CIP
di Silvia Mascheroni
Un patrimonio dissonante e sommerso, inespresso e taciuto e “scordato”, non solo in quanto dimenticato, ma senza accordi di senso e connessioni; un patrimonio-paesaggio costiero, il cui assetto morfologico è stato sfregiato. Come renderlo vivo e vibrante e soprattutto generativo di sapere e saper fare, risorsa per cittadinanze plurali e consapevoli? Come far conoscere e rendere pulsante il suo portato trasformativo?
Questa la barra di navigazione che dal 2014 segna il portolano di ricerca e di pratica dell’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva di Palermo. Ne parliamo in dialogo con Valentina Mandalari, una dell’“equipaggio” dell’omonima Associazione che lo ha reso realtà, tessuto intrecciato di Storia e di storie, custode, ma anche interprete creativo dei patrimoni, molteplici e diffusi che lo caratterizzano.
L’origine e l’incipit di dell’Ecomuseo
«Nel 2012 il bando di Fondazione con il Sud [1] ci consente di dare corpo e vita all’Ecomuseo. Ci siamo relazionati con gli abitanti della zona costiera del mare palermitano per ricomporre le tracce e le evidenze dei patrimoni invisibili e trasformare una realtà solo geografica in un habitat di storie e memorie. Il lavoro assiduo di mappatura di comunità ha ricomposto percorsi e connessioni per restituire identità e dignità alla fisionomia del paesaggio e dei suoi patrimoni. Alterati e alienati da decenni, a causa della profonda modificazione della piattaforma rocciosa, che caratterizzava i litorali Nord e Sud-Est a seguito dello sversamento di sfabbricidi durante il periodo di abnorme espansione urbana noto come “Sacco di Palermo”, che ha generato una topografia artificiale e ha sfigurato in modo irreversibile la morfologia costiera precedente, con essa, tutto il sistema economico, produttivo e di vissuto sociale degli spazi.
La mappatura di comunità è stata partecipata non solo da residenti anziani: la loro temporalità evocativa ha attivato relazioni anche con le generazioni più giovani. Incontri pubblici, dialoghi con i residenti; produzione di filmati, ricomposizione delle storie delle borgate locali hanno costituito l’iniziale restituzione. Un mosaico di testimonianze: fotografie, video, interviste, documenti, mappe che compongono la fisionomia del paesaggio costiero urbano dal dopoguerra a oggi, sono il patrimonio, esito del lavoro etnografico svolto, e che nel contempo alimenta anche le azioni e le opere di artiste e artisti».
“Se scavi trovi sempre il mare” [2]: puoi accennare a questa esperienza?
«È il titolo della call per artisti promossa dal Dipartimento educazione di “Manifesta 12 Palermo”, che nel 2017 vinsi con l’amico antropologo Lorenzo Bordonaro; è stata l’occasione per condurre la prima “campagna archeologica”. Negli anni successivi ho sviluppato questa pratica trasferendola nel contesto dell’Ecomuseo, dove si è radicata in maniera naturale; ha originato il processo di costruzione condivisa dell’exhibit “Chissà come chiameremo questi anni”, attualmente esposto nell’area “Trasformazioni urbane” dello spazio espositivo».
Nel tuo contributo “Per una pedagogia critica del territorio: l’esperienza dell’Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva attraverso due pratiche ecomuseali di educazione al patrimonio” fai riferimento alla definizione di “patrimonio difficile” di Sharon McDonald [3].
«“Patrimonio difficile”, in quanto si tratta di un territorio che solleva questioni di responsabilità collettiva, denuncia corruzione e collusione mafiosa, vuoti normativi, abbandono e abusi edilizi; i legami sociali, storicamente consolidati, sono stati bruscamente spezzati senza essere sostituiti da nuove forme di comunità e da nuove relazioni identitarie tra luoghi e persone».
Dove ha trovato casa l’Ecomuseo?
«Nel 2014, presso l’ex Deposito Locomotive di Sant’Erasmo di Palermo; “casa” nella costa urbana della città, il proprio territorio di riferimento nonché esso stesso oggetto di indagine e di cura; ed è proprio la sua posizione ad averne definito ed orientato la mission nel corso dei primi sette anni di attività. L’ex Deposito è stato costruito nel 1886 come parte del complesso della stazione ferroviaria di Sant’Erasmo, capo della linea Palermo-Corleone-San Carlo, la prima a scartamento ridotto costruita in Sicilia, dopo decenni di inagibilità, restaurato e riaperto, rianimato grazie ad azioni di artisti internazionali.
Situato in un’area di cerniera tra la Prima e la Seconda Circoscrizione si trova alla foce del fiume Oreto e alla testa del sistema costiero Sud-Est, esteso per circa 4,5 chilometri; è un bellissimo esempio di archeologia industriale; la sua tipologia e qualità architettonica lo rendono unico nel contesto palermitano. Il padiglione è circondato da un giardino botanico che accoglie le attività delle varie comunità che frequentano l’Ecomuseo, in maniera osmotica tra interno ed esterno del padiglione. In una piccola porzione è stato attivato un piccolo giardino botanico che narra i paesaggi attraversati dal fiume Oreto e parla delle relazioni ecologiche dell’ecosistema della foce fluviale».
Le attività più significative del vostro operare?
«Viviamo e facciamo vivere l’Ecomuseo quale presidio sul e del territorio. Il patrimonio di storie e memorie è continuamente alimentato, humus generativo di pratiche educative che coinvolgono giovanissimi e giovani cittadini in formazione.
Il ritmo è scandito da incontri: oltre a quelli con la comunità, articolati a seconda delle fisionomie, delle attese, dedichiamo tempo alla formazione, all’aggiornamento dello staff; il coinvolgimento con artiste e artisti relazionali è costante. La proposta educativa di Mare Memoria Viva intende dunque coltivare l’attitudine di cittadini e cittadine di ogni età a immaginare trasformazioni possibili e a sviluppare capacità di coinvolgimento attivo rispetto al proprio ambiente di vita, quale effettivo esercizio di democrazia.
Mare Memoria Viva è diventato nel tempo un luogo di appartenenza e di ritrovo per le famiglie; bambine e bambini della scuola primaria e adolescenti di scuola secondaria di primo e secondo grado dispongono di uno spazio aggregativo; rigenerazione urbana e/con rigenerazione sociale: recentemente abbiamo inaugurato lo spazio del bistrot.
Educhiamo alla conoscenza puntuale e consapevole del territorio, della sua Storia e della sua memoria in chiave interpretativa: si apprende anche dalla raccolta degli oggetti di scarto, che il mare restituisce, o da quelli rinvenuti lungo la zona costiera. Un paesaggio che non c’è più: 25 km di costa, di cui solo una minima parte è accessibile e balneabile si è cristallizzato in uno stato di memoria assente».
Le domande urgenti, soprattutto quelle che riguardano adolescenti e giovani, oggi sono sempre più segnate da disagi esistenziali inespressi, autoesclusone, insofferenza a essere partecipi di realtà comunitarie: come “risponde” l’Ecomuseo?
«Proponiamo diversi progetti, che hanno quale fulcro il contrasto alla povertà educativa, la promozione dei diritti culturali e la capacitazione sociale, la promozione di pratiche artistiche ed ecologiche.
Ad esempio, con Fondazione EOS [4] ,“Traiettorie Urbane”: un progetto integrato, che mira alla promozione della crescita sociale e al benessere educativo di ragazzi e ragazze tra 11 e 17 anni, coinvolgendo le comunità educanti di diversi quartieri, disposti su due assi della città di Palermo.
“Masì” [5] è un percorso quinquennale promosso dalla Fondazione Be For Education, partecipato anche da altre Associazioni del territorio, che coinvolge gli alunni di tre Istituti scolastici palermitani con situazioni di criticità, in un arco temporale di sviluppo molto significativo: dal quarto anno della scuola primaria all’ultimo di scuola secondaria di primo grado. Il progetto punta a lavorare sul miglioramento del benessere a scuola – e di conseguenza degli apprendimenti – attraverso la presenza continuativa in aula di educatori ed educatrici provenienti, nel caso di Mare Memoria Viva, da percorsi di educazione non formale in ambito artistico e culturale».
La sostenibilità economica e gli aspetti di criticità
«Il nostro “equipaggio” è composto da sette persone con formazione e afferenze professionali diverse: comunicazione; urbanistica; architettura; storia dell’arte; sociologia; educazione … venti sono i nostri collaboratori.
L’accordo di gestione è stato siglato nel 2014, all’apertura dell’Ecomuseo; inizialmente era un accordo di gestione pubblico-privata nell’ambito del quale Mare Memoria Viva era sostanzialmente “ospite” in uno spazio comunale, che si impegnava a riempire di senso, offrendo attività gratuite alla cittadinanza; non avendo, di fatto, alcun margine di indipendenza nella gestione dello spazio. Nel 2022 sono in parte cambiati i termini dell’accordo e l’Associazione ha cominciato a gestire lo spazio in maniera autonoma, impegnandosi a investire sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture. Le voci di finanziamento sono diversificate: bandi di Fondazione con il Sud e Fondazione EOS; l’8×1000 della Chiesa Valdese.
La criticità più evidente è l’essere un’Associazione di gestione che custodisce, conserva, rende accessibile e indagabile un corpus patrimoniale fragile e bisognoso di cura, di un sostentamento costante. Un’altra criticità: dobbiamo ancora confrontarci con qualcosa difficile da sradicare: la “distanza mentale”; vale a dire, le azioni progettuali che avvengono extra moenia non dialogano, non interagiscono con quelle intra moenia. È come se fosse tracciata una sorta di invisibile “Linea Maginot”: il patrimonio è solo quello del centro storico. E proprio in quanto non manifesta e discussa, la linea diviene barriera».
I vostri “alleati” invece, chi sono? E quali gli approdi più prossimi?
«Prima di tutto la collettività nelle sue articolate fisionomie; gli Istituti scolastici di Palermo che conoscono e a volte tornano all’Ecomuseo; artiste e artisti. Mare Memoria Viva fa parte di una costellazione di Soggetti diversi; ad esempio, oltre a Fondazione del Sud ed EOS, un’Associazione di Associazioni del Terzo Settore come “Il terzo racconto” [6]. Ci proponiamo di approfondire la partecipazione attiva, sviluppando raccordi intergenerazionali e auspichiamo un dialogo maggiormente costante e proficuo con l’Amministrazione».
Grazie!
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
Note
[1] https://www.fondazioneconilsud.it/fondazione/chi-siamo/
[2]ttps://www.roots-routes.org/se-scavi-trovi-sempre-il-mare-arte-e-pedagogia-nella-costa-sud-est-di-palermo-di-valentina-mandalari/; per approfondimenti: https://www.marememoriaviva.it/
[2] https://www.fondazioneconilsud.it/fondazione/chi-siamo/
[3] Pubblicato in M. Muscarà, et alii (a cura di), Heritage Education. Cittadinanza e inclusione II; Edizioni ETS, Pisa 2024; pp. 119-128.
[4] https://www.fondazioneeos.it/
[5] https://www.beforeducation.org/masi/
[6] https://www.ilterzoracconto.it/noi/
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Valentina Mandalari, il suo lavoro si colloca all’intersezione tra geografia urbana, pedagogia critica e pratiche visuali collaborative, puntando a sviluppare una metodologia di ricerca situata, radicata nelle dimensioni materiali e relazionali dello spazio attraverso processi educativi e partecipativi. È co-curatrice della sezione dedicata alle trasformazioni urbane dell’Ecomuseo Mare Memoria Viva di Palermo, dove progetta percorsi di ricerca e apprendimento place-based, rivolti ad adolescenti e giovani adulti. Attualmente dottoranda in Studi Urbani presso l’Università di Palermo, indaga la natura e le potenzialità dei terzi luoghi come infrastrutture sociali giovanili in contesti segnati da assenza istituzionale.
Silvia Mascheroni è ricercatrice nell’ambito della storia dell’arte contemporanea e dell’educazione al patrimonio culturale. Dall’anno accademico 2003-2004 è docente a contratto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Master “Servizi educativi del patrimonio artistico, dei musei di storia e di arti visive”. È responsabile con Simona Bodo di “Patrimonio e Intercultura”, promosso da Fondazione ISMU, dedicato all’educazione al patrimonio in chiave interculturale (www.patrimonioeintercultura.ismu.org). Sempre con Simona Bodo e Mariagrazia Panigada è co-fondatrice del Gruppo di lavoro “Patrimonio di Storie” (www.patrimoniodistorie.it). Attualmente è coordinatrice del Gruppo di lavoro “Welfare culturale” di ICOM Italia (www.icom-italia.org/gruppo-di-lavoro-welfare-culturale/).Relatrice a convegni e giornate di studi, è autrice di numerosi saggi.
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