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Note intorno al lessico marinaresco mahdāwī in contesto maghrebino

Posted By Comitato di Redazione On 1 luglio 2019 @ 01:34 In Cultura,Società | No Comments

The ancient fishing

Mosaico romano al Museo Bardo di Tunisi

di Alessia D’Accardio Berlinguer

Già W. Marçais nel 1950 in Initiation à la Tunisie aveva definito la Tunisia come «un carrefour, une terre de passage, un pays de transition»[1], dimostrando come la posizione geografica del Paese, tra Algeria e Libia, nonché la varietà culturale, occupazionale e sociale che caratterizzano questo territorio trovino eco e conferme anche nella lingua dei suoi parlanti.

Di chiara appartenenza ai dialetti maghrebini, il dialetto tunisino presenta tratti del sistema grammaticale e del lessico che sono comuni ai dialetti parlati sia a ovest in Algeria, sia a est in Libia. Quanto al lessico, ne sono esempio il cromonimo akḥal «nero» e i nomi di animale sərdūk «gallo», fǝkrūna «tartaruga», žrāna «rana» e ḥūt «pesce», i verbi ḥall «aprire», i sostantivi škāra «sacco» e ḥarqūs «inchiostro nero» [2].

Talvolta, però, i dialetti tunisini condividono tipi lessicali esclusivamente con l’arabo algerino, come è il caso del verbo gdem «mordere», dei nomi di animali ṣīd «leone», beršni «capretto» [3]; talaltra con il libico come per il nome di animale qaṭṭūs «gatto» o il verbo rāḥ, irīḥ «perdersi» o, ancora, i sostantivi sfennārya «carota» e burdgān «arance».[4]

Nonostante questa continuità diatopica, però, Marçais riscontrava, allo stesso tempo, tipi lessicali specifici delle parlate tunisine, come l’avverbio barša «molto, tanto» o l’attualizzatore ṯamma «c’è, ci sono» e il suo negativo ma-ṯamma-š «non c’è, non ci sono»[5].

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Pescatori siciliani a Sfax, 1903

Sulla base di queste considerazioni, si è provato ad analizzare eventuali rapporti di specificità e continuità del lessico marinaresco tunisino della città di Mahdiyya con i corrispettivi socioletti dei pescatori algerini, delle città di Cherchell e Collo, e libici, delle città di Misurata e Tripoli. Si vedrà, così, se anche questa tipologia lessicale, solitamente più soggetta a influenze linguistiche esterne, si posizioni similmente al lessico di terra analizzato nel 1950 da W. Marçais.

I dati utilizzati per questo studio provengono dal progetto dell’Atlante Linguistico del Mediterraneo (ALM): trattasi di un progetto ideato nel 1937 da Mirko Deanović, condotto soprattutto negli anni 1960 e 1970 e rivitalizzato nel 2013 su iniziativa di Giovanni Ruffino, con lo scopo di raccogliere e comparare la terminologia marinaresca presente lungo i maggiori centri pescherecci (165 punti d’inchiesta) delle coste mediterranee[6].

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Pescatori siciliani di spugne in Tunisia

Dalla comparazione dei dati è emersa un certa specificità del tipo lessicale mahdāwī nel lessico marinaresco rispetto ai corrispondenti algerino e libico. Su un totale di 547 risposte, infatti, 277, ovvero il 50% del totale, mostrano un tipo lessicale specificamente tunisino: es. ḥūt žwayyəd «la minutaglia», kəršu «cefalo», ḥamra «pagro», škomber «alalunga», ṣqomri «sgombro», bū sēf «pesce spada», ʕəgrəb «granchio», ʕarūsa mtāʕ lǝ-bḥar «stella di mare».

Quanto al restante 50%, esso si suddivide a sua volta in un 21% di tipi lessicali condivisi con i due Paesi maghrebini contigui (es. ḥūt «pesce», šōk «spine, lische»), un ulteriore 17% comune con il tipo lessicale libico (es. trīlya «triglia», orāṭa «orata») e il restante 12% comune con quello algerino (es. anšūba «acciuga, alice», beskatrīs «rana pescatrice»).

I dati linguistici esposti, ovvero la specificità del tipo lessicale tunisino per la metà del totale delle risposte, confermano, d’altronde, l’autonomia da sempre vantata dalla città di Mahdiyya nell’attività della pesca, sua risorsa principale e maggiormente redditizia, grazie al passaggio regolare e stagionale dei banchi di pesce azzurro e grazie anche alla posizione strategica sul mare che oggi conferma questa città come primo porto peschereccio tunisino.

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Mahdia, primi 900

Al contrario, per quanto riguarda Algeria e Libia, il ruolo della pesca non è mai stato centrale e, spesso, sono stati pescatori e marinai francesi e italiani a promuovere o perfezionare questa attività, come dimostra il lessico marinaresco dei rispettivi dialetti, ricco di un maggiore numero di prestiti linguistici, rispetto alla Tunisia, rispettivamente provenienti dal francese per l’Algeria e dall’italiano per la Libia.

Anche la Tunisia, tuttavia, nonostante la longeva e autonoma tradizione peschereccia visse una cospicua presenza, talvolta fissa talaltra stagionale, di pescatori e salatori italiani meridionali, soprattutto siciliani a partire dal 1869 quando, con l’articolo 17 del trattato di pace italo-tunisino firmato da Vittorio Emanuele II e Sadok Bey, si concesse agli italiani libertà di pesca lungo tutte le coste tunisine[7].

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Mahdia, oggi

Nello specifico, Mahdiyya divenne nel 1875 centro della pesca delle alacce, in seguito all’avvio di un’industria per la salatura di questo pesce che veniva poi esportato verso i porti italiani dell’Adriatico[8]. Tuttavia, la presenza italiana fu limitata nel tempo, iniziando a cessare a partire dalla seconda decade del Novecento, in corrispondenza ad una generale epoca di crisi conseguente al primo dopoguerra, alla crisi economica degli anni Trenta, e alle sanzioni applicate all’Italia in seguito alla guerra in Etiopia. La componente straniera, italiana e francese, in Tunisia cessò comunque del tutto a seguito della conquista dell’indipendenza nel 1956 e del connesso esodo di stranieri.

Da questo intenso contatto tra pescatori tunisini e italiani derivano i numerosi prestiti e calchi linguistici nel lessico marinaresco in arabo mahdāwī rispettivamente da e sull’italiano e relative varietà dialettali, perlopiù meridionali, come dimostrano gli ittionimi beskatrīs, ənšūba, mrīna, raya, sardīna, trīlya. Si tratta di un 17% del totale del questionario che riserva alla lingua francese un ruolo piuttosto marginale, al contrario di ciò che ci si sarebbe potuti aspettare per le ben note motivazioni storiche che legano culturalmente e linguisticamente il dialetto tunisino al francese. Un ulteriore conferma di questa divergenza risiede nel maggiore numero di tipi lessicali comuni tra Mahdiyya e i punti libici rispetto a quelli algerini (17% contro 12%) e il fatto che un quinto di questo 17% consista proprio in prestiti linguistici dall’italiano.

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Barconi al porto di Tunisi, anni 60

Conclusioni
Le caratteristiche del lessico del mare, per quanto solitamente non tendano a concordare con quelle del lessico di terra, si sono rivelate, invece, in questo studio, un perfetto banco di prova per confermare la teoria esposta da Marçais nel 1950. I tipi lessicali del socioletto marinaresco tunisino di Mahdiyya, infatti, da una parte, risultano isolati (50%) in contesto maghrebino e con una parziale componente di influenza linguistica proveniente dall’italiano e dai suoi dialetti meridionali, mentre, dall’altra si pongono lungo il continuum linguistico dei socioletti talvolta algerini (12%), talaltra libici (17%), manifestando una maggiore continuità, in particolare, con questi ultimi.

Dialoghi Mediterranei, n. 38, luglio 2019
 Note

[1] W. Marçais (1950: 195).
[2] W. Marçais (1950: 198-199).
[3] W. Marçais (1950: 203).
[4] ibidem.
[5] W. Marçais (1950: 204).
[6] A questo proposito, si ringraziano vivamente la Fondazione Giorgio Cini, nelle persone del suo Segretario Generale, Pasquale Gagliardi, e del suo responsabile informatico, Andrea Barbon, e il coordinatore del progetto di rivitalizzazione dell’ALM, Giovanni Ruffino, per la possibilità dataci di consultare i materiali dell’ALM, disponibili su  http://alm.cini.it/books.
[7] Airò (2003: 248).
[8] Airò (2003: 251).
Riferimenti bibliografici
AIRÒ, Barbara 2003, “La tradizione italiana nella pesca e nella trasformazione del tonno e del pesce azzurro in Tunisia”, in Silvia Finzi (a c.): Métiers et professions des Italiens de Tunisie, Tunisi: Finzi Editore: 248-256.
FINZI, Silvia 2000, “I mestieri italiani in Tunisia” in Silvia Finzi (a c.): Memorie italiane di Tunisia, Tunisi: Finzi Editore: 131-134.
KARCHANI – LABAIED, Raja, 2003, “La comunità italiana a Mahdia e il suo impatto sul linguaggio marinaio”, in Silvia Finzi (a c.): Métiers et professions des Italiens de Tunisie, cit.: 258-268.
MARÇAIS, William 1950, “Les parlers arabes” in André Basset et al. (a c.): Initiation à la Tunisie, Paris: Adrien Maisonneuve: 195-219.
Sitografia
Fondazione Giorgio Cini online, http://alm.cini.it/books.

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Alessia d’Accardio Berlinguer, laureata in Lingue, Storia e Culture del Mediterraneo e dei Paesi Islamici (indirizzo arabo-islamico) presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, è diplomata in Lingua araba presso l’“Institut Bourguiba des Langues Vivantes” di Tunisi. Studiosa di lessicologia e dialettologia araba tunisina, è membro del gruppo di ricerca dell’Atlante Linguistico del Mediterraneo per la Tunisia.

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