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Ogle: il comandante che fu costretto ad abbandonare la sua Nave

Figura 1: Verso del monumento funebre del capitano Thomas Ogle, Cimitero acattolico “degli Inglesi” di Palermo – ph. L. Leto 2019

Verso del monumento funebre del capitano Thomas Ogle, Cimitero acattolico “degli Inglesi” di Palermo (ph. L. Leto 2019)

di Laura Leto

Entrando al Cimitero “degli Inglesi” all’Acquasanta, volgendo lo sguardo a sinistra, colpisce un monumento funebre maestoso, seppur in totale abbandono, sprofondato nella nuda terra. Il cippo volge le spalle allo spettatore, ricordando il devastante spostamento del 1928 [1] per conto dei Cantieri Navali Riuniti che acquistarono parte del terreno dall’allora amministratore Giuseppe Isacco Spatafora Whitaker [2].

Un’idea della configurazione originaria, totalmente differente da quella attuale che vede le sepolture schierate e addossate l’una all’altra, contrariamente alla logica “all’inglese”, è offerta dalla tela del pittore termitano Andrea Sottile [3] che lo raffigura, oltre una balaustra, in fondo e a sinistra del Cimitero.

 Figura 2: Particolare dell’opera di  Andrea Sottile, senza titolo, [1842], olio su tela, firmato in basso a destra, 54x71 cm, Tammisaari (Finlandia), collezione privata.


Particolare dell’opera di Andrea Sottile, senza titolo, [1842], olio su tela, firmato in basso a destra, 54×71 cm, Tammisaari (Finlandia), collezione privata

Il sarcofago con coperchio a doppio spiovente, supporti a zampa leonina e batacchi sui lati brevi [4] è collocato al di sopra di una lastra in marmo sulla quale è inciso un veliero che presenta una bandiera inglese issata sull’albero a prua e un’altra con il nome del veliero “IDA”.

A poppa sventola insegna britannica della Royal Navy: la Red Ensign, con campo rosso e bandiera inglese in alto a destra.

La lapide marmorea presenta alla sommità delle grappe metalliche che probabilmente fungevano da ancoraggio al monumento e a un ulteriore elemento – ad oggi non pervenuto – la cui presenza è deducibile dallo spazio dalla cornice del cippo.

Sotto il veliero si può leggere ancora l’epigrafe: 

SACRED
TO THE MEMORY
OF
THOMAS OGLE
LATE CAPTAIN OF THE BARQUE
IDA
OF NEWCASTLE ON TYNE
WHO DEPARTED THIS LIFE THE
19 DAY OF AVRIL 1836
AT S. CATERINA ON HIS WAY FROM
LICATA TO PALERMO
AGED 47 YEARS

Il monumento è dedicato alla memoria di Thomas Ogle, ultimo capitano dell’imbarcazione [5] Ida, originario di Newcastle on Tyne, deceduto il 19 aprile del 1836 a S. Caterina.

Recto del monumento funebre del capitano Thomas Ogle, Cimitero acattolico “degli Inglesi” di Palermo (ph. L. Leto 2019)

Recto del monumento funebre del capitano Thomas Ogle, Cimitero acattolico “degli Inglesi” di Palermo (ph. L. Leto 2019)

La ricerca dell’identità del Capitano Thomas Ogle è densa di ostacoli, dovuti principalmente a informazioni contrastanti relative all’età al momento della morte, all’identità dei genitori e alle omonimie frequenti [6]. Sul sito di genealogia ancestry si riscontra un quadro abbastanza completo della sua Life Story, ma non mancano le incongruenze [7].

La tesi che più convince vede come padre del Nostro il fabbro Henry Ogle, battezzato il 5 febbraio del 1764 a Whittingham, Northumberland, il quale sposò Mary Curry l’11 maggio del 1788, presso la Christ Church di Tynemouth, Northumberland [8]e morì il 24 febbraio 1794, all’età di circa 33 anni. Egli venne seppellito a Tynemouth, appena due giorni prima del battesimo del figlio. 

Figura 4: Baptisms, Marriage, Death &Parish Records, Parish Baptism Register 1762-1813, Tynemouth (Northumberland) (DDR/EA/PBT/2/255), Durham University Library, N° 26 - durham.ac.uk

Baptisms, Marriage, Death &Parish Records, Parish Baptism Register 1762-1813, Tynemouth (Northumberland) (DDR/EA/PBT/2/255), Durham University Library, N° 26 – durham.ac.uk

Dai siti di genealogia risulta che la coppia, oltre al primogenito Thomas che ereditò probabilmente il nome dal nonno, avrebbe avuto un altro figlio di nome John Ogle, battezzato il 13 settembre 1789.

La paternità di Henry Ogle è sostenuta da Peter Barker, appassionato della storia della famiglia Ogle, nonché pronipote del Capitano, in quanto suo discendente mediante la figlia di Thomas Ogle: Alice, la quale sposò il 28 settembre del 1841, a New Castle, il produttore di lana Joshua Barker di Mirfield, nello Yorkshire.

Figura 5: The GRO marriage Certificate for Joshua Barker and Alice Ogle, which is dated 28th September 1841 - gentile concessione di P. Barker

The GRO marriage Certificate for Joshua Barker and Alice Ogle, which is dated 28th September 1841 – gentile concessione di P. Barker

Il documento è interessante non soltanto per la verifica delle professioni dei genitori dei giovani sposi, ma specifica anche i testimoni: il chirurgo William Newsham – del quale parlerò più avanti – Mary, altra figlia di Thomas e Allan Robinson Marves.

Della famiglia Barker rimane traccia a Messina, dove ritroviamo le spoglie del Merchant Francis W. Barker Esquire (†30 agosto 1854) deceduto all’età di 37 anni; W. E. Sophia Barker (†11 settembre 1854) deceduta all’età di 39 anni; entrambi uccisi dal colera e figli del Console britannico a Messina William Wilton Barker Esquire, deceduto il 17 maggio 1856 all’età di 87 anni. Il Console era noto, come riportato sull’epigrafe, per essere un raffinato traduttore del poeta siciliano Giovanni Meli. La moglie di quest’ultimo, Eloisa Rose Barker morì il primo settembre del 1854, all’età di 41 anni probabilmente per colera e riposa vicino ai suoi cari. Presso il Cimitero degli Inglesi di Messina è inumato anche il “master of the schooner Wiltshire of Yarmouth” James Barker (†29 ago 1854), deceduto all’età di 50 anni a causa dello stesso morbo [9]. Sebbene non sia ancora chiaro l’anello di congiunzione tra Joshua Barker e la famiglia omonima seppellita a Messina, è probabile che siano uniti da un legame di parentela [10].

 Figura 6: Censimento in Inghilterra del 1841, Municipio di St John, Distretto di registrazione: Newcastle upon Tyne - da ancestry.it


Censimento in Inghilterra del 1841, Municipio di St John, Distretto di registrazione: Newcastle upon Tyne – da ancestry.it

Un ulteriore documento che aiuta a risalire ai membri della famiglia Ogle è un Censimento del 1841 dove vengono menzionati i figli del Capitano, ma non i genitori.

Si certifica la presenza della primogenita Mary Jr. assieme a tutti i fratelli: Alice, John e Idas nella loro residenza a Sunderland Street di Newcastle Upon Tyne. Il Nostro era già deceduto nel 1841 ed evidentemente anche Dorothy Moore, i nipoti vivevano assieme alla nonna Mary.

Della moglie non si conosce la data del decesso, era figlia di John Moore (1767- †?) e Sarah Tweedy (1766 – †?), nata nel 1797 a Tynemouth, la quale come si può verificare dal Marriages from the Registers of Tynemouth (1813 – 1821) [11], è andata in sposa al Capitano il 2 marzo del 1816, presso la Christ Church di Tynemouth, all’età di 19 anni.

Figura 7: Marriages solemnized in the Parish of Tynemouth, in the Country of Northumberland, 1816, Marriage Register p. 188, n° 564.

Figura 7: Marriages solemnized in the Parish of Tynemouth, in the Country of Northumberland, 1816, Marriage Register p. 188, n° 564

 Dalla loro unione nacquero, come già anticipato, sei figli: Mary Ogle, nata il 5 gennaio 1817, coniugata dall’11 aprile del 1846 con James Fitzpatrick [12]. Seguì Alice Ogle, nata il 10 gennaio del 1819 a North Shields, nella contea inglese del Northumberland, la quale ha sposato, come già esposto, Joshua Barker. La coppia ebbe otto figli: Joshua Barker (1843 – †1866); Joseph Barker (1845 – †1869); Marian Barker (1847 – †1894); Alice Barker (1850 – †1872); Thomas Barker (1851 – †1853)[13]; James Barker (1854 – †1912); Fanny Barker (1858 – †1922) e Laura Barker (1861 – †?).

Purtroppo il tentativo di Thomas Ogle di tramandare il proprio nome ai figli non ebbe un buon esito e in tenerissima età, a poca distanza l’uno dall’altro, morirono i due fratellini omonimi, Thomas William Ogle. Il primo nato e deceduto nel 1827 e il secondo nato a Tynemouth il 29 ottobre del 1828 a Longbenton, nella contea di Northumberland. Ebbero più fortuna con il quinto figlio, John Ogle, battezzato a Tynemouth nel dicembre del 1830, il quale nel 1846 sposò in prime nozze a Morpeth, capoluogo della contea del Northumberland, Jane Carins (1827 – †1867) che diede alla luce sei figli: Mary Jane Ogle, detta “Polly”, (1852 – †1922); John George Ogle (1854 – †1862); Ida Ogle (1858 – †?); Thomas Ogle (1860 – †1929); Henry Ogle (1862 – †1892) e William Ogle (1865 – †?). In seconde nozze, il 2 aprile del 1873 sposò Ester Potter (1847 – †1890) di Coggeshall, nella contea dell’Essex, che generò tre figli: Alice Emily Ogle (1873 – †?); Marguerite Daisy Ogle (1875 – †?) e George Forester Ogle (1877 – †?)[14]. La “famiglia allargata” risulta nel Censimento del 1881 che ci offre anche un’informazione sulla professione del capofamiglia: Engine Fitter At Works, una sorta di istallatore di motori.

Figura 8: Censimento in Inghilterra del 1881 per John Ogle, London, Distretto di registrazione: St James Bermondsey, District 29a - da ancestry.com

Censimento in Inghilterra del 1881 per John Ogle, London, Distretto di registrazione: St James Bermondsey, District 29a – da ancestry.com

Ultimo maschio del Capitano Ogle fu Idas Ogle, nato 12 maggio del 1833 a North Shields. Di quest’ultimo si conoscono maggiori informazioni grazie alla parentela con Peter Barker. Egli lavorava come tagliavetro ad Amblecote, nel Worcestershire e sposò Martha Read il 13 maggio 1856 nella parrocchia di St Paul, a Bermondsey, quartiere di Londra. La coppia ebbe sette figli: Sarah Ogle (1856 – †?); Thomas Ogle (1858 – †1929); Alice Ogle (1860 – †?); George Birkett Ogle (1862 – †1872); Martha Ogle (1863 – †?) e Jane Ogle (1866 – 1868) e, come si può riscontrare nel Censimento del 1861, la famiglia viveva al completo nella Dennis Street di Amblecote. La famiglia della moglie gestiva un negozio di porcellane a High Street, a Brierley Hill. La regione era nota per la produzione del vetro e gli Ogle erano conosciuti per la tecnica del taglio e per il commercio e l’industria locale [15]. Idas morì di tubercolosi nel 1868. 

Figura 9: Censimento in Inghilterra del 1861 per Idas Ogle, Staffordshire, Amblecote, District 22, - Immagine 16 - da ancestry.com

Censimento in Inghilterra del 1861 per Idas Ogle, Staffordshire, Amblecote, District 22, – Immagine 16 – da ancestry.com

Ritornando al nostro Thomas, alla sezione Died del “The Newcastle Weekly Courant” si legge: «The 19th ult. At Licata, in Sicily, aged 43, deeply and deservedly regretted, Capt. Thomas Ogle, of the barque Ida, of this port» [16]. È scritto che egli è deceduto all’età di 43 anni, ciò condurrebbe all’anno 1793, coerentemente al suo battessimo. Ciò che lascia perplessi è l’epigrafe che – seppur non più leggibile poiché nascosta dal terreno – riporta come età del decesso 47 anni [17], facendo risalire l’anno di nascita al 1789. Accadeva spesso che i registri delle nascite e battesimi riportassero una data successiva rispetto a quella effettiva, ma una differenza di quattro anni diviene significativa.

Figura 10: Ida, particolare della stele - ph. L. Leto 2019

Ida, particolare della stele (ph. L. Leto 2019)

Un altro importante documento che aiuta nell’ingrato compito di far collimare le date è l’atto di morte, conservato presso l’Ufficio anagrafe di Santa Caterina Villarmosa, comune di Caltanissetta [18]. Al numero d’ordine 45, si specifica che «L’anno Milleottocentotrentasei il giorno diciannove del mese di Aprile alle ore diciassette davanti a noi Vincenzo N. Tumminelli, sindaco ed ufficiale dello stato civile del comune di Santa Caterina distretto di Caltanissetta […] nel giorno d’oggi del mese di Aprile anno corrente alle ore quindici è morto nella Locanda del Sole Tommaso Ogle, inglese, di anni circa cinquanta, marito di . . . . come ci hanno assicurato i Signori D. Giovanni Felice e D. Giuseppe di Filippo Vetrano […] di professione Capitano Mercantile domiciliato in Newcastle».

Il fatto che Thomas Ogle sia stato un Capitano di nave mercantile è fuori discussione. Prima della Ida, della quale il monumento ci restituisce un magnifico bassorilievo, si trova Ogle al comando del brigantino Eliza che trasportava sommacco e zolfo [19]. Grazie ai periodici dell’epoca è possibile seguire i suoi viaggi e ripercorrere le rotte commerciali che hanno reso la nostra Isola una meta così seducente per le potenze internazionali. Ad esempio, alla sezione Ship News del “The Bury and Norwich Post” del 1833 si legge:

Figura 11: The Bury and Norwich Post (Bury, Suffolk, England) 11 Dec 1833, Wed, Page 3 - da Newspapers.com

The Bury and Norwich Post (Bury, Suffolk, England) 11 Dec 1833, Wed, Page 3 – da Newspapers.com

L’imbarcazione Ida da Palermo era diretta a Newcastle, con un “carico generale”. Quest’ultimo prevedeva probabilmente zolfo, vino e sommacco, prodotti cardine dell’esportazione siciliana verso l’Inghilterra. Evidentemente il viaggio in Sicilia che fu fatale per Thomas Ogle non era di certo il primo. Non si conosce la data della sua promozione a Capitano, ma all’età di circa 30 anni aveva alle spalle un’esperienza importante.

Sia il “Newcastle Journal” del 27 luglio 1833, che il “The Newcastle Weekly Courant” del 3 agosto dello stesso anno, alla sezione Cleared Foreign, certificano che Ida era in viaggio per Malta [20].

Il 21 agosto, come annunciato dal “Newcastle Journal” [21], Ida e il suo capitano Ogle avevano raggiunto Livorno. Da qui, come riportato dallo stesso giornale del 21 dicembre si dirigeva a «Newcastle – Importazioni durante la settimana. Sicilia – Ida, Ogle Licata e Palermo, 3.850 cantari di zolfo grezzo, 1000 sacchi di sommacco, 80 casse di limoni, 850 casse di arance, 1 vasetto di miele, 5 pipe di vino siciliano, 1 cassa di maccaroni, 4 vasetti di acciughe» [22]. È interessante poter esplorare il carico della Ida che trasportava – in quella circostanza – ca. 305 tonnellate di zolfo e ca. 2.000 litri di vino.

 Figura 12: Algeria in Africa and the Province of Oran, France. Series on the French Departments. Import of Figs, Cotton, Tobacco, Agathe and Lead, Chromolithography ” the geographic thread”, 1920 ca., private collection


Algeria in Africa and the Province of Oran, France. Series on the French Departments. Import of Figs, Cotton, Tobacco, Agathe and Lead, Chromolithography ” the geographic thread”, 1920 ca., private collection

Nel maggio del 1834 viene confermata la tratta da Orano, una delle principali località portuali del nord Africa (Algeria), crocevia per il commercio nel Mediterraneo, verso Malta, presso la quale Ida approdò il 4 aprile.

I prodotti chiave per gli scambi erano principalmente cereali, vino, cotone, tabacco, fichi e agata. Dall’isola si diresse a Messina, come riportato sul “Newcastle Journal” del 3 maggio: «Ida, Ogle, Oran. Messina, April 24»[23].

 

Nel dicembre dello stesso anno, il “Durham Country Advertiser” riportava: «Arrivata a Newcastle dall’estero – Ida, Ogle, Girgenti, zolfo».

Ancora il “The Newcastle Weekly Courant” del gennaio 1835, evidenziava un’altra importante rotta commerciale che collegava l’Europa e l’Oriente. Le navi partivano da Marsiglia e navigando lungo la costa africana, passavano dal Capo di Buona Speranza per proseguire verso le colonie britanniche di Cina e India, dove trasportavano principalmente tessuti, spezie, tè. In questo trafiletto viene nuovamente citata la Ida:

 Figura 13 - The Newcastle Weekly Courant (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England) 10 Jan 1835, Sat, Page 4 - da Newspapers.com

The Newcastle Weekly Courant (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England) 10 Jan 1835, Sat, Page 4 – da Newspapers.com 

Il 23 giugno dello stesso anno il “Morning Chronicle” di Londra, alla sezione Shipping Intelligence, annunciava che da Palermo, Ida avesse raggiunto il porto di Portsmouth, sulla costa meridionale dell’Inghilterra [24]

Figura 13: The Morning Chronicle (London, Greater London, England) 23 Jun 1835, Tue, Page 4 - da Newspapers.com

The Morning Chronicle (London, Greater London, England) 23 Jun 1835, Tue, Page 4 – da Newspapers.com

In pochissimo tempo la si ritrova a ripercorrere nuovamente la rotta dalla Sicilia con un carico di zolfo proveniente da Girgenti: 

Figura 12 - The Newcastle Weekly Courant (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England) 04 Jul 1835, Sat, Page 4 - da Newspapers.com

The Newcastle Weekly Courant (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England) 04 Jul 1835, Sat, Page 4 – da Newspapers.com

L’agrigentino era una delle maggiori aree della lavorazione ed esportazione dello zolfo e nel 1834 le miniere erano circa 90. Agli occhi dei visitatori doveva presentarsi come lo descrisse il Regio storiografo della Sicilia Francesco Ferrara: «Il vasto territorio di Girgenti è fecondo […] le miniere di solfo sono così abbondanti che si dice in tutto il territorio trovarsene una in ogni sito nel quale si discava» (Ferrara 1882: 195-196). Dall’entroterra veniva portato sulla costa a dorso di mulo per essere caricato sulle navi e spedito: il 49% in Inghilterra, l’8% a Malta e il 43% in Francia.

Ricostruzione delle rotte marittime della Ida da parte dell'autore.

Ricostruzione delle rotte marittime della Ida da parte dell’autore.

Nonostante la crudeltà dei metodi estrattivi e l’eterno legame con un sistema gestionale di stampo feudale, nell’epoca in cui visse Thomas Ogle, l’industria zolfifera siciliana stava raggiungendo il monopolio dell’estrazione del minerale in tutto il mondo, meta che mantenne per più di un secolo.

La tappa successiva è visibile alla sezione Marine Intelligence de “The Newcastle Weekly Courant”. Tra le Cleared Foreign [25] di Newcastle del 25 luglio 1835 si trova Ida, proveniente questa volta da Genova [26]. Dopo sette mesi Ida compare nuovamente tra le Ship News di Falmouth, cittadina della Cornovaglia, il primo gennaio del 1836, in partenza per Newcastle [27].

Il viaggio da Girgenti a Newcastle viene riportato dopo otto giorni su “The Newcastle Weekly Courant” [28]. Alla fine del mese di gennaio, alla sezione Cleared Foreign di Newcastle, viene nuovamente menzionata Genova.

Figura 14: " The Newcastle Weekly Courant”, Sat., May 14 1836 - da Newspapers.com

The Newcastle Weekly Courant”, Sat., May 14 1836 – da Newspapers.com

Ultima e definitiva notizia si legge alla sezione Died del “The Newcastle Weekly Courant” del 14 maggio del 1836, dove è annunciato che il Capitano Ogle è deceduto all’età di 43 anni a Licata, nella provincia di Agrigento: 

Figura 15: The Morning Post (London, Greater London, England) 06 Jun 1836, Mon., Page 7, SHIP NEWS - da Newspapers.com

The Morning Post (London, Greater London, England) 06 Jun 1836, Mon., Page 7, SHIP NEWS – da Newspapers.com

Il 19 maggio di quell’anno le strade della nave e del suo Comandante si separarono e Ogle restò per sempre a Palermo, mentre Ida prese il largo dal porto verso Falmouth.

Figura 16: Collocazione della locanda sulla mappa del centro urbano di S. Caterina Villarmosa, 1837, CATASTO BORBONICO - Mappe dei territori e dei centri urbani della provincia di Caltanissetta - da www.cricd.it/

Collocazione della locanda sulla mappa del centro urbano di S. Caterina Villarmosa, 1837, CATASTO BORBONICO – Mappe dei territori e dei centri urbani della provincia di Caltanissetta – da www.cricd.it/

Considerando che Girgenti era una tappa fissa, non sorprende del tutto che il Capitano si trovasse in zona. Come specificato nell’Atto di morte, siamo al corrente che piuttosto che a Licata, il decesso è avvenuto a Santa Caterina Villarmosa, in provincia di Caltanissetta, nell’entroterra. Quale fosse la ragione della sosta alla Locanda del Sole [29] non è dato saperlo, ma è possibile ipotizzare un malessere tra l’equipaggio dal momento che il colera circolava già in Europa da qualche anno e che sarebbe esploso in Sicilia subito dopo, ma sono solo congetture.

Figura 17: Testamento di Thomas Ogle, 3 aprile 1836, Durham University Library - durham.ac.uk

Testamento di Thomas Ogle, 3 aprile 1836, Durham University Library – durham.ac.uk

Sebbene le circostanze della Sua morte rimangano misteriose, grazie al testamento si conoscono con chiarezza le ultime volontà di Ogle, il quale specifica subito che tutti i suoi debiti, le spese funerarie e testamentarie siano saldate il prima possibile dopo la sua morte, a cura dei suoi esecutori e fiduciari: il commerciante Thomas Cargill e il chirurgo, già nominato come testimone di nozze della figlia Alice, William Newsham, entrambi di Newcastle upon Tyne.

L’intero patrimonio personale di Ogle includeva navi e altre imbarcazioni delle quali purtroppo non viene specificato il nome, unitamente al capitale commerciale, ai beni mobili e immobili (anche in questo caso non si specifica quali proprietà) e ai debiti da riscuotere. L’eredità è affidata alla moglie – evidentemente ancora in vita nel 1836 – e ai figli. Dorothy Moore poteva disporre della casa e di ciò che conteneva per tutta la vita e assieme ai figli, aveva diritto di beneficiare dei profitti e interessi derivanti dalla vendita delle navi e dagli investimenti. Viene comunque specificato che nessun “secondo marito” poteva vantare di alcun diritto sui suoi beni.

Presso l’Archivio di stato di Caltanissetta è conservato il verbale di apposizione di sigilli sugli effetti personali di Ogle, trovato dal giudice del Distretto Michele Giarrizzo e dal cancelliere del Tribunale D. Alessio Filiti disteso sul suo letto. Questi erano stati avvertiti dal compagno di viaggio Giovanni Fell che alloggiava insieme al Capitano presso la Locanda di Santa Caterina.

Il documento, datato 19 aprile 1836, passa in rassegna tutti gli oggetti appartenenti al Nostro. Ogle viaggiava con tre cuscini di lana, un “mantellino” di panno blu, un cappotto di lana grezza e un altro di calmucco [30] – decisamente più pregiato del primo – in pelle trattata con l’interno foderato di pelliccia. Quest’ultimo venne utilizzato per avvolgere tutti gli indumenti che vennero assicurati da una fune alla quale è stata posta una striscia di carta col sigillo di Corte in ceralacca. A margine vengono elencati anche le calze di lana indossate dal defunto, assieme a due camicie e un paio di “calzoni fumo di Londra”. È interessante la presenza di una cassettina in legno e alcuni strumenti di misurazione, legati alle attività commerciali delle materie prime che Ogle trasportava nelle sue navi. Si tratta di una “scatola di foglietta”: un contenitore graduato suddiviso in frazioni, dette appunto “fogliette”, per dosare e/o vendere piccole quantità di liquido, come olio o vino. Si aggiungeva la “chiave di una bilica” che dovrebbe far riferimento alla tradizionale stadera, un’asta graduata che mediante un sistema a leva, fungeva da bilancia.

Figura 18: Monumento funebre di John Fell - Cimitero acattolico di Santa Maria dei Rotoli (ph. L. Leto)

Monumento funebre di John Fell – Cimitero acattolico di Santa Maria dei Rotoli (ph. L. Leto)

Rimanevano fuori dagli oggetti assicurati un fazzoletto di seta blu, un paio di pantaloni di panno blu, un orologio d’argento e la somma di quattro onze e sei tarì che, come dichiarato, appartenevano al signor Fell. Il nome mi è suonato subito familiare e scorrendo l’elenco del registro del Cimitero acattolico di Santa Maria dei Rotoli, ho trovato John Fell, ingegnere nato nel 1817 e deceduto il 30 aprile 1871 all’età di 54 anni.

Il monumento consta di una stele con basamento che alla sommità presenta in altorilievo una lucerna con fiamma accesa, simbolo di vita eterna. Quest’ultima è affiancata da acroteri laterali, il cui motivo decorativo a palmetta si ripete anche sulla lunetta posta al centro. L’epigrafe recita:

ERECTED
BY
CATHERINE FELL
IN MEMORY
OF
HER HUSBAND
JOHN FELL
ENGINEER.
WHO
DIED IN PALERMO
APRIL 30TH 1871.
AGED 54 YEARS

Come si evince dalla trascrizione, il monumento è stato eretto dalla moglie Catharine Kneale, sposata – da quanto risulta dai siti di genealogia – poco prima di morire: il 25 febbraio del 1871, a Lonan, parrocchia dell’Isola di Man.

Figura 19: FO 653-19 – Register of Deaths, British Consulate at Palermo, 1810 - 1968, p. 9, n° 15.

Figura 19: FO 653-19 – Register of Deaths, British Consulate at Palermo, 1810 – 1968, p. 9, n° 15.

I dati relativi alla morte collimano con quelli riportati sul Register of Deaths – British Consulate at Palermo, dove – ancora una volta – la sua figura è associata all’entourage del commercio marittimo. Il decesso dell’Ingegnere è testimoniato dall’agente marittimo Joseph Rap e registrato dal Console George Dennis il 31 dicembre dello stesso anno.

Ritornando al legame con Ogle, la questione dell’apposizione dei sigilli sugli effetti personali del Capitano fu per Fell piuttosto ostica, infatti come si evince dai documenti dell’Archivio di Santa Caterina, l’ingegnere tentò più volte di spiegare al Presidente del Tribunale Civile di Caltanissetta la necessità di recuperare delle polizze di carico, da far reperire urgentemente al Console britannico a Palermo per far partire le navi commerciali. Tali documenti erano di fondamentale importanza dal momento che attestavano il caricamento di una determinata merce su una nave, specificandone la proprietà e il diritto di credito, unitamente alle condizioni del trasporto e l’obbligo di consegna al destinatario. Dopo vari tentativi i documenti giunsero a Palermo.

 Figura 20: ASCalt, Pretura di Santa Caterina, "Atti civili diversi", b. 5


 ASCalt, Pretura di Santa Caterina, “Atti civili diversi”, b. 5

Nella dichiarazione di Fell emergono informazioni significative per quanto riguarda “l’ultima tappa” di Ogle. Entrambi viaggiavano per conto dei signori Prior, Turner e Thomas, tutti nomi altisonanti nel campo degli imprenditori, finanziatori e commercianti inglesi sull’Isola, tutti legati al Cimitero acattolico “degli Inglesi” all’Acquasanta [31]. L’ingegnere inoltre dichiarava che Thomas Ogle era deceduto alle ore 13:oo – differentemente dall’atto di morte – presso la Locanda del Sole di Santa Caterina «dove era di passaggio per recarsi a Palermo», destinazione finale del Nostro. È improbabile che la ragione del decesso fosse stata epidemica dal momento che si sarebbero presi provvedimenti diversi da quelli adottati e soprattutto Fell non avrebbe soggiornato nella stessa camera del Nostro.

Il console Goodwin, in una lettera al Procuratore Generale del 23 aprile 1836 dichiarava: «[…] cessò di vivere il Capitano Thomas Ogle Inglese, mentre da Licata portavasi in questa [città] non avendosi potuto imbarcare sul proprio bastimento perché ammalato. Il di costui cadavere è stato qui trasportato ed interrato nel Cimitero degli Inglesi al Lazzaretto» [32]. Se ne deduce pertanto che il porto di Licata fosse la tappa che avrebbe dovuto precedere Palermo, ma la malattia lo costrinse a fermarsi.

Figura 21: TNA, Kew,, FO 652/1234, Goodwin al Procuratore Generale, 23 aprile 1836.

TNA, Kew,, FO 652/1234, Goodwin al Procuratore Generale, 23 aprile 1836.

Sul documento scritto da Goodwin si legge che gli effetti personali, ancora rimasti al Comune di Santa Caterina dovevano essere consegnati alla figlia di Ogle che si trovava presso la residenza palermitana di Edward Bevan Thomas (1779 – 1855) [33], commerciante inglese già citato tra i soci per conto dei quali viaggiava il Capitano, la quale doveva ripartire per l’Inghilterra. Evidentemente – come accadeva di frequente – i rapporti non erano esclusivamente legati agli affari, a testimonianza della forte coesione della Comunità inglese in Sicilia. Della faccenda se ne sarebbe occupato Fell.

La nebbia si è diradata anche per questa affascinante storia di vita. Il prezioso aiuto di Peter Barker, il quale non si è arreso per anni nel tentativo di colmare le lacune della ricostruzione dell’esistenza del Capitano, è stato fondamentale per la concretizzazione di questo contributo. Ancora una volta la “corrispondenza” tra generazioni è viva e sconfigge la morte e l’oblio.

Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025 
Note
[1] Come accaduto per atri monumenti “spostati” a seguito dell’atto di vendita, quello dedicato a Thomas Ogle aveva probabilmente un basamento del quale è stato privato.
[2] Del relativo spostamento e atto di vendita ne ho già parlato nell’articolo La storia di una donna rivela la storia di un sito e della sua Città, “Dialoghi Mediterranei”, n° 60, 1° novembre 2023.
[3] Si rimanda all’articolo Una tela di Andrea Sottile rivela una memoria perduta, “Dialoghi Mediterranei”, n° 71, 1° gennaio 2025.
[4] Ho notato che il sarcofago è identico a quello custodito – malamente – presso il “Giardino della Memoria” di Villa Giulia, primo parco d’Italia, realizzato nel 1777 su progetto dell’architetto Nicolò Palma. Il monumento è dedicato al poeta latino Titus Junio Calpurnio Siculos, attivo nel corso del primo secolo d.C. L’epigrafe ne sottolinea l’abilità nel canto pastorale, al pari di Teocrito e Virgilio.
[5] Con il termine barque si intende: veliero di classe superiore.
[6] A tal proposito, esiste un capitano Thomas Ogle di Preston, distretto del Lancashire, nato il 14 marzo 1794 e morto il 27 dicembre 1886 ad Anglesey, isola nel Mare d’Irlanda, parte della contea del Galles, sposato con Mary Garth, dalla cui unione nacquero tre figli: Anne Eliza Ogle, Mary Rowley Ogle e Friedric A. Ogle. La sua presenza è davvero un problema nella ricerca delle fonti data la parallela carriera militare. La sua carriera marittima è descritta dal biografo irlandese William Richard O’Byrne in A Naval Biographical Dictionary.
[7] Da una prima analisi egli risulta nato il 12 luglio del 1797 nel North Shilds, nella contea di Northumberland, a nord-est dell’Inghilterra, da Thomas Ogle (1772 -†1853) e Ann Hall (1766 -†1842), sposata il 30 ottobre 1794 a Tynemouth, sempre in Northumberland. Egli sarebbe stato il primogenito di altri quattro figli, due fratelli e due sorelle: Joseph Ogle (1795 – †?), Ann Ogle (1800 – †?), Matthew Ogle (1806 –†1843) ed Eliza Ogle (1808 – †?). Risulta inoltre che Ann Hall morì nel dicembre dell’anno 1842 a Tynemouth, Northumberland, Inghilterra, all’età di 76 anni e fu sepolta a Cirencester, Gloucestershire. Anche se il matrimonio di Thomas Ogle e la discendenza, come si specificherà più avanti, collimano con i dati certi, si presentano dei problemi relativamente ai genitori e all’anno di nascita e morte. Cfr. https://www.ancestry.it/family-tree/person/tree/9303159/person/11007101/facts
[8] Inghilterra, Selezione di matrimoni, 1538-1973 [database on-line] – ancestry.com.
[9] Il monumento funebre dove sono conservate le spoglie della famiglia, come scritto sull’epigrafe è stato eretto dalla sorella e figlia Matilda H. Barker. V. G. Attard, Il cimitero degli inglesi: Appunti, epigrafi, elenchi, Perna Edizioni, Messina 1995, pp. 42, 67.
[10] Per la conoscenza di Peter Barker devo ringraziare Gaetano Marchese, “collega” del capitano Ogle, che ci ha messo in contatto nella speranza di restituire la memoria di quest’altro ‘ospite’ del Cimitero. Gaetano marchese tiene un blog con il fratello Pasqualino Marchese sul Cimitero “degli Inglesi”, entrambi sono stati da me intervistati in quanto ex abitanti della borgata Acquasanta e testimoni dei mutamenti/stravolgimenti che il Sito ha subito. Assieme a Peter, Gaetano mi chiede da cinque anni di dedicarmi alla storia di Thomas Ogle, finalmente con la sinergia di tutti e tre – che ringrazio ancora – il momento è giunto!
[11] Cfr. http://genuki.cs.ncl.ac.uk/Transcriptions/NBL/MTYN1813.html
[12] Dalla loro unione nacquero due bambine: Dora Alice ed Emma Fitzpatrick.
[13] Egli era il nonno di Peter Barker che svolgeva la professione di tagliatore di vetro come diversi componenti della famiglia Ogle. Dalle notizie riferite dal discendente Peter Barker.
[14] La LifeStory di ancestry.it dà informazioni errate dal momento che riporta come figli avuti dal secondo matrimonio Ida Ogle (1859 – †?), Thomas Ogle (1861 – †?) e William Ogle (1865 – †?). È molto strano che John Ogle abbia dato ai figli avuti dalla seconda moglie gli stessi nomi di quelli nati da Jane Carins, inoltre se il matrimonio è avvenuto nel 1873 è impossibile che i presunti omonimi figli siano nati negli anni riportati. Se ne deduce che i figli reali avuti dalle seconde nozze siano quelli sopra riportati. Cfr. https://www.ancestry.it/family-tree/person/tree/9303159/person/6050341106/facts
[15] Le fonti di queste informazioni sono da attribuire ai racconti e alla corrispondenza tra degli eredi, ancora in vita, Peter Barker e Clive Billingam.
[16] “The Newcastle Weekly Courant” (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England)14 May 1836, Sat, page 4, da newspaper.com
[17] J.J. Howard, Miscellanea genealogica et heraldica, vol. 5, Mitchell Hughes and Clarke, London 1886, p. 328.
[18] L’estratto dal Registro degli Atti di morte relativi all’anno 1836 (n° 45) mi è stato inviato il 10/11/2020 dall’Ufficio dello Stato Civile del Comune di S. Caterina Villarmosa (CL).
[19] “Newcastle Journal” (Newcastle upon Tyne, Northumberland, England), Saturday, 23 jun. 1832: 3.
[20] The “Newcastle Weekly Courant” (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England), 25 jan. 1834, Sat: 4. – da Newspapers.com
[21] “Newcastle Journal” (Newcastle upon Tyne, Northumberland, England), Saturday, 21 sept. 1833: 3.
[22] “Newcastle Journal” (Newcastle upon Tyne, Northumberland, England), Saturday, 21 dec. 1833: 3.
[23] “Newcastle Journal” (Newcastle upon Tyne, Northumberland, England), Saturday, 3 may, 1834: 3.
[24] La notizia è confermata e sottoscritta dal “Newcastle Journal” che riportava: «Al largo di Plymounth 21 giugno Ida, Ogle, Sicilia», città portuale del Devon, nota sin dall’epoca dei Fenici per gli scambi commerciali col Mediterraneo. Cfr. “Newcastle Journal” (Newcastle upon Tyne, Northumberland, England), Saturday, 27 jun. 1835: 3.
[25] Ci si riferiva alle navi che avevano completato le pratiche doganali ed erano autorizzate a salpare verso un altro porto straniero.
[26] “The Newcastle Weekly Courant” (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England) 25 jul. 1835, Sat.: 4.
[27] “The Royal Cornwall Gazette”, Falmouth Packet and General Advertiser (Truro, Cornwall, England) Fri., 1 Jan. 1836: 3.
[28] “The Newcastle Weekly Courant” (Newcastle upon Tyne, Tyne and Wear, England) 30 jan. 1836, Sat.: 4.
[29] Grazie all’aiuto di Alfonso D’Agostino, ex direttore della Biblioteca comunale di Santa Caterina Villarmosa, ho potuto localizzare la porzione di terreno dove era collocata la locanda. Si trattava di un fondaco «con le camere da locanda sulle regie trazzere che si incrociavano nel piano circostante alla casa principesca. […] Al fittavolo del fondaco e della locanda si raccomandava di “tenere una posata ben provveduta di tutto il comodo dei passeggieri”». G. Lo Vetere, I Caterinesi: nascita sviluppo e dispersione di un comune del centro-Sicilia S. Caterina: Villarmosa, Lussografica, Caltanissetta 2008:88.
[30] Tipo di soprabito invernale che si diffuse nell’Europa del XIX secolo tra la nobiltà, l’esercito e le classi agiate.
[31] Nello specifico, la moglie di Samuel Prior, Ellen Markland (1782 – †21 ago 1816), è seppellita al Cimitero.
[32] TNA, Kew,, FO 652/1234, Goodwin al Procuratore Generale, 23 aprile 1836.
[33] Il commerciante inglese, oltre ad essere socio della Prior, Turner & Thomas che operava nel commercio internazionale di zolfo, tessuti, vino, sommacco e agrumi, era uno dei rappresentanti della rete imprenditoriale dominante l’Isola. Egli prese in moglie Martha Beaumont (1787-1880) nel 1815 e la figlia minore Martha Bevan Thomas (1817-1880) sposò nel 1840 Edward Edes Eayres Gardner (1815-1862), capostipite del lignaggio palermitano, seppellito presso il Cimitero acattolico “degli Inglesi” all’Acquasanta, assieme alla madre adottiva Charlotte Edes Gardner (?-1865) ai figli Robert Shaw Gardner (1843-1867), Thomas Henry Eayres Gardner (1849-1871) e Eleanor Blake Gardner (1855-1858). Ritornando a Bevan Thomas, nel corso della mia ricerca ho avuto modo di incontrarlo in qualità di amico della famiglia Holloway, in particolare risulta tra coloro che firmarono il testamento del commerciante inglese James Holloway (1782-1843) – anche lui seppellito al Cimitero – assieme al console degli Stati Uniti d’America a Palermo John M. Marston. Cfr. L. Leto, Tutto tace, ma le pietre continuano a sussurrare, in “Dialoghi Mediterranei”, n° 50, 1° luglio 2021. 
Riferimenti bibliografici e sitografici
V. G. Attard, Il cimitero degli inglesi: Appunti, epigrafi, elenchi, Perna Edizioni, Messina 1995.
F. Ferrara, Guida dei viaggiatori agli oggetti più interessanti a vedersi in Sicilia, Palermo 1882.
J.J. Howard, Miscellanea genealogica et heraldica, vol. 5, Mitchell Hughes and Clarke, London 1886.
L. Leto, Tutto tace, ma le pietre continuano a sussurrare, in “Dialoghi Mediterranei”, Periodico bimestrale dell’Istituto Euroarabo di Mazara del Vallo n° 50, 1 luglio 2021, ISSN 2384-9010.
G. Lo Vetere, I Caterinesi: nascita sviluppo e dispersione di un comune del centro-Sicilia S. Caterina: Villarmosa, Lussografica, Caltanissetta 2008
The National Archives (TNA), Kew, Foreign Office, FO 652/1234, Lettera del console britannico a Palermo J. Goodwin al Procuratore Generale, 23 aprile 1836.
Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione grafica, fotografica, aerofotogrammetrica, audiovisiva: cricd.it
Durham University Library and Collections: durham.ac.uk/departments/library/
Sito per ricerca di periodici: newspapers.com
Sito per ricerca genealogica: ancestry.com
Sito per ricerca genealogica: findmypast.co.uk
Sito per ricerca genealogica: genuki.cs.ncl.ac.uk

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Laura Leto, antropologo e storico, ha conseguito il dottorato di Ricerca con l’Universidad del Paìs Vasco UPV/EHU con oggetto di studio il Cimitero acattolico dell’Acquasanta di Palermo. Ha cooperato, in qualità di operatore didattico, con diverse Associazioni culturali palermitane, in seguito all’acquisizione del titolo di Esperto in Didattica museale. Ha partecipato al Catalogo collettivo delle biblioteche ecclesiastiche italiane in qualità di bibliotecaria e catalogatrice.

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