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Nuove narrazioni per la rivitalizzazione di territori fragili. Cultura, creatività e innovazione digitale

Murale di Tufo Carsoli, Aquila

Murale di Tufo Carsoli, Aquila

CIP

di Sabina Anderini, Valentina Bucciarelli, Laura D’Alessandro, Sandra Milena Susanna [*]

1. Borghi e aree interne. Ripensare il loro futuro partendo dall’integrazione tra tecnologia, cultura e comunità 

Da anni le aree interne italiane si trovano a fare i conti con un destino difficile: spopolamento, invecchiamento della popolazione, pochi servizi e scarse opportunità di lavoro. Eppure, proprio in questi luoghi si nasconde un patrimonio prezioso fatto di borghi ricchi di storia, cultura, tradizioni artigianali e bellezze naturali. Un tesoro che, se valorizzato nel modo giusto, può diventare la leva per una vera e propria rinascita.

Negli ultimi anni – complice anche la pandemia e il desiderio diffuso di una vita più sostenibile e a misura d’uomo – tanti hanno riscoperto il fascino dei piccoli centri. I borghi sono tornati a essere attrattivi, offrendo un’alternativa concreta al caos delle città. In questo scenario, si è fatta sempre più viva l’attenzione verso le aree marginali, con progetti, idee e politiche dedicate alla loro rigenerazione. Le strategie proposte spaziano dalla riqualificazione di immobili e beni culturali, al supporto all’imprenditoria giovanile (in particolare nei settori culturali e creativi), al recupero di terreni incolti per iniziative agricole sostenibili e al miglioramento dei servizi essenziali, con l’obiettivo di attrarre nuovi abitanti e promuovere forme di residenzialità stabile.

Oggi l’Italia si trova davanti a una scelta cruciale: da un lato, il rischio concreto di abbandonare definitivamente alcune aree del proprio territorio; dall’altro, l’opportunità di ripensarne il futuro in modo creativo e sostenibile. In questo scenario, l’arte, la cultura e il turismo responsabile diventano strumenti fondamentali per far rinascere questi luoghi, rafforzare il senso di comunità e ridurre le disuguaglianze tra territori. Non si tratta solo di recuperare il passato, ma di costruire un nuovo modello di benessere, fatto di relazioni autentiche, attenzione all’ambiente e vicinanza tra le persone.

Le cosiddette “aree marginali” non possono più essere viste solo come luoghi periferici o svantaggiati. Sono spazi vivi, complessi, in continuo cambiamento. La globalizzazione, insieme alle crisi economiche e sanitarie degli ultimi anni, ha messo in discussione vecchi equilibri e ha spinto molte persone a riscoprire il valore della dimensione locale, più a misura d’uomo. In questo contesto, cultura e creatività possono fare la differenza: diventano leve potenti per generare coesione sociale, innovazione e partecipazione dal basso.

Un elemento chiave in questo processo è la trasformazione digitale. Le tecnologie non solo aiutano a valorizzare il patrimonio artistico e naturale, ma possono migliorare l’esperienza dei visitatori, rendere più sicuri e accessibili i territori, facilitare la creazione di reti tra piccole realtà locali. Pensiamo, ad esempio, a piattaforme digitali che promuovono percorsi turistici tematici o che mettono in connessione borghi poco conosciuti, aumentando così la loro visibilità e attrattività. Il digitale può diventare quindi un motore di inclusione e di innovazione. Può ridurre le distanze, combattere l’isolamento e creare nuove opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani e le donne, spesso i più penalizzati nei contesti periferici.

Il paese, insomma, non è più solo un luogo legato alla nostalgia o alla memoria. Può diventare uno spazio di futuro, dove vivere, lavorare, creare impresa. Un luogo in cui pubblico e privato collaborano, mettendo al centro le persone, le comunità e la loro capacità di reagire e reinventarsi.

Le aree interne italiane non sono luoghi del passato, ma territori del futuro. Con investimenti mirati, una visione strategica e l’integrazione tra tecnologia, cultura e comunità, possono diventare modelli di vita sostenibile, centri di creatività diffusa e luoghi dove le persone tornano a vivere, lavorare e creare legami duraturi. Il cammino è avviato: ora serve continuare a costruire, passo dopo passo, una nuova narrazione del nostro Paese.

Murale di Aokuda, San Miguel di Aielli

Murale di Aokuda, San Miguel di Aielli

2. Nuove narrazioni digitali: la rinascita culturale e artistica delle aree marginali in Italia

Negli ultimi decenni, l’evoluzione delle tecnologie digitali ha cambiato radicalmente il modo in cui le persone interagiscono con la cultura e l’arte. Un fenomeno di particolare rilevanza in Italia è rappresentato dalla “rinascita culturale” delle aree marginali, intese come territori geograficamente o socialmente periferici. Le aree marginali italiane, tradizionalmente legate alla storia rurale, montana e alla cultura dei piccoli borghi, sono caratterizzate da spopolamento, difficoltà economiche e una perdita graduale di identità culturale. Tuttavia, il recente sviluppo delle tecnologie digitali ha aperto nuove opportunità per queste comunità, consentendo loro di riscoprire e valorizzare il proprio patrimonio culturale e artistico, ampliando la platea dei fruitori. La trasformazione digitale ha permesso a queste aree di uscire dall’ombra, amplificando il loro potenziale creativo attraverso nuovi linguaggi e pratiche artistiche.

Le nuove narrazioni digitali [1], che combinano tradizione e innovazione, sono diventate un potente strumento per favorire la rinascita culturale e promuovere le identità locali, dando vita a nuove forme di arte e nuove opportunità economiche. Questa nuova modalità di raccontare il territorio rappresenta uno strumento di inclusione territoriale capace di narrare le specificità delle comunità locali attraverso media emergenti. In un’ottica europea, tali strumenti si inseriscono pienamente nella logica della valorizzazione integrata dei territori marginali, promossa da strategie multilivello come il PNRR e la SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne).

Le piattaforme digitali (realtà virtuale, realtà aumentata, video interattivi, social media) favoriscono il protagonismo delle periferie, offrendo canali inediti di espressione culturale e di attrattività turistica, coerenti con i principi dell’economia esperienziale e sostenibile. Le nuove digital storytelling permettono una partecipazione attiva e inclusiva, abbattendo le barriere geografiche e consentendo a comunità isolate di avere una certa visibilità a livello globale. In un’Italia caratterizzata da un forte contrasto tra le grandi città metropolitane e le aree marginali, queste narrazioni offrono la possibilità di costruire un racconto alternativo rispetto a quello tradizionale, creando nuove forme di identità collettiva e favorendo, allo stesso tempo, la coesione sociale.

Nelle aree marginali italiane, ossia i piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti, le zone interne identificate dalla SNAI, le aree montane e quelle rurali lontane dai poli metropolitani, il fenomeno della digitalizzazione sta guadagnando terreno da diversi anni ormai e coinvolge principalmente tre ambiti: la valorizzazione del patrimonio culturale, la promozione dell’arte contemporanea in tutte le sue forme espressive e la creazione di nuove opportunità occupazionali per i giovani.

Le tecnologie digitali hanno consentito alle aree marginali di preservare e valorizzare il proprio patrimonio culturale, anche attraverso il recupero di tradizioni locali, dialetti e mestieri antichi. Un esempio significativo è rappresentato dalla crescente diffusione di musei virtuali e percorsi di realtà aumentata che raccontano storie locali. Le applicazioni mobili, come quelle utilizzate per il turismo, sono diventate uno strumento fondamentale per promuovere la conoscenza di luoghi che, altrimenti, sarebbero rimasti sconosciuti.

Le nuove narrazioni digitali hanno portato alla nascita di spazi virtuali che offrono una visibilità globale agli artisti provenienti dalle aree marginali. Le piattaforme di social media, come Instagram, YouTube e TikTok, hanno trasformato le modalità di esposizione dell’arte contemporanea, consentendo a talenti locali di raggiungere un pubblico globale. In particolare, la street art e la musica elettronica sono due delle forme più diffuse in queste aree, perché in grado di raccontare storie di riscatto e lotta sociale attraverso un linguaggio innovativo, fresco e accattivante.

In particolare, per quanto riguarda la prima forma d’arte urbana in Italia, la street art ha assunto in diversi borghi, dislocati da nord a sud dello stivale, un ruolo strategico per la rigenerazione culturale e l’attrattività turistica, trasformando interi centri abitati in musei a cielo aperto.

Qui di seguito si riportano alcuni casi:

  • Aielli (AQ) – Con il festival Borgo Universo (dal 2017), questo borgo di 1.400 abitanti ha unito l’arte dei graffiti con tematiche e aspirazioni astronomiche, creando una “street art astronomica” che fonde bellezza e innovazione tecnologica.
  • Cibiana di Cadore (BL) – Soprannominato “Il Paese dei Murales”, ospita oltre 60 opere realizzate da artisti italiani e internazionali a partire dal 1980, testimonianza di una lunga tradizione di arte pubblica integrata nel paesaggio dolomitico.
  • Usseaux (TO) – Inserito tra I Borghi più belli d’Italia, a 1.416 m di altitudine ospita circa 40 murales che raccontano scene della tradizione contadina e fiabe locali, in un contesto architettonico preservato.
  • Il triangolo dell’arte del Melandro (PZ) – I comuni di Sant’Angelo Le Fratte, Savoia di Lucania e Satriano di Lucania contano insieme oltre 410 murales, creando la “valle più dipinta d’Italia” e un museo diffuso che unisce natura, storia e creatività.

Queste esperienze dimostrano come la street art, se radicata nel contesto e sostenuta da comunità e istituzioni, possa generare processi di valorizzazione territoriale, favorire l’inclusione sociale e attrarre nuovi flussi di visitatori.

Accanto a queste espressioni artistiche spontanee e radicate nei linguaggi digitali contemporanei, emergono iniziative che mirano a canalizzare questo fermento creativo in progetti strutturati, frutto della collaborazione tra istituzioni educative, imprese locali e comunità territoriali. Un esempio è la proposta dei “Borghi Universitari”, presentata nel Dossier di Legambiente [2]: un progetto che punta a creare una rete nazionale, sfruttando la presenza capillare di università, accademie e conservatori per selezionare piccoli comuni dinamici dal punto di vista culturale, destinati a ospitare corsi, laboratori e attività formative. Ogni università, accademia o conservatorio seleziona un piccolo comune dinamico dal punto di vista accademico da designare come “Borgo Universitario” per ospitare corsi e laboratori annuali, che spaziano dalle scienze applicate agli studi umanistici e alle arti.

Questo processo contribuirà a diffondere competenze e opportunità imprenditoriali, creando un legame tra le università e i territori d’appartenenza. L’iniziativa intende promuovere nuove forme di socialità, inclusività, coworking, eventi culturali e start-up, con effetti diretti e indiretti positivi per i borghi. Se ogni università dedicasse un anno a un borgo, in dieci anni si potrebbero coinvolgere circa 2.500 piccoli comuni, favorendo, in questo modo, la crescita e l’innovazione territoriale. Un’idea innovativa di questa portata può essere fattibile solo se vengono introdotte tutte le misure possibili per il superamento del digital divide, così da arrivare a un “reticolo territoriale del sapere”, reso prezioso dal dinamismo di studenti, studiosi e stakeholder. In quest’ottica è essenziale una vision condivisa per proiettare le eccellenze scientifiche, culturali e creative nel territorio limitrofo, diffondendo le competenze, raggiungendo una consapevolezza formativa e dando ad ogni territorio analoghe possibilità di accesso alla banda ultra-larga 5G. 

locandina_fronte_09_03_2022Il processo è già in atto e corre più veloce di quanto si pensi, questo grazie all’azione di privati e associazioni che lavorano in sinergia con i cittadini come nel caso di “Senza fili e senza confini” [3] un’Associazione di Promozione Sociale, registrata come Internet Service Provider, fondata il 18 ottobre 2014 a Verrua Savoia, nel Monferrato. La sua nascita prosegue un progetto di ricerca scientifica e sociale del Politecnico di Torino, volto a portare la banda larga nelle zone periferiche. Il progetto, chiamato “Verrua Senza Fili”, ha coinvolto 340 sperimentatori e ha dimostrato che la connettività può essere realmente sostenibile anche in territori difficili. 

In linea con l’Agenda europea per la transizione digitale inclusiva, esperienze bottom-up come “Senza fili e senza confini” mostrano come anche piccoli centri, grazie alla mobilitazione civica e all’innovazione sociale, possano diventare laboratori di equità digitale. Tali iniziative contribuiscono concretamente a un possibile raggiungimento degli obiettivi del Decennio digitale europeo 2030 [4], colmando i divari infrastrutturali con soluzioni partecipate e resilienti, valorizzando le reti locali. 

L’Associazione propone un modello di accesso a internet a banda larga nelle zone periferiche, dove i cittadini si uniscono per acquistare insieme la connessione a costi più bassi. Supporta gli Internet Service Provider tradizionali, contribuendo a ridurre il divario digitale in Italia. L’Associazione offre anche corsi per promuovere l’uso della rete, in particolare tra bambini e anziani. In questo modo a Verrua Savoia, dove molti sono gli over 70, si affronta il digital divide generazionale, per colmare le disuguaglianze infrastrutturali e culturali nell’accesso a Internet. 

w3_m3_borghiconnessi-1024x576-1Un altro interessante esempio per contrastare il divario digitale generazionale e territoriale è quello del progetto di Wind Tre chiamato “Borghi Connessi” pensato per aiutare i piccoli borghi a superare gli ostacoli culturali che spesso, per le loro stesse caratteristiche, frenano la diffusione delle nuove tecnologie in una fase in cui invece, grazie anche ad una sempre maggiore presenza di “nomadi digitali”, per i borghi storici possono aprirsi prospettive interessanti. Il suddetto progetto a Nord- Est vede protagonisti alcuni piccoli borghi storici del Friuli-Venezia Giulia: Valvasone Arzene, Cordovado e Palmanova, ma sono oltre cento i borghi che hanno aderito all’iniziativa. 

Il progetto “Borghi Connessi” è nato per supportare la trasformazione digitale dei piccoli comuni italiani attraverso quattro aree principali di intervento: formazione sulle nuove tecnologie per adulti, bambini, pubblica amministrazione e piccole imprese; collaborazione con associazioni per sostenere la crescita e contrastare lo spopolamento dei borghi; sviluppo di servizi per la collettività; consulenza sui fabbisogni tecnologici. Il progetto si distingue per un approccio integrato che unisce connettività, tecnologie smart e formazione, con l’obiettivo di ridurre il divario digitale. Questa visione a 360 gradi non si limita alle infrastrutture, ma si estende anche al potenziamento delle competenze digitali delle persone.

In quest’ottica, nei piccoli comuni vengono promosse iniziative mirate, come “NeoConnessi”, pensata per accompagnare bambini e nonni nel loro primo approccio con il mondo digitale. L’iniziativa, sviluppata in collaborazione con la Polizia di Stato, punta a sensibilizzare i più giovani a un uso consapevole e sicuro del web. Dal suo avvio, ha coinvolto oltre un milione e mezzo di alunne e alunni delle classi quarte e quinte della scuola primaria, estendendosi più recentemente anche agli studenti e ai docenti della scuola secondaria di primo grado.

Il programma offre percorsi formativi creati con esperti del settore, rivolti a studenti, famiglie e insegnanti, al fine di promuovere buone pratiche e regole condivise per un utilizzo corretto delle tecnologie. Inoltre, attraverso il sito neoconnessi.it, le scuole possono candidarsi per aderire all’iniziativa. È anche disponibile, in forma gratuita, il corso “Famiglie Digitali Oggi”, pensato per

supportare genitori e figli nella scoperta delle opportunità offerte da Internet, in un contesto di benessere digitale e sicurezza online. Azioni come queste, orientate alla diffusione della competenza digitale, si sono rivelate fondamentali nel preparare le comunità locali a fronteggiare le profonde trasformazioni introdotte dalla pandemia, che ha ridisegnato modalità di vita, lavoro e valorizzazione dei territori marginali. Durante la pandemia, il lavoro da remoto e le piattaforme digitali hanno consentito a molti giovani di restare nelle loro terre d’origine, che a loro volta sono divenuti “luoghi desiderabili”[5] per coloro che sono in cerca di nuove modalità di lavoro e di stili di vita maggiormente a misura d’uomo, creando di fatto un flusso di nuove idee e progetti che trasformano la marginalità in un’opportunità di sviluppo.

Tuttavia, se da un lato la digitalizzazione ha favorito nuove modalità di vita e lavoro nelle aree interne, dall’altro ha anche generato dinamiche complesse, in particolare nel settore turistico, dove l’impatto delle grandi piattaforme digitali non è privo di contraddizioni. Difatti, le grandi piattaforme digitali, pur favorendo la diffusione del turismo culturale, hanno anche stravolto gli equilibri locali, creando impatti negativi, in quanto hanno trasformato nel tempo interi centri storici e località poco conosciute in destinazioni turistiche di massa in pochi anni. Per rispondere alle aspettative dei visitatori, i territori devono attrezzarsi adeguatamente.

L’evoluzione della domanda turistica risponde a un disagio crescente da parte delle amministrazioni e dei territori, che spesso si sentono utilizzati come semplici contenitori di consumo culturale, senza benefici proporzionati in termini economici o sociali. Le comunità ospitanti, infatti, si trovano a gestire i costi ambientali, infrastrutturali e identitari legati al turismo digitale e di massa, mentre i guadagni tendono a concentrarsi altrove, principalmente nelle mani di grandi piattaforme o operatori esterni.  Il digitale, in questo contesto, è uno strumento che va utilizzato con coerenza progettuale. In Italia, piattaforme come marketplace possono selezionare e rendere accessibili servizi difficilmente fruibili, oppure mettere in rete risorse umane e connetterle alla domanda, come nel caso di Tebikii e Revelia, che collegano guide turistiche qualificate.

Nello specifico, Tebikii è una piattaforma lanciata dalla startup omonima di Lucca, raccoglie video-guide turistiche della durata massima di due minuti. Questi video guidano i turisti lungo itinerari, raccontando aneddoti e curiosità, e sono creati dalle guide turistiche locali, che raccontano il territorio con la loro voce. A partire da agosto 2020, circa 70 guide hanno partecipato al progetto, realizzando 120 video-guide in tutta Italia, da città a piccoli borghi. Per creare un video, è necessario essere una guida turistica certificata, registrarsi sulla piattaforma, realizzare il proprio video-itinerario e stabilire un prezzo medio. La maggior parte del pagamento va alla guida che ha realizzato il contenuto, con Tebikii che trattiene una piccola commissione. L’obiettivo della piattaforma è includere tutte le guide turistiche iscritte all’Albo nazionale.

Revelia, progettato dall’impresa culturale Kalatà, consente di visitare beni culturali accompagnati da una guida o da un esperto del posto. È una piattaforma web che vale a prenotare visite a luoghi culturali su richiesta, con la possibilità di scegliere data, ora e guida. Il sistema on-demand è funzionale alla organizzazione di gruppi di visita in base alle caratteristiche dei beni e ai percorsi disponibili, attivando le visite solo quando si raggiunge una soglia minima di partecipanti. Questo approccio è utile per le aree meno frequentate che non possono garantire fruizioni quotidiane. Inoltre, in caso di emergenze sanitarie, Revelia offre la possibilità di visitare i siti tramite ambienti 3D di mixed reality, in cui una guida presente fisicamente nel sito informa e orienta i visitatori da remoto. A testimonianza di questa modalità di fruizione, durante il Covid-19, la piattaforma ha proposto la visita virtuale del Santuario di Vicoforte.

L’adozione di piattaforme culturali come Tebikii e Revelia si configura come una strategia digitale per la valorizzazione dei territori fragili, in linea con il Green Deal europeo e le agende per il turismo sostenibile. Queste soluzioni migliorano l’accessibilità culturale, diversificano l’offerta e promuovono il protagonismo delle comunità locali, rispondendo alla domanda europea di turismo lento e territoriale, in grado di generare valore diffuso.

man holds phone, visit online museum, gallery, watches paintings. Interactive museum exhibition. smatphone. Virtual Museum online, Art GalleryTours in Smartphone. Online Tours. Vector flat conceptUn altro esempio di come un’applicazione possa trasformare il telefono dei visitatori di piccoli musei [6] in audioguide, funzionanti anche in assenza di connessione interne, è MuseOn- Guide multimediali per piccoli musei, un’applicazione unica nel suo genere grazie alla tecnologia brevettata Post Internet Era e sviluppata da iThalìa, una startup innovativa a vocazione sociale, fondata nel 2016 a Bologna. Questa tecnologia garantisce una piattaforma sicura e veloce per la condivisione di contenuti autentici, senza dipendere da Internet, con minimo consumo di batteria e memoria. MuseOn consente di valorizzare beni culturali, naturali, musei e patrimonio enogastronomico, offrendo anche funzionalità per la promozione di eventi e l’analisi dei flussi di utenza. Nel 2020, l’app ha vinto il Premio Innovazione Smau per la visita virtuale della Cattedrale di Ferrara, grazie a riprese effettuate tramite drone [7].

La multifunzionalità diventa cruciale, integrando il mondo dell’arte e della cultura per creare progetti site-specific. Un esempio interessante è il progetto Uno Di Un Milione” in Val di Sole, progetto artistico-ambientalista nato dal Collettivo OP per la tutela delle fonti d’acqua della Val di Sole. Il Collettivo OP è stato fondato dagli artisti Luca Lagash, Morgana Orsetta Ghini (MOG) e Alessandro Cremonesi, insieme all’editore e critico letterario Thomas Böhm e Paolo Grigolli, da sempre attenti alle tematiche ambientali. Il progetto è partito con la realizzazione del brano sinfonico ispirato dalle esperienze lungo le fonti d’acqua e i suoi percorsi con on le scuole e i centri di aggregazione della Valle. Il brano è stato poi arrangiato con in collaborazione con l’Orchestra e Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano e suddiviso in tante piccole sinfonie, affidate ognuna ad una Borraccia Uno di Un Milione. La Borraccia con la sua App è stata sviluppata da Popack e permette lo svelamento delle note del brano sinfonico e la geolocalizzazione delle Fonti, degli Itinerari e Mete, e dei Contenuti Esclusivi sulla Valle.

Per la Giornata Mondiale dell’Ambiente, la Comunità di Valle ha donato le prime 2000 borracce a tutti gli allievi delle scuole della Val di Sole. Il 3 Luglio 2021 è stata inaugurata la scultura sonora monumentale, che si trova sul monte Pejo 3000, unico luogo al mondo dove potremo ascoltare la versione del brano sinfonico come integralmente eseguito dall’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala. La diffusione del progetto nella Valle e l’utilizzo dell’App favoriscono una fruizione più consapevole del turismo montano. Con i percorsi guidati dalla Borraccia, si possono esplorare Fontane, Itinerari e Mete che hanno ispirato le opere d’arte realizzate dal Collettivo OP lungo le vie dell’acqua della valle. Per ogni esperienza percorsa verrà sbloccato un Contenuto Speciale grazie ai QR Code.

Tutte queste iniziative dimostrano che la meta turistica non è più solo un luogo generico con attrazioni standard, ma deve riflettere le caratteristiche uniche del territorio e delle persone che lo abitano. Questo approccio può avvantaggiare le aree più remote, che devono adattarsi al cambiamento evidenziando le proprie peculiarità; il digitale integrato con il territorio permette di raggiungere nicchie di mercato e promuove esperienze locali in modo innovativo e coinvolgente.

Interessante mettere in rilievo quelle che sono state le azioni concrete e le misure introdotte da parte del governo e delle regioni, successivamente alla fine del periodo post-pandemia, per agevolare l’adozione di soluzioni digitali alla luce del documento strategico del PNRR che trova la sua applicazione a livello metodologico nelle Linee guida del Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale 2022-2023 redatto dall’Istituto Centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library del Ministero della Cultura.

L’Italia, relativamente all’arco temporale 2021-2026 tramite finanziamenti dall’Unione Europea e con il fondo Next Generation EU, mira a stimolare la ripresa post-pandemia con 750 miliardi di euro. Tra i suoi obiettivi, il PNRR si concentra sulla rigenerazione dei borghi, con l’intento di ridurre il divario territoriale accentuato dall’epidemia. Partendo da questo presupposto, alla fine del 2021 è stato pubblicato il “Bando borghi”, promosso dal Ministero della Cultura, per la rigenerazione culturale dei piccoli Comuni, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento. Il bando, parte del PNRR, suddiviso in tre linee di finanziamento: A (420 milioni per progetti regionali), B (380 milioni per la rigenerazione di borghi storici) e C (200 milioni per le imprese locali), puntava a valorizzare le aree interne, ridurre il digital divide e promuovere lo smart working, con scadenza per completare i progetti entro il 2026.

downloadLa Regione Marche nel 2023 ha lanciato un bando da 7 milioni di euro per contribuire alla crescita digitale nei Comuni, con l’obiettivo di modernizzare e rendere più accessibili le città e i piccoli borghi. Il progetto mira a creare un “Borgo Digitale Diffuso”, sfruttando tecnologie avanzate funzionali alla coesione, al rilancio economico e alla trasformazione del territorio. Il bando prevede un contributo di

45mila euro per i Comuni che propongono soluzioni innovative per la digitalizzazione dei servizi pubblici e la valorizzazione turistica. I progetti devono allinearsi con la strategia contenuta nell’Agenda per la Trasformazione Digitale delle Marche e favorire l’integrazione con la piattaforma regionale Digital Hub Marche, che raccoglie informazioni su commercio, turismo e altre aree. I comuni potranno sviluppare itinerari tematici, eventi e vetrine digitali, mettendo in rete il territorio con soggetti interregionali e nazionali. 

La Regione Toscana, con il Decreto Dirigenziale n. 25337 del 12 novembre 2024, ha approvato un bando per sostenere l’innovazione digitale nei borghi e piccoli comuni delle aree interne, in funzione dello sviluppo economico e sociale di questi territori, attraverso la transizione digitale ed ecologica. Il bando, cofinanziato dal PR Fesr 2021-2027 – Azione 1.1.3 “Servizi per l’innovazione”, rientra nel progetto Giovanisì”, volto a sostenere l’autonomia dei giovani con l’obiettivo di concedere sovvenzioni a fondo perduto e contributi per incentivare l’innovazione nelle aree interne.

Alla luce di queste strategie istituzionali, è possibile osservare come le nuove narrazioni digitali stiano già contribuendo, in modo concreto, alla rinascita culturale e artistica delle aree marginali italiane. Queste tecnologie rappresentano per le comunità locali un’opportunità concreta per far conoscere la propria cultura e creatività su scala globale. Sebbene il processo sia ancora in evoluzione, dati ed esperienze sul campo dimostrano che la digitalizzazione può diventare un potente motore di crescita e trasformazione per i territori più isolati del Paese. L’adozione di tecnologie emergenti, insieme allo sviluppo di nuovi modelli economici, apre la strada a forme inedite di espressione artistica e a opportunità professionali per le giovani generazioni, contribuendo a ripensare il ruolo della periferia come spazio di innovazione.

In questo scenario, le narrazioni digitali si configurano sempre più come potenziali strumenti chiave per il rilancio delle aree interne, favorendo una rigenerazione che fonde tradizione e innovazione. L’integrazione tra cultura locale e strumenti digitali può offrire una traiettoria promettente per il rinnovamento culturale, economico e sociale, riattivando energie e possibilità di ripopolamento. Il futuro delle aree marginali italiane, dunque, sembra potersi giocare proprio nell’incontro tra passato e presente, tra memoria e tecnologia, restituendo centralità e voce a territori troppo a lungo dimenticati o esclusi dai processi decisionali

copertina-fronte_page-0001-768x7683. Imprenditorialità culturale e creativa 

3.1 Il ruolo dell’industria culturale e creativa nell’economia e nella occupazione in Italia 

Il contributo che le industrie culturali e creative possono dare in termini di sviluppo del sistema economico e produttivo nonché in termini di occupazione in Italia è di riguardo. Nel 2024 Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, in collaborazione con l’istituto di Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti, ha realizzato un’analisi di settore [8] che restituisce una fotografia promettente sulla portata strategica e sul potenziale in divenire di questo settore.

In Italia nelle filiere culturali e creative lavorano oltre 1,5 milioni di persone (886mila occupati nei settori culturali e creativi e i restanti professionisti culturali e creativi attivi in settori non culturali), producendo nel 2023 un valore di 104,3 miliardi di euro, +5,5% rispetto all’anno precedente, con un +3,2% degli occupati nel settore rispetto al 2022, rispetto a un +1,8 registrato a livello nazionale.

Le imprese che operano in questa filiera sono 284mila (+3,1% rispetto al 2022) e 33mila organizzazioni non profit che si occupano di cultura e creatività (ben 9,3% delle organizzazioni attive nel non profit) e che impiegano più di 22.700 dipendenti, interni ed esterni. Per ogni euro di valore aggiunto prodotto dalle attività culturali e creative se ne attivano altri 1,8 in settori economici diversi come turismo e trasporti per un valore di 192,6 miliardi di euro. Cultura e creatività in maniera diretta o indiretta generano complessivamente un valore aggiunto di circa 296,9 miliardi di euro (15,8% dell’economia nazionale).

Il settore delle imprese creative e culturali è caratterizzato da una forte specializzazione dovuta alla presenza di due principali tipologie di territori: i grandi centri urbani (Milano e Roma) e le realtà produttive della provincia.  Milano e Roma si sviluppano grazie alla combinazione di servizi avanzati, patrimonio storico e artistico, spettacoli culturali e attività turistiche e sono poli culturali dinamici che attraggono investimenti e talenti.

Le province italiane offrono, invece, un diverso tipo di contributo al settore, fondato su attività artigianali e manifatturiere che si tramandano di generazione in generazione. Queste attività conservano tradizioni culturali uniche ma, al tempo stesso, alimentano processi di innovazione creativa che rafforzano il legame tra passato e presente del territorio. 

Osservando i dati a livello regionale, Lombardia e Lazio sono le regioni più specializzate nel settore culturale, assorbendo in totale circa il 43% della ricchezza prodotta a livello nazionale. La Lombardia si distingue per la capacità di combinare attività culturali tradizionali con una forte specializzazione nei servizi avanzati come architettura, design e comunicazione. Con 29,2 miliardi di euro di valore aggiunto culturale, il territorio lombardo genera il 28,0% della ricchezza dell’intera filiera culturale nazionale e il 6,9% della ricchezza regionale. In termini di occupazione, la Regione impiega 366 mila persone, quasi un quarto dell’occupazione nazionale del settore culturale e il 7,3% del totale dell’economia regionale. Il Lazio, trainato dalla forte attrattività turistica e culturale di Roma, genera un valore aggiunto culturale di oltre 15 miliardi di euro, pari al 14,8% della filiera nazionale e al 7,6% della ricchezza regionale. Il settore impiega 205 mila persone circa, equivalenti al 13,2% del sistema nazionale e al 7,3% dell’occupazione regionale. 

Il Veneto, che si colloca al terzo posto come ricchezza prodotta, esprime un valore aggiunto culturale di 9,4 miliardi di euro che rappresenta il 5,3% dell’economia regionale e un’occupazione di quasi 146 mila addetti, pari al 6,1% dell’economia regionale. Seguono Emilia-Romagna (8,7 miliardi di euro, 130 mila addetti) e Piemonte (8,6 miliardi di euro, 125 mila addetti). 

Le regioni del Mezzogiorno, nonostante il loro ricco patrimonio culturale e artistico, mostrano un ritardo significativo rispetto alla media nazionale. Con un valore aggiunto complessivo di 16 miliardi di euro e 307 mila addetti, in queste regioni il settore delle imprese culturali e creative rappresenta rispettivamente solo il 3,9% e il 4,3% sul totale dell’economia locale, evidenziando un livello di specializzazione ben al di sotto della media nazionale.

Questa disparità regionale indica la necessità di politiche mirate per rafforzare il contributo del settore delle industrie creative e culturali nelle regioni meridionali. Essendo un settore strategico per sua natura e potenzialità, per crescere ha indubbiamente necessità di essere accompagnato da logiche imprenditoriali e strategie di pianificazione strategica, soprattutto tenendo conto del fatto che le tecnologie e gli strumenti tecnologici e digitali, impiegati in questo settore, aumentano costantemente e richiedono conseguentemente politiche finanziarie e investimenti.  

screenshot-2024-01-05-alle-17-08-203.2 Profilo giuridico delle imprese culturali e creative: la legge per il Made in Italy

Da un punto di vista giuridico la norma principale che disciplina il settore delle imprese creative e culturali è la cosiddetta Legge per il Made in Italy (Legge 27 dicembre 2023, n. 206) [9] alla quale sono seguiti due decreti attuativi:  il D.M. n. 402 del 25 ottobre 2024 e il D.M. n. 460 del 18 dicembre 2024.

Il primo decreto stabilisce le condizioni e le modalità per il riconoscimento della qualifica di impresa culturale e creativa, che vengono individuate in 14 categorie (quali Architettura, Arti visive, Artigianato artistico, Audiovisivo, Design, Editoria e libri, Fotografia, Letteratura, Moda, Musica, Patrimonio culturale, Radio, Spettacolo dal vivo, Videogiochi e software). Può acquisire la qualifica di impresa culturale e creativa (ICC) qualsiasi ente, indipendentemente dalla sua forma giuridica, nonché lavoratore autonomo, che svolga in maniera stabile e continuativa e in via esclusiva e prevalente attività di ideazione, creazione, produzione, sviluppo, diffusione, promozione, conservazione, ricerca, valorizzazione e gestione di beni, attività e prodotti cultuali, e le startup innovative di cui all’articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179. Allo stesso modo si qualificano ICC anche i soggetti privati che svolgano attività economiche di supporto, ausiliarie o comunque strettamente funzionali alle attività sopra citate (art. 25).

Il secondo decreto disciplina l’albo delle imprese culturali e creative di interesse nazionale di cui all’articolo 26 della Legge sul Made in Italy. Per “imprese culturali e creative di interesse nazionale” si intendono i soggetti di cui all’art.25 della Legge per il Made in Italy che in ragione della loro storia, prestigio e importanza strategica nel settore produttivo e culturale italiano rappresentano un’eccellenza collegata al territorio nazionale. L’iscrizione al bando comporta la possibilità di utilizzare la denominazione di “Impresa culturale e creativa di interesse nazionale” così che i soggetti che detengono un archivio di impresa dal riconosciuto e importante interesse storico siano registrati nel portale del sistema archivistico nazionale del Ministero della Cultura.

La legge 27 dicembre 2023 n. 206 stabilisce, inoltre, all’art. 26 comma 2 che ogni tre anni il Ministro della Cultura, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, adotteranno un piano nazionale strategico per la promozione e lo sviluppo delle imprese culturali e creative allo scopo di definire modalità organizzative, coordinamento delle attività delle amministrazioni competenti e incentivare percorsi di formazione finanziaria e gestionale.

La Legge per il Made in Italy nasce dal riconoscimento dell’importanza strategica della tutela e valorizzazione all’estero dell’eccellenza produttiva e culturale italiana e ha colmato un vuoto normativo andando a disciplinare le imprese culturali e creative e fornendone definizione, modalità di riconoscimento e casi di revoca della qualifica. Inoltre, procedendo ad una clusterizzazione del settore, la norma di conseguenza offre la possibilità di ideare politiche industriali e finanziarie a supporto del settore specifico.

Grazie alla Legge quadro per il made in Italy, le imprese culturali e creative vengono dunque riconosciute quale asset strategico nazionale, in continuità con le politiche europee. Un riconoscimento che va oltre i vantaggi che la legge potrà recare alle singole imprese, poiché grazie alla norma, le politiche specifiche, sia a livello centrale sia periferico, potranno essere attuate in maniera più capillare e mirata, raggiungendo e sostenendo tutto l’ecosistema culturale e creativo. 

creative-europe3.3 Uno sguardo all’Europa

Il Programma Europa Creativa è il programma faro dell’UE che fornisce un sostegno specifico ai settori culturali e creativi. Il programma mira a sviluppare tutti i settori culturali in Europa e a proteggere il patrimonio culturale condiviso dell’Europa, in particolare fornendo varie opportunità di finanziamento finalizzate alla co-creazione, allo sviluppo delle competenze, alla creazione di reti e piattaforme, alla condivisione delle conoscenze e alla mobilità, alla distribuzione e promozione di contenuti.   

Europa Creativa offre opportunità di finanziamento a un’ampia gamma di organizzazioni che lavorano in tutti i settori culturali. Il programma 2021-2027, che prevede un totale di finanziamento pari a 2,44 miliardi di euro, è più orientato alle nuove priorità della Commissione, concentrandosi quindi su transizione ecologica, parità di genere, inclusione sociale, trasformazione digitale e una dimensione internazionale più forte. Per il 2025, il piano di lavoro del programma Europa Creativa [10] ribadisce che i settori culturali e creativi si trovano in una posizione unica per contribuire a sfide e opportunità dell’Europa [11].

In particolare, si segnala, con riferimento alla transizione digitale, che Europa Creativa continuerà a essere in linea con gli obiettivi del Decennio digitale europeo e contribuirà all’attuazione del Piano d’azione per i media e gli audiovisivi 2020, che sostiene la ripresa, la trasformazione e il potenziamento dei settori dei media e dell’audiovisivo. Il Programma sarà attuato in linea con i valori sanciti dalla Dichiarazione sui diritti e i principi digitali europei, coerentemente ad una visione sostenibile e incentrata sull’uomo per la trasformazione digitale. In particolare, il Programma supporterà:

  • l’adozione dell’intelligenza artificiale agendo per la cooperazione europea, le competenze e i talenti, gli strumenti innovativi e la collaborazione intersettoriale, nella consapevolezza che l’IA possa aprire nuove modalità di creazione e nuovi mercati, influenzare l’intera catena del valore – dalla produzione alla promozione e distribuzione dei contenuti;
  • l’industria nel contribuire allo sviluppo di mondi virtuali, in linea con la comunicazione del luglio 2023 “Un’iniziativa dell’UE sul Web 4.0 e i mondi virtuali: un vantaggio nella prossima transizione tecnologica”; oltre al sostegno alla creazione e alla distribuzione di contenuti, saranno finanziati progetti per valorizzare il ruolo che artisti, creativi e professionisti della cultura possono svolgere nella creazione di un ambiente digitale equo ed etico allineato ai valori europei e per promuovere formati ed esperienze, strumenti e applicazioni innovativi.

546347_1_en_31_fig3_html4. Tecnologia e tradizione: progetti che raccontano un’Italia che cambia 

Negli ultimi anni, come si è già detto, l’impiego strategico delle nuove tecnologie e della digitalizzazione si è progressivamente affermato come leva fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale, soprattutto nelle aree interne e nei contesti rurali. In molte regioni, si stanno sperimentando progetti innovativi che mettono insieme tecnologia, cultura e sostenibilità, finanziati attraverso i diversi strumenti che l’Italia ha a disposizione per affrontare le fragilità delle aree interne. Tra questi, la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), introdotta nel 2014 e prorogata con il nuovo ciclo 2021-2027, punta a migliorare la qualità della vita in questi territori, rilanciare i servizi fondamentali e creare nuove opportunità economiche.

Un altro passo importante è stato fatto con la Legge n.158/2017, conosciuta come “Legge salva borghi”, che ha messo a disposizione fondi per riqualificare i centri storici, migliorare le infrastrutture e valorizzare il patrimonio culturale. Dopo una partenza lenta, nel 2022 è stato approvato il “Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni” (Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 maggio 2022) che ha consentito la pubblicazione nel luglio 2023 del “Bando piccoli Comuni”, che ha finanziato 144 progetti in tutta Italia [12]. In aggiunta ai finanziamenti della politica di coesione, nell’attuale periodo di programmazione, un’importante opportunità per la rivitalizzazione delle aree marginali è costituita dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che attribuisce alla cultura e all’arte una rilevanza strategica nell’innescare sviluppo economico e coesione sociale, in particolare delle aree marginali.

Con le sue riforme e gli investimenti, il PNRR adotta un approccio organico e trasversale che interviene su diverse dimensioni che possono contribuire a rivitalizzare le zone a rischio di spopolamento: la valorizzazione del patrimonio del territorio locale, paesaggistico, storico, artistico, naturalistico, culturale, enogastronomico, artigianale e tradizionale dei borghi e dei piccoli comuni come occasioni per creare nuovi posti di lavoro, ma anche innovazione tecnologica e digitalizzazione dei servizi elementi chiave nel miglioramento della qualità della vita delle comunità locali.

Oltre a tutta una serie di misure trasversali che possono contribuire a rilanciare le aree più marginali (ad esempio il miglioramento delle infrastrutture esistenti, la creazione di nuove connessioni stradali, ecc), il PNRR ha previsto misure mirate per promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale delle aree marginali, in particolare nell’ambito della Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Component 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale” – Investimento 2.1: “Attrattività dei borghi storici”. 

Le azioni sono strutturate intorno a progetti culturali integrati a livello locale che si concentrano su: ripristino del patrimonio storico, riqualificazione degli spazi pubblici aperti (es. abbattimento barriere architettoniche, miglioramento arredo urbano), realizzazione di piccoli servizi culturali, anche a fini turistici; creazione e promozione di nuovi percorsi storici, tematici e visite guidate; sostegno finanziario ad attività culturali, creative, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali, finalizzate a rivitalizzare le economie locali valorizzando i prodotti, le conoscenze e le tecniche locali.

L’Investimento “Attrattività dei borghi storici” prevede un budget di oltre 1 miliardo di euro per valorizzare più di 250 borghi in tutta Italia [13]Il piano è articolato su due linee d’azione. La Linea A ha finanziato 21 progetti pilota (di 20 milioni di euro ciascuno), uno per ogni regione e provincia autonoma, mirati alla rigenerazione culturale, turistica e sociale di borghi a rischio abbandono. Questi progetti prevedono azioni su più fronti, riqualificando il patrimonio locale (artistico, paesaggistico, gastronomico e artigianale), valorizzando la vocazione turistica dei territori attraverso eventi e attività culturali, recuperando antichi mestieri con percorsi formativi e laboratori, creando nuove infrastrutture e servizi nei settori culturale, turistico, sociale e della ricerca, trasformando spazi dismessi in luoghi di innovazione e creatività: teatri, residenze d’artista, alberghi diffusi, accademie artigianali. La Linea B ha stanziato 580 milioni per progetti locali di rigenerazione culturale, orientati a rafforzare l’identità dei luoghi, promuovendo prodotti e saperi locali, generando un’economia duratura legata alle specificità territoriali.

Grazie a tutti questi finanziamenti in molte regioni si stanno sperimentando progetti orientati allo sviluppo sostenibile dei piccoli comuni e dei borghi storici italiani, che adottano modelli “smart” e applicano soluzioni digitali innovative per la valorizzazione del patrimonio nei contesti locali, promuovendo un’innovazione che non è soltanto tecnologica, ma anche sociale e culturale.

Di seguito alcuni esempi di interventi attuati in Italia e all’estero con diversi strumenti finanziari.

Cesi, Porta dell'Umbria

Cesi, Porta dell’Umbria

“Cesi porta dell’Umbria, porta delle meraviglie”

Quello di Cesi, incantevole borgo nel cuore dell’Umbria, è uno dei 20 progetti pilota finanziati tramite il PNRR nell’ambito dell’investimento “Attrattività dei borghi storici”. Questo piccolo gioiello ricco di storia, tradizioni e paesaggi mozzafiato si affaccia dai suoi 440 metri d’altitudine su colline verdi e vigneti della valle di Terni.

Cesi ha una storia lunga tremila anni: è stata avamposto e luogo sacro delle popolazioni umbre e sabine, poi piccola capitale delle Terre Arnolfe longobarde. Le sue leccete hanno ispirato il Cantico di San Francesco; è il luogo d’origine della famiglia Cesi, che con il duca Federico dette vita nel ‘600 all’Accademia dei Lincei nella vicina Acquasparta. Il borgo, con 300 unità abitative per la sua particolare posizione montana, circondata da boschi e uliveti, ha mantenuto praticamente intatto il suo tessuto urbanistico e non ha subìto interventi edilizi invasivi. Ma proprio a causa del suo isolamento, dall’inizio del ‘900, è iniziato il suo progressivo spopolamento che ha portato al declino del borgo e alla perdita di funzioni e di servizi. Negli ultimi 20 anni la popolazione è diminuita del 20% raggiungendo attualmente il numero 241 abitanti relativamente al centro storico: un residente su tre ha oltre 65 anni, con una percentuale di ultrasettantacinquenni del 35%.

L’obiettivo del progetto è trasformare il borgo di Cesi nella porta d’accesso di tutta l’Umbria centrale attraverso i Monti Martani e la Valnerina, con particolare attenzione al turismo degli sport outdoor, ai cammini, al suo straordinario patrimonio di arte, cultura e tradizioni, alle sue storie e alla narrazione delle sue tradizioni, alle sue aree archeologiche, alla sua eccezionale posizione geografica in altura, ma vicinissima alle grandi vie di comunicazione. Il progetto pilota si propone dunque la rigenerazione culturale, sociale ed economica del borgo di Cesi, con interventi nel campo della mobilità sostenibile, dell’efficientamento energetico e della connessione digitale, con l’obiettivo di creare nuova occupazione e una nuova residenzialità, oltre a rafforzare i legami sociali tra residenti e visitatori.

Per quanto riguarda le attività di digitalizzazione, il progetto – ancora in corso di realizzazione – prevede un forte focus sull’uso di tecnologie innovative per valorizzare e promuovere il territorio. In particolare, si punta a creare percorsi multimediali e realtà aumentata all’interno del borgo per arricchire l’esperienza dei visitatori; utilizzare tecnologie di geolocalizzazione e georeferenziazione dei sentieri e dei percorsi escursionistici, facilitando l’orientamento e l’esplorazione; implementare strumenti di digital advertising e bigliettazione online per le attività sportive outdoor e gli eventi culturali; sfruttare ologrammi e realtà aumentata per narrare storie, leggende e tradizioni del borgo, coinvolgendo maggiormente i visitatori e rendendo l’esperienza più immersiva; potenziare la connettività digitale del borgo, per favorire l’accesso alle tecnologie e sostenere le attività di promozione e comunicazione.

Ulassai, Fondazione Stazione dell'arte (ph. Giorgio Muceli9

Ulassai, Fondazione Stazione dell’arte (ph. Giorgio Muceli)

“Dove la natura incontra l’arte”

È il progetto pilota finanziato dal PNRR a Ulassai, piccolo e longevo (fa parte delle blu zone) comune sardo incastonato nella splendida cornice paesaggistica dei Tacchi dell’Ogliastra, massicci calcarei nella parte sud-orientale della Sardegna. Il progetto vede l’opera dell’artista Maria Lai come filo conduttore e propone il comune e il suo territorio come modello internazionale di comunità sostenibile fondato sul patrimonio dell’arte, dell’ambiente, dell’identità e della qualità delle relazioni sociali. La proposta si articola in 38 iniziative che prevedono interventi materiali e immateriali, nei settori del turismo, della mobilità sostenibile, dello sport, della cultura e del marketing territoriale. L’obiettivo strategico è quello di utilizzare la leva dell’innovazione per trasformare Ulassai in un museo a cielo aperto.

L’innovazione digitale è la direttrice trasversale a tutti gli interventi per trasformare e proporre Ulassai come una smart community. Verrà utilizzata la metodologia dei living labs, già ampiamente testata nei processi di rigenerazione urbana, concepita sia per coinvolgere la cittadinanza nella co-progettazione delle soluzioni introdotte con gli interventi sia per testare le soluzioni e migliorarne la realizzazione alla luce dei bisogni e delle percezioni della cittadinanza. Diversi interventi sono dedicati alle fasce giovanili e al sostegno alle famiglie, intervenendo sulle scuole e sull’offerta educativa.

L’obiettivo principale della digitalizzazione è quello di rendere il progetto accessibile a un pubblico più ampio, valorizzando il patrimonio culturale e naturalistico di Ulassai e creando nuove opportunità per la fruizione e la partecipazione. Si prevede la creazione di un’esperienza virtuale interattiva e di realtà aumentata, mappe digitali del percorso artistico, con possibilità di esplorare le opere d’arte e i luoghi di interesse; lo sviluppo di un’applicazione mobile interattiva che offre informazioni dettagliate sulle opere, sugli artisti e sul territorio; la creazione di un archivio digitale con foto, video, interviste, documenti storici e modelli 3D di opere d’arte e luoghi significativi.

71g37x-ezrl“Viaggio nella storia: circuito storico‑archeologico dell’Appennino piacentino” 

Il progetto, promosso dall’Unione Alta Val D’Arda insieme al Comune di Ponte dell’Olio e finanziato dal Por Fesr – Asse 5 – Valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale della Regione Emilia-Romagna, rappresenta un’interessante iniziativa di rigenerazione culturale e turistica, che trasforma il territorio in un percorso esperienziale dal periodo romano al Novecento, ripensando borghi, archeologia e archeologia industriale con strumenti moderni e servizi dedicati. 

Il progetto – concluso nel 2019 – ha messo in relazione monumenti e siti storici in modo innovativo con un investimento complessivo di circa 1,35 milioni di euro. Il circuito storico-archeologico dell’Appennino piacentino collega, in pochi chilometri, una serie di siti di grande valore storico e culturale da Castell’Arquato e Vigoleno fino all’Abbazia di San Salvatore di Tolla e al Sito archeologico di Veleia Romana, creando un itinerario turistico di qualità, valorizzando i beni ambientali e culturali e potenziandone i servizi per visitatori e gruppi, migliorando accoglienza, accessibilità e fruizione multisensoriale (spazi didattici, strumenti multimediali, percorsi). Tra gli interventi promossi c’è la dotazione di nuovi servizi e strumenti digitali per migliorare la fruizione dei luoghi di cultura da parte di visitatori e scolaresche, quali attrezzature multimediali, un laboratorio multimediale autogestito da giovani e un museo digitale. 

“Digitalizzazione del patrimonio culturale di Pesaro”

Il progetto di digitalizzazione dei patrimoni di Pesaro è finanziato nell’ambito della Missione 1 del PNRR dedicata alla Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione”, prevede l’investimento 1.1. “Digital Strategy and Platforms for Cultural Heritage” per l’attuazione della Strategia nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale. Il progetto ha l’obiettivo di creare un ecosistema digitale della cultura, basato su un insieme coordinato di infrastrutture e piattaforme per la creazione e gestione di servizi di produzione, raccolta, conservazione, distribuzione e fruizione di risorse culturali digitali nella regione Marche. Per il Comune di Pesaro – capofila degli otto comuni marchigiani – la digitalizzazione riguarderà il doppio patrimonio cartaceo e museale con l’individuazione di due centri di digitalizzazione territoriale: per la categoria “Carta e archivi fotografici” l’Ente Olivieri-Biblioteca e Musei Oliveriani, per la categoria “Oggetti museali” i Musei Civici. Partito nel 2022, il percorso prevede la scansione digitale ad altissima definizione di una selezione di circa 100mila documenti dell’Ente Olivieri e di 1.700 opere delle raccolte civiche, da concludere entro il 2025.

La selezione dei beni digitalizzabili è stata individuata in base alle direttive regionali anche attraverso un confronto con gli Istituti coinvolti: comprende le collezioni di periodici che andranno a costituire la base della emeroteca digitale delle Marche, i fondi manoscritti, mentre per le opere museali sono state considerate varietà tipologica, consistenza e catalogazione pregressa.

“Mirabilia Marche”

Il progetto Mirabilia Marche, promosso e finanziato dalla Fondazione Marche Cultura con risorse pubbliche e private, rappresenta una significativa iniziativa digitale volta a valorizzare e promuovere il ricco patrimonio artistico e culturale della Regione. Il progetto prevede la produzione di contenuti video e materiali di digital storytelling, pensati per raccontare in modo innovativo e coinvolgente le meraviglie artistiche e storiche del territorio marchigiano. L’obiettivo principale è rendere accessibile a un pubblico ampio, anche non specialistico, la conoscenza delle ricchezze culturali locali, superando le barriere fisiche e geografiche attraverso l’utilizzo di strumenti digitali.

Il progetto si pone come ponte tra tradizione e innovazione, offrendo un modo nuovo di fruire e conoscere il patrimonio artistico. La fruizione digitale permette di raggiungere scuole, appassionati e turisti, incentivando la valorizzazione del territorio anche in ambito turistico e formativo. 

Il Progetto “Living Museums”: SMART technology per mantenere vivo il patrimonio culturale nelle zone rurali – Spagna 

Il progetto Living Museums, finanziato dal Feasr (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) nella regione spagnola di Valladolid, ha utilizzato la tecnologia digitale per sviluppare l’automazione dell’apertura e della chiusura di musei etnografici, dei centri di interpretazione, degli spazi culturali e dei centri analoghi nelle zone rurali che erano stati chiusi per mancanza di risorse. Il progetto si basava sul successo di un precedente progetto Leader che coinvolgeva sette Gal (Gruppi Azione Locale) spagnoli. Il nuovo progetto di cooperazione transnazionale Leader ha coinvolto 15 Gal di Castilla y León (Spagna), tre Gal della Galizia (Spagna) e un Gal della Repubblica Ceca. Ha portato alla riapertura di oltre 71 musei e centri culturali, con oltre 32.000 visitatori.

Per il suo approccio innovativo il progetto ha ricevuto un riconoscimento europeo, il premio come Rural Inspiration Awards 2022 della Rete Europea per lo Sviluppo Rurale della categoria “Digital Futures”. Living Museums dimostra come la tecnologia possa non solo colmare le lacune infrastrutturali, ma anche generare nuove forme di presenza culturale sostenibile, con forte impatto sul turismo di prossimità e sull’identità territoriale.

t-2a88a2efcfba97c51edb59b1e89decd5-439x2305. Cultura, creatività e arte: motori di rigenerazione territoriale mediante processi di bellezza partecipata 

L’Italia è un Paese plurale, un insieme che trova ragione proprio nelle sue differenze interne, caratterizzate da una varietà di cultura, tradizioni, capacità e biodiversità. Un tutto, particolare e globale, composto da un’ampia gamma di scenari geografici, economici e sociali, sottesa ad alimentare quell’intricata rete di piccoli paesi disseminata lungo l’intero territorio nazionale.

Tale conformazione fisica porta a costruire una visione che s’immerga nel contesto, alle radici dei luoghi e all’origine del modo in cui le relazioni si sviluppano all’interno dei paesi, e occorre farlo attraverso un lavoro condiviso e un approccio coeso. È necessario prendere le distanze da tentativi di omologazione, perseguire gli obiettivi di tutela del patrimonio culturale lavorando su una progettualità multidisciplinare, aperta agli stimoli esterni, permeabile agli influssi di associazioni e cittadini che lavorano proprio su queste realtà multiple. La co-progettazione è un ingrediente chiave di tale approccio: coinvolgere, oltre agli enti locali, tutti i soggetti che svolgono attività sul territorio, lavorare alla costruzione di un sistema comune verso una visione condivisa di sviluppo. Occorre domandarsi qual è il paese che vorremo avere quando la parola “borgo” perderà gran parte della sua effimera risonanza mediatica. 

A partire da questo approccio, l’associazionismo, espressione dell’identità e della collaborazione collettiva, assume un ruolo strategico e cruciale per il mantenimento e lo sviluppo del tessuto sociale nelle comunità, soprattutto in quelle più piccole. Le associazioni, infatti, si adoperano nella promozione della partecipazione, della solidarietà e della coesione tra i residenti, contribuendo in tal modo al benessere generale del paese. L’elemento partecipativo rappresenta un valore aggiunto estremamente importante per tutte le iniziative in grado di generare nuovi impatti diffusi. Le Associazioni rappresentano il filo di congiunzione forte tra la cittadinanza e il mondo della politica supportandola nell’interpretare i bisogni locali e  dei giovani in particolare. Sono il contesto ideale per la democrazia e il senso civico, sono teatro di cultura locale e occasione per esprimere solidarietà, sono anticorpi per reagire al disagio sociale, soprattutto dei giovanissimi, all’impoverimento culturale, alle solitudini. Sono tra i pochi spazi rimasti in cui si fa un’esperienza reale di partecipazione e di democrazia, in cui si apprende e si pratica l’inclusione e la cittadinanza attiva. La sfida da perseguire è la capacità d’innescare processi di rivitalizzazione virtuosi volti ad una fruizione che comprenda a fondo le radici di un luogo e ne preservi i caratteri originali, senza snaturarli. 

L’arte, la cultura e la creatività, in particolare, possono rappresentare in tale contesto, un importante volano nelle aree marginali attraverso processi di governance partecipativi in grado di mobilitare le risorse latenti funzionali ad innescare un reticolato sociale dinamico e altamente motivato. Un processo che, se consolidato, può creare un innovativo contesto normativo, culturale e valoriale. In tale dinamica, è centrale la sinergia tra cittadini, associazioni, artisti e creativi per attivare processi virtuosi in cui entrano in gioco vari elementi, tra cui il paesaggio, la biodiversità, il capitale umano e socioculturale. Per un ripensamento ampio dello sviluppo delle aree marginali, dunque, non possono essere sottovalutati, né sul piano metodologico, né su quello degli obiettivi, due elementi essenziali: quello fisico del territorio e quello sociale della partecipazione. 

È infatti un dato culturale ampiamente condiviso che per ottenere risultati sociali apprezzabili sia necessario “fare rete”, “fare sistema”, “creare sinergie”, tutte espressioni, che rimandano ad un insieme di attori che cooperano tra loro per una finalità comune. La convergenza di idee, di energie, e di visioni può portare ad una strategia di sviluppo nuova che integri le potenzialità endogene di un determinato territorio, in un’ottica di utilizzazione delle risorse locali, tra le quali spiccano cultura, arte, paesaggio e ambiente. 

Quanto realizzato dalle Associazioni, grazie all’impegno di pochi volontari, è da ritenersi un’iniziativa di grande interesse per il presente e, in prospettiva, per il futuro. Invita a riflettere, sui caratteri propri dei luoghi, ribadendo che i borghi non sono luna park, ma paesi, in cui è necessario, in primo luogo, introdurre modelli e progetti, costruire cioè una visione. I Progetti sinora realizzati, sebbene abbiano riscosso successo, richiedono una maggiore e sistemica partecipazione delle istituzioni a tutti i livelli. È necessaria una progettazione razionale e sostenibile nel tempo affinché possa realizzarsi una duratura rivitalizzazione dell’intera area. In questo contesto, l’attivazione di servizi adeguati rappresenta un passaggio imprescindibile. In questo modo potrà innescarsi un interesse, anche economico, verso l’intero territorio.

La dimensione culturale della cittadinanza fa riferimento alla consapevolezza di un’eredità culturale comune. Questa dimensione dovrebbe essere sviluppata attraverso la conoscenza di un retroterra culturale, di una storia e di alcune competenze base condivise (lingua nell’oralità, nella lettura e nella scrittura). In sintesi, la partecipazione attiva della cittadinanza e delle associazioni è un investimento strategico per la costruzione di una società più democratica, inclusiva e sostenibile.

2_sonore-alchimie_associazione-di-volontariato-creativi-indipendenti-davolesi_page-0001L’esperienza progettuale e artistica di Davoli, in Calabria

È proprio questo il contesto in cui si inseriscono le attività e le iniziative dell’Associazione di Volontariato Creativi Indipendenti Davolesi”. L’Associazione nasce oltre 16 anni fa con l’intento di colmare quel vuoto che spesso si crea nei piccoli centri, dove le attività sociali-ricreative e la possibilità di stare a contatto con la cultura, sono davvero poche. Dalla fusione di idee, spirito di iniziativa, passione e soprattutto amore per le proprie radici un gruppo di ragazzi decide di cooperare per realizzare tutto quello che, secondo loro, mancava a Davoli.

In un primo momento l’Associazione si è concentrata sulla sensibilizzazione della popolazione attraverso manifestazioni come Mi Rifiuto e Custodi Del Bosco che avevano come intento la denuncia degli effetti dell’inquinamento, la pulizia di aree comuni all’interno del paese e la successiva divulgazione di pratiche sostenibili a livello ambientale. Nello stesso momento si è pensato di vivere il borgo attraverso rievocazioni storiche per poi passare a organizzare prodotti più complessi.

Dalla voce di esponenti dell’Associazione:

«Investire nelle future generazioni ci sembrava il passo più ovvio da compiere per creare un senso di appartenenza alla nostra comunità, nasce così Laborlandia, un laboratorio creato appositamente per bambini, nel quale una volta a settimana, potevano stare a contatto con pittura, agricoltura, musica, mountain bike, trekking e cucina in un ambiente caratterizzato da socialità e nuove esperienze».

Nell’ottica di far rivivere il borgo e i suoi vicoli più nascosti si è dato vita al festival Sonore Alchimie. Manifestazione di punta dell’Associazione di volontariato Creativi Indipendenti Davolesi, Sonore Alchimie, a luglio di quest’anno è giunta all’undicesima edizione. Nella suggestiva cornice di Piazza Santa Barbara (Davoli centro storico, in provincia di Catanzaro) caratterizzata dai magnifici portali in granito sormontati da maschere apotropaiche incastonate come pietre preziose, e nelle viuzze limitrofe, non meno caratteristiche, si sviluppa quella alchimia che il nome della manifestazione promette. Arte, musica, teatro, letteratura, fotografia e gastronomia si mescolano tra loro amalgamandosi al luogo che si accende di una magica luce di colori, suoni, immagini e profumi. Sonore alchimie è una manifestazione attenta alla cultura, attenta alla qualità, attenta al suo pubblico vario e di ogni età, attenta all’ambiente. L’evento nasce con l’intento di costruire un paesaggio artistico aperto, dinamico e privo di confini tematici prestabiliti, dove la libertà espressiva è il fondamento di ogni proposta.

Il progetto vuole essere una piattaforma viva, in cui ogni artista possa proporre il proprio linguaggio, la propria visione, il proprio ritmo interiore o collettivo, senza la necessità di aderire a un filone narrativo comune. L’assenza di un tema diventa una scelta poetica, l’arte come territorio fluido, in cui coesistono prospettive differenti, visioni dissonanti, sensibilità eterogenee, tutte ugualmente necessarie per decifrare il presente e immaginare futuri possibili. Intenzioni che riecheggiano nelle varie proposte culturali: musicale, artistica, fotografica, letteraria e teatrale. Il borgo che ospita la rassegna, con i suoi ruderi, piazze vuote, vie di passaggio e segni di abbandono, si offre paradossalmente come scenario ideale per un cambiamento di sguardo. È proprio in questi spazi sospesi, carichi di memoria ma svuotati di funzione, che l’arte si inserisce come pretesto e motore di rivoluzione visiva. Le opere dialogano con l’architettura dimenticata, reinterpretano la materia del tempo e aprono varchi immaginativi verso nuove possibilità. Attraverso l’intervento artistico, questi luoghi si trasformano in spazi vivi, aperti a nuove visioni, capaci di restituire vitalità, ascolto e prospettive di futuro. La rassegna intende così attivare una riflessione sul rapporto tra territorio e trasformazione, mostrando come la cultura possa riaccendere l’interesse dei luoghi, generando connessioni tra passato e presente, tra vuoto e potenziale.

1_sonore-alchimie_associazione-di-volontariato-creativi-indipendenti-davolesi_page-0001Sonore Alchimie, protesa verso ogni aspetto culturale, persegue diversi obiettivi. Quello sociale, palesato dalla partecipazione di molti ragazzi, giovani e adulti, che volentieri si spendono per aiutare e supportare l’Associazione in modo diverso, mettendo a disposizione la propria professionalità e ricreando un senso di comunità unita e proiettata verso lo stesso obiettivo. Quello istruttivo, riscontrabile nella varietà degli aspetti curati. Questa complessità diventa possibilità di scoperta e conoscenza, spalancando porte che si pensano inesistenti in un piccolo borgo. Quello di un riscatto intellettuale, che racconta le potenzialità di un luogo storico che guarda al futuro con un occhio allenato al progresso e alla contemporaneità. Quello della rinascita. Le bellezze del centro storico rivivono diventando scenografia dell’evento. Il passeggiare dei visitatori rinvigorisce di bellezza luoghi che per troppo tempo restano isolati e nascosti. Quello dell’educazione ambientale, nella ricercatezza di un impatto minimo anche in un evento numericamente importante come quello di Sonore Alchimie.

Per il futuro l’Associazione si propone di ampliare l’attrattiva verso Davoli, rendendolo una fucina di idee ed un punto di riferimento anche attraverso il riutilizzo dell’Istituto Scolastico di Davoli Centro Storico, struttura che nel tempo ha ormai perso la sua destinazione d’uso primario. L’integrità e la grandezza della struttura potrebbero permettere la creazione di laboratori e residenze artistiche nonché la creazione di un museo e una galleria d’arte. L’obiettivo è fornire gli strumenti affinché chiunque possa imparare, sperimentare e confrontarsi con gli altri e con sé stesso, il tutto accompagnato dalle mani esperte dei professionisti che potranno essere ospitati.

3_-sonore-alchimie_associazione-di-volontariato-creativi-indipendenti-davolesi_page-00016. Verso un nuovo umanesimo per lo sviluppo delle aree marginali

L’attività della cittadinanza attiva e delle Associazioni è senz’altro da ritenersi un’azione importante, che ha portato a risultati su cui è, evidentemente, opportuno investire. Invita a riflettere, sui caratteri propri dei borghi, che non possono e non devono essere ritenuti un “parco divertimenti” quindi, confezionati per il divertimento effimero dei turisti. Occorre modificare l’approccio e guardare a quei luoghi per ciò che sono e cioè paesi, da vivere, da abitare, da rispettare.

Pertanto, il settore culturale e creativo non è strategico soltanto in quanto generatore di rivitalizzazione ma anche come sviluppatore diretto di valore economico e per la capacità endogena di attivare altre aree dell’economia. Di conseguenza, assumono sempre più importanza le politiche di sostegno e di sviluppo che ne possano valorizzare e massimizzare il potenziale in altri contesti territoriali con le stesse caratteristiche.

Essenziale, per raggiungere un simile obiettivo è il coinvolgimento delle comunità, dei cittadini, delle associazioni che lavorano sui territori e che hanno già avviato processi di partecipazione pubblica. I territori hanno in questo momento l’opportunità non solo di guardare a iniziative nuove, ma di lavorare alla definizione di un’identità che sia legata alla dimensione che li contraddistingue, alle risorse ambientali e paesaggistiche in cui sono radicate, ripartendo dalle relazioni locali, dalle persone e dagli interessi comuni.

Sta nascendo un nuovo modo di pensare il benessere: un “welfare circolare”, in cui il benessere collettivo si costruisce insieme, dal basso, valorizzando ciò che ogni territorio ha di unico. In fondo, ciò di cui abbiamo bisogno è un nuovo sguardo: un umanesimo dei territori. Un approccio che tenga insieme cultura, tecnologia e creatività per riportare al centro le aree interne non come luoghi da “salvare”, ma come protagoniste attive del cambiamento. Da qui può partire un’Italia più giusta, sostenibile e consapevole.

In quest’ottica, assumono ancor più rilievo le parole di Vito Teti:

«…Restanza denota non un pigro e inconsapevole stare fermi, un attendere muti e rassegnati. Indica, al contrario, un movimento, una tensione, un’attenzione. Richiede pienezza di essere, persuasione, scelta, passione. Restare ha bisogno di volontà di guardare dentro e fuori di sé, per scorgere le bellezze, ma anche le ombre, il buio, le devastazioni, le rovine e le macerie. Restare non comporta autocompiacimento, ma neppure afflizione. Chi resta non è un eroe, né può sentirsi una vittima. Chi resta, semplicemente, vive. E vivendo interroga le tracce di coloro sono partiti per sempre e ascolta i passi di quelli che invece ritornano. Chi ha memoria delle antiche pratiche dell’ospitalità può aprirsi agli erranti di oggi e con essi costruire un nuovo mondo, in luoghi che hanno avuto un senso. Restare significa riscoprire la bellezza della sosta, della lentezza, del silenzio, di un complesso e faticoso raccoglimento…». 
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
[*] Le autrici hanno concorso congiuntamente alla stesura di questa ricerca, frutto di una collaborazione scientifica e intellettuale chele ha coinvolto nelle varie le fasi del lavoro, dalla progettazione alla revisione finale. Tuttavia, si specifica che Sabina Anderini ha redatto i Capitoli 1,4; Valentina Bucciarelli il Capitolo 3; Laura D’Alessandro i Capitoli 5,6; Sandra Milena Susanna il Capitolo 2. La bibliografia è frutto del lavoro comune delle autrici.
Note
[1] La definizione di “narrazioni digitali” ha origine dalla crescente interazione tra le tecnologie digitali e i processi narrativi tradizionali, che ha dato vita a nuovi modi di raccontare storie, eventi e esperienze. Questo concetto si è evoluto a partire dagli anni ‘90 con l’avvento di Internet e dei media digitali, ma è diventato un campo di studio e di esplorazione più definito nel contesto della digitalizzazione della cultura e della comunicazione.
[2] “Borghi Avvenire” trend e opportunità per arrestare lo spopolamento e investire su scenari futuri. Dossier LEGAMBIENTE, maggio 2024
[3] https://www.senzafilisenzaconfini.org
[4] Decennio Digitale Europeo o Bussola Digitale 2030 è un programma strategico dell’UE che mira a guidare la trasformazione digitale del continente entro il 2030. Si concentra su quattro aree principali: competenze digitali, infrastrutture digitali, trasformazione digitale delle imprese e digitalizzazione dei servizi pubblici. L’obiettivo è rendere l’Europa più competitiva, sostenibile e inclusiva nel mondo digitale.
[5] cfr. Nigrelli F. C. (2020a), Città e territori: dalla competitività alla desiderabilità, Micromega on line, 2 luglio 2020.
[6] Il museo non è un luogo dell’abbandono, ma dell’ascolto, dove la memoria si fa bene comune, accessibile a storici, artisti, studiosi e cittadini, e capace di generare connessioni, senso e appartenenza. Un “vivaio della memoria”, come lo chiamava Saverio Tutino, giornalista, scrittore e partigiano italiano, noto soprattutto per essere il fondatore dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (in provincia di Arezzo), che ha reso il paese celebre come il “paese dei diari”. uno specchio di ciò che siamo e un seme di ciò che potremmo diventare, ma anche volano per l’economia del territorio, tanto da valergli il soprannome di “paese dei diari”.
[7] Fondazione Symbola, Fondazione Hubruzzo, Carsa, (2022), Soluzioni e tecnologie per i piccoli comuni e le aree montane.
[8] Symbola, Unioncamere, Istituto G. Tagliacarne, Deloitte, (2024), Io sono Cultura 2024. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi, I Quaderni di Symbola. 
[9] Legge 27 dicembre 2023, n. 206, Disposizioni generali per la valorizzazione, la promozione e la tutela del Made in Italy, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/12/27/23G00221/sg
[10]https://culture.ec.europa.eu/news/creative-europe-in-2025-focus-on-green-and-digital-transitions-on-strengthening-social-and-economic-resilience
[11]  Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Imprese e professioni culturali e creative. I fabbisogni professionali e formativi delle imprese culturali, 2024
https://excelsior.unioncamere.net/sites/default/files/pubblicazioni/2024/Imprese_culturali.pdf
[12] https://www.casaitalia.governo.it
[13] https://cultura.gov.it/-borghi. 
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Sabina Anderini, Specializzata in Diritto e Politiche comunitarie, ha conseguito un Master all’Università Roma Tre “Gestione della conoscenza nei sistemi complessi”. Esperta di progettazione comunitaria e politiche del lavoro, ambiti in cui ha maturato un’esperienza pluriennale prima presso l’ISFOL poi presso l’Agenzia per le Politiche attive del lavoro dove attualmente lavora. Nell’ambito della Struttura tecnico – scientifica “Analisi di contesto e comparative” dell’Inapp svolge in particolare attività di studio e analisi sul tema delle politiche di contrasto alla disoccupazione di lunga durata. Ha partecipato a comitati di pilotaggio, network europei, è stata responsabile di progetti e gruppi di lavoro unendo attitudini operative a attività di studio e ricerca. Ha scritto numerosi contributi sul tema dell’integrazione degli immigrati e dei rom nel mercato del lavoro. 
Valentina Bucciarelli, Laureata in Lettere, con una tesi in Storia delle Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione istituzionale, dopo l’esperienza maturata presso l’ANPAL – Agenzia nazionale per le Politiche attive del lavoro -, attualmente lavora presso l’INAPP – Istituto per l’Analisi delle Politiche Pubbliche – dove continua a svolgere attività di ricerca sui temi delle politiche e dei sistemi del lavoro. In particolare, ha scritto saggi sulle politiche di contrasto alla disoccupazione di lunga durata e sulle politiche di contrasto allo spopolamento delle aree interne.
Laura D’Alessandro, Ricercatrice, dopo la laurea in Sociologia, presso l’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito il Master in Cittadinanza europea e integrazione euromediterranea: i beni e le attività culturali come fattore di coesione e sviluppo presso l’Università Roma Tre (in collaborazione con il Ministero dei Beni culturali). Ha svolto attività di docenza su tematiche legate all’identità e alla storia del Mediterraneo presso l’Università Roma Tre e su esperienze progettuali finanziate dai fondi europei nel settore dei beni culturali, delle imprese creative e delle politiche sociali presso l’Università di Salerno. Ha pubblicato il saggio Mediterraneo crocevia di storia e culture. Un caleidoscopio di immagini, sui tipi de L’Harmattan, 2011 (ristampa 2016), con il quale ha vinto il Premio Letteratura, Poesia, Narrativa, Saggistica (XXXII edizione – 2016), dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Collabora con riviste e periodici.
Sandra Milena Susanna, Laureata in Lettere e Filosofia (indirizzo lettere moderne), con una tesi in lingue e letterature Ispano-americane. Aiuto-Ricerca prima presso ISFOL, e poi successivamente presso la struttura di Ricerca in ANPAL dove ha maturato esperienze grazie all’attività di ricerca e pubblicazione di paper su conciliazione vita-lavoro. Attualmente in servizio presso L’INAPP – Istituto per l’Analisi delle Politiche Pubbliche-, continua a svolgere attività di ricerca sui temi delle politiche e dei sistemi del lavoro di contrasto allo spopolamento e a favore della riqualificazione socioculturale ed economica delle aree interne, periferiche e marginali.

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