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Pensieri di un nipote

Sandra con i nipoti

Sandra con i nipoti

di Emilio Vitali

Nel cominciare a scrivere qualche riga per commentare Vite, l’ultimo libro – autobiografico – pubblicato da mia nonna, l’antropologa Sandra Puccini, mi passano davanti agli occhi numerose immagini, ricordi, che risalgono a galla dalla memoria magmatica e confusa dei miei primi anni di vita.

Ricordo con commozione i tanti pomeriggi passati con lei e Agata, la sua amata bassotta, in passeggiate (sempre molto corte, si annoiava facilmente!) estive per Maratea o Scoppieto, in cui andavamo a caccia di “cosette”, regalini per noi nipoti, viziati da fumetti, carte da gioco o improbabili bigiotterie locali. E mi torna in mente, ancora più intensamente, la fierezza da giovane damerino che provai quando mi chiese di “darle il braccio” nelle nostre uscite perché, quasi ragazzo, ero diventato abbastanza grande per accompagnarla e lei, forse più anziana, forse più stanca, aveva ormai bisogno di un suo personale “bastone della vecchiaia”, come commentava sarcasticamente.

Cane Agata e gatto Peppino

Cane Agata e gatto Peppino

Venuta a mancare la scorsa estate, Sandra ha lasciato un grande vuoto, che abbiamo cercato di colmare  occupandoci della sua casa, non più occupata. Entrare, salire le scale e non sentire più la sua voce, percepire un atipico freddo negli ambienti che lei ha sempre riscaldato in maniera quasi eccessiva, attraversare le stanze spoglie e spente… In questi mesi, il nostro tentativo di dare un ordine alla smisurata quantità di oggetti ha costituito una fatica erculea ma non priva di nostalgiche rievocazioni. Abbiamo infatti avuto modo di sbirciare nel passato di Sandra, che ci è stato gettato contro, o più propriamente contro cui ci siamo scontrati, a causa dell’enorme eredità materiale che ci ha lasciati. Tra libri meravigliosi, tanto antichi quanto impolverati, foulard, diari, scarpe, fotografie, oggettini e ammennicoli di ogni tipo e genere, Sandra ha accumulato e collezionato una miriade di “cose” con inesauribile curiosità.

Curiosità. Probabilmente, ciò che per cui le sono grato è aver sempre cercato di nutrire la mia, con letture, discussioni, fiabe, racconti e piccole provocazioni. Se sto per laurearmi in Lettere, se ho scelto di seguire questa strada che mi appassiona, lo devo anche a lei e ai momenti passati insieme. E rimpiango non poter più confrontarmi con lei sull’esperienza universitaria, tra le mie acerbe opinioni e le sue salde conoscenze.

Il libro Vite, pubblicato nel 2024, ha avuto una decennale gestazione. Sandra ha passato anni a modificare, aggiungere e tagliare pezzettini, e infine è riuscita a pubblicare, spinta e motivata da mia mamma, ciò che rappresenta il suo lavoro più intimo, profondo e personale. Con il sottotitolo Storie di due famiglie tra Ottocento e Novecento, in queste pagine Sandra rievoca, con una grazia quasi proustiana e straordinaria eleganza pittorica, tutti quegli attimi evanescenti, pieni di peculiari profumi e luminosità, che caratterizzano l’infanzia di ogni essere umano. Si tratta di momenti sfuggenti, difficilissimi da razionalizzare, descrivere e raccontare perché in apparenza insignificanti e composti da qualità sottili non sempre traslabili in parole, risultano in realtà intensissimi quando rievocati. E grazie alla limpida penna di Sandra, entriamo in profonda risonanza con le sue memorie che ci spingono a ricordare i nostri personali vissuti. Ma non desidero analizzare un libro che è stato già descritto, in maniera eccellente, da molti più capaci di me. Preferisco, piuttosto, raccontare i miei contatti con Vite, avvenuti tramite la lettura di alcuni spezzoni delle bozze, prima di poter leggere finalmente il testo pubblicato in volume nelle Edizioni Sette Città di Viterbo.

Sandra con i compagni della seconda elementare, 1952

Sandra con i compagni della seconda elementare, 1952

Il primo passo che ho letto si trova nella seconda parte del volume e racconta un episodio riconducibile al filone di una possibile “antropologia dello sport”: la vittoria dello Scudetto della Roma nel 2001, quando io ancora non ero nato. Tra la figlia Marta, romana e romanista, e, soprattutto, noi piccoli nipoti, tifosi sfegatati della “Magggica” Sandra era in realtà ben stanca di sentire parlare sempre di calcio. Un aneddoto entrato nel nostro lessico famigliare: all’ennesimo discorso calcistico e monotematico di mio fratello Enrico, che ai tempi era un biondissimo bimbo di sette o otto anni, nonna rispose sbuffando: “Ma basta con questo calcio, mi ha rotto!!! Parliamo di altro per una volta, parliamo di Kafka!”. Battuta che inevitabilmente ritorna spesso nei nostri discorsi ogniqualvolta si stia parlando di argomenti troppo prosaici e profani. Eppure, ai tempi dello Scudetto, Sandra si interessa di calcio e cattura il momento dell’esaltazione popolare romana con precisione sociologica e felice ironia. Il risultato, oltre a essere divertentissimo, è rivelatorio dell’instancabile curiosità di Sandra, che risulta essere in grado di osservare con uno sguardo attento, critico e al contempo delicato, anche gli elementi della vita più vicina e quotidiana.

In questi ultimi mesi ho avuto la fortuna di parlare tanto di nonna, di ascoltare persone che la stimavano e di scoprire lati di Sandra, a partire da quello accademico, che ancora non conoscevo. Alla luce di ciò, non posso non ringraziare Zelda Alice Franceschi, Fabiana Dimpflmeier, Pietro Clemente e i tanti altri professori e amici che hanno partecipato agli incontri in onore di Sandra Puccini.

Sandra con sua madre

Sandra con sua madre

A febbraio, la professoressa Franceschi, donna gentile e attenta, ha organizzato e dedicato al libro Vite una lezione del suo corso magistrale di Storia dell’Antropologia all’università di Bologna. In questo contesto, ha creato, dimostrando grande umanità, un ambiente accogliente e intimo, dando la possibilità di far scoprire, ai numerosi studenti presenti, non soltanto la professoressa Puccini, ma anche e soprattutto la persona Sandra. Partecipare, ascoltare, condividere e raccontare è stato a dir poco meraviglioso e sento di poter affermare che siamo tornati a casa con il cuore pieno e la mente attiva.

Alla professoressa Dimpflmeier, invece, va reso il merito di aver guidato con grande energia e cura un pomeriggio di studi all’Università della Tuscia, in cui, in vesti diverse e forse più formali, i colleghi della Puccini, dopo aver condiviso molteplici aspetti di grande interesse della vita da studiosa di Sandra, hanno potuto confrontarsi e condividere idee e opinioni sulle attuali strade dell’antropologia museale e accademica.

Confido e credo che questi due incontri, che si sono evoluti su strade differenti, duplici e complementari, siano stati l’occasione, per gli studenti partecipanti, per entrare in contatto con la grande eredità culturale di Sandra Puccini. Tentando di assumere un punto di vista leggermente più distaccato, seppur inevitabilmente partecipe, posso dire che la mia formazione di giovane studente universitario è stata nutrita e arricchita dagli incontri in onore dell’antropologa Sandra Puccini. 

Dialoghi Mediterranei, n. 75, settembre 2025
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Emilio Vitali, figlio di Marta Gandiglio e nipote di Sandra Puccini, antropologa. Studente di 21 anni, è laureando in lettere moderne alla Sapienza, con una tesi di letteratura contemporanea sulla narrativa di Mario Puccini. Proseguirà la formazione universitaria con il Master biennale “Studi Italiani”, erogato dall’Università di Zurigo in collaborazione con La Sapienza di Roma.

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