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Tozeur: le palme, i mattoni, le oasi

Palmeto a Tozeur nel 1960 Fonte H. Grobe Wikimedia Commons CC BY 3.0

Palmeto a Tozeur nel 1960 (Fonte H. Grobe Wikimedia Commons CC BY 3.0)

di Roberta Marin

Nei villaggi di frontiera guardano passare i treni
Le strade deserte di Tozeur
Da una casa lontana tua madre mi vede
Si ricorda di me, delle mie abitudini

E per un istante ritorna la voglia di vivere
A un’altra velocità
Passano ancora lenti i treni per Tozeur

Tozeur con la sua architettura in mattoni di argilla ha affascinato e continua ad affascinare viaggiatori e turisti provenienti da tutte le latitudini. La città dà il nome anche ad un’oasi che, insieme a quelle di Kebili, Douz e Nefta, è situata nella regione nota come Jerid, ‘il paese della palme’. Le ampie zone dedicate alla coltura della palma da dattero infatti accompagnano il visitatore fino alle prime propaggini del deserto del Sahara, rappresentandone una delle principali porte d’accesso. L’aura romantica che avvolge la regione, fa assaporare a chiunque la percorra un mondo quasi del tutto scomparso: il mondo delle lunghe carovane che per secoli hanno trasportato spezie, oro, lastre di sale, tessuti pregiati e manoscritti preziosi dalla regione subsahariana al Mediterraneo, arricchendo mercanti arabi e berberi e favorendo lo sviluppo di città, che da villaggi polverosi sempre sul punto di essere sopraffatti dalla sabbia del Sahara, si sono convertiti in fiorenti centri commerciali, la cui economia e sopravvivenza dipendeva da questi lucrosi scambi.

Al giorno d’oggi le carovane e i loro epici viaggi costellati da mille pericoli continuano ad esistere quasi esclusivamente nelle cronache di famosi viaggiatori del passato, coloro i quali hanno voluto provare l’ebbrezza e i rischi di attraversare il deserto, e ne hanno scritto con dovizia di particolari. Nonostante questa sia una realtà quasi del tutto scomparsa, un viaggio a Tozeur e nella regione del Jerid riporta ancora il viaggiatore curioso a quelle atmosfere, come è successo a Franco Battiato, che ha avuto modo di visitarli negli anni Ottanta e a cui ha dedicato una canzone. Nel testo i treni hanno sostituito i dromedari delle carovane, ma la lentezza nello spostamento è rimasta la stessa.

Prendendo spunto dalla canzone di Franco Battiato, ‘I treni di Tozeur’, e dalle calde atmosfere mediterranee e mediorientali che la caratterizzano, cerchiamo di scoprire l’affascinante città tunisina al confine con il deserto del Sahara, che dà il nome alla canzone, Tozeur appunto. La città si trova nella parte sud-ovest della Tunisia e sorge in un’oasi circondata da 20 km² di palmeti. Nell’area sono coltivate più di 200 mila palme da dattero, sotto cui crescono altri alberi da frutto, ortaggi ed alcuni tipi di erbe, particolarmente adatti all’alimentazione degli animali da allevamento. È una sorta di agricoltura verticale, organizzata secondo le dimensioni degli alberi e delle piante. In ogni caso, il dattero la fa ancora da padrone rispetto ad altre colture, benché delle 150 varietà che un tempo ne distinguevano la produzione e che maturavano in momenti diversi dell’anno, garantendo una raccolta e un’esportazione costante, oggigiorno la coltura del Deglet Nour è la più praticata e diffusa, grazie alla sua consistenza morbida e cremosa e al sapore dolce di caramello, apprezzato in patria e all’estero.

Della palma da dattero non si butta niente. La linfa dell’albero può essere raccolta e se lasciata fermentare, si trasforma in vino di palma, noto come lagmi; il legno viene adoperato per la costruzione dei tetti, mentre le foglie possono assolvere il ruolo di copertura naturale per i tetti stessi, o se intrecciate, danno vita a cestini e ad altri contenitori di uso quotidiano.

Tozeur e la sua oasi sono situati nei pressi del Chott el- Jerid – uno dei laghi salati più estesi della terra e certamente il più grande del Sahara, coprendo una superficie tra i 5.000 e i 7.000 km² – del ben più piccolo Chott el Gharsa. In estate, a causa dell’evaporazione dell’acqua provocata dalle temperature che superano facilmente i quaranta gradi senza possibilità di temporali ed acquazzoni, il Chott el-Jerid si ricopre di sale, trasformandosi in una distesa di un bianco accecante. Il sale viene raccolto per poi essere venduto, divenendo così un’altra voce dell’economia di questo territorio non facile. Il lago è anche famoso perché sembra che il fenomeno chiamato della Fata morgana, quello cioè che induce turisti e viaggiatori a vedere i miraggi, si verifichi con maggior frequenza qui che in altre zone della Tunisia.

Tozeur ha una storia antica, di cui però rimangono poche notizie scritte e scarsi resti architettonici. Probabilmente già prima dell’arrivo nella regione dei Romani esisteva come centro carovaniero trans-sahariano sotto il controllo dei Numidi di origine berbera (terzo secolo a.C.), i quali commerciavano con i Cartaginesi. Nel 33 a.C. venne battezzata dai Romani come Thusuros. La città faceva parte della provincia romana di Byzacena nell’Africa Proconsolare e fu un importante centro sulla via che collegava Gabès a Biskra per la vendita sia di prodotti agricoli, come i datteri, che di uomini destinati ad essere gli schiavi di personaggi abbienti dell’aristocrazia romana.

1 Moschea al-Qasr, Bled el Hadher, dal nono secolo Fonte Touzrimounir Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0

Moschea al-Qasr, Bled el Hadher, dal nono secolo (Fonte Touzrimounir Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0)

Tozeur fu anche un influente centro culturale e religioso. Con il passare del tempo, la popolazione abbracciò il Cristianesimo, dato attestato da una serie di testimonianze, come la conversione di parte della popolazione berbera alla nuova religione monoteista, la costruzione di un numero imprecisato di chiese, e la nascita in città e nel suo circondario di diverse figure che ricoprirono ruoli di un certo rilievo all’interno della gerarchia ecclesiastica, in particolare come vescovi. Il vescovato di Tozeur cessò di esistere nel settimo secolo, quando l’Islam fece la sua comparsa. Sanguinose lotte di religione e di conquista coinvolsero in particolare i Berberi cristianizzati, che si opposero ferocemente alle armate musulmane, mosse dal desiderio di rendere l’Islam la nuova religione dominante, e di porre il maggior numero di terre sotto il controllo delle dinastie islamiche di recente istituzione, come quelle degli Umayyadi (661-750) e degli Abbasidi (750-1250). Da quel momento in poi, Tozeur divenne una città a predominanza musulmana, e pertanto il suo tessuto urbano si arricchì di edifici religiosi peculiari di quel credo.

2 Torre Romana Fonte Rawen Abbassi Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0

Torre Romana (Fonte Rawen Abbassi Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0)

Una delle moschee più antiche ed ancora in uso non solo nell’oasi di Tozeur ma in tutto il Nord Africa, è quella di al-Qasr a Bled al-Hadhar (anche Bilād al Ḩaḑar), un quartiere non lontano dalla medina. Nel periodo romano, l’edificio fungeva da chiesa, e solo nel nono secolo fu trasformato in moschea. Nel dodicesimo secolo, quando l’Islam venne eletto a religione ufficiale dell’intera regione, al-Qasr fu ampliata, e la data dell’inizio dei lavori fissata al 1193. Del periodo romano sembrerebbe restare testimonianza soltanto nella cosiddetta Torre Romana che, a mio modesto parere, ricorda più da vicino un minareto, sia per il materiale utilizzato, sia per le aperture ancora esistenti, corrispondenti alla porta principale e ad una delle finestre, decorate con degli archi, rispettivamente a ferro di cavallo, specifico dello stile moresco dell’Andalusia e del Nord Africa, e a sesto acuto.

Nei pressi della moschea si trova il Mausoleo di Ibn Chabbat (1221-1285), illustre uomo di lettere e di scienze, originario di Tozeur. Malgrado si stia distinto in vari campi del sapere, e abbia scritto diversi libri in cui ha raccolto il suo pensiero intellettuale e religioso e gli studi di ingegneria, Ibn Chabbat è ricordato soprattutto per aver contribuito al miglioramento del sistema idrico nelle grandi oasi del Jerid, le più estese dell’intera Africa, e al conseguente sviluppo di una fiorente agricoltura di cereali, ortaggi, e soprattutto della palma da dattero, prodotto per cui la regione è famosa ben oltre i confini della Tunisia (cfr. De Benedetti). Non gli si può attribuire la completa paternità del sistema di irrigazione di Tozeur e delle aree prospicienti la città, poiché testi dello storico arabo-andaluso Al-Bakri, risalenti all’undicesimo secolo, attesterebbero l’uso di coevi sistemi di frazionamento del flusso d’acqua tramite dighe e dividendi e confermerebbero che sistemi simili a quelli erano attivi nelle oasi sahariane già nell’antichità.

3 La Medina, dettaglio della decorazione a mattoni Fonte David Stanley Wikimedia Commons CC BY 2.0

La Medina, dettaglio della decorazione a mattoni (Fonte David Stanley Wikimedia Commons CC BY 2.0)

Il contributo di Ibn Chabbat è comunque innegabile ed è proprio grazie ad esso che Tozeur arrivò all’apice del successo nel quattordicesimo secolo, quando le terre occupate dalle piantagioni di palme da dattero giunsero alla loro massima estensione e fecero di Tozeur un centro commerciale e carovaniero di primaria importanza, ruolo che riuscì a mantenere fino al diciannovesimo secolo. Intorno alla metà del ventesimo secolo, lo sviluppo di attività minerarie nei pressi di Tozeur attrasse gli abitanti, che preferirono abbandonare la città in massa con il risultato che l’agricoltura e l’allevamento smisero di essere fiorenti come un tempo. La coltivazione e l’esportazione di datteri conobbero una ripresa solo quando divenne chiaro che le attività minerarie non avrebbero portato i risultati sperati, e da allora continua ad essere una delle voci più importanti dell’economia locale, anche se a questa negli ultimi decenni si è affiancato lo sviluppo turistico. Grazie all’apertura di un aeroporto internazionale nel 1980, turisti e viaggiatori hanno modo di raggiungere con maggiore facilità queste zone, altrimenti piuttosto remote, e di scoprire le bellezze naturalistiche e storico-artistiche di Tozeur, delle oasi del Jerid e del deserto del Sahara.

Tozeur è senza dubbio la più interessante tra le città sorte nel Jerid. Una delle maggiori attrazioni è la città vecchia o medina, conosciuta come Ouled el Hadef. I resti architettonici più antichi risalgono al quattordicesimo secolo, quando vi abitavano e convivevano, più o meno serenamente, due comunità molto diverse tra loro, come quella musulmana ed ebraica sefardita. La medina è tra le meglio conservate dell’intera Tunisia, non è molto estesa, ed è limitata da alte mura realizzate in mattoni rettangolari di argilla mista a sabbia. Lo stesso materiale dalle tonalità dell’ocra è stato impiegato per la costruzione di case e palazzi e per la decorazione delle facciate, elemento questo che ha affascinato i viaggiatori nel corso dei secoli, e in tempi più recenti i turisti, che si sono avventurati nel labirinto di strade strette, alcune coperte, e piccole piazze, tipiche delle medine. I motivi geometrici sulle facciate sono stati creati da esperti muratori, i quali si sono avvalsi di una sapiente tecnica di alternanza dei mattoni. Le sporgenze e le rientranze degli stessi hanno fatto sì che il risultante gioco d’ombre contribuisse al cromatismo delle fasce, delle cornici e dei pannelli che formano i motivi e che ricordano quelli che si possono incontrare sui tappeti, sui gioielli in filigrana e sui merletti sapientemente intrecciati da abili maestri artigiani.

Dettaglio della disposizione dei mattoni Fonte McKay Savage Wikimedia Commons CC BY 2.0

Dettaglio della disposizione dei mattoni (Fonte McKay Savage Wikimedia Commons CC BY 2.0)

I mattoni che sono l’elemento distintivo dell’architettura della medina di Tozeur sono ancora oggi fatti a mano localmente da un ristretto numero di famiglie, le quali hanno trasmesso di generazione in generazione la tecnica – forse anche i segreti – della loro lavorazione. L’argilla viene inizialmente miscelata a mano da questi abili artigiani, che sono in grado di calcolare la giusta quantità di acqua da mescolare all’argilla rossa e bianca per ottenere la tonalità di ocra desiderata. Non appena l’argilla è pronta viene modellata in stampi rettangolari, così da assumere la forma propria del mattone, e viene coperta da cenere. Alla fine del procedimento, viene lasciata asciugare al sole o viene inserita in una fornace, sigillata da un tronco di palma, che previene la dispersione del calore.

Un artigiano mescola a mano argilla rossa, bianca e acqua in una vasca di miscelazione Fonte Jphi09 Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0

Un artigiano mescola a mano argilla rossa, bianca e acqua in una vasca di miscelazione (Fonte Jphi09 Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0)

Una volta cotti e raffreddati, i mattoni così ottenuti possono essere usati per l’abbellimento e il restauro delle facciate degli edifici della medina, come pure di quelli costruiti in tempi ben più recenti nella zona moderna della città. In quest’ultimo caso però, si assiste a quella che è stata definita come una ‘folklorizzazione dei motivi’, in quanto è evidente il tentativo di rendere esteticamente omogenei i due settori della città, quello antico e quello moderno, senza però mantenere un qualsiasi riferimento culturale, privando cioè i motivi della medina del loro significato più autentico (Abachi 1999).

6 Produzione di mattoni tradizionali, protezione con cenere di palma e asciugatura naturale Fonte Jphi09 Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0

6 Produzione di mattoni tradizionali, protezione con cenere di palma e asciugatura naturale (Fonte Jphi09 Wikimedia Commons CC BY-SA 3.0)

Un’altra peculiarità dell’architettura della medina è la presenza di porte riccamente ornate. Quelle negli edifici religiosi e nelle case di famiglie più abbienti sono in legno pregiato, mentre le altre più modeste sono in legno di palma. In alcune porte si possono ancora osservare tre battenti, ognuno dei quali è dedicato rispettivamente agli uomini, alle donne e ai bambini. Ogni battente produce un suono diverso, così i padroni di casa sanno in anticipo chi sta bussando alla loro porta e si regolano di conseguenza (Perer 2020).

Portone con tre battenti Fonte Rawen Abbassi Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0

Portone con tre battenti (Fonte Rawen Abbassi Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0)

Tra le vie della medina, non mancano piccoli caffè, negozi e botteghe-laboratorio dedicate alla realizzazione di oggetti artigianali, come pure celebri edifici religiosi. Nel quartiere ci sono almeno sei moschee storiche, erette tra il quattordicesimo e il diciottesimo secolo da importanti personalità religiose e politiche del tempo, ed altrettante zawiyas, in origine luoghi di residenza e di riunione degli ordini Sufi. Con l’andar del tempo questi edifici svolsero anche altre funzioni, come quello di madrasa (scuola coranica), di ostello per i viandanti e di casa di cura. Le moschee e le zawiyas venivano accompagnate da alti minareti, tipici della tradizione artistica e architettonica dell’Islam nordafricano.

In questo trionfo di tradizione e abilità costruttiva, si possono ancora vedere alcune originali mashrabiyya in legno, sopravvissute al passare del tempo e all’erosione provocata dal sole e dalle alte temperature.

Mashrabiyya Fonte Tsaag Valren Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0

Mashrabiyya (Fonte Tsaag Valren Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0)

Con il termine arabo mashrabiyya si indicano le griglie di legno intagliato giustapposte alle finestre, il cui compito è duplice. Da un lato, permettono alle stanze di essere protette dai raggi del sole, mentre l’aria riesce a penetrarvi e a rinfrescare l’ambiente, dall’altro assicurano la riservatezza degli abitanti della casa, che possono osservare quello che succede sulla strada senza essere visti. 

Decidere di scoprire le oasi del Jerid e soprattutto Tozeur vuol dire calarsi nella storia, una storia avvincente e avventurosa fatta di mercanti, carovane, oro, spezie e manoscritti preziosi, ma anche una storia tragica, un racconto di guerre sanguinose tra cristiani e musulmani. Visitare Tozeur vuol dire anche comprendere una volta di più come l’uomo possa essere geniale, e per farlo è sufficiente fare una passeggiata in questo luogo bruciato dal sole, dove un territorio strappato al deserto, trabocca di vita, di palme da dattero e dell’acqua che le fa sopravvivere e fruttificare. Addentrarsi nella città vecchia, nella medina di Tozeur significa lasciarsi irretire dalla bellezza della sua architettura, dalle facciate a motivi geometrici che richiamano alla mente gli stessi schemi ornamentali dei tappeti, dei gioielli e degli abiti tradizionali. Tozeur è un racconto, il racconto di una città dal passato stratificato, dal presente in bilico tra tradizione e modernità, e dal futuro ancora tutto da scrivere.  

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026 
Riferimenti bibliografici
F. Abachi, ‘Lecture d’une extension urbaine spontanée: le quartier Helba à Tozeur’, dans Lieux et façons d’habiter, aujourd’hui, Aix-en-Provence, Institut de recherches et d’études sur le monde arabe et musulman, 1999, pp.93-109
L. De Benedetti, ‘In Tunisia nel Jerid il paese delle palme con le più grandi oasi dell’Africa’, 4 dicembre 2023, https://www.quotidiano.net/itinerari/viaggi/estero/in-tunisia-nel-jerid-il-paese-delle-palme-con-le-piu-grandi-oasi-dellafrica-a15vj169 (accesso 10 agosto 2026)
C. Perer, ‘Tozeur, il linguaggio dei portoni’, Giornale Sentire, 3 maggio 2020 https://www.giornalesentire.it/it/turismo-in-tunisia-tozeur-douz-porta-del-deserto (accesso 9 agosto 2026)
Video Franco Battiato e Alice – I Treni Di Tozeur https://www.youtube.com/watch?v=yVtkvuKpKf8&list=RDyVtkvuKpKf8&start_radio=1
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Roberta Marin, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università di Trieste ed ha completato il suo corso di studi con un Master in Arte Islamica e Archeologia presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) dell’Università di Londra. Ha viaggiato a lungo nell’area mediterranea e il suo campo di interesse comprende l’arte e l’architettura mamelucca, la storia dei tappeti orientali e l’arte moderna e contemporanea del mondo arabo, iraniano e turco. Collabora con la Khalili Collection of Islamic Art e insegna arte e architettura islamica in istituzioni pubbliche e private nel Regno Unito e in Italia.

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