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Progettazione partecipata e abusivismo

 Ankara, quartiere abusivo


Ankara, quartiere abusivo

di Cesare Ajroldi [*] 

Dovendo parlare di progettazione partecipata, il riferimento principale non può che essere (almeno in Italia) quello di Giancarlo De Carlo. All’epoca del lavoro in comune sul Piano Programma del centro storico di Palermo, mi disse (o lo lessi in un suo scritto) che per la sua idea di architettura egli individuava cinque esempi di riferimento: Santa Sofia a Costantinopoli, il tempio di Apollo a Basse, altri due che non ricordo e un quartiere abusivo ad Ankara.

Quando gli chiesi il perché di quest’ultima scelta, mi rispose con parole che poi sono riportate nella rivista «Progettare» nel 1987: 

«Le colline attorno ad Ankara sono state coperte da una conurbazione immensa che è cresciuta abusivamente su terreno pubblico. Chi decideva di costruirsi la casa in uno dei nuclei della conurbazione, doveva chiedere la collaborazione di chi già ci abitava; altrimenti non ce l’avrebbe fatta perché, per non essere cacciato dalla polizia, doveva concludere la sua costruzione tra il calare del sole e l’alba. In cambio doveva rispettare le regole della comunità: non togliere le vedute e l’insolazione alle altre case; non occupare più superficie di quanto era stato stabilito; non invadere gli spazi destinati alle strade, alle piazze, alla moschea, alla scuola, che lo Stato avrebbe realizzato quando si fosse deciso a riconoscere il fatto compiuto. Il risultato è che i numerosissimi nuclei sono tutti di buona qualità abitativa, di scala appropriata, molto differenziati, ricchi di immaginazione espressiva» [1]. 
Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

Alcune considerazioni di carattere generale, riportate in una tesi di laurea sul suo pensiero, danno un contributo più esplicito, che si collega alla sua formazione anarchica. De Carlo distingue due tipi di disordine nello spazio fisico; il primo è quello della partecipazione, e «nasce da situazioni di indipendenza o di insubordinazione verso i processi di appiattimento prodotti dal controllo istituzionale e si manifesta dove la libera espressione della collettività è ancora possibile». Questo disordine non deve essere accomunato con il disordine «dello sfruttamento, dell’alienazione e della violenza».

Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

Il disordine della partecipazione «non è un fenomeno destrutturato e casuale» ma «fondato su sistemi di valori e modi di comportamento assai più articolati e flessibili di quelli su cui si fonda l’ordine» [2].

Il tempio di Apollo a Basse (V secolo a.C.) è di Ictino, lo stesso architetto del Partenone. È costruito in una regione montagnosa vicino Olimpia, con la stessa pietra grigia delle montagne circostanti, e anche in questo caso De Carlo spiega le ragioni della scelta: 

«Il Tempio all‘esterno è dorico, ma all’interno la Cella è solcata da due file di mezze colonne ioniche che sporgono dalle pareti laterali. La combinazione dei due ordini era stata usata anche nei Propilei del Partenone, costruiti da Mnesicle negli stessi anni; ma a Bassae è più tessuta e conseguente. Nei Propilei è un dialogo mentale di sottile abilità ed eleganza, a Bassae invece è un molteplice riflesso di rapporti dialettici, tra orrore della peste e gioia di averla scampata, che erano stati sullo sfondo dell’idea di costruire il Tempio» [edificato, appunto, in occasione della guarigione da un’epidemia di peste].(…) «L‘architettura non è sfuggita al destino di registrare le vicende che l’avevano generata e di tradurre le contraddizioni urbane in contrappunto di forme. La verità è che l’architettura non può essere autonoma, per il semplice fatto che la sua prima motivazione è di corrispondere a esigenze umane e la sua prima condizione è di collocarsi in un luogo» [3]. 

2.Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

I disegni di De Carlo che allego rappresentano anche una sua lettura del rapporto tra il sistema dell’ordine dorico e la struttura dell’impalcatura che era stata costruita attorno al tempio: e ragiona sull’interpretazione che di questo rapporto avrebbero dato i suoi amici del Team Ten Peter Smithson, Aldo van Eyck e Ralph Erskinen [4].

2.Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

Ictino, tempio di Apollo a Basse, 450 a.C.

Il tempio è stato probabilmente scelto da De Carlo tra le sue architetture di riferimento perché rappresenta una trasgressione rispetto alle regole dell’architettura classica. Le interpretazioni sul disordine e sull’eteronomia dell’architettura sono del tutto conformi con la qualità del pensiero che ha contraddistinto il percorso di De Carlo e la sua elaborazione sulla partecipazione in architettura, su cui ho impostato il mio intervento (anche se io nel prosieguo parlerò invece di ordine, in coerenza con quanto ho scritto soprattutto negli ultimi anni). 

6.Giancarlo De Carlo, disegno sul tempio di Apollo a Vassae (Basse), 1981

Giancarlo De Carlo, disegno sul tempio di Apollo a Vassae (Basse), 1981

6.Giancarlo De Carlo, disegno sul tempio di Apollo a Vassae (Basse), 1981

Giancarlo De Carlo, disegno sul tempio di Apollo a Vassae (Basse), 1981

Continuando a ragionare sulla partecipazione, presento l’importante contributo di Georges Candilis, che fu collaboratore di Le Corbusier, grande amico di De Carlo e autore di molte opere in Marocco. Candilis lavorò molto con De Carlo e altri grandi architetti alla costruzione del gruppo Team X, che tentò di giungere alla rifondazione dei Ciam, i congressi di architettura moderna egemonizzati da Le Corbusier dagli anni ’20 ai ’50. I “giovani” del Team X volevano ribaltare la Charte d’Athènes del 1933, in cui Le Corbusier poneva al centro la nozione di paesaggio come oggetto estetico, proponendo una Charte de l’Habitat al cui centro c’è il tema dell’adaptation à la culture locale.

Michel Ecochard, Cité horizontale en trame, Casablanca 1953

Michel Ecochard, Cité horizontale en trame, Casablanca 1953

All’interno di una città progettata a Casablanca da Michel Ecochard con una griglia di case basse a patio ispirate alle case tradizionali del Maghreb, Candilis con il suo gruppo costruisce negli anni ’50 tre case alte, anche queste progettate utilizzando un tipo con patii alternati, in coerenza con i tipi abitativi e con la cultura locale. L’edificio principale, chiamato nid d’abeille, è di grande qualità architettonica e ha evidenti legami con gli edifici di Le Corbusier, anche nell’uso dei colori puri.

9.Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Edifici nella Cité Expérimentale a Carrières Centrales, Casablanca 1953

Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Edifici nella Cité Expérimentale a Carrières Centrales, Casablanca 1953

Oggi l’edificio è completamente irriconoscibile perché i patii sono stati chiusi utilizzandoli come vani (così come avviene abitualmente a Palermo), e quindi il rapporto tra i volumi, e i colori, sono radicalmente cambiati. 

Negli stessi anni, e con lo stesso gruppo, progetta, basandosi sullo stesso tipo, tre varianti, molto simili tra loro, per case europee, musulmane e israeliane. 

Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Logement Nid d’abeille, Casablanca 1953. Stato originario

Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Logement Nid d’abeille, Casablanca 1953. Stato originario

11.Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Logement Nid d’abeille, Casablanca 1953. Stato al 2011

Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Logement Nid d’abeille, Casablanca 1953. Stato al 2011

12.Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Habitat collectif au Maroc, 1953. Abitazioni europee, musulmane, israeliane: piante dei piani superiori e inferiori

Georges Candilis, Vladimir Bodiansky, Shadrach Woods, Henri Piot, Habitat collectif au Maroc, 1953. Abitazioni europee, musulmane, israeliane: piante dei piani superiori e inferiori

13.Giuseppe e Alberto Samonà, Piano particolareggiato Isabella, Sciacca 1985 14.

Giuseppe e Alberto Samonà, Piano particolareggiato Isabella, Sciacca 1985

Nello stesso numero della rivista “Progettare” citata in precedenza, dedicato all’abusivismo in Sicilia, è presentato un progetto di Giuseppe e Alberto Samonà sulla zona Isabella a Sciacca, costruita in parte in modo abusivo.

I Samonà, così come De Carlo, hanno sempre posto al centro della loro elaborazione il tema dell’unità tra architettura e urbanistica.

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13.Giuseppe e Alberto Samonà, Piano particolareggiato Isabella, Sciacca 1985 14.

Giuseppe e Alberto Samonà, Piano particolareggiato Isabella, Sciacca 1985
14.

Il piano a Sciacca è basato su alcune scelte di carattere architettonico, in particolare sull’idea di circoscrivere con un muro interrotto da aperture le aree riconosciute come contesti attraverso una approfondita analisi morfologica.

Non ci sono prescrizioni sul tipo edilizio né sulla densità, ma solo indicazioni sull’altezza delle case e sulla dotazione di servizi. 

13.Giuseppe e Alberto Samonà, Piano particolareggiato Isabella, Sciacca 1985 14.

Giuseppe e Alberto Samonà, Piano particolareggiato Isabella, Sciacca 1985
14.

Passando poi in modo più specifico sul tema dell’abusivismo, riferirò di una serie di esperienze personali di progetto, precedendole col ricordo di una battuta, sempre degli anni ’80, di Benedetto Colajanni: «Il modo di bloccare il fenomeno dell’abusivismo sarebbe stato quello di arrestare un sindaco democristiano e uno comunista». 

Frazione di Scoglitti, Vittoria. Planimetria, 1966

Frazione di Scoglitti, Vittoria. Planimetria, 1966

Mi sono interessato per anni di urbanistica a seguito della obbligatorietà in Sicilia di accompagnare la redazione dei piani con le prescrizioni esecutive, avendo come obiettivo il tema già citato dell’unità architettura-urbanistica.

Tale obiettivo nel mio caso si è dimostrato velleitario, poiché nessuna delle prescrizioni esecutive è stata mai realizzata.

17.Frazione di Scoglitti, Vittoria. Planimetria, 2013

Frazione di Scoglitti, Vittoria. Planimetria, 2013

Il mio lavoro in urbanistica si è sempre dovuto confrontare con le situazioni determinate dall’abusivismo, tranne che nei casi (di cui è emblematico, in generale, quello di Palermo del 1962, e per quanto mi riguarda si è posto a Termini) in cui le previsioni erano talmente gonfiate artatamente che non c’era bisogno di ricorrere alle costruzioni abusive.

18.Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Veduta attuale a volo d’uccello

Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Veduta attuale a volo d’uccello

Questo sin dal primo incarico, per il piano comprensoriale del territorio che ha Sciacca come centro principale, in cui ci fu impedito di procedere al lavoro a causa della nostra richiesta di aggiornamento della cartografia, che avrebbe comportato la messa in evidenza di una fortissima presenza di abusivismo: per cui le amministrazioni decisero di far mancare sempre il numero legale alle assemblee consortili, fino a raggiungere l’obiettivo dell’annullamento per legge dei piani comprensoriali.

19.Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Pianta del primo livello delle aule

Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Pianta del primo livello delle aule

E ancora, a Bagheria, mi rifiutai di firmare il piano assegnato al Dipartimento universitario di cui facevo parte, perché non riuscivo ad accettare di fornire una soluzione ad una situazione che aveva completamente modificato il centro storico e soprattutto il rapporto con il patrimonio architettonico delle ville e con il paesaggio. Gli stessi problemi mi si erano posti a Vittoria, in relazione all’enorme insediamento abusivo di Scoglitti (vedi il confronto tra la planimetria del 1966 e quella del 2013), ma essi furono superati dal fatto che l’incarico mi fu tolto senza darmene nessuna comunicazione.

20.Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Fronte verso valle

Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Fronte verso valle

Infine, a Niscemi, in occasione dell’incarico dato da un giovane sindaco del Pci per il progetto di una scuola media in un quartiere realizzato in gran parte in forma abusiva, al momento dell’approvazione del progetto c’era, all’interno dell’area per la scuola, lo scheletro di una casa abusiva. Il sindaco mi disse di non preoccuparmi, avrebbero abbattuto quel sistema di pilastri e travi; però, subito dopo, cambiò l’amministrazione, e per molti anni i sindaci di coalizioni centriste consigliarono ai proprietari della casa di continuare la costruzione.

23.Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Fronte della palestra

Cesare Ajroldi, Francesco Cannone, Giuliana Tripodo, Scuola media a Niscemi, 1988 e segg. Fronte della palestra

Circa 15 anni dopo l’incarico, l’amministrazione fu sciolta e sostituita da commissari, che mi comunicarono che avrebbero finalmente provveduto alla demolizione; ma, portando avanti la pratica, si scoprì che il Comune non aveva mai completato l’adozione del Piano, per cui la casa fu subito sanata, e non era certo un caso del cosiddetto abusivismo di necessità.

La scuola è stata realizzata, poiché l’area era abbastanza vasta, ma l’idea d’ordine che doveva rappresentare nei confronti di un territorio casualmente edificato (è un quadrato bianco con una corte centrale, a un vertice del quale si innesta un quadrato di minori dimensioni in cui è ubicata la palestra) è abbastanza vanificata dalla prossimità della casa, emblema della volontà dell’ente pubblico di non fare nulla in attesa che poi, in un modo o nell’altro, le questioni si risolvano. 

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026 
[*] Questo scritto si rapporta a un intervento in un convegno su Lucio Libertini e sui suoi contributi sul tema dell’abusivismo (Palermo, 13 ottobre 2023). Premetto che non ho scelto il titolo dell’intervento (“Progettazione partecipata e sostenibilità sociale”): pensavo di chiedere di cambiarlo, perché è un tema di cui non mi sono mai occupato a fondo, ma poi ho deciso di accettarlo per approfondirlo. Quello che scrivo è una riflessione che forse non ha immediate riconoscibilità operative, ma vuole portare un contributo di idee. 
Note                                                                                                                  
[1] G. De Carlo, Prima il progetto poi le norme, in «Progettare» n.3-4, 1987.
[2] G. De Carlo, in M. Salsi, Analisi dei caratteri libertari nell’organizzazione del territorio, Tesi di laurea, Milano 2011.
[3] G. De Carlo, Editoriale di «Spazio e Società» n.19, 1982: in I. Daidone, Giancarlo De Carlo. Gli editoriali di Spazio e Società, Roma 2017. De Carlo si reca per un breve viaggio a Basse durante il lavoro del Piano Programma, e ne parla in una lettera pubblicata in Lettere su Palermo di Giuseppe Samonà e Giancarlo De Carlo per il Piano Programma del centro storico (a cura di C. Ajroldi, F. Cannone, F. De Simone), Roma 1994. Il periodo di lavoro coincide con un intervallo tra le due fasi del Piano, periodo in cui De Carlo si rende conto del sostanziale disinteresse dell’Amministrazione, e si reca a Basse per ritemprarsi.
[4] G. De Carlo, Viaggi in Grecia, Macerata 2010. 

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Cesare Ajroldi, ha cominciato la propria carriera accademica con Alberto Samonà, diventando in seguito professore ordinario, direttore del Dipartimento di Storia e progetto nell’architettura all’Università di Palermo, oltre che coordinatore del dottorato in Progettazione architettonica con sede nel capoluogo siciliano. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali dal 1970 al 2004, ottenendo il II premio per lo ZEN e l’Università di Cagliari (1972, capogruppo G. Samonà). Tra le opere più recenti, la scuola media a Niscemi (realizzata) e il progetto di Autostazione Sud a Palermo. Tra le pubblicazioni più recenti: : I complessi manicomiali in Italia tra Otto e Novecento (curatore con M.A. Crippa, G. Doti, L. Guardamagna, C. Lenza, M.L. Neri; Milano, 2013); La Sicilia i sogni le città. Giuseppe Samonà e la ricerca di architettura (Padova, 2014); Il nuovo museo del mare a Palermo. L’ordine dell’architettura (con D. Cottone, Roma 2015); Villa Ajroldi gli architetti la memoria (Palermo, 2022); Architettura mediterranea (Roma, 2025).

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