Stampa Articolo

Oltre l’Hallyu: la traduzione della letteratura sudcoreana in arabo

l padiglione del Centro Culturale Coreano attira i visitatori della Fiera del Libro (2021) al Cairo.

Fiera del Libro al Cairo, visitatori presso il padiglione del Centro Culturale Coreano, 2021

di Hanane El Bakkali [*]

Grazie alla diffusione capillare di Internet, la cosiddetta “Hallyu” (l’ondata coreana) ha permeato anche il mondo arabo. In questo contesto, la letteratura sudcoreana costituisce una feconda fonte di meraviglia per il pubblico locale, specialmente tra i giovani, offrendo prospettive inedite sull’estetica, la quotidianità e i modelli culturali del popolo coreano. In particolare, la traduzione di opere di narrativa registra una crescita costante, arrivando a superare in breve tempo – per volume di pubblicazioni – le traduzioni verso l’arabo di alcune lingue europee, come ad esempio l’italiano.

​Questa situazione ci induce ad analizzare il movimento di traduzione dal coreano nel contesto culturale arabo attraverso alcuni interrogativi fondamentali: quali sono le case editrici impegnate nella diffusione della letteratura coreana e quali scopi si prefiggono? Si tratta di realtà indipendenti o sono sostenute da istituzioni coreane? Chi sono i traduttori che – nell’accezione bermaniana del termine – si sono assunti la responsabilità di mediare tra la cultura coreana e i lettori arabi? Sono tutti di madrelingua araba o esistono anche traduttori coreani che hanno padronanza della lingua araba? I testi vengono tradotti direttamente dall’originale o si ricorre alla traduzione da una lingua intermedia?

Nel tentativo di rispondere a tali interrogativi e inquadrare il movimento della traduzione letteraria dal coreano all’arabo, abbiamo analizzato la produzione editoriale e consultato i diversi attori della filiera: traduttori, editori e istituzioni coreane. Da questa indagine emerge, da un lato, una chiara evoluzione nelle strategie degli editori arabi, dettata da un cambiamento nel gusto estetico – oltre che letterario – di un pubblico profondamente influenzato dalla “Hallyu”. Dall’altro, la chiave di volta risiede nella visione strategica che la Corea del Sud ha della traduzione: il Paese le attribuisce infatti un ruolo centrale, considerandola un motore di progresso capace di favorire il dialogo e di proiettare all’esterno un’immagine autentica e suggestiva della propria cultura.

hallyu1. L’impatto Hallyu nel mondo arabo: interesse linguistico-traduttivo ed editoriale

​Negli ultimi decenni, l’egemonia culturale europea è stata progressivamente insidiata dalla crescente influenza delle potenze asiatiche. Trainati da una solida leadership economica e tecnologica, Paesi come la Cina, il Giappone e, in particolar modo, la Corea del Sud, hanno ridefinito i paradigmi del consumo culturale anche nel mondo arabo. Il fenomeno della “Hallyu” ha agito da forza propulsiva, alimentando tra i giovani arabi un vivo interesse per lo studio dell’idioma coreano e la scoperta della relativa produzione letteraria; tale dinamica ha, a sua volta, incoraggiato numerosi editori locali a investire con crescente convinzione nella traduzione e nella pubblicazione di opere coreane in lingua araba.

 Si registra, in effetti, una tendenza costante all’apprendimento del coreano tra le nuove generazioni, attratte dalla pervasività dei k-drama e del k-pop, nonché motivate dal desiderio di intraprendere percorsi accademici o professionali in Corea del Sud. Il moltiplicarsi di centri formativi costituisce una chiara testimonianza di questa evoluzione: da un lato, le istituzioni ufficiali coreane e, dall’altro, una fitta rete di centri linguistici privati diretti da professionisti arabi, i quali rispondono alla crescente domanda locale di competenze linguistiche. Tale fermento conferma come l’interesse verso la penisola coreana rappresenti ormai una realtà consolidata in molti Paesi del mondo arabo, dove lo studio della lingua è diventato il presupposto fondamentale per la nascita di una nuova classe di mediatori culturali.

​In questo ambito, l’insegnamento della lingua coreana ha trovato una collocazione stabile all’interno dei dipartimenti universitari di diversi Paesi dell’area. L’Egitto ha svolto un ruolo pionieristico inaugurando, nel 2005, il primo dipartimento specializzato presso la Facoltà di Lingue (Kulliyyat al-Alsun) dell’Università ‘Ayn Šams. Sebbene inizialmente l’offerta didattica si avvalesse del supporto di docenti coreani, oggi la gestione accademica è interamente affidata a professori arabi; ogni ciclo di studi forma nuovi traduttori che, mossi da una profonda affinità elettiva verso questa cultura, si pongono l’obiettivo di mediare la letteratura coreana per il pubblico arabo.

​Molti di questi studiosi hanno perfezionato la propria specializzazione [1] direttamente in Corea: tra loro si distinguono figure quali Marwa Zahrān, Ālā’ Fatḥī, Manār al-Dīnārī e Salmā Ḥasanayn, che hanno arricchito la biblioteca araba di numerosi titoli coreani. Sulla scia di questo modello, anche Giordania, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno recentemente integrato nei propri ordinamenti accademici dipartimenti dedicati ai Korean Studies. In altri Paesi arabi, il coreano è proposto come materia facoltativa, offrendo così agli studenti la possibilità di acquisire competenze linguistiche trasversali. Tale offerta è spesso sostenuta dalla Agenzia Coreana per la Cooperazione Internazionale (KOICA) [2], come avviene in Marocco e altri Paesi, dove gli studenti della quasi totalità degli atenei possono approcciarsi allo studio della lingua su base volontaria.

Inoltre, un ruolo sussidiario ma fondamentale è svolto dai Centri Culturali Coreani e dalle accademie private, contesti in cui spesso emergono nuovi talenti della mediazione. Esemplare è la figura di Muḥammad Nağīb, un giovane medico che, mosso da un profondo interesse per la storia e la cultura coreana, ha contribuito significativamente al mercato editoriale arabo: al suo attivo vanta quasi una ventina di traduzioni dal coreano, un’attività intrapresa con dedizione dopo aver inizialmente tradotto vari volumi dall’inglese. Altrettanto significativo è l’esempio di Zaynab Ben Ḥamza, tunisina e prima vincitrice, nel 2021, del concorso di traduzione dal coreano all’arabo: pur provenendo da una formazione in ambito commerciale, la studiosa ha intrapreso lo studio della lingua nel 2017 presso l’Istituto Bourguiba (Ma’had Būrqība) di Tunisi, mossa da una viva passione per la cultura e la produzione letteraria sudcoreana.

Han Kang, Premio Nobel 2024, con l'edizione araba del suo capolavoro "La vegetariana" (2018) e il suo traduttore Mahmoud Abdel Ghaffar.

Han Kang, Premio Nobel 2024, con l’edizione araba del suo capolavoro “La vegetariana” (2018) e il suo traduttore Mahmoud Abdel Ghaffar.

​Vi sono poi traduttori che hanno appreso il coreano direttamente sul posto, spesso in veste di autodidatti. È il caso di Maḥmūd ‘Abd al-Ġaffār, oggi punto di riferimento nel settore, il quale ha acquisito la padronanza della lingua mentre insegnava arabo nelle università coreane. A lui va il merito di aver fatto scoprire ai lettori arabi i grandi capolavori della poesia coreana e importanti romanzi contemporanei, come La vegetariana di Han Kang. Il suo stretto legame con la Corea ha influenzato profondamente anche la sua carriera accademica, portandolo a specializzarsi in letteratura comparata e a dedicare le sue ricerche al confronto tra la tradizione poetica araba e quella coreana.

​Da parte loro, le case editrici che hanno scelto di investire nella letteratura coreana interpretano questo interesse come una forma di reazione all’egemonia dei centri culturali europei. La traduzione dal coreano si configura così come un modo per superare una sorta di “prigionia culturale” e come un’opportunità per diversificare i cataloghi, aprendosi a civiltà diverse e prospettive estetiche inedite. Un esempio emblematico di tale approccio è l’esperienza pionieristica della casa editrice Ṣafṣāfa [3]. Circa dieci anni fa, essa ha impresso una svolta alla propria linea editoriale adottando la strategia che il suo direttore denomina “an-Naẓar ilà al-Šarq” (Guardare a Est), finalizzata alla pubblicazione di opere provenienti da Cina, Giappone e Filippine, ecc. Tuttavia, l’impegno principale si è concentrato proprio sulla produzione sudcoreana, grazie anche al sostegno fondamentale ricevuto dalle istituzioni di Seul che, come si vedrà in seguito, promuovono attivamente la diffusione del proprio patrimonio letterario all’estero.

​2. Evoluzione storica e stato dell’arte della traduzione dal coreano

​Prima della fondazione del dipartimento di lingua coreana presso l’Università ʿAyn Šams nel 2005, la produzione traduttiva dal coreano all’arabo non costituiva ancora un movimento organico, data la scarsa consistenza numerica dei testi disponibili. Facevano eccezione alcuni lavori pionieristici realizzati prevalentemente all’interno dei quattro più prestigiosi e antichi dipartimenti di lingua araba della Corea del Sud; tali opere meriterebbero tuttavia una più approfondita analisi documentaria per essere adeguatamente valorizzate. In questa fase embrionale, si colloca ad esempio l’attività di Jo Hee Sun – docente presso l’Università Myongji – che negli anni Novanta curò la traduzione di una raccolta di proverbi popolari coreani. Allo stesso modo, altri accademici coreani pubblicarono diversi testi letterari prima del 2005: un patrimonio che, come confermato dal traduttore Maḥmūd ʿAbd al-Ġaffār [4], necessita ancora di una sistematica opera di inventario e catalogazione.

Risulta parimenti essenziale evidenziare come, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2011, il contributo degli arabisti [5] coreani sia stato determinante per l’avvio del movimento traduttivo. In questa fase, l’attività è stata portata avanti da docenti impegnati presso la Facoltà di Lingue (Al-Alsun) dell’Università ʿAyn Šams, quali Kim Joo Hee e Kim Yoon Joo, oltre ad accademici che hanno operato in sinergia con studiosi arabi, specialmente in territorio coreano. Un esempio significativo di questa cooperazione è offerto dallo stesso Muḥammad ʿAbd al-Ġaffār, il quale ha tradotto a quattro mani con la professoressa Jo Hee Sun – supervisore della sua tesi di dottorato presso l’Università Myongji – l’opera Riḥla ilà Siyūl (Viaggio a Seul) di Kim Kwang-kyu, e ha collaborato con il professor Kim Jong Do, già direttore dell’Istituto di Studi sul Medio Oriente del medesimo ateneo, per la versione araba di due raccolte di Ko Un: Amākin ḫālida (Luoghi eterni) e Qaṣāʾid al-Himalāyā (Poesie dell’Himalaya). A questi contributi si aggiunge oggi l’apporto di traduttori coreani emergenti come Kim Kaho (nota come Ǧanna Kīm), distintasi per la profonda padronanza della lingua araba e delle sue varianti regionali.

In termini numerici, il corpus di opere letterarie tradotte dal coreano all’arabo dal 2005 a oggi ammonta a circa settanta titoli, come illustrato nell’istogramma sottostante. Attraverso l’analisi dei cataloghi editoriali e della biblioteca digitale del Literature Translation Institute of Korea (LTI Korea) [6], è stato possibile mappare una produzione tradotta prevalentemente dalla lingua originale. In questo contesto, l’Istituto annovera i testi di cui ha sostenuto la pubblicazione, includendo sia le opere scritte in coreano sia quelle appartenenti alla cosiddetta “letteratura della diaspora”. Per queste ultime, la traduzione avviene a partire dalla lingua originale di stesura, spesso l’inglese.

​Nonostante il dinamismo del settore, si rileva una significativa disparità tra i generi letterari: la produzione si suddivide quasi equamente tra narrativa, poesia e raccolte di racconti, ma a fronte di una totale assenza di opere teatrali, la lirica è rappresentata da soli nove volumi, lasciando ampio spazio di espansione per la narrativa contemporanea. 

​L’Egitto si conferma il fulcro della maggior parte delle traduzioni: le case editrici egiziane hanno infatti pubblicato circa 43 opere – tra narrativa e poesia – tradotte direttamente dal coreano. In questo contesto, spicca il ruolo della casa editrice Ṣafṣafa, che da sola vanta 13 titoli in catalogo, mentre gli altri editori non superano le quattro pubblicazioni ciascuno.

La « Settimana della Cultura Coreana » si è tenuta presso il Museo Nazionale della Civiltà Egiziana, ospitando spettacoli musicali, workshop, mostre e performance di musica tradizionale e K-pop.

La « Settimana della Cultura Coreana » si è tenuta presso il Museo Nazionale della Civiltà Egiziana, ospitando spettacoli musicali, workshop, mostre e performance di musica tradizionale e K-pop.

Negli ultimi anni, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno mostrato un crescente interesse verso la lingua e la letteratura coreana. La casa editrice emiratina Thaqāfa li-l-našr wa-l-tawzīʿ ha pubblicato versioni arabe di testi coreani basandosi su traduzioni intermediate (dall’inglese o dal francese). È il caso, ad esempio, dei romanzi al-Kalbatu al-latī taǧarraʾat ʿalā al-ḥulm (La cagna che osò sognare), 2022 e Naǧm al-samāʾ (La stella del cielo), 2021 di Sun-mi Hwang, curati dalla traduttrice libanese Zayna Idrīs, la quale ha firmato nello stesso anno anche la versione araba di al-Sayyid Hān (Il signor Han), basandosi sulla traduzione francese. Tuttavia, la medesima casa editrice ha anche promosso due traduzioni condotte direttamente dal coreano: Muʿǧizat tallat al-karaz (Miracolo sulla collina dei ciliegi) della traduttrice Manār al-Dīnārī (2023) e Salām taḥta ẓilāl al-ǧanna (Pace sotto le ombre del paradiso) delle traduttrici ʿAlāʾ Fatḥī e Marwa Zahrān (2024).

Cerimonia di inaugurazione dell’Istituto Re Sejong a Riad

Cerimonia di inaugurazione dell’Istituto Re Sejong a Riad

Tra le realtà editoriali che hanno adottato la letteratura coreana, si distingue la libanese Dār al-Tanwīr – prima della chiusura della sua sede in Egitto – che nel 2018 ha pubblicato al-Nabātiyya (La vegetariana), tradotta da Maḥmūd ʿAbd al-Ġaffār, seguita da quattro romanzi tradotti da Muḥammad Naǧīb: al-Kitāb al-abyaḍ (Il libro bianco), 2019, Afʿāl bašariyya (Atti umani), 2020 di Han Kang, oltre a Arǧūki iʿtanī bi-ummī (Ti prego, prenditi cura di mamma) e al-Fatāt al-latī katabat al-ʿuzla (La ragazza che scrisse solitudine) di Shin Kyung-sook (2021).  ​Il medesimo traduttore ha inoltre firmato parecchi titoli per altre case editrici in Egitto, tra le quali spiccano al-Maḥrūsa, Dār al-`Arabī li-l-Našr wa-l-Tawzī’ e ‘Aṣīr al-Kutub, che hanno preso in carico ulteriormente la diffusione della letteratura coreana nel mercato editoriale arabofono.

​Tuttavia, allontanandosi dal contesto egiziano, emerge un panorama ancora frammentario, dove l’interesse editoriale non ha ancora raggiunto una regolarità distributiva uniforme in tutti i Paesi dell’area. In queste regioni, la pubblicazione di opere coreane appare come un fenomeno caratterizzato da episodi precursori o iniziative isolate, spesso legate alla sensibilità di singoli mediatori o a contatti diretti tra traduttori ed editori, piuttosto che a una pianificazione strutturale dei cataloghi.

​Ne sono una chiara testimonianza alcuni progetti pionieristici che, pur non avendo ancora dato vita a una produzione continuativa, hanno segnato le prime tappe di questo percorso interculturale. È il caso delle due raccolte poetiche curate da Ašraf Abū Zayd: Alf ḥayāt wa-ḥayāt (Mille vite e vite), apparsa nel 2012 sulla rivista Dubayy al-ṯaqāfiyya, e Qiddīs yaṭīru (Un santo che s’invola), pubblicata nel 2013 dalla casa editrice omanita Bayt al-Ġušām li-našr wa al-tarǧama ad ‘Ammān. Analogamente, in Libano, la prestigiosa Dār al-Ādāb ha esplorato precocemente il panorama letterario coreano già nel 2005 con la raccolta Ummī wa-l-ḥubb al-rāḥil wa-qiṣaṣ uḫrā (Mamma e l’amore che se ne va, e altri racconti), tradotta da Joo Hee Sun e l’arabo-coreano ‘Imād al-Dīn Ǧawhar. Sebbene tali pubblicazioni non abbiano avuto un seguito immediato all’interno delle medesime collane, esse restano documenti fondamentali che attestano i primi, significativi tentativi di accoglienza della letteratura coreana al di fuori del fulcro egiziano.

L’analisi fin qui condotta evidenzia come, nonostante il crescente dinamismo degli studi e la rilevanza assunta da alcune tendenze della cultura popolare coreana, la diffusione editoriale della letteratura nei Paesi arabi presenti ancora ampie zone d’ombra e una distribuzione non uniforme. Questa relativa scarsità di pubblicazioni sistematiche suggerisce che l’interesse del pubblico, pur in espansione in determinati segmenti sociali, sia ancora in una fase di assestamento strutturale. Tuttavia, è opportuno rilevare come i recenti segnali di apertura da parte del mondo editoriale non siano casuali, ma riflettano l’efficacia delle politiche di promozione culturale intraprese dalla Corea del Sud. Il graduale consolidamento della produzione letteraria della penisola è infatti favorito da una visione lungimirante di Seul, che ha posto la proiezione della propria identità culturale al centro delle proprie priorità politiche, sia interne sia estere.

​Tale dinamica introduce un mutamento di paradigma nel rapporto tra le due culture coreana e araba: la letteratura non emerge solo attraverso percorsi spontanei, ma diviene il fulcro di una strategia istituzionale coordinata. Per comprendere appieno la portata di questa evoluzione, è necessario dunque spostare l’osservazione dal contesto della ricezione araba alle strategie di produzione coreane. La Corea del Sud, infatti, attribuisce alla traduzione un ruolo centrale, considerandola un motore fondamentale per il progresso sociale, capace di favorire il dialogo interno e, allo stesso tempo, di proiettare all’esterno un’immagine autentica e suggestiva del proprio patrimonio intellettuale.

​3. La diplomazia culturale di Seul: strategie istituzionali e politiche della traduzione

​L’efficacia della presenza coreana nel mercato librario dei Paesi arabi non può essere pienamente compresa senza analizzare il complesso apparato di diplomazia culturale messo a punto da Seul. Per la Corea del Sud, la diffusione della propria letteratura non rappresenta un’operazione meramente commerciale, bensì un pilastro di una strategia istituzionale volta a consolidare il proprio soft power. In questo contesto, la traduzione è elevata a strumento cardine per superare le barriere linguistiche e costruire un ponte duraturo, nel presente caso, con la cultura araba, basato sulla reciprocità e sulla mutua comprensione.

Voci della Corea del Sud attraverso le copertine dei suoi libri più iconici.

Voci della Corea del Sud attraverso le copertine dei suoi libri più iconici.

3.1 La dimensione interna: progresso sociale e formazione accademica

​All’interno dei propri confini, la Corea del Sud ha elaborato una concezione della traduzione che trascende la mera funzione tecnica, elevandola a pilastro del progresso civile e sociale. Essa è intesa come un volano di apertura verso l’esterno, capace di rendere la società coreana permeabile alle influenze globali e, al contempo, consapevole della propria identità nel dialogo interculturale. Questa visione si riflette in una pianificazione accademica strutturale volta alla formazione di specialisti di alto profilo, con un’attenzione privilegiata verso l’arabo, lingua di caratura internazionale e asse strategico per la proiezione culturale del Paese.

​A differenza di altri modelli di promozione culturale, la strategia di Seul muove da una solida base didattica: l’insegnamento dell’arabo è stato integrato stabilmente nei programmi universitari non più come disciplina esclusivamente filologica, ma come strumento propedeutico alla creazione di una classe di mediatori autoctoni. L’obiettivo è formare esperti capaci di padroneggiare le sfumature della lingua di Adūnīs o Naǧīb Maḥfūẓ [7], garantendo che la comunicazione tra i due mondi sia affidata a professionisti dotati di una profonda competenza interculturale.

​Storicamente, sebbene l’insegnamento dell’arabo in Corea risalga al 1965, per decenni la disciplina è rimasta confinata a una ristretta élite intellettuale. La vera svolta è avvenuta nel 2002 [8], quando il governo ha inserito l’arabo tra le materie opzionali dell’esame di Stato per le scuole secondarie. Secondo Lee In-sup, docente presso l’Università Hankuk e esperto nella traduzione tra l’arabo e il coreano, tale iniziativa ha innescato una crescita delle vocazioni: già nel biennio 2010/2011, oltre il 50% dei candidati sceglieva di sostenere l’esame in questa lingua, portando il numero degli iscritti a sfiorare la quota di 50.000 unità. Questo interesse ha alimentato i ranghi delle facoltà specializzate, rendendo l’accesso ai dipartimenti di traduzione – come quelli della prestigiosa Università Hankuk di studi stranieri – estremamente selettivo [9].

​Il percorso formativo coreano si distingue per un rigore esemplare: l’ammissione ai cicli superiori richiede spesso un perfezionamento linguistico pluriennale da svolgersi direttamente in un Paese arabo. Il biennio di specializzazione, caratterizzato da programmi intensivi di traduzione e interpretariato, filtra ulteriormente i talenti: con un tasso di successo che si attesta intorno al 50%, solo i candidati con le più spiccate doti linguistiche riescono a conseguire il titolo.

​Questo impegno accademico risponde anche a una mutata esigenza interna, riassunta nel motto “Tradurre la società” [10]. La Corea del Sud si è progressivamente evoluta in una realtà multiculturale, come testimoniano l’incremento dei matrimoni misti (che hanno raggiunto il 7% del totale) e i flussi migratori. La formazione di traduttori e interpreti diviene quindi indispensabile per garantire la coesione sociale e il supporto ai residenti stranieri in ambiti quali la medicina o il diritto. Tuttavia, nonostante l’alto livello di specializzazione raggiunto, si riscontra una significativa criticità: solo una minima parte dei diplomati decide di dedicarsi alla traduzione letteraria. La natura estremamente onerosa di questa attività, che richiede tempi di esecuzione dilatati a fronte di un ritorno economico spesso contenuto, spinge la maggior parte dei professionisti verso settori tecnicamente meno complessi ma finanziariamente più remunerativi, lasciando la mediazione letteraria a una ristretta cerchia di traduttori mossi da una specifica vocazione intellettuale.

Infokorea 2022, (cura di) The Understanding Korea Project. Contenuto speciale: Una riflessione sulle Halmoni e la loro lotta per la verità

Infokorea 2022, (cura di) The Understanding Korea Project. Contenuto speciale: Una riflessione sulle Halmoni e la loro lotta per la verità

​3.2 L’auto-proiezione culturale: la mediazione periodica e il ruolo di Koreana

​Il governo sudcoreano ha strutturato una complessa rete di canali informativi volti a veicolare un’immagine accurata e valorizzata del Paese a livello globale. In tale scenario, la traduzione trascende l’esercizio accademico per divenire il baricentro di una strategia di comunicazione internazionale che trova nella stampa periodica di settore uno dei suoi strumenti più sofisticati e longevi.

​Consapevole dell’urgenza di una narrazione autorevole, Seul ha promosso sin dalla sua indipendenza la traduzione della Storia della Corea in inglese e, progressivamente, in numerose altre lingue. Parallelamente, il Ministero degli Affari Esteri ha istituito canali d’informazione specialistici, tra cui spicca la rivista scientifica Infokorea, destinata prioritariamente al mondo accademico e della ricerca. Tuttavia, è sul piano della diplomazia culturale che si distingue la testata Koreana: fondata nel 1987 e curata dall’istituto pubblico Korea Foundation, questo periodico trimestrale è oggi pubblicato in undici lingue con l’obiettivo di diffondere il patrimonio artistico e intellettuale coreano su scala globale.

​La versione araba, inaugurata all’alba del nuovo millennio, è affidata alla direzione editoriale di Lee In-sup. La testata propone una selezione di contributi che approfondiscono monograficamente aspetti specifici della civiltà coreana, offrendo ai lettori arabofoni un ritratto analitico che spazia dalle arti visive alla gastronomia, supportato da interviste a esperti e itinerari culturali d’eccezione.

​Di particolare rilievo per la presente analisi è la rubrica “Finestra sulla letteratura coreana”, la quale propone sistematicamente un racconto coreano in traduzione araba, corredato da un opportuno apparato critico. Attraverso questo spazio, Koreana non solo garantisce versioni di altissima qualità formale, ma svolge un ruolo cruciale nel processo di arabizzazione di termini e concetti coreani, facilitando la sedimentazione di un lessico interculturale condiviso. Nonostante l’ampiezza degli argomenti trattati, permane tuttavia l’esigenza di potenziare ulteriormente l’attività traduttiva per documentare con maggiore capillarità la rapida evoluzione della società coreana, ormai transitata da un modello monoetnico a una realtà multiculturale e dinamica.

Copertina della rivista Koreana (Edizione araba, Estate 2019). Titolo: "Piatti del tempio: un distacco dall'avidità e dalla bramosia".

Copertina della rivista Koreana (Edizione araba, Estate 2019). Titolo: “Piatti del tempio: un distacco dall’avidità e dalla bramosia”.

3.3 Il supporto istituzionale di Seul: dal coordinamento accademico alla partnership editoriale

​Il consolidamento della ricezione della cultura coreana nel mondo arabo è ascrivibile, in larga misura, a una sofisticata architettura di partenariati strategici promossi direttamente da Seul. L’esecutivo sudcoreano, operando in sinergia con i ministeri dell’istruzione locali, ha superato la mera esportazione di prodotti culturali per investire nella creazione di vere e proprie “infrastrutture culturali”. Tale strategia ha favorito l’istituzione di dipartimenti universitari specializzati e l’integrazione della lingua coreana come materia opzionale all’interno degli ordinamenti accademici arabofoni. All’interno di questa cornice, l’Agenzia Coreana per la Cooperazione Internazionale (KOICA) agisce come braccio operativo fondamentale: laddove mancano cattedre strutturate, l’agenzia garantisce la presenza di docenti volontari, assicurando la continuità didattica in vista di una futura autonomia dei dipartimenti locali. L’esempio dell’Egitto e dell’Università ‘Ayn Šams rimane, in tal senso, paradigmatico: quello che nel 2005 era un progetto pioniere sostenuto da esperti coreani si è evoluto in un autentico incubatore di talenti della mediazione culturale.

​Parallelamente al canale accademico, la diplomazia culturale sudcoreana si articola attraverso la rete dei Centri Culturali Coreani. Sebbene la loro distribuzione geografica sia ancora in fase di espansione – con presidi strategici in Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita – la loro funzione trascende la promozione turistica, configurandosi come poli di scouting e formazione per nuovi mediatori. È proprio in questi alvei istituzionali che sono maturate esperienze d’eccellenza come quella di Muḥammad Nağīb, la cui produzione testimonia l’efficacia di un ambiente formativo capace di professionalizzare l’interesse personale. Non meno rilevante è, in questo senso, il ruolo dei programmi di scambio bidirezionale, che hanno permesso a figure come Maḥmūd ‘Abd al-Ġaffār di coniugare la competenza linguistica con la ricerca comparatistica, portando all’attenzione del pubblico arabo i “gioielli” della lirica coreana e i capolavori della prosa contemporanea.

Ad agire come ulteriore e fondamentale volano della presenza coreana nelle librerie arabe è l’Istituto Coreano per la Traduzione Letteraria (LTI Korea). Oltre a investire in modo capillare nel capitale umano – coordinando programmi di formazione, facilitando il dialogo tra autori e traduttori e sostenendo attivamente i profili più competenti[11]– l’Istituto incentiva la pubblicazione di opere garantendo alle case editrici il supporto finanziario necessario per la traduzione e la stampa. Tale sostegno è tuttavia subordinato a criteri di selezione estremamente rigorosi [12], volti a preservare l’alto valore letterario delle proposte editoriali.

​In tale alveo, l’LTI Korea non opera come mero ente erogatore, ma agisce come consulente strategico per gli editori arabi, orientandone le scelte verso un corpus narrativo percepito come organico e storicamente fondato. Come sottolineato da Jung Joo Lee [13], responsabile del programma di traduzione presso l’ente, l’obiettivo è presentare le correnti principali, i valori e la storia della letteratura coreana affinché essa venga recepita come un sistema coerente e continuo, superando la percezione di un insieme di opere isolate o di un fenomeno passeggero. In quest’ottica, si promuove attivamente la traduzione dei classici, affiancandoli strategicamente alla produzione contemporanea; una politica editoriale che mira a definire il canone coreano all’estero, ma che finisce inevitabilmente per intrecciarsi con le inclinazioni e l’intuito dei singoli mediatori linguistici.

Nonostante tali sforzi di sistematizzazione istituzionale, l’esperto Lee In-sup [14]  ha rilevato come la selezione dei testi risenta ancora di una certa estemporaneità, essendo spesso legata alla sensibilità e alle convinzioni dei singoli traduttori; un fattore, quest’ultimo, che rischia di depotenziare l’efficacia del processo di ricezione. Lee auspica, pertanto, una cooperazione più strutturata tra tutti gli attori della filiera, basata su una pianificazione rigorosa e su obiettivi verificabili nel lungo periodo.

​Questa tensione tra programmazione centrale e intuito individuale emerge chiaramente nelle dichiarazioni dei protagonisti stessi. Muḥammad Naǧīb, ad esempio, ha sviluppato un approccio progressivamente più selettivo, privilegiando opere che offrano un elevato appagamento intellettuale e stilistico. La sua strategia mira a generare una “familiarità” duratura tra l’autore e il pubblico arabo attraverso la traduzione di più titoli di uno stesso scrittore – come avvenuto per il ciclo di opere di Han Kang (Il libro bianco, Atti umani, L’ora di greco) – permettendo al lettore di carpirne la cifra stilistica profonda. Tale orientamento non risponde solo a criteri estetici, ma sottende una precisa volontà di riequilibrio del canone letterario. Come lo stesso Naǧīb ha dichiarato:

​«Preferisco tradurre opere letterarie di scrittrici piuttosto che di autori uomini; sento infatti che, per ragioni di genere, la letteratura è stata dominata dai maschi per lunghi periodi della storia e questo, naturalmente, si è riflesso anche sul mondo della traduzione. Inoltre, il tentativo di immedesimarmi nella mente di una scrittrice rappresenta per me una sfida particolare, che aggiunge un nuovo aspetto al piacere di tradurre» [15].

​L’impegno di Naǧīb nel privilegiare le voci femminili dimostra come la mediazione individuale possa agire da correttivo consapevole alle dinamiche storiche di genere. In modo analogo, anche Maḥmūd ʿAbd al-Ġaffār si affida alla propria sensibilità letteraria, specialmente nella selezione della lirica, ricercando componimenti capaci di veicolare immagini inedite che si distacchino dai canoni estetici della tradizione araba.

Copertina dell’edizione araba del romanzo “Nata nel 1982” di Cho Nam-joo.

Copertina dell’edizione araba del romanzo “Nata nel 1982” di Cho Nam-joo.

Un ulteriore esempio di rilievo nel panorama delle scelte traduttive è offerto da Manār al-Dīnārī [16], la quale ritiene che la propria responsabilità professionale sia cresciuta significativamente in seguito al successo editoriale della versione araba del romanzo Mawlūda ʿām 1982 (Nata nel 1982). Al-Dīnārī delinea una dialettica complessa tra il timore di deludere le aspettative del pubblico e il rifiuto di imporre limiti tematici alla propria attività; ella sostiene, infatti, che l’atto del tradurre non debba esaurirsi nell’assecondare i gusti del lettore, ma debba presentare la letteratura coreana in tutte le sue sfaccettature, incluse quelle più aspre o “scioccanti”. Un caso emblematico è rappresentato proprio dal succitato romanzo di Cho Nam-joo, che ha svelato al pubblico arabofono realtà sistemiche quali il sessismo e la violenza di genere in Corea del Sud. Per al-Dīnārī, la traduzione di opere di tale impatto sociale è finalizzata a una comprensione più autentica della cultura coreana, superando le visioni stereotipate e contribuendo a un dialogo interculturale basato sulla realtà fattuale della società d’origine.

​Questi esempi confermano come, sebbene l’istituzionalizzazione promossa da Seul cerchi di imprimere una direzione organica al flusso editoriale, l’elemento soggettivo rimanga il filtro determinante attraverso cui la letteratura coreana viene effettivamente selezionata e presentata al pubblico arabofono.

Copertina della rivista Koreana (Edizione araba, Inverno 2022). Titolo: "K-Drama cattura lo sguardo del mondo".

Copertina della rivista Koreana (Edizione araba, Inverno 2022). Titolo: “K-Drama cattura lo sguardo del mondo”.

Conclusioni: verso un modello di mediazione culturale

​In conclusione, sebbene la pratica traduttiva dal coreano verso l’arabo rappresenti un fenomeno relativamente recente, i traguardi finora conseguiti delineano un orizzonte di sviluppo decisamente florido. L’efficacia di questa evoluzione risiede nella capacità della Corea del Sud di attuare una strategia sistemica e coordinata, imperniata sul ruolo centrale di LTI Korea. Tale approccio si è rivelato vincente nel coniugare la diversificazione dei partner editoriali con un investimento mirato sullo scouting di nuovi talenti, garantendo così una presenza costante e qualificata nelle librerie dei Paesi arabi.

​Un segnale tangibile di questo cambio di passo è offerto dal concorso di traduzione organizzato nel 2021 in sinergia con la casa editrice Ṣafṣāfa e il Dipartimento di Lingua Coreana dell’Università ‘Ayn Šams. A differenza delle edizioni giordane del 2019 e 2020, che non avevano garantito uno sbocco editoriale ai partecipanti, l’iniziativa del 2021 ha segnato un progresso fondamentale: essa ha trasformato il momento competitivo in un’opportunità professionale concreta, culminata nella pubblicazione delle traduzioni vincenti.

​La lungimiranza di Seul trova un’ulteriore conferma in un recente avallo parlamentare a un ambizioso progetto governativo volto a istituzionalizzare la figura del mediatore culturale su scala globale. Questa strategia mira ad ampliare la rete internazionale di esperti attraverso la formazione annuale di circa ottanta professionisti – o operanti su diverse combinazioni linguistiche – presso la Scuola Superiore di Traduzione, con il rilascio di titoli di Master. All’interno di questo programma d’eccellenza, l’arabo si conferma una lingua di primaria importanza per sostenere una diffusione letteraria che aspira a essere sempre più dinamica, autorevole e strutturata.

In ultima analisi, le valutazioni espresse da Lee In-sub – maturate attraverso una partecipazione diretta ai progetti promossi dagli organismi governativi e dalle istituzioni pubbliche – confermano l’efficacia di questo percorso [17]: il programma di traduzione verso il mondo arabo non solo procede in aderenza agli obiettivi strategici prefissati, ma soddisfa appieno i rigorosi standard qualitativi richiesti. Ne consegue che l’esperienza sudcoreana valichi i confini della casistica settoriale per imporsi come un vero e proprio paradigma di diplomazia culturale proattiva. Da tale modello, diverse nazioni possono trarre fondamentali orientamenti metodologici su come valorizzare la propria identità e veicolare il proprio canone letterario verso l’“Altro”. In questa prospettiva, la traduzione si affranca dalla dimensione di mero esercizio linguistico per assurgere a strumento imprescindibile di riconoscimento reciproco e di dialogo universale. 

Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026 
[*] Il presente articolo costituisce una versione rielaborata e ampliata della comunicazione presentata in lingua francese, dal titolo “La traduction de la littérature sud-coréenne contemporaine en arabe”, nell’ambito del panel arabo “Korean Culture and the Arab World from the Middle Ages to the Internet Age”. L’intervento ha avuto luogo durante il XXIV Congresso dell’Associazione Internazionale di Letteratura Comparata (ICLA), incentrato sul tema “Comparative Literature and Technology”, tenutosi presso la Dongguk University di Seul dal 28 luglio al 1° agosto 2025.
Note
[1] Al febbraio 2020 il panorama accademico coreano annoverava, oltre a due tesi di dottorato (su un totale di sette), tre tesi di Master (su cinque) condotte da studiosi arabofoni, i cui lavori costituiscono una tappa fondamentale per il superamento delle barriere interculturali. Tra questi contributi spicca la ricerca di Ālā’ Fatḥī sulle problematiche della traduzione culturale in opere seminali quali al-Aǧniḥa (Ali) di Yi Sang e al-ʿAmm al-aḥmaq (Lo zio idiota) di Chae Man-sik. Di pari rilevanza risulta la ricerca di Nūrā Ašraf, incentrata sulla resa della narrativa breve contemporanea — con particolare riferimento a racconti quali Šitāʾ 1964 fī Siyūl (Seul, inverno 1964) e al-Ṭarīq ilā Sāmbū (La strada per Sampo) — e l’indagine di Isrāʾ Ḥasan sulla ricezione della lirica coreana tradotta in arabo.
[2] La KOICA (Korea International Cooperation Agency) è l’agenzia governativa della Corea del Sud, fondata nel 1991, responsabile dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS). Realizza progetti di sovvenzione, scambi di know-how e programmi di volontariato (World Friends Korea) per sostenere lo sviluppo socio-economico dei paesi partner.
[3] Si ringrazia il direttore della casa editrice Ṣafṣāfa, Muḥammad al-Baʿlī, per la cortese disponibilità e per la documentazione fornita attraverso una serie di comunicazioni personali intercorse tra maggio e luglio 2025. Tali informazioni sono state fondamentali per la ricostruzione dei dati qui presentati.
[4] Si esprime un sentito ringraziamento al traduttore Maḥmūd ʿAbd al-Ġaffār per la costante disponibilità e la preziosa collaborazione prestata. Il suo supporto è stato determinante nel chiarire ambiguità testuali e nel fornire elementi informativi fondamentali per la presente ricerca.
[5] È opportuno precisare che, sebbene gli arabisti coreani abbiano fornito contributi determinanti alla traduzione della letteratura sudcoreana verso l’arabo, la loro missione intellettuale si concentra con particolare vigore sulla diffusione e sulla corretta divulgazione della letteratura e della cultura araba in Corea. Questo impegno nasce dall’esigenza di offrire al pubblico coreano una prospettiva diretta, superando la percezione parziale maturata a causa di un flusso informativo mediato prevalentemente da fonti occidentali. Tale visione è confermata dalla prof.ssa Yun Eun-kyung, direttrice del Dipartimento di Lingua Araba presso la HUFS, la cui attività di ricerca si focalizza sulla traduzione verso la lingua coreana e sull’analisi della ricezione delle opere arabe nel mercato editoriale nazionale. In quest’ottica, il lavoro degli studiosi funge da ponte per stabilire un dialogo oggettivo tra le due culture. A titolo esemplificativo, si consultino: l’intervista a margine del seminario Min al-ʿarabiyya ilā al-bašariyya: ʿaqd min al-tarǧama wa-ḥiwār al-ḥaḍārāt (Dall’arabo all’umanità: un decennio di traduzione e dialogo tra civiltà), Doha, 18/12/2024 (disponibile su: https://www.youtube.com/watch?v=J42u2aesBVc) e la sua relazione al-Tarǧama al-ʿarabiyya al-kūriyya: wāqiʿ wa-āfāq (La traduzione arabo-coreana: stato attuale e prospettive), ivi (https://www.youtube.com/watch?v=ObdPH5vfbsk). Si veda inoltre l’intervista durante il Primo Convegno Internazionale di Doha sull’Orientalismo (muʾtamar al-Dawḥa al-duwalī al-awwal ḥawla al-istišrāq), 17/06/2025.
[6] Il Literature Translation Institute of Korea (Istituto coreano per la traduzione letteraria) è l’ente governativo preposto alla promozione internazionale della produzione editoriale coreana. L’acronimo LTI Korea deriva dalla denominazione ufficiale in lingua inglese; si fa presente che, nel resto del presente studio, ci si riferirà all’istituto esclusivamente tramite tale sigla. Per un catalogo sistematico delle pubblicazioni, si rimanda al database ufficiale del Digital Library of Korean Literature, dove è possibile filtrare i risultati per lingua (“Arabic”) per ottenere l’elenco dei titoli, dei traduttori e degli anni di edizione: https://library.ltikorea.or.kr/translatedbooks. Si precisa, tuttavia, che tale archivio comprende esclusivamente le opere che hanno beneficiato del supporto istituzionale di LTI Korea e non costituisce pertanto un repertorio esaustivo della totalità delle traduzioni coreane pubblicate indipendentemente nel mondo arabo.
[7] A questo proposito, è importante sottolineare che il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura a Naǧīb Maḥfūẓ ha suscitato un chiaro interesse verso la letteratura araba in Corea. Infatti, nel 1988, all’indomani dell’annuncio del prestigioso riconoscimento, la professoressa  So Myung-so diede alle stampe la traduzione del romanzo Il ladro e i cani (al-Liṣṣ wa-l-kilāb); da quel momento, l’interesse verso la produzione letteraria araba ha registrato una crescita costante.
[8] ​ Cfr. Lee In-sup, “Taǧārib ġaniyya fī tadrīs al-luġa al-ʿarabiyya” (Ricche esperienze nell’insegnamento della lingua araba), intervista radiofonica, KBS World Arabic, 23/12/2011: https://world.kbs.co.kr/service/contents_view.htm?lang=a&id=&board_seq=441080.
[9] Ibidem
[10] Ibidem.
[11] Questa azione di coordinamento e facilitazione si rivela particolarmente incisiva quando l’ente individua traduttori di spiccato talento e competenza, verso i quali attiva percorsi di sostegno e incoraggiamento volti a consolidarne il percorso professionale. Un caso emblematico è quello del traduttore Maḥmūd ʿAbd al-Ġaffār, il quale ha confermato di aver beneficiato del supporto dell’LTI Korea attraverso soggiorni di studio in Corea del Sud della durata di almeno tre mesi. Tali programmi gli hanno permesso di partecipare a corsi di formazione e aggiornamento, oltre a facilitare l’incontro diretto e il confronto con gli autori delle opere da lui tradotte. Si veda l’intervista televisivo:https://youtu.be/UNC9THxT8zg?si=tKI9OXD6yB2MeKua 
[12] Si desidera dare atto della preziosa collaborazione e della corrispondenza intercorsa tra maggio e giugno 2025 con il Translation and Publication Team del Literature Translation Institute of Korea (LTI Korea). L’ente ha fornito un supporto informativo variegato e determinante per la presente ricerca, offrendo chiarimenti non solo sui processi di selezione delle opere, dei traduttori e degli editori, ma anche, e con particolare enfasi, sui meccanismi di sostegno finanziario e sui grants messi a disposizione degli operatori del settore. In merito ai criteri di approvazione per il supporto alla pubblicazione, il team di LTI Korea ha indicato come parametri fondamentali di valutazione: la domanda potenziale dell’opera nel mercato di destinazione, la solidità dei piani di pubblicazione e marketing, nonché la reputazione e il grado di credibilità della casa editrice coinvolta. Per un approfondimento dettagliato sui requisiti e le modalità di accesso al programma «Translation & Publication Grants for Overseas Publishers», si rimanda alle linee guida ufficiali consultabili al seguente indirizzo: https://klwave.or.kr/klw/grants/grantsView.do.
[13] Ḥamdī ʿĀbidīn, “Masʾūlat barnāmaǧ tarǧamat al-adab al-kūrī: nahtammu bi-l-klāsīkiyyāt… wa-li-adab al-nisāʾ manzila kabīra” (La responsabile del programma di traduzione: ci occupiamo dei classici e della letteratura femminile), intervista a Jung Joo Lee, in al-Šarq al-Awsaṭ, 18/05/2021. 
[14] Lee In-sup, “Taǧriba šaḫṣiyya fī ʿamaliyyat al-tarǧama min wa-ilā al-kūriyya: qirāʾa iḥṣāʾiyya fī ḥaǧm al-mutarǧam min al-kūriyya ilā al-ʿarabiyya wa-bi-l-ʿaks” (Un’esperienza personale nel processo di traduzione da e verso il coreano: analisi statistica del volume delle traduzioni dal coreano all’arabo e viceversa), in ” Wāqiʿ wa-āfāq al-tarǧama fī Kūriyā min wa-ilā al-ʿarabiyya” (Stato attuale e prospettive della traduzione in Corea da e verso l’arabo), Doha, Premio Sheikh Hamad, 2020. Disponibile su: https://youtu.be/jpvvhYcalDI?si=CDMywEsDVjhX5Mqw.
[15] Cfr. Raḍwà Ḫaṭṭāb, Muqābala farīda min nawʿihā bayna al-mutarǧim al-miṣrī “Muḥammad Naǧīb” wa-l-kātiba al-kūriyya “Hān Kānġ” (Un confronto unico nel suo genere tra il traduttore egiziano Mohamed Najib e la scrittrice coreana Han Kang), in Korea.net, disponibile su: https://arabic.korea.net/NewsFocus/HonoraryReporters/view?articleId=190717
[16] Isrāʾ al-Zaynī e Salwà al-Zaynī, “Hal al-ḥubb huwa mā yaǧʿalunā bašar? Ḥiwār maʿa Manār al-Dīnārī…” (L’amore è ciò che ci rende umani? Intervista a Manār al-Dīnārī, traduttrice di Lawz [Mandorle]), in Korea.net: https://arabic.korea.net/NewsFocus/HonoraryReporters/view?articleId=228515.
[17] Lee In-sup, “Taǧriba šaḫṣiyya fī ʿamaliyyat al-tarǧama min wa-ilā al-kūriyya”, ibidem. 

______________________________________________________________

Hanane El Bakkali, docente di Lingua e Letteratura Italiana e membro del Gruppo di ricerca in Studi Comparatistici presso l’Università Mohammed V di Rabat, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca. Affiliata all’ICLA (International Comparative Literature Association), è specializzata in Letteratura comparata, con un focus elettivo sui Translation Studies. La sua attività scientifica si concentra sui processi di mediazione culturale e sul dialogo transmediterraneo, con particolare riferimento agli scambi intellettuali tra Marocco e Italia. Relatrice in numerosi convegni internazionali, tra le sue pubblicazioni recenti figurano il saggio «Censura, autocensura e libertà: tradurre Mohamed Choukri in italiano e in francese» (2024) e, in lingua araba, lo studio «Tradurre la letteratura marocchina in italiano: stato attuale e sfide» (2024). Ha inoltre curato la traduzione di un estratto dell’opera della comparatista Fatiha Taib, intitolato “L’Italia in quanto simbolo dell’Europa latina nel viaggio di Ibn Baṭṭūṭa. La tappa in Sardegna” (2025). Nel campo della ricerca traduttologica, si segnala infine la sua più recente monografia: al-Tarǧama bayna al-ʿarabiyya wa-l-iṭāliyya: tarǧamat al-riwāya al-maġribiyya al-muʿāṣira ilā al-luġa al-iṭāliyya namūdaǧan (La traduzione tra arabo e italiano: il caso del romanzo marocchino contemporaneo in lingua italiana, 2026).

______________________________________________________________

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Società. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>