Stampa Articolo

Sergio Atzeni sulla stampa italiana nel trentennale della morte

Grazia Deledda

Grazia Deledda

Sergio Atzeni

Sergio Atzeni

di Alessandro Marongiu 

In un quadro di incontestabili distanze abissali, qualche tratto di vicinanza Grazia Deledda e Sergio Atzeni pur l’hanno. Quelli più superficiali si possono immaginare con facilità; uno, invece, è piuttosto particolare. Ci spieghiamo.

Chi facesse delle ricerche su internet partendo dal solo cognome della scrittrice, ad esempio in uno di quei siti in cui sono digitalizzati quotidiani e riviste d’epoca di varia nazionalità o in uno di quelli in cui quotidiani e riviste d’epoca di varia nazionalità sono in vendita, e poi ordinasse i risultati secondo il criterio cronologico, a un certo punto incapperebbe se non in un nemico propriamente detto, perlomeno in un falso amico: un altro Deledda, cioè. Si tratta del ciclista Adolphe, italiano naturalizzato francese, vincitore di un paio di tappe del Tour de France e di una della Vuelta nel corso di una carriera da professionista svoltasi lungo un quindicennio a cavallo tra la prima e la seconda metà del secolo passato.

La circostanza della sovrapposizione dei due Deledda si ripresenta quando – ed ecco il bizzarro tratto di vicinanza – si cercano tracce di Sergio Atzeni negli archivi digitali di alcuni dei principali quotidiani nostrani per capire come (ma anticipiamo già qui: se hanno ricordato l’autore di Bellas mariposas nell’anno in cui cade il trentennale dalla morte). Ebbene, anche in questo caso emerge un falso amico: un altro Atzeni, cioè. E, bizzarria che si aggiunge a bizzarria, è pure questo uno sportivo: Giovanni, noto Tittia, fantino plurivincitore del Palio di Siena (La bizzarria si tramuta in inquietudine quando si scopre che così come Adolphe era nato in Italia e poi aveva scelto diversa nazionalità, quella francese, Giovanni è nato in Germania ma gareggia sotto bandiera italiana: un itinerario a senso di marcia invertito, ma speculare). Ma Atzeni Sergio, lui, c’è o non c’è? Entriamo nel merito della questione che più ci preme.

Cominciamo da “la Repubblica”. Delle sedici occorrenze del cognome “Atzeni”, solo quattro riguardano lo scrittore, le restanti dodici si riferiscono a omonimi illustratori, attrici, professori di liceo milanesi sottoposti a provvedimenti disciplinari, registi, fantini (ovvio) e via dicendo. In un caso Atzeni è citato nell’articolo del 7 novembre di Paolo Gallori in morte di Goffredo Fofi («Come consulente editoriale, direttore di riviste e critico militante ha contribuito alla scoperta, al lancio o alla valorizzazione di scrittori come Giulio Angioni, Sergio Atzeni, Alessandro Baricco, Stefano Benni, Maurizio Maggiani, Raul Montanari e Roberto Saviano»), in tre è citato per gli omaggi che gli hanno dedicato due manifestazioni piemontesi, “Pralibro” a Prali il 17 agosto («“Sergio Atzeni, trent’anni dopo”. Ricordi e letture a cura di Paola Mazzarelli») e “Portici di Carta” a Torino un mese e mezzo dopo (con Gigliola Sulis, Marcello Fois e ancora Paola Mazzarelli). Varrà la pena soffermarsi anche se in maniera incidentale sull’articolo di Martina Tartaglino del 2 ottobre relativo a quest’ultima iniziativa, in cui leggiamo che Atzeni «ha rappresentato una delle voci più vive della Sardegna e della sua gente» (la famosa “gente di Sardegna”? Chissà) e subito dopo, forse a contenere il rischio di un eccessivo esotismo che potrebbe spaventare qualcuno, che fu «torinese d’adozione».

Complicatissimo districarsi tra le pagine de “La Stampa”, quotidiano che deve informare, oltre che sul Palio di Siena, anche e soprattutto sul Palio di Asti: ventisette occorrenze del cognome, diciassette concernenti gare di cavalli e mercato dei fantini («Le strade di Tittia e del Don Bosco si separano. Una notizia nell’aria da tempo che è stata ufficializzata dal saluto che il borgo gialloblù ha voluto indirizzare al fantino che ha riportato l’ambito drappo dopo 19 anni di attesa» scrive, per la cronaca, Enzo Armando il 9 Dicembre). Atzeni Sergio è citato il 16 maggio da Agnese Gazzera, ma per dare conto di una proiezione dell’adattamento de Il figlio di Bakunìn di Gianfranco Cabiddu nell’ambito della rassegna “Cinema sardo a Torino”, e poi due volte a inizio ottobre sempre per l’omaggio tributato da “Portici di Carta”. In quei medesimi giorni d’ottobre, il 5, viene pubblicata un’intervista a Marcello Fois, al quale Alessandro Colombo a un certo punto chiede quale sia l’attualità di Atzeni («Quella di essere un classico. Sergio ha determinato un cambiamento di passo non solo nella letteratura in Sardegna ma in tutto il Paese. Lui, Angioni e Mannuzzu hanno iniziato una stagione che poi noi come seconda generazione abbiamo acchiappato. Sergio fa parte di un movimento che viene dalla Deledda in poi. Sono contento di parlarne a Portici perché Sergio a Torino con Ernesto Ferrero ha trovato una stoffa meravigliosa, Passavamo sulla terra leggeri è un libro che Ernesto ha voluto a tutti i costi»). A una seconda domanda specifica («Perché i giovani dovrebbero leggerlo?»), Fois abbandona Atzeni e procede per strade più generali («I ragazzi dovrebbero leggere, punto. L’appetito vien mangiando. La lettura è una disciplina che si fa con la lettura (…)» eccetera).

Restando nei territori de “La Stampa”, va un po’ meglio se si indaga nell’archivio dello storico inserto TuttoLibri (archivio che, preme evidenziare, consente solo ricerche per titolo dell’opera e cognome dell’autore): il 30 agosto Dario Voltolini propone una sentita rilettura di Passavamo sulla terra leggeri.

533-3A proposito di inserti, il 7 settembre “Domenica” de IlSole24Ore riproduce la nota di Fabio Stassi che apre l’edizione de Il figlio di Bakunìn voluta da Sellerio per il trentennale: nel contesto complessivo, tocca concludere, non è poco.

Diciassette le occorrenze nel 2025 per il “Corriere della Sera”: registrato che sulle pagine del giornale milanese spunta fuori un secondo fantino (Andrea), Atzeni Sergio è nominato in un articolo sul festival cagliaritano “Pazza idea”, che gli dedica uno spazio (dal sito della manifestazione: «Omaggio a Sergio Atzeni con letture e musica. A cura di Yari Selvetella. Letture di Elio Turno Arthemalle. Musiche dei Freak Motel. A trent’anni esatti dalla sua morte, Pazza Idea omaggia Sergio Atzeni con la lettura di brani tratti dai suoi sorprendenti racconti giovanili, accompagnata da una narrazione musicale che ne esalterà le caratteristiche visionarie, il ritmo narrativo, la straordinaria forza letteraria»), due volte per il già evocato appuntamento all’interno di “Portici di Carta” e una volta in un articolo commemorativo su Fofi. Il meglio, va da sé da intendersi come peggio, lo riserva però il settimanale “La Lettura”: una sola occorrenza, a firma Silvia Perfetti, il 27 luglio, per segnalare l’uscita del ricettario Saboris Antigus pubblicato dalla Camera di Commercio Cagliari – Oristano («scaricabile gratuitamente», per chi volesse): vi ha dato il suo contributo lo chef Davide Atzeni.

“Il Messaggero”? Un’unica occorrenza, e sempre si parla di Tittia (En passant: Atzeni Sergio compare nella testata romana il 16 aprile 1996: stando al sito, nient’altro né prima né dopo).

Volendo tirare le somme, per quanto si sia esaminato un campione non certo ampio (ma molto indicativo): Azteni Sergio c’è o non c’è su alcuni dei principali organi di stampa italiani nei primi undici mesi dell’anno in cui, stante l’anniversario, si poteva cogliere l’occasione non diciamo per addirittura celebrarlo, ma almeno per richiamarlo all’attenzione? Con le eccezioni di “TuttoLibri” e di “Domenica”, no, a tirare le somme, non c’è.

Sarà il caso di rammaricarsi? Certo. Sarà il caso di stupirsi? No. Semmai, se si evita di farsi trascinare dalle acque pericolose dell’impressionismo e si sta a mollo in quelle salutari del buon senso (non ci avventuriamo a parlare di obiettività o di realismo), ci sarebbe stato da stupirsi del contrario. Perché si deve riconoscere che le ragioni per l’assenza di Atzeni, giuste o sbagliate in termini astratti e variamente dolorose che ci appaiano, sono numerose. Ci concentreremo su alcune di esse.

Intanto, banalmente, Atzeni non è mai stato un fenomeno popolare, un prodotto (editoriale, ma pur sempre prodotto) di largo consumo. Neanche in Sardegna, a esser sinceri, dove per scontati motivi di prossimità ha la maggioranza dei lettori e degli estimatori. E in una società culturale come la nostra in cui da quarant’anni il mercato ha soppiantato prima e seppellito poi le idee e ogni forma di espressione critica, che si spenda una parola in meno per un fenomeno popolare come Andrea Camilleri a cento anni dalla nascita, per un monumento come Jane Austen (a duecentocinquanta dalla nascita) o per Pasolini o Calvino (rispettivamente a cinquanta e quaranta dalla morte) per poterne così spendere una in più per Atzeni, è mera utopia. Ci si metta il cuore in pace. Lì dove si è fatta una qualche concessione, è stata per Pier Vittorio Tondelli (settant’anni dalla nascita): altra figura per iniziati, chiaro, ma comunque dal peso e dai rimandi, anche extra-letterari, di più vasto raggio di quelli del sardo.

539416993_1186219296872342_2000274314232745078_nVale poi, di sicuro, quanto sostiene Voltolini su TuttoLibri: Atzeni rientra nella schiera di «quegli autori e quelle autrici talmente portatori di una loro peculiare voce, o visione, o stile, da non poter essere classificati insieme ad altri in una cerchia comune». Ne discende quella difficoltà di inquadramento, di posizionamento nel canone, che con facilità spinge ai margini, se non al di fuori, del canone stesso (chiedere a Grazia Deledda per una testimonianza diretta in merito): e diminuiscono così le opportunità che un autore, Atzeni o chi per lui, sia nominato, citato e infine studiato. Se non, appunto, come esponente della categoria degli eccentrici, di quelli che stanno lontani dal centro. Così ancora, e sempre con ragione, Voltolini: «(…) proprio ricordando Sergio, emerge come nella paradossale classe degli inclassificabili si siano presentati negli anni moltissimi degli autori più qualitativi della nostra letteratura e continuino a farlo». Volgendo lo sguardo all’indietro, faranno fede due nomi: Tommaso Landolfi e Alberto Savinio, merce corrente neanche per lettori forti, ma oggi come oggi giusto per lettori fortissimi.

L’assurda situazione del mercato editoriale nazionale, inoltre, con novantamila libri pubblicati ogni anno a fronte di una metà di popolazione che non legge un solo libro non scolastico nell’arco dei dodici mesi – situazione che si sposa a meraviglia con la cronica deficienza di memoria degli italiani –, scoraggia l’editore che volesse mantenere o riproporre in catalogo autori che non assicurino vendite come minimo medie, o anche solo medio-basse ma costanti. In una simile ottica, la cifra di sardità di Atzeni è una fortuna, perché ha permesso che ben due case editrici, le sarde Il Maestrale e Ilisso, ne preservassero in commercio i titoli. A fare l’elenco di quanti grandi autori sono andati incontro a un destino in toto o parzialmente differente, c’è di che abbandonarsi allo sconforto.

Eppure, in conclusione, è proprio da tale marginalità che potrebbe derivare la “salvezza” di Sergio Atzeni. Perché se l’esito di una sua maggiore esposizione deve essere quello che tocca in sorte a Grazia Deledda da più di vent’anni, ovvero che chiunque sente di poterne scrivere e parlare (o di poterla pubblicare, o antologizzare) anche senza averne la più vaga cognizione, per giunta spesso piegando la sua vita e le sue opere ai più disparati tornaconti personali o ideologici, allora forse meglio che Atzeni conservi il suo profilo defilato, e che di lui si occupino in pochi: quelli che però, è lecito supporre, sarebbero interessati a farlo con la cura che gli spetta, e coscientemente. 

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026

______________________________________________________________

Alessandro Marongiu, è critico e agente letterario. Ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Teoria e storia delle culture e delle letterature comparate presso l’Università degli Studi di Sassari, la stessa presso cui è stato ricercatore tra il 2014 e il 2015. In qualità di critico letterario collabora con “Nuovi Argomenti”, “La Nuova Sardegna”, “Succedeoggi”. Con la sua agenzia Milkbar organizza corsi sul mondo editoriale e laboratori di critica letteraria e di editing.

______________________________________________________________

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Letture. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>