura sul piano linguistico, agricolo, urbano e culturale, contribuendo in maniera decisiva alla formazione dell’identità storica maltese.
La presenza maltese in Tunisia tra XIX e XX secolo
I maltesi furono tra i primi ad arrivare in Tunisia e costituirono una delle prime comunità straniere a stabilirvisi, in misura superiore rispetto a qualsiasi altro Paese africano. Al punto che lo storico R. Valda li definisce i “primi colonizzatori della Tunisia”. Analogamente ai siciliani, essi prepararono il terreno alle successive ondate migratorie italiane. Il loro arrivo si colloca intorno al 1815, appena un anno dopo l’annessione di Malta all’Impero britannico nel 1814. In quel periodo l’isola versava in condizioni economiche estremamente difficili: l’assenza di risorse minerarie, la scarsità di fonti d’acqua, l’erosione del suolo, la limitatezza delle terre coltivabili per lo più concentrate nelle mani dei ceti più potenti e della nobiltà e una forte crescita demografica aggravavano la situazione sociale.
A ciò si aggiunsero le conseguenze delle vicende politico-militari di fine Settecento. Il passaggio di Napoleone Bonaparte nel 1798 e le trasformazioni successive determinarono un ridimensionamento delle attività commerciali marittime e della corsa nel Mediterraneo. Con il consolidarsi del dominio britannico, Malta divenne principalmente una base militare dell’Impero, perdendo parte della sua centralità economica tradizionale. Povertà diffusa, condizioni climatiche difficili ed epidemie contribuirono così a spingere numerosi maltesi a lasciare la propria terra natale per cercare migliori opportunità altrove. La vicinanza geografica della Tunisia, la somiglianza climatica e le affinità linguistiche dovute alla matrice semitica della lingua maltese resero la Tunisia una destinazione privilegiata.
I maltesi si stabiliscono in diverse regioni della Tunisia, concentrandosi principalmente nei principali centri urbani e portuali: Tunisi, Sfax, Susa, Ghar el-Melh (l’antica Porto Farina) e Djerba. La loro presenza si radica soprattutto nelle aree costiere, dove trovano impiego nelle attività portuali, nell’artigianato e nei piccoli traffici commerciali. Secondo lo storico e accademico francese Jean Ganiage, i maltesi costituiscono ben presto la seconda comunità europea del Paese. Essi sono circa 4.000 nel 1850, 5.000 nel 1860 e raggiungono quasi 7.000 unità nel 1880, arrivando a rappresentare il 60% della popolazione europea residente. Il loro peso demografico risulta particolarmente evidente a Sfax, dove tra il 1841 e il 1879 essi rappresentano il 77% della popolazione cattolica. Nel 1885 se ne contano circa 900 su un totale di 1.200 cattolici (Soumille 1993: 9–13). Nel complesso, la comunità maltese supera, nel suo momento di massima espansione, le 15.000 persone, confermandosi come una componente fondamentale del mosaico sociale tunisino tra XIX e XX secolo.
Un quadro analogo emerge anche a Susa. Secondo le fonti d’archivio, in particolare i registri di stato civile conservati presso la chiesa di Saint Félix, nel periodo compreso tra il 1836 e il 1850 i maltesi costituiscono la prima comunità straniera della città, raggiungendo l’80,6% della popolazione non autoctona e rappresentando circa i quattro quinti della componente europea locale. Il dato conferma non solo la precocità del loro insediamento, ma anche il ruolo strutturante che essi esercitano nella configurazione sociale ed economica della Susa ottocentesca.
La maggior parte dei maltesi si concentra nei quartieri più modesti delle città, in particolare a Tunisi, dove si insedia in zone come Bab El Khadra e Bab Souika, nonché nella cosiddetta “Piccola Sicilia”. Si tratta di spazi urbani caratterizzati da una marcata mescolanza etnica e confessionale, abitati da ebrei tunisini (Twensa), siciliani, greci, spagnoli e da altri gruppi provenienti dall’area mediterranea.
In altri casi, soprattutto nelle fasi iniziali dell’insediamento, i maltesi vivono in abitazioni precarie, talvolta in piccole capanne situate ai margini della medina o nelle zone costiere prossime al mare. Questa collocazione spaziale riflette la loro condizione socio-economica modesta; al tempo stesso, essa evidenzia la natura profondamente interculturale dei quartieri popolari della Tunisia ottocentesca, veri e propri crocevia di lingue, tradizioni e pratiche condivise.
Le attività e le professioni dei maltesi in Tunisia erano varie, sebbene per lo più modeste. Molti si dedicavano a piccoli commerci, vendendo acqua, sapone e candele, oppure lavoravano come produttori di cotone di qualità, allevatori di capre e suini, macellai e pescatori, in particolare di spugne.
I maltesi nutrivano una particolare passione per i cavalli, tanto che a Tunisi molti svolgevano il mestiere di guidatore delle carrozze a cavallo. loro quartiere di elezione era Bab El Khadra, dove numerose scuderie ospitavano non solo i cavalli, ma anche feste di matrimonio e battesimo, come racconta Claude Rizzo nel romanzo Le Maltais de Bab El Khadra. L’amore per i cavalli era una passione che i maltesi portavano con sé dall’isola di Malta, dove gare ippiche e allevamento erano parte integrante della vita sociale. Un’altra diffusissima passione era quella per gli uccelli in gabbia, con un mercato dedicato a La Valletta ogni domenica mattina. Molti maltesi erano inoltre falegnami, fabbri, muratori, imbianchini e artigiani, mentre alcuni si inserivano nel commercio o nella produzione industriale, ad esempio nella fabbricazione dei mattoni.
Dal punto di vista culturale e intellettuale, la comunità maltese sviluppa una propria stampa, tra cui spicca il giornale Melita, che appare nella prima edizione nel gennaio 1937. Si tratta di una testata patriottica e apolitica, dedicata alla difesa e alla valorizzazione dell’identità maltese in Tunisia. Alcuni membri della comunità maltese avevano acquisito proprietà nel paese: secondo gli archivi del consolato francese, si calcola che circa 500 maltesi fossero proprietari terrieri.
Altri riuscivano ad aprire caffetterie, panetterie e diverse attività commerciali, lasciando un’impronta significativa nel tessuto economico e sociale della Tunisia. La famiglia Bondin, fondata nel 1910 da Henry Bondin, si afferma nella produzione di caffè e diventa un punto di riferimento nel settore.
Altri maltesi partecipano alla costruzione di edifici importanti, come le prime fabbriche di mattoni realizzate da François Balzan, Loren e Antoine Maif Said, e alla costruzione della chiesa cattolica di Houmt Souk a Djerba.
Altri maltesi, nati in Tunisia o legati alla lunga storia tuniso-maltese, hanno lasciato un segno significativo anche sul piano culturale e intellettuale. Tra questi si ricordano poeti e scrittori come Mario Scalesi, noto come “il poeta maledetto” e Claude Rizzo, autore di numerosi libri, tra cui Le Maltais de Bab El-Khadra, che racconta la vita e le vicende della comunità maltese a Tunisi.
Tra i cognomi maltesi presenti in Tunisia, molti rimangono oggi testimoni viventi della lunga presenza della comunità sull’altra sponda del Mediterraneo, fungendo da legame tangibile tra passato e presente. Tra questi si ricordano Faila, Vella, Micallef, Bonnello, Muniglia, Xuereb, Zammit, Zarb, Vitale, Mula, Balzan, Nuri, Abelto, Barbara, Bondin, Briffa, Massa, Azzopardi, Ellul, Grech, Spiteri, Xiberras, Galéa, Rizzo e Fenech.
Continuità culturali e storiche tra Malta e Tunisia: la lingua
Qualsiasi tunisino che si rechi a Malta, o qualsiasi maltese che visiti la Tunisia, rimane sorpreso dalla forte somiglianza tra le due lingue, che permette una comprensione reciproca abbastanza agevole. Il maltese, infatti, è un dialetto arabo, più precisamente tunisino, trascritto con lettere latine, la cui pronuncia si è evoluta nel corso dei secoli, arricchendosi di numerosi termini italiani e inglesi. Esso rappresenta un caso unico al mondo: una lingua semitica scritta con caratteri latini e un dialetto arabo tunisino elevato al rango di lingua ufficiale.
Una delle prime e più evidenti tracce della vicinanza linguistica tra Malta e Tunisia si osserva nei numeri. In maltese, i numeri da 0 a 10 sono: żero, wieħed, tnejn, tlieta, erbgħa, ħamsa, sitta, sebgħa, tmienja, disgħa, għaxra, corrispondenti in modo quasi identico ai numeri in arabo tunisino. La somiglianza continua nei numeri da 11 a 19: ħdax, tnax, tlettax, erbatax, ħmistax, sittax, sbatax, tmintax, dsatax, e nelle decine: għoxrin (20), tletin (30), erbgħin (40), ħamsin (50), sittin (60), sebgħin (70), tmenin (80), disgħin (90). Anche i numeri più grandi mantengono questa continuità: 100 = mija, 1.000 = elf, 1.000.000 = miljun.
Le somiglianze linguistiche emergono in modo evidente anche a livello del lessico quotidiano, in particolare nei nomi degli animali, che in maltese risultano quasi identici all’arabo tunisino. Basti pensare a parole come kelb (cane, plurale klieb), qattus (gatto), ħmar (asino), baqra (mucca), nagħġa (pecora), mogħża (capra), għasfur (uccello), ħuta (pesce), fekruna (tartaruga), ġemel (cammello), halouf (maiale).
La vicinanza tra le due lingue si coglie in modo immediato nel vocabolario dell’alimentazione quotidiana: nei nomi di frutta e verdura dove il maltese conserva termini quasi identici all’arabo tunisino. Tra i nomi della frutta troviamo, ad esempio: lanġas (pera), sfarġla (mela cotogna), tuffieħa (mela), banana (banana), ħawħa (pesca), għeneb (uva), frawla (fragola), dulliegħa (anguria), bettieħa (melone). Anche nel lessico delle verdure la continuità è evidente: patata (patata), basal (cipolla), tewm (aglio), qara ħamra (zucca), ħass (lattuga), brokkoli (broccoli), krafes (sedano), patata ħelwa (patata dolce), basal aħmar (cipolla rossa). Nel lessico alimentare di base la vicinanza tra maltese e arabo tunisino appare immediata. Parole essenziali della quotidianità come zokkor (zucchero), ħobż (pane), ħalib (latte), ġobon (formaggio), tamal (datteri), acqua (Ilma) risuonano familiari a un orecchio tunisino.
La continuità linguistica si riflette anche nei nomi dei colori, che mostrano una somiglianza altrettanto evidente con l’arabo tunisino. In maltese troviamo aħmar (rosso), abjad (bianco), iswed (nero), aħdar (verde), isfar (giallo), termini che risultano immediatamente familiari a un parlante tunisino.
Gli esempi potrebbero continuare all’infinito: espressioni di uso quotidiano come “Kif inti?” (Come stai?), domande pratiche come “Kemm għandek snin?” (Quanti anni hai?) o “Kemm jiswa?” (Quanto costa?) oppure alcuni modi di dire e proverbi sono uguali al dialetto tunisino come: “Kif tagħmel jagħmlulek”: come fai ti fanno oppure “Li tiżra’ taħsad!” che significa: Chi semina raccoglie! Oppure Id-dinja kolha għawġ che significa: Il mondo intero è pieno di sbagli e persino alcune espressioni colorite e parolacce risultano sorprendentemente simili al tunisino, confermando ancora una volta la profonda continuità linguistica tra le due sponde del Mediterraneo.
Un filo tunisino a Malta
Malta, un tempo chiamata Melita, secondo gli studiosi ha diverse possibili interpretazioni etimologiche. Potrebbe derivare dall’antica parola semitica “Malit”, con cui i Fenici indicavano l’isola, e che significa “rifugio”, nel senso di “porto” o “approdo”. Una seconda ipotesi è che il nome provenga dal termine greco “Melita”, che significa “miele”, probabilmente in riferimento alla fama dell’isola per la produzione di miele. Lo storico al-Idrisi scriveva infatti che «sull’isola abbondano pascoli, pecore, frutta e miele». Il nome Melita lo ritroviamo in alcune isole tunisine, come Kerkennah che appartenente a Sfax e Djerba che appartenente a Médenine.
A Malta esiste inoltre una città chiamata Mdina, conosciuta come la “Città Silenziosa”. È l’antica capitale fortificata dell’isola, situata al centro, e il suo nome deriva proprio dal dialetto arabo tunisino.
Percorrendo le vie di Malta si percepisce un’anima tunisina, visibile già nell’uso del colore blu che decora molte porte, molto simili a quelle tunisine, e nella presenza dei tradizionali battenti in metallo.
Questa affinità si ritrova anche nelle forme e nei motivi decorativi delle porte e delle finestre, oltre che in alcuni elementi architettonici e nei paesaggi.
Nelle strade maltesi si notano inoltre numerose indicazioni scritte in lingua maltese che, come abbiamo analizzato in precedenza, deriva in parte dall’arabo tunisino. Espressioni come “tarmix zibel hawn” “non mettere la spazzatura qui” testimoniano questa continuità linguistica e culturale.
Passeggiando nei mercati del pesce di Malta, ascoltando le grida dei venditori e osservando i nomi dei pesci esposti, ci si sente subito in Tunisia. Termini come qarnit, usato per indicare il polpo, richiamano infatti la lingua e la tradizione tunisina, testimoniando ancora una volta il profondo legame culturale tra le due sponde del Mediterraneo.
Tracce della presenza maltese in Tunisia
È evidente che, dopo questa lunga storia di contatti tra Malta e la Tunisia e grazie ai continui scambi tra le due civiltà, anche Malta abbia lasciato la propria impronta sulla Tunisia, come dimostrano i cognomi analizzati in precedenza, ancora presenti nel Paese, oppure il marchio Bondin, tuttora annoverato tra le più note marche di caffè in Tunisia. Si tratta di un ambito di studi ancora in gran parte da esplorare, nel quale sarebbe interessante approfondire e indagare le tracce di queste reciproche influenze. Nel presente articolo siamo riusciti a individuare la presenza di alcune parole maltesi nella parlata tunisina, come bikri, usata per dire “presto”; Awwissu, termine che indica un periodo dell’anno e che in maltese corrisponde al mese di agosto; bluża, utilizzata soprattutto nella regione di Sfax per indicare la camicia; kies, per “bicchiere”; e nofs, adoperata da alcuni anziani della regione di Sfax, così come in maltese, per indicare la “metà”.
In conclusione, la storia intrecciata tra Tunisia e Malta dimostra come il Mediterraneo non sia mai stato una linea di separazione, bensì uno spazio di incontro, di transito e di trasformazione reciproca. Le tracce linguistiche, culturali, urbane e umane che abbiamo richiamato in queste pagine rappresentano soltanto una parte visibile di un patrimonio condiviso molto più ampio e profondo.
Tra le due sponde del Mediterraneo centrale si è scritta una pagina ricca e complessa della storia, fatta di conquiste, migrazioni, scambi commerciali, contaminazioni linguistiche e convivenze quotidiane. Una pagina che non appartiene esclusivamente al passato, ma che continua a vivere nel presente, nei cognomi, nelle parole, nelle architetture e nelle memorie familiari.
Molto resta ancora da esplorare. Le influenze reciproche tra Malta e Tunisia costituiscono un campo di ricerca fertile, capace di offrire nuove prospettive sulla storia mediterranea e sulle dinamiche di costruzione identitaria. Approfondire questi legami significa non solo riscoprire un passato condiviso, ma anche valorizzare un’eredità comune che può diventare ponte di dialogo e cooperazione per il futuro.
Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026
Riferimenti bibliografici
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SOUMILLE Pierre, Européens de Tunisie et questions religieuses (1892- 1901), 1975, Étude d’une opinion publique, Paris, CNRS Éditions. 25
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أبو عبد الله محمد بن عبد الله بن عبد المنعم الحِميرى: الروض المعطار في خبر الأقطار, باترون لايبراري, 2020
عبد الرحمن بن خلدون، مقدمة ابن خلدون، باترون لايبراري، 2020
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Khouloud Kharrat, è una storica tunisina specializzata in storia contemporanea. È attualmente dottoranda in Lingua e Civiltà italiane presso la Facoltà di Lettere, Arti e Scienze Umane dell’Università della Manouba, dove ha anche conseguito una laurea magistrale di ricerca. Presso lo stesso ateneo, svolge attività didattica come docente di Civiltà italiana per stranieri. Parallelamente, opera come traduttrice giurata, riconosciuta ufficialmente dai tribunali tunisini e dall’Ambasciata d’Italia.
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