Personaggi: Il Mare
Il Ragazzo
Prima Onda
Seconda Onda
Terza Onda
Scena: una scogliera
(Il Ragazzo da una parte, scrive, in silenzio e in solitudine. Poco distanti da lui Il Mare e le tre Onde)
Prima Onda: Padre carissimo
Seconda Onda: Sfiorami padre
Terza Onda: Di te padre ora farò l’elogio
Seconda Onda: Sfiorami le anche ti prego caro
baciami le poche costole
Offrimi le tue maree
e non disdegnare la risacca che mi porto in bocca
ma prendi possesso della mia mammella salata
e guida la mia giovinezza
come nei bei momenti del nostro incanto.
(ad ogni monologo in corso le altre Onde sussurrano il loro – le tre Onde circondano il Padre blandendolo di continue carezze – Il Mare le lascia fare compiaciuto ricambiando le carezze)
Terza Onda: Di te padre ora farò l’elogio
di te che da bambina mi ungevi il ventre di vento
di te che mi porti sulle spalle ancora ora
e mi lappi il collo e le cosce
e mi delizi
offrendomi, da buon padre, la parte
più dolce delle tue alghe
Prima Onda: Padre carissimo
padre del mio piede azzurro
della mia bolla originale
offrimi la parte più dolce delle tue alghe
Da te veniamo a dissetarci padre caro
moriamo nel tuo corallo
agitami signore, molesta la tua Onda preferita
e fammi spuntare sulla guancia
la stella di una ferita atlantica.
Accendimi signore e solleva la mia gonna di crostacei
e affonda le tue labbra nelle schiume
Frustami la schiena imbiancata
mormorami sconcezze sui fondali
come nei bei momenti del nostro incanto
(le tre Onde ripetono tutte insieme, sovrapponendo le loro tre voci, i loro monologhi sui quali irrompe, senza che questi calino, la voce del Mare)
Il Mare: Guardatele! Guardatele queste Onde!
Come mi lappano le alghe
e come si sfregano
e come mi lusingano.
E sentitele! Sentitele come mi amoreggiano!
Non sono generose? Non sono impetuose e tenere?
Non sono forse loro
le predilette?
(le voci del coro a quattro salgono finché il Mare non caccia via le Onde urlando suoni sconnessi e in maniera assai violenta, forse ha in mano una frusta – le tre si ritraggono come bestie ostili)
Il Mare: (calmatosi all’improvviso rivolto al Ragazzo che ha assistito alla scena)
Tu chi sei? Chi sei, cosa fai?
Il Ragazzo: Io signore… scrivo
Il Mare: Scrivere…
…ti piacciono le mie Onde? Vuoi sposarne una?
Il Ragazzo: Sposare un’onda signore? E il mare saprà privarsene?
Il Mare: Io? Sarei ben felice, io, di concederla in sposa a uno scrittore.
Il Ragazzo: Sposare un’onda…
Il Mare: Scegline una. Quale vuoi?
Il Ragazzo: Sceglierne una… ora come ora… non saprei… sono bellissime
Il Mare: Sposale tutte allora
Il Ragazzo: Voi vivete qui signore?
Il Mare: Il Mare è dappertutto e dappertutto si sparge la sua opera (breve pausa) – Dell’artigiano ho tenuto il martello.
Il ragazzo: Parlate degli annegati signore?
Il Mare: Del musico la mano
della sarta un figurino
del soldato la lettera che conservo, distesa, lungo una delle mie secche
Il Ragazzo: Voi parlate degli annegati non è vero?
Il Mare: Conosco bene le loro preghiere, tutte quelle invocazioni, le grida d’aiuto: Não batam em nossa vida no meio de seu caminho [1]
(pausa – silenzio)
Non colpite la nostra vita a metà del suo cammino.
(parla piano) E quegli altri: Ràdi nàshich ditèj
ràdi nàshich matirèj
ràdi nàshich bèdnych bezashìtnych dush
zascitì èta sùdna
zascitì… èta… sùdna [2]
Proteggi… questo… legno.
Il Ragazzo: Signore
Il Mare: Proteggi questo legno
Il Ragazzo: Signore
Il Mare: (si sveglia lentamente dal monologo) Sì… e dunque… tu scrivi
Il Ragazzo: Sì, mi piace la scrittura Maestà
Il Mare: Deve essere una questione complessa
Il Ragazzo: Niente affatto. Vi faccio vedere ecco provate (provano chini sul foglio insieme) -
Il Mare: Ma no! Ma no! Non vedi che ho le mani di molluschi? Non li hai sentiti muoversi?
Il Ragazzo: Ma signore, solo un po’ di pazienza, non fate così! E che diamine!
Il Mare: No e no. Leggimi tu qualcosa.
Il Ragazzo: E va bene (il Ragazzo legge) –
Nulla è tanto ordinato e perfetto quanto immotivato e misterioso come il cielo e la volta stellata che studiavamo ogni notte immersi in calcoli sulle distanze, le orbite, i cicli.
Il Mare: Ummmh, mi piace, ancora, leggi qualcos’altro
Il Ragazzo: Nel mese del mare immobile, uno dei primi giorni, il padre di Aràr, ricco mercante che aveva oro al posto del cuore, a sera disse alla figlia…
Il Mare: Sono io! Sono io! Ha detto il mare immobile, ma guarda, sono io sa...(rivolto al pubblico) …il mare immobile… ma che tenero
(il ragazzo lo guarda perplesso)
Il Ragazzo: Va bene riprendo. Nel mese del mare immobile, uno dei primi…
Il Mare: Il mare il mare ha sentito? Parla di me, dice: il mare, nel mare, come dice?
Il Ragazzo: Del mare immobile
Il Mare: Ecco ecco sì sono io quello lì (si commuove dalla gioia) oooh come è dolce…
(il ragazzo chiude il quaderno con espressione compassionevole e nauseata)
Il Mare: Ma guarda, è davvero curiosa questa cosina
(mentre parla dicendo quest’ultima battuta, il Mare prende in mano il quaderno,
lo contempla rabbuiandosi)
(silenzio)
Il Ragazzo: Ne avete visto tante voi
Il Mare: Ho visto, ho sentito. Conservo tutto qua: alberi secolari, vacche e aeroplani, celebrità e città.
Il Ragazzo: Le sentite queste campane?
Il Mare: E di molti ho mangiato le ceneri
Il Ragazzo: Sono suoni bellissimi
Il Mare: Che mi gettano addosso. Allora, la vuoi un’Onda?
Il Ragazzo: No, non potrei mai ricambiare
Il Mare: Terrò questo in cambio
Il Ragazzo: Il libro? Sì, tenetelo, il libro vi sarà di compagnia
Il libro vi sarà di compagnia nella notte delle murene.
Portatelo con voi e apritelo sui fondali
su quell’antica piana dipinta dall’acqua.
Posatelo su quella tela
e che i pesci lo sorvolino
che lo annusino
Sentiranno l’odore del cavallo e del re
dell’uva e del grano
della spada
dei sogni, delle ciliege.
Che mangino un po’ della sua carta,
un po’ di lingua, di pensiero, di parola
e che dai loro aliti possa venir fuori una canzone.
Io seguirò quel canto
lo seguirò sinché ci sarà mare per ascoltarlo
e mare e mare e mare per proseguire,
per poter continuare a seguire
a inseguire
come se non sapessi che avanti non c’è nulla che già non sia indietro.
| Il Mare: Dell’artigiano ho tenuto il martellodel musico la mano,della sarta un figurino di carta,del soldato uno stivale.Conservo tutto qua: alberi secolari,vacche e aeroplani,celebrità e città.E di molti ho mangiato le ceneri. | Il ragazzo: Il libro vi sarà di compagnia nella notte delle murene.Che mangino un po’ della sua carta, un po’ di lingua, di pensiero, di parola e che da quel cibo possa venir fuori una canzone. Io seguirò quel canto di pesci, lo seguirò sinché ci sarà mare per ascoltarlo e mare e mare e mare per proseguire, come se non sapessi che avanti non c’è nulla che già non sia indietro. |
(ritorno delle Onde – vengono da lontano cantando)
(parlato:)
Il Mare: Ecco le tue spose amico mio. Andate ora.
Il Ragazzo: E non sarà pericoloso signore?
Il Mare: Non lo sarà; và.
Prima Onda: Padre carissimo è questo lo sposo?
È a lui che dovremo dipingere d’acqua gli occhi?
Seconda Onda: È a lui che dovremo truccare le labbra di porpore?
Padre, angelo mio, è lui?
Terza Onda: Sì, lo vedo, è lui; dolcezza, è a te che dovrò insegnare a baciarmi profumandoti le labbra con il giglio strappato alle spiagge
Il ragazzo: Così bendato? È un gioco signore?
Prima Onda: Sì è lui
Seconda Onda: È lui, guardatelo
Terza Onda: Padre, angelo mio
Il Ragazzo: Siete qua signore? Ci siete?
Le Tre Onde: Sì è lui che dovremo accompagnare tra gli affreschi del palazzo. Eccolo è qui, verrà allo sposalizio…
Prima Onda: Verrà allo sposalizio con una mano d’oro e un occhio sulla guancia, occhio verde, stralunato,
da pittore
che si apre
liberando le sue belle farfalle belle
e che mi guarda
nella luce della soglia
che attraversa
cantando
(partono)
Il Mare: Parte. Lo prenderò tra le mie vesti, lo laverò dalle stelle
e dai granelli degli anni.
Eccolo parte. Lo terrò sulle ginocchia
insieme agli ippocampi.
Lo manterranno sveglio loro
con le luci delle loro giostre.
E quando si addormenterà
precipitando con le sue spose
allora gli manderò
un sogno di barche sulla fronte
di barche tranquille
come solo è possibile vederne
nel mese del mare immobile.
(buio – fine)
Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026
[*] Testo teatrale dedicato a Sergio Atzeni, 12 gennaio 2013
Note
[1] Non colpite la nostra vita a metà del suo cammino, in portoghese.
[2] Per i nostri figli, per le nostre madri, per le nostre povere carni impreparate proteggi questo legno, in lingua russa.
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Alberto Capitta. Scrittore e drammaturgo nato a Sassari nel 1954. Autore di testi teatrali (tra gli altri, Oceani, 1986, Sassari città sommersa, 1995, La canzone del passaggio, 1999), ha contribuito a fondare il laboratorio Ariele. Il suo romanzo d’esordio, Il cielo nevica, è del 1999, cui è seguito, nel 2004, Creaturine. A questi hanno fatto seguito i romanzi: Il giardino non esiste (2008), Alberi erranti e naufraghi, L’ultima trasfigurazione di Ferdinand (2016), La tesina di S.V. (2023). Con Alberi erranti e naufraghi ha vinto il premio Scrittore dell’anno di Rai Radio Tre Fahrenheit e il Premio Brancati.
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