Stampa Articolo

Soprannomi siciliani. Spigolature letterarie

Giovanni Verga

Giovanni Verga

di Giovanni Ruffino 

L’antroponomastica popolare è un tema particolarmente esplorato (cfr. Caffarelli 2019; Ruffino 2020), esplorazioni che attraversano numerose prospettive e tra queste quella letteraria (si vedano, tra gli altri, Caffarelli 2019: 75-92; Castiglione 2019: 105-121; Porcelli 2005; Sgroi 1990). Se consideriamo la letteratura siciliana, in lingua e in dialetto, in prosa e in poesia, risulterà evidente la straordinaria ricchezza di soprannomi, a cominciare dall’esemplare caso verghiano de “I Malavoglia” 1.

Sul fatto che la scelta dei nomi in letteratura corrisponda a impulsi creativi, si è molto discusso. È comunque innegabile che assai spesso i soprannomi (ancor più dei nomi o dei cognomi) contribuiscono a connotare i personaggi sia in senso fisico che comportamentale, come è evidente nel caso di Malpelo: 

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo, e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo […]. Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso e selvatico (Giovanni Verga, Rosso Malpelo, da Vita dei campi). 

È risaputo che le pagine verghiane, da “I Malavoglia” ai racconti di “Vita dei campi” e delle “Novelle rusticane”, offrono una fioritura straordinaria di soprannomi: Maruzza è La Longa, Ntoni è Cetriolo, Grazia e Agostino sono Piedipapera, Venera è la Zuppidda, Mariangela l’ostessa è la Santuzza, Menico è della Locca, don Ciccio il medico è chiamato Pappafave.

Altre volte la storia personale produce anche effetti infamanti, come nel caso di Ammazzamogli (“Malaria”) per le sue disgraziate vicende matrimoniali.

Nel repertorio soprannominale di Giovanni Verga sono frequenti anche i soprannomi geografici o di provenienza, come La Licodiana (“Gli orfani”), con riferimento a Licodia Eubea; il Mascalise (“Mastro don Gesualdo”), originario di Mascali; il Bucchierese (“Jeli il pastore”), originario di Buccheri. Numerosi anche i riferimenti ai mestieri, come nei casi di Alfio il carrettiere (“Cavalleria rusticana”) o don Licciu Papa il caposbirro (“Mastro don Gesualdo”).

Al di là di questi pur essenziali riferimenti al maggior esponente della letteratura verista, si può forse dire che personaggi letterari portatori di soprannome sono individuabili in pressoché tutti gli autori moderni e contemporanei, da Capuana a Pirandello sino a Consolo, Bufalino, Bonaviri e Sciascia. Ed è proprio una pagina de “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia che ci offre una efficace ricostruzione dei percorsi onimici: 

«Cerchi di ricordare quella ingiuria» disse il capitano «e intanto il maresciallo sarà tanto gentile da offrirci un caffè» (…). «Ci sono ingiurie che colgono i caratteri o i difetti fisici di un individuo» diceva il capitano «e altre che invece colgono i caratteri morali; altre ancora che si riferiscono a un particolare avvenimento o episodio. E ci sono poi le ingiurie ereditate, estese a tutta una famiglia; e si trovano anche sulle mappe del catasto». 

16260595051Ma al di là delle pagine letterarie, Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino ci hanno consegnato spigolature soprannominali di grande vivacità, come quella che Sciascia riunisce in “Kermesse” dove, oltre ad aneddoti ed espressioni proverbiali, elenca alcuni soprannomi locali, come Surciddi “così soprannominati quelli di una famiglia oggi estinta e di cui nessuno più ricorda il cognome o perché piccoli o perché di faccia assorciata”.

Ugualmente Gesualdo Bufalino è autore di un repertorio dal titolo “Museo d’ombre”, nel quale emerge il suo luogo natale – Comiso – “come focolare e grembo di tutti”, anche attraverso i soprannomi di alcuni personaggi familiari: Don Peppino U Pizzuliatu, Filippo Cacagghianna, Ciccio Paracqua, Lici U Filoci, Rosalia A Foddi.

Ecco ora una parzialissima rassegna di personaggi letterari post-verghiani portatori di soprannomi, dei quali viene spesso ricostruita la motivazione: 

Barbabianca
Deve dunque sapere che “barba bianca” era un soprannome, una ’ngiuria che era stata data a [Salvatore] Romeres cinquanta anni fa, quando si trasferì a Vigata […]. Faceva il vasaio, fabbricava bùmmuli […] e di conseguenza la barba sempre aveva lorda di creta e bianco gesso. Ecco l’origine della ’ngiuria (Andrea Camilleri, Un filo di fumo: 16). 
Bicchinu
Al tempo della crisi – c’erano stati due anni di secco, il raccolto s’era perso e danaro in banca ne circolava pochissimo – u bicchinu (lo chiamavano becchino, il Gran Croce [Candeloro Failla Verderame], a Terranova perché, in un certo senso, scavava le fosse ai poveri cristiani con le sue usure (Silvana Grasso, Il bastardo di Mautana: 162). 
Buterésa
E facevano la fila notte e giorno, sotto il controllo delle guardie MP, davanti alla porta della casa, vicino al Camposanto, della Buterésa e della figlia sua Concettinella (Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica: 24). 
Cannalonga
Donna Pràzzita Cannalonga 55 anni; donnone atticciato, dalla faccia rinfichita, gialliccia, itterica fin nelle labbra smorte. Affetta un fare e un parlare mellifluo, sotto al quale traspare acre e in continuo fermento il veleno accumulato in tanti anni di sterili aspirazioni e di voglie insoddisfatte. Veste con decoro e ricercatezza, ma all’antica (Luigi Pirandello, Cappiddazzu paga tutti: 53). 
Chiuppu (Lu)
Ho conosciuto uno soprannominato lu chiuppu, cioè il pioppo, per la statura e per una specie di tremito? che lo muove: così mi hanno spiegato … Le cose: vediamo un po’, soprannomi per somiglianza a un qualche oggetto … (Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta: 41). 
Jimmurutu
[Il giudice] Due notti fa è stato ammazzato nel Vicolo del Giglio Pietro Marocco detto […] u figghiu del Ghimmeruto. [Il giudice è un settentrionale] Don Saru: Jimmurutu, signuri; nui dicemu accussì (Luigi Capuana, ’Ntirrugatoriu: 393). 
Malanotte (La)
Tornò di lì a poco con la Malanotte, ch’era una vecchia strega, famosa per levare il malocchio: nera come la pece, con certi occhi da lupa e una bocca enorme, da cui usciva una vociaccia roca maschile. […] si mise a borbottare incomprensibili scongiuri (Luigi Pirandello, Il Vitalizio: 882). 
Maluomini
[…] Nel secolo scorso i Roccaverdina erano soprannominati i Maluomini … Coi nostri antenati non si scherzava. Ora siamo una razza incarognita; tu [riferendosi a don Tindaro], agricoltore; io … almeno! (Luigi Capuana, Il marchese di Roccaverdina: 135). 
Mezzalingua
Maridda Mezzalingua mi chiamo … ma Mezzalingua non è cognome … è l’ingiurio … voi che siete di qua lo sapete che nei paesi ci si conosce tutti per l’ingiurio (Silvana Grasso, Il cuore a destra: 38). 
Paraninfu (Lu)
Don Ancilu: E ppi chissu vi chiamanu lu Paraninfu? Don Pasquali: Cu’ era chissu?
Don Ancilu: Chi sacciu? Si chiama accussì chiddu ca cummina matrimonii (Luigi Capuana, Lu Paraninfu: 504). 
Taddarita
Cola: Grazii, mastru Taddarita. Si vi chiamu accussì non vi nn’offinniti.
Taddarita: La ’ngiuria avanti, e lu veru nnomu appressu (Luigi Capuana,
Malia: 81). 

s-l1200Concludiamo la breve rassegna menzionando anche “Il sarto della strada lunga” di Giuseppe Bonaviri (Turi lo Sciancato, Peppi il tabbutaro, Ciccio Piducchio, Turi Cirasa) e “Orcynus Orca” di Stefano D’Arrigo, nel cui mare ribollente anche di nomi, di ipocoristici e di cognomi più o meno esotici, si coglie un gruzzoletto di soprannomi di impronta dialettale (Faccitagliata, Duciamaru, Boccadopa, Acitana). Né possiamo dimenticare due romanzi come “La Nana” di Emanuele Navarro della Miraglia e il più recente “La Mennulara” 2 di Simonetta Agnello Hornby, che già nei titoli identificano le protagoniste attraverso i loro soprannomi.

Un conclusivo cenno a Vitaliano Brancati e al suo “Don Giovanni in Sicilia” 3, dove il linguaggio scanzonato degli scapoli catanesi produce una serie mirabolante di “nciùrie”, quali lo Svaccato, il Tagliacarte, la Monaca di pezza, il Lucertone, il Gallodindia.

Se poi consideriamo la poesia in dialetto, in specie quella di carattere satirico-scherzoso o aneddotico, ci imbattiamo in una altrettanto ricca serie di soprannomi. Una più ampia ricognizione ne farebbe emergere in ben maggiore quantità al confronto con la parziale trama qui ricostruita, il cui punto di partenza è Paolo Maura (1638-1711), il poeta di Mineo riscoperto negli anni Settanta del secolo scorso da Giuseppe Bonaviri. Nel poemetto “La pigghiata” (“La cattura”), nel quale Maura racconta con vivo realismo una drammatica fase della sua vita, affiorano qua e là riferimenti soprannominali di sicuro interesse; se ne riportano quattro esempi: 

Quantu m’addugnu e viju a ’n’autra banna
Don Gilormu Munneddu 4 ca vinia
’nmenzu di l’autri sbirri, canna canna 5.
Cuddura 6, Cirruviu 7, curriti cca!
Stativi allerta! Guardativi, amici!
Si scappa, guai ppi nui, santudia’! […]
 
Don Stefanu Jaluna 8 di luntanu gridava: “Mi si fazza stu gran cani
cchiù peju ca nun fu San Bastïanu!” 

Ma un’autentica esplosione di soprannomi contrassegna la prima strofa del ditirambo Sarudda di Giovanni Meli. Ecco i versi iniziali: 

Sarudda, Andria lu sdatu 9, e Masi l’orvu,
Ninazzu lu sciancatu,
Peppi lu foddi, e Brasi galiotu 10
ficiru ranciu 11 tutti a taci-maci 12
ntra la regia taverna di Bravascu 13, purtannu tirrimotu ad ogni ciascu 14. 

E subito dopo: 

Allurtimata poi determinaru
di jiri ad un fistinu
d’un so vicinu, chi s’avia a ’nguaggiar i15
e avìa a pigghiari a Betta la caiorda 16,
figghia bastarda di fra Decu e Narda;
[…]
Eranu chisti a tavula assittati
cu li so amici li chiù cunfidati; ntra l’àutri cunvitati
c’era assittata a punta di buffetta 17 Catarina la Nìura,
Narda Caccia-diavuli, Bittazza la Linguta 18,
Ancila Attizza-liti,
e Rosa Sfincia19 ’Ntossica-mariti. 

6-2Nelle opere dell’altro grande poeta del ’700, il catanese Domenico Tempio (1750-1821), i personaggi cittadini dell’epoca hanno tutti un pecco, vero o inventato. Nella “Grammatica pilusa” ritroviamo Cosca d’acciu ‘gambo di sedano’, Mancia finocchi, Allicca ogghiu ‘lecca olio’, Caca perguli ‘concima pergolati’, Piscia vurraini 20. Nella “Carestia” i più noti personaggi della città sono ricordati con il loro soprannome: Baddetta ‘pallottola’ (il famoso usuraio Fichera) e la sua amante Ficu a cchiappi ‘fico spaccato’; Fra Lisinuni (VS 2: 513: ‘persona alta e mezzo scema’); un tale Giallongo ‘Gian lungo’ (ex frate, noto per la sua dissolutezza); Uopu nucu ‘l’eunuco’ (per l’evidente scarsa virilità); e ancora: Baddòttula ‘donnola’, Cacacausi ‘caca brache’, Spogghiamonaci ‘spoglia monaci’, Scravagghiu ‘scarafaggio’, Piridduni (da piriḍḍu ‘piccola pera’), Sosizzu propriamente ‘salsicciotto’, ma anche ‘persona molto magra e deforme’. E per Culuduci ‘culo dolce’ spiega: 

Pri lu tirruri un piditu
sparau, e cu tantu scasciu
chi già paria chi l’anima
iddu asalau d’abbasciu 21. 

9791254741221Un altro grande autore che predilige vivaci inserti soprannominali è Nino Martoglio (1870-1921).

Da “Centona” si propongono alcuni esempi.

Nel quinto sonetto della serie ’A sunnambula (nella sezione “Ciarlatani”) compare il soprannome ’a Friscalettu ‘fischietto’, mentre Aciddara ‘venditrice di uccelli’ si legge nel nono sonetto della serie Criata sparrittera (nella sezione “Nnimici salariati”).

Più ricco è il primo sonetto di ’A tistimunianza (dramma in otto sonetti, nella parlata catanese): 

’Ccillenza, ora cci dicu: ’Dda matina
mi truvàva a passari agghìri ddani 22, quannu ’ntisi ’na vuci sularina 23,
e doppu un fui-fui 24 di cristiani.
M’avvicinai e vitti a ’na vintina,
e forsi chiù, di mastri e di viddani,
attàgghiu 25 ’u puzzu ’i Santa Catarina,
unn’è a carrittarìa di Facci ’i cani.
 
Vosi appuràri e a Minicu Cipudda,
chiddu ca ’u sannu sèntiri lu Chiuzzu 26,
cci addimannai: “Chi è, tutta ’sta fudda?”
 
Dici: “Casànza c’ ’a tradìu Niluzzu 27
Sautampizzu 28, ’a figghia ’i donna Tudda 29,
stanotti, s’ha’ jttatu dintra’u puzzu!” 

Ed è palese anche in questo caso il ricorso a soprannomi dell’uso quotidiano. 

Volgendo la nostra attenzione al Novecento, è a Nino De Vita – il rappresentante più significativo della poesia siciliana degli ultimi anni – che si deve la più straordinaria fioritura di soprannomi, che intridono i versi raffinatissimi del profumo comunitario del piccolo borgo di Cutusio, presso Marsala. Ecco alcuni frammenti. 

Da “Nnòmura”:
 
Sarina e Puvirenzia,
chi oramai s’a spirùgghianu,
l’abbiamu nn’a casa r’a Chiancuna 30;
’u voli ’u Bbaruneddu:
s’u pigghia, t’assicuru
[…]
“Puru eu, ri picciottu,
facia ’sti pusturati”
cci cafuddau Marianu
’u Pàccaru31 a so’ fìgghiu. 
[Traduzione: Sarina e Provvidenza / che ormai se la sanno cavare da sole / le mandiamo dalla Chiancuna; / lo vuole ’u Bbaruneddu [‘figlio del barone’]: / se lo prende, ti assicuro […] / “Anch’io, da ragazzo, / facevo queste bravate” / disse Mariano / ’u Pàccaru a suo figlio picchiandolo] 
Lollò Scorciapirocchi 32
si maritau – un gghiornu
ri Lugliu chi facia
scarmazzu – cu’ Lorenza
Pulizzi.
 [Traduzione: Lollò Scorciapirocchi si sposò – un giorno / di luglio che faceva / un caldo soffocante – con Lorenza / Polizzi]
’A casa r’a Culòvia3 3
era sempri jincuta
ri ggenti. E cc’era ’a fila
fora. 
[Traduzione: La casa della Culòvia / era sempre piena / di gente. E c’era la fila / fuori]
 Nunziu Pizzicammerda
sapia annurvari aceddi.
 [Traduzione: Nunzio ‘Pizzica merda’ / sapeva abbagliare gli uccelli]

 Da “Cutusìu”, ancor più che dalla precedente raccolta, si ricava una sorta di repertorio antroponomastico popolare di una microcomunità. Ecco alcuni esempi:

 Sutta ô cèvusu ranni,
nn’a senia ri Carlinu Mangiassicci 34, siria quagghiatu, ’u labbru ruttu […]
 [Traduz.: Sotto il gelso grande / nell’orto di Carlino / Mangiassicci, sedeva / senza espressione, il labbro rotto …]
Mastr’Áiffiu, ’u zzimmilaru 35,
curtu, l’occhi nzangati,
foddi,
quann’era mmiacu
[…]
Ron Tanu Stracquacèddi 36,
cu’’i carti rintra ê manu,
rrascannu, catarrusu
[…]
’U cani ri Miccioni Annettapuzza 37,
allaccanutu – ’i vavi
chi sculàvanu ê lati
[…]
Turiddu Cacafocu 38,
’u murghiaru,
taliava nn’a cucina
tistiannu
[…]
Mastru Ddecu
Ndria Cioccafridda 39, Giuvanninu
Bbattollu, Mpricchipracchi 40,
’u ènnaru ri Mommu
’u checcu41, Sulivestru Cusenza, o Ninu Meu sciancatu. 
[Traduzione: Mastro Alfio, ’u zzimmilaru, / basso, gli occhi iniettati, / folli, / quand’era ubriaco […] // Don Tano Stracquaceddi, / con le carte in mano, / raschiando, catarroso […] // Il cane di Melchiorre Annettapuzza, / stracco – la bava / che scolava dai lati […] // Turiddu [ipocor. da ‘Salvatore’] Cacafocu, / ’u murghiaru [cfr. murgaru, VS 2:+ 902: ‘commerciante che comprava la feccia dell’olio con la quale faceva il sapone’], / guardava in cucina / scuotendo la testa […] // Mastro Diego / o Andrea Cioccafridda, Giovannino / Bbattollu [lett.: ‘pallina,’ ovvero ‘grasso’], Mpricchipracchi, / o il genero di Mommu / ’u checcu, Silvestro / Cosenza, o Nino ‘Mio’ / sciancato]. 

Questa breve rassegna sollecita ricognizioni e studi più ampi, sino alla scoperta di testi prodotti soprattutto nei piccoli centri, testi senza alcuna pretesa artistica e definibili come “divertimenti in versi”, costruiti su ampie serie di soprannomi locali. Una consuetudine poetico-giocosa diffusa non soltanto in Sicilia 42. 

Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026 
Note 
[1] Nel periodo che precedette la pubblicazione del suo capolavoro, Verga aveva scritto a Luigi Capuana: “Mi hai trovato una ’ngiuria che si adatti al mio titolo?” (17 maggio 1878, in G. Verga, Lettere a Luigi Capuana, a cura di G. Raya, Le Monnier, Firenze 1975: 93).
[2] “Le sue dita parevano zampe di ragno, tanto erano magre e indaffarate a raccogliere mandorle, come se tessessero una rete sulla terra. Fu allora che le affibbiarono il nomignolo “la Mennulara”, che le rimase”.
[3] “Le impiegate dei Ministeri passavano strisciando i fianchi sui tavoli, ma gli scrittori non le guardavano nemmeno. Essi erano straordinariamente applicati ad appioppare nomignoli alla povera gente”.
[4] Il tipo Munnedḍḍu /Munnìu, riferito ad una unità di misura di superficie, è diffuso anche come cognome (Caracausi 1993: 1054). L’origine è il latino MODIUS attraverso l’arabo mudd. Ampie attestazioni anche come soprannome.
[5] In modo circospetto.
[6] Dall’originario significato di ‘pane a ciambella’, con molteplici evoluzioni semantiche, il tipo (di matrice greca: kollýra) è attestato e assai diffuso sia come cognome (Collura), sia come soprannome.
[7] Formazione onomatopeica attribuita a diversi volatili (piviere, occhione, rigogolo), ma può anche indicare un uomo alto e magro (VS 1: 734-735).
[8] Ialuna, cognome di area prevalentemente catanese, è spiegato da Caracausi 1993: 786 come ‘Gianni Luna’.
[9] Da sdari ‘allontanarsi rapidamente da un posto’, ‘darsi alla macchia’. Meli stesso, tuttavia, commenta: “soprannome significante il fallito”.
[10] Anche cognome (Galioto), da un originario neogreco galiótos ‘marinaio di una galea’.
[11] Fecero una mangiata.
[12] Alla chetichella.
[13] Non attestato.
[14] Ad ogni fiasco (di vino).
[15] Farsi fidanzato (o anche: sposarsi).
[16] Caiordu si dice di persona sporca e trasandata. È voce di area siciliana e meridionale, di origine oscura (VSES: 161).
[17] In punta di tavolo (francesismo).
[18] Linguacciuta.
[19] Propriamente è il nome di una frittella dolce (per i vari significati, cfr. VS 4: 837).
[20] Borragini.
[21] Traduzione: Per il terrore un peto / sparò, e con gran frastuono / che già sembrava che l’anima / avesse esalato dalle parti basse.
[22] Verso quel posto.
[23] Una voce alta nel silenzio.
[24] Un fuggi fuggi.
[25] Accanto.
[26] Nome dialettale del tacchino.
[27] A causa, per il motivo che Emanuele l’ha tradita.
[28] Lett.: ‘salta in punta’.
[29] Diminutivo di Agata.
[30] Da chianca ‘ceppo, ceppaia’ (lat. PLANCA). Probabile riferimento alla struttura fisica.
[31] Nel VS 3: 426: ‘vecchio’ (gergale), ma la sfera dei sign. appare più ampia attraverso i derivati (paccariari, paccariatu, ecc.).
[32] ‘Scortica pidocchi’ (soprannome irridente).
[33] ‘Biscia’. Nel VS 1: 821, il significato traslato di ‘persona sciocca, minchione’, ‘donna grassa e brutta’.
[34] ‘Mangia seppie’.
[35] Che produce zzimmili ‘bisacce intessute di fibre vegetali’ (arabismo).
[36] Nelle battute di caccia, stracquari indica l’azione di indurre al volo gli uccelli per meglio colpirli.
[37] ‘Operaio che si dedica alla puliture del fondo di pozzi e cisterne’ (VS 1: 195).
[38] Può riferirsi scherzosamente allo schioppo (probabile soprannome di cacciatore).
[39] Lett.: ‘chioccia fredda’.
[40] Soprannome espressivo.
[41] ‘Balbuziente’.
[42] Si veda Marcato 2009: 94. 
Riferimenti bibliografici 
Agnello Hornby, S.
2002    La Mennulara, Feltrinelli, Milano 
Bonaviri, G.
1954    Il sarto della stradalunga, Mondadori, Milano. 
Bufalino G.
2006    Museo d’ombre, in Opere, I, a cura di M. Corti e F. Caputi, Bompiani, Milano: 143-230. 
Caffarelli E.
2019    Che cos’è un soprannome, Carocci, Roma. 
Caracausi G.
1993    Dizionario onomastico della Sicilia. Repertorio storico-etimologico dei nomi di famiglia e di luogo, 2 voll., Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Palermo. 
Camilleri A.
1980    Un filo di fumo, Garzanti, Milano 
Castiglione M.
2019    L’identità del nome. Antroponimi personali, familiari, comunitari, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Palermo. 
Consolo V.
1988    Le pietre di Pantalica, Mondadori, Milano. 
D’Arrigo, S.
1975    Horcynus Orca, Mondadori, Milano. 
De Vita N.
2025    Cutusìo, Le Lettere, Bagno a Ripoli. 
Grasso S.
1997    Il bastardo di Mautana, Einaudi, Torino.
2001    La pupa di zucchero, Rizzoli, Milano.
2014    Il cuore a destra, Le Farfalle, Valverde 2014. 
Marcato C.
2002    Dialetto, dialetti e italiano, il Mulino, Bologna.
2009    Nomi di persona, nomi di luogo. Introduzione all’onomastica italiana, il Mulino, Bologna. 
Martoglio N.
1972    Centona: raccolta completa di poesie siciliane, D’Anna, Messina-Firenze (1ª ed. Giannotta, Catania 1907). 
Maura P.
1979    La cattura, Sellerio, Palermo. 
Meli G.
1965    Opere, a cura di G. Santangelo, Rizzoli, Milano. 
Porcelli B.
2005    In principio o in fine il nome. Studi onomastici su Verga, Pirandello e altro Novecento, Giardini, Pisa. 
Ruffino G.
2020    La Sicilia nei soprannomi, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Palermo. 
Sciascia L.
1966    Il giorno della civetta, Einaudi, Torino.
1982    Kermesse, Sellerio, Palermo.
1990    Occhio di capra, Adephi, Milano. 
Sgroi S. C.
1990    L’onomastica letteraria pirandelliana (L’esempio del Turno), in Id., Per la lingua di Pirandello e Sciascia, Sciascia, Caltanissetta: 101-153. 
Tempio D.
1814-1815      Operi di Duminicu Tempiu Catanisi, da la stamparia di li Regj Studj, Catania.
1971    Poesie siciliane, Romeo Prampolini, Catania. 
VS = Vocabolario siciliano, I (a cura di G. Piccitto), II-IV (a cura di G. Tropea), V (a cura di S.C. Trovato), Centro di studi filologici e linguistici siciliani, Palermo-Catania 1977-2002. 
VSES = Varvaro A., Vocabolario Storico-Etimologico del Siciliano, 2 voll., Centro di studi filologici e linguistici siciliani – Éditions de Linguistique et de Philologie, Palermo-Strasburg 2014.

_____________________________________________________________

Giovanni Ruffino, ha insegnato Linguistica italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, di cui è stato Preside dal 1998 al 2007. Il suo prevalente impegno scientifico è rivolto alla dialettologia, alla geografia linguistica, alla sociolinguistica e alla lessicografia. È direttore del Centro di studi filologici e linguistici siciliani e responsabile del progetto ALS – Atlante Linguistico della Sicilia –, nonché promotore e fondatore dell’“Archivio delle parlate siciliane”.  È componente del Comitato scientifico della “Rivista Italiana di Dialettologia (Bologna) e di “Geolinguistique” (Grenoble). Dal 2017 è accademico ordinario dell’Accademia della Crusca. Autore di numerose pubblicazioni, ha tra l’altro dato alle stampe un Profilo linguistico della Sicilia (2005), Parole migranti tra Oriente e Occidente (con R. Sottile, 2015) e recentemente La Sicilia dei soprannomi (2020).

_____________________________________________________________

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Letture. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>