Stampa Articolo

Nel mese del mare immobile

locandina-madre-acqua-web2di Alberto Capitta [*] 

Personaggi: Il Mare

                   Il Ragazzo

                   Prima Onda

                   Seconda Onda

                   Terza Onda 

Scena: una scogliera

(Il Ragazzo da una parte, scrive, in silenzio e in solitudine. Poco distanti da lui Il Mare e le tre Onde) 

Prima Onda:          Padre carissimo

Seconda Onda:      Sfiorami padre

Terza Onda:           Di te padre ora farò l’elogio

Seconda Onda:      Sfiorami le anche ti prego caro

                                  baciami le poche costole

                                 Offrimi le tue maree

                                 e non disdegnare la risacca che mi porto in bocca

                                ma prendi possesso della mia mammella salata

                                e guida la mia giovinezza

                               come nei bei momenti del nostro incanto. 

(ad ogni monologo in corso le altre Onde sussurrano il loro – le tre Onde circondano il Padre blandendolo di continue carezze – Il Mare le lascia fare compiaciuto ricambiando le carezze) 

Terza Onda:       Di te padre ora farò l’elogio

                            di te che da bambina mi ungevi il ventre di vento

                            di te che mi porti sulle spalle ancora ora

                            e mi lappi il collo e le cosce

                            e mi delizi

                            offrendomi, da buon padre, la parte

                            più dolce delle tue alghe

Prima Onda:     Padre carissimo

                            padre del mio piede azzurro

                            della mia bolla originale

                            offrimi la parte più dolce delle tue alghe

                            Da te veniamo a dissetarci padre caro

                            moriamo nel tuo corallo

                            agitami signore, molesta la tua Onda preferita

                            e fammi spuntare sulla guancia

                            la stella di una ferita atlantica.

                            Accendimi signore e solleva la mia gonna di crostacei

                            e affonda le tue labbra nelle schiume

                            Frustami la schiena imbiancata

                            mormorami sconcezze sui fondali

                            come nei bei momenti del nostro incanto 

(le tre Onde ripetono tutte insieme, sovrapponendo le loro tre voci, i loro monologhi sui quali irrompe, senza che questi calino, la voce del Mare) 

Il Mare:             Guardatele! Guardatele queste Onde!

                            Come mi lappano le alghe

                            e come si sfregano

                            e come mi lusingano.

                            E sentitele! Sentitele come mi amoreggiano!

                            Non sono generose? Non sono impetuose e tenere?

                            Non sono forse loro

                            le predilette? 

(le voci del coro a quattro salgono finché il Mare non caccia via le Onde urlando suoni sconnessi e in maniera assai violenta, forse ha in mano una frusta – le tre si ritraggono come bestie ostili) 

ycp_l_9788892620865Il Mare: (calmatosi all’improvviso rivolto al Ragazzo che ha assistito alla scena)

                               Tu chi sei? Chi sei, cosa fai?

Il Ragazzo:            Io signore… scrivo

Il Mare:                 Scrivere…

                         …ti piacciono le mie Onde? Vuoi sposarne una?

Il Ragazzo:     Sposare un’onda signore? E il mare saprà privarsene?

Il Mare:                 Io? Sarei ben felice, io, di concederla in sposa a uno scrittore.

Il Ragazzo:             Sposare un’onda…

Il Mare:                 Scegline una. Quale vuoi?

Il Ragazzo:             Sceglierne una… ora come ora… non saprei… sono bellissime

Il Mare:                 Sposale tutte allora

Il Ragazzo:             Voi vivete qui signore?

Il Mare:                 Il Mare è dappertutto e dappertutto si sparge la sua opera (breve pausa)                                 – Dell’artigiano ho tenuto il martello.

Il ragazzo:             Parlate degli annegati signore?

Il Mare:                 Del musico la mano

                              della sarta un figurino

                              del soldato la lettera che conservo, distesa, lungo una delle mie secche

Il Ragazzo:         Voi parlate degli annegati non è vero?

Il Mare:          Conosco bene le loro preghiere, tutte quelle invocazioni, le grida d’aiuto:  Não batam em nossa vida no meio de seu caminho [1]

(pausa – silenzio)

Non colpite la nostra vita a metà del suo cammino.

(parla piano) E quegli altri: Ràdi nàshich ditèj

                                                   ràdi nàshich matirèj

                                                   ràdi nàshich bèdnych bezashìtnych dush

                                                  zascitì èta sùdna

                                                 zascitì… èta… sùdna [2]

                                                 Proteggi… questo… legno.

Il Ragazzo:                          Signore

Il Mare:                               Proteggi questo legno

Il Ragazzo:                        Signore

Il Mare:                 (si sveglia lentamente dal monologo) Sì… e dunque… tu scrivi

Il Ragazzo:             Sì, mi piace la scrittura Maestà

Il Mare:                 Deve essere una questione complessa

Il Ragazzo:       Niente affatto. Vi faccio vedere ecco provate (provano chini sul foglio insieme) -

Il Mare:             Ma no! Ma no! Non vedi che ho le mani di molluschi? Non li hai sentiti muoversi?

Il Ragazzo:            Ma signore, solo un po’ di pazienza, non fate così! E che diamine!

Il Mare:                 No e no. Leggimi tu qualcosa.

Il Ragazzo:           E va bene (il Ragazzo legge) –

                           Nulla è tanto ordinato e perfetto quanto immotivato e misterioso come il cielo e la volta stellata che studiavamo ogni notte immersi in calcoli sulle distanze, le orbite, i cicli.

Il Mare:               Ummmh, mi piace, ancora, leggi qualcos’altro

Il Ragazzo:        Nel mese del mare immobile, uno dei primi giorni, il padre di Aràr, ricco mercante che aveva oro al posto del cuore, a sera disse alla figlia…

Il Mare:           Sono io! Sono io! Ha detto il mare immobile, ma guarda, sono io sa...(rivolto al  pubblico) …il mare immobile… ma che tenero

(il ragazzo lo guarda perplesso)

Il Ragazzo:           Va bene riprendo. Nel mese del mare immobile, uno dei primi…

Il Mare:               Il mare il mare ha sentito? Parla di me, dice: il mare, nel mare, come dice?

Il Ragazzo:           Del mare immobile

Il Mare:            Ecco ecco sì sono io quello lì (si commuove dalla gioia) oooh come è dolce…

(il ragazzo chiude il quaderno con espressione compassionevole e nauseata)

Il Mare:            Ma guarda, è davvero curiosa questa cosina

(mentre parla dicendo quest’ultima battuta, il Mare prende in mano il quaderno,

lo contempla rabbuiandosi)

(silenzio)

Il Ragazzo:         Ne avete visto tante voi

Il Mare:             Ho visto, ho sentito. Conservo tutto qua: alberi secolari, vacche e aeroplani, celebrità e città.

Il Ragazzo:          Le sentite queste campane?

Il Mare:               E di molti ho mangiato le ceneri

Il Ragazzo:          Sono suoni bellissimi

Il Mare:               Che mi gettano addosso. Allora, la vuoi un’Onda?

Il Ragazzo:           No, non potrei mai ricambiare

Il Mare:                Terrò questo in cambio

Il Ragazzo:           Il libro? Sì, tenetelo, il libro vi sarà di compagnia

                               Il libro vi sarà di compagnia nella notte delle murene.

                               Portatelo con voi e apritelo sui fondali

                              su quell’antica piana dipinta dall’acqua.

                              Posatelo su quella tela

                              e che i pesci lo sorvolino

                             che lo annusino

                             Sentiranno l’odore del cavallo e del re

                            dell’uva e del grano

                            della spada

                            dei sogni, delle ciliege.

                            Che mangino un po’ della sua carta,

                            un po’ di lingua, di pensiero, di parola

                            e che dai loro aliti possa venir fuori una canzone.

                           Io seguirò quel canto

                            lo seguirò sinché ci sarà mare per ascoltarlo

                            e mare e mare e mare per proseguire,

                           per poter continuare a seguire

                           a inseguire

                           come se non sapessi che avanti non c’è nulla che già non sia indietro.

Il Mare: Dell’artigiano ho tenuto il martellodel musico la mano,della sarta un figurino di carta,del soldato uno stivale.Conservo tutto qua: alberi secolari,vacche e aeroplani,celebrità e città.E di molti ho mangiato le ceneri. Il ragazzo: Il libro vi sarà di compagnia nella notte delle murene.Che mangino un po’ della sua carta, un po’ di lingua, di pensiero, di parola e che da quel cibo possa venir fuori una canzone. Io seguirò quel canto di pesci, lo seguirò sinché ci sarà mare per ascoltarlo e mare e mare e mare per proseguire, come se non sapessi che avanti non c’è nulla che già non sia indietro.

 (ritorno delle Onde – vengono da lontano cantando)

(parlato:)

Il Mare:                 Ecco le tue spose amico mio. Andate ora.

Il Ragazzo:           E non sarà pericoloso signore?

Il Mare:                 Non lo sarà; và.

Prima Onda:        Padre carissimo è questo lo sposo?

                                È a lui che dovremo dipingere d’acqua gli occhi?

Seconda Onda:     È  a lui che dovremo truccare le labbra di porpore?

                               Padre, angelo mio, è lui?

Terza Onda:   Sì, lo vedo, è lui; dolcezza, è a te che dovrò insegnare a baciarmi profumandoti le labbra con il giglio strappato alle spiagge

Il ragazzo:              Così bendato? È un gioco signore?

Prima Onda:          Sì è lui

Seconda Onda:      È lui, guardatelo

Terza Onda:           Padre, angelo mio

Il Ragazzo:             Siete qua signore? Ci siete?

Le Tre Onde:        Sì è lui che dovremo accompagnare tra gli affreschi del palazzo. Eccolo è qui, verrà allo sposalizio…

Prima Onda:      Verrà allo sposalizio con una mano d’oro e un occhio sulla guancia,  occhio verde, stralunato,

                            da pittore

                            che si apre

                            liberando le sue belle farfalle belle

                            e che mi guarda

                            nella luce della soglia

                            che attraversa

                            cantando

(partono)

Sergio Atzeni

Sergio Atzeni

Il Mare:         Parte. Lo prenderò tra le mie  vesti, lo laverò dalle stelle

                            e dai granelli degli anni.

                           Eccolo parte. Lo terrò sulle                             ginocchia

                           insieme agli ippocampi.

                           Lo manterranno sveglio loro

                           con le luci delle loro giostre.

                          E quando si addormenterà

                          precipitando con le sue spose

                          allora gli manderò

                          un sogno di barche sulla fronte

                          di barche tranquille

                          come solo è possibile vederne

                         nel mese del mare immobile. 

(buio – fine) 

Dialoghi Mediterranei, n. 77, gennaio 2026 
[*] Testo teatrale dedicato a Sergio Atzeni, 12 gennaio 2013
Note
[1] Non colpite la nostra vita a metà del suo cammino, in portoghese.
[2] Per i nostri figli, per le nostre madri, per le nostre povere carni impreparate proteggi questo legno, in lingua russa.

________________________________________________________

Alberto Capitta.  Scrittore e drammaturgo nato a Sassari nel 1954. Autore di testi teatrali (tra gli altri, Oceani, 1986, Sassari città sommersa, 1995, La canzone del passaggio, 1999), ha contribuito a fondare il laboratorio Ariele. Il suo romanzo d’esordio, Il cielo nevica, è del 1999, cui è seguito, nel 2004, Creaturine. A questi hanno fatto seguito i romanzi: Il giardino non esiste (2008), Alberi erranti e naufraghi, L’ultima trasfigurazione di Ferdinand (2016), La tesina di S.V. (2023). Con Alberi erranti e naufraghi ha vinto il premio Scrittore dell’anno di Rai Radio Tre Fahrenheit e il Premio Brancati.

______________________________________________________________

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Letture. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>