CIP
a cura di Roberto Veracini
Giacomo Trinci
“Io penso in endecasillabi”, dice.
Musicalità, estro ironico, potenza linguistica, rigore metrico.
E impegno civile.
POESIE
mi facevi cantare ed io cantavo
per far mostra di te che mi mostravi
gentile e vanitosa come il dio del capriccio
nelle sue pause di scena
fra una fatica e l’altra
un dolore e una spina
una luce ed un’ombra
fra l’uno e l’altro
poi fra l’altro e tutto quanto arde fra noi.
mi vestivo con stracci, accenti, voci,
ciarlatano d’amore mi accostavo,
premevo sul mistero sorridente
sul tuo viso lontano
canto per voi canto per te canto per
gli odori i passi i suoni i vivi accenti
gli abbracci le carezze le cadute
canto per tutto per le bizze le tragedie
gli sgomenti perfetti
per i letti gualciti abbandonati
la notte canto per tenermi sveglio
senza paura per sentirmi meglio
quando tu te ne andavi ed eri via
da questo qui – punto isolato –
canto perché so che poi ridi
ed è bello che ridi – è un po’ il mio vanto
le canzonette l’opera il teatro
canto per te – che tu non vada
e resti nel tuo vento
in questi versi che respiro, e vivo
(da “Senza altro pensiero”, Nino Aragno editore, 2006)
ottave pinocchie risvegli
sentito morto, non vidi che mondo.
qualcosa era diverso e non mi avvidi.
dov’ero io non c’era che profondo.
dettato d‘aria, e vento, ed altri nidi.
sfuggito dell’umano il guscio tondo,
mi ritrovai al bisbiglio dei tuoi lidi.
sgusciato ero di mano dal morire,
non più fatica, sfumato in un fiorire.
(da “Transiti”, Luca Sossella editore, 2021)
Buon…
il vostro mondo non è mai stato il mio,
ma adesso stiamo sprofondando, tutti -
in questo nostro miserabilissimo
mentire – notte dopo notte andiamo,
non in uno sbadiglio, ma in un caos
d’imbroglio, in questa rete di dominio
in dominio, rotta e lotta
di mistificazioni. è la lingua
che si mente, partorisce le celle
di ciascuno in contagio… nella lingua
il costrutto sia legno ad altro fuoco,
sia divisione, fuga, aspro congegno
che non trova sollievo in alcun segno
(poesia inedita)
nazicap
bruciano tutto bruciano la terra.
bruciano il mare, i corpi in mare
bruciano. dei cieli fanno una terra
di fuoco. la fine sa sfarsi annunciare.
(poesia inedita)
X
questo è ciò che avete imposto:
non voluto, ma disposto
in modo tale da servire il mostro
senza testa che, dominato, domina.
è normale accatastare la tenebra
fra azioni e reazioni – peggiori entrambi -
non si dà un male senza un male peggiore:
basta una clava al margine di un fiore.
(poesia inedita)
Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
________________________________________________________________________________
Giacomo Trinci (Pistoia, 1960) è insegnante, poeta, critico e traduttore. Ha pubblicato le raccolte di versi “Cella” (1994), “Voci dal sottosuolo” (1996), tra i finalisti del Premio Viareggio; “Telemachia” (1999), vincitore del Premio San Pellegrino; “Resto di me” (2001), “Autobiografia di un burattino” (2004), “Senz’altro pensiero” (2006); “La cadenza e il canto” (2007), “Inter nos” (2013), “Transiti” (2021). Con Francesca M. Corrao ha tradotto la raccolta di poemi di Adonis “Nella pietra e nel vento”. Ha scritto e portato in teatro versioni in versi di “Pinocchio” e di “Don Chisciotte”.
Roberto Veracini, è nato a Volterra, dove vive. Ha pubblicato sei raccolte di poesie (La ragazza in bianco, 1985; Stazioni, attese, 1990; Epifanie dell’angelo, 2001, tradotta in francese da Bernard Vanel nel 2006 con il titolo Epiphanies de l’ange; Da un altro mondo, 2011; Via de’ laberinti, 2016; Esercizi di distanza, 2021; Ma d’ogni cosa resta un poco, 2025) e una guida poetica di Volterra, insieme all’artista Stefano Tonelli (Come una guida dell’anima, 1992). Nel 2010 è stato inserito nell’antologia francese “Les Poètes de la Meditérranée”. Nel 2016, insieme a S. Guichard, F. Parrini e B. Vanel, ha pubblicato in Francia Figurines.
_________________________________________________________________________________






